E l’Europa dei popoli…

GreeceEuropeAusterda Marx21.it

La situazione che si sviluppa in seno all’UE e all’euro, con l’approfondimento della loro crisi e con le differenti sue manifestazioni, in particolare in Portogallo e in Grecia, sta rivelando ciò che pochi anni fa alcuni giudicavano impensabile: la messa in discussione e il rifiuto, su scala di massa, della politica e del processo di integrazione capitalista dell’UE.

Un fatto tanto più importante in quanto si manifesta come processo di resistenza nei confronti dell’impressionante campagna ideologica che si sviluppa da decenni, destinata a presentare l’UE come il “paradiso in terra” e qualcosa di irreversibile. La frode della politica di coesione economica e sociale; la mistificazione in merito ai fondi comunitari; l’illusione della convergenza reale; il mito del progetto “democratico”; la fallacia della “casa comune”; il discredito in cui è caduta la parola solidarietà non appena alcuni dirigenti dell’UE la pronunciano. In verità, aumenta sempre di più il fosso che separa la propaganda e la realtà con la quale milioni di uomini e donne si confrontano e, soprattutto, aumenta la coscienza collettiva di tale fatto.
La risposta dei lavoratori e dei popoli alla brutale offensiva che è stata scatenata dopo il 2008 è stata di lotta e combattività. Impressionanti manifestazioni di massa, scioperi, migliaia di lotte tanto diverse, hanno spazzato il continente europeo negli ultimi anni appropriandosi sempre più nel loro contenuto della necessità di un rifiuto dell’Europa del grande capitale e dell’affermazione del diritto sovrano di ogni popolo di decidere del suo futuro.

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La Grecia di oggi rivela il carattere dell’Unione Europea

tsipras_sadda Marx21.it

Ho squadrato ogni paragrafo dell’accordo greco in tutte le lingue che la mia limitata intelligenza comprende. Sono, tuttavia, analfabeta nella lingua dell’Ellade e tra le poche parole che ho appreso nei viaggi che ho compiuto, una delle più sonore è OXI, gridata e votata il cinque di luglio dalla maggioranza schiacciante della popolazione ellenica.

Per questo, ammetto di poter non avere letto correttamente, ma non trovo altra parola per designare le misure approvate se non quella di una resa all’inqualificabile e abietta aggressione perpetrata dall’Unione Europea, questa organizzazione che pure ha esercitato fascino su progressisti, “estremisti di sinistra” e persino comunisti (o neocomunisti rinnovatori), dalle nostre parti.

Non faccio, non farò una valutazione morale dell’atteggiamento del governo greco, di Syriza, partito socialdemocratico di sinistra che detiene l’eventuale maggioranza parlamentare, e del suo primo ministro, Alexis Tsipras. Ma non c’è dubbio che si è trattato di una capitolazione. Si possono invocare le condizioni oggettive, il rapporto di forze, l’assenza di fattori esterni favorevoli, ma Tsipras non è stato eletto nel gennaio di quest’anno e ha vinto il referendum del 5 luglio, per firmare l’indegno terzo memorandum. Per questo, l’oligarchia greca e i potentati degli eurocrati sotto la guida della signora Merkel disponevano di Nuova Democrazia e del Pasok.
Chi è di sinistra in questo mondo dominato da una destra sempre più vorace nutre simpatia per un giovane leader politico che vede promettere pubblicamente di proseguire nella lotta per la sovranità del suo paese. Tuttavia, sarà difficile che questa promessa non sia defraudata, come già lo è stato l’impegno a rispettare la volontà sovrana del popolo espressa nel referendum del cinque luglio. Non è una questione di volontà o sincerità, ma di coscienza, preparazione politica, ideologica e organizzativa e prospettiva strategica, linea politica per affrontare la brutalità della dittatura monopolista-finanziaria degli eurocrati e del sistema imperialista in generale. E ancora, di capacità di indicare la prospettiva. Il capitale finanziario, come diceva Lenin, è un fattore talmente potente da sottomettere persino i paesi più indipendenti. La vita sta dimostrando che sottomette persino le forze che si definiscono di “sinistra radicale”.

L’Unione Europea e il sistema imperialista si sono messi a nudo nel caso greco. Ha rivelato, con il loro volto nudo e crudo, il proprio carattere retrogrado e parassitario. L’Unione Europea ha mostrato la sua natura di struttura al servizio del capitale, del collettivo delle potenze sfruttatrici, a detrimento degli interessi, delle aspirazioni e dei diritti dei popoli.

In assenza dell’ALCA e dell’ Accordo Multilaterale sugli Investimenti, che non non sono riusciti a compiere la loro vendetta nei confronti della lotta dei popoli, nel caso di  ALCA una lotta liberatrice condotta da leader del calibro di Fidel Castro e Hugo Chavez, l’Unione Europea è il prototipo dell’ “integrazione” imperialista, che nega e calpesta la sovranità nazionale, in un simulacro di democrazia e solidarietà.

Con il caso greco, l’Unione Europea si è rivelata quello che è sempre stata.

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Cuba si congratula con la Grecia per la vittoria del ‘no’

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Il popolo greco ha rifiutato i tagli sociali richiesti dall’Unione Europea

Il Presidente di Cuba, Raúl Castro, si è congratulato con il governo greco in seguito alla grande vittoria del ‘no’ nel referendum di domenica, secondo le informazioni riportate dal quotidiano Granma.

«Signor Primo Ministro: porgo sinceri complimenti per la vittoria del NO nel referendum tenutosi in Grecia il 5 luglio 2015» recita il testo inviato dal capo di stato cubano.

Raúl Castro inoltre ritiene che l’esito referendario «dimostra il sostegno della maggioranza del popolo greco alla coraggiosa politica del governo che Lei (Tsipras) presiede».

