Maduro: «La Spagna dietro il colpo di stato sventato in Venezuela»

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Il presidente del Venezuela Maduro ha denunciato in modo chiaro che il tentato colpo di stato sventato recentemente da Caracas sarebbe stato finanziato dal governo della Spagna. Lo ha riferito in un’intervista a Telesur.
 
Maduro ha dichiarato che il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy promuove azioni di destabilizzazione contro il popolo venezuelano. “Rajoy vuole coprire i problemi interni della Spagna, parlando male delle conquiste della Rivoluzione bolivariana”, ha detto il capo dello Stato, citato da Telesur.
 
Il presidente del Venezuela ha anche ribadito che non permetterà ad alcun governo al mondo di minacciare la stabilità dei venezuelani. “E’ inconcepibile che sia proprio l’attuale governo spagnolo che ci critica, quando Rajoy è parte di un gruppo di corrotti che attaccano il Venezuela“, in riferimento ad i casi di corruzione di alcuni membri del partito Rajoy.
 
La scorsa settimana, il governo del Venezuela ha avviato un riesame “globale” dei rapporti con la Spagna, secondo quanto ha annunciato il ministro degli Esteri del Venezuela Delcy Rodríguez, dopo l’incontro presso la sede del Ministero degli Esteri a Caracas con l’ambasciatore spagnolo, Antonio Perez Hernández y Torra.

Maduro: «Non consegneremo mai la patria all’imperialismo»

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Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha lanciato l’allarme circa le manipolazioni eversive di settori della destra e ribadito che nonostante le trame e i tradimenti golpisti non consegnerà la patria all’imperialismo e difenderà la sovranità e l’indipendenza del suo paese

“Qualsiasi cosa accada, qualunque cosa facciano, noi continueremo a lottare, non consegneremo mai questo paese all’imperialismo, la nostra patria non sarà mai più sotto il giogo imperialista”, queste le parole pronunciate da Maduro nel municipio di Cristóbal Rojas, un comune situato nello stato di Miranda, nel centro-nord del territorio venezuelano.

Il presidente nel suo intervento ha fatto riferimento ai disagi cui è costretto il popolo a causa della collusione tra la borghesia venezuelana e le multinazionali straniere al fine di ripristinare, a suo giudizio, un sistema pro-imperialista nel paese sudamericano. Tuttavia, secondo il capo dello stato, Governo e popolo venezuelano supereranno con successo questo periodo.

“Così come storicamente abbiamo sconfitto le frodi elettorali e politiche, sconfiggeremo anche il sabotaggio economico e commerciale”, ha garantito Maduro.

A questo proposito, ha ricordato come il governo bolivariano abbia recentemente sbaragliato il tentativo di colpo di stato pianificato dalla destra nei suoi confronti, e per questo, ha invitato i venezuelani ad alzare il livello d’attenzione per comprendere in maniera chiara lo scenario.

“In primo luogo – ha evidenziato il presidente Maduro – voglio che tutto il Venezuela comprenda la situazione, comprenda quali sono i problemi, perché vi è molta manipolazione”.

Inoltre, ha ricordato come la “strategia” applicata in Venezuela, sia la stessa già utilizzata contro i governi di altri paesi. Facendo riferimento al governo dell’ex presidente cileno, Salvador Allende, rovesciato attraverso un colpo di stato organizzato dalla destra nazionale.

Maduro ha concluso affermando che oggi in Venezuela “ci troviamo di fronte ad un identico scenario”, ragion per cui, ha richiesto il sostegno di tutto il popolo per combattere le trame golpiste.

Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, il 12 febbraio annunciò che il suo governo aveva sventato un tentativo di colpo di stato, orchestrato da Washington, fornendo le prove di un piano che prevedeva il suo assassinio e la realizzazione di azioni violente dirette contro strutture statali del paese bolivariano.

