Il M5S al fianco della Revolución Ciudadana in Ecuador

Alessandro Di Battista con il ministro degli Esteri ecuadoriano Ricardo Patiño

Alessandro Di Battista con il ministro degli Esteri ecuadoriano Ricardo Patiño

di Fabrizio Verde

L’Ecuador è nuovamente sotto attacco. Le forze della reazione sono all’opera per far tornare indietro le lancette della storia, quando il paese andino languiva in uno stato semi-coloniale, sotto il giogo finanziario dei soliti noti: Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e ovviamente Stati Uniti d’America.

Una fase – nota come «larga noche neoliberal» – che mise in ginocchio l’Ecuador e caratterizzata da instabilità politica, corruzione dilagante e miseria crescente. Sino a quando, l’ascesa al potere di Rafael Correa non segna l’inizio di quel processo politico chiamato Revolución Ciudadana, capace in pochi anni di capovolgere letteralmente lo scenario nel paese andino. Attualmente l’economia più dinamica dell’intera America Latina e con un tasso di disuguaglianza, misurato dal coefficiente di Gini, tra i più bassi della regione.

Nell’Ecuador della Revolución Ciudadana la vita viene prima del debito e l’essere umano prima del capitale finanziario. Circostanza estremamente interessante in questi giorni segnati dalla triste vicenda della Grecia, il cui popolo è stremato da quella gabbia liberista chiamata Unione Europea.

Un progetto di legge sulla tassazione progressiva delle ricchezze, che avrebbe colpito solo il 2% della popolazione, è bastato come pretesto alla destra ecuadoriana per chiamare alle violenze e incitare la salida del legittimo presidente Rafael Correa, che gode del sostegno incondizionato della maggioranza degli ecuadoriani.

Alla luce di ciò, risulta molto importante la risoluzione presentata in Commissione Affari Esteri e Comunitari dal Movimento 5 Stelle, con primo firmatario il deputato Alessandro Di Battista.

TESTO DELLA RISOLUZIONE

La III Commissione,

premesso che:

la Repubblica dell’Ecuador è un Paese che, nel corso degli ultimi otto anni durante i quali ha governato il Presidente Correa a capo di una rivoluzione democratica chiamata Revolución Ciudadana, è stato caratterizzato da profondi cambiamenti sociali, primi tra tutti la riduzione delle disuguaglianze economiche e sociali, la riduzione delle discriminazioni culturali, la riaffermazione della sovranità nazionale e di una propria politica economica redistributiva;

l’Ecuador, in questo lasso di tempo, è dunque riuscito a ritrovare una stabilità politica e sociale che ha messo fine a una stagione di continuo conflitto sociale, manifestazioni popolari e colpi di Stato; il Paese, difatti, ha subito, in precedenza, una grave crisi economica con alti tassi di povertà e disuguaglianze, con una crisi inflazionistica terminata con un salvataggio delle banche che ha colpito tutta la classe media a beneficio del settore finanziario, dei governanti e delle oligarchie;

viceversa, durante gli anni di governo Correa, è stato possibile sia combattere la povertà, che è diminuita con risultati straordinari – passando da un 52 per cento di povertà, calcolata secondo la misurazione delle necessità di base insoddisfatte, nel 2006, a un 31,1 per cento nel 2014 – sia adottare politiche volte alla inclusione scolastica, all’accesso all’istruzione e alla formazione, universitaria, post universitaria e professionale;

dopo anni di dipendenze e imposizioni da parte degli organismi Internazionali (BM, FMI, BID), nel 2008 il Governo di Rafael Correa, a seguito del risultato di una commissione di investigazione sul debito pubblico (composta da società civile, accademici, politici nazionali e internazionali), ha deciso che non avrebbe pagato quella quota del debito considerata «odiosa, illegittima e immorale», dichiarando che: «…L’Ecuador non pagherà il proprio debito estero, perché fu contratto in maniera illegittima e anche perché l’80 per cento del debito è servito a rifinanziare il debito stesso, mentre solo il 20 per cento è stato destinato a progetti di sviluppo. È evidente che il sistema dell’indebitamento è una forma per difendere gli interessi delle banche e delle multinazionali, non certo dei Paesi che lo subiscono. La Commissione che abbiamo costituito è quindi giunta alla conclusione che il debito estero dell’Ecuador è illegittimo e dunque non verrà pagato…»;

