Il nostro 11 settembre

L'immagine può contenere: testodi Rete di Solidarietà Caracas ChiAma

«Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa della irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli».

Segretario di stato statunitense Henry Kissinger prima del bombardamento del Cile e del colpo di stato di Pinochet a proposito della elezione di Salvador Allende in #Cile.

Il nostro 11 settembre.

Cile e Venezuela: a 44 anni dal golpe fascista contro Allende

di Leandro Grille
(Caras y caretas – Uruguay)

Nicolas Maduro non è Salvador Allende. E non è nemmeno Hugo Chavez. Il Venezuela, inoltre, non è il Cile. E fin qui le affermazioni sono talmente triviali che potrebbero essere trascurate. Tuttavia, le similitudini tra la Rivoluzione Bolivariana e il Governo di Unità Popolare, guidato dall’indimenticabile presidente martire, sono enormi. E negarlo, disconoscerlo o eluderlo è la condizione necessaria per disinteressarsi e non comprendere un processo politico contemporaneo senza la necessità di rivedere vecchi amori ancora vigenti.

Mi propongo di esporre brevemente, entro i limiti della mia formazione, alcune chiavi di questo parallelismo, tenendo presente che non esistono processi storici e politici omologabili in senso profondo, tanto più quando avvengono in società e tempi differenti.

Storicamente il Venezuela ha avuto una economia basata sull’estrazione e commercializzazione delle sue enormi riserve petrolifere. Dal canto suo, il Cile, per decenni aveva basato la sua economia sullo sfruttamento del salnitro, sino al declino dell’industria seguito alla produzione del salnitro sintetico, dopo di che visse esclusivamente dell’estrazione e esportazione di rame che, al momento dell’arrivo di Salvador Alliende alla Presidenza, significava il 75% della produzione cilena e più del 30% del gettito fiscale. Entrambe erano economie estrattive fortemente dipendenti dal prezzo internazionale di una risorsa naturale prevalente.

Una prima grande similitudine tra il governo di UP e il progetto politico inizialmente guidato da Hugo Chávez fu la manifesta volontà di costruire una via democratica al socialismo in un paese del terzo mondo, ricorrendo alle urne e non alle armi. Questo proposito comune di risolvere in maniera pacifica le contraddizioni capitale-lavoro a favore degli sfruttati, mediante la costruzione di uno stato socialista per via elettorale, non ha ancora provato la sua fattibilità in nessuna parte del mondo, non ha precedenti.

Non è straordinario quindi che i due processi politici siano stati concentrati sulla vocazione socializzante della rendita prodotta nel settore economico principale, né può sorprendere che l’artificioso crollo del prezzo del rame tra l’anno 1971-73, per il Cile, e della caduta del prezzo del petrolio al barile a partire dall’anno 2014, per il Venezuela, abbiano avuto le conseguenze economiche devastanti che si sono verificate in entrambi i paesi.

La crisi economica del Cile di Salvador Allende fu tanto grave e tanto provocata dagli Stati Uniti quanto la crisi venezuelana. Appena Allende ottenne la presidenza del Cile, gli Stati Uniti, allora governati da Richard Nixon con il genocida Henry Kissinger a capo del dipartimento di stato, presero la decisione di destituirlo e a tal fine orchestrarono un piano, conosciuto come Fubelt: per distruggere l’economia cilena, radiarla dal mondo e provocare un colpo di stato che avrebbe abbattuto quel governo marxista considerato una minaccia per propri interessi.

Le prove di queste azioni sono state svelate dopo 25 anni, dopo aver levato il segreto ai relativi documenti, ma ciò era già evidente a qualsiasi osservatore che non fosse politicamente ingenuo o complice. Se il primo anno di Allende aveva significato un sostanziale miglioramento nelle capacità di acquisto della popolazione, crescita economica, espansione dei diritti, spinta alle politiche pubbliche di avanzata, gli anni successivi, caratterizzati da una guerra economica interna e esterna condotta dagli Stati Uniti e eseguita dai settori più potenti del Cile e i suoi relativi media, più la brusca – ed eterodiretta –  caduta del prezzo internazionale del rame in seguito alla nazionalizzazione del 1971, segnarono un crollo dell’economia, due anni consecutivi di caduta del prodotto interno lordo, deterioramento dei salari reali e iper-inflazione, che negli ultimi due anni del governo Allende arrivò ad essere la più alta del mondo, superando il 600%.