In seguito a questo tentativo golpista, Maduro ha annunciato di aver ordinato una serie di misure diplomatiche dirette contro gli Stati Uniti, al fine di evitare ulteriori attacchi imperialisti, diretti contro la pace e stabilità del paese sudamericano.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione a cura di Fabrizio Verde]

La classe operaia pronta ad assumere il controllo dei centri produttivi

Milizia Operaia Bolivariana

Milizia Operaia Bolivariana

da ciudadccs.info

La classe operaia assicurerà il controllo sui posti di lavoro e il funzionamento delle aree produttive di fronte a qualsiasi tentativo di colpo di stato o atto destabilizzatore contro il Venezuela, ha affermato il vicepresidente della Central Bolivariana Socialista de Trabajadores (CBST), Carlos López. Intervistato nel programma Sin Coba, trasmesso dall’emittente Venezolana de Televisión, il sindacalista ha spiegato che eventuali azioni golpiste non avranno alcuna possibilità di paralizzare le attività degli operai e dei luoghi di lavoro.

«Tutta la base della CBST è preparata per affrontare qualsiasi tipo di sabotaggio. Se si dovesse verificare un tentativo violento di abbattere la Rivoluzione, la classe operaia è pronta ad assumere il controllo completo di tutti i centri di produzione».

Il sindacalista ha ricordato che la maggior parte degli atti di sabotaggio sono rivolti contro le infrastrutture elettriche, così come contro gli impianti petroliferi, raffinerie, oleodotti, porti e strutture di comunicazione.

Ha sottolineato, inoltre, che la Central Bolivariana Socialista de Trabajadores insieme alla Milicia Bolivariana forma i corpi combattenti della classe operaia nelle aree d’interesse della patria, tra cui, l’elettricità, il petrolio e le comunicazioni.

López ha poi ricordato che i lavoratori sono attivi nella lotta contro la guerra economica, condotta dalla destra per generare destabilizzazione e caos nel paese.

«C’è un gran lavoro che stiamo portando avanti tra la base dei lavoratori – ha aggiunto López – ed è quello di rendere sempre più visibile il nemico della Rivoluzione Bolivariana e di tutti i popoli del mondo».

Giovedì, il presidente Nicolás Maduro, ha denunciato un nuovo tentativo di colpo di stato contro il suo governo e il popolo del Venezuela.

In questo tentativo di colpo di Stato è coinvolto un piccolo gruppo di ufficiali dell’aviazione militare e civile, sostenuto dal governo degli Stati Uniti.

L’azione incostituzionale, che prevedeva di attaccare per via aerea le istituzioni della nazione ubicate a Caracas, è stata sbaragliata.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Maduro: «Abbiamo sventato un colpo di stato»

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Il Presidente ha riferito che sono in corso le indagini necessarie per arrestare tutte le persone coinvolte nelle azioni violente contro il Venezuela

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha annunciato che è stato sventato un tentativo di colpo di stato contro la nazione sudamericana.

Durante la cerimonia di consegna di opere pubbliche a Caracas, il capo dello stato ha spiegato alla nazione che l’intento era quello di colpire in maniera violenta e golpista il governo venezuelano.

Attraverso il suo account Twitter @pvillegas_tlSUR la presidente di Telesur Patricia Villegas ha illustrato le mosse intraprese dalla destra fascista per attuare il tentativo di colpo di stato contro il Venezuela.

«Attraverso un gruppo di ufficiali dell’aviazione militare hanno cercato il colpo di coda, un atto violento, il colpo di stato», ha dichiarato Maduro.

Il presidente ha poi spiegato che «il gruppo di ufficiali è stato finanziato da Miami (Usa) e aveva intenzione di colpire con un aereo Tucano il palazzo di Miraflores (…) nel Giorno della Gioventù».

«Voglio ringraziare gli ufficiali giovani – ha affermato Maduro – e gli organismi di intelligence perché grazie a loro abbiamo sventato questo tentativo di colpo di stato contor il nostro paese».

«I gruppi fascisti che promuovono piani golpisti contro la Rivoluzione Bolivariana saranno sconfitti dalla coscienza e dalla mobilitazione popolare della nostra gente», ha assicurato il successore di Chavez.

Maduro ha riferito che sono stati catturati diversi ufficiali, che si trovano attualmente in carcere, per aver tentato di realizzare un colpo di stato e installare un governo di transizione che avrebbe dovuto nominare un nuovo presidente, il vicepresidente e i ministri del Venezuela.

