Nella comune socialista, così resiste il chavismo in Venezuela

di Claudia Fanti

CARACAS.- «Dite al mondo che qui non è come riportano, ditelo che non moriamo di fame». È una raccomandazione accorata quella che Escalet Castro rivolge ai delegati dell’Assemblea internazionale dei popoli, in visita a diversi quartieri di Caracas per toccare con mano la reale situazione del paese.

Escalet appartiene alla comune socialista Altos del Lidice, nel distretto La Pastora, abbarbicata a uno dei monti che circondano la capitale, su un terreno scosceso a 1300 metri di altezza su cui, malgrado la difficoltà di accesso all’acqua, gli abitanti riescono anche a seminare ortaggi. Un luogo a partire dal quale diventa più facile comprendere la capacità di resistenza del chavismo, radicata in un tessuto organizzativo fatto di consigli comunali, comuni, comitati di rifornimento e di produzione, mercati comunali, consigli contadini, milizie bolivariane.

LA COMUNE ALTOS DEL LIDICE, in cui vivono 1630 famiglie, comprende sette consigli comunali – lo strumento essenziale di organizzazione popolare e di democrazia partecipativa – e sei comitati di rifornimento e di produzione, i famosi Clap.

Si tratta, spiega Ingrid Lucero, di una «meravigliosa iniziativa» lanciata da Maduro «per far fronte alla guerra economica», grazie a cui una volta al mese – ma l’obiettivo, dice, è quello di arrivare a una volta ogni 15 giorni – ciascuna comunità, anche del più sperduto angolo del paese, provvede attraverso i suoi responsabili a consegnare, direttamente a casa di ogni famiglia, una cassa di alimenti di base (in maggioranza importati).

ED È ANCHE LA VIA, aggiunge Escalet, per unire la comunità, chavisti e non chavisti, perché «il cibo è la chiave per garantire una serena convivenza tra tutti noi, nel rispetto di tutte le opinioni esistenti, in base al principio che la comunità appartiene a tutti e tutti hanno il diritto di vivere in armonia».

Esiste, nella comune, anche un servizio di salute, nel quadro di una delle più importanti missioni promosse da Chávez, la missione Barrio Adentro, destinata a saldare il debito sociale contratto storicamente con la popolazione esclusa attraverso un progetto integrale di salute, relazionato con l’educazione, lo sport, la cultura e la sicurezza sociale. Una missione grazie a cui la popolazione più povera, anche nei posti più remoti, ha potuto contare per la prima volta nella sua vita su un medico di famiglia (avevano cominciato i cubani, poi sono subentrati i venezuelani) e ricevere visite e medicine gratuite. Finché il criminale embargo imposto dagli Stati uniti non ha reso enormemente più difficile l’accesso ai farmaci, come denunciano i medici della comune.

È IN REALTÀ COME QUESTE che si coglie del resto tutta la portata devastante delle sanzioni internazionali: il servizio di trasporto che una volta funzionava è stato di fatto sospeso – mancano i pezzi di ricambio – e il laboratorio tessile operante nella comune deve fare a meno della tela, che il Venezuela non può più importare. Ma è in tutto il paese che i servizi versano in una situazione gravissima, come riconosce Jesús García, leader della comune e chavista convinto, attribuendone la principale responsabilità all’embargo. Qui, del resto, il Comandante non si discute: Ingrid Lucero, nel parlare di lui, si commuove ancora.

«Prima non eravamo solo poveri – racconta Jesús -, ma anche invisibili, spogliati addirittura del diritto a un documento di identità, esclusi da ogni partecipazione, tagliati fuori da ogni dinamica che potesse darci la possibilità, come poveri, di decidere sul futuro del nostro paese».

PER QUESTA RAGIONE, conquistata una nuova consapevolezza, gli invisibili di un tempo non hanno nessuna intenzione di fare marcia indietro, non essendo disposti, come avrebbe detto Eduardo Galeano, «a ritornare a Nadalandia, il paese in cui abitano los nadies», quelli che non contano niente.

Da Onu e Gruppo di Lima un po’ di ossigeno per Caracas

L'immagine può contenere: 3 persone, tra cui Clara Statello e Amarilys Gutierrez Graffe, persone che sorridono, persone sul palco e persone in piedidi Claudia Fanti – Il Manifesto

CARACAS.- Nel lungo assedio che il governo Maduro sta soffrendo, gli ultimi eventi gli hanno davvero portato una boccata di ossigeno. Dopo aver scongiurato il tentativo di golpe del 23 febbraio, bloccando alla frontiera l’ingresso dei cosiddetti aiuti, quelli che secondo Guaidó sarebbero entrati «sì o sì», la rivoluzione bolivariana è uscita di fatto indenne dalla temuta riunione del Gruppo di Lima, in cui l’autoproclamatosi presidente ad interim aveva riposto molte delle sue residue speranze di non perdere la faccia, contando di uscire dallo stallo con un intervento militare.

Pur accusando il presidente di ogni male – addirittura di crimini contro l’umanità – i paesi del gruppo hanno infatti riconosciuto che devono essere gli stessi venezuelani a portare avanti la «transizione democratica»: in maniera pacifica, «nel quadro della Costituzione e del diritto internazionale» e soprattutto «senza l’uso della forza».

L’ultima vittoria diplomatica, sicuramente più scontata, il governo Maduro l’ha ottenuta alla riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, convocata martedì dagli Usa per affrontare, nuovamente, la questione del Venezuela, e terminata esattamente come la precedente sessione del 26 gennaio: gli Stati uniti e i loro alleati da una parte, Russia, Cina e altri paesi, come Sudafrica e Indonesia, dall’altra.

Il dibattito si è concentrato stavolta sugli episodi di violenza alla frontiera nel fine settimana, attribuiti dall’inviato speciale Usa per il Venezuela Elliott Abrams a presunte bande paramilitari controllate dal governo Maduro. Una ricostruzione contestata con forza dal ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza, che ha denunciato, al contrario, l’uso del territorio colombiano per aggredire il suo paese, esprimendo indignazione per le informazioni circolate sulla stampa egemonica. E in suo sostegno è accorso l’ambasciatore russo all’Onu Vassily Nebenzia, evidenziando come i video esistenti riconducano gli atti di violenza a «persone provenienti dal territorio colombiano» e ricordando che, «se gli Usa volessero davvero aiutare, lo farebbero attraverso le agenzie umanitarie operanti in Venezuela». La Russia, ha detto, «ha inviato a Caracas la scorsa settimana 7,5 tonnellate di farmaci attraverso l’Oms e non ha incontrato alcun ostacolo».