La politica di controllo dei prezzi applicata dal governo per contenere l’inflazione è perfettamente paragonabile alla legge venezuelana del giusto prezzo, e uguale la riposta del potere economico: destabilizzazione e accaparramento. I cileni dovevano fare code di vari isolati per ottenere i prodotti fondamentali a prezzi regolati o pagare prezzi tremendamente alti al mercato nero, dove si eludeva il controllo statale. Lo stesso succede oggi in Venezuela. E alla scarsità indotta la risposta del governo venezuelano è identica a quella che diede il governo di UP: Allende creò la JAP (Juntas de Abastecimiento y Control de Precios), Maduro ha creato i Clap (Comité Locales de Abastecimiento y Producion) che forse hanno funzionato meglio delle Jap, tra le altre cose perché, evidentemente, le autorità venezuelane hanno analizzato quell’esperienza e hanno fatto il possibile perché, a differenza della JAP cilena, i Clap non fossero sabotati e perseguitati.

Il malcontento sociale venezuelano degli ultimi anni e quello cileno all’epoca di Allende, causato dalla guerra economica e dalle sue dure conseguenze sulla vita dei cileni, sono ugualmente comparabili. Nelle elezioni parlamentari del 1973, la Confederazione per la Democrazia (CODE, la versione cilena dell’attuale Mesa de la Unidad Democratica che raggruppa la destra venezuelana), ottenne il 56% dei voti, contro il 43% ottenuto dall’Unità Popular di Salvador Allende, ottenendo la maggioranza dei seggi, con proporzioni che sono simili alle elezioni dell’Assemblea Nazionale, che ha perso il chavismo a causa di una crisi identica, perché nel 2015 la MUD venezuelana ottenne il 56% dei voti contro il 41% del Partido Socialista Unido de Venezuela.

Che fece Allende con un Parlamento all’opposizione? L’opposizione cilena riunita della CODE voleva i 2/3 del parlamento per poter accusare e, eventualmente, destituire Allende, come è stato fatto da poco con Dilma, e come hanno tentato di fare con Maduro. Non riuscirono ad arrivare a tanto. Però controllavano il parlamento, e l’opposizione cilena tentò di usare la sua maggioranza amplia per promuovere una riforma costituzionale conosciuta come il progetto Hamilton- Fuentealba che tentò di fermare la politica socialista e di statalizzazioni di Salvador Allende. Allende pose il veto al progetto e per questo fu accusato di calpestare la legalità e passare sopra al potere legislativo. Termini simili sono stati utilizzati per accusare Nicolás Maduro e l’odio politico delle classi medio alte si espresse per le strade, con mobilitazioni sempre più violente, e anche massive, a cui partecipavano anche studenti universitari – non furono solo i camionisti – e ingenti settori sociali, tra cui settori medi e professionali, come medici, dentisti, avvocati e commercianti. Con Allende si scaldarono le strade, non si ebbero 60 morti, ma più di 100, e per questo venne accusato di essere un assassino, un tiranno, e molto altro. Nel frattempo, i settori alleati della borghesia promuovevano il colpo di stato, si concentravano alle porte delle caserme e partecipavano alle cospirazioni. Se in questi giorni la procura generale del Venezuela si è piegata all’opposizione, allo stesso modo si era piegata la Corte dei Conti in Cile quando Allende venne accusato di disconoscere la Costituzione per aver posto il veto sul progetto degli oppositori di destra, che si proponeva di impedire l’espropriazione delle terre e l’intervento nel commercio e nel settore dei trasporti.

Perché molti credono che Salvador Allende fosse un uomo democratico, pacifico e il suo governo un esempio indimenticabile mentre, contemporaneamente si permettono di denigrare il progetto bolivariano? Non è un caso di incoerenza? Fino ad ora l’unica differenza è l’esito. Salvador Allende fu vittima di un colpo di stato a cui resistette con la propria stessa vita, mentre il governo venezuelano ancora non è stato abbattuto, neanche da un colpo di stato, anche se questa strada è stata tentata. Il Venezuela si difende come può. Hugo Chávez lo aveva detto: a differenza di quella cilena, la nostra non è una rivoluzione disarmata. Fidel lo aveva anticipato a Salvador Allende, nel suo discorso di commiato nello Stadio Nazionale, alla fine di un viaggio di tre settimane in Cile, nel dicembre 1971. Dopo aver visto l’esperienza – l’unica nella storia – della costruzione del socialismo per via pacifica, avvertì il popolo del Cile che la violenza è inesorabile, perché la destra l’avrebbe imposta. “Tornerò a Cuba più rivoluzionario di prima! Tornerò a Cuba più radicale di prima! Tornerò a Cuba più estremista di prima!”. 

