Dinucci: «Con il vuoto politico il problema è l’informazione»

carri_colonnada marx21.it

Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO

24 apr 2015 — All’interno della cornice della conferenza stampa #No Guerra #No Nato, Sputnik Italia ha intervistato il giornalista Manlio Dinucci

(a cura) di Sputnik Italia

– Lei ritiene che tra le attuali forze politiche ci sia l’opportunità di aprire un dibattito sull’adesione dell’Italia alla Nato, a fronte del protratto silenzio degli scorsi decenni?

Nell’ambiente politico non è assolutamente in discussione che la Nato serva a proteggere la nostra democrazia, come non è in dubbio che la più grande democrazia del mondo sia quella degli Stati Uniti d’America. La cosa ancora peggiore è che queste idee, in una sorta di rovesciamento di fronte, hanno trovato molto più spazio in quella che noi abbiamo finora definito la sinistra, che non nella destra.

Ricordiamo che quando si preparava la guerra alla Libia, Berlusconi cercava di frenare e poi fu sicuramente posto sotto pressione anche attraverso minacce a Mediaset. Berlusconi frenava sulla base non di uomo pacifista, ma di uomo d’affari che comprendeva che sarebbe stato un danno per il nostro paese rompere il patto d’amicizia e non aggressione con Gheddafi. Non dimentichiamoci che i portabandiera dell’attacco alla Libia furono Bersani e il PD, sotto l’egida del presidente Napolitano. Bersani, addirittura, accolse la partenza dei cacciabombardieri con la storica frase: “Alla buon’ora”. Porteremo avanti questa battaglia trasversale, però senza scoraggiamenti né facili ottimismi, perché agiamo all’interno di un vuoto politico, comprendente anche i vertici del M5S. Invece, tra gli aderenti e i militanti del Movimento potrebbe esserci spazio per creare una coalizione trasversale.

– Negli anni ’60 e ’70 era in corso un dibattito sull’Alleanza Atlantica nell’opinione pubblica e nel parlamento. Berlinguer disse che l’ombrello difensivo della Nato era più importante dell’ex Patto di Varsavia. Lei considera che questa dichiarazione possa aver in qualche modo bloccato il dibattito politico?

Sì, sicuramente, anche se qualcuno dei berlingueriani odierni nega che dovesse avere quel significato. Da un partito, il PCI, che aveva guidato una grande mobilitazione contro la NATO si passava a un partito che accettava la NATO come forma di ombrello di protezione. Fu sicuramente un tornante. La direzione del PCI allora era ancora nella fase di transizione, mantenendo ancora qualcosa delle sue radici. Ora quel filone storico non esiste più, ora abbiamo Renzi. In ogni caso, nella prima guerra del golfo, milioni e milioni d’italiani scesero in piazza. Ci fu una ribellione, e non fu guidata da nessun partito. Da allora a oggi noi abbiamo visto purtroppo una decrescita della capacità di mobilitazione e d’indignazione. Quando vedo i bombardamenti nello Yemen, donne e bambini che stanno morendo, oppure quando vedo foto del NYT di ieri, con la foto dell’inaugurazione del corso di tre battaglioni della guardia nazionale ucraina, da parte dei parà della 173esima brigata giunta da Vicenza con armi ed equipaggiamenti, e vedo la bandiera statunitense e ucraina sfilare davanti alle truppe col volto mascherato, elemento di chiara fede nazista perché destinati – una volta addestrati – a compiere stragi, io mi indigno davanti a tutto questo. Purtroppo questa capacità si è persa nel nostro paese. Noi ci troviamo a dover ricostruire livelli estremamente bassi e addirittura in un ambiente fondamentalmente ostile, e non solo del governo.