E se alle manipolazioni della stampa contro la rivoluzione bolivariana, il governo ha risposto in tutte le sedi possibili, Maduro ha voluto farlo personalmente anche dinanzi agli oltre 400 partecipanti dell’Assemblea internazionale dei popoli, a cui ha mostrato i video delle aggressioni sferrate da bande criminali assoldate dal governo colombiano. E portando il suo saluto e il suo ringraziamento ai dell’Assemblea, che ieri ha concluso i suoi lavori, Maduro ha ribadito l’impegno del suo governo a portare avanti la “battaglia per l’umanità, per il diritto all’indipendenza, per la pace, per il rispetto della diversità politica, economica e culturale”.

Stédile: «Una guerra contro il Venezuela non conviene a nessuno»

L'immagine può contenere: 2 persone, tra cui Amarilys Gutierrez Graffedi Claudia Fanti – Il Manifesto

Intervista. Parla João Pedro Stédile, leader “sem terra” e mente dell’Assemblea dei popoli di Caracas

CARACAS.- È quasi una nuova guerra civile spagnola, è stato detto, con la speranza che stavolta possa finire diversamente. Di certo qui, sulla trincea venezuelana, si combatte una battaglia decisiva in difesa dell’autodeterminazione dei popoli contro l’impero. E, quale che sia l’esito, l’intero quadro geopolitico mondiale potrebbe risentirne a lungo.

Non sorprende allora che proprio a Caracas, in solidarietà con la rivoluzione bolivariana e contro l’imperialismo, si sia svolta la prima Assemblea internazionale dei popoli, con la presenza di oltre 400 delegati di 85 paesi: il sogno internazionalista di Marx diventato oggi più che mai una necessità storica, di fronte all’offensiva senza frontiere del grande capitale.

A lanciare l’idea e a proporla al presidente Maduro, che l’ha subito accolta, è stato il leader del Movimento dei senza terra del Brasile João Pedro Stédile ed è a lui che abbiamo chiesto un’opinione sulle sfide e sulle contraddizioni della rivoluzione bolivariana.

Riuscirà il Venezuela a vincere questa battaglia?

 

La prima sfida è quella di scongiurare il rischio di un intervento militare. In questo senso, la vittoria di lunedì a Bogotà, dove il gruppo di Lima ha escluso nella sua dichiarazione l’uso della forza, ha assunto un’importanza fondamentale. L’embargo economico, anche qualora venisse inasprito, non sarebbe infatti sufficiente a sconfiggere il governo bolivariano. Non a caso Cuba ha resistito per 60 anni sotto embargo. E, in più, il Venezuela può contare sul petrolio, vendendolo a paesi diversi dagli Stati uniti: l’accordo raggiunto con l’India, per esempio, permette di scambiarlo con alimenti e medicine, di cui il paese asiatico è un grande produttore.

La soluzione alla crisi economica potrebbe venire anzi proprio dalla creazione di un blocco economico con paesi come Russia, Cina, Iran, Turchia, India, Sudafrica, con cui il Venezuela potrebbe stringere accordi commerciali senza dipendere dal dollaro. Inoltre, a Trump resta appena un anno e mezzo di governo: se non venisse rieletto, come è probabile, si potrebbe aprire un periodo di distensione, anche perché neppure per gli Usa, a lungo termine, risulta conveniente una guerra con il Venezuela. Infine, tutti gli analisti prevedono che il prezzo del petrolio, nei prossimi due anni, tornerà a superare i 100 dollari al barile. E questo potrebbe dare al governo nuovi margini di manovra.

Per quale motivo anche il Brasile si è opposto all’uso della forza contro il Venezuela?

Nell’attuale governo brasiliano esistono tre blocchi in conflitto tra loro: i militari, i Chicago Boys con la loro visione ultraneoliberista dell’economia, e i neopentecostali, di cui fa parte anche Bolsonaro, che rappresentano il gruppo più connotato in senso neofascista. Sono questi ultimi a volere la guerra, nel nome dell’anticomunismo e dell’amicizia della famiglia presidenziale con Trump, Bannon e il Mossad, il quale è interessato a combattere il Venezuela in quanto alleato dell’Iran e della Turchia. Ai Chicago Boys non interessa la guerra, vogliono solo liberalizzare l’economia. Mentre i militari, che hanno una visione più strategica, sanno che si tratterebbe di un’avventura pericolosa. Un po’ perché i soldati hanno bisogno di una causa per combattere e l’invasione del Venezuela non offre loro una ragione valida e un po’ perché non sarebbe una guerra facile, non sarebbe come ad Haiti, dove i militari brasiliani se ne sono stati belli tranquilli con i loro caschi blu. Il rischio insomma sarebbe quello di un nuovo caso Malvinas, quello che ha dato il colpo di grazia al regime militare argentino. È per questo che a Bogotà, a dire no all’intervento, è andato il generale Mourão, non il ministro degli Esteri Araújo, che appartiene all’area pentecostale.

Perché una rivoluzione che ha abbracciato il socialismo non è riuscita a superare il modello economico capitalista ed estrattivista?

Assumendo il controllo dell’industria petrolifera, prima di allora nelle mani dell’oligarchia e delle imprese statunitensi, Chávez si era proposto di utilizzare la rendita petrolifera per rispondere ai problemi fondamentali della popolazione – casa, educazione, salute, infrastrutture di base – e per avviare un piano di reindustrializzazione del Venezuela. In questi 20 anni, però, il governo non è riuscito a cambiare la struttura economica del paese superando la dipendenza dal petrolio. Le ragioni sono molteplici. Nel corso del XX secolo, la facile rendita petrolifera aveva spinto i contadini a emigrare in città, distruggendo l’agricoltura venezuelana. E così il paese, che era stato un grande esportatore di caffè, di cacao, di mais, è diventato completamente dipendente dall’importazione di alimenti. Ora se ne pagano le conseguenze. Per quanto la marcia contadina, con tutte le sue rivendicazioni, abbia giocato un ruolo importante, la presenza contadina in Venezuela resta numericamente limitata.

E un altro grande problema è l’inflazione incontrollata a cui ha condotto la manipolazione del tasso di cambio del bolivar rispetto al dollaro operata dagli Usa attraverso una piattaforma che opera a Miami e che è stata assunta come riferimento dalla borghesia venezuelana. In risposta, il governo ha giocato la carta del petro, la criptomoneta garantita dalle riserve petrolifere del paese, ma senza ottenere gli effetti sperati.

In realtà l’attuale crisi potrebbe anche trasformarsi in un’opportunità per la riconversione economica del paese, ma si tratta di un processo che richiede molto tempo.

Qual è invece il maggiore punto di forza della rivoluzione?

La forte partecipazione popolare, promossa da Chávez in maniera instancabile. La gente partecipa a tutto permanentemente. E questo perché, in base alla pratica pedagogica adottata, il governo informa, spiega, convoca, mobilita. È da 20 anni che il popolo chavista scende in strada. Lo farà nuovamente oggi, per la terza volta in una settimana. Come lo ha fatto alla frontiera, quando un fiume di gente ha supportato i soldati nel bloccare il cavallo di Troia degli aiuti. È significativo che tutti gli atti di violenza siano avvenuti su lato colombiano e su quello brasiliano, non in Venezuela. Sono convinto che sia la partecipazione popolare a salvare questa rivoluzione. E in ciò credo che abbia giocato un ruolo importante anche l’amicizia di Chávez con Fidel, il quale raccomandava sempre di parlare con il popolo e di mobilitarlo. Il popolo è la più grande forza di cambiamento sociale.