Quanto sta accadendo in Venezuela non è una novità in America Latina. Né l’atteggiamento dell’Osa lo è. Né la violenza lo è. Né le menzogne dei media. Né la mano nera degli Stati Uniti. Né la pianificazione della scarsità di beni. Né l’accaparramento criminale. Né le gigantesche code, né l’inflazione astronomica, né il mercato nero, né il controllo dei prezzi, né i CLAP, né le sconfitte elettorali all’interno di crisi eterodirette, né il crollo spaventoso del prezzo della risorsa principale, né le manifestazioni delle classi medie e alte. Né le accuse di incostituzionalità. Né quelle di dispotismo e tirannia. Perché quanto sta succedendo è organizzato dalle stesse forze, con lo stesso obiettivo di 44 anni fa. E’ perpetrato contro le stesse forze. Sono soltanto stati aggiornati i metodi, perché come disse Fidel quel giorno, allo stadio nazionale del Cile, la destra impara prima del popolo umile. Però anche il popolo umile impara. E poiché adesso è difficile che compaia un Pinochet in Venezuela, allora la destra chiede l’intervento internazionale. Anche in Cile si preparava una guerra civile. Di questo si parlava nel 1973. Per me, sostanzialmente non vi è nulla di diverso. Non è nemmeno diverso chi non vuole che si sviluppi la Rivoluzione Venezuelana. Né è diversa la destra che vi si oppone.

Ché le lenti di Salvador Allende non si spezzino di nuovo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Clara Statello]

Conversaciones entre Kissinger y Pinochet sobre derrocamiento de Allende


Igual que en el Chile de Salvador Allende, en el sector opositor venezolano hay quienes desprecian y rechazan las aseveraciones que hacen frecuentemente Nicolás Maduro, Presidente Constitucional de la República Bolivariana de Venezuela y otros líderes del proceso revolucionario que implican al Gobierno de los Estados Unidos de Norteamérica y a sus organismos de intervención convencional y no convencional en la patria de Bolívar.
Algunos actores políticos de la oposición “banalizan” tales aseveraciones porque tienen conciencia de que efectivamente esa intervención está en proceso y que, una vez concretada, ellos asumirían de nuevo el control del país para ponerlo al servicio de los intereses de quienes gobiernan el país del norte y de sus propios intereses particulares o grupales.
Existe otro sector mayoritario de la oposición que, por desconocimiento, odio inducido o ignorancia, no cree en tales procedimientos de intervención y los definen erróneamente como incapacidad o impericia de los líderes bolivarianos para conducir la República
Para contribuir con la difusión de la verdad y estimular el debate sobre este tipo de conducta injerencista, La Redoma aporta los diálogos realizados entre el ex presidente Nixon y Henry Kissinger, el equivalente al Canciller en Venezuela, lo cual es considerada una prueba contundente sobre la contribución que el presidente Richard Nixon prestó de manera directa para generar las condiciones políticas, económicas y sociales favorables para que se concretara el golpe de Estado militar contra el para entonces presidente constitucional de Chile Salvador Allende, el 11 de septiembre de 1973″.
Comencemos con un fragmento del diálogo entre Kissinger y Nixon:
Kissinger: Hola.
Nixon: Hola, Henry. 
Kissinger: Sr. Presidente. 
Nixon: ¿Dónde estás? ¿En Nueva York? 
Kissinger: No, estoy en Washington, trabajando. Tal vez vaya al juego de fútbol esta tarde, si termino. 
Nixon: Muy bien. Bueno, es que se inicia la temporada. Es mejor que en televisión. ¿Algo nuevo de importancia por allá? 
Kissinger: Nada de gran importancia. La cosa en Chile se sigue consolidando y por supuesto los periódicos se están desangrando porque ha sido derrocado un gobierno pro-comunista. 
Nixon: ¿No es increíble? ¿No es increíble? 
Kissinger: Quiero decir, en lugar de celebrar… en el período de Eisenhower seríamos héroes. 
Nixon: Bueno no lo hicimos, como sabes, nuestra mano no se muestra en este caso. 
Kissinger: Nosotros no lo hicimos. Quiero decir, los ayudamos…a crear las condiciones de la mejor forma posible. 
Nixon: Correcto. Y ese será el juego que haremos. Pero, oye, en lo que respecta a la gente, déjame decirte que no van a creer la mierda que dicen los liberales sobre este caso. 
Kissinger: Absolutamente no. 
Nixon: Ellos saben que es un gobierno pro-comunista. Y así es. 
Kissinger: Exacto. Y pro-Castro. 
Nixon: Bueno, lo principal era… olvidémonos de lo pro-comunista. Era un gobierno absolutamente anti-estadounidense.
Sobre documentos que habían sido publicados anteriormente
 
