Roma 8set2018: Onore al Comandante Zakharcenko!

«È necessario ripristinare i Soviet e difendere le idee sovietiche. Perché combattiamo, che cosa vogliamo vedere oltre, quale futuro costruiremo? Idee di libertà, di coscienza, di giustizia, di uguaglianza. Sono quelle cose, che ora serbo nel cuore, e mi sembra che queste idee siano condivise dalla maggior parte dei nostri concittadini. E non a caso. L’Unione Sovietica, è quel paese nel quale siamo cresciuti, nel quale vivevamo, nel quale la maggior parte di noi era felice. Erano molte le cose buone. È un enorme “strato” della nostra storia. È ciò da cui noi tutti proveniamo. È l’amore verso la Patria, il rispetto per l’esercito, è l’educazione, è la premura per gli anziani, per i bambini. È la sanità gratuita, l’istruzione gratuita – la migliore del mondo. Noi non abbiamo diritto di dimenticare quanto di più buono vi era nell’URSS. I Soviet come metodo di governo non hanno perduto di attualità perfino adesso!»

(Aleksandr Zacharcenko, settembre 2016)

(VIDEO) Banda Bassotti – la brigata internazionale

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La Banda Bassotti è un gruppo musicale Ska–Punk-Oi! romano, uno dei più importanti sulla scena indipendente europea. In trent’anni ha suonato in tutto il mondo, dal Giappone al Sud America, e venduto più di 200.000 dischi. Sigaro, Picchio, David e Pasquale negli anni ’80 fanno i manovali nei cantieri di Roma. La pausa pranzo in cantiere è una tribuna politica, un giorno leggono su Il Manifesto: “si formano brigate del lavoro per il Nicaragua”. Laggiù il Fronte Sandinista combatte contro la dittatura, c’è la guerra e la guerra distrugge. Così i quattro manovali partono con pala e piccone perché la libertà si può costruire. Di ritorno a Roma i manovali continuano a fare i manovali e nelle manifestazioni di piazza costruiscono i palchi, è il loro modo di contribuire alla causa. Un giorno (i Clash, gli Specials, ranchere e ritmi latini nel cervello) i manovali salgono sul palco e nasce così la Banda Bassotti. In quegli anni in Inghilterra c’è la musica della working class, in Italia c’è la classe operaia che fa la musica. Dalle borgate romane la Banda viaggia e fraternizza con i Compagni di tutto il mondo, sostiene le lotte di liberazione e di indipendenza. La musica e le parole diventano il mezzo di comunicazione. Negli anni la famiglia è cresciuta, nella Banda Bassotti ci sono tante bandiere e un simbolo che non manca mai: falce e martello.

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Banda Bassotti is an Italian Ska–Punk-Oi! Band, one of the most important in the European independent scene. In thirty years it has played worldwide, from Japan to South America, selling more than 200.000 records. Synopsis Sigaro, Picchio, David and Pasquale in the ’80s are workers in the building sites of Rome. The lunch break in the building site is a political debate, one day they read on Il Manifesto: “work brigades are being formed for Nicaragua”. Down there the Sandinista Front is fighting against dictatorship, there’s the war and war destroys. So the four workers leave with shovel and pick because they believe that freedom can be built. Back in Rome the workers continue being workers and during the rallies they build the stages, it’s their contribution to the cause. One day (The Clash, The Specials, ranchere e Latin rhythms on their minds) the workers decide to go on one of those stages and play. That’s how Banda Bassotti was born. In those years in England there was working class music, in Italy there was the working class making music. From the working class suburbs of Rome Banda Bassotti travels the world and supports the populations which are fighting for independence with fundraisings and the creation of humanitarian corridors, with music and elbow grease: Nicaragua 1984, El Salvador 1994, Palestine 2002 e Donbass 2014 are the most important destinations. During the years the family has grown, in Banda Bassotti there are many flags and a symbol that never misses: hammer and sickle.

Banda Bassotti per il Donbass

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Banda Bassotti: La Brigata Internazionale

da ilbuioinsala.blogspot.it

Sigaro, Picchio, David e Pasquale negli anni ’80, fanno i manovali nei cantieri di Roma. La pausa pranzo è una tribuna politica, un giorno leggono su Il Manifesto: “si formano brigate del lavoro per il Nicaragua”.

Laggiù, il Fronte Sandinista combatte contro la dittatura, c’è la guerra e la guerra distrugge. Così i quattro manovali partono con pala e piccone perché la libertà si può costruire.

Di ritorno a Roma i manovali continuano a fare i manovali, tirano su palchi per i concerti dopo i cortei, è il modo di contribuire alla causa.

Un giorno, i Clash, gli Specials e ritmi latini nel cervello, i manovali salgono sul palco. Così nasce Banda Bassotti.

In quegli anni in Inghilterra c’è la musica della working class.

In Italia c’è la classe operaia che fa Ska–Punk-Oi!

In trent’anni la Banda viaggia dal Giappone al Sud America per sostenere le lotte di 
liberazione e di indipendenza. 

In valigia si accumulano i colori di tante bandiere diverse, ma c’e un simbolo che non manca mai: la falce e martello.

A raccontare questa storia, il 23 ottobre scorso è uscito su Vimeo il documentario Banda Bassotti – La Brigata Internazionale.

Un film musicale e politico che parla a tutti perché, tra tutto il popò di roba che racconta, sa mettere a fuoco una realtà di tutti noi, ovvero la condivisione di valori, passioni ed emozioni: la si chiami banda, fratellanza, comunità, non cambia granchè.

Il regista, classe 1978, è Antonio Di Domenico, gavetta da fotografo e cameraman, poi DOP per documentari e programmi tv, è uno abituato a sbattersi e sudare sul campo; uno che sogna ancora tanto, però. Sono vent’anni che, un ciak dopo l’altro, sta costruendo, letteralmente con le sue mani, il suo sogno di “fare cinema”.

E come la Banda, su quel palco che, per lavoro, passione ed esperienza ha costruito per anni agli altri, ora c’è salito lui.

Ed è così bravo però, che lui, pur alla prima esperienza di regia, nel film scompare.

Antonio, com’è nata l’idea di “Banda Bassotti – La Brigata Internazionale”?