Il Ministro della Difesa del Venezuela, Vladimir Padrino López, attraverso il proprio account Twitter ha condannato qualsiasi azione golpista contro il Governo Costituzionale del Presidente Maduro.

Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, ha in precedenza informato dell’avvenuto arresto di un individuo che aveva intenzione di portare a compimento un piano di destabilizzazione del governo di Nicolás Maduro.

Cabello ha spiegato che questo individuo – identificato come Álvaro Jesús Carmona Rodríguez – aveva pianificato di assassinare Maduro, in occasione di una cerimonia a cui il presidente avrebbe dovuto partecipare nella città di Valencia.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Dal 20 al 28 febbraio 2015: la gioventù del mondo con il Venezuela

di Resumen Latinoamericano

02/02/2015.- Domenica scorsa, il Presidente Nicolás Maduro ha denunciato l’attivazione di “un sanguinoso colpo di Stato in Venezuela” ed ha invitato tutti i settori patriottici a mantenersi in “massima allerta” davanti alla recrudescenza del piano generale di destabilizzazione contro il processo di cambiamento che vive il paese.

Il capo di Stato ha rivelato che il vicepresidente degli USA, Joe Biden, ha contattato i presidenti latinoamericani nel tentativo di gettare discredito sul Governo venezuelano e per giustificare in questo modo un intervento estero.

Il polo imperialista USA “è entrato in una fase pericolosa di disperazione; si sono rivolti ai governi del continente per annunciare il rovesciamento del governo bolivariano”, ha precisato il presidente venezuelano.

La campagna internazionale contro il Venezuela si sta intensificando nelle ultime settimane. Recentemente, gli ex-presidenti Andrés Pastrana (Colombia), Sebastián Piñera (Cile) e Felipe Calderón (Messico) sono convenuti a Caracas per contattare direttamente il rappresentante della estrema destra locale, Leopoldo López, uno degli autori intellettuali della scalata di violenza scatenata dal 2014 e che ha lasciato sul selciato più di 40 morti.

Alla fine di gennaio, i monopoli privati internazionali della comunicazione hanno assicurato che il Presidente del parlamento venezuelano, Diosdado Cabello dirige un cartello di narcotrafficanti ed inoltre hanno accusato il governo cubano della presunta protezione della rotta del narcotraffico che parte dal Venezuela.

Queste segnalazioni sono diffuse successivamente al fatto che nel dicembre del 2014, il Congresso degli USA approvava una legge al fine di sanzionare i funzionari venezuelani sotto il pretesto della “Difesa dei Diritti Umani e della Società Civile del Venezuela”.

La Gioventù Antimperialista si mobilita a Caracas

In risposta a questo nuovo tentativo di liquidare il processo di cambiamento che vive il popolo venezuelano, la Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD) ha convocato una “Missione Internazionale di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana”.

Dal 20 al 28 di febbraio, organizzazioni giovanili di oltre 20 paesi conteranno con una agenda di lavoro per avere in questo modo informazioni di prima mano sulla situazione nazionale e le minacce che deve affrontare il movimento popolare e rivoluzionario.

Anche il Consiglio Mondiale per la Pace e l’Organizzazione Continentale Latinoamericana e Caraibica degli USA (OCLAE) hanno sottoscritto la convocazione che coincide con il 70° anniversario della FMGD. Si tratta della prima grande attività internazionale del principale referente giovanile antimperialista del mondo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

Caracas, dietro le quinte delle violenze di piazza

di Geraldina Colotti – ilmanifesto.it

Venezuela. Uno studente testimone, membro della Ong indipendente Anros, racconta gli scontri

Tre civili morti e 66 feriti, 54 vei­coli dan­neg­giati, 118 fer­mati, 17 fun­zio­nari in ospe­dale. Que­sto il bilan­cio delle vio­lenze seguite alle mani­fe­sta­zioni stu­den­te­sche dell’opposizione (il 12 feb­braio) for­nito dal governo vene­zue­lano. A que­sto, il pre­si­dente Nico­lás Maduro ha aggiunto un altro par­ti­co­lare: a ucci­dere due mani­fe­stanti (uno cha­vi­sta e un altro di oppo­si­zione) sarebbe stata «la stessa pistola». Una delle vit­time, Juan­cho Mon­toya, era un noto espo­nente dei col­let­tivi di quar­tiere del 23 Enero, un lea­der dei movi­menti stu­den­te­schi degli anni ’70.