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Italia: il ricatto di un “ricco delinquente” e la pantomima politica del PD

2ott2013.– Con il timore di essere arrestato a causa dell’inchiesta del Tribunale di Napoli per corruzione di parlamentari e la recente condanna (per l’evasione di € 7.000.000,oo), il 27 settembre Berlusconi ha ordinato ai legislatori del Pdl di lasciare il parlamento ed il governo. Il 29 il primo ministro Enrico Letta (Pd), pensava di poter tenere in vita il governo con i dissidenti del Pdl. Il 30 Berlusconi ha invitato i suoi ministri del Pdl a lasciare il governo. E così la farsa politica continua come la crisi economica continua a tormentare gli italiani.

di Achille Lollo*

(ROMA) – Negli ultimi dieci giorni gli italiani hanno scoperto che il futuro del paese non dipende dalla Costituzione o dalla legittimità dei mandati parlamentari. Inoltre, era evidente che il concetto di responsabilità politica e di solidarietà umana sono elementi retorici che appaiono solo nei discorsi dei politici durante le campagne elettorali. «... Beh – come ha detto Dario Fo nella sua famosa piece teatrale Mistero Buffo – il re è nudo, e il potere e i meccanismi del suo sostegno sono finalmente visibili con tutti i suoi orpelli…».

Il dramma di tutto ciò è che il teatrino della politica ha sempre un bel finale e la maggior parte della gente non capisce chi è il vero colpevole della crisi. Infatti, dopo aver causato il rapido declino dei titoli del debito italiano in tutte le borse del mondo, dopo che giornali e TV di tutto il mondo hanno fatto cadere a picco l’immagine dell’Italia, e infine, dopo aver intrapreso la fulminante privatizzazione della Telecom, Silvio Berlusconi ha ordinato ai deputati del Pdl di togliere la fiducia al governo fino a nuove elezioni. Pertanto il primo ministro, Enrico Letta ha recitato la parte della vittima, mentre chiede ai legislatori del Pdl un nuovo voto di fiducia.

In realtà è stato il massimo del sado-maso politico!

La maggior parte degli italiani ha ricevuto questi messaggi dai gestori di Mediaset – il gruppo TV Berlusconi – che imputa tutte le responsabilità della crisi al PD, per difendere il concetto di retroattività della legge Severino. Infatti, con questa legge, Silvio Berlusconi resterebbe senza la tutela giuridica del Senato e, pertanto, sarebbe soggetto ad arresto sulla base della condanna ricevuta. D’altra parte, nei programmi delle cinque televisioni pubbliche della RAI, la cosiddetta “decadenza di Berlusconi dalla carica di senatore”, è stata presentata ricevendo soddisfazione diffusa, dimenticando che alla base di tutto questo c’è l’accordo che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto con lo stesso Berlusconi per dare il governo al PD che aveva bisogno di ossigeno in Parlamento e quindi evitare nuove elezioni che sicuramente favorirebbero il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Marco Travaglio, nel suo editoriale su “Il Fatto Quotidiano”, ha giustamente sottolineato come la lotta di Berlusconi con il governo di Enrico Letta sembra la storiella dei ladri di Pisa che di giorno litigano tra di loro che poi vanno a rubare la notte insieme!

Giudici Vs Berlusconi

Come tutte le pieces teatrali la pantomima della crisi politica italiana conta su tre atti in cui sono rappresentati gli scenari peggiori della storia italiana. Nel primo, abbiamo una parte della magistratura, che dopo la fine degli anni di piombo (1990), si propone di consolidare l’indipendenza del potere giudiziario tornando a proporsi nel ruolo di “Salvatore dello Stato”. In realtà, molti giudici e pubblici ministeri, in particolare hanno assunto questo ruolo estrapolandolo dalle leggi speciali anti-terrorismo, dal momento che i partiti di destra, di centro-destra e centro-sinistra, esigevano da loro che ricoprissero questo ruolo per impedire che in Italia si consolidasse il concetto di disgregazione politica.