Già negli anni ’90 ero un loro fan. Avevo la cassettina di “Balla e Difendi”, una raccolta in cui c’erano brani di Banda e di altri gruppi dell’underground romano. E’ stata la colonna sonora della mia adolescenza. Poi nel 2013 li ho conosciuti. Stavo seguendo e documentando il tour europeo a sostegno della Revolucion Ciudadana ecuatoriana. In Ecuador era stato finalmente eletto democraticamente un nuovo governo socialista e le associazioni dei migranti si riunivano per sostenerlo. La Banda Bassotti partecipava portando in giro la sua musica e aveva anche scritto un brano per l’Ecuador, “Rumbo al socialismo del siglo XXI”. Mi ha colpito molto vedere quanto fossero attivi in campo internazionale, e mi ha colpito la forza e la trasparenza con cui portavano in giro le loro idee. Così abbiamo parlato e gli ho fatto capire che volevo assolutamente raccontare la storia della Banda Bassotti in un documentario.

E loro come hanno reagito?

All’inizio ne ho parlato con i manager, Luca Fornasier e David Cacchione. Mi sembravano interessati. Però mi hanno detto che dovevano discuterne con gli altri. Mi sono immaginato una scena tipo quella di “Terra e Libertà” di K.Loach, in cui i miliziani e i contadini si riuniscono, dopo aver liberato il villaggio dai Franchisti, per discutere se adottare la proprietà comune delle terre: quaranta, cinquanta persone in uno stanzone, ognuno può prendere la parola, ogni parola ha lo stesso valore. Non si decideranno mai, ho pensato. Invece dopo qualche settimana mi hanno risposto e per fortuna hanno accettato.

Il film è in perfetto equilibrio tra racconto umano, musicale e politico. Anche questo è stato deciso insieme?

L’equilibrio, nel racconto, è una cosa che abbiamo ricercato in modo maniacale al montaggio con Luigi Conte. Abbiamo scomposto e ricomposto la storia diverse volte perché quello che scrivi, in un documentario, non sempre trova una corrispondenza nelle immagini. Questo equilibrio c’è nella vita dei Bassotti, è reale ed è un aspetto affascinante. Si fanno in quattro per sostenere le cause dei compagni in ogni angolo del pianeta. Poi c’è il lavoro. I Bassotti sono operai, contadini, netturbini e la loro musica nasce da queste esperienze. Racconto umano, musicale e politico sono effettivamente inscindibili dal mio punto di vista.

E’ un equilibrio prezioso che consente a “Brigata internazionale” di parlare a e con tutti, anche chi è al di fuori del percorso militante della Banda. La sensazione è che siate stati bravi e pazienti come autori ad arrivare a questo risultato, dove forse non c’era interesse a mettersi in gioco nel lato più privato e famigliare in favore di un discorso politico militante e attualissimo che, invece, di carne al fuoco ne tira fuori parecchia.

-‘Sta moria de polli, ‘sta processione d’abbacchi, rosari de sarsicce! – “Sigaro” descrive così le scene della “braciata”, che personalmente sconsiglio ai non carnivori. In effetti di carne al fuoco c’è n’è tanta. Ma non ti prendo in giro, non sto uscendo fuori tema. Perché è proprio durante il pranzo, al cantiere come nei giorni di festa, che si discute di politica. E per la Banda Bassotti fare politica vuol dire prima di tutto agire in aiuto dei popoli oppressi in qualsiasi parte del mondo essi siano. Nel 1984 fecero il loro primo viaggio internazionalista in Nicaragua arruolandosi nelle brigate del lavoro. Portarono con loro gli attrezzi dal cantiere perché la guerra civile laggiù stava distruggendo ogni cosa e c’era bisogno di ricostruire: scuole, case e anche trincee. Oggi la Banda Bassotti è cresciuta ed è in grado di creare corridoi umanitari e di portare medicine, viveri e beni di prima necessità nelle zone di guerra, oltre alla musica naturalmente!

L’ultima di queste carovane è diretta in Donbass. I compagni della Banda sembrano molto legati a quella regione e attenti a quello che succede.

Nella regione del Donbass, ad est dell’Ucraina, dalla primavera del 2014 è in corso un conflitto armato. Da una parte c’è l’esercito del governo di estrema destra di Kiev, dall’altra ci sono le milizie armate formate dai cittadini del Donbass che sono per lo più operai con una tradizione culturale comunista. Le guerre sono controverse e difficili da capire ma per i Bassotti, da sempre operai sotto il segno della falce e del martello, è stato facile capire da che parte stare. E nell’era cibernetica gli operai non hanno bisogno dei partiti per mettersi in contatto fra loro. Poi, certo, ad andare in una zona di guerra ci vuole del coraggio. Anche se si va con l’intenzione di aiutare la popolazione civile, si può diventare facilmente un bersaglio militare, e anche politico naturalmente.

I Bassotti come “Famiglia” come sono? chi fa parte della “banda”?”

La Banda Bassotti è la dimostrazione che i comunisti non hanno nessuna intenzione di distruggere i valori della famiglia tradizionale. La famiglia dei Bassotti è tradizionale, proletaria, inclusiva e al passo con i tempi. Nella prima scena del documentario c’è proprio questa famiglia, fatta di tanti colori, unita e forte. Non si vedono molto le donne nel documentario ma è solo perché chi in genere va sul palco è meno intimidito dalle telecamere. Donne e uomini nella Banda Bassotti si battono fianco a fianco per le stesse cause. La “banda” che fa la musica esiste per gridare più forte, ma della “banda” fa parte chi ha voglia di lottare, chi non accetta che il capitalismo divori la natura del pianeta terra. Non ci sono esclusioni di alcun genere, neanche di specie o regno! Perché nel brano “No Tav” “Sigaro” canta per le montagne e in “Negli Occhi il Buio”, brano bellissimo a mio avviso, “Picchio” canta gli orrori della vivisezione visti dagli occhi di un cane.  

Come vi siete finanziati il film? Avete un piano per la distribuzione?