La solidarietà nei confronti della rivoluzione bolivariana è stata al centro di questa prima Assemblea dei popoli. Come proseguirà questo processo?

Abbiamo costruito una piattaforma programmatica anti-capitalista e anti-imperialista attorno a cui unire tutte le forme organizzative del popolo. Il prossimo passo sarà quello di promuovere spazi unitari a livello prima nazionale e poi regionale, creando unità attraverso azioni concrete e, soprattutto, tornando a lavorare con il popolo. La sinistra deve tagliarsi la lingua e aprire le orecchie. E promuovere mezzi di comunicazione alternativi. In tal modo si potrà organizzare il prossimo anno una seconda e più grande assemblea internazionale.

Socialismo o imperialismo a Caracas, è qui la lotta

L'immagine può contenere: 1 persona, testodi Claudia Fanti – Il Manifesto

CARACAS.- In Venezuela si sta scrivendo una pagina di storia decisiva per «l’indipendenza, la sovranità e la libertà della Patria Grande» come pure per il futuro dei popoli di tutto il mondo. È questo il messaggio rivolto dalla vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez agli oltre 400 delegati dell’Assemblea internazionale dei popoli in solidarietà con la rivoluzione bolivariana e contro l’imperialismo, in corso a Caracas fino al 27 febbraio.

SE L’OFFENSIVA USA contro il Venezuela bolivariano è iniziata non appena Chávez ha assunto il potere – come ha evidenziato, in apertura dell’Assemblea, anche la sindaca di Caracas Erika Farías, ricordando ogni singolo ostacolo posto dall’impero sul cammino rivoluzionario – è nell’ordine esecutivo firmato da Obama nel 2015, in cui si definisce il Venezuela come una minaccia alla sicurezza degli Stati uniti, che si può individuare, secondo la vicepresidente, «il primo germe di un intervento militare».

Caracas, 23 febbraio. In piazza a sostegno del governo bolivariano (Afp)

Da allora l’assedio è proseguito incessantemente, fino al grottesco «spettacolo», recitato da «pessimi attori», che ha preso il via quando un deputato semisconosciuto è sceso in piazza ad autoproclamarsi presidente ad interim, contando sul sostegno di Trump e di quello che la vicepresidente definisce come «cartello di Lima». Uno spettacolo continuato con «la truffa» dei presunti aiuti umanitari, che, ha sottolineato Delcy Rodríguez, il governo è riuscito per ora a sventare. Ma non è finita, l’obiettivo è ora «dare vita, nel quadro del gruppo di Lima, a una coalizione in grado di intervenire militarmente in Venezuela». Tuttavia, ha proseguito, «noi siamo pronti», nella consapevolezza che «il socialismo non cadrà dal cielo», che «nessuno ce lo regalerà», che «bisognerà conquistarlo giorno dopo giorno».

 

E CHE IL VENEZUELA sia l’epicentro di una lotta – apparentemente impari – tra imperialismo e socialismo lo ha evidenziato anche l’indiano Vijay Prashad, direttore dell’Instituto Tricontinental, ricordando quanto sia forte attualmente la tendenza a credere che non ci sia «nient’altro che questo incubo», dal momento che «è più facile immaginare la fine della terra che la fine del capitalismo». Ma se «la morte di quelli che sognano è più accettabile della morte dell’ordine che favorisce la proprietà e i privilegi», il presente risulta così «intollerabile» che non resta che affidarsi nuovamente «alla necessità delle nostre lotte» per «distruggere il vecchio ordine che distrugge il mondo».

 

È in questo quadro che la battaglia in corso in Venezuela risulta determinante: come ha sottolineato il leader del Movimento dei senza terra João Pedro Stédile, «se l’impero distruggerà la rivoluzione bolivariana, avrà inflitto alla classe lavoratrice una sconfitta che peserà per anni, ma se saremo noi a riportare la vittoria si aprirà allora una nuova stagione di lotta».

 

UNA BATTAGLIA in cui le forze popolari devono lottare per uscire dall’invisibilità a cui sembra condannarle l’egemonia del capitale: come denuncia il venezuelano Hernán Vargas della segreteria operativa di Alba Movimientos, la forte e ininterrotta capacità di mobilitazione del popolo chavista – di cui la grande marcia che ha avuto luogo a Caracas il 23 febbraio ha offerto solo l’ultimo di una lunga serie di esempi – viene sistematicamente ignorata dai grandi mezzi di comunicazione. Proprio come viene accuratamente oscurato «il progetto socialista che il Venezuela sta costruendo nell’orizzonte del potere popolare» e di una «sociedad comunal», un modello di società comunitaria, solidale ed egualitaria.

Oggi a Caracas l’«Assemblea dei movimenti popolari»

L'immagine può contenere: 1 persona, spazio all'apertodi Claudia Fanti – Il Manifesto 

CARACAS.- Da fuori, per il Venezuela, non arrivano solo minacce e aggressioni, ma anche una grande ondata di solidarietà internazionale. Dopo l’arrivo dei 200 giovani della brigata internazionalista Che Guevara, si apre oggi anche l’«Assemblea internazionale dei popoli in solidarietà con la rivoluzione bolivariana e contro l’imperialismo», con la partecipazione di oltre 400 rappresentanti di movimenti popolari e organizzazioni sindacali e politiche di tutti i continenti.

 

Un incontro che si pone l’obiettivo immediato di offrire il sostegno delle forze popolari del mondo intero al governo bolivariano, nella convinzione, espressa dal leader del Movimento dei senza terra brasiliani João Pedro Stédile, che il Venezuela rappresenta un argine decisivo all’offensiva del capitale contro i beni comuni naturali (acqua, sementi, petrolio, risorse minerarie) e contro i diritti dei lavoratori: «Se l’impero rompe questa barriera e mette le mani sul petrolio venezuelano, lo farà con molta più facilità in altri paesi e in altri continenti». 

 

Ed è per questo che, come ha indicato Carlos Barrientos del Comité de Unidad Campesina del Guatemala, il Venezuela è l’epicentro del conflitto geopolitico mondiale, come «una trincea di resistenza e di speranza».

Ma l’Assemblea dei popoli si pone anche un ambizioso obiettivo a medio e lungo termine: quello di dar vita, come ha evidenziato Hernán Vargas della segreteria operativa di Alba Movimientos, a «uno strumento politico delle forze popolari» in vista della costruzione di un’alternativa (eco)socialista per i popoli del mondo. Uno spazio in cui confluiscano le diverse espressioni di lotta nazionali e internazionali contro il capitalismo, l’imperialismo, il patriarcato. 