Il Primo Ministro Alexis Tsipras ha annunciato che il suo paese riprenderà i colloqui con i creditori.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Giacché: «Europa destabilizzata dal potere di ricatto dei creditori»

renzi-merkel-510-2-7-2015da Marx21.it

Le ultime vicende sulla crisi greca hanno mostrato come un governo democratico, fedele al suo mandato elettorale, possa mettere in discussione la governance europea, rigida su regole punitive che nulla hanno a che fare con la virtuosità dei paesi dell’eurozona. Il fallimento più grande è proprio l’architettura della UE e dei suoi Trattati, che negano la possibilità di agire su obiettivi realmente strutturali, come l’occupazione, la capacità produttiva e i redditi. In questo contesto, la moneta unica è uno strumento di potere funzionale ad interessi altri, quali la stabilità dei prezzi e delle banche. Se è vero che bisogna rimettere in discussione regole e obiettivi europei, allo stesso tempo è necessario capire in quali tempi queste modifiche possono intervenire. Più i tempi sono lunghi più è inevitabile che anche la moneta unica possa essere rimessa in discussione, in quanto strumento di potere. Ne parliamo con Vladimiro Giacché, economista e Presidente del Centro Europa Ricerche.

Nonostante l’intransigenza mostrata dal governo tedesco e qualche gioco strategico, pare che la fermezza di Tsipras abbia mandato in tilt l’armonia della governance europea. Come lo interpreta?

Tsipras ha fatto una cosa nuova nell’Europa di questi ultimi anni: ha cercato di tener fede al mandato elettorale ricevuto. Ha trattato, ma quando ha visto che quello che veniva richiesto dalla controparte (peraltro senza contropartite immediate in termini di debt relief) era incompatibile col mandato elettorale ricevuto, ha detto che a quel punto soltanto gli elettori del suo Paese potevano decidere se accettare le proposte europee. In questo modo ha rotto il potere di ricatto dei creditori. Questo ha mandato in tilt la governance europea, che in questi ultimi anni è stata caratterizzata da un potere esorbitante dei creditori. L’Europa oggi viene destabilizzata non da Tsipras, ma proprio da quel potere esorbitante, che ha avuto conseguenze pesantissime per molte economie tra cui la nostra.

Tsipras ha fatto default, ma ha comunque rilanciato chiedendo ristrutturazione del debito, tema che sembrava sparito dal tavolo dei negoziati, e nuovi prestiti. Com’è finita la negoziazione dell’ultimo eurogruppo di fatto e cosa significa concretamente?

La ristrutturazione del debito greco la chiede la situazione prima ancora che Tsipras: l’entità attuale del debito greco è semplicemente impagabile. Lo era già nel 2010, ma allora si decise di non praticare un taglio del debito, perché questo avrebbe colpito le banche francesi e tedesche, fortemente esposte sulla Grecia. Non avendo ridotto il debito, il successivo intervento di BCE, fondo salva-Stati e FMI è servito unicamente a quelle banche per far rientrare la loro esposizione sulla Grecia senza troppi danni, ma non ha rappresentato alcun “salvataggio” della Grecia. A quanto è dato di capire l’Eurogruppo ha deciso comunque di chiudere la porta al governo greco sino al referendum, probabilmente confidando in un suo esito positivo (vittoria del Sì ndr).

Seppure sia stato un errore entrare nell’euro (cosa dimenticata da quasi tutte le sinistre europee), è possibile dire che è tutta colpa della moneta unica? Quanto pesano per i Paesi del Sud Europa le mancate politiche industriali a prescindere dalla moneta?

No, non è tutta colpa della moneta unica. Le mancate politiche industriali pesano, come pure gli insufficienti investimenti da parte delle imprese, che nella seconda parte degli anni Novanta ritennero di non averne bisogno potendo giovarsi dei maggiori profitti derivanti dall’abolizione della scala mobile. Il risultato è stata una perdita di competitività evidente nel decennio successivo, che però a quel punto, essendo nel frattempo partita la moneta unica, non poteva più essere corretta da una svalutazione. Il punto però è un altro: la moneta unica rappresenta comunque un elemento di rigidità che ostacola, e non favorisce, la convergenza tra le economie. Questa divergenza negli ultimi anni si è accentuata.

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Patelis alla Grecia: «Avvicinarsi di più a Russia e Brics»

5545e26ac46188580e8b45bcda Russia Today

La situazione economica della Grecia nell’Unione Europea si è molto aggravata, per questo motivo il paese ellenico deve differenziare le sue relazioni estere prestando maggiore attenzione allo sviluppo dei rapporti con i paesi del blocco Brics, e con la Russia in particolare, secondo quanto spiegato dal professor Patelis

«Dobbiamo trovare un sostegno alternativo a livello internazionale. L’avvicinamento alla Russia deve essere multidimensionale: economico, politico e tecnico-militare», ha dichiarato il professor Dimitris Patelis, dell’Università Tecnica di Creta, come riportato da Russia Today.

Secondo il professore, la Grecia non resterà nell’Unione Europea, che di fatto è «il principale nemico» del paese, perché la sua permanenza è «assurda e illogica».

«Devono differenziare il loro approccio e prendere misure più decise di avvicinamento alla Russia e agli altri paesi Brics».

Patelis ritiene che l’adesione della Grecia alla Comunità Economica Europea, e quindi, all’Unione Europea «abbia causato un danno strategico al nostro popolo».
«Come risultato di questa unione, abbiamo avuto la distorsione di tutti gli elementi d’economia, che ha reso impossibile uno sviluppo indipendente del Paese», ha sottolineato l’esperto, aggiungendo che, pertanto, le autorità dovrebbero «cercare strade alternative».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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