«Lo cono­scevo da quando aveva 14 anni — ha rac­con­tato il pre­si­dente — l’ultima volta che l’ho visto stava par­te­ci­pando a un incon­tro del Movi­miento por la Paz y la Vida durante il quale ha con­se­gnato alcune vec­chie armi che uti­liz­za­vano negli anni ’80 per difen­dersi dalla delin­quenza e dalle bande cri­mi­nali». Un quarto d’ora dopo la morte di Mon­toya — ha detto ancora il pre­si­dente — è stato ucciso il gio­vane Bas­sil Ale­jan­dro Da Costa «un lavo­ra­tore, un car­pen­tiere, non uno stu­dente dell’università Ale­jan­dro Hum­boldt come si era cre­duto. Sem­bra fosse un mili­tante di certi gruppi radi­cali, ma aveva diritto alla vita». Nella notte — ha aggiunto Maduro — «ho rice­vuto la noti­zia di un’altra morte a Cha­cao: un gio­vane che si tro­vava con Da Costa, ucciso anch’egli da indi­vi­dui a bordo di moto di grossa cilin­drata che stiamo iden­ti­fi­cando».

Una dina­mica desta­bi­liz­zante, quindi. A com­prova, Maduro ha mostrato video e regi­stra­zioni degli scon­tri e delle deva­sta­zioni. A diri­gere le vio­lenze, com­pare uno dei lea­der dell’opposizione, Leo­poldo López. Insieme a María Corina Machado e al sin­daco della Gran Cara­cas, Anto­nio Lede­zma, López ha isti­gato l’ala più dura delle destre vene­zue­lane a scen­dere in piazza per dar forza alla cam­pa­gna con­tro il governo: per chie­dere «la salida» (la par­tenza) di Maduro. Con ogni mezzo. E al grido di: «Fuori i cubani dal paese».

L’ossessione con­tro i medici cubani che lavo­rano nei quar­tieri popo­lari era già esplosa nel corso delle vio­lenze post-elettorali seguite alla vit­to­ria di Maduro su Hen­ri­que Caprí­les Radon­ski, il 14 aprile. Que­sta volta, però, il car­tello di oppo­si­zione — la Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud) — non è più coesa sulla via gol­pi­sta al potere. Diversi sin­daci, gover­na­tori e lea­der dei due par­titi che hanno gestito l’alternanza tra cen­tro­de­stra e cen­tro­si­ni­stra durante gli anni delle demo­cra­zie nate dal Patto di Pun­to­fijo (Copei e Ad), hanno preso le distanze dall’ala dura. Per­sino Caprí­les — grande ispi­ra­tore delle vio­lenze poste­let­to­rali — si è smar­cato dal suo antico sodale Lopez, con cui aveva imper­ver­sato durante il colpo di stato con­tro l’allora pre­si­dente Hugo Chá­vez, nel 2002. A con­ti­nuare con gli incendi di cas­so­netti, i bloc­chi stra­dali, le molo­tov e le aggres­sioni, restano quindi solo gli oltran­zi­sti.