Il documentario è stato autoprodotto e autofinanziato dalla Rizoma Film. Ma questo è stato possibile anche grazie alla rete sociale della Banda Bassotti. Prima di tutto quando sei con i compagni dei Bassotti puoi stare sicuro che, dovunque vai, mangi, bevi e dormi. Ma anche tecnicamente siamo stati aiutati. La Video Master digital ci ha offerto i suoi studi per la color correction grazie all’amicizia del colorist, Andrea Faro; Radio Venceremos, grazie alla militanza nelle sue fila di Federico Mariani, da sempre anche membro della Banda, ci ha concesso l’utilizzo delle immagini d’archivio, che sono state preziosissime; il cinema Tibur di Roma ci ha offerto la sala per l’anteprima. E non solo! Ci sono arrivati foto e video da ogni parte del mondo dai compagni che hanno condiviso tante avventure con la Banda Bassotti. Senza questa rete sociale non sarebbe stato possibile ricomporre un mosaico di trent’anni di storia al di fuori dei circuiti convenzionali. Senza questa rete non saremmo riusciti a realizzare il film.

E per la distribuzione sarà lo stesso. Per noi questo tipo di produzioni sono un’esigenza. La storia della Banda Bassotti andava raccontata perché la Banda è nata per “dar voce a chi non ce l’aveva”, come dice Luca Fornasier nel film, e Rizoma Film ha voluto dargli anche un’immagine.

Il documentario è disponibile on demand su Vimeo e da gennaio stiamo cercando di farlo girare in alcune sale italiane grazie ad un accordo con un distributore.

Il 2 dicembre invece ci sarà la prima proiezione pubblica, alle ore 19, a Roma, prima del concerto al CSOA La Strada. Tutte le info si trovano sulla pagina facebook di Rizoma Film o su quella della Banda Bassotti. Quindi per ora siamo tutti responsabili della diffusione di questa storia.

La solidarietà fra i popoli, la giustizia sociale, la lotta per la libertà, sono idee e valori che non basta esprimere su un social network.

Il nostro auspicio è che arrivi al maggior numero di persone possibile perché lo spirito della Banda Bassotti è coinvolgente, al di là delle idee politiche che ognuno di noi può avere.

Roma 10dic2016: Odessa non dimentica!

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(FOTO+VIDEO) Italia: “Banda Bassotti” con Venezuela

por MPPRE

Lunes, 22 de Agosto de 2016 19:20

Italia, 19 de agosto de 2016 (MPPRE).- Con un concierto al que tomaron parte más de 500 personas en la ciudad de Martano, Lecce, Sur de Italia la solidaridad internacional con Venezuela hizo sentir su voz en el día de ayer.

En el marco de la III Edición de la Fiesta Antifascista organizada por la Asociación Nacional de Combatientes de Italia, y que contó con la participación del Consulado General de la República Bolivariana de Venezuela en Nápoles, la Red Caracas ChiAma, ALBAinformazione, Italia – Cuba, ANROS – Italia y el Movimiento Internacional Antifascista, tuvo lugar una amplia jornada de intercambio dedicada al apoyo al pueblo bolivariano y a su presidente Nicolás Maduro, que concluyó con la presentación de la banda “Bassotti”.

La asociación de combatientes junto al directivo del centro social “Terra Rossa”, organizador del IV Encuentro Italiano de Solidaridad con Venezuela, realizado en abril del presente año, aprovecharon para la ocasión para difundir la verdad sobre el proyecto bolivariano y denunciar el ataque económico imperialista contra el país.

Desde el palco, antes de la apertura del concierto, colorido por el tricolor venezolano, y la bandera de otras naciones hermanas, Amarilis Gutiérrez Graffe, Cónsul General trasladó el saludo del Presidente obrero Nicolás Maduro, de la Ministra de la Diplomacia de Paz Delcy Rodríguez y del pueblo bolivariano. Agradeció la contundente muestra de solidaridad y agregó que Venezuela continúa en pie de lucha por la paz y en defensa de la integración latinoamericana. Expresó: “Ustedes son el ejemplo de que nuestra patria no está sola en esta lucha, y no los defraudaremos. Chávez vive en cada uno de ustedes y tenemos la responsabilidad de construir un mundo mejor”.

Entre consignas de “Viva Chávez, Viva Maduro y el Socialismo del Siglo XXI” la III Antifascist Fest permitió romper el cerco mediático y llevar el mensaje cultural y de Paz del proceso bolivariano.

La presidenta del Movimiento Internacional Antifascista (MIA) – Coord. Ucrania Antifascista, Clara Statello, igualmente saludó al pueblo venezolano y denunció los crímenes contra el Donbass como parte de la estrategia violenta del imperialismo. Indira Pineda de ANROS – Italia agradeció a nombre del pueblo cubano el recordatorio del 90° Cumpleaños del líder Fidel Castro.

La Banda Bassotti, surgió en en Roma en 1981 y está compuesta por obreros que luchan a través de la música, por la solidaridad con los pueblos del mundo como: Palestina, Cuba, Nicaragua, El Salvador, Mexico, Buenos Aires, Euskadi, Galicia, entre otros. Vinculados al proyecto bolivariano, en los últimos años estuvieron también en Venezuela apoyando al Comandante Chávez.

La Fiesta Antifascista tiene como objetivo unir a todos los movimientos antifascistas y difundir los valores de la Carta Magna italiana, fundada en el principio del Trabajo y la Soberanía del Pueblo.

Entre los objetivos del encuentro estuvo la posibilidad de difundir la Diplomacia de Paz y sus principios antifascistas, ampliar y consolidar la red de solidaridad con Venezuela en el Sur de Italia, de cara al V Encuentro Italiano de Solidaridad, que tendrá lugar en Roma el próximo octubre 2016. Igualmente fue posible ofrecer información actualizada sobre la realidad venezolana y el referendum revocatorio, e informar sobre la visita del Presidente Maduro a Colombia y la situación fronteriza con el hermano país.

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Io, la Banda Bassotti e un viaggio ai confini dell’Ucraina

di Maurizio Vezzosi

Il viaggio della Banda Bassotti e della Carovana antifascista al confine tra Russia e Ucraina. I concerti, la solidarietà, la frontiera da non oltrepassare.

È domenica pomeriggio, e camminando quasi si suda: fa caldo a Donetsk, cittadina di cinquantamila abitanti del sudovest russo, omonima della più nota Donetsk nei territori dell’Ucraina orientale al centro delle contese tra esercito di Kiev e milizie popolari della Nuova Russia. Nonostante a pochi chilometri di distanza si combatta l’atmosfera appare quella di un piacevole fine settimana quasi estivo. Niente a che fare con il già severo autunno moscovita. Nel piccolo centro del meridione russo a ridosso del confine è arrivata da qualche giorno la carovana antifascista promossa dalla Banda Bassotti, che alloggia in un complesso un tempo utilizzato dai Pionieri del Pcus per i campi estivi ed altre attività.