Tuttavia, dopo che gli “estremisti comunisti”, siano essi brigatisti, anarchici, autonomi, ecc.ecc… sono stati condannati, imprigionati, esiliati e, in alcuni uccisi dai carabinieri, i cosiddetti “Salvatori dello Stato” hanno continuato a svolgere questo ruolo attaccando il multiforme mondo della corruzione. Era dunque in questa seconda fase che il PDS (Partito Democratico della Sinistra, l’ex PCI), completamente rinnovato in favore dell’inter-classismo e sostenendo la “Terza Via” del social-neoliberismo, ha impiegato i giudici progressisti di “Magistratura Democratica” in una operazione di pulizia nel sistema politico e tentando in questo modo di raggiungere il potere.

A questo punto entra in scena l’imprenditore Silvio Berlusconi che ha cominciato ad essere “attenzionato” dai giudici di Milano, infatti, quando il segretario del partito socialista (riformista) Bettino Craxi, accusato di corruzione, fuggì in Tunisia, i giudici hanno scoperto che Berlusconi in cambio di milionarie mazzette nel 1988, aveva ottenuto dal governo Craxi  una legge che impediva alla TV Globo di trasmettere i suoi programmi da Montecarlo. Quindi, senza TV Globo tra i piedi, tutta la pubblicità delle imprese pubbliche italiane erano facilmente dirottate verso le casse di Mediaset, il nascente gruppo multimediale creata da Berlusconi.

Il terzo atto presenta i 24 casi che i giudici hanno aperto contro Berlusconi, fino a riuscire a metterlo in un angolo con il processo della Prostituzione ad Arcore, la denuncia per l’evasione fiscale da parte della finanza italiana per sette milioni di euro; la condanna a quasi 400 milioni di euro per il caso editoriale della Mondadori e infine la denuncia per aver comprato il voto del sig. De Gregorio, € 3.000.000,oo nel 2007 per ottenere la caduta del governo Prodi (centro-sinistra).

Si scopre che la Corte di Cassazione (Corte di Cassazione italiana) nel mese di agosto di quest’anno, ha confermato la condanna di Silvio Berlusconi per evasione fiscale e l’esclusione dalle funzioni pubbliche. Inoltre è bene ricordare che nel 2012 il governo Monti ha approvato con il voto dei propri parlamentari del Pdl di Berlusconi la legge Severino sulla base della quale i detenuti non possono essere eletti e nemmeno continuare a stare in Parlamento.

Considerato che il Pdl (Partito della libertà), è in realtà di proprietà di Silvio Berlusconi, che gestisce questo partito come una sua società, negli ultimi sei mesi, l’unica questione da dibattere in Parlamento è stata “la salvezza di Berlusconi come leader storico del Pdl,… un’amnistia per Berlusconi per essere stato eletto per alcuni milioni di italiani… una revisione costituzionale per di dichiarare che la legge Severino non è retroattiva, ma semplicemente valida per i legislatori futuri, risparmiando così la decadenza parlamentare di Berlusconi”!

Napolitano e Letta

Quando il Pdl di Berlusconi ha causato la caduta del governo tecnico di Mario Monti nel 2012 e il risultato elettorale ha dimostrato che il Movimento 5 Stelle è il nuovo soggetto politico, contrario a mantenere in vita il sistema partitico attuale, Piergiorgio Bersani – allora segretario PD ha fatto di tutto per isolare il Movimento 5 Stelle e far deragliare un’alleanza con loro che avrebbe significato troppi sacrifici politici per il PD. Come ad esempio la riduzione del ricco stipendio da 12.000,oo € a 3.500,oo oltre a votare a favore della ineleggibilità degli evasori fiscali, dei corrotti e dei sospetti di legami mafiosi!

Così il PD sacrificando il suo candidato alla presidenza, Romano Prodi ha scelto di rieleggere il vecchio Giorgio Napolitano, nel cuore della notte, tessendo un accordo con Silvio Berlusconi per sostenere un governo di “grande coalizione” formato con il centro-destra del CC di Mario Monti, il Pdl di Berlusconi e il PD di centro-sinistra con Enrico Letta, il leader dei moderati di questo partito nonché “imparentato” con Berlusconi!