 

«Quello che ci serve è uno strumento che consenta ai popoli non solo di elaborare strategie di resistenza, ma anche di costruire un progetto alternativo di società al di là della disuguaglianza, della guerra, del saccheggio delle risorse su cui si basa il modello egemonico attuale». Uno strumento di lotta che vada oltre quello offerto per diversi anni dal Forum sociale mondiale, rimasto impigliato nell’irrisolta questione della sua limitata capacità di incidenza e rivelatosi alla fine incapace di opporsi al disegno del capitale di dominare il mondo, come pure di intaccare realmente il sistema simbolico della cultura dominante.

 

L’obiettivo, insomma, è quello di costruire un’unità di azione contro il nemico comune, il capitalismo in tutte le sue espressioni imperialiste, colonialiste e militariste. E, per questa via, affrontare la crisi delle forme classiche di organizzazione della classe lavoratrice, come partiti e sindacati, superare l’atomizzazione della lotta sociale e rafforzare le azioni di massa, sul piano nazionale e internazionale.

Haddad al governo, Lula al potere. La strategia del Pt per rendere «il popolo di nuovo felice»

Risultati immagini per Lula Libredi Claudia Fanti – (Da Adista n. 32/18)

Non è bastata la pioggia di ricorsi presentati dai legali di Lula al Tribunale superiore elettorale e alla Corte Suprema né un nuovo e ancor più incisivo pronunciamento del Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite, che ha ribadito l’obbligatorietà per il Brasile di garantire l’immediato esercizio dei diritti politici dell’ex presidente: la corsa di Lula alla presidenza del Paese si è definitivamente infranta contro la giustizia golpista, secondo un copione che era già stato scritto al momento della farsa giudiziaria allestita dal giudice Sergio Moro e dal Tribunale di appello di Porto Alegre.

Eppure, l’obbligata rinuncia di Lula a candidarsi alle presidenziali del 7 ottobre non ha il sapore della sconfitta, ma solo quello di un momentaneo arretramento. Per l’ex presidente, per il Pt, per le forze pregressiste e di sinistra è insomma l’ora della cosiddetta «strategia Perón»: il metodo, cioè, impiegato con successo da Juan Domingo Perón nel 1973, quando, dal suo esilio in Europa, sostenne con forza la candidatura di Héctor Cámpora alla presidenza dell’Argentina, con lo slogan «Cámpora al governo, Perón al potere» (dopo la vittoria, Campora si sarebbe dimesso proprio per permettere a Perón di assumere la guida del Paese).

Non dal suo esilio, ma dalla sua cella a Curitiba, dove è rinchiuso illegalmente da cinque mesi, Lula ha seguito la stessa strada, indicando al Pt e alla coalizione “O Povo Feliz de Novo” (il popolo di nuovo felice) la sostituzione della sua candidatura con quella di Fernando Haddad e dunque chiedendo «con tutto il cuore» a tutti quelli che avrebbero votato per lui – e che di certo lo avrebbero portato alla guida del Paese, con ogni probabilità già al primo turno – di dare la loro preferenza al candidato da lui indicato. «Se vogliono far tacere la nostra voce e sconfiggere il nostro progetto di Paese si sbagliano di grosso», ha scritto Lula in una lettera al popolo brasiliano che, l’11 settembre, è stata letta a Curitiba dall’avvocato Luiz Eduardo Greenhalgh subito dopo l’annuncio della candidatura di Haddad alla presidenza della Repubblica, in coppia con la vice Manuela D’Avila del PCdB. E ha aggiunto: «Siamo ancora vivi, nel cuore e nella memoria del popolo. E il nostro nome ora è Fernando Haddad». E sarà esattamente questa la strategia del Pt: presentare Haddad, il cui numero resterà non a caso il 13, lo stesso dell’ex presidente, come “il candidato di Lula”, il suo rappresentante, la sua voce.

E per lui egli ha avuto parole di grande elogio: «Ministro dell’Educazione nel mio governo, è stato responsabile di una delle più importanti trasformazioni nel nostro Paese. Insieme, abbiamo aperto le porte dell’università per quasi 4 milioni di alunni delle scuole pubbliche, neri, indigeni e figli di operai, che non hanno mai avuto questa opportunità», come pure costruito «un numero di scuole tecniche quattro volte superiore a quanto fatto in cento anni. Abbiamo creato il futuro».

Solo note positive nella conclusione della lettera di Lula: «Io so che un giorno la giustizia, quella vera, sarà fatta, e sarà riconosciuta la mia innocenza. Quel giorno sarò insieme ad Haddad per fare il governo del popolo e della speranza. Noi tutti saremo lì, insieme, per rendere il Brasile nuovamente felice. Siamo già milioni di Lula e, d’ora in avanti, Fernando Haddad sarà lui per milioni di brasiliani».

E tutto indica che i brasiliani seguiranno Lula su questa strada. Non a caso, l’11 settembre, l’hasthag #HaddadÉLula occupava il primo posto tra i trending topics di Twitter nel mondo. E, soprattutto, dal sondaggio di Datafolha in cui Haddad, non ancora ufficializzato come sostituto di Lula, figurava già al 9%, con un balzo in avanti di cinque punti, è emerso come gli elettori certi di votare per il candidato indicato dall’ex presidente rappresentino il 33% dei brasiliani, più un altro 16% orientato a fare la stessa scelta. Mentre Jair Bolsonaro, malgrado la coltellata ricevuta e tutto il frastuono che l’ha accompagnata, è cresciuto di appena due punti, passando dal 22 al 24%, restando peraltro il candidato con il maggior indice di disapprovazione: gli elettori che non votebbero per lui in nessuna circostanza sono anzi aumentati di 4 punti, dal 39% al 43%. Ma ancor più favorevole si rivela il sondaggio, di poco successivo, dell’istituto Vox Populi, secondo cui Haddad, in questo caso indicato come il candidato di Lula, è già passato al primo posto con il 22% delle intenzioni di voto, seguito da Bolsonaro con il 18% delle preferenze.

Intervista a Eugenia Russian: «Il popolo è con la Rivoluzione!»

di Claudia Fanti

La voce di una suora sulla situazione venezuelana: i poveri sono con la rivoluzione!

Eugenia Russian, membro della Commissione per la Verità e la Giustizia della ANC – Assemblea Nazionale Costituente della Repubblica Bolivariana del Venezuela

Se la lista dei nemici del governo bolivariano non è mai apparsa tanto lunga,  i movimenti popolari latinoamericani si schierano decisamente dalla parte del presidente Maduro, difendendo l’Assemblea Nazionale Costituente in quanto mezzo per ridefinire il patto sociale nel Paese e condannando l’escalation di violenza messa in atto dalle forze di destra con l’obiettivo di provocare un intervento straniero nel Paese. Così, la sezione brasiliana dei Movimenti Popolari dell’ALBA, il Movimento dei Senza Terra, Vía Campesina Internazionale e la Segreteria dell’Assemblea Internazionale dei Popoli hanno lanciato un appello a favore del popolo venezuelano, invitando a organizzare Comitati per la pace in Venezuela e a promuovere manifestazioni contro il disegno del governo statunitense di creare un nuovo Iraq in America Latina.