nella Costituzione ecuadoriana, tra l’altro, si riconoscono, tra gli altri, l’acqua come diritto umano fondamentale e irrinunciabile e di gestione pubblica; una economia popolare e solidale; le priorità dell’intervento dello Stato a favore dei più poveri, degli esclusi, degli emarginati, delle minoranze, delle persone diversamente abili; la cittadinanza universale; i pieni diritti alle coppie di fatto;

il governo di Correa ha inoltre proceduto alla rinegoziazione dei contratti petroliferi con le compagnie multinazionali, generando nuove entrate da utilizzare per l’«investimento» sociale (in Ecuador non si utilizza il termine «spesa» sociale, ma «investimento» sociale): se prima le casse dello Stato percepivano solo il 13 per cento delle entrate lorde derivanti dalla vendita del greggio, oggi si parla di percentuali pari all’87 per cento; l’Alleanza bolivariana per le Americhe (Alianza bolivariana para América Latina y el Caribe), di cui l’Ecuador è membro, è un sistema di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell’America Latina e i paesi caraibici e rappresenta oggi un modello collaudato d’integrazione dei popoli dei Caraibi e dell’America Latina, basato sui principi di cooperazione e solidarietà, dotato di una architettura finanziaria e bancaria alternativa alle politiche economiche neo-liberiste promosse dalle istituzioni del cosiddetto «consenso di Washington» e oggi anche europeo;

in Ecuador, il 30 settembre del 2010, il Presidente Correa e il popolo ecuadoriano, sono già stati vittime di un tentativo di colpo di stato, manovrato da una minoranza che, come raccontato dettagliatamente all’epoca da organi di stampa, manipolando l’informazione e grazie al supporto internazionale, ha sequestrato in un ospedale militare il Presidente Correa, in seguito liberato solo grazie alla reazione da parte della popolazione e all’intervento di squadre speciali della polizia;

il presidente Correa nel 2009 non ha rinnovato agli USA il mandato per l’utilizzo della base aereo-navale di Manta;

recentemente la capitale, Quito, e la popolosa Guayaquil, sono state teatro di manifestazioni di protesta organizzate dai cosiddetti «Democracy Promoter», formati dalla fondazione statunitense, National Endowment for Democracy, con l’obiettivo di destabilizzare il presidente Rafael Correa con tecniche ormai note e ben delineate dal rapporto del filosofo americano Gene Sharp «Dalla dittatura alla democrazia» e già applicate in diversi Paesi dell’America Latina come Venezuela, Argentina, Brasile, Bolivia;

il motivo apparente delle proteste sarebbe stata la presentazione di due proposte di legge del presidente Rafael Correa, la «Ley de Redistribución de la Riqueza» concernente l’introduzione di una tassazione sulle eredità di grandi patrimoni e la «Ley de plusvalía» concernente le plusvalenze di patrimoni immobiliari e la speculazione illegittima; entrambe le proposte di legge colpirebbero le minoranze più ricche del Paese e introdurrebbero un principio di progressività e di redistribuzione alla società, limitando la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Si stima che solo il 2 per cento della popolazione sarà coinvolta da queste leggi, che sono state momentaneamente ritirate dall’esecutivo per procedere a una socializzazione con la popolazione, prima della successiva discussione nell’ambito del legislativo;

infatti il 15 giugno 2015 il presidente Correa ha annunciato il ritiro temporaneo della citata proposta legge sia nel quadro della visita di Papa Francesco nel continente latinoamericano (come prima tappa proprio l’Ecuador) sia per prevenire ulteriori atti di violenza e per permettere la realizzazione di una campagna nazionale di chiarimento e per evitare che i notiziari in spagnolo della TV statunitense CNN e della NTN24, continuino a adulterare il significato della proposta sostenendo che «tutti gli equadoriani saranno supertassati quando questa legge sarà approvata»;

il presidente venezuelano Nicolàs Maduro, il suo omologo Evo Morales e altri leader regionali, tra cui il presidente nicaraguense Daniel Ortega, hanno espresso sostegno totale all’Ecuador e al suo presidente Rafael Correa, che ha denunciato una cospirazione ordita per cercare di rovesciare il suo Governo,

impegna il Governo:

a esprimere solidarietà e sostegno al popolo ecuadoriano e al governo costituzionale di Rafael Correa, governo democraticamente eletto con il 57,7 per cento dei voti validi;

a farsi promotore, in tutte le sedi internazionali nonché in tutti gli incontri diplomatici, bilaterali e multilaterali, nei quali oggetto di discussione sono i rapporti e le relazioni con Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, del rispetto della sovranità e del processo democratico dell’Ecuador e dei paesi dell’ALBA.