Ad accogliere la carovana all’entrata del complesso c’è un grande cartellone di epoca brezneviana: «La salute è la nostra principale ricchezza». Appena il tempo di assaporare questa madelaine che la nostra mente è già alla ricerca del tempo perduto. Tempo che non ritorna, cantava qualcuno. Un tempo da alcuni mai vissuto, ma che ha avuto per tutti il sapore amaro della sconfitta, dentro una Storia di cui si è decretato la fine un paio di decenni or sono, facendo sprofondare le vecchie e le nuove generazioni in un sonno senza sogni.

Eppure, poco distante come a migliaia di chilometri, si combatte.

L’arredamento del posto è quello originale, probabilmente con la sola differenza delle singolari tinte (rosa e celeste) utilizzate per il rinnovo delle pareti. Originale è anche la nostra colazione, non esattamente mediterranea: uova fritte, pane col burro, cetrioli e wurstel accompagnati da tè o succo ai frutti rossi.

Mentre facciamo per allontanarci dal complesso sopraggiunge una chiassosa comitiva, che precede di poco l’arrivo di una sfarzosa macchina nunziale: salutiamo i due giovani sposi venuti a celebrare il loro pittoresco matrimonio nella chiesetta adiacente. Fuori cani, gatti, anatre e galline fanno da padroni, talvolta anche in mezzo alla strada, senza creare particolari problemi a nessuno. Poco distante una piazzetta: al centro un memoriale ai caduti dell’Armata Rossa. Qualcuno porta a spasso i bambini, altri discutono animatamente e gruppi di ragazzini improvvisano spericolate gare di velocità con le biciclette.

La piazzetta è ad appena dodici chilometri dalla frontiera: una riga grigia, crudele, tirata tra popoli legati da secoli di storia comune. Una frontiera che il 13 luglio scorso non ha impedito che alcuni colpi d’artiglieria dell’esercito ucraino cadessero in territorio russo, centrando un’abitazione della cittadina con il grave ferimento di due persone e la morte di un’altra. Una frontiera tra le più affollate sul confine orientale, dalle quali sono transitati centinaia di migliaia di profughi verso la Russia.

A Donetsk, non tutti sanno della carovana antifascista, e la nostra presenza suscita una certa curiosità tra la gente per strada.

Fermiamo il primo taxi che passa: alla guida un uomo come tanti, sulla cinquantina. Un’effige ortodossa sul cruscotto, il nastro di San Giorgio legato allo specchietto retrovisore. «Siamo italiani, siamo qui per sostenere la resistenza antifascista». Tace, annuisce, pur rimanendo pressoché impassibile dietro gli occhiali da sole. Ma non ci sfugge la sua emozione.

Dopo una serie di tortuosi sali-scendi sulle aride colline fuori città capiamo di essere arrivati a destinazione cominciando a scorgere una fila chilometrica di veicoli incolonnati. Furgoni, Volga, vecchie Lada, qualche utilitaria occidentale o asiatica di nuova generazione: ma sul lato destro della strada più che il modello dei veicoli salta all’occhio la quantità di oggetti che questi trasportano. Taniche di carburante, acqua, cibo.

A Lugansk, meno di venti chilometri dalla frontiera, la vita è dura.

Il tassista supera velocemente tutta la fila per arrivare davanti al punto di frontiera: «Voinà» (guerra), dice volgendo il capo al serpentone d’acciaio. Tira il freno a mano e ci ringrazia: «Spasiba». Obbiettiamo di non aver ancora pagato la corsa, ma fa cenno di no con la testa: gli occhi quasi gli brillano. Ci impuntiamo, e dopo una breve discussione buttiamo duecento rubli sul cruscotto. Accenna un sorriso, ma torna subito serio. Chiudiamo gli sportelli con i finestrini ancora abbassati, e questa volta il tassista lascia libero il suo sorriso, e ci saluta con la voce grossa: «No pasaran!». Attoniti per un istante replichiamo a nostra volta: «No pasaran!».

Una manovra, due colpi di clacson, e se ne va. Qualcuno alza il pugno chiuso, finendo per richiamare l’attenzione della gente in fila. «Italiani? Che ci fate qui?». Spieghiamo le nostre ragioni, e lo sforzo linguistico viene ricompensato da un immenso calore umano, a volte con abbracci e sorrisi, altre con la schietta sincerità degli sguardi induriti dalla sofferenza e dal dolore.

«La mia casa appena fuori Lugansk è nelle mani dei fascisti del battaglione Azov», ci racconta Vladimir, quarantasette anni, mentre tiene in mano un coltello serramanico e ne accarezza il filo della lama. Come tanti altri per guadagnarsi da vivere si è improvvisato tassista: dalla frontiera porta in città chi arriva a piedi o chi deve tornare indietro dopo aver fatto provviste.

Risaliamo il serpentone di mezzi incolonnati tra gas di scarico e la polvere delle colline dalle quali da secoli si estraggono minerali. Dietro una vecchia Lada carica di provviste e con alcuni pneumatici legati sul portapacchi spuntano i corni di una capra. Eccone un’altra, e un’altra ancora. E qualche metro più in là c’è Lisa, una vecchia contadina del posto: un fazzoletto legato intorno al viso coperto di solchi profondi che non coprono la dolcezza dei suoi tratti. «Che Dio vi benedica», esclama porgendoci il cesto di frutta che tiene in mano. Insiste, convincendoci a prendere con noi quattro o cinque delle mele che ha faticosamente raccolto. La salutiamo riprendendo a camminare di fianco alla fila di mezzi.

Il riflesso del sole che si abbassa sui vetri dei veicoli non copre la stanchezza e lo scoraggiamento di chi attende da ore di ritornare nell’inferno di casa propria.

Prendiamo un altro taxi, che ci accompagna nella piazza principale della cittadina, dove sta per suonare la Banda Bassotti. Sul lato destro della piazza il monumento di Lenin, la cui mano indica proprio il punto in cui viene allestito il palco: «Deduska Lenin» (nonno Lenin), ci dice qualche ragazzo ridendo. Il concerto viene accolto da un incredibile entusiasmo popolare.

