Napoli 24mag2017: Incontro con Bahar Kimyongur

Nel 2014 GAlleЯi@rt aderiva alla campagna per la liberazione di Bahar. Oggi siamo lieti di ospitarlo in Galleria.

Relazione di Bahar Kimyongür, analista internazionale e attivista antimperialista, accompagnato da Gianfranco Castellotti.

Contributi introduttivi:

Roberto De Gregorio, segretario P. CARC Napoli Centro
Francesco Santojanni, Comitato contro le Sanzioni alla Siria
Gianmarco Pisa, resp. questioni internazionali, Rifondazione Comunista, Napoli

Bahar Kimyongür, giornalista turco-siriano, nato il 28 aprile 1974 a Berchem Sainte Agathe, membro di una famiglia proveniente dalla Turchia, è un attivista politico belga, e ha militato nel Partito del Lavoro del Belgio, formazione politica marxista-leninista. Tra le sue pubblicazioni: Turquie, terre de diaspora et d’exil, Éd. Couleur Livres, 2008, e Syriana. La conquête continue, Éd. Couleur Livres, 2011.

A seguire: Momento Conviviale

GAlleЯi@rt, Associazione Resistenza, ALBAinformazione, Comitato contro le Sanzioni alla Siria, P. CARC Napoli Centro, Rifondazione Comunista – Federazione di Napoli.

Bahar Kimyongür in Turchia: «Difendo la mia libertà d’espressione»

da rtbf.be

Dopo il rilascio di un’autorizzazione a comparire liberamente per il periodo che va dal 24 ottobre al 24 gennaio 2015, il compagno e giornalista, turco-belga, Bahar Kimyongür, ha comunicato la sua decisione di assistere di persona, dinanzi alla Corte d’Assise di Ankara, alla prossima udienza prevista per il 12 dicembre. Deniz Kimyongür, sua moglie, ha ricevuto il beneficio di un non luogo a procedere, il 16 luglio scorso, per prescrizione.

Alla base del procedimento penale nei confronti della coppia si trova la richiesta congiunta del ministro degli esteri turco Ismail Cem al Parlamento europeo del 28 novembre 2000. «Io difendo la mia libertà di espressione», ha premesso Bahar. « È la mia militanza nel periodo 2000-2007 ad essere incriminata. È la mia partecipazione alla campagna per i prigionieri politici in sciopero della fame, 122 dei quali sono morti. Ho giocato un ruolo di mediazione tra i politici europei e turchi».

Bahar Kimyongür è stato arrestato 28 Aprile 2006 nei Paesi Bassi e rilasciato il 4 luglio, dopo 68 giorni di prigionia. Poi è stato arrestato 17 giugno 2013 in Spagna e rilasciato su cauzione il 20 giugno. L’Audiencia Nacional di Madrid ha rifiutato l’estradizione il 2 luglio. Il 21 novembre 2013, è stato arrestato di nuovo in Italia. Il 21 febbraio 2014 l’ Interpol ha bloccato temporaneamente la segnalazione e l’11 marzo, la Corte d’Appello di Brescia ha ordinato il suo rilascio. Il 22 agosto l’Interpol lo ha rimosso definitivamente dai suoi archivi.

Come promemoria, Bahar è stato anche condannato a 4 anni di carcere il 28 febbraio 2006 dal Tribunale di primo grado di Bruges per l’adesione al DHKP-C, sulla base della traduzione in francese per una testata giornalistica. È stato assolto in via definitiva il 23 dicembre 2009 dalla Corte d’appello di Bruxelles.

L’odissea giudiziaria di Bahar, una vera e propria persecuzione, si è inasprita con l’inizio dell’attacco terroristico alla Siria. Il compagno Bahar ha sempre denunciato, dall’inizio del conflitto e tuttora, il ruolo della Turchia nella complicità con i terroristi che infestano la Siria, evidenziando i supporti finanziari, militari e logistici che il regime di Erdogan offre all’Isis.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Strana storia italiana del reporter turco che sa tutto sulla Siria

Giornalista arrestato sitoL’arresto in Italia di un giornalista dissidente turco che lavora in Belgio e conosce troppi segreti sulla Siria.