(7-00725) «Di Battista, Manlio Di Stefano, Spadoni, Grande, Del Grosso, Scagliusi, Sibilia».

L’ALBA di una nuova Europa!

da Commissione Esteri M5S 

Cos’è il modello ALBA-TCP? Dove e perché nasce? Cosa c’entra con l’Euro e con le proposte del M5S per l’Europa del Sud?

Siamo lieti di invitarvi al convegno dal titolo “L’Alba di una nuova Europa” che si terrà venerdì 13 marzo 2015 a partire dalle ore 10:30, presso la Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari in via di Campo Marzio n.74, Roma.

Interverranno:

Gianni Minà – giornalista e scrittore
Luciano Vasapollo – docente di Economia (La Sapienza) e direttore del centro studi Cestes
Alessandro Di Battista – Vicepresidente Commissione Affari Esteri M5S
Joaquín Arriola – docente di Economia (Universidad El País Vasco)

Illustreranno il modello ALBA:

Bernardo Álvarez – Segretario Generale ALBA
Carlos Romero Bonifaz – Senatore della Bolivia
Veronica Rojas Berrios – Viceministro Affari Esteri del Nicaragua
Alba Beatriz Soto Pimentel – Ambasciatrice di Cuba in Italia
Juan F. Holguín – Ambasciatore dell’Ecuador in Italia

modera Manlio Di Stefano – Capogruppo Commissione Affari Esteri M5S

In chiusura è previsto un dibattito aperto a giornalisti ed esperti

Chi tra voi fosse interessato, è pregato di compilare la seguente richiesta di partecipazione: http://goo.gl/forms/dOrJQCwsKm

ATTENZIONE A QUESTE POCHE REGOLE:
– I posti disponibili sono 50 (li selezioneremo secondo il criterio cronologico delle adesioni)
– Soltanto coloro i quali riceveranno una mail di conferma da parte dello staff avranno l’accesso garantito (gli altri potranno presentarsi ugualmente ma senza garanzia di accedere all’aula)
– Compilare il form in tutte le sue parti
– Presentarsi alle ore 09:30 con un documento di identità valido
– Gli uomini dovranno indossare la giacca
– Vietato portare macchine fotografiche o telecamere
– Non è consentito l’accesso ai minori di anni 14
– I minori dai 14 ai 17 anni dovranno essere accompagnati da un adulto

Per ulteriori informazioni scrivere a carlo.randazzo@camera.it

Passate parola!

(VIDEO) Il dubbio continua ad essere rivoluzionario

Il dubbio è rivoluzionariodi Alessandro Di Battista*

alessandrodibattista.it.- Oggi, a nome della Commissione Affari Esteri M5S Camera, ho incontrato Ricardo Patiño Aroca, Ministro “de Relaciones Exteriores y Movilidad Humana” dell’Ecuador. È stato un incontro davvero interessante. Abbiamo parlato di debito pubblico, di democrazia diretta e partecipata, del controllo dell’informazione da parte, in Ecuador come in Italia, di gruppi di potere e di quello che i cittadini possono fare per riprendersi le istituzioni. Mi ha anche parlato di tutte le accuse di populismo e demagogia che il Presidente Correa ha ricevuto prima di arrivare al governo. Abbiamo deciso di organizzare una visita in Ecuador per incontrare il Presidente e trattare con lui e con i ministri il tema del debito pubblico. È molto interessante scoprire quello che l’Ecuador ha fatto e il modo in cui si è relazionato con il Fondo Monetario Internazionale e il Banco Mondiale. Colgo l’occasione per postarvi un pezzo che scrissi qualche tempo fa per il blog di Beppe Grillo, un pezzo sulle novità che arrivano dall’America Latina e sul fatalismo che ancora dobbiamo sconfiggere da questa parte dell’oceano. L’incontro con il Ministro mi ricorda ancora una volta che non c’è figura più deplorevole di colui che davanti a un’ingiustizia, un disagio o uno scandalo sa soltanto dire “beh, tanto è così dappertutto”. A riveder le stelle!