Donne, uomini, ragazzi, vecchi e bambini. Nikolaj, sessantacinque anni, ci racconta la sua storia: è un chirurgo. Negli anni Settanta è stato inviato in Niger per una missione umanitaria. Colpito dalla nostra presenza, sul momento di salutarci mette mano al portafoglio e fa per darci dei soldi. «Il mio contributo», dice. Gli indichiamo alcuni punti di raccolta fondi per la Nuova Russia, ma scrolla la testa e insiste: «Per voi, per voi». Rifiutiamo.

Nel frattempo il sole tramonta, con due ore o più d’anticipo sul tramonto d’occidente. Torniamo nel complesso in cui siamo ospitati, dove ci aspetta una delegazione di miliziani venuta da Lugansk: si scusano. La situazione militare non offriva garanzie sufficienti per il passaggio oltre confine di tutta la carovana e per i concerti previsti in Nuova Russia.

Vengono consegnati aiuti e denaro, e la Banda Bassotti prende in mano gli strumenti. I cori delle canzoni di lotta risuonano nel silenzio dell’oscurità. Nelle Repubbliche popolari scatta il coprifuoco in un buio oceanico: la corrente elettrica scarseggia e l’illuminazione pubblica è pressoché inesistente. Un buio profondo, spesso squarciato dal fuoco dei missili Grad e Tornado, sparati con disinvoltura su abitazioni e luoghi pubblici dall’esercito ucraino.

Una notte in cui l’oscurità del cielo sommerge i nostri pensieri. Una notte abissale, vorticosa. Una notte nella quale si alzano dei lamenti che rompono il nostro sonno pesante. I lamenti di quelli che hanno pagato, quando l’unica moneta era il sangue da versare.

La Carovana antifascista al CPA Fi-sud

Carovana antifascista della Banda Bassotti per la Novarossija: comunicato n.3

BANDABASSOTTI_NOPASARANComunicato Multilingue n.3 della Banda Bassotti

Allora eccoci qui, iniziamo con i ringraziamenti per il sostegno grazie al quale abbiamo raggiunto il primo step della campagna. La cifra di 5000 euro era quella che ci garantiva da un fallimento che mediaticamente avrebbe danneggiato la causa comune. Ora è ovvio che grazie a tutti la campagna è partita e possiamo concentrarci sugli obiettivi principali. Si è messo in moto lo spirito internazionalista con contributi da tutto il mondo in forme differenti di cui vi aggiorneremo di volta in volta. Dobbiamo insistere sull’informazione, sconfiggere il deserto di silenzio. Lo dobbiamo fare da casa nostra moltiplicando le iniziative di controinformazione e dobbiamo dare strumenti idonei alla Resistenza. Servono computer, radio, telecamere e tutto quello che possiamo portare e comprare per quelle terre dimenticate. Aiuti che possano contribuire alla costruzione di un “megafono” la cui voce che giunga fino a qui. Arriverà l’inverno e sarà duro. Con il passare dei giorni riceveremo ulteriori richieste di ciò che può servire; più risorse avremo e più sapremo rispondere. Serve ancora molto, molto di più. Non c’è un tetto economico da raggiungere; il tetto è il cielo e proveremo, come sempre, a raggiungerlo. Continuate a sostenere economicamente la campagna, continuate a parlarne. Sempre avanti, come siamo abituati.
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English version: Banda Bassotti Statement n.3

We start this message to thank all the people who help us to reach the very first target of our campaign.5.000€ was the minimum amount needed to prevent a media failure of our Cause. We can say the Campaign has successfully begun and we can now focus on its main goals. The International Spirit woke up with many different ways and we will update you.We must address our efforts towards Information, in order to overwhelm this desert of Silence. This path begins from our houses, with more and mode new events of Counter-information, to help that people to Resist. Whe need computers, radios, cameras: things we can bring or buy for those Forgotten Lands. We need tbese aids to build a Megaphone to convey their Voices up here. Winter will come and it will be harder and harder.
In the next few days we are going to receive further aid requests from Donbass. As much as we can get from your support, as much we will be able to help.
We need your Support. There’s no Upper Limit. Limit is the Sky and we will try, as ever, to reach it.
Help us, talk about it, share it.
NO PASARAN.
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Spanish version: Comunicando n.3 de la Banda Bassotti

Lo primero de todo queremos agradeceros vuestras aportaciones económicas, gracias a ellas hemos podido dar el primer paso de esta Campaña. La cifra de 5000 euros era una cantidad mínima que nos garantizaba el inicio de esta campaña, el fracaso hubiera dañado mediáticamente esta causa.Ahora mismo y gracias a todos la campaña de la Caravana Antifascista ha comenzado a caminar y podemos concentrarnos sobre los principales objetivos. Se ha puesto en movimiento el espíritu internacionalista con contribuciones desde todo el mundo y de diferentes formas, de las que os iremos informando de vez en cuando… Debemos insistir sobre las informaciones que nos llegan, derrotar ese desierto del silencio. Lo podemos realizar desde nuestras casas, multiplicando las iniciativas de contrainformación y ofrecer instrumentos adecuados a la Resistencia. Servirían ordenadores, radios, cámaras de video y todo aquello que podamos comprar y llevar a aquellas tierras olvidadas. Ayudas que puedan contribuir a la construcción de un gran “megáfono” y cuyas voces resuenen hasta aquí. Llegará el invierno y eso será duro.Durante estos días nos estáis preguntando que podéis hacer, con cuantos mas recursos contemos, mejor podremos responder.Todavía necesitamos más, mucho más. No es un techo económico lo que queremos conseguir, el techo es el cielo y como de costumbre, intentaremos alcanzarlo.Continuad a sustentar económicamente la campaña, hablar de esto.Siempre hacia adelante, como de “costumbre”.
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Russian version: Заявление N.3 “BANDA BASSOTTI”