E in difesa della rivoluzione bolivariana si levano voci anche della Chiesa di base venezuelana, come quella di suor Eugenia Russian, presidente dell’organizzazione cristiana-ecumenica Fundalatin (Fondazione latinoamericana per i diritti umani e lo sviluppo sociale) e coordinatrice della Comunità di teologia della liberazione Juan Vives Suria.

La nuova Assemblea Costituente è stata etichetta come un golpe e contestata anche da chavisti critici. Qual è la tua opinione?

L’Assemblea Nazionale Costituente è stata convocata, a giudizio della nostra comunità ecumenica, nel pieno rispetto della Costituzione. E rappresenta un’istanza totalmente popolare e democratica per fermare la spirale di violenza, promuovere un dialogo ampio e ridare stabilità al Paese. Bisogna ricordare che il presidente Maduro ha tentato più volte la via del dialogo e che, per tutta risposta, i settori estremisti dell’opposizione hanno alzato il livello della violenza. Il tavolo dei negoziati costituito con l’accompagnamento del Vaticano, di tre ex presidenti (Zapatero, Torrijos e Fernández) e dell’Unasur, e che ha prodotto, nel novembre del 2016, un documento congiunto tra governo e opposizione dal titolo “Convivere in pace”, è fallito a causa degli ostacoli posti dall’ala della destra più estremista.

Cosa pensi delle denunce di frode?

Sono parte della campagna mediatica in atto contro il Venezuela: è stato lo stesso Consiglio Nazionale Elettorale oggi accusato di frode ad avallare i risultati delle elezioni parlamentari vinte dall’opposizione. Il sistema automatizzato, con la stampa di una ricevuta di carta del voto elettronico da depositare nell’urna sigillata, è continuamente sottoposto a verifiche e controlli, ottenendo il riconoscimento di organismi come il Centro Carter. La realtà è che, in occasione delle elezioni per la Costituente, i settori più estremisti hanno cercato di impedire l’esercizio del voto mediante azioni violente. E la risposta sorprendente della popolazione è stata quella di recarsi in massa alle urne. Così, al Poliedro, uno spazio adibito a seggio elettorale dal CNE, per permettere di votare a chi come me non ha potuto farlo nella propria zona a causa delle violenze dei gruppi estremisti, la gente era talmente tanta che ha dovuto aspettare in fila dalle sei e mezza della mattina alle cinque e mezza del pomeriggio, in un clima, peraltro, profondamente fraterno.

Quali sono le aspettative del popolo in relazione alla Costituente?

Il principale obiettivo, oggi, è quello di ottenere la pace. Attualmente una delle leggi a cui si sta lavorando è quella dell’istituzione di una Commissione per la Verità, la Giustizia e la Pace, mirata proprio a mettere fine alla violenza e a ripristinare la pace nel Paese. Ma vi sono anche altri grandi problemi da affrontare, come il miglioramento del sistema di giustizia, il superamento del burocratismo e la lotta alla speculazione e all’accaparramento di beni di prima necessità da parte delle mafie imprenditoriali, come pure la lotta a quella distorsione mediatica che impedisce il riconoscimento delle conquiste realizzate, rimaste generalmente sconosciute a livello internazionale. Del resto, quando mai si legge che sono state consegnate ai poveri più di un milione e mezzo di case, che sanità ed educazione sono gratuite, che le pensioni sono collegate al salario minimo e dunque periodicamente riviste al rialzo?

Ma che ne è oggi, in piena crisi economica, di queste missioni sociali? E quanto sta risentendo il popolo povero della carenza di prodotti essenziali?

Malgrado la caduta del prezzo del petrolio, le missioni sociali sono state mantenute. La gente si difende dalla scarsità di beni sostituendo per esempio alcuni alimenti con altri più accessibili e dando prova di grande creatività. Ancora non basta, ma le risposte locali cominciano ad arrivare. D’altra parte si rimarrebbe sorpresi ad osservare l’enorme varietà di prodotti, locali e importati, presenti, a prezzi siderali, nei negozi delle zone in cui vivono le classi alte. Proprio per far fronte a tale situazione si è dato vita a un programma di distribuzione di beni a prezzi regolati denominato Clap, Comitati locali di approvvigionamento e produzione, esteso in tutto il Paese. In molte zone tale programma funziona in maniera efficace, in altre si trova ancora a uno stadio iniziale. Ma, tenendo conto di tali esperienze, la Costituente cercherà di mettere a punto misure più strutturali per combattere l’accaparramento e le speculazioni. Una questione di cui si occupano la Commissione sul “Nuovo sistema economico post-petrolifero” e quella sulla promozione delle “Nuove forme di partecipazione”.

I mezzi di comunicazione presentano l’immagine di un Paese in guerra, devastato dalla violenza (attribuita in buona misura al governo), oltre che dalla crisi economica e dalla corruzione. Qual è la situazione che vivi tu?

Quando si parla di violenza governativa, si vuole accreditare l’idea di un governo dotato di una forza armata simile a quella di un Pinochet o di un Videla, quella formata in America Latina negli anni Settanta sotto l’impulso della Dottrina della Sicurezza Nazionale. Ma il concetto di Sicurezza della Nazione nella Costituzione vigente non risponde affatto a criteri repressivi, ispirandosi piuttosto a una forma di corresponsabilità civico-militare in difesa dei diritti umani e della pace. Durante le elezioni per la Costituente del 30 luglio, quando alcuni terroristi di una zona dello Stato Miranda hanno realizzato un blocco stradale e mezzi motorizzati della Polizia Nazionale Bolivariana si sono recati sul posto per garantire il diritto alla mobilità, i terroristi hanno attivato un ordigno esplosivo, ferendo 9 poliziotti. Eppure, benché l’esplosione sia stata nitidamente fotografata, su un giornale spagnolo questa foto è apparsa a tutta pagina con il seguente titolo: “Maduro copre con la violenza e la repressione il fallimento della sua Costituente”. Le vittime, i poliziotti, sono stati trasformati in carnefici e i carnefici in vittime innocenti. E tutto per cercare di nascondere il fatto che più di 8 milioni di persone si sono recati alle urne anche in mezzo alla violenza terrorista.

Le ultime elezioni parlamentari hanno consegnato l’Assemblea Nazionale all’opposizione, rivelando una grande perdita di consensi da parte del governo bolivariano. Il popolo ha perso fiducia nella rivoluzione?