Galera italiana per Bahar Kimyongur giornalista turco-belga. La guerra siriana diventata semi clandestina dopo il non intervento deciso dagli Stati Uniti si combatte sotto traccia. In Italia arriva il cronista turco-belga che denuncia le brame di guerra del governo di Ankara e lo accoglie la Digos

da remocontro.it

Dalla sala arrivi dell’aeroporto di Milano direttamente all’ufficio matricola del carcere di Bergamo. Operazione Digos nei confronti di un presunto sovversivo, il cittadino turco Bahar Kimyongur, giornalista per mestiere in Belgio e dissidente per coerenza nella sua Turchia di origine. Bahar collabora col gruppo di giornalisti del sito belga Investig’action del giornalista di Michel Collon, ed è da tempo bersaglio del governo di Ankara. Ordini di cattura via Interpol trasmessi da quella magistratura. Kimyongur era stato già arrestato tempo fa in Belgio e poi in Spagna e portato in giudizio con l’accusa mossa da Ankara di far parte di un gruppo terrorista. Questa volta l’accusa parla di minaccia a un ministro e fiancheggiamento del terrorismo, in particolare dell’ organizzazione turca Dhkpc. Per la stessa accusa Kimyongür era stato già assolto in Belgio e nei Paesi bassi.

Ma chi è Bahar Kimyongür, e cosa gli viene contestato? Certamente è un amico della Siria e scopertamente avversario della politica statunitense nell’area confinante col suo Paese d’origine. Nel 2000, durante una visita dell’allora ministro degli Esteri turco al Parlamento europeo, Bahar lo interrompe pubblicamente denunciando violenze e persecuzioni, e lanciando volantini. L’indomani la stampa turca lo descrive come amico di terroristi e nemico della nazione. In seguito la Turchia ne chiede l’estradizione accusandolo anche di far parte di un’associazione terroristica. Arrestato e poi assolto sia dalla giustizia olandese che da quella belga. Rimane però in piedi purtroppo il mandato di cattura internazionale. Nel 2012, Bahar si attira nuovamente le ire turche denunciando il ruolo diretto del governo Erdogan nell’addestramento, nel finanziamento e nel transito delle formazioni jihadiste attive in Siria.

La campagna Usa e turca anti siriana il bersaglio mirato delle critiche del giornalista e pacifista turco. «Se siete ancora scettici sulla questione del ruolo centrale degli Stati Uniti nel caos siriano, vi invitiamo a gettare uno sguardo più attento sulle operazioni in corso sul fronte nord-occidentale della Siria. Nella provincia turca di Hatay, cioè ai piedi della roccaforte siriana, gli jihadisti di Al Qaida o dell’Esercito siriano di Liberazione ASL, operano a stretto contatto con i soldati dell’esercito turco di Erdogan e con le truppe statunitensi. A qualche chilometro dalla frontiera siriana esiste una base radar della NATO, quella di Kisecik, situata sulla sommità della catena montuosa dell’Amanus. Gli abitanti del paese di Antiochia denominano questo sito come “il radar”». Infine il segreto del «Punto O della frontiera siriana sulla cima del Djebel El Aqrà, il monte Cassius».

Secondo le rivelazioni del giornalista detenuto a Bergamo, la Nato sarebbe impegnata a costruire sul monte Cassius – 1700 metri di altitudine – una nuova base-osservatorio sopra il villaggio siriano di Kassab. L’installazione militare dominerebbe la provincia siriana di Lattaia consentendo il controllo di tutta la Siria, per cielo, terra e mare. Nell’area, va ricordato che, situata a meno di 150 chilometri dalla frontiera siriana, c’è la base militare d’Incirlik. Secondo le rivelazioni del reporter incarcerato, da quella base aerea transiterebbero gli armamenti provenienti dalla Libia destinati agli insorti siriani. Ultima rivelazione, nel Golfo di Alessandretta (Iskenderun), a meno di un miglio dalle coste siriane, navi da guerra Nato fornirebbero agli insorgenti siriani informazioni e rilevamenti di natura militare. Nelle province di Hatay e di Adana la Cia disporrebbe di centri di addestramento ribelli.

Solidarietà con Bahar Kimiyongur

Da oltre un decennio Bahar Kimiyongur è impegnato, dal Belgio, nel denunciare i crimini del regime turco, un regime particolarmente reazionario, dove i prigionieri politici comunisti sono costretti a scioperi della fame: spesso sono stati condotti fino alla morte. Il regime turco è responsabile tra i peggiori crimini contro l’umanità, e in quanto tali sono sistematicamente ignorati dai media imperialisti, tanto negli USA quanto nell’UE. In solidarietà con un compagno, di cui abbiamo pubblicato sul nostro blog relativamente alla questione siriana, che abbiamo avuto l’onore di conoscere e di apprezzarne l’acuta intelligenza e verace umanità, pubblichiamo qui di seguito una significativa lettera a lui indirizzata. 