«Il popolo vene­zue­lano sta mostrando una volta di più il livello della pro­pria matu­rità poli­tica. Que­sta sem­bra sem­pre più una par­tita gio­cata dalla destra per rego­lare i conti al suo interno», dice al tele­fono Arnaldo Rojas, stu­dente uni­ver­si­ta­rio e respon­sa­bile eco­no­mico di Anros, l’Associazione delle reti e delle orga­niz­za­zioni sociali. Una Ong indi­pen­dente dal governo e dai par­titi che si occupa di for­ma­zione e pro­getti sociali e che ha il suo uffi­cio in Par­que Cara­bobo, dov’è stato ucciso il mili­tante cha­vi­sta: «Abbiamo sen­tito lo sparo che ha ucciso Mon­toya — rac­conta Rojas — c’erano moto di grossa cilin­drata e incap­puc­ciati che attac­ca­vano la poli­zia e cer­ca­vano di rag­giun­gere la sede del Mini­ste­rio publico, poco distante». E qual è stata la rea­zione della poli­zia? Non potrebbe essere stato un pro­iet­tile vagante? Secondo i grandi media, la poli­zia ha spa­rato sugli stu­denti di oppo­si­zione: «Asso­lu­ta­mente no — dice Rojas — si vedeva che ave­vano ordini pre­cisi di non inter­ve­nire, solo dopo ripe­tuti assalti hanno usato il gas lacri­mo­geno. In tutti que­sti anni, il governo non ha mai spa­rato sui mani­fe­stanti. E anche i col­let­tivi del 23 Enero hanno scelto di non rea­gire con le armi. Di non ven­di­carsi. Ho visto foto sui gior­nali pale­se­mente false. Prima di que­ste aggres­sioni, gli stu­denti dei due campi sta­vano sfi­lando paci­fi­ca­mente».

I gio­vani di oppo­si­zione hanno mani­fe­stato con­tro l’insicurezza e le dif­fi­coltà eco­no­mi­che: pro­blemi reali.

«Certo, ma biso­gna risol­verli senza farsi stru­men­ta­liz­zare da chi se ne serve per desta­bi­liz­zare il paese. Noi lavo­riamo nelle car­ceri, nelle cam­pa­gne, nei quar­tieri, con­sta­tiamo da vicino che i pro­dotti che par­tono non arri­vano ai cit­ta­dini per­ché le grandi catene di distri­bu­zione, in mano ai pri­vati, non li con­se­gnano e li dirot­tano altrove. Per que­sto, il governo ha deciso di com­prare un gran numero di camion e mezzi di tra­sporto e di prov­ve­dere a livello sta­tale. Chi fa infor­ma­zione dovrebbe dirle que­ste cose».

E men­tre l’opposizione annun­cia una nuova mar­cia fino al Mini­ste­rio publico per mar­tedì pros­simo, il governo ha già inviato i suoi mini­stri in tutte le sedi uni­ver­si­ta­rie per rac­co­gliere le pro­po­ste degli stu­denti: da inclu­dere nel per­corso di con­ci­lia­zione, inau­gu­rato da Maduro nei con­fronti dell’opposizione all’indomani della vit­to­ria alle muni­ci­pali dell’8 dicem­bre. Diversi sin­daci Mud stanno mol­ti­pli­cando gli appelli alla calma e al rifiuto delle vio­lenze. Intanto, è stato con­fer­mato l’ordine di cat­tura per Leo­poldo Lopez che, secondo un twit del pre­si­dente dell’Assemblea, Dio­sdado Cabello, sta­rebbe per andar­sene in Colom­bia: da dove — sostiene il governo — pro­ven­gono mer­ce­nari e para­cos decisi a desta­bi­liz­zare. Per via di una pre­ce­dente con­danna, López non gode di immu­nità par­la­men­tare: diver­sa­mente da Machado di cui pro­ba­bil­mente si occu­perà l’assemblea. Oggi a par­tire dalle 12, il popolo cha­vi­sta torna a mar­ciare a Cara­cas. Per la pace.

Comunicato di solidarietà ALBA-TCP con il Venezuela Bolivariano

I paesi membri dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America – Trattato del Commercio dei Popoli (ALBA – TCP), hanno espresso il loro forte sostegno al governo e al popolo della Repubblica Bolivariana del Venezuela e respingono le più recenti violenze che sono semplicemente parte di una strategia della destra internazionale attraverso i suoi operatori politici locali per destabilizzare il paese e creare una rottura dell’ordine costituzionale contro il governo del presidente Maduro.

L’ ALBA – TCP piange la morte di cittadini venezuelani nelle mani della violenza generata dalla retorica aggressiva dei fattori politici fascisti e della destra irresponsabile il cui obiettivo finale è quello di dare un colpo di Stato in Venezuela.