Ayuda encubierta:
Los Norteamericanos, que se jactan de ser ejemplo de democracia para el planeta, intervienen, desestabilizan, derrocan gobiernos, dividen y fraccionan países con gobiernos incómodos, invaden y matan en nombre de la libertad; sin embargo, su legislación exige la desclasificación de documentos sobre sus “acciones”  aunque, luego de años y décadas de haber cometido esos actos condenables.
Durante el año 2001, los Estados Unidos de Norteamérica hizo público miles de documentos secretos hasta entonces, que guardaban relación con las operaciones encubiertas realizadas en el Chile de la Unidad Popular por parte de la Agencia Central de Inteligencia (CIA), antes y durante la dictadura militar de Augusto Pinochet
El número de documento superaba los 16.000 y entre ellos se encontraba específicamente uno que categóricamente confirmó el financiamiento, por parte del gobierno norteamericano, de agrupaciones, partidos políticos, ONG, sindicatos y grupos de ciudadanos con el fin de desestabilizar al gobierno de presidente socialista de la República de Chile, Salvador Allende.
Resulta relevante señalar que tres semanas antes del derrocamiento del presidente Allende y su muerte, funcionarios de Estados Unidos aprobaron un millón de dólares para ayuda encubierta para esas organizaciones.
Aunque algunos se han empeñado en señalar que este tipo de cosa no ocurre, en el estudio de otro archivo desclasificado se puede apreciar que en una reunión realizada por Nixon con el Consejo de Seguridad Nacional, éste dirigió los esfuerzos para atacar y desajustar la economía chilena, una vez fuese elegido Allende, cuestión que para el momento resultaba inminente.
Entre las medidas acordadas en esa reunión y que fue aplicada con fuerza, se propuso la venta de las reservas norteamericanas de cobre para influenciar la baja de los precios internacionales del preciado metal, sostén importantísimo de la economía chilena. 
Conversaciones Kissinger-Pinochet:
Esta conversación se realizó el día 8 de junio de 1976 en el marco de la Asamblea General de la Organización de Estados Americanos (OEA) en las oficinas del Presidente de facto Augusto Pinochet en Santiago de Chile a las 12 del mediodía.
Participaron en la reunión por Chile: 
El dictador Augusto Pinochet, el ministro de Relaciones Exteriores Patricio Carvajal, el Embajador de Chile en Estados Unidos Manuel Trucco, y Ricardo Claro Valdés coordinador de la conferencia de la OEA.
Participaron en la reunión por USA:
El Secretario de Estado (Canciller) Henry Kissinger, el Subsecretario para Asuntos Interamericanos William D. Rogers y el intérprete Anthony Hervas.
KISSINGER: Este es un hermoso edificio. La conferencia está bien organizada. ¿Usted se está reuniendo con todas las delegaciones?
PINOCHET: Sí. Dos o tres al día. Quiero decirle que estamos muy agradecidos que usted haya venido a la conferencia.
KISSINGER: Es un honor. Quedé muy impresionado con la recepción popular cuando llegué. Tengo fuertes sentimientos de amistad hacia Chile.
PINOCHET: Este es un país de gente de buen corazón que ama la libertad. Esta es la razón por la cual no aceptaron el comunismo cuando los comunistas intentaron tomarse este país. Es una larga lucha de la cual somos parte. Es una etapa del mismo conflicto que explotó durante la guerra civil española. Y destacamos el hecho de que a pesar de que los españoles trataron de parar al comunismo hace 40 años, en España está floreciendo otra vez.
KISSINGER: Recientemente recibimos al rey español y discutí con él exactamente ese mismo tema.
PINOCHET: Yo he estado siempre en contra del comunismo. Durante la guerra de Vietnam yo me reuní con algunos de sus militares y les dejé claro mi anticomunismo y les dije que esperaba que ellos pudieran derrotarlo.
KISSINGER: En Vietnam nos derrotamos a nosotros mismos debido a nuestras divisiones internas. Hay una campaña comunista internacional.
PINOCHET: Chile está sufriendo debido a esa propaganda. Desgraciadamente no tenemos los millones necesarios para hacer contra-propaganda.
KISSINGER: Debo decir que su representante (Sergio Diez) fue muy efectivo al explicar su posición durante la Asamblea General de esta mañana. En los Estados Unidos, como usted sabe, tenemos simpatía por lo que usted está tratando de hacer aquí. Yo pienso que el gobierno anterior iba en la dirección del comunismo. Nosotros le deseamos lo mejor a su gobierno. Al mismo tiempo, nosotros enfrentamos problemas domésticos masivos respecto al
tema de los derechos humanos en todas las ramas del gobierno, especialmente en el Congreso pero también en el Ejecutivo. 