Bahar Kimiyongur è stato arrestato per l’ennesima volta ieri a Bergamo. Ogni volta che esce dal Belgio per denunciare i crimini dello Stato turco e la sua politica antipopolare e guerrafondaia non sa se riuscirà a tornare a casa dai sui compagni e dalla sua famiglia: negli anni scorsi è già stato arrestato in Spagna e in Olanda. Noi ci uniamo a tutti quelli che lottano oggi perché venga rimesso immediatamente in libertà, e gli esprimiamo la nostra piena solidarietà, ma vogliamo dirgli anche altro.

Caro compagno,

noi ci siamo conosciuti in una occasione importante, quando abbiamo organizzato il Simposio contro la tortura e l’isolamento a Firenze nel dicembre del 2003. Il Simposio è stato un successo enorme, comparato con le poche forze che avevamo a disposizione: le iniziative si sono svolte alla Regione Toscana e a Palazzo Vecchio nel Salone dei Duecento, cioè nei centri di governo della Regione Toscana e della città di Firenze, e la partecipazione è stata ampia e qualificata a livello nazionale e internazionale (vedi Allegato 1: lo riporto integralmente perché c’è un elenco di nomi di soggetti che sono stati allora coinvolti e che oggi possono e anzi sono tenuti a mobilitarsi per la tua liberazione).

La lezione che abbiamo tratto da quell’esperienza è preziosa: la solidarietà contro la repressione, e in quel caso la solidarietà contro la repressione dello Stato turco, va sviluppata in grande, obbligando le istituzioni, che si riempiono la bocca di diritti umani quando fa loro comodo, a mettere a nostra disposizione quelle risorse che sono nostre, nel senso che sono le masse popolari con il loro lavoro a mantenere in piedi le istituzioni che, in cambio, dovrebbero garantire l’unità sociale operando in modo giusto e intelligente, perché per questo i loro uomini sono pagati. Questo abbiamo deciso di fare in quella occasione, in contrasto con la tendenza a fare iniziative di nicchia, tra “addetti ai lavori”, cioè tra organismi e compagni che non c’è bisogno di convincere perché sono già convinti, tra di noi, tra le “solite facce”. Il grande successo dell’iniziativa testimoniò che quello scelto era il modo giusto.

Abbiamo poi fatto cose importanti con i tuoi compagni belgi di Clea, (un tour nazionale, e anche in quel caso la polizia pensò bene di fermarci, a Genova) e tante volte siamo stati sollecitati da voi ad organizzare nuovi Simposi internazionali e a partecipare a quelli che avete organizzato ad Atene, a Parigi, a Istanbul. Noi vi abbiamo spiegato che gli organismi di cui siamo parte, quelli della carovana del (nuovo)Partito comunista italiano, che comprendono il Partito dei CARC e l’Associazione Solidarietà Proletaria, si stanno sempre più impegnando con tutte le loro risorse ed energie per portare il maggiore aiuto ai rivoluzionari degli altri paesi, cioè a fare la rivoluzione nel nostro paese. Noi siamo impegnati nella costruzione della rivoluzione qui in Italia, per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, cioè un paese dove le masse popolari organizzate hanno il potere statale e dove la produzione dei beni e dei servizi è affidata ad aziende pubbliche che hanno la funzione di soddisfare i bisogni della popolazione in condizioni di sicurezza per i lavoratori e la popolazione e di salvaguardia e miglioramento dell’ambiente e lavorano secondo un piano economico nazionale via via sempre più coordinato a livello internazionale, pubblicamente discusso e approvato. Un passaggio per realizzare questo obiettivo oggi è che si costituisca un governo di emergenza, un Governo di Blocco Popolare in grado di soddisfare gli interessi immediati delle masse popolari colpite dalla crisi in modo sempre più duro.

Tutto questo cosa ha a che fare con la tua vicenda, e con il tuo arresto di ieri? Questo: oltre alle dichiarazioni di solidarietà e all’impegno immediato noi dobbiamo e vogliamo che nel nostro paese si istituisca, da subito, un governo che non solo accolga un rivoluzionario come te con gli onori che ti sono dovuti, ma che ti chiami, ti inviti nel nostro paese a portare la tua esperienza per rafforzare i legami tra le masse popolari del nostro paese e quelle della Turchia, che tu rappresenti, che tu possa parlare nei posti più prestigiosi, e nei canali di informazione nazionali, nella stampa, nella televisione.