“Итак, Начинаем с благодарности за поддержку, благодаря которой мы добились первых результатов в нашей кампании. Цифра в € 5000 была та, которая гарантировала нас от банкротства, которое навредило бы общему делу через средства массовой информации. Теперь очевидно, что, благодаря всем, кампания уже началась, и мы можем сосредоточиться на основных целей. Она привел в движение интернациональный дух и взносы со всего мира в различных формах, которые мы будем обновлять время от времени .. Мы должны настаивать на распостранении информации, приподнять занавес молчания. Мы должны сделать это путем умножения инициативы от нас, и мы должны найти инструменты, подходящие для сопротивления. Нам нужны компьютеры, радиоприемники, фотоаппараты и все, что мы можем купить здесь и привезти в те забытые земли. Помощь, которая может способствовать созданию «Мегафона», чей голос дойдёт сюда в любую минуту. Прийдёт зима и будет трудно. С каждым днем мы получаем всё больше запросов о самом необходимом, чем больше у нас будет ресурсов, тем больше мы их удовлетворим.
Тем не менее нужно ещё много, многое другое. Нет никаких экономических лимитов, наша граница-это небо, и мы попробуем, как всегда, достигнуть его.
Продолжайть оказыть финансовую поддержку кампании, продолжайте говорить о ней.
NO PASARAN! 

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(VIDEO) La Carovana antifascista della Banda Bassotti verso la Novarossija

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COMUNICATO DELLA BANDA BASSOTTI

Ci rivolgiamo alla nostra grande Famiglia, a tutti i Banditi senza Tempo, agli Antifascisti, alla Classe Operaia, ai lavoratori, ai disoccupati e agli sfruttati. Dovunque essi siano.

Da molti mesi assistiamo ad una politica del silenzio. In tutta Europa non trapelano notizie di quello che il governo nazista di Kiev sta facendo nel Donbass ed in tutta l’Ukraina. La stampa italiana ed europea è completamente asservita all’Unione Europea ed alla politica degli Stati Uniti d’America.

Nessuna notizia riguardante i bombardamenti sui civili, le persecuzioni di Russi, di comunisti e di chiunque possa sembrare un Partigiano delle milizie Popolari; nessun cenno al fatto che l’”europea” Ukraina sia il più grande laboratorio per il neonazismo internazionale.

Stanchi di questo, in completo accordo con le Milizie Popolari della Novarossija, stiamo organizzando una Carovana Antifascista con raccolta di fondi, portando nelle terre del Donbass la nostra solidarietà antifascista e un concerto. Come già abbiamo fatto in Nicaragua nel 1984, in Salvador nel 1994, in Palestina nel 2004 siamo pronti per questo viaggio.

Dal 26 al 30 settembre 2014 saremo nelle terre che resistono all’attacco dei nazisti, visiteremo Novarossija. Il nostro programma prevede un concerto a Rostov on Don, la città che ospita un immenso campo profughi e un concerto in Novarossija. Non possiamo dire dove, impossibile visti i bombardamenti, ma faremo il possibile. A tutti gli antifascisti chiediamo un aiuto economico per il viaggio e per portare materiale alle popolazioni del Donbass. Sappiamo di contare su una grande Famiglia.

Come già in Spagna nel 1936 dove migliaia di Internazionalisti hanno combattuto a fianco della Repubblica di Spagna: NO PASARAN!

 

English Version: (VIDEO)

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BANDA BASSOTTI STATEMENT

We are addressing this speech to our big Family, to all the timeless Banditos, to the antifascists, to the working class, to all the workers in the world, to the unemployed and to the exploited.
Wherever they are.

In the last few months we have been witnessing a Policy of Silent.
Everywhere in Europe you won’t hear any information about what the fascist government in Kiev is doing in Donbass and in Ukraine. Italian and European press are totally subdued by European Union and United States.
No news on bombing civilians, on persecution of Russians, communists and anybody who appears to be a partisan of the popular Militia; not a word on the fact that the “European” Ukraine is the biggest Workshop of International neo-nazism.

We are tired of all that and, with Novarossjian popular Militia, we are organising a fund rising antifascist Expedition.

We will bringing our antifascist solidarity to Donbass territory with a concert.
As previously done in 1984 in Nicaragua, in 1994 in Salvador, in 2004 in Palestine we are now ready for another journey.

From 26th until 30th September 2014 we will be in that lands who are resisting Nazis attacks. We will visit Novarossija. Our programme is to set up a concert in Rostov on Don, the city who shelters a huge refugee camp, and one in Novarosija. We still don’t know where this will take place due to the bombings, but we will do our best. We are asking all antifascist an economic support to sustain travel expenses and to bring supplies to the Donbass population.

We know we can count on the support of our big Family.

As it happened in Spain in 1936 where thousands of Internationalists fought side by side with the Republic of Spain: NO PASARAN!

 

Spanish Version: (VIDEO)

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COMUNICADO DE BANDA BASSOTTI

Este comunicado va dirigido a nuestra gran Familia, a todos los “Banditi senza Tempo”, a los Antifascistas, a la Clase Obrera, a los trabajadores, a los parados y a los explotados de donde quieran que sean.

Hace mucho tiempo que asistimos a una politica de silencio. En ninguna parte de Europa se esta informando sobre lo que el gobierno nazista de Kiev esta llevando a cabo en Donbass y en toda Ukrania. La prensa italiana y europea está completamente al servicio de la Unión Europea y de la politica de los EEUU. Ninguna noticia sobre los bombardeos sobre la poblacion civil, ni sobre la persecucion de rusos, de comunistas ni de cualquiera que pueda parecerse a un Partisano de la milicia Popular; ningun comentario sobre el hecho de que la Ukrania “europea” se haya convertido en el mayor laboratorio para el neonazismo internacional.


Cansados de todo esto y de acuerdo con las Milicias Populares de la Novarossija, estamos organizando una caravana antifascista con la recogida de fondos para llevar a las tierras de Donbass nuestra solidaridad antifascista en forma de concierto.


Como ya lo hicieramos en Nicaragua en 1984, en el Salvador en 1994, en Palestina en 2004, estamos preparados para este nuevo destino. Del 26 al 30 del proximo septiembre estaremos en las tierras que resisten el ataque nazista visitando Novarossija. En nuestro programa esta previstos un concierto en Rostov on Don, ciudad que acoge un inmenso campo de refugiados, y un concierto en Novarossija. No podemos concretar aun dónde será, debido a los continuos bombardeos, pero haremos lo posible. Solicitamos a todos los atifascistas una donacion economica para el desplazamiento y en envio de material a la poblacion de Donbass. Sabemos que contamos con una gran Familia.