Il Latino-America sta rafforzando una convinzione che ho da tempo. Il primo nemico da combattere nella battaglia per la giustizia sociale non sono le banche, le multinazionali, i governi corrotti o il crimine organizzato. Il nemico numero uno è il fatalismo. 
Sono soltanto belle idee che non si possono applicare, l’Italia non è mica l’Ecuador, non è possibile cambiare un sistema in così breve tempo, forse ci riusciranno i nostri figli. Ma chi l’ha detto? 
Nel bellissimo post di Sergio Di Cori Modigliani pubblicato sul blog si parla di Correa e della decisione del governo ecuadoriano di cancellare un debito immorale. Correa, che tra l’altro non è neppure perfetto, non è sceso in Ecuador con un asteroide o si è materializzato per un miracolo divino. Correa in Ecuador, Morales in Bolivia o Ortega in Nicaragua sono stati eletti grazie al lavoro instancabile di centinaia di movimenti sociali che hanno scelto di dire basta alle ingiustizie. Anche in questi paesi era partito il coro dei rassegnati, l’economia solidale è un’utopia, gli Stati Uniti non ci scioglieranno mai le catene, la sovranità alimentare è soltanto un’illusione. 
La storia attuale del Sud America dimostra il contrario, dimostra che un popolo organizzato, unito e informato ha un potere immenso anche contro nemici spietati.

La CLOC-Via Campesina è una delle organizzazioni contadine più grandi del continente, coordina 84 organismi di 16 paesi differenti ed è una forza capace di promuovere alternative e creare nuovi paradigmi sociali. Oggi ha sede a Quito. Come Assange ha scelto l’Ecuador e anche questo non è stato un caso. Negli ultimi 10 anni ha sviluppato idee e ha fatto pressione sui governi nazionali affinché le adottassero come scelte programmatiche. L’Ecuador ha accolto il progetto di sovranità alimentare di Via Campesina e la Bolivia ha approvato cambi costituzionali che favoriscono l’equità sociale. La Kirchner in Argentina ha nazionalizzato la YPF e, in piena era delle privatizzazioni, il Nicaragua ha reso pubblica l’istruzione e la sanità. 
Perché loro sì e noi no? Forse perché abbiamo la mafia? Perché da noi c’è troppo benessere? Perché l’Europa non ce lo chiede? Balle! Sarà per via dei miei 33 anni ma non posso accettare l’idea di non potere incidere sul futuro. 


Movimenti come Via Campesina danno prova che la società civile è assolutamente in grado di avanzare soluzioni e che la crisi, alimentare in Sudamerica, finanziaria ed economica (e un domani alimentare) in Europa, possa essere un’opportunità per ridiscutere un intero modello di vita. Purtroppo la crisi non è un’occasione soltanto per le popolazioni che chiedono un cambiamento, lo è anche per chi fino ad oggi ha detenuto il potere e cerca in ogni modo di mantenerlo. In Latino-America le tragedie non sono ancora finite. Le stesse transazionali che per decenni hanno impoverito terra e popoli oggi si tingono di verde e provano ad offrire false soluzioni ecologiche. È il mito dell’economia verde, un mito falso, ipocrita e imperialista. In Italia succede lo stesso, la classe dirigente che ha indebitato la popolazione ha la spudoratezza di suggerirci la strada per tornare ad essere competitivi. Cambia qualche faccia, ad un Presidente impresentabile succede uno che sa il francese e mezza Italia dice: che bravo, sa il francese, ora si che ci rispettano in Europa. 


È in tempo di crisi che la società civile deve vigilare ancor di più, deve mettere in discussione ogni cosa, deve informarsi come mai ha fatto nella Storia, deve partecipare, deve studiare le proposte che arrivano dall’America Latina. Non deve mai credere al 100% a quello che le viene raccontato. Il dubbio è rivoluzionario. 
I movimenti sociali ecuadoriani si incontrano con quelli argentini, i brasiliani con i peruviani, sanno di essere tutti quanti sulla stessa barca e discutono, propongono, approvano documenti. Lottano! Si sono incontrati lo scorso luglio a Rio de Janeiro in occasione del vertice RIO+20, hanno smascherato le menzogne del capitalismo verde, delle lobbies finanziare, delle Nazioni Unite che parlano di sicurezza alimentare quando dovrebbero approfondire il concetto di sovranità. Le organizzazioni latinoamericane presentano soluzioni come l’economia contadina, la riforma agraria integrale, l’implementazione di un modello energetico decentrato basato sull’auto-produzione. Si può anche accettare chi non vuole combattere, ma non chi sostiene che il mondo non si possa cambiare perché i problemi sono troppo grandi. Non c’è figura più deplorevole di colui che davanti a un’ingiustizia, un disagio o uno scandalo sa soltanto dire: beh, tanto è così dappertutto.

*Deputato M5S – Vice-Presidente Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati

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