La grande affluenza alle elezioni per la Costituente, soprattutto nelle condizioni estremamente avverse in cui si sono svolte, è un indicatore più significativo di qualsiasi sondaggio, rispetto alla speranza di riprendere la giusta direzione, insieme a un forte appello, questo sì, a superare i problemi, correggere gli errori, combattere la corruzione e potenziare le conquiste realizzate.

L’arcivescovo di Caracas ha dichiarato che tutta la Chiesa è unita contro la Costituente, dai vescovi ai preti delle comunità povere…

L’arcivescovo di Caracas non è un punto di riferimento per la comunità cattolica venezuelana, in quanto le sue posizioni riflettono costantemente quelle dell’opposizione: per il ruolo che svolge, l’arcivescovo dovrebbe essere il primo a creare percorsi di dialogo e a costruire ponti e invece preferisce chiudere gli occhi su qualunque aspetto positivo legato all’azione del governo, su qualsiasi conquista in materia di diritti umani, su qualsiasi politica sociale a favore delle fasce più vulnerabili, condannando a una totale invisibilità tutti quei cattolici che fanno parte dei consigli comunali e che hanno votato per la Costituente. Ma la voce della gerarchia ecclesiastica non è né la voce di Dio né quella del popolo. La gerarchia è un altro partito politico della destra. Ed è da molto tempo che sta seguendo la strada opposta a quella indicata dal vescovo argentino Enrique Angelelli, il quale invitava a prestare un orecchio al popolo e uno al vangelo. Ci troviamo di fronte a una Chiesa gerarchica che benedice i terroristi – gli stessi che danno fuoco a esseri umani identificati con il chavismo e che distruggono beni e servizi in nome di una presunta libertà -, che è sensibile solo agli interessi dei potenti, che manipola i fedeli attraverso i simboli della religiosità popolare, facendo loro credere che ci troviamo in una dittatura. Ma, al di là delle posizioni della gerarchia venezuelana, si incontra un popolo sempre più cosciente. Nelle nostre comunità ecumeniche popolari, di cui fanno parte cattolici, protestanti, anglicani e appartenenti ad altri cammini spirituali, compresi quelli dei popoli originari, tutti condividono una visione solidale e accogliente nei confronti del diverso.

Cosa pensi della richiesta di papa Francesco di sospendere la Costituente?

Il vescovo di Roma ha invitato costantemente al dialogo e all’incontro, ha ricevuto il presidente Nicolás Maduro e si è offerto di mediare tra governo e opposizione. Bisogna chiarire che il comunicato della Santa Sede contro la Costituente è stato firmato solo dal segretario di Stato Pietro Parolin, il quale, quando era nunzio in Venezuela, non faceva altro che criticare e creare divisioni, schierandosi con l’estrema destra, complottando contro il governo e opponendosi alla democrazia partecipativa dominante nel nostro Paese.

[Trad. dal castigliano di Claudia Fanti]

Entevista a la Hermana Eugenia Russian (Fundalatin)

por Claudia Fanti

10ago2017.- ENTREVISTA A LA HERMANA EUGENIA RUSSIAN PRESIDENTA DE LA FUNDACIÓN LATINOAMERICANA POR LOS DERECHOS HUMANOS Y EL DESARROLLO SOCIAL.
FUNDALATIN

Coordinadora de la Comunidad de Teología de La Liberación Juan Vives Suria
Enviada desde Caracas. República Bolivariana de Venezuela.

1- La iniciativa de una nueva Asamblea Nacional Constituyente fue criticada por la oposición como un golpe, definida ilegal por la Conferencia episcopal, valorada negativamente por el papa Francisco que ha pedido su suspensión, considerada por algunos disidentes de izquierda como una manera de mantener el poder o como una vía ineficaz para resolver los problemas actuales de Venezuela. ¿Cuál es tu opinión?

La convocatoria, a juicio de nuestra comunidad ecuménica, es totalmente Constitucional.
La Asamblea Nacional Constituyente, resulta una responsable acción del Presidente Maduro, como instancia totalmente popular y democrática para detener la espiral de violencia, promover el diálogo amplio y estabilizar al país.

El Presidente Constitucional Nicolás Maduro, promovió varias veces el diálogo democrático como vía para el tratamiento de los conflictos. Se constituyó una mesa de diálogo con la intervención del enviado del Papa Francisco, Tres Expresidentes:

Rodríguez Zapatero, Torrijos y Fernández y la UNASUR como acompañantes internacionales de buena voluntad. Iniciativa que logró en noviembre 2016, un documento conjunto Gobierno Oposición titulado “Convivir en Paz.” Pero esta iniciativa a pesar de la firma de representantes del gobierno y de la oposición, no se cumplió en especial por la oposición, cuya parte más extremista obstaculiza los diálogos.

Después se intentó una Comisión de la Verdad, la Justicia, Reparación de las Víctimas, con participación de representantes del Estado, de organizaciones de las víctimas de la violencia, se invitó a cuatro diputados de la oposición (Los cuales se negaron a asistir) y dos organizaciones no gubernamentales de Derechos Humanos: Red de Apoyo por la Justicia y la Paz y Fundalatin. Esta comisión intentó espacios de encuentro y diálogo.

Comisión que recomendó la sustitución de Casa por Cárcel al opositor Leopoldo López, generador de violencia política desde el 2014. Sin embargo, la respuesta de sectores extremistas de la oposición fue mantener violencia no sólo física, sino también la de generar prédica de odio. Capaz de promover la obstaculización de vías para las personas, quema de vehículos y sedes públicas, chantajes para cerrar negocios a riesgo de asaltarlos. Y lo más dramático: asesinar quemados vivos a personas por parecer afines al gobierno.

2- ¿Qué piensas sobre las denuncias de fraude?

Es parte de la matriz y campaña mediática que se le viene aplicando a Venezuela desde ya hace tiempo, mismo CNE que la oposición habla de fraude, fue el que le avalo sus elecciones primarias, y la de los diputados. Esos resultados fueron respetados y aceptados por el Jefe de Estado.

El Consejo Nacional Electoral representa uno de los 5 poderes del Estado, el Poder Electoral, creado en la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela de 1999. Esta instancia ha promovido más de 18 procesos electorales tanto Presidenciales, como Regionales, así como también Legislativas y también referéndums, El sistema automatizado y con constancia física en papel para las urnas electorales, es continuamente sometido a experticias. En las elecciones hay Observadores Internacionales y además cada cierre de mesa es presenciado por testigos de los diferentes partidos políticos que concurren. Y hay auditorías posteriores sumamente estrictas. este sistema, es reconocido por organismos como el Centro Cárter.

