Nariño, FARC-EP: «Putin, Assad y los kurdos únicos combatiendo ISIS»

Alexandra NariñoPor Alexandra Nariño, integrante de la Delegación de Paz de las FARC-EP

¿Qué tienen Vladimir Putin, Hugo Chávez, Fidel Castro, Kim Jong-un, Evo Morales y Bashar al-Assad en común? Si tenemos que creerle a la prensa occidental, son todos hombres irracionales, mentirosos y hasta ridículos, la mayoría con rasgos anti-democráticos, dictatoriales. Entre más desalineados sean de las directrices neoliberales dictadas por el FMI y el Banco Mundial, más despreciables. O al menos es el mensaje que les llega diariamente a millones de personas quienes creen estar informadas a través de las grandes agencias de noticias.

Luego de leer varios artículos que denunciaban las malintencionadas y astutas jugadas políticas y militares de Vladimir Putin en el mundo, él logró despertar mi curiosidad cuando lo vi hablando en el setenta aniversario de la ONU. Solo pude ver la última parte; no sé si lo que me llamó la atención fuera alguna frase suya, la mirada o el tono de su voz. Lo cierto es que busqué la intervención completa en internet y descubrí que el discurso de Putin tiene algo de lo que carecen personajes como por ejemplo Obama, Merkel o Rutte: coherencia.

Sin disertaciones pomposas y vacías sobre “freedom and democracy”, expuso de forma sencilla una posición democrática, pluralista y respetuosa de la soberanía de otras naciones. Además,  ofreció a los presentes y al planeta una explicación sensata de la situación en el Norte de África y el Medio Oriente, así como un análisis de la correlación de poderes geoestratégicos en el mundo de hoy.

Con una elocuente diplomacia, el presidente ruso dejó al desnudo algunas verdades que ya todos sabían, pero nadie en el mundo político se había atrevido a pronunciar con tanta vehemencia: que las fuerzas gubernamentales de Assad y las milicias kurdas son las únicas fuerzas que realmente combaten a los terroristas en Siria; que los grupos extremistas se nutren – entre otros – de soldados iraquíes quienes quedaron en la calle después de la invasión en el 2003, de Libios cuyo Estado fue destruido luego del 2011 y también, más recientemente, de la oposición “moderada” en Siria, apoyada por el Occidente, que les entrega armas y entrenamiento, luego del cual muchos se desertan y se unen al Estado Islámico.

Sin nombrar a nadie en específico, calificó de hipócrita e irresponsable el hacer declaraciones sobre la amenaza del terrorismo y al mismo tiempo hacerse el de la vista gorda cuando de su financiación a través de narcotráfico, tráfico ilegal de petróleo y de armas se trate. Así mismo – sin referencias específicas – juzgó como irresponsable el manipular grupos extremistas para lograr sus propios objetivos políticos, y creer que de alguna manera se buscará la forma de deshacerse de ellos más adelante.  

También hubo espacio para la reflexión y la autocrítica: “…recordamos ejemplos de nuestro pasado soviético, cuando la Unión Soviética exportó experimentos sociales, presionando por cambios en otros países por razones ideológicas. Esto muchas veces tuvo consecuencias trágicas y produjo degradación en vez de progreso”.

No quisiera ser acusada de devota de Putin; lo único que puedo afirmar es que, así nos pinten a las FARC-EP como narcotraficantes sin ideales, así mostraran a Hugo Chávez como un charlatán sin seriedad, así quieran despojar de todo humanismo a Bashar al-Assad, ser desalineado en un mundo en el que lo políticamente correcto parece ser promocionar políticas neoliberales, xenofóbicas y excluyentes, es un mérito en sí.

La Bielorussia ribadisce il suo sostegno alla Siria

da lantidiplomatico

Il presidente siriano, Bashar al-Assad ha ricevuto, questa mattina, un messaggio di sostegno del presidente bielorusso Alexander Lukashenko consegnato dal segretario generale del partito comunista bielorusso, Igor Karpenko Vasilievic.

Nel messaggio, il presidente bielorusso ha espresso il forte sostegno del suo paese alla Siria, popolo e governo, nella sua guerra contro il terrorismo, confermando la volontà della Bielorussia di sviluppare ulteriormente le relazioni bilaterali in tutti i campi.
Da parte sua, il presidente al-Assad ha apprezzato le posizioni filo-siriane della Bielorussia, un paese che era stato precedentemente sottoposto alle stesse pressioni e campagne occidentali che la Siria si trova ad affrontare oggi, e tuttavia è riuscito a resistere e trionfare.
Il presidente al-Assad ha affermato che la Siria è in guerra contro il terrorismo ed i suoi sponsor ed è parte di un’offensiva occidentale sotto la guida degli Stati Uniti attraverso i collaboratori nella regione.