In questo senso, l’ALBA -TCP porge le condoglianze alle famiglie venezuelane che piangono oggi la morte dei loro cari uccisi in mezzo alla violenza che si è verificata il 12 febbraio 2014 per le strade del Venezuela.

Questi atti riprovevoli sono parte di un programma per screditare la Rivoluzione Bolivariana attraverso i media mainstream internazionali, in tempi in cui il governo bolivariano del Venezuela ha intrapreso azioni per raggiungere una maggiore pace, la stabilità e la strategia per il dialogo nazionale.

I paesi dell’ALBA-TCP invitano la comunità internazionale a prestare attenzione agli sviluppi in Venezuela, un paese attualmente di fronte a un grave attacco da parte di fattori politici reazionari responsabili di aver generato la violenza.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

Ecuador: dieci domande e dieci risposte sul 30S

di RARC – Red de Amigos de la Revolución Ciudadana 

1.       Fu un tentativo di Colpo di Stato quello che successe il 30S?

La Real Accademia Spagnola, definisce Colpo di Stato come l’azione violenta e rapida, generalmente da forze militari o ribelli, con la quale un gruppo determinato prende possesso o tenta di prendere possesso delle risorse del governo di uno Stato, togliendo spazio alle autorità esistenti.

Il 30 Settembre 2010, in Ecuador, ci furono una serie di azioni pianificate e coordinate, da parte di gruppi di polizia e militari, che andavano al di là di una mera protesta per questioni salariali: qualche giorno prima, il colonnello Lucio Gutiérrez aveva affermato in un forum a Miami che se metteva fine con Correa, si metteva fine alla “Rivoluzione Cittadina”, dopo essersi riunito con un banchiere profugo della giustizia ecuadoriana; fu preso l’aeroporto di Quito da parte della FAE (Forza Aerea Ecuadoriana); l’impedimento agli assembleisti di entrare all’Assemblea Nazionale mentre gli oppositori si trovavano già dentro e la presa di questi da parte della Scorta Legislativa, messa agli ordini d Gilmar Gutierrez (fratello dell’ex presidente Lucio Gutierrez e assembleista del PSP); la sospensione dei processi migratori dell’aeroporto di Quito dalle 5 del mattina o la situazione generale di saccheggi e furti nella città di Guayaquil per l’assenza di polizia in strada.

Alcuni ribelli e leader politici utilizzarono questo contesto di caos, preventivamente provocato, per rompere l’ordine costituzionale, chiedendo la rinuncia del presidente della Repubblica, o il suo magnicidio.  Qualsiasi dei due scenari deve interpretarsi come un intento di spostare le autorità esistenti, è dire, significano da soli un intento di Colpo di Stato.

2.       E se fu un tentativo di Colpo di Stato, perché non c’era un attore di rimpiazzo preparato da parte dei golpisti?

Ci sono vari fattori che hanno propiziato che i tentativi di Colpo di Stato si effettuino in modo distinto ai classici Golpe eseguiti durante le epoche dei dittatori militari nella regione. Dovuto all’attuale congiuntura internazionale, è molto sfavorevole per l’accettazione di  Colpi di Stato e che i Governi progressisti che si è tentato di spodestare godono di un’ampia popolarità e base elettorale, i golpisti rischierebbero un immediato rifiuto interno ed esterno. Per questo, le nuove forme di Colpo di Stato, consistono nel travestirsi con carattere legalista (come nel caso dell’Honduras) o, come sostengono Alexei Paez e Mario Ramos, nel promuovere caos tramite operazioni psicosociali per mettere fine all’ordine costituzionale, senza necessità di avere un sostituto visibile e così poter distribuire le responsabilità in caso di fracasso.

 3.       Non è stato per caso lo stesso Presidente che provocò i fatti violenti del 30S presentandosi personalmente nel Reggimento Quito nr 1?