Como usted sabe el Congreso está ahora debatiendo mayores restricciones en la ayuda a Chile. Nosotros nos oponemos a ello. Pero básicamente nosotros no queremos intervenir en sus asuntos domésticos. Nosotros no podemos ser precisos en nuestras propuestas sobre lo que usted debe hacer. Sin embargo, este es un problema que complica nuestras relaciones y los esfuerzos de aquellos que son amigos de Chile. Esta tarde yo voy a hablar sobre derechos humanos en la Asamblea General. Yo postergué mi discurso hasta que pudiera hablar con usted. Yo quería que usted entendiera mi posición.
Nosotros queremos manejar el asunto en términos de persuasión moral y no en términos de sanciones legales. Por esta razón nos oponemos a la Enmienda Kennedy. En mi discurso voy a tratar el asunto de derechos humanos en términos generales y los derechos humanos en el contexto mundial. Me voy a referir en dos párrafos al informe sobre Chile de la Comisión de Derechos Humanos de la OEA. Yo voy a decir que el tema de los derechos humanos ha afectado las relaciones entre Estados Unidos y Chile. Esto es en parte el resultado de las acciones del Congreso. Voy a agregar que yo espero que usted elimine estos obstáculos pronto.
También voy a destacar el informe sobre Cuba y la hipocresía de algunos que manejan el tema de los derechos humanos como un medio para intervenir en los gobiernos. Yo no puedo hacer menos que esto sin provocar en Estados Unidos una reacción que lleve a restricciones legislativas. El discurso no es contra Chile. Yo le quería decir esto. Mi evaluación es que usted es una víctima de los grupos izquierdistas alrededor del mundo y que su mayor pecado fue derrocar a un gobierno que iba en dirección del comunismo. 
Pero tenemos un problema práctico que debemos tener en cuenta sin provocar presiones incompatibles con su dignidad y que al mismo tiempo no conduzcan al establecimiento de legislación que dañe nuestra relación. Sería de gran ayuda que usted nos informe sobre las medidas que está tomando en el campo de los derechos humanos.
Nada de esto es dicho con la intención de minar a su gobierno. Yo quiero que usted salga adelante y quiero mantener la posibilidad de ayuda. Si derrotamos la Enmienda Kennedy (Yo no sé si usted escucha mis conversaciones telefónicas, pero si usted lo hace, usted acaba de escuchar mis instrucciones a Washington para hacer exactamente eso), nosotros vamos a hacerle llegar los F-5 que hemos acordado. Vamos a esperar un poco en otros temas para evitar darles munición adicional a nuestros enemigos.
PINOCHET: Estamos volviendo paso a paso a la institucionalidad. Sin embargo, estamos siendo constantemente atacados por los demócratas cristianos. Ellos tienen una voz muy fuerte en Washington. No la gente en el Pentágono, pero se las arreglan para meterse en el Congreso. Gabriel Valdez tiene acceso. También Letelier.
KISSINGER: Yo no he visto un demócratacristiano por años.
PINOCHET: También Tomic y otros que no recuerdo. Letelier tiene acceso al Congreso. Nosotros sabemos que están dando información falsa. Vea usted, nosotros no tenemos experiencia en cuestiones de gobierno. Estamos preocupados por nuestra imagen. En unos pocos días vamos a publicar el artículo constitucional sobre derechos humanos y también otro que va a establecer el Consejo de Estado. Hay varios esfuerzos que estamos realizando para establecer la institucionalidad.
En el área económica, hemos pagado nuestras deudas después de renegociarlas. Estamos pagando 700 millones en deudas con intereses este año. Hemos hecho una reforma agraria. Y estamos tomando otras medidas constitucionales. Hemos liberado a la mayoría de los prisioneros detenidos. Recientemente a 60 más. El 11 de septiembre de 1974 yo desafié a los soviéticos a que liberen a sus prisioneros. Sin embargo, no lo han hecho, mientras que nosotros solamente tenemos 400 personas que están actualmente detenidas. En el plano de las relaciones internacionales, estamos funcionando bien. En el caso de Bolivia, hemos expresado nuestra buena voluntad. Todo depende de Perú ahora.
KISSINGER: Tengo la impresión de que Perú no tiene muchas simpatías.
PINOCHET: Usted está en lo correcto. Perú no quiere que prospere la idea.
KISSINGER: Los peruanos me dijeron que no obtendrían un puerto según el arreglo.
PINOCHET: Perú se está armando. Perú está tratando de comprar un portaaviones de los británicos por 160 millones. También está construyendo 4 torpederos en Europa. Perú está rompiendo el equilibrio de armas en el Pacífico Sur. Tiene 600 tanques de la Unión Soviética. Nosotros estamos haciendo lo que podemos para mantenernos en pie en caso de una emergencia.
KISSINGER: ¿Y qué están haciendo?
PINOCHET: Principalmente, estamos modificando viejos armamentos, arreglando chatarra. Nosotros somos un pueblo con mucha energía. No tenemos peones.