En esta ocasión, para las elecciones de la Asamblea Nacional Constituyente (ANC) la oposición no sólo no participó, sino los sectores más extremistas de ellos, quisieron impedir el derecho humano a la elección de sus autoridades, mediante acciones violentas. Cuestión que, sorpresivamente, resultó respondida por gran parte de la población venezolana con una fuerte votación para que, mediante la ANC, tener una oportunidad para detener la espiral de violencia. A mí, por ejemplo, que me toca votar en una zona que había sido muy acosada por este extremismo opositor que llega a generar acciones terroristas, me tocó votar en el Gimnasio el Poliedro habilitado por el CNE para facilitar la votación en casos como el mío. Y fue tanta la gente que tuve que esperar desde las 6.30 am hasta las 5.30am, en la cola de votación. En un ambiente, curiosamente, muy fraterno.

3- ¿Cuáles son las expectativas del pueblo sobre la Constituyente? ¿Cuáles deberían ser sus principales objetivos?
Como principal objetivo conseguir la paz del país. Actualmente, este sigue siendo el principal objetivo.

La ANC puede generar acciones constituyentes, decretos constituyentes, leyes constituyentes y redactar una nueva constitución que será luego sometida a consulta popular. Actualmente una de las leyes constituyentes que se pone en marcha, es la de la constitución de una Comisión de la Verdad, Justicia y Paz, precisamente como
vía para detener la espiral de violencia y construir la paz.

En este tiempo también es importante superar grandes problemas existentes, como mejorar el sistema de justicia, superar el burocratismo y contrarrestar los graves efectos de la especulación y acaparamiento generado por el ataque económico por parte de mafias empresariales, con los alimentos y medicamentos. También uno de los grandes objetivos es contrarrestar la distorsión mediática que impide valorar los aciertos que se han tenido y que generalmente no se conocen a nivel internacional, como las misiones sociales en Educación, Vivienda, Salud, Seguridad Social.

Atendiendo a Derechos Humanos urgentes para la vida. Por ejemplo, que, en un país de 30 millones de habitantes, ya se han entregado más de un millón y medio de viviendas dignas para sectores muy pobres. Unido también al reconocimiento de organismos de la ONU en materia de atención a los derechos humanos sociales, como la FAO y la UNESCO.

4- Hay muchas denuncias sobre la destrucción socio-ambiental de los ecosistemas por la explotación minera, a partir del mega-proyecto del “Arco Minero del Orinoco”, la expansión del modelo extractivista y la dependencia respecto al
petróleo, nunca superada. ¿Se acabó’ el sueño de un ecosocialismo del siglo XXI? ¿Piensas que la Constituyente pueda avanzar en esta materia?

Si bien Ganar la Paz es el primer objetivo planteado por el Presidente Maduro al convocar la ANC, los siguientes objetivos son: 2. Nuevo Sistema Económico Post Petrolero 3. Constitucionalizar las Misiones, a las que hicimos referencia en la respuesta anterior, 4. Potenciar el Sistema de Justicia, al cual también aludimos. 5. Impulsar nuevas formas de participación 6. Impulsar la defensa de la Soberanía Nacional. 7. Identidad Cultural. 8 Garantía de Futuro para la Juventud. 9. Supervivencia de la Vida en el Planeta.

Como puede verse, esta último, pero no menos importante, es uno de los objetivos a cubrir. Venezuela tiene grandes recursos naturales no sólo mineros, sino también en biodiversidad. Este aspecto si bien es una bendición de Dios, también es una tentación para los grandes intereses mezquinos de los grandes poderes mundiales.

En el Arco Minero se trata de emprender un desarrollo minero con criterio de protección ambiental. Lo cual siempre es un reto. Hay quienes consideran que lo mejor para estos recursos es no tocarlos. Sin embargo, también existe el criterio de aprovecharlos con el menor daño ambiental posible, en beneficio de la población. Y mejorando las técnicas de aprovechamiento en función de un desarrollo sustentable, con cuidado de la Casa Común, la Madre Tierra.

En el Arco Minero tiene participación de inversiones de diversas partes del mundo, siempre con mayoría decisiva soberana del Estado Venezolano. Este será un tema crucial en la Asamblea Nacional Constituyente.

5- Los medios de comunicación presentan la imagen de un País en guerra, devastado por la violencia (sobretodo por parte del gobierno), la inflación, la crisis económica, la corrupción. ¿Cuál es la situación que tú vives?

Como decíamos anteriormente, la distorsión mediática impide no sólo ofrecer una verdad sobre los hechos sino también oculta aciertos sociales muy importantes.

Así cuando se habla de la violencia gubernamental, se quiere mostrar a un gobierno con una fuerza armada similar a la de Pinochet, Videla, ….la formada en América Latina en la década de los años 1970, con el impulso de la Doctrina de la Seguridad Nacional impartida desde la Escuela de las Américas de USA, Escuela muy combatida por hermanos nuestros de Estados Unidos, como los de la comunidad Observatorio de la Escuela de las Américas SOAW . Muy por el contrario, el concepto de Seguridad de la Nación en la Constitución vigente, se aleja de ese criterio opresor. Y más bien la define como un corresponsabilidad cívico – militar en defensa de los derechos humanos y la paz, hacia un desarrollo sustentable.

De allí que nos tocó ver por ejemplo que, durante las elecciones de la ANC, el 30 de Julio, terroristas en una zona del Estado Miranda, activaron una acción de interrupción de tránsito. En este sentido, para atender el derecho humano al libre tránsito motorizados de la Policía Nacional Bolivariana fueron a atender la situación. Y cuando llegaron los terroristas activaron la bomba, hiriendo a 9 de ellos. Esta explosión, muy curiosamente, fue nítidamente fotografiada. El titular de un periódico español publica a toda página la foto con el siguiente titular: “Maduro encubre con violencia y represión el fracaso de su constituyente”. Las víctimas, policías, transformados en victimarios. Los victimaros en inocentes víctimas. Y el fracaso de la ANC, intenta encubrir ante el lector de buena fe, más de 8 millones de votos ejercidos por la población, aun en medio de violencia terrorista.

Así como este ejemplo, se puede preguntar a un lector: dónde se descubre en el análisis los millones de viviendas entregadas a los pobres, la atención gratuita en salud y educación, las pensiones homologadas periódicamente al salario mínimo para las personas de tercera edad, sin estar preguntando por quien se vota. Avances sociales hechos mediante una alianza cívico-militar en defensa de los derechos humanos sociales.

6- ¿En relación a la carencia de bienes y productos básicos, como es ahora la situación?

Como medida de respuesta coyuntural a la carencia de productos básicos, entre el gobierno y las comunidades se ha implantado un programa de distribución a precios regulados para la población, en forma periódica, denominado CLAP. Consejos Locales de Abastecimiento y Producción. Este programa se ha extendido por todo el país. En muchas zonas atiende periódicamente en forma eficaz en beneficio a las familias. En otras zonas, resulta todavía incipiente.

La ANC intentará ofrecer, tomando en cuenta estas experiencias, medidas más estructurales para contrarrestar las especulaciones vigentes. A este tema se ocupa actualmente la comisión constitucional encargada del punto 2 Nuevo Sistema Económico Post Petrolero y 5. Impulsar las Nuevas Formas de Participación. Entre ellas, estos CLAP.