Questo, a dieci anni dal primo nostro incontro, è una evoluzione di quanto allora abbiamo appreso. Non si tratta nemmeno più di andare dalle istituzioni che governano il nostro paese per pretendere che facciano il loro dovere: dieci anni sono passati, e oggi quelle istituzioni sono a uno stadio di putrefazione tanto avanzato da riuscire a malapena a stare in piedi. Oggi si tratta di togliere il governo a quei partiti e a chi sta loro dietro, a quelli che stanno mandando in rovina il paese e che sono precisi ed efficienti solo nella rapina delle masse popolari e nella repressione dei rivoluzionari italiani ed esteri, pronti ad attenderti appena cali dall’aereo. Le forze e i singoli che si dichiarano a favore della democrazia, e che sono in prima linea nel sostenere anche la tua causa, si assumano responsabilità di governo.

La campagna per la tua liberazione sia quindi anche campagna per il governo di un paese dove tu e tutti i compagni di tutti gli organismi rivoluzionari del tuo paese e di ogni altro paese siate accolti con tutti gli onori, per un governo che porti sostegno economico e politico alla lotta di liberazione del tuo popolo e di tutti i popoli del mondo. Questo è il nostro augurio e il nostro impegno.

Accompagno ai saluti rivoluzionari da parte mia e del mio partito, come omaggio, l’immagine che feci per il manifesto dell’evento fiorentino di dicembre 2013, quella con gli Yorum che suonano sullo sfondo, con un nuova scritta.

Fino alla vittoria, sempre!

Paolo Babini

Partito dei CARC – Settore delle Relazioni Internazionali

Allegato 1 (Il programma del simposio del 2003)

Firenze 19-20-21 dicembre 2003: contro la Tortura e l´Isolamento Carcerario

Simposio Internazionale contro la Tortura e l´Isolamento Carcerario
Con il patrocinio della Regione Toscana

Tel: 00 39.347.138.09.80
 isolation@post.com

I prigionieri politici in Turchia sono entrati in sciopero della fame contro il progetto delle nuove carceri di massima sicurezza, quelle con le celle di isolamento (F-Type), dal 20 ottobre del 2000. I prigionieri sapevano che una volta separati sarebbero stati ancora più esposti a tortura e maltrattamenti. Erano consapevoli che l´isolamento totale, definito anche… tortura bianca…, era anche un modo coercitivo di spersonalizzazione e di sottomissione. E’ ormai provato che sia nei Paesi Europei, sia negli Stati Uniti dove da molti anni esistono le celle d’isolamento, che questo causa gravi problemi psicofisici. Il 19 dicembre 2000, due mesi dopo l’inizio dello sciopero della fame i militari turchi intervennero con un assalto a 20 prigioni per deportare i detenuti nelle nuove carceri F-Type. L’operazione, che causò la morte di 28 prigionieri e circa mille feriti e ustionati, fu cinicamente definita dalle autorità turche… ritorno alla vita… Dopo circa 1200 giorni di Death fast (sciopero della fame fino alla morte) sono decedute 107 persone e oltre 500, a causa dell’alimentazione forzata, hanno contratto la sindrome di Wernicke-Korsakoff (i sintomi principali sono: atassia, amnesia). 
La Piattaforma Internazionale di Lotta contro l´Isolamento – che è nata nel 2002 – ha stabilito dal 19-21 dicembre giornate internazionali di sensibilizzazione contro la tortura dell´isolamento carcerario. In questi tre giorni si svolgerà  a Firenze un Incontro internazionale con avvocati, medici, ex prigionieri e familiari di detenuti, rappresentanti politici, intellettuali, giornalisti.


Venerdi 19 dicembre

Salone de´ Dugento – Palazzo Vecchio – piazza Signoria


ore 10 Saluto del Presidente del Consiglio Regionale Toscano, 
Riccardo Nencini

Interventi dei rappresentanti istituzionali di Provincia e Comune

10.30-13.00 Interventi di ex-prigionieri politici sulle condizioni in carcere e sui diversi modi di resistenza alla repressione

Sadi Ozpolat – Presidente Ass.ne per i diritti e le libertà fondamentali (Turchia) 
Christofer Kelley – I.P.S.C. (Irlanda)
 Un rappresentante del Fronte Polisario (Sahara Occidentale) 
Yon Elorza – Pro Amnistia (Paesi Baschi)

11.30 – Conferenza stampa

13.00-14.00 Pausa pranzo

14.00-16.00 Testimonianze (associazioni, familiari e persone sensibili alla questione prigionieri)