Questa guerra prende mira tutti i paesi che resistono egemonia occidentale e che difendono gli interessi dei loro popoli e l’indipendenza delle sue decisioni, con l’intenzione di ridisegnare una nuova mappa della regione e del mondo, ha dichiarato il presidente siriano.
A sua volta, Vasilievic ha affermato che il suo paese considera la necessità di unire gli sforzi di tutti i paesi che sostengono il popolo siriano contro il terrorismo, esprimendo fiducia nella capacità della Siria per raggiungere la vittoria e ripristinare la sicurezza nel suo territorio.
All’incontro hanno partecipato il vice segretario generale del partito Baath Arabo Socialista, Hilal al-Hilal e l’ambasciatore della Bielorussia a Damasco, Alexander Ponomarev.

Venti cose che gli italiani devono sapere sulla Siria

di Francesco Gori – spondasud.it

1) La Siria non hai mai attentato alla sicurezza nazionale di altri Stati;

2) La Siria ha consegnato o distrutto il proprio arsenale chimico;

3) I rapitori degli “italiani” Quirico, dall’Oglio, Ricucci, Ramelli e Marzullo fanno parte dell’opposizione armata ad Assad;

4) I gruppi terroristi sono stati finanziati da Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Europa e Stati Uniti. La Siria di Assad ha sempre combattuto Osama Bin Laden, al Qaeda e tutti i gruppi fondamentalisti islamici che sono sorti in questi anni;

5) Dopo le rivolte del 2011, il Governo aveva fatto ampie aperture per venire incontro alle richieste dell’opposizione che, però, come è dimostrato dai fatti, ha scelto la via armata a quella politica;

6) I cristiani e le altre minoranze religiose non sono perseguitate dal presidente Assad (che anzi le ha difese) ma dai gruppi jihadisti che, a vario titolo, hanno combattuto con l’opposizione armata;

7) Nelle carceri siriane sono detenuti molti terroristi stranieri, anche europei. Alcuni di questi sono arrivati dall’Italia;

8) Nessun giornalista entrato legalmente in Siria, con regolare visto, è mai stato rapito e ha potuto svolgere il proprio lavoro in piena sicurezza;

9) La Siria non è intenzionata a costruire la bomba atomica e non ha in corso alcun programma di arricchimento dell’uranio, né a fini civili né militari;

10) Il presidente Assad, che fa parte della minoranza sciita di fede alawita, è stato scelto liberamente dal suo popolo alla presenza di osservatori internazionali che hanno certificato la regolarità delle elezioni e nelle istituzioni sono rappresentate anche le altre componenti politiche, sociali e religiose della Siria. In Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, tutti alleati dell’Occidente, ci sono monarchie ereditarie ed emirati in cui viene applicata la legge islamica e in cui i diritti civili sono ridotti ai minimi termini;

11) Le Alture del Golan sono una parte del territorio della Siria che Israele ha occupato illegalmente: la comunità internazionale non è mai intervenuta a difendere la sovranità di questa nazione;

12) La donna in Siria non è costretta a portare alcun velo e ha pieni diritti civili e piene libertà. Le donne possono svolgere qualsiasi tipo di professione e non è preclusa in alcun modo modo la carriera politica e di rappresentanza nelle istituzioni;

13) Prima dello scoppio della guerra, la Siria era una delle mete turistiche del Medio Oriente più amate dagli occidentali, apprezzata per l’ospitalità, la sicurezza e la tolleranza;
13) La Repubblica Araba Siriana è una nazione laica in cui è consentito a tutti di professare la propria fede religiosa, ebrei compresi. A Damasco c’è una delle più antiche sinagoghe del Medio Oriente, presa di mira a colpi di mortaio dai ribelli dell’Esercito Libero Siriano, considerati da molti governi occidentali dei “moderati”;

14) L’Italia ha sempre considerato la Siria e il presidente Assad un interlocutore importante per garantire la pace e la sicurezza in Medio Oriente. L’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lodato in passato le doti politiche e umane di Assad;

15) In Siria non c’è stata alcuna rivoluzione popolare, nessuna primavera araba, ma un attacco dall’esterno deciso dalle potenze sunnite del Golfo, con l’aiuto della Turchia, di Stati Uniti ed Europa, che volevano rovesciare il potere della minoranza sciita rappresentato da Assad;