Como ya sucediera en Espana en 1936 donde millares de internacionalistas estubieron combatiendo junto al bando repubblicano NO PASARAN!

Euskera Version:

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BASSOTTI BANDAREN MEZUA

Denbora gehiegi daramagu isiltasun politika batean murgilduta. Europako toki oro isiltasuna da nagusi, Kiev-eko gobernu nazistak Donbass eta Ukrania osoan daraman politika ezkutatuz. Italia eta Europa osoko prentsa guztia Europear Batasun eta Estatu Batuen politikaren serbitzari ditugu. Inolako berririk populazio zibilaren aurka gauzatutako bonbardaketei buruz, errusiarren kontrako zapalkuntzei buruz edo eta Herri Miliziaren Partisano antza duen edozeinen aurka egindakoei buruz. Hitz bakar bat ere ez nazioarteko Neonazismoaren mintegi bihurtzen ari de “europer” Ukraniari buruz.

Honetaz ahiturik eta Novarossijako Herri Gudaritzarekin bat eginaz, karabana antifaxista bat eratzen ari gara. Jasotako dirulaguntza Donbasseko lurraldeetara eraman nahi dugu gure helkartasun antifaxista kontzertu moduan adieraziaz.


1984ean Nikaraguan, 1994ean El Salbadorren eta 2004en Palestinan bezala, prest gaude halabehar honi aurre egiteko. Datorren Iraileko 26a-30a bitartean eraso faxistari aurre egiten ari den Novarossija lurretan izango gara. Gure egitarauan, bi ekitaldi: lehena, errefuxiatuen landa erraldoi bihurtu den Rostov on Don hirian emango den kontzertua; bigarrena,Narossijan izango dena. Oraingoz tokiak zehazteke daude, etengabeko bonbardaketek eragotzita.


Antifaxista guztiei diru laguntza ezkertuko genieke desplazamendu eta Donbass-eko bizilagunei eramango materialen kostuari aurre eginteko.


Jakin, badakigu zein zabala den inguruan dugun Familia.


1936ean Espainian gertatu bezala, non milaka internazionalistek Errepublikaren alde burrukatu ziren, EZ DUTE AURRE EGINGO!

Russian Version: (VIDEO)

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Обращение музыкальной группы “Banda Bassotti”.

Мы обращаемся к нашей большой Семье, к нашим Коллегам, к рабочиму классу, к трудящимся, к безработным и к эксплуатируему классу. Везде, где они есть.
Уже много месяцев как мы наблюдаем политику молчания. По всей Европе не просачиваются новости о том, что делает нацистское правительство Киева в Донбассе и во всей Украине. Итальянская и европейская пресса полностью подвластны Европейскому Союзу и политике Соединенных Штатов Америки. Вомбёжки мирных жителей, преследованиe русских, коммунистов и любого, кто может показаться сторонником Народного ополчения…

Уставшие от всего этого и, в полном согласии с Народным Ополчением Новороссии, мы организуем Антифашистский Караван со сбором средств, неся на земли Донбасса нашу антифашистскую солидарность и благотворительный концерт. Как уже мы сделали это в Никарагуа в 1984 году, в Сальвадоре в 1994 году и в Палестине в 2004 году, мы готовы к этой поездке. С 26 по 30 сентября 2014 года мы будем на землях, которые сопротивляются атаке фашистов, посетим Новороссию. Наша программа включает в себя концерт в Ростове на Дону, в городе, который является домом для огромного лагеря беженцев и концерт в Новороссии. Мы не можем сказать где, это, с учетом бомбардировки невозможно, но мы сделаем всё возможное для его реализации. Просим всех антифашистов поддержать экономически нашу поездку и для передачи необходимого материалa людям Донбасса. Мы знаем, что можем рассчитывать на большую Семью.


Как и в Испании в 1936 году, где тысячи интернационалистов, воевавали вместе в поддержку Испанской Респуплики: NO PASARAN!!

Per Info:
Facebook: https://www.facebook.com/bandabassottiband
Twitter: https://www.twitter.com/banda_bassotti
Email: bassottixdonbass@gmail.com

 

(VIDEO) La Banda Bassotti al FMJE di Quito 2013

Il video del concerto di chiusura del XVIII Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti, Quito 7-13 Dicembre 2013

(VIDEO) Direzione socialismo XXI: intervista alla Banda Bassotti

“Direzione socialismo XXI”: intervista alla Banda Bassottida contropiano.org

Durante gli anni avete spesso suonato fuori dall’Italia, e molte volte in America Latina. Recentemente avete realizzato un concerto a Quito, in che occasione?

Effettivamente abbiamo suonato e visitato molte volte l’America Latina. Nel 94 ad esempio siamo stati in Salvador per sostenere l’FMLN (Fronte Farabundo Martì di Liberazione Nazionale) nella campagna elettorale subito dopo la guerra, poi a Cuba, in Messico, in Venezuela e Argentina. Strano a dirsi ma abbiamo un grande seguito in latinoamerica, il gruppo è molto apprezzato. Ci scrivono spesso anche dal Cile, dalla Colombia e ci chiedono di andare a suonare anche là, forse perchè le tematiche che affrontiamo nelle nostre canzoni sono particolarmente attuali da quelle parti. Anche noi pensiamo che, sebbene non sia tutto perfetto, in paesi come il Venezuela e l’Ecuador, ad esempio, si stiano facendo grandi passi e si stia realizzando un tentativo di creare delle società piu giuste, dove non ci siano le disparità che per esempio vediamo aumentare sempre di più qui da noi in Europa.

Con l’ecuador abbiamo un rapporto particolare, specialmente dopo che abbiamo scritto la canzone “Rumbo al socialismo XXI”, abbiamo trovato grandi consensi. Abbiamo realizzato a settembre un tour italiano per sostenere la “Revolución Ciudadana” di Correa insieme agli Assalti Frontali, a Zulù dei 99 posse e ai gang. Dopo di che ci hanno proposto di partecipare al XVII Festival mundial de la juventud y de los estudiantes (Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti), alla quale abbiamo partecipato avendo così l’opportunità di vedere con i nostri occhi quello che stanno facendo i compagni ecuadoriani e ci è piaciuto molto. Abbiamo trovato un Paese in grande crescita dove si stanno creando delle grandi opportunità per tutti. Siamo rimasti impressionati positivamente.