7- ¿Las conquistas sociales de la revolución en materia de educación, salud, alimentación, hogar están siendo mantenidas? ¿Cómo vive hoy el pueblo pobre?

A pesar de la caída de los precios del petróleo y de la tensión internacional, las misiones sociales se han mantenido. La gente se defiende de algunas carencias, sustituyendo, por ejemplo, algunos alimentos por otros más accesibles. La creatividad en este sentido, resulta incentivada. Alimentos procesados por la gran industria de alimentos que está acaparada por monopolios que quieren incrementar los precios, o generar desabastecimientos inducidos, resulta sustituida por molinos artesanales. Todavía no suficientes. Pero si empiezan a dar respuestas locales. Y como señalamos antes, los CLAP ayudan a superar las limitaciones en especial para el pueblo pobre.

Ud. por otra parte se sorprendería como en zonas exclusivas de Venezuela y sobre todo donde viven las clases altas de la sociedad venezolana se pueden observar comercios con una enorme variedad de productos tanto locales como importados, a precios siderales. Dentro de esos almacenes no falta ningún producto.

De todos modos, hay que valorar que el índice que mide la desigualdad social, según fuentes internacionales especializadas resulta uno de los mejores para Venezuela en América Latina y el Caribe.

8- Las últimas elecciones parlamentarias dieron la mayoría de la Asamblea Nacional a la oposición, mostrando una grave caída de votos por el gobierno bolivariano. ¿Piensas que Maduro pueda recuperar votos? ¿Hay todavía confianza en la revolución por parte del pueblo pobre?

La enorme votación en estas elecciones a la Asamblea Nacional Constituyente del 30.07.2017, sobre todo en las condiciones sumamente adversas en las que se realizó, resulta un indicador que parece ser mucho más efectivo que la mejor encuesta, como para indicar que hay una recuperación de la esperanza en el rumbo propio, eso sí, con un fuerte llamado de atención para superar problemas, desechar errores, corrupciones y potenciando los aciertos. Es un hecho que, a juicio de nuestras comunidades ecuménicas afines a FUNDALATIN, representa una repotenciación de la esperanza en la vía de la solidaridad, la justicia social, la inclusión y la construcción de la paz, con la gente y con la Madre Tierra.

9- El arzobispo de Caracas ha declarado que toda la Iglesia esta’ en contra de la Constituyente, desde los obispos hasta los curas de las comunidades pobres. ¿Es verdad?

Esta convocatoria a Constituyente, que incluye a votar, aparte del padrón usual territorial universal, a votos sectoriales para tener representación específica para: comunidades indígenas, personas con alguna discapacidad, adultos mayores, empresarios, jóvenes, trabajadores de distintas áreas, resultó recibida con gran entusiasmo por el pueblo. Entre esos 8 millones de personas hay un espectro amplio católico. Por otra parte, es bueno aclarar que El arzobispo de Caracas no es referencia para la comunidad católica venezolana ya que sus actitudes constantemente son políticas partidistas donde sus homilías llaman al no reconocimiento del otro, donde utiliza los pulpitos para generar divisiones, donde el papel social que desempeña debería ser el primero en crear caminos de diálogo y ser puente, muy por el contrario no logra ver nada positivo, ni los avances que se tiene en materia de derechos humanos, ni las políticas sociales a favor de los más vulnerables. Desconociendo a los miles de católicos que forman parte de los consejos comunales, de las comunas, invisibilidad total para estos hermanos y hermanas que forman parte de nuestra iglesia.

Para el Arzobispo de Caracas estas personas no existen. Y por último la voz de la jerarquía eclesial venezolana no es ni la voz de Dios ni la del pueblo.

10- ¿Qué piensa el pueblo sobre la jerarquía eclesial?

Es lamentable abordar este tema de la jerarquía, es otro partido político de la derecha, Lo que uno puede ver en este sentido, es que ya desde hace mucho tiempo gran parte de la jerarquía católica venezolana, parece haberse alejado
de la percepción popular.

Eso que señalaba el Obispo Argentino Angelelli, un oído al Pueblo y otro al Evangelio, hace mucho que la jerarquía no lo asume como ruta de Vida y acompañamiento. Nos encontramos con algunos sacerdotes y obispos que bendicen los terroristas para que salgan a quemar seres humanos que se identifiquen con el Chavismo o de izquierda y destruir los bienes y servicios en nombre de una supuesta libertad, esto deja mucho que desear de una iglesia jerárquica que solo escucha los intereses de los poderosos, que es capaz de negarle la comunión en las misas a sus feligreses por ser chavistas, que más aún son capaces de amenazar y manipular a los que van a misa con excomulgarlos si apoyaban la Constituyente. Y sobre todo utilizando los símbolos de la religiosidad popular manipulando a la gente con estos y
asumiendo una postura política – partidista divulgando que estamos en dictadura a eso se presta la jerarquía de la iglesia católica en Venezuela.

Pero hay algo importante que resaltar, que, por encima de estas actitudes de la jerarquía venezolana, hay un pueblo cada vez más consciente. Esta es una hora especial profética en Venezuela para repotenciar la espiritualidad basada
en el proyecto liberador de Jesús El pueblo venezolano tiene una base espiritual cristiana muy fuerte. En nuestras comunidades ecuménicas populares, integrada por creyentes católicos, protestantes, anglicanos y de diversas otras visiones espirituales, incluyendo visiones ancestrales originarias, se mantiene una visión solidaria muy amplia y acogedora con el diferente que a la vez es una oportunidad de esperanza para la gente de buena Voluntad. Esfuerzo que hoy se mantiene intensamente, con aciertos y errores, desde la Patria Grande.

11- Puedes agregar tu opinión sobre el pedido del papa de suspender la constituyente? ¿El papa mudó de posición? ¿Por qué?

Lo primero que hay que aclarar que el documento que se firmó desde la sede del Vaticano rechazando la Asamblea Nacional Constituyente, fue firmado solo por Pietro Parolin quien es el Secretario de Estado del Vaticano, este Señor
Cuando fue Nuncio en Venezuela, su gestión la enfocó en ir criticando y manipulando todo lo que sucedía en Venezuela, ligado totalmente a la derecha venezolana extremista, generando divisiones, chismes e intriga constantemente contra el gobierno venezolano.

Por otra parte, Francisco el Obispo de Roma, actual Papa ha llamado constantemente al dialogo, al encuentro eso es parte de su magisterio, ha recibido al presidente Nicolás Maduro y ha colaborado como puente en las relaciones para el dialogo en nuestro país, por ello que nuevamente nos encontramos ante manipulaciones mediáticas y juegos de intereses por parte del Señor Parolin y su muy cercana amistad incondicional con la extrema derecha de nuestro país que se niega al dialogo y a reconocer la democracia participativa y protagónica que se vive en nuestra Patria.

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