KISSINGER: Entiendo que Chile generalmente gana sus guerras.
PINOCHET: Nunca hemos perdido una guerra. Nosotros somos un pueblo orgulloso. En el frente de los derechos humanos, estamos progresando lentamente. Ahora sólo tenemos 400. Hemos liberado a más. Y también estamos cambiando algunas sentencias de modo que los prisioneros puedan salir del país.
KISSINGER: Si usted pudiera agrupar las liberaciones, en vez de 20 a la semana, tener un programa más grande de liberaciones, eso sería mejor para el efecto sicológico de las liberaciones. Lo que quiero decir no es que usted debería demorarlas, pero que usted debería agrupar las liberaciones. Pero para volver a la cuestión de la ayuda militar, yo realmente no sé qué va a pasar mañana en el Senado.
TRUCCO: La Enmienda Buchanan es posible.
KISSINGER: Repito que si la versión de la Cámara de Representantes tiene éxito, entonces vamos a enviar los aviones [Trucco discute los aspectos técnicos de la legislación en efecto en 1975-1976-1977]
TRUCCO: El problema está ahora en el Senado en relación a la Ley [de Presupuesto] para el año fiscal 1977. La Cámara de Representantes ya ha aprobado la Enmienda Fraser.
KISSINGER: Yo entiendo. Nosotros tenemos una posición respecto a eso. Mi discurso y nuestra posición están diseñados de modo que podamos decirle al Congreso que estamos conversando con el gobierno chileno y, por tanto, el Congreso no necesita actuar. Teníamos la opción de que yo viniera o no viniera. Decidimos que era mejor para Chile que yo viniera. Mi discurso no es ofensivo para Chile. Noventa y cinco por ciento de lo que digo vale para todos los gobiernos del hemisferio. Ello incluye cosas que vuestra propia gente ha dicho.
TRUCCO: Eso es cierto. Nosotros estamos fuertemente a favor de reforzar la Comisión [de DD.HH.] de la OEA.
KISSINGER: Nosotros no le estamos pidiendo a la OEA que apoye nada. Yo he hablado con otras delegaciones. Queremos una salida que no sea profundamente embarazosa para ustedes. Pero como amigos, yo debo decirles que nosotros enfrentamos una situación en los Estados Unidos según la cual debemos ser capaces de señalar ciertos hechos aquí en Chile, o de lo contrario vamos a ser derrotados. 
Tal como Angola ha demostrado, el Congreso se encuentra en un estado de tendencia destructiva. Nosotros estábamos en una buena posición
en Angola. Nosotros creíamos que Angola podría convertirse en el Vietnam de Cuba. Esto podría haber ocurrido si Cuba hubiera comenzado a tener 20 caídos en combate por semana. Cuba no podría haberse mantenido por mucho tiempo. Nosotros teníamos las fuerzas para ello.
El Congreso nos paró pero yo tengo la convicción de que el Ejecutivo, quienquiera que sea elegido, va a ser más fuerte después de la elección.
PINOCHET: ¿Cómo ven los Estados Unidos el problema entre Chile y Perú?
KISSINGER: [Después de una pausa] No nos gustaría ver un conflicto. Todo depende de quién lo empiece.
PINOCHET: La cuestión es realmente cómo prevenir el inicio.
KISSINGER: El pueblo americano se preguntaría quién está moviéndose contra quién.
PINOCHET: Pero ustedes saben lo que está pasando aquí. Ustedes lo ven con sus satélites.
KISSINGER: Bueno, yo le puedo asegurar a usted que si usted se toma Lima, usted va a tener poco apoyo de los Estados Unidos.
PINOCHET: Ya lo hicimos una vez, cien años atrás. Sería muy difícil ahora en vista del actual equilibrio de fuerzas.
KISSINGER: Si Perú atacara esto sería un asunto muy serio para un país armado con equipo soviético. Sería muy serio. Claramente, nosotros nos opondríamos diplomáticamente. Pero todo depende, más allá de eso. No es fácil generar apoyo para acciones militares de losEstados Unidos en estos días.
PINOCHET: ¿Tenemos que combatir con nuestras propias armas?
KISSINGER: Yo distingo entre preferencias y probabilidades. Todo depende de cómo ocurra. Si hay una agresión frontal, eso significa una resistencia más fuerte, más generalizada.
PINOCHET: Supongamos lo peor, es decir, que Chile es el agresor. Perú se defiende y nos ataca. ¿Qué pasa?
KISSINGER: No es tan fácil. Nosotros vamos a saber quién es el agresor. Si usted no es el agresor, usted va a tener apoyo, pero la agresión no resuelve disputas internacionales. Un lado puede montar un incidente. Sin embargo, generalmente, nosotros vamos a saber quién es el agresor.
CARVAJAL: En el caso de Bolivia, si le damos algo de territorio a Bolivia, el territorio boliviano puede ser garantizado por los Estados Americanos.
KISSINGER: Yo he apoyado a Bolivia en sus aspiraciones de una salida al mar, pero de la Flor no está contento con ello.