Quindi Napolitano e PD sapevano benissimo che prima o poi il processo Berlusconi sarebbe finito con la punizione pesante per costringere il proprietario del Pdl fuori dalla politica o alla fine fuggire all’estero per evitare l’arresto. 

Oggi, qualcuno inizia a dire che Napolitano e la direzione del PD non sono riusciti a “moderare” l’enfasi dei giudici e neanche a ritardare la pubblicazione delle due condanne. Conseguentemente Berlusconi soffia sul fuoco della crisi in Parlamento.

Il ricatto politico

Berlusconi non ha mai accettato di essere giudicato e condannato di conseguenza dai tribunali. Quindi ha sempre esercitato un pesante ricatto politico al governo di Enrico Letta, sperando di fare pressione sui giudici per sfuggire a una condanna. In caso contrario l’Italia sarebbe condannata al caos completo. Un ricatto che non è stato raccolto nei tribunali, ma che ha colpito soprattutto il governo di Enrico Letta e parte del PD, che hanno accettato tutte le richieste di Berlusconi. Di fatto il Pdl è riuscito a far passare leggi che in realtà favoriscono solo la sua immagine politica e non gli interessi degli italiani.

Secondo alcuni analisti, Silvio Berlusconi ha voluto sostenere questo governo fino alla fine del 2014, per poi staccarsi e andare a elezioni ritornando al vecchio partito “anticomunista” Forza Italia e tornare a governare senza PD.

In questo scenario deludente la direzione del Pd, piuttosto che affossare definitivamente Berlusconi e il gruppo dei “falchi Pdl”, come la sua base da mesi chiede, ancora una volta accetta il ricatto di Berlusconi che dopo aver ordinato ai suoi parlamentari di dimettersi dal Parlamento e richiedendo ai ministri del Pdl di lasciare il governo è ritornato a chiedere di votare Letta, la legge di stabilità e la riduzione dell’IVA. In risposta Enrico Letta, ha affermato: «… Mercoledì, 2 ottobre sarò in Parlamento per chiedere la conferma al programma di governo responsabile e quindi prevenire la crisi e andare avanti… bla, bla, bla…».

E mentre la pantomima continua in Parlamento il paese sta cadendo sempre più in profondità nel buco della crisi economica, con la disoccupazione che ha già superato il 13,%, mentre 800 negozi ogni mese dichiarano fallimento e 45 piccole industrie, in media, licenziano gran parte dei loro lavoratori.

[Trad. dal portoghese per ALBAinFormazione di Ciro Brescia]

*giornalista italiano, corrispondente di “Brasil de Fato” in Italia, editore del programma TV  “Quadrante Informativo” e editorialista del periodico brasiliano “Correio da Cidadania”

Italia e Colombia, una relazione pericolosa

di Antonio Mazzeo

A partire dal prossimo anno i militari italiani verranno addestrati nella selva colombiana all’esecuzione di “operazioni speciali”. Ad annunciarlo è stato il ministro della difesa della Colombia, Juan Carlos Pinzón, rientrato a Bogotà dopo un tour in Europa nel corso del quale – lo scorso 5 novembre – ha avuto modo d’incontrare a Roma il ministro-ammiraglio Giampaolo Di Paola. Secondo una nota diffusa dal nostro governo, i due ministri hanno discusso, in particolare, sullo “sviluppo delle relazioni nel settore della Difesa e della collaborazione industriale tra Italia e Colombia”, anche in vista della firma di un accordo quadro di cooperazione fra le rispettive forze armate. Il ministro Pinzón ha rivelato che oltre alle esercitazioni nella selva dei corpi d’élite del paese partner, dal 2013 il personale militare colombiano sarà ospite delle scuole di guerra dello Stato maggiore italiano.

“Si tratta di una notizia di per sé inquietante, tanto più che il ministro colombiano, con l’avallo del governo, è seriamente intenzionato a portare avanti un’amnistia generalizzata per i crimini di lesa umanità perpetrati senza soluzione di continuità dalle forze armate”, ha commentato l’Associazione Nuova Colombia ricordando come nel paese sudamericano è in atto da mezzo secolo un sanguinoso conflitto interno e che le forze militari e di sicurezza si sono macchiate di una lunga serie di crimini e violazioni dei diritti umani. “Pinzón – ha aggiunto l’associazione – afferma di voler offrire le conoscenze e l’esperienza della forza pubblica colombiana a paesi come l’Italia, omettendo di aggiungere che tali conoscenze spaziano dal campo della tortura, quotidianamente praticata nelle carceri colombiane, a quello della corruzione e delle esecuzioni extragiudiziarie…”.

Già da qualche tempo si erano registrati incontri e scambi di cortesia di alti ufficiali e “osservatori” delle forze armate dei due paesi. Quest’anno, a maggio, il Segretariato generale della difesa e dello Stato maggiore dell’esercito aveva ospitato presso il Comando di artiglieria di Bracciano (Roma) una delegazione delle forze armate colombiane guidata dal generale Rubén Darío Alzate Mora. “Ai visitatori sono stati illustrati gli aspetti essenziali del Comando artiglieria e del neo costituito Centro Fires and Targeting e le caratteristiche tecniche di alcuni mezzi da combattimento, mostrati sia in mostra statica che durante una dimostrazione di mobilità tattica presso l’area addestrativa di Castel Giuliano”, si legge in una nota ufficiale dell’esercito italiano.

Il 30 settembre 2009, era stato l’allora sottosegretario alla difesa, on. Guido Crosetto a recarsi in visita in Colombia, accompagnato dal generale Aldo Cinelli (Segretario generale del ministero) e dall’ammiraglio Dino Nascetti (direttore generale degli armamenti navali). Momento clou, l’incontro con il controverso presidente colombiano di allora Álvaro Uribe che, come riportano le cronache del tempo, “non ha tralasciato di inviare un caloroso saluto al signor presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi”.

La delegazione italiana venne pure ricevuta dal ministro della difesa Gabriel Silva Lujan e dai capi delle forze armate colombiane. “Nel corso degli incontri sono stati affrontati diversi temi di discussione, tra i quali la sicurezza nel Paese, la prospettiva di collaborazione militare bilaterale, specie nel settore della Marina, di sviluppo dell’industria della Difesa e di intese specifiche in materia di scambio di informazioni ed attività congiunte”, riportava l’ufficio stampa del ministero della difesa italiano. “Il sottosegretario Crosetto – si legge ancora – ha sottolineato con viva soddisfazione la sintonia politica esistente tra i due Governi. Ha inoltre messo in evidenza un possibile ruolo internazionale delle forze armate colombiane in ambito Nato, al fine di trasmettere l’esperienza maturata sul terreno, nel quadro delle operazioni di pace in Afghanistan”.

L’on. Crosetto ha infine espresso il “profondo apprezzamento per l’impegno del Governo colombiano, teso a debellare il narcotraffico e la guerriglia in maniera risoluta e definitiva”, omettendo di ricordare che proprio l’opacità delle classi dirigenti colombiane nella “lotta” agli stupefacenti e alla criminalità organizzata ha minato la credibilità internazionale e la stessa legittimità democratica del paese (diversi analisti hanno definito la Colombia un “narco-stato”). Del tutto ignorati anche il ruolo e le responsabilità del paramilitarismo nell’escalation del narcotraffico e l’impunità assicurata dallo Stato colombiano alle Autodefensas responsabili di efferati crimini contro la popolazione civile, gli oppositori di sinistra e i sindacalisti.

Il riavvicinamento tra Italia e Colombia, prima con l’esecutivo Berlusconi, adesso con il duo Monti – Di Paola, ha consentito al complesso militare industriale italiano di aprirsi un varco nel mercato colombiano. Secondo quanto rivelato dall’Espresso nel maggio 2012 dopo la missione a Roma del generale Rubén Darío Alzate Mora, il consorzio Oto Melara – Iveco ha offerto alle forze armate del paese sudamericano una partita di nuovi mezzi da combattimento 8×8 “Freccia” e di carri Leopard con cannoni da 120 mm e cingolati VCC di proprietà dell’esercito italiano, “non più utilizzati anche se funzionanti”.

Invidiabili gli affari di Selex Sistemi Integrati, azienda elettronica del gruppo Finmeccanica. Secondo quanto riferito dai propri manager, circa l’80% dei sistemi radar operanti nel paese sarebbero stati forniti proprio dalla società italiana. Una presenza che si è ulteriormente rafforzata grazie ai sistemi di radioaiuto alla navigazione della controllata statunitense Selex Sistemi Integrati Inc., che ha venduto i propri apparati alla Colombia a partire dal 1991. Nell’ultimo triennio, Selex ha inoltre ricevuto un contratto del valore di una decina di milioni di euro dalla Unidad Administrativa de Aeronautica Civil de Colombia, per l’ammodernamento dei sistemi radar dell’aeroporto internazionale “El Dorado” di Bogotà e degli scali di Cerro Maco (Bolivar) e Cerro Santana (Cauca). “Il programma – secondo Finmeccanica – ha consentito di gestire un maggior numero di informazioni e di dati scambiati con gli aeromobili, aumentando le prestazioni”. Radar con duplice funzione, civile e militare, quelli installati da Selex, specie quello di Cerro Santana, in grado di controllare il traffico aereo nelle regioni meridionali e occidentali dove è in atto la controffensiva delle forze armate colombiane contro la guerriglia delle Farc. All’inizio del gennaio 2012, proprio questa installazione radar è stata distrutta durante un’azione militare dell’organizzazione guerrigliera.

Due contratti per circa 400 mila euro sono stati assegnati invece nel gennaio 2010 a Telespazio Brasil, una joint venture di Finmeccanica e della francese Thales, per la fornitura di immagini satellitari alle autorità colombiane. Ciò consentirà di effettuare il monitoraggio di un’area di circa 65.000 kmq con l’ausilio dei quattro satelliti radar della costellazione Cosmo-SkyMed, finanziata dall’Agenzia spaziale e dal ministero della difesa italiano.

Anomala “consulente” di fiducia del gruppo Finmeccanica in Colombia è stata sino a qualche tempo fa la modella Debbie Castañeda Rodriguez, agli onori della cronaca dopo la pubblicazione delle intercettazioni effettuate nell’ambito dell’inchiesta della procura di Napoli sui presunti ricatti su Silvio Berlusconi di Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola.

Originaria di Bogotà, Debbie Castañeda Rodriguez venne eletta Miss Colombia nel 1996. Dopo essere comparsa in alcune telenovelas, nel 2000 esordì su Italia1 con la trasmissione “Tribe Generation”, per transitare l’anno successivo a Canale 5 Italiani e, dal settembre 2003 al gennaio 2004, nel cast di “Torno sabato… e tre” su Raiuno.

“Ho venduto radar della Selex all’aviazione civile colombiana e radar e radioaiuti per il controllo aereo alla Difesa”, ha ammesso la consulente-modella in un’intervista. “Guadagnavo cinquemila euro al mese. Al terzo anno sono diventati diecimila, lordi. Mio zio ha un porto e collabora con la Marina colombiana nell’export di carbone. L’ex presidente della Colombia, Álvaro Uribe è un caro amico di famiglia. Silvio Berlusconi me lo presentò invece mio marito Marco Squatriti. Per me era un mito. Avere buone relazioni internazionali è fondamentale in questo come in ogni mestiere”.

Fu proprio al cavaliere-premier che miss Debbie si rivolse dopo aver ricevuto dal direttore commerciale di Finmeccanica, Paolo Pozzessere, la notizia della revoca del suo contratto di consulenza. “L’ex modella non gradisce”, annotano gli inquirenti di Napoli. “E alle 18,53 del 30 giugno 2011, cinque minuti dopo la telefonata con Pozzessere, la Castañeda chiama Marinella Brambilla, la segretaria personale di Berlusconi…”.

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