Come già detto nella prima domanda, ci furono una serie di azioni coordinate che ebbero luogo prima che il Presidente si presentasse nel Reggimento Quito nr1. La forte leadership del Presidente, che è il Comandante in Capo delle Forze Armate del paese, nel contesto di una cultura politica corporativa come quella ecuadoriana, fa sì che molti degli attori sociali vogliano risolvere i propri problemi con lui, piuttosto che attraverso interlocutori o altri canali istituzionali. L’ambiente di violenza che già stava generandosi prima del suo arrivo, come dimostra il fatto che i ribelli ricevettero l’arrivo del Primo Mandatario con pietre e gas lacrimogeni. Cercare di renderlo responsabile dei lamentabili fatti accaduti è una fallacia simile all’accusare una donna violentata  di essere la responsabile dell’atto di violenza per aver provocato il suo aggressore.

 4.       Il sequestro del Presidente nell’ospedale della Polizia, fu un’invenzione come assicurano alcuni oppositori?

Il Presidente si vide minacciato dai ribelli, che affermarono, in più occasioni, che non l’avrebbero lasciato uscire fino a che non accettava le loro richieste; usarono i pazienti e il personale medico come scudi umani, ed incluso controllarono le ambulanze che uscivano dall’ospedale per aggredire nel caso in cui il Presidente viaggiasse in una di esse. Inoltre, c’è da ricordare la presenza di franchi tiratori intorno all’edificio, per cui il Presidente dovette restare all’interno dell’ospedale contro la sua volontà. Nel caso in cui fosse uscito, non solamente avrebbe messo in pericolo la propria vita, se non la stabilità del paese nell’incarnare la figura del Potere Esecutivo dello Stato. Non è per caso un sequestro questo?

 5.       Che ruolo ebbe l’opposizione durante il Colpo di Stato?

Alcuni partecipanti politici promossero la sedizione dei poliziotti ed incluso fecero appello alla rottura dell’ordine costituzionale. Membri del Partito Società Patriottica approfittarono dei propri nessi con gli alti mandi della polizia affinché questi disinformino i mandi inferiori sulla Legge Organica del Servizio Pubblico, ed ebbero una partecipazione distaccata nei fatti:come ad esempio Fidel Arajuo nel Reggimento Quito o Pablo Guerrero nell’attacco alla televisione pubblica; il capo del Blocco Movimento Pachakutik, Clever Jimenez, accusò il Presidente di provocare violenze e convocò i diversi movimenti alla destituzione; ed integranti del MPD, come il direttore nazionale Luis Villacis, salirono sulle camionette dei ribelli per fomentare i cittadini alla ribellione.

Passato mezzogiorno del 30 Settembre, un gruppo di assembleisti dell’opposizione di partiti come Società Patriottica e Madera de Guerrero, si riunirono in forma privata nell’hotel “Le Parc” di Quito mentre il Presidente era detenuto nell’ospedale della Polizia. Gli assembleisti oppositori, si accordarono per chiedere l’amnistia per tutti i membri delle forze della polizia e trattarono di modificare l’ordine del giorno dell’Assemblea, con l’obiettivo di raggiungere una maggioranza legislativa che avrebbe tradotto il vuoto di potere che lasciava il sequestro del Presidente nella definitiva deposizione di questi, così da poter culminare il tentativo di Colpo di Stato.

6.       Ci fu tentativo di magnicidio del Presidente della Repubblica?

Si. Il Capo Froilán Jiménes morì dopo esser stato colpito da una pallottola che era diretta al veicolo che trasportava il Presidente della Repubblica. C’erano vari franchi tiratori della polizia situati sui tetti che caricarono le loro armi contro l’Esercito e la popolazione civile. La stanza dell’ospedale della Polizia nella quale era rinchiuso il Presidente ricevette colpi di pistola. E, se questo fosse poco, si sentivano frasi dei poliziotti ribelli come “ammazzate velocemente questo figlio di puttana di Correa” o “ammazzate Correa per fermare tutto questo, ammazzate Correa e finiranno le proteste”. Fortunatamente, il GOE (Gruppo di Operazioni Speciali) impedì che i ribelli arrivassero al piano dell’ospedale dove si trovava il Presidente.

 7.       Quindi, ha spazio la tesi sostenuta da alcuni leader dell’opposizione che i fatti del 30S furono un “autogolpe”, portato avanti dallo stesso Governo?