CARVAJAL: Si nosotros le diéramos algo de territorio a Bolivia y después Perú usara el puerto, Perú obtendría todo lo que necesita.
KISSINGER: Presiento que Perú no aceptaría.
PINOCHET: Estoy muy preocupado por la situación peruana. Las circunstancias pueden provocar una agresión por parte de Perú. ¿Por qué están comprando tanques? Ellos tienen artillería pesada, de 155. Perú se inclina más hacia Rusia que hacia Estados Unidos. Rusia apoya a su gente 100%. Nosotros estamos tras de ustedes. Usted es el líder. Pero usted tiene un sistema que castiga a sus amigos.
KISSINGER: Hay mucho mérito en lo que usted dice. Esta es una época muy curiosa en los Estados Unidos.
PINOCHET: Nosotros resolvimos el problema de las grandes empresas transnacionales. Nosotros renegociamos las expropiaciones y demostramos nuestra buena fe haciendo pagos oportunos sobre nuestra deuda.
KISSINGER: Es una desgracia. Nosotros hemos pasado por Vietnam y Watergate. Tenemos que esperar hasta las elecciones. Nosotros recibimos muy bien el derrocamiento del gobierno pro comunista aquí. Nosotros no tenemos por propósito debilitar su posición. Respecto a agresión extranjera, sería una grave situación si uno fuera atacado. Eso constituiría una amenaza directa al sistema interamericano.
CARVAJAL: Hay una influencia cubana masiva en Perú. Hay muchos cubanos allí. Los peruanos pueden ser empujados. ¿Y qué va a pasar con los miles de soldados cubanos actualmente en Africa, cuando ya no se les necesite allí?
KISSINGER: Si hay tropas cubanas involucradas en un ataque peruano, entonces el problema es fácil. Nosotros no vamos a permitir una fuerza militar cubana de 5000 cubanos en Perú.
CARVAJAL: Ahora tienen un sistema según el cual los peruanos [debió decir ‘cubanos’ en vez de ‘peruanos’] entran en grupos de 20 pero el registro peruano sólo registra 1.
KISSINGER: Los cubanos no son buenos soldados.
CARVAJAL: Sin embargo, existe la posibilidad de un ataque irresponsable.
CLARO: Yo tengo fuentes en Perú. Se me dice que existe la posibilidad muy real de que Cuba pueda enviar tropas por vía aérea a Perú.
KISSINGER: Esto cambia la situación y el asunto resulta fácil entonces. Nosotros no le vamos a permitir a Cuba otra aventura militar. Una guerra entre Perú y Chile sería un asunto complicado pero una guerra entre Cuba y Chile u otros, no nos sería indiferente.
CLARO: Vuestros planificadores estuvieron aquí en 1974. Ellos no creyeron que había una amenaza cubana. Los soviéticos usan Cuba para agredir, yo argumenté. Desde entonces, Angola ha confirmado esto.
KISSINGER: Nosotros no vamos a tolerar otra movida militar cubana. Después de la elección, vamos a tener problemas masivos si ellos no han salido de Angola. Segundo, yo también creo muy firmemente que no podemos aceptar coexistencia y subversión ideológica. Ahora tenemos las condiciones para una política más realista. A ustedes les ayudaría mucho si hicieran algún progreso respecto a los derechos humanos, el cual podría ser anunciado en paquetes. Lo más importante son las garantías constitucionales.
El número preciso de prisioneros es lo de menos. El derecho de habeas corpus también es importante. Y si ustedes pudieran darnos información anticipada respecto a vuestros esfuerzos en materia de derechos humanos, nosotros podríamos usar esto. Respecto a los demócratas cristianos, nosotros no los tenemos en cuenta. Yo no he recibido a ninguno desde 1969. 
Lo que queremos hacer es quitarles las armas a nuestros enemigos. Este es un fenómeno que manejamos de manera especialmente severa con nuestros amigos. Yo quiero ver que nuestras relaciones y nuestra amistad mejoren. Yo incentivé a la OEA a que tuviera su Asamblea General aquí. Yo sabía que iba a ser de prestigio para Chile. Yo vine por esa razón. Nosotros tenemos sugerencias. Nosotros queremos ayudarlos, no debilitarlos. Ustedes le prestaron un gran servicio al occidente al derrocar a Allende. De otra manera Chile habría seguido a Cuba. Entonces no habría habido derechos humanos o una comisión ! de derechos humanos.
TRUCCO: Nosotros le entregamos a la Asamblea General nuestras respuestas a algunas de las sugerencias del señor secretario. Lo que va a faltar será nuestra explicación de las Actas Constitucionales que se están preparando.
KISSINGER: ¿Podrían terminarlas mientras la OEA está aquí?
PINOCHET: Nosotros hemos querido no hacer nada mientras la OEA está aquí, pues de lo contrario parecerá que lo estamos haciendo para evitar las presiones de la OEA. Es posible que lo podamos hacer en unos 30 días.
KISSINGER: Si podemos, nosotros estamos dispuestos a decir que tenemos la impresión de que el Acta Constitucional es de mucha ayuda.
PINOCHET: Yo lo discutí en mi discurso inaugural.