16) Malgrado la guerra, il governo siriano ha garantito l’istruzione gratuita a centinaia di migliaia di alunni, anche grazie al contributo delle Nazioni unite che hanno messo a disposizione libri, quaderni, penne e altro materiale didattico;

17) Assad ha più volte dichiarato di volersi confrontare con l’opposizione per trovare una soluzione diplomatica che ponga fine alla guerra. La sua buona volontà è certificata da numerose dichiarazioni di esponenti delle Nazioni Unite. Una parte dell’opposizione ha deciso che non intende sedersi al tavolo con Assad e che preferisce combatterlo militarmente fino a quando non se ne andrà;

18) Assad è nemico giurato dell’ISIS, di Al Qaeda e di tutti i gruppi terroristici e non ha mai fatto affari con loro: è stata smentita anche la notizia, fatta circolare da qualche media straniero, che il governo di Damasco abbia comprato il petrolio dallo Stato Islamico. La Turchia, che aspira a entrare nell’UE, è il principale esportatore del “greggio jihadista”. In Turchia, inoltre, si addestrano i terroristi che possono, come dimostrano i fatti di Parigi, muoversi liberamente nel paese;

19) L’Esercito Arabo Siriano ha combattuto su più fronti per impedire che il paese capitolasse e diventasse un Califfato: migliaia di militari sono rimasti uccisi e feriti nei combattimenti. E’ falso che l’aviazione non abbia mai bombardato i terroristi, sparsi praticamente in tutto il territorio. E’ vero che le bombe di Damasco hanno fatto vittime tra i civili ma nessuno osa dire che i terroristi si sono nascosti nei quartieri, nei villaggi e nelle case, spesso usando i civili come scudi umani. Quasi mai si parla dei civili uccisi dai terroristi (che sono la maggioranza) e di quelli della cosiddetta coalizione guidata dagli Stati Uniti;

20) Il governo di Assad nel corso della guerra ha aumentato gli stipendi e le pensioni dei militari e dei dipendenti pubblici e ha garantito un sostegno economico per i disoccupati. Ha inoltre aumentato le risorse per la ricerca e l’Università: quella di Damasco è considerata ancora oggi una delle migliori del Medio Oriente.

Talal Khrais: «L’Italia ha commesso errori gravissimi sulla Siria»

resize.phpda lantidiplomatico.it

«In Siria è una guerra globale per procura dell’occidente contro Russia, Iran, Hezbollah…».

Intervenendo alla conferenza organizzata da Pandora Tv di Giulietto Chiesa alla Sala del Refrettorio della Biblioteca della Camera dal titolo Global Warning, il corrispondente della tv libanese Al Manar Talal Khrais ricorda come premessa al suo discorso il suo periodo di corrispondente in Italia quando il centro del potere sovrano del paese era detenuto a Roma mentre oggi “le persone non sanno neanche più neanche chi è il ministro degli esteri”, tanto non è influente in nessun modo.

Ma perché i politici italiani non parlano mai delle ragioni di questa crisi economica che sta distruggendo il paese? Vedendo da inviato diretto i conflitti di Iraq, Libia, Libano e Siria la risposta è semplice: un paese industriale come l’Italia sta perdendo i suoi clienti, distrutti dalle scelte di politica estera del suo alleato americano. L’Iraq era un paese fondamentale per le esportazioni italiane e l’Italia era il sogno per tutti i libici: ora questi due paesi sono stati annullati completamente.

Il giornalista ha poi sottolineato un punto molto interessante sulle primavere arabe. Dove sono avvenute? Laddove vi è una monarchia feudale che non garantisce alcuna possibilità di emancipazione femminile e laddove sono vietati i diritti e le libertà più elementari come l’Arabia Saudita? No sono avvenute in quei paesi che avevano degli eserciti, dei diritti, delle Costituzionie che potevano dire no agli Stati Uniti. Non si tratta di giustificare o difendere i regimi passati che non erano democrazie, ma quei paesi dove si è sviluppata la primavera araba avevano gli strumenti per dire no agli Usa.