 

Quali erano gli altri gruppi musicali che hanno partecipato al Festival? Prima di noi ha fatto uno spettacolo una rappresentativa della Corea del Nord e dopo di noi c’erano gruppi locali. Il 13 dicembre eravamo noi il gruppo principale della serata essendo la band internazionale chiamata a chiudere il festival. L’apertura del festival, la settimana prima, avrebbero dovuto farla i “Reincidentes” (band punk rock radicale andalusa), ma purtroppo mentre si dirigevano a Quito, durante lo scalo a Miami, il cantante è stato “casualmente” messo in stato di fermo dalla polizia nordamericana e rilasciato dopo 3 giorni facendo così saltare la data della band al Festival. Un esempio questo della democrazia yankee che conosciamo bene. Fortunatamente noi abbiamo fatto scalo ad Amsterdam, altrimenti forse anche qualcuno di noi avrebbe fatto “casualmente” la stessa fine.

Ci potete spiegare che cos’è il festival della gioventù e degli studenti? Come si è articolato? Il ‘festival mondiale della gioventù e degli studenti’ è un evento che esiste dal lontano 1947 ed è orientato sin dalla prima edizione verso un dibattito e una rappresentazione di valori antimperialisti e pacifisti. Questi festival si caratterizzano per essere uno spazio a disposizione del movimento studentesco e giovanile di tutto il mondo (da questo punto di vista la Banda Bassotti poco c’entra in entrambi le categorie, hehehehe) dove si promuovono la solidarietà, l’amicizia, l’interscambio culturale, lo sport tra i giovani di diverse ideologie e nazionalità del mondo che comunque lottano contro l’imperialismo, il fascismo, il razzismo, il sionismo e contro tutte le forme di sfruttamento. Questo per spiegare in poche parole gli obiettivi che si propone un festival del genere. Quella di quest’anno era la diciottesima edizione dal 1947 ad oggi, il festival non ha una cadenza annuale e non sappiamo ancora quando faranno il prossimo e dove.

Il festival è durato una settimana e si è svolto nell’ex aereoporto di Quito, uno spazio immenso ormai in disuso che per l’occasione è stato trasformato in un’area di musica, dibattiti e stands dove si poteva trovare materiale interessantissimo proveniente da tutto il mondo, da Vietnam, Corea del nord, Angola, Venezuela, Cuba, Messico, Bolivia per dirne solo alcuni paesi. Abbiamo assistito ad un’iniziativa davvero differente dalle solite feste che si vedono in giro, dove diverse culture con un’idea comune si sono confrontate. Ci ha ricordato un po’ il festival dell’Avante, quello organizzato ogni anno dal Partito Comunista Portoghese al quale abbiamo partecipato una decina di anni fa a Lisbona.


Prima e dopo il concerto avete potuto farvi un’idea del processo democratico in corso nel paese tramite incontri politici, visite ecc. Ci potete fare un bilancio?

Abbiamo avuto occasione di andare a visitare l’Asamblea nacional (l’equivalente del nostro parlamento) e siamo stati ricevuti dalla vice presidente e dalla presidente dell’asamblea, entrambi donne e per giunta giovanissime, persone di grande spessore umano e politico. Diciamo che già il fatto stesso che due donne giovani (la presidente non ha neanche 30 anni) occupino dei posti di tale importanza la dice lunga sul processo democratico che è in corso in Ecuador. Abbiamo anche avuto l’occasione di conoscere il ministro degli esteri Ricardo Patiño che, come tutti i politici ecuadoriani che abbiamo conosciuto, è una persona alla mano che parla in modo semplice ed esaustiva, che si ferma tranquillamente a parlare con la gente e che, pensate un po’… risponde pure alle domande che la gente gli pone. Vogliamo però dire che, in questo caso come negli altri, non esiste la perfezione e che ci sono posizioni del governo di Quito che non ci trovano d’accordo e che comunque anche all’interno della politica ecuadoriana sono motivo di dibattito. Ma il bilancio è comunque positivo, abbiamo visto un Paese in crescita, un Paese accogliente e non arrogante (iniziando dalla polizia), un Paese dove tutti possono sognare di avere un futuro, cosa che qua da noi è praticamente impossibile. La grandissima differenza che noi abbiamo potuto osservare tra qua e là è che la politica in Ecuador è vicina ai bisogni della gente e i politici rendono partecipi le persone nelle attività di governo del paese, esattamente l’opposto di quanto succede da noi. Pensate che in Ecuador ogni sabato il presidente Correa (Chávez lo faceva la domenica in Venezuela) va in una località diversa dell’Ecuador e spiega tutto ciò che ha fatto il governo nella settimana precedente e va in onda sulla televisione nazionale in diretta.

Vorremmo approfittare di questa intervista per informare chi già non lo sapesse del fatto che è in atto un contenzioso giudiziario tra la Chevron Texaco e la popolazione amazzonica ecuadoriana. La Chevron Texaco infatti ha inquinato una buona parte dell’Amazzonia ecuadoriana lasciando delle pozze contaminate dopo aver estratto petrolio per anni sotto l’avallo dei precedenti governi; la multinazionale è stata condannata a pagare la somma di 19 milioni di dollari alle popolazioni colpite.. somma che la multinazionale yankee non vuole pagare tentando di far passare il governo dell’Ecuador come responsabile del disastro ambientale. Una cosa vergognosa, un tentativo di golpe bianco che metterebbe in ginocchio il sogno ecuadoriano. La guerra sporca che il governo di Washington ha per anni perpetrato contro governi socialisti latinoamericani, usando mercenari e generali golpisti adesso si è rifatta il vestito e nel caso ecuadoriano si chiama Chevron Texaco.

Per saperne di piu potete andare su questo link: cancilleria.gob.ec
Inoltre, per chi non lo sapesse, esistono vari collettivi sparsi in Europa ed anche in Italia che si occupano di diffondere i valori della ‘Revolución Ciudadana’, se ne volete saperne di più e volete essere messi a conoscenza delle prossime iniziative potete andare a questo link: http://buenvivirecuador.org/
[Si ringrazia Federica Zaccagnini per la segnalazione]
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