Il ministro Torres: «Non finirà come il Cile di Allende»

di Geraldina Colotti – ilmanifesto.it
 Miguel Rodriguez Torres, ministro degli Interni Giustizia e Pace
«Da noi non può finire come nel Cile di Allende: il socia­li­smo boli­va­riano è solido, le nostre Forze armate sosten­gono l’unione civico-militare», dice al mani­fe­sto Miguel Rodri­guez Tor­res, mini­stro degli Interni, Giu­sti­zia e Pace.

Il pre­si­dente Nico­las Maduro ha accu­sato alcuni grandi media inter­na­zio­nali di aver fal­si­fi­cato le infor­ma­zioni. Come si sono svolti i fatti?
Il 12 feb­braio com­me­mo­riamo il bicen­te­na­rio della Bat­ta­glia della Vit­to­ria, quando migliaia di gio­vani si sol­le­va­rono con­tro il colo­nia­li­smo spa­gnolo nello stato di Ara­gua. È anche la gior­nata della gio­ventù, che sta­vamo festeg­giando paci­fi­ca­mente.
Anche gli stu­denti di oppo­si­zione sta­vano sfi­lando a Cara­cas. Vole­vano con­se­gnare una let­tera con le loro pro­te­ste al Mini­ste­rio publico, in Par­que Cara­bobo. Un’azione legit­tima, secondo la Costi­tu­zione, tutti pos­sono mani­fe­stare libe­ra­mente. Pur­troppo, un diri­gente di oppo­si­zione, Leo­poldo Lopez e alcuni dei suoi– le parti più fasci­ste della Mud — hanno deciso di caval­care la pro­te­sta per usarla a fini poli­tici e hanno sca­te­nato le vio­lenze. Sono due anni che si pre­pa­rano. Nei giorni pre­ce­denti, aiu­tati da alcuni sin­daci fasci­sti come Daniel Cebal­los, di San Cri­sto­bal — che ha rice­vuto l’addestramento dall’estrema destra mes­si­cana — hanno ini­ziato a deva­stare in diversi stati. A San Cri­sto­bal hanno per­sino dato alle fiamme un asilo. Lopez crede di essere pre­de­sti­nato a diri­gere il paese anche senza il con­senso degli elet­tori. Adesso si nasconde, inse­guito da un man­dato di cattura.
È vero che la poli­zia ha spa­rato sugli studenti?
No, non è vero. Se aves­simo represso, non ci sareb­bero stati tutti quei danni: solo nei pressi del Mini­ste­rio publico sono state distrutte 6 pat­tu­glie. Fin­ché i gruppi oltran­zi­sti non hanno cer­cato di assal­tare la Fisca­lia, non c’erano agenti. Non è con la repres­sione che vogliamo risol­vere i pro­blemi, ma con la pre­ven­zione e con il dia­logo: sia nelle car­ceri che per le strade. Que­sto può pren­dere più tempo, lasciare a volte il fianco sco­perto, ma poi il cam­bia­mento dura, per­ché si basa su una reale con­vin­zione, su una mag­gior coscienza. Il pro­blema non sono gli stu­denti, ma i piani cospi­ra­tivi di chi vuole mani­po­larli. Il pro­blema non sono i dete­nuti, ma certe Ong che vogliono sobil­larli, o i gruppi para­mi­li­tari che hanno inte­resse a reclu­tare e deviare i gio­vani dei bar­rios. Le pro­te­ste sono di carat­tere sociale, non cospi­ra­tivo. Alcuni gruppi vio­lenti di estrema destra rispon­dono invece agli inte­ressi stra­nieri. Nell’ottobre del 2010, certi per­so­naggi di estrema destra che avete visto all’opera in que­sti giorni, hanno orga­niz­zato in Mes­sico una delle prime riu­nioni, la cosid­detta Fie­sta mexi­cana. Una delle orga­niz­za­zioni pre­senti si chiama Her­mano y Libre, finan­ziata dal ban­chiere vene­zue­lano, in fuga dalla giu­sti­zia, Eli­gio Cedeno, ripa­rato negli Stati uniti, e da Otto Reich, un ex diplo­ma­tico della Casa bianca. A quella Fie­sta c’erano tra gli altri anche il sin­daco Cebal­los, Freddy Gue­vara e alcuni mili­tari in pen­sione. Die­tro le vio­lenze del 14 aprile e a quelle odierne, ci sono loro e i piani dell’ex pre­si­dente colom­biano Alvaro Uribe e ipara­cos che invia nei nostri quartieri.
Come pen­sate di affron­tare i pro­blemi posti dagli stu­denti, ovvero l’insicurezza e la scar­sità dei prodotti?
Ho già incon­trato stu­denti del campo boli­va­riano, tra un po’ incon­trerò dele­ga­zioni di oppo­si­zione. Ascol­terò le loro pro­po­ste, si deve lavo­rare insieme. Guardi, la guerra eco­