Tekin Tangun – Presidente dell’Ass. dei prigionieri e dei familiari Tayad (Turchia) 
Ahmet Kulaksiz – Padre di due ragazze decedute nel 2001 nella Death 
fast a Istanbul
 – Yildiz Ercan – ex-guardia, testimone della strage del dicembre 2000 nel carcere di Bayrampasa
 Mohamed Safa – Presidente del Centro di Riabilitazione delle vittime della tortura nel Campo Al-Khiam (Libano)
 Haidi Giuliani – Madre di Carlo 
Elvira Penna – Addetta stampa all’Ambasciata di Cuba a Roma
 Madri di Plaza de Mayo (Argentina)

16.15-18.15 Solidarietà Internazionale con i prigionieri politici della Death Fast

Cezmi Ersoz – Scrittore (Turchia)
 Bilgesu Erenus – Cantatrice (Turchia) 
Mammad Suleymanov – Giornalista Azerbaijan
 Grazia Cecioni – Giornalista (Italia) 
Rappresentanti dei sindacati PAME e OLME (Grecia)

20.00 Cena alla Casa del Popolo Ponte a Greve via Pisana 809 (Bus n.26)

21.30 Film documentario “La morte silenziosa” Huseyin Karabey e letture di poesie di Nazim Hikmet

20 dicembre Auditorium Consiglio Regionale – via Cavour, 4


Sabato 20 dicembre

9.00-11.00 Aspetti medici e psicologici relativi 
alla detenzione, alla pratica dello sciopero della fame
e alle conseguenze dell’alimentazione forzata

Dott. Gianfranco De Maio, Neurologo – Italia
 Dott.ssa Antonella Sapio – Università di FirenzeDott. Paola Cecchi – Psicopedagogista
 Gina de Angeli, Infermiera, Massa

11.00-13.00 Aspetti giuridici dell´isolamento carcerario

Vainer Burani – Avvocato (Italia) 
Vesile Yucel – Avvocata (Germania)
 Julen Arzuaga – Osservatorio dei diritti umani, Behatokia (Paesi Baschi)
 Murat Demir – Avvocato (Germania) 
Giovanna Lombardi – Avvocata (Italia)
 Ibrahim Mahajna – Human Rights (Palestina)

13.00-14.00 Pausa pranzo

14.00-19.00 Interventi:

International Forum (Danimarca), Unione 18 ottobre (Germania), Marcella Delle Donne (Università la Sapienza), Arab-Palestine Club (Austria), Marian Price (IRPWA, Irlanda), Tayad Komite (Amburgo), Associazione dei rifugiati politici iraniani (Germania), Rote Hilfe (Germania), Comitato Free the Five (Germania), Silvia Petrini (Altro Diritto), Peter Novak giornalista (Germania), Initiativ E.V. (Germania), Laboratorio Marxista, DHKC International, Assemblea Nazionale Anticapitalista, Fausto Schiavetto (Soccorso Popolare), Nino Moscato (Comitato Antimperialista Antifascista “Spartaco Lavagnini”), Giulio Gori (rivista DEA), Collettivo Antinebbia Valdarno, CARC, ASP, “nuova unità ” (rivista di politica e cultura comunista), Linearossa, Comitato contro la repressione di Viareggio e Versilia, Alessandro Leoni (PRC), Lorenzo Marzullo Commissione per la Pace (Comune di Firenze), AFAPP (Spagna), AMDH (Marocco), WILPF, IRSP (Irlanda), Orsola Casagrande (Il Manifesto), Annahj Addimocrati (Marocco), Campo Antimperialista.

20.30 Cena al CPA, via di Villamagna 27/A (Bus 23,33, 8, 71)


Domenica 21 dicembre

Casa del Popolo Grassina, Bagno a Ripoli
 Piazza Umberto I, 14 (Bus n.31,32)

Giornata di Solidarietà con la Tayad
 A cura del Comitato Antimperialista Antifascista “Spartaco Lavagnini”

15.30 – Mostra fotografica e lettura di poesie di Nazim Hikmet
16.30 – Film “Il Muro”, di Yilmaz Guney
18.00 – Film “L´Assedio”, di Idil Yapim
 18.30 – Concerto di Strada del Gruppo “I Fiati Sprecati”
 20.00 – Cena di Finanziamento
21.30 Concerto con: Pol MacAdaim – Political Irish Folk Singer
 Gruppo Yorum (Turchia) 
I Briganti (Italia)

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