Questa tesi non può essere assolutamente sostenuta ed incluso è al limite della ridicolezza. L’aggressione che soffrì il Presidente al suo arrivo al Reggimento Quito, che dovette uscire con una maschera antigas e con la gamba recentemente operata ferita, o la morte del Capo Froilán Jimenez, che venne raggiunto da una pallottola di un franco tiratore mentre scortava l’auto con la quale si accingeva a far evacuare il Presidente Correa dall’ospedale della Polizia, sono prove che la vita del Presidente corse un grave pericolo quel giorno. Troppi rischi per portare avanti un “autocolpo di stato”.

 8.       Solo il Governo condivide la tesi del tentativo di Colpo di Stato?

No. Il fatto suscitò una ferma ed immediata condanna a livello internazionale, tanto da parte dei paesi latinoamericani e Stati Uniti, come da parte degli organismi come UNASUR, OEA, ONU ed ALBA. L’invito alla riunione dei Presidenti dell’UNASUR a Buenos Aires, a poche ore dagli avvenimenti  e per iniziativa dei Presidenti Pepe Mujica, dell’Uruguay e Cristina Fernández de Kirchner dell’Argentina, fu l’elemento chiave per dimostrare da subito l’appoggio al Governo dell’Ecuador e così isolare, a livello regionale, le pretese dei golpisti.

Tanto gli organismi internazionali, come le distinte personalità politiche che si pronunciarono quel giorno sui fatti del 30 Settembre, si riferirono esplicitamente agli avvenimenti come un tentativo di Colpo di Stato.

9.       Fu un fatto strano ed isolato nel contesto internazionale e nazionale?

No, nel corso della storia, i paesi ricchi di risorse naturali che hanno seguito politiche contro gli interessi egemonici imperialisti, come nel caso dell’Ecuador, hanno sofferto Colpi di Stato e guerre cruente. John Perkins, che fu impiegato al servizio dell’Intelligence del governo degli Stati Uniti relazionati con la CIA, aveva già pronosticato da anni che la vita del Presidente Rafael Correa era in pericolo, e come antecedente aveva citato ciò che secondo lui fu l’assassinio di Jaime Roldós da parte della CIA nel 1981.

In America Latina, i governi progressisti che hanno mosso un modello redistributivo contro gli interessi egemonici nazionali ed internazionali hanno sofferto di episodi di destabilizzazione politica e colpi di Stato; dai classici Colpi contro Jacobo Arbenz in Guatemala , nel 1954 o Salvador Allende in Chile, nel 1973; Hugo Chávez in Venezuela, nel 2002; Jean Bertrand Aristide ad Haiti, nel 2004; Manuel Zelaya in Honduras, nel 2009 e Fernando Lugo in Paraguay, nel 2012.

A livello interno, il paese era coinvolto in gravi crisi di instabilità ed ingovernabilità dopo aver sofferto varie brusche interruzioni dei mandati presidenziali negli ultimi anni, come i casi di Abdalà Bucaram, nel 1997; Jamil Mahuad, nel 2000 o Lucio Gutiérrez, nel 2005.

 10.   Quale fu la percezione della cittadinanza riguardo quanto successo il 30S?

Le inchieste rivelarono un alto rifiuto all’attuazione degli ammutinati e della crescita dell’appoggio e credibilità del Governo della Repubblica: secondo la Consulente dei Profili di Opinione, solo il 10% degli intervistati considerò “adeguati” i canali di protesta della Polizia; l’approvazione alla gestione del Presidente passò dal 71% al 76% tra il 13 settembre e l’8 ottobre 2010, e la credibilità aumentò dal 53% al quasi 62%.

Il rifiuto ai fatti violenti del 30S si tradusse, anche nel sorgere spontaneo di mobilizzazioni popolari, le quali si riunirono nelle distinte organizzazioni sociali e militanti di Alianza País per salvare il Presidente Rafael Correa dall’ospedale della Polizia, con il Ministro Ricardo Patiño ed altri ministri del Governo in testa. Queste mobilizzazioni furono fondamentali per fare pressione sulle forze di polizia sollevate e così mettere in chiaro ai golpisti che la popolazione non avrebbe accettato nessuna rottura dell’ordine costituzionale. 

[Trad. dal castigliano di Martina Tabacchini]

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