Chi perde da queste scelte degli Stati Uniti? Sicuramente l’Europa. «Sono inviato di guerra da quattro anni in Siria e sono molto deluso dalla politica italiana e dai miei colleghi italiani di Rai e Mediaset presenti sul terreno. Vedono quello che accade ma non lo riportano e mi dicono: mi dispiace ma il mio editore non l’accetterebbe. Ma allora cosa siete venuti a fare? Gli rispondo». Il loro lavoro è aspettare come aprono i principali organi di informazione americana e allinearsi a quella posizione.  «Altrimenti direbbero che la guerra in Siria è una nuova guerra fredda generata dall’occidente che non ha voluto cogliere l’occasione della caduta del Muro per la distensione, ma ha lanciato un attacco multipolare che riguarda anche le sanzioni all’Iran e ora alla Russia». La risposta a quest’arroganza è stata la formazione di un gruppo omogeneo che va dalla Cina alla Russia, dall’Iran agli Hezbollah, ha sottolineato Khrais. E l’italia, ricorda  Talal Khrais, ha commesso errori gravissimi: ve lo ricordate che l’Isis era a Roma invitato dal ministro Terzi? Oggi tagliano le gole, mangiano i cuori e l’occidente si inorridisce, ma è “un disastro della politica estera americana”.

E poi il giornalista ricorda come nel 2008 i paesi arabi avevano insistito molto in Siria perché Damasco creasse un gasdotto in grado di trasportare il petrolio del Qatar direttamente in Europa. Ma la Siria è da sempre fedele alla Russia e quando le condizioni poste riguardavano esplicitamente il dover rompere le relazioni con Mosca, alleggerire la posizione verso uno stato palestinese e rompere immediatamente i rapporti con Iran e Hezbollah, la Siria di Assad ha detto no. Da allora si è creato un clima di ostilità, ma non verso le monarchie feudali in cui i cristiani non possono neanche vivere come Qatar o Arabia Saudita, ma in un’Islam più libero e moderno (con tutte le critiche giuste cui si possono fare) come quello di Iran e Siria. Da allora si è deciso di fare una guerra alla Siria, ma lo scenario è unico e comprende anche Libano, Russia, Iran…

La Russia come ha agito nella crisi? Ha preteso il cambiamento della Costituzione siriana e Assad l’ha accettato, in particolare l’art. 8 che ha aperto a nuove forze politiche la via del potere. E a questa visione di pace, 80 paesi hanno reagito, mandando terroristi a combattere in Siria. «In 4 anni che sono qui non ho visto un siriano protagonista di un attacco suicida. Sono tutti ceceni, kirgiri…». E’ una guerra globale per procura contro Russia, Iran, Hezbollah e anche Siria.

Tanti terroristi esteri inviati in Siria sono una chiara violazione del diritto internazionale. Ma chi è responsabile? E’ responsabile chi in Siria sostiene Al-Qaeda, di questo si tratta, e in Ucraina neo-nazisti. Ho intervistato alcuni russi che mi hanno detto che difenderanno Damasco «come fosse Mosca». E’ una guerra globale, conclude Talal Khrais, non solo contro la Siria, ma contro Russia, Iran…

La costruzione dell’Immagine del Nemico

di Gianmarco Pisa

Com’è noto, due tra le condizioni che maggiormente incidono (in negativo) sulla individuazione di soluzioni positive o di ipotesi negoziali (per non parlare di tentativi di vera e propria “riconciliazione”, nella pace e nella giustizia) in un conflitto in corso sono la costruzione dell’immagine di nemico e la calendarizzazione dell’agenda negoziale, con le sue priorità e la sua tempistica. Nel caso della guerra civile e per procura in corso in Siria, giunta ormai al suo ventesimo mese, entrambe le opzioni sono ampiamente soddisfatte, fino a prefigurare, in questa controversia al tempo stesso locale, regionale e internazionale, un vero e proprio “caso di scuola”. Sulla costruzione dell’immagine di nemico si stanno esercitando ormai da mesi, alternativamente, la propaganda alimentata dai mezzi di comunicazione “occidentali” e le cancellerie degli alleati europei, atlantici e petro-monarchici: basti mettere a confronto, per averne una plastica riprova, la programmazione televisiva e la qualità dell’informazione, con i reportage dedicati alla crisi siriana, rispettivamente rilanciata dai grandi network “atlantici” (tipo la CNN e la BBC, per non parlare di Al Jazeera) o dalle televisioni non-allineate al mainstreaming “imperiale” (dalla russa RTV alla bolivariana Telesur). La costruzione dell’immagine di nemico è operazione, sia sotto il profilo semantico sia dal punto di vista politico, estremamente raffinata e sofisticata: richiede al tempo stesso l’applicazione di un linguaggio, la redazione di veri e propri immaginari e la loro costante riproduzione e legittimazione presso le opinioni pubbliche nazionali e internazionali, fino a far diventare l’“immagine”, opportunamente costruita, del “nemico” come l’unica “rappresentazione” plausibile, entro un determinato circuito informativo e comunicativo, del “soggetto” in questo caso raffigurato come “nemico”.

Probabilmente, proprio per i caratteri estremamente sofisticati di tale operazione, alcuni esempi sono molto più denotativi delle corrispondenti definizioni teoriche: il caso di Slobodan Milosevic è noto a tutti ed anzi può essere considerato come il vero e proprio antesignano di questa strategia di comunicazione, manipolazione e mistificazione in grado di rendere una autorità, fino a pochi anni prima eretta a rango di pilastro della pace e della stabilità nella sua regione, di volta in volta un autocrate, un despota, un tiranno, un vero e proprio nemico dei popoli e dell’umanità. Quello che sta succedendo nel caso di Bashar al-Assad può essere considerato come un ulteriore stadio della pervasiva opera di sofisticazione del reale attrezzatasi nelle forme di una vera e propria costruzione di immaginario e, di conseguenza, di nemico: si pensi solo alla approssimazione delle notizie riguardanti la vicenda bellica, tra vittime del conflitto univocamente attribuite al governo siriano (stime peraltro assai contraddittorie, che passano dalle 35.000 alle 60.000 a seconda delle fonti e tutte invariabilmente, in questo stereotipo, attribuite al governo, sebbene si tratti del numero complessivo delle vittime, contando dunque anche quelle di parte governativa) ed episodi del conflitto riportati spesso senza fonte, senza verifica e, ciò che è peggio, senza attribuzione (alternando così notizie di bombardamenti da parte delle forze governative a notizie di autobombe presso sedi istituzionali indicate senza attribuzione alcuna, lasciando intendere surrettiziamente che perfino queste siano o possano essere opera delle forze governative).

L’operazione, studiata e raffinata, di costruzione del nemico, finisce così per conseguire tre scopi insieme: la totale delegittimazione del destinatario dello stigma, la completa deformazione delle posizioni in campo e dello svolgimento del conflitto, quale realmente è, e, non meno importante, la grave alterazione dell’opinione pubblica, con la conseguente preparazione ad una sempre più eventuale aggressione militare ammantata da pseudo-presupposti di liberazione, di emancipazione e di pacificazione, prendendo a pretesto, tra le altre cose, eccidi mai compiuti (il caso delle presunte fosse comuni di Racak, in Kosovo, è passato alla storia) e ricostruzioni mai provate (il “racconto” del tavolo negoziale di Rambouillet, sempre in riferimento al caso kosovaro, corrisponde assai poco al suo svolgimento nel “reale”). Tutto ciò finisce con il determinare anche l’agenda diplomatica, tempi, modi e priorità che la “comunità internazionale” finisce con l’assegnarsi in relazione allo svolgimento o alla risoluzione di un conflitto: non a caso, l’accelerazione della NATO, su sollecitazione della Turchia, in relazione all’installazione delle batterie di missili “Patriot” lungo il confine turco-siriano, fa seguito alla minaccia, mai provata (anzi ripetutamente smentita) di un presunto uso di armi chimiche da parte delle forze governative siriane. L’azione negoziale resta così fortemente condizionata e, in numerosi casi, inibita proprio dalla mistificazione delle fonti, dalla manipolazione del reale e, in definitiva, dalla delegittimazione (di alcune) delle parti in azione: lo stesso condizionamento, a ben vedere, che impedisce di riconoscere, in riferimento al caso siriano, il fatto che sinora, dalle forze della cosiddetta “opposizione” raccolte nel Consiglio delle Opposizioni, che comprende anche forze terroristiche e che risulta ampiamente egemonizzato dalle frange islamiste del CNS (Consiglio Nazionale Siriano), non sia giunta alcuna proposta negoziale se non quella, banale e settaria, del “via Assad poi se ne parla”; ed anche il fatto che una delle più articolate proposte negoziali interne sia stata avanzata proprio da Assad, con il suo piano di pace in tre tappe: cessazione del supporto esterno ai gruppi terroristici, fine delle reciproche ostilità tra gruppi armati e forze regolari, apertura di un “dialogo nazionale” con tutte le forze patriottiche che non hanno svenduto il Paese agli interessi stranieri, in direzione di una Conferenza per il Dialogo Nazionale e nella prospettiva di una Assemblea Costituente e di nuove elezioni politiche. C’è davvero da sperare che il furore della propaganda, anche presso ambienti – cosiddetti – democratici e progressisti, non finisca per rendere ciechi di fronte alla possibilità di un’alternativa reale e di un superamento positivo della guerra in corso in Siria.

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