Assad: «80 Paesi con il terrorismo, l’aiuto di Russia e Iran è decisivo»

da lantidiplomatico

A quasi 5 anni dagli inizi della crisi nel paese arabo, il Presidente siriano Bashar Al Asad ha rilasciato un’intervista al quotidiano spagnolo “El Pais”. Tra i temi affrontati, il futuro della Siria, i negoziati di pace, il rapporto con l’America Latina, i progressi dell’esercito siriano nel paese e gli interventi di Russia e Iran.

Ecco il testo integrale dell’intervista apparsa oggi su “El País”

Domanda. Questa settimana è stato consentito l’accesso umanitario alle sette aree assediate. Ci sono stime secondo le quali in queste zone vivono 486.000 persone, molti assediati da più di tre anni fa. Perché è stato ritardato l’invio di tali aiuti?
 
Risposta. In realtà questo non è accaduto di recente. Avviene dall’inizio della crisi. Non abbiamo imposto alcun embargo in nessuna zona in Siria. C’è una differenza tra un assedio e un esercito che circonda una zona specifica, perché ci sono terroristi, e questo è qualcosa di naturale in questo caso, la sicurezza o la situazione militare. Ma il problema in queste aree è che i gruppi armati stessi hanno sequestrato cibo e altri beni di prima necessità agli abitanti per poi rivenderli a prezzi molto alti. Mentre il governo, non ha mai impedito l’arrivo degli aiuti a qualsiasi area, comprese quelle che sono sotto il controllo dello Stato Islamico come la città di Raqa nel nord del paese, prima sotto il controllo del Fronte al-Nusra, filiale locale di al Qaeda, per quasi tre anni. Sono state inviate in queste aree tutte le pensioni, gli stipendi dei dipendenti ed i vaccini per i bambini.
 
D. Quindi continua l’invio di cibo e salari a Raqa ed in altri bastioni dell’ISIS?
 
R. Sì. Se mandiamo i salari a Raqa è perché crediamo che ogni siriano ricade sotto la nostra responsabilità, del governo, quindi perché non farlo come in altre aree? Sarebbe contraddittorio. Ecco perché ho detto che la consegna degli aiuti umanitari non è una questione recente. Noi, fin dall’inizio, non abbiamo mai smesso di consentire l’invio di aiuti.
 
D. E ancora avviene?
 
R. Certo.
 
P. La Russia e gli Stati Uniti hanno annunciato la scorsa settimana una tregua. Il governo siriano è disposto a rispettare il cessate il fuoco e la sospensione delle operazioni militari in Siria?
 
R. Certo. Inoltre abbiamo annunciato che siamo pronti a questo, ma la questione non dipende solo da un annuncio. Dipende da che cosa si ha intenzione di fare sul campo. Ora, penso che il concetto di cessate il fuoco non è corretto, perché il cessate il fuoco avviene tra due eserciti e due paesi che si combattono. Sarebbe meglio usare il concetto di operazioni di posa. Essa dipende in primo luogo dal fermare il fuoco, ma anche da altri fattori complementari che sono più importanti, come ad esempio, impedire ai terroristi di usare la sospensione delle operazioni per migliorare le loro posizioni. Vietare dipende anche da altri paesi, in particolare dalla Turchia, che potrebbe inviare più uomini e armi o qualsiasi tipo di supporto logistico ai terroristi. Inoltre, una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riguardo a questo punto  non è stata rispettata. Se non garantiamo tutti questi requisiti per la sospensione delle operazioni, tutto questo avrà un effetto negativo e potrà causare più caos in Siria, e può anche portare alla divisione di fatto del paese. Pertanto, applicando la cessazione delle operazioni, potrebbe essere positivo se fossero rispettati i requisiti necessari.
 
D. Quindi ci sarà lotta, nonostante il cessate il fuoco, almeno nei confronti di alcuni gruppi armati?
 
R. Sì, di sicuro, ad esempio contro ISIS, Al Nusra e altre organizzazioni o gruppi terroristici affiliati ad Al-Qaeda. Ora, la Siria e la Russia annunceranno quattro nomi: Ahrar Al-Sham e Jeish Islam [Esercito dell’Islam] oltre al Fronte al-Nusra e ISIS.

D. Le sue truppe intorno ad Aleppo, un bastione dell’opposizione. Quando riprenderete il pieno controllo di questa città?
 
R. In realtà siamo nel centro della città e gran parte della città è sotto il controllo del governo. La maggior parte degli abitanti dei sobborghi sono stati spostati dalla zona sotto il controllo di aree del governo. La domanda non è più riprendere il controllo della città. In realtà, la questione sta nel bloccare le strade tra la Turchia ed i gruppi terroristici. Questo è lo scopo delle battaglie di Aleppo ora, e recentemente siamo riusciti a chiudere le strade principali. C’è una chiusura completa tra Aleppo e la Turchia, ma rende il rapporto tra la Turchia ed i terroristi molto più difficile. È per questo motivo che la Turchia sta bombardando i curdi di recente.
 
D. Cosa avverrà dopo Aleppo? L’esercito siriano è pronto per raggiungere Raqa, capitale autoproclamata dell’ISIS?
 
R. In linea di principio, si andrà in tutte le aree, ma in questo momento stiamo combattendo in più di dieci fronti in Siria. Ci stiamo muovendo verso Raqa, ma siamo ancora lontani da essa. In linea di principio, sì, stiamo andando fino a Raqa e in altre aree, anche se il tempo dipende dai risultati dei diversi scontri attualmente in corso nel paese e, pertanto, non si può definire con esattezza il tempo necessario.
 
D. La Russia ha avviato un’intensa campagna di attacchi aerei contro le principali postazioni dell’opposizione. Questo è stato un punto di svolta nel conflitto. Chi ha l’iniziativa ora? Pensa che avrebbe potuto compiere questo senza pensare ad un aiuto esterno?
 
R. Senza dubbio, il sostegno russo e iraniano è stato essenziale per il nostro esercito per ottenere questa svolta. Ma chiedere se non saremmo stati in grado di raggiungere questi risultati è una domanda ipotetica. Voglio dire nessuno può avere una certa risposta. Ma sicuramente abbiamo bisogno di questo aiuto, per un semplice motivo: perché più di 80 paesi supportano in maniera diversa i terroristi. Alcuni direttamente con il denaro, il supporto logistico, armi o combattenti. E in altri paesi è stato offerto sostegno politico in varie sedi internazionali. La Siria è un paese piccolo. Potremmo combattere, ma in ultima analisi, vi è un sostegno incondizionato a quei terroristi ed è ovvio che in questa situazione c’è la necessità di un sostegno internazionale. Ma ancora una volta dico che questa domanda è ipotetica e non vi si può dare risposta certa.
 
D. Per quanto riguarda i raid aerei russi, non è preoccupato per le vittime civili? Lunedì è stato bombardato un ospedale che ha ucciso 50 persone. Gli USA accusano la Russia dell’attentato.
 
R. I funzionari Usa hanno detto di non sapere chi ha commesso l’attacco, è quello che hanno dichiarato in seguito. Queste dichiarazioni contraddittorie sono comuni negli Stati Uniti, ma nessuno ha un punto di prova di chi sia l’autore degli attacchi e il modo in cui si sono verificati. Per quanto riguarda le vittime, questo è un problema in ogni guerra. Certo che mi sento molto triste per la morte di ogni civile innocente in questo conflitto, ma è la guerra. Le guerre sono cattive, non c’è una guerra buona, perché ci sono sempre e sempre saranno civili innocenti a pagare il prezzo.
 
D. Quindi, come fa a spiegare al suo popolo, i siriani, che c’è un esercito straniero che opera nel suo territorio che ha causato vittime civili? Lo vede come inevitabile?
 
R. No, non ci sono prove che i russi hanno attaccato obiettivi civili. Sono molto precisi nei loro attacchi e attaccano sempre ogni giorno, le basi e le postazioni terroristiche. Sono i nordamericani che hanno ucciso numerosi civili nella parte settentrionale della Siria. Finora non si è verificato un solo incidente russo che abbia coinvolto i civili dal momento che i russi non attaccano i civili e gli attacchi si verificano soprattutto nelle zone rurali.
 
D. Parlando di eserciti stranieri, come risponderà se la Turchia e Arabia Saudita invieranno le loro truppe nel suo paese con il pretesto di combattere l”ISIS?
 
R. Come dici lei, è una scusa. Ma se succede li affronteremo come stiamo combattendo i terroristi. Difenderemo il nostro paese. Tale azione costituisce un’aggressione. Non hanno diritto di intervenire in Siria, né politicamente né militarmente. Sarebbe una violazione del diritto internazionale e per noi come cittadini siriani, la nostra unica scelta è quella di combattere e difendere la nostra patria.
 
D. La Turchia ha cominciato a bombardare le zone siriane dal proprio territorio.
 
R. Sì, e prima dei bombardamenti, la Turchia ha inviato terroristi e quindi sta lavorando verso lo stesso obiettivo con mezzi diversi. La Turchia è coinvolta negli eventi in Siria dall’inizio.
 
P. L’Arabia Saudita ha cercato di unire l’opposizione in una conferenza tenuta a Riyadh. Alcuni militanti legati ad al Qaeda erano presenti alle riunioni. Riconoscete qualsiasi gruppo di opposizione armata come un partito legittimo con il quale si può negoziare?
 
R. Si riferisce a chi combatte sul terreno?
 
D. Sì.
 
R. No. I dettami legali e costituzionali, ritengono che tutti coloro che utilizzano le armi contro il popolo e contro il governo è un terrorista, sia nel nostro paese o in qualsiasi altro paese del mondo. Non possiamo dire che queste persone godano di legittimità. Essi possono essere legittimi quando depongono le armi e partecipano al processo politico. Questo è l’unico modo possibile in qualsiasi paese per la ricostruzione o modificare la legge, la costituzione o il governo. Questo può essere fatto attraverso un processo politico, non a mano armata.
 
D. Quindi si considerano terroristi tutti quelli che combattono?
 
R. Finché non annunciano che essi sono disposti a partecipare al processo politico. Solo allora non avremo alcun problema con loro.
 
D. Per quanto riguarda i combattenti, a prescindere dalla loro intenzioni, se consegnano le armi e vogliono tornare, possono farlo?
 
R. Si concederà l’amnistia, e questo è successo negli ultimi due anni e si è accelerato negli ultimi tempi. Molti di loro hanno deposto le armi ed alcuni ingrossano le file dell’esercito siriano, attualmente combattono l’ISIS e sostengono l’esercito siriano ed i combattenti russi.
 
D. Quindi, se, come ha detto coloro che hanno preso le armi contro il governo sono tutti terroristi, con chi esattamente si negozia a Ginevra?
 
R. A Ginevra avrebbe dovuto esserci una mix. Da un lato i terroristi ed estremisti che sono stati addestrati in Arabia Saudita, alcuni dei quali appartenenti ad Al Qaeda. Inoltre sono avversari che vivono in esilio o in Siria. Siamo in grado di negoziare con l’altra parte, con i patrioti siriani legati al loro paese, ma senza dubbio non possiamo negoziare con i terroristi, e per questo è fallita la conferenza.
 
D. E i dirigenti e attivisti dell’opposizione che sono imprigionati in Siria da prima dello scoppio del conflitto nel 2011?
 
R. Sono stati liberati tempo fa dal carcere e la maggior parte di loro sono già parte dell’opposizione.
 
D. Tutti?
 
R. Tutti fuori prima del 2010, tra cui alcuni terroristi che erano stati condannati a diversi anni di carcere, scontata la pena, quando è iniziata la crisi hanno aderito a gruppi terroristici.
 
D. Ci sono le prove di quello che dice?
 
R. Sì. Uno di loro è morto di recente, Zahran Aloush. Condannato al carcere perché legato ad Al Qaeda, come è iniziata la crisi, ha formato il suo gruppo terroristico.
 
D. Secondo alcune stime ci sono 35.000 jihadisti stranieri in Siria, tra cui 4.000 dall’Europa. Il governo spagnolo ha dichiarato che ci sono circa 300 persone con passaporti spagnoli. Che ne sarà di loro se cadono nelle mani dell’esercito siriano?
 
R. Spagnoli?
 
P. Jihadisti stranieri in generale.
 
R. In primo luogo, ci comportiamo con loro come con altri terroristi. Dal punto di vista giuridico non c’è alcuna differenza in base alla nazionalità, ma le domande per estradarli nei loro paesi, si inoltrano attraverso le relazioni istituzionali dei due Paesi.
 
D. In questo contesto, dal suo punto di vista, che cosa è che attira il gran numero di stranieri in Siria?
 
R. In sostanza, è per il sostegno che ricevono. Essi ricevono un vero e proprio supporto esterno. L’Arabia Saudita è il principale finanziatore di questi terroristi. Li hanno messi su piani e li inviano in Turchia e poi in Siria. L’altro fattore di attrazione si trova nel caos, e il caos è un terreno fertile per i terroristi. Il terzo fattore è l’ideologia, perché appartengono ad Al Qaeda. Questa zona, nella nostra cultura religiosa, la cultura dell’Islam, occupa una posizione di rilievo dopo la Mecca, Gerusalemme e altri luoghi sacri. Essi pensano di poter venire qui per stabilire il loro stato. L’idea è che possono venire a combattere e morire per Allah e l’Islam, per loro questa è il jihad.
 
D. Se il governo impone il suo controllo in tutta la Siria, sarà avviato un processo politico? Sareste disposti ad andare alle elezioni di nuovo?
 
R. Sarebbe normale la formazione di un governo di unità nazionale che riunisce tutte le correnti politiche che desiderano essere parte di esso. Questo governo dovrebbe preparare le condizioni per la redazione di una nuova costituzione, perché se si vuole parlare del futuro della Siria e la discussione con le varie parti, e discutere su come risolvere il problema interno, si dovrebbe discutere la Costituzione. Indubbiamente la Costituzione deve essere sottoposta a un referendum popolare. E secondo la nuova costituzione ci dovrebbero essere elezioni anticipate. Se le persone o le diverse parti vogliono tenere le elezioni, si terranno. Ma per risolvere la parte politica del problema non ha nulla a che fare la mia opinione personale.
 
D. Dove si vede tra 10 anni?
 
R. La cosa più importante è come vedo il mio paese, perché io sono parte del mio paese. Pertanto, dopo dieci anni voglio essere in grado di salvare la Siria, ma questo non significa che io rimanga il presidente. Sto parlando della mia visione di quel periodo. Se la Siria andrà bene allora sarò la persona che ha salvato il suo paese. Questo è il mio lavoro ora e questo è il mio dovere. Così mi vedo per quanto riguarda la carica e la mia persona come cittadino siriano.
 
D. Ma ci sarà al potere tra 10 anni?
 
R. Questo non è il mio obiettivo. Non mi importa della mia presenza al potere. Per me, se il popolo siriano mi vuole al potere, allora lo sarò, in caso contrario, non  lo sarò. Se non posso aiutare il mio paese, allora devo lasciare immediatamente.
 
D. Mi permetta di citare una parte della relazione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite sulla Siria, pubblicato il 3 febbraio: “Alcuni detenuti da parte del governo sono stati picchiati a morte o sono morti a causa di ferite riportate durante la tortura”. E si aggiunge che il governo ha commesso crimini di guerra.
 
R. È simile a quello che il Qatar ha fatto un anno fa o giù di lì, quando ha falsificato un rapporto composto da immagini non verificate di feriti, sulla base di informazioni provenienti da fonti dubbie. Poi hanno mandato il rapporto alle Nazioni Unite. Questo fa parte della manipolazione dei media esercitata contro la Siria. Questo è il problema, l’Occidente e la sua campagna mediatica. Informazioni non verificate che accusano la Siria per poi adottare misure contro.
 
D. Il mondo è rimasto scioccato dalla immagine del bambino Aylan Kurdi, un rifugiato siriano che aveva tre anni, che è stato trovato morto su una spiaggia in Turchia. Come si è sentito di fronte a quell’immagine?
 
R. È una delle parti più tristi del conflitto siriano, che ci sono persone che lasciano il proprio paese per vari motivi. Ma al di là della sensazione, la domanda che a noi, come pubblici funzionari, ci fa la cittadinanza siriana è quello che faremo e se sono state adottate le misure per permettere ai rifugiati di tornare a casa. Ci sono due motivi. Il primo, che dobbiamo affrontare, naturalmente, è il terrorismo, perché quei terroristi minacciano non solo il pubblico, ma li privano dei loro mezzi di sussistenza di base. La seconda ragione è l’embargo che è stato applicato sulla Siria dall’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, che ha causato più difficoltà per la vita delle persone qui, in particolare nel settore sanitario. Dobbiamo affrontare questi motivi per evitare questa tragedia e che non si estenda per un lungo periodo di tempo.
 
D. Lei ha detto che alcuni di questi profughi in fuga ISIS, ma alcuni dicono in fuga dal governo o dalle campagne realizzate dal governo siriano in alcune zone.
 
R. Potrei darle provai che contraddicono questo e lo avete potuto vedere durante il vostro soggiorno in Siria, ovvero che la maggior parte delle persone che vivono nella zona sotto il controllo dei terroristi sono migrati verso l’area sotto il controllo del governo. Quindi, se si vuole sfuggire al governo, perché andare dal governo? Questo non è reale. Ma ora, quando c’è una battaglia, ripresa o gli scontri tra il governo e i terroristi in alcune zone, è naturale per la maggior parte dei suoi abitanti lasciare quelle zone per altre, ma questo non significa fuga dal governo. Alcuni di coloro che emigrarono in aree sotto il controllo del governo sono parenti di combattenti ribelli stessi.
 
P. Secondo le stime internazionali, circa cinque milioni di rifugiati sono fuggiti dalla Siria. Un milione hanno attraversato il confine con l’Europa. Quali garanzie hanno queste persone di tornare liberamente e senza timore di rappresaglie?
 
R. Certo che possono tornare, voglio dire che è un loro diritto il ritorno. A meno che non si tratti di un terrorista o assassino, che non sia sfuggito al governo. E alcuni di loro, e penso che molti sono sostenitori del governo e non scappano da esso, ma come ho detto, le condizioni di vita sono peggiorate molto nel corso degli ultimi cinque anni. Vogliamo che la gente torni in Siria.
 
D. Che cosa può fare il vostro governo per fermare il flusso di profughi  ed evitare così che  tante persone anneghino nel Mediterraneo?
 
R. Come le ho detto, non dipende solo dalla Siria, ma anche dal resto del mondo. In primo luogo, l’Europa deve eliminare l’embargo contro il popolo siriano, perché non è in realtà un embargo contro il governo siriano, ma contro il popolo siriano. In secondo luogo, la Turchia dovrebbe interrompere l’invio di terroristi in Siria. In terzo luogo, come governo, dobbiamo combattere i terroristi, senza dubbio, e dobbiamo migliorare le condizioni di vita dei cittadini con tutti i mezzi a nostra disposizione per permettere ai siriani di rimanere a casa. Questo è l’unico modo che può portare queste persone indietro o convincerli a tornare nel loro paese. Sono sicuro che la maggior parte di loro vogliono tornare in Siria.
 
D. Quando è salito al potere, ha promesso riforme democratiche in un momento definito  “Primavera di Damasco”. Alcuni credono che se avesse fatto quelle riforme più rapidamente, avrebbe potuto salvare molte vite. Principalmente l’opposizione o gli Stati Uniti sostengono che se avesse lasciato il potere, molte di queste vite avrebbero potuto essere salvate. Che cosa significa questo?
 
R. La domanda è: qual è il rapporto tra ciò che lei ha citato e l’invio di denaro dal Qatar, l’invio di armi e sostegno diretto ai terroristi? Qual è il rapporto tra questa e il ruolo della Turchia nel sostenere i terroristi? Qual è il rapporto di questa con la presenza dell’ISIS e al-Nusra in Siria? Quindi questo rapporto non è corretto. Se si desidera cambiare il primo ministro, in qualsiasi regime, sia nel proprio paese o in qualsiasi altro paese, deve farlo attraverso un processo politico. Non è possibile utilizzare le armi. L’uso delle armi non può essere il modo per cambiare il regime o stabilire una democrazia. La democrazia non si ottiene a mano armata e l’esperienza degli Stati Uniti in Iraq, lo dimostra. La stessa situazione si verifica in Yemen. Il presidente [Ali Abdullah] Saleh ha lasciato il potere a causa delle stesse accuse. Che cosa è successo in Yemen? Forse è meglio ora? Questo non è corretto e non vi è alcuna relazione. Siamo in grado di ottenere la democrazia attraverso il dialogo. La vera democrazia deve essere stabilita sulla base della società stessa. Come si può accettare l’altro. Questa zona è un melting pot che riunisce diversi gruppi etnici, sette e religioni. Come possono accettarsi a vicenda? Se riescono a farlo, allora potrebbero accettare  l’altro politicamente e poi raggiungere una vera democrazia. Quindi il problema non dipende dal presidente. Hanno cercato di personalizzare il problema, solo per dimostrare che si tratta di un problema semplice e che se il presidente lascia il suo incarico, allora tutto andrà bene. Nessuno può accettare questo punto di vista.
 
D. In questi cinque anni, vedendo così tante vite perdute e siti archeologici distrutti, avrebbe fatto qualcosa di diverso?
 
R. In generale, se si parla di principi, fin dall’inizio abbiamo detto che avremmo combattuto il terrorismo e che avremmo sostenuto il dialogo. Abbiamo un dialogo aperto con tutti tranne che con i gruppi terroristici. Allo stesso tempo, abbiamo aperto la porta ai terroristi se avessero deposto le armi e fossero tornati alla vita normale, così abbiamo offerto un’amnistia generale. Quindi questo è l’inizio di una soluzione completa. Ora, cinque anni dopo, non posso dire che sia stato un errore, e penso che cambieremo questi principi. Le misure per attuarle sono diverse, a volte, perché dipende da diversi responsabili, diverse istituzioni, persone diverse e diversi individui. Chiunque può commettere errori. Quindi, se avessimo voluto cambiare qualcosa, se avessimo potuto correggere quegli errori che sono stati commessi in diversi punti, lo avremmo fatto; avrei fatto ciò se avessi potuto far tornare indietro le lancette dell’orologio.
 
D. Quindi dal suo punto di vista, a partire dall’inizio quelle proteste a Deraa e Damasco come terroriste, infiltrate da forze straniere. Come ha visto quelle prime manifestazioni contro il governo?
 
R. All’inizio c’era un mix di manifestanti. In primo luogo, il Qatar ha pagato questi manifestanti per portarli su Al Jazeera e quindi convincere l’opinione pubblica mondiale che la gente protestava contro il presidente. Il numero massimo raggiunto è stato di 140.000 manifestanti in tutta la Siria, che non era gran cosa, di conseguenza per questo non eravamo preoccupati. Poi hanno infiltrato i manifestanti con i militanti che hanno aperto il fuoco contro la polizia ed i dimostranti, al fine di provocare altre proteste. Quando hanno fallito, hanno iniziato l’invio di armi per sostenere i terroristi.

D. Ma c’erano manifestanti che hanno protestato onestamente? Che cambiamenti chiedevano?

R. Certamente, non si può dire che tutti coloro che partecipavano fossero terroristi.
 
D.Lei ha visitato la Spagna due volte ed ha incontrato i presidenti José María Aznar e José Luis Rodriguez Zapatero che hanno inoltre visitato la Siria quando erano in carica. Come sono stati i suoi rapporti con la Spagna da allora?
 
R. La Spagna in generale è contro qualsiasi soluzione rischiosa in Siria. È qualcosa che noi apprezziamo. Essi non hanno sostenuto alcuna azione militare contro la Siria ed hanno detto che complicherebbe ulteriormente la situazione. Non parlano di rovesciare il presidente o interferire nei nostri affari interni. Hanno detto che tutto deve avvenire sulla base di una soluzione politica attraverso un processo politico. Questo è molto. Allo stesso tempo, la Spagna fa parte dell’Unione europea, e quindi è limitata dalle decisioni dell’Unione. Speriamo che la Spagna trasmetta lo stesso messaggio con il suo punto di vista politico all’Unione Europea, per quanto riguarda il nostro conflitto.
 
D. In America Latina, secondo lei, dove godere del massimo sostegno?
 
R. In generale, e qualcosa di strano e spiacevole, allo stesso tempo, i paesi più lontani dalla Siria hanno una visione molto più realistica di ciò che sta accadendo in Siria rispetto agli europei, dove siamo più vicini e considerati il giardino di casa dell’Europa. Parlo a livello ufficiale e dei cittadini. Ci conoscono di più e sostengono la Siria in tutte le sedi internazionali e non hanno cambiato la loro posizione mai dall’inizio della crisi.

Assad: Contro Isis Russia fa più in 2 mesi degli USA in un anno

da lantidiplomatico

Il Presidente siriano Bashar Assad, nel corso di un’intervista rilasciata alla Tv cinese Phoenx, ha spiegato che la situazione in Siria è notevolmente migliorata a seguito delle operazioni lanciate dalle forze aeree russe contro i terroristi dello Stato islamico. A questo proposito, il Presidente ha sottolineato che nella lotta contro l’Isis, la Russia ha fatto più progressi di quanto la coalizione guidata dagli USA in un anno.

Allo stesso tempo, Assad ha annunciato che Damasco è disposta a dialogare con l’opposizione in un incontro che potrebbe svolgersi a Mosca.

Le differenze tra l’attività militare della coalizione russa e di quella guidata dagli Stati Uniti in Siria

Secondo il presidente, «prima che la Russia cominciasse le sue operazione, circa due mesi fa, era passato più di un anno da quando gli Stati Uniti avevano iniziato la loro campagna contro i terroristi, ma il risultato è stato che i terroristi hanno guadagnato più terreno e reclutato più persone in tutto il mondo».  Inoltre, il presidente ha evidenziato che «durante il primo mese di partecipazione russa, gli stessi gruppi terroristici si sono ritirati e sono fuggiti dalla Siria alla Turchia e poi in altri paesi. Alcuni in Europa, altri in Yemen e altrove».

Come si svolgono le operazioni della Russia in Siria?

Per quanto riguarda l’efficacia della lotta contro l’Isis in Siria, Assad ha sottolineato la necessità di una cooperazione tra le forze aeree e le truppe di terra, precisando che l’aviazione russa coopera con l’esercito siriano che sta guadagnando terreno contro i terroristi, mentre la coalizione non cerca collaborazione.

«La differenza principale è che [i russi] cooperano con noi», ha detto il presidente in merito alle operazioni aeree russe, rilevando inoltre che i nordamericani «non collaborano con le truppe di terra. Non si può combattere il terrorismo solo attraverso attacchi aerei. Sono necessarie truppe di terra».

La soluzione per la Siria passa per la sconfitta del terrorismo

«Stiamo lavorando con i russi per eseguire un nuovo ciclo di dialogo, forse a Mosca che, se confermato, sarà chiamato Mosca 3». Secondo Al Assad, Russia e Siria concordano sul fatto che «non si può prendere qualsiasi iniziativa politica prima di sconfiggere il terrorismo, perché questo è il più grande ostacolo, e questa è la principale preoccupazione. Ogni cittadino siriano vuole la sicurezza e la protezione. Pertanto, questa è la priorità», ha affermato il presidente siriano.

Il 30 settembre, la Russia ha lanciato la sua operazione antiterrorismo in Siria, su richiesta del presidente siriano Bashar al Assad. In tutto questo tempo gli aerei russi hanno distrutto circa tremila obiettivi terroristici. Le Forze aeree russe hanno condotto più di 2.000 sortite, mentre 44 missili cruise sono stati lanciati con successo dalle navi della flottiglia del Mar Caspio, ha riferito RIA Novosti.

Quali i danni di guerra per l’economia della Siria?

Il danno economico causato dal conflitto in Siria è stimato in “centinaia di miliardi di dollari”, ha sottolineato il  presidente siriano. Assad ha aggiunto che ha provocata la istruzione del 10% di tutte le scuole e il 30% degli ospedali, mentre le infrastrutture energetiche e le infrastrutture sono state gravemente danneggiate. “Questo è un aspetto di ogni guerra, ed è terribile”, ha concluso.

Maduro sostiene Assad contro l’intervento della NATO

da lantidiplomatico

Il presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, ha confermato, ieri, il suo sostegno al governo siriano di fronte ad un eventuale intervento della NATO nel paese arabo.

Maduro ha dichiarato che il ritorno della stabilità in Siria richiede il mantenimento della cooperazione con il presidente siriano Bashar al-Assad e l’esercito siriano.

Allo stesso modo, ha invitato la comunità internazionale a riconoscere la minaccia di una invasione della Siria, con il pretesto di combattere il gruppo terroristico, Isis, Daesh in arabo.

«Se Assad fosse rovesciato quello che è successo a Parigi sarebbe niente in confronto a quello che accadrà nel mondo e soprattutto in Medio Oriente», ha dichiarato il leader venezuelano.

Secondo Maduro, le vittime dell’imperialismo nordamericano e della NATO sono i popoli arabi che subiscono direttamente le conseguenze del conflitto nel loro paese.

Il caos in Siria, ha spiegato Maduro, è lo stesso che le forze di destra in Venezuela intendono realizzare promuovendo la destabilizzazione interna, la guerra economica e i tentativi internazionali di isolare il Paese per cancellare le conquiste della Rivoluzione Bolivariana.

In riferimento agli attacchi russi contro le postazioni Daesh in Siria, ha sottolineato che tra i paesi che pretendono di combattere il terrorismo, la Russia ha condotto una vera e propria lotta per combatterlo nel paese arabo.

Maduro, inoltre, ha anche annunciato che il prossimo 23 novembre si riunirà con il suo omologo russo, Vladimir Putin, per discutere le misure necessarie per fermare i gruppi terroristici.

 

Siria, XII Congresso del PCU: «Difesa della patria e lotta al terrorismo»

da lantidiplomatico

Il Partito Comunista Unificato siriano (PCU) ha inaugurato, oggi, i lavori per il XII Congresso ribadendo il proseguimento della lotta con il popolo, l’esercito e il Governo guidato dal presidente Bashar al-Assad.

Il segretario generale del PCU, Hunein Nemer, ha sottolineato a tutti i membri del partito e agli ospiti del Congresso, che il compito principale ora è quello di difendere la patria e continuare a lottare per eliminare i gruppi terroristici che operano in Siria dal 2011.
 
Ha sottolineato che i comunisti siriani difendono da un lato la ricerca di soluzioni politiche e pacifiche alla crisi, ma dall’altro ribadiscono l’appoggio alla resistenza e alla lotta contro il terrorismo, per ripristinare la sicurezza in tutti i territori.
 
Nel suo discorso, Nemer ha reso omaggio ai martiri della guerra siriana imposta al Paese arabo, e alle decine di militanti comunisti uccisi nella difesa della patria.
 
Egli ha inoltre sottolineato l’importanza del XII Congresso in questo momento storico, e ha evidenziato l’importanza delle sfide che i comunisti siriani si troveranno ad affrontare in futuro.
 
Nemer ha anche menzionato la solidarietà internazionale, in particolare, l’aiuto decisivo della Russia in tutti i campi, l’Iran, il partito libanese di Hezbollah, così come Cuba, Venezuela, Brasile, Corea del Nord e Sud Africa nei diverse contesti del panorama internazionale.
 
Al Tavolo della Presidenza del congresso comunista erano presenti Chaaban Azuz, membro della direzione regionale del Partito arabo socialista Baath e segretario dell’Unione dei lavoratori siriani, così come i segretari generali e i leader dei partiti che compongono il Fronte Nazionale Progressista.
 
Presenti numerose delegazioni dei partiti comunisti arabi, i rappresentanti dei partiti e delle organizzazioni palestinesi in Siria, personalità della politica e della vita sociale del paese arabo, così come esponenti del corpo diplomatico accreditato a Damasco.
 
Gassan Abdelaziz Othman, segretario generale del partito al-Ahed, ha parlato a nome dei partiti del Fronte Nazionale Progressista, mentre Abu Ahmed Fouad, come segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, è intervenuto a nome delle organizzazioni palestinesi presenti.
 
Il delegato del Partito Comunista della Federazione Russa nell’incontro con i partiti comunisti arabi, ha letto un messaggio di congratulazioni del Segretario Generale, Gennadi Zyuganov.
 
Lo slogan del XII Congresso del PCU è “difesa della patria e lotta al terrorismo”. Il congresso durerà due giorni, si discuterà di problematiche politiche, economiche, sociali e si eleggeranno i nuovi dirigenti del partito.

WSJ: «La visita di Assad a Mosca è disobbedienza all’Occidente»

da lantidiplomatico

La visita del presidente siriano Bashar al Assad a Mosca indica la sua disobbedienza verso l’Occidente e il ruolo essenziale che la Russia cerca di svolgere in Medio Oriente, secondo il quotidiano statunitense The Wall Street Journal.

Sul quotidiano nordamericano The Wall Street Journal si legge che è stata la «prima visita effettuata da Al Assad al di fuori del suo paese dopo lo scoppio del conflitto».

“L’invito del presidente russo Vladimir Putin mostra un forte sostegno pubblico al leader siriano e ribadisce le garanzie di Mosca di fronte alle critiche occidentale», secondo il giornale statunitense.

Con il suo intervento militare, si legge nell’articolo, il Cremlino si è posizionata come un attore chiave nel risolvere il conflitto che dura quattro anni, contribuendo ad aiutare al-Assad per evitare una sconfitta diretta sul campo di battaglia.

Nell’articolo si ricorda che nei mesi precedenti l’operazione aerea russa, le forze governative siriane hanno perso molte delle loro posizioni con un grande logorio e perdita di combattenti.

Nella conclusione dell’articolo di sostiene che «Ora Damasco si sente abbastanza sicura per lanciare un’offensiva e tornare a controllare i territori perduti».

Fisk: «Davano per spacciato l’esercito siriano, ora è diverso»

da lantidiplomatico

Nel suo articolo su The Independent il noto reporter di guerra, Robert Fisk, analizza gli ultimi sviluppi in Siria dopo l’interventi russo. Fisk, pur ritenendo importante ruolo di Putin, ritiene che l’esercito siriano sarà decisivo per le sorti di questa guerra, nonostante in molti lo considerassero spacciato

Mentre il mondo con presunzione si infuria ancora con la Russia in Medio Oriente, perché è intervenuta in Siria invece di lasciare che gli americani la decisione su quali dittatori debbano sopravvivere o morire – tutti stavamo dimenticando l’unica istituzione in quella terra araba che continua a funzionare e proteggere lo stato e che Mosca ha deciso di conservare: l’esercito siriano. Mentre la Russia ha propagandato i suoi missili, l’esercito siriano, a corto di personale e senza munizioni qualche mese fa, si è improvvisamente portato all’offensiva. All’inizio di quest’anno, lo possiamo ricordare, questo stesso esercito era stato cancellato, si era detto che il governo Bashar al-Assad ormai aveva i giorni contati.

Abbiamo usato il nostro esercito di luoghi comuni per perorare la causa un cambio di regime. L’esercito siriano ha perso terreno – a Jisr al-Shugour e a Palmira – e quindi abbiamo previsto che Assad avesse raggiunto un “punto di non ritorno”.

Poi è arrivato Vladimir Putin con le sue flotte aeree e missilistiche e improvvisamente l’intero scenario si è trasformato. Mentre noi sbuffavamo e protestavamo sul fatto che i russi stavano bombardando i ribelli “moderati” – moderati che in precedenza avevano cessato di esistere secondo alti generali americani – abbiamo prestato nessuna attenzione per l’offensiva militare che gli stessi siriani, stanno ora attuando contro il Fronte Al Nusra(ramo di Al Qaeda in Siria ndt) intorno ad Aleppo e nella valle dell’Oronte.

I comandanti siriani stanno fissando le coordinate per quasi ogni attacco aereo russo. In origine stavano fornendo dalle 200 alle 400 coordinate a notte. Ora a volte la cifra raggiunge quota 800. I siriani hanno scoperto che i russi non vogliono sparare su bersagli nei centri abitati; non intendono lasciare gli ospedali in fiamme e colpire le feste di matrimonio come gli americani in Afghanistan. Questa politica potrebbe sempre cambiare, naturalmente. Nessun paese aviazione bombarda senza uccidere civili. Né senza attraversare frontiere di altri paesi.

Ma i russi sono ora comunicano ai turchi – e, per estensione logica, queste informazioni devono andare agli americani – le coordinate il loro volo. Ancora più rilevate, hanno istituito un sistema di comunicazione telefonica tra loro base sulla costa mediterranea siriana e il ministero israeliano della Difesa a Tel Aviv. Ancora più incredibile è che gli israeliani – che hanno l’abitudine di colpire siriani e iraniani nei pressi delle alture del Golan – sono improvvisamente scomparsi dai cieli. In altre parole, i russi sono coinvolti in una grande operazione, non deve quindi generare meraviglia quello che da un mese sta succedendo in Siria. Ed è probabile che continuerà per parecchio tempo.

I siriani erano in origine ansiosi di tornare a Palmyra, conquistata dall’Isis lo scorso maggio, ma i russi hanno dimostrato più interesse per la regione di Aleppo, in quanto credono che le loro basi costiere intorno a Lattakia siano vulnerabili. Al Nusra ha sparato parecchi missili verso Lattakia e Tartous e Mosca non ha alcun intenzione di avere la sua forza aerea colpita da terra. Ma l’esercito siriano ha ormai schierato le sue principali unità – la 1a e 4a Divisione, Guardia Repubblicana e le Forze Speciali – sui fronti di battaglia e si stanno muovendo molto vicino al confine turco.

Tutto questo è solo l’inizio dell’avventura di Putin. Lui sta dimostrando di essere un buon viaggiatore in Medio Oriente – e si è già fatto buon amico, un altro pilastro della regione, il Presidente-Feldmaresciallo che ha vinto con oltre il 96 per cento le elezioni e attualmente governa l’Egitto. Ma l’esercito egiziano, combattendo la sua piccola guerra nel Sinai, non ha quell’esperienza strategica di una grande guerra. Né, nonostante i loro combattimenti  in aria su Yemen, Libia, Siria e altri obiettivi, le autorità militari presenti in Arabia Saudita, Emirati e in  Giordania, hanno molta cognizione di come si combatte una vera e propria guerra. L’Esercito libico non esiste. L’esercito iracheno ha appena ottenuto qualche medaglia contro i suoi nemici islamici.

Ma c’è un fattore che non deve essere trascurato.

Se vince – e se resta compatto insieme nella sua forza operativa,  l’esercito siriano verrà fuori da questa guerra in corso come il più spietato, agguerrito e preparato alla guerra di qualsiasi esercito arabo della regione. Saranno guai per i suoi vicini se lo dimenticheranno.

Assad confida nell’alleanza antiterrorista con Russia, Iraq e Iran

da lantidiplomatico

Il presidente Bashar al-Assad ha rilasciato,oggi, un’intervista al canale iraniano Khabar nel corso della quale, ha ribadito che la posizione dei governanti occidentali e le loro dichiarazioni alla stampa, sia positive che negative, non possono essere prese sul serio per la mancanza di fiducia nei loro confronti.

Il presidente siriano ha sottolineato che il futuro della Siria e il suo sistema politico, sono nelle mani del popolo siriano e non delle cancellerie occidentali.

Inoltre, ha spiegato che la Siria, la Russia, l’Iraq e l’Iran devono sconfiggere il terrorismo, altrimenti la regione sarà distrutta completamente, sottolineando che il terrorismo è un nuovo strumento per sottomettere la regione e a quel punto non si avrà altra scelta che battersi se si vuole essere indipendenti e prosperi.

Il presidente al-Assad ha evidenziato che la Siria non ha visto i risultati della coalizione orchestrata da Washington, semplicemente perché i paesi che appoggiano il terrorismo non possono combatterlo,che la lotta al terrorismo è efficace attraverso la pressione sui paesi affinché venagno fermati finanziamenti e armi.

Il testo dettagliato:

In risposta a una domanda circa i cambiamenti che si verificano a livello internazionale sulla situazione in Siria, in cui i paesi che insistevano per rovesciare il governo siriano, ora sostengono la partecipazione del presidente al-Assad in un governo di transizione, il presidente siriano ha detto che la Siria non ha fiducia nei funzionari occidentali e nelle loro dichiarazioni positive e negative.

Egli ha anche sottolineato che i cambiamenti nella posizione dell’Occidente sono dovuti al terrorismo che hanno patrocinato e adesso si è rivoltato contro di lui, e le ondate di immigrati verso i loro paesi, non solo provenienti dalla Siria, ma da diversi paesi del Medio Oriente, ribadendo che, nonostante questi cambiamenti delle posizioni, l’Occidente è inaffidabile.

Rispondendo ad una domanda sulle posizioni dell’Occidente nei confronti della situazione in Siria, il presidente al-Assad ha detto che «i paesi occidentali hanno un padrone, che sono gli Stati Uniti. Tutti questi paesi si comportano secondo i dettami del loro maestro americano». Quindi «le dichiarazioni di tutti questi paesi si somigliano».

Il presidente siriano ha accusato l’Occidente di voler rovesciare il governosiriano per creare mini Stati deboli per garantire la sicurezza dell’entità sionista.

Tra l’altro ha messo in guardia contro il pericolo del terrorismo nella regione, dal momento che è stato dichiarato come islamico e in realtà non ha nulla a che fare con l’Islam. «Questi gruppi stanno promuovendo la sedizione tra le diverse componenti della vasta regione … Ora, per fortuna, c’è una grande consapevolezza nella nostra società circa il pericolo della sedizione confessionale …. Ma nel corso del tempo, e con la continuazione dell’ incitamento settario, un divario tra le diverse componenti della società può creare una nuova generazione dove emergono idee sbagliate, questo è un grave pericolo», ha detto il presidente siriano.

Per quanto riguarda le posizioni della Turchia e dell’Arabia Saudita sul cambio di governo in Siria, il presidente al-Assad ha affermato che qualsiasi discorso sul sistema politico in Siria è una questione interna e né l’Arabia Saudita né la Turchia hanno il diritto di parlare di democrazia.

Rispondendo ad una domanda sulle ragioni della crisi in Siria, il presidente siriano ha dichiarato che lo Stato si assume parte della responsabilità, però ha lavorato per molte riforme a tutti i livelli, ribadendo che il fattore principale dietro la crisi siriana è l’ingerenza straniera negli affari interni del paese e che il popolo siriano è il solo che può decidere sul futuro del suo paese e senza nessun ingerenza straniera.

Allo stesso modo, il presidente siriano ha ribadito l’impegno della Siria per la lotta contro il terrorismo per rimuoverlo e il dialogo intersiriano per risolvere la crisi.

In merito alla richiesta del governo siriano di sedersi allo stesso tavolo dei negoziati con i terroristi, il presidente al-Assad ha risposto che questo può essere fatto nel caso in cui costoro depongano le armi e tornino a rispettare le leggi dello Stato siriani. Con i gruppi terroristici che si rifiutano di dialogare e pensano di servire la loro religione commettendo massacri, secondo Assad «è impossibile il dialogo con questi gruppi».

In risposta a una domanda circa le ragioni del fallimento delle operazioni di “Coalizione internazionale contro lo Stato islamico”, il leader siriano ha così commentato: «Il ladro non può essere la polizia».

Il presidente al-Assad ha osservato che la Siria non ha visto i risultati di orchestrata da Washington, semplicemente perché i paesi che appoggiano il terrorismo non possono combatterlo, inoltre,  sarebbe necessaria una pressione sui paesi che armano e finanziano il  terrorismo.

Sulla considerazione di alcuni Paesi, secondo la quale, la permanenza del presidente al-Assad al potere è la causa della continuazione della guerra in Siria, ha così replicato: «Se io fossi un pretesto per il terrorismo in Siria, qual è allora il pretesto per il terrorismo in Yemen. Io non sono in Yemen. Qual è il pretesto per il terrorismo in Libia? Qual è il pretesto per il terrorismo in Iraq? Infatti, se prendiamo lo Stato islamico come un esempio, si vedrà che non è apparso in Siria. È apparso in Iraq nel 2006, quando gli americani gestivano quasi tutte le questioni, se non tutte, in particolare quella della sicurezza in Iraq».

Per quanto riguarda la nuova coalizione che si è formata nella regione tra la Siria, l’Iran, la Russia e l’Iraq, il presidente siriano ha aggiunto che questa alleanza deve sconfiggere il terrorismo, altrimenti la regione sarà completamente distrutta. Egli ha anche sottolineato che ci sono grandi possibilità che questa nuova partnership abbia successo.

Sulla questione dei rifugiati siriani, Assad ritiene che bisogna trovare le ragioni che hanno portato a quelle persone a lasciare il loro paese, che si riflette nel terrorismo e nel continuato sostegno occidentale a questo flagello.

«La domanda di ogni rifugiato è smettere di sostenere il terrorismo», ha sostenuto.

E sulla sua valutazione della situazione in Siria e la durata dela crisi, Assad ha espresso il rammarico che la crisi continuerà fintanto che saranno supportati e di finanziati i terroristi. «Non solo stiamo combattendo contro i gruppi terroristici all’interno della Siria, ma contro i gruppi terroristici provenienti da tutto il mondo con il sostegno dei paesi più ricchi e potenti». Ha anche fatto riferimento ai mutamenti dello scenario internazionale, che potrebbero cedere il passo ad una soluzione politica della crisi, ma questa soluzione non può essere raggiunta, mentre ci sono paesi che sponsorizzano il terrorismo.

Il presidente al-Assad ha messo un accento particolare sull’ iniziativa del presidente russo Vladimir Putin, sottolineando che la Siria ha fiducia nell’alleanza creata la Russia, l’ Iraq e l’Iran.

Parlando dei colloqui russo-americani e se questi sono visti come un intervento russo negli affari siriani, il presidente al-Assad ha precisato: «Abbiamo vecchi rapporti con l’ex Unione Sovietica e poi in Russia da oltre sei decenni. I russi non hanno mai cercato di imporre qualsiasi cosa su di noi in tutta la storia di questi rapporti, in particolare durante la crisi. Il dialogo tra la Russia e gli Stati Uniti non è una interferenza in Siria, il dialogo è in corso tra le due parti: una che crede in interferenza negli affari di altri Stati, in particolare gli Stati Uniti e l’Occidente, e l’altra che cerca di prevenire tale egemonia intervenendo e prevenendo la violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e della Carta dell’ONU, vale a dire, la Russia, i paesi BRICS e molti altri paesi».

Il presidente al-Assad ha parlato della importanza della conferenza di Mosca, dal momento che ha un diverso meccanismo di discussione rispetto a quella di Ginevra, che include disposizioni chiare come l’indipendenza della Siria, l’integrità territoriale e il dialogo tra siriani. Ginevra, invece, si focalizzava su un singolo punto:  “il corpo di transizione”.

Mosca III aprirà la strada a Ginevra III secondo Assad.

Sull’iniziativa iraniana avanzata dal ministro degli Esteri Jawad Zarif, per il presidente Assad è in pieno accordo con i principi dell Siria, ma la nuova iniziativa del presidente russo Vladimir Putin e le sue dichiarazioni al G8 ha portato dei cambiamenti.

In questo contesto, il presidente siriano ha affermato che la Siria mantiene contatti con il Ministero degli Esteri iraniano su questa iniziativa iraniana in armonia con le nuove modifiche.

Alla notizia dell’arrivo di una nave da guerra cinese e di una portaerei russa al porto di Latakia, il Assad ha risposto che la Cina ha esplicitamente dichiarato che non parteciperà all’aspetto militare della guerra al terrorismo. Tuttavia, questo paese sostiene l’iniziativa del presidente Putin per quanto riguarda la lotta antiterrorista, aggiungendo  che la Russia ha una presenza negli aeroporti siriani e non hanno bisogno di questa portaerei.

Infine, Assad ha ribadito che l’alleanza tra la Siria, l’Iran e Hezbollah ha contribuito a rafforzare l’indipendenza dei paesi della regione, aggiungendo che questo asse della resistenza riuscirà a sconfiggere il terrorismo che «è un nuovo strumento per soggiogare la regione».

Maduro: «Intervento russo contro l’Isis è la via per salvare la Siria»

da lantidiplomatico 

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ritiene che i bombardamenti dell’aviazione russa contro il gruppo terroristico Isis, in territorio siriano, su richiesta del presidente Bashar al-Assad, sono il “cammino per salvare la Siria”.

«Noi dal Venezuela sosteniamo e applaudiamo questa decisione da parte della Federazione russa, perché questo è il modo per salvare la Siria», lo ha dichiarato Maduro durante la presentazione di una relazione sulla sua partecipazione all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Lo ha riportato RT.

Maduro ha sottolineato che il presidente siriano Bashar Assad ha chiesto alle autorità russe di compiere attacchi contro i jihadisti. Il leader socialista ha sottolineato che gli attacchi aerei sono la giusta strategia per «sconfiggere il terrorismo e rimuovere questo nuovo fascismo che avanza” in Siria. Inoltre, ha avvertito che altri scenari, nel caso in cui Assad fosse rovesciato dai gruppi terroristici o uccisi da mercenari come l’ex leader libico Muammar Gheddafi, “sarebbe una tragedia per tutta l’umanità».

Maduro ha anche avvertito che se lo stato islamico conquisterà il paese arabo «verrà con il suo terrorismo e il suo nuovo fascismo per distruggere i popoli del Medio Oriente, dell’Europa e del mondo intero».

Siria, Conferenza internazionale: «Unire sforzi contro il terrorismo»

da l’antidiplomatico

Con il patrocinio della Presidenza della Repubblica araba siriana si è svolta a Damasco la conferenza sindacale internazionale di solidarietà con i lavoratori e il popolo siriano contro il terrorismo. Delegazioni di 29 Paesi, per l’Italia l’USB, in rappresentanza di 100 milioni di lavoratori, hanno preso parte ai lavori, ribadendo la necessità di unire gli sforzi per combattere il terrorismo, l’ingerenza imperialista e l’embargo economico.

I partecipanti alla conferenza sindacale internazionale di solidarietà con i lavoratori e il popolo siriano contro il terrorismo che si è svolta a Damasco, nella dichiarazione finale, hanno espresso la loro sincera solidarietà con il popolo siriano e il suo Stato, così come hanno ribadito il loro supporto per la loro lotta contro le ingerenze straniere in Siria.

Hanno anche espresso stupore per il sostegno straniero incessante ai gruppi terroristici, invitando a unire gli sforzi e aumentare il coordinamento internazionale e arabo nella lotta contro il terrorismo e le sue conseguenze.
Hanno inoltre sottolineato la necessità di lottare contro l’ideologia estremista e mobilitare le persone in tutto il mondo per fermare le guerre, i blocchi e le ingerenze.

Infine, i partecipanti alla manifestazione, hanno rivolto un messaggio al presidente Bashar Al-Assad, garantendo che comunicheranno alla loro gente la realtà della guerra terroristica che la Siria affronta come popolo, società, istituzioni economiche, culturali e di civiltà, chiedendo la fine dell’interferenza straniera nei suoi affari interni, di sollevare il blocco e le sanzioni economiche e di coordinarsi direttamente con il suo esercito e la sua leadership nella lotta contro il terrorismo.

(VIDEO) Putin: «I siriani scappano dall’Isis non da Assad»

da rt

Il Presidente russo Vladimir Putin è arrivato, oggi, nella città di Vladivostok per intervenire al primo East Economic Forum dove partecipano delegazioni dei 24 paesi della regione Asia-Pacifico. Dopo il suo discorso, il presidente russo ha affrontato, tra le altre cose, il problema dei migranti che arrivano in Europa.

«Ci si aspettava la crisi dei migranti in Europa, la Russia ha messo in guardia sull’entità del problema», ha dichiarato il capo di stato russo, aggiungendo che la crisi dell’immigrazione è causata dalle “politiche sbagliate dell’Occidente.”

Secondo Putin, i paesi del continente «seguono ciecamente la politica USA nei confronti dei migranti per questo si trovano ad affrontare un problema molto grande». A questo proposito, il presidente russo ha confessato la sua sorpresa per le critiche che i media degli Stati Uniti hanno mosso sugli abusi subiti dai migranti in Europa.

Coalizione internazionale antiterrorismo

Inoltre, Putin ha precisato che i siriani sono «in fuga dal proprio paese non a causa del governo di Assad, ma dallo Stato islamico». Il leader russo ha aggiunto che la partecipazione della Russia alle operazioni militari contro il gruppo terrorista non è al momento all’ordine del giorno. Tuttavia, il presidente russo ha discusso con la sua controparte statunitense, in una conversazione telefonica, la creazione di una coalizione internazionale contro il terrorismo.

«Vogliamo davvero creare una sorta di coalizione internazionale per la lotta contro il terrorismo e l’estremismo, a tal fine ci sono state consultazioni con i nostri partner, anche con gli statunitensi», ha spiegato Putin.

Crisi Ucraina

Putin ha deplorato che Kiev non abbia accolto emendamenti alla Costituzione dell’Ucraina anche sul Donbass non soddisfacendo le quattro condizioni di base per la soluzione politica del conflitto in Ucraina. Si tratta di un nuovo ciclo di crisi interna nel paese.

«Per quanto riguarda i tragici eventi avvenuti [vicino al Parlamento di Kiev], penso che in nessun modo siano legati ai cambiamenti della Costituzione, perché tutto quelli che propongono come cambiamenti ha un carattere pienamente dichiarativo e, essenzialmente, non cambia la struttura del potere in Ucraina», ha osservato Putin.

«Le modifiche alla Costituzione sono utilizzati solo come un pretesto per intensificare lotta di potere», ha aggiunto il leader russo.

Inoltre, il presidente russo è convinto che i nuovi eventi che si verificano in Ucraina dipenderanno da quanto tempo il suo popolo “tollererà questo baccano”.

Difendere la verità sulla Grande Guerra Patriottica

La Russia farà tutto il possibile per difendere la verità sulla Grande Guerra Patriottica nella mente dei russi ed degli europei. Il leader russo ha sottolineato che è essenziale per garantire «che tutto questo non accada di nuovo nella storia del genere umano».

«Da parte nostra, stiamo facendo e faremo di tutto per garantire che la verità sulla Grande Guerra Patriottica e coloro che difesero la nostra indipendenza e la libertà, e che ha portato  libertà ai popoli d’Europa, resti non solo nella mente, ma anche nel cuore dei nostri cittadini e di quelli di altri paesi», ha evidenziato Putin.

Situazione economica

Putin sostiene che l’economia russa si è già quasi adattata alla volatilità dei prezzi mondiali del petrolio, anche se ci sono «elementi sui quali sia il governo che le imprese devono ancora lavorare». Il governo russo ha avviato una serie di misure volte a sostenere l’economia nella situazione attuale, ha annunciato il presidente russo.

Eastern Economic Forum che si terrà quest’anno per la prima volta nella storia e diventerà un evento annuale, darà agli investitori, agli esperti e uomini d’affari interessati i progetti sulle risorse naturali nel settore del petrolio e del gas, risorse di legname e marine, tra gli altri, per trovare e rafforzare i legami multilaterali necessari per un effettivo sviluppo della regione dell’Estremo Oriente.

Il Presidente Vladimir Putin è giunto questa mattina con  la delegazione russa a Vladivostok subito dopo la sua visita in Cina in occasione del 70° anniversario della vittoria della guerra di resistenza del popolo cinese contro il Giappone e la fine della seconda guerra mondiale, dove ha incontrato anche il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Maduro.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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Il Venezuela invita l’ONU ad essere imparziale sulla crisi siriana

da hispantv

Il Venezuela ha criticato il nuovo piano di pace del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) in Siria.

Il rappresentante del Venezuela presso le Nazioni Unite (ONU), Rafael Ramirez, ha dichiarato che le disposizioni della dichiarazione Consiglio di sicurezza dell’ONU concernente la transizione politica, sono in violazione della sovranità della Siria e in contrasto con i principi delle Nazioni Unite.

«Questo Consiglio deve essere imparziale e obiettivo nella gestione della crisi siriana, ma ignora, prima di tutto, la legittimità del governo del presidente Bashar al-Assad e viola la sovranità del popolo siriano», è la critica che ha sollevato Ramirez al UNSC.

Tuttavia, ha espresso il suo sostegno per l’inviato speciale delle Nazioni Unite (ONU), Staffan de Mistura, che si è prodigato per contribuire a risolvere la crisi siriana.

Il nuovo piano approvato lunedì scorso da tutti i 15 membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite esorta tutte le parti coinvolte nel conflitto a lavorare insieme per porre fine una volta per tutte alla crisi in Siria  a partire dal mese di settembre, così come è prevista la creazione di quattro gruppi di lavoro per affrontare le questioni quali la sicurezza, il terrorismo, le questioni politiche e giuridiche, e la ricostruzione.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Assad: «Gli uomini dell’esercito un esempio di eroismo e sacrificio»

da sana.sy

Il presidente Bashar al-Assad, capo dell’esercito e delle forze armate, si è detto orgoglioso degli ufficiali, sottufficiali, soldati e impiegati civili in occasione della Giornata dell’esercito arabo siriano.

In un messaggio indirizzato attraverso la rivista “L’Esercito del popolo”, in occasione del 70° anniversario della creazione del esercito arabo siriano, al-Assad ha assicurato che i difensori della Siria da più di quattro anni si sacrificano per difendere i confini della patria e preservare la sua dignità.

Parlando degli uomini dell’esercito, al-Assad ha affermato: «Nonostante la portata delle sfide imposte dalla aggressione terrorista, siete stati e siete sempre in grado di affrontare la sfida. Siete fortemente presenti in ogni confronto con il nemico e siete un esempio da seguire di eroismo e sacrificio», mettendo in evidenza la loro forza e la loro resistenza che non si è mai spezzata e punta a diventare più forte in modo da continuare la battaglia contro il  terrorismo.

Al-Assad ha aggiunto: «La nostra gente sta al vostro fianco, perché siete un esempio da seguire per la difesa del paese e la dignità della sua gente, difendete, la loro civiltà, la loro storia umana e il loro diritto all’autodeterminazione, senza badare alle campagne di sedizione, senza considerare gli inganni e tutti i tentativi di terrorizzare».

Il Presidente siriano ha ribadito che gli uomini dell’esercito, la cui linea è l’onore, la fermezza e la resistenza, sono degni di vittoria.

Inoltre, ha evidenziato quanto sangue dell’esercito arabo siriano è stato versato per difendere la patria, sottolineando gli sforzi degli uomini dell’esercito per svolgere i loro compiti, la loro determinazione a continuare il sacrificio al fine di costruire la pace in ogni angolo del suolo della Siria.

Infine, Assad ha reso omaggio alla memoria dei martiri e dei feriti dell’esercito, ad ogni madre che ha perso suo figlio alla dignità della patria, a tutte le famiglie dei martiri che riflettono la composizione del patria e ai difensori della terra e dell’onore che incarnano la speranza e preservano il futuro del paese e la dignità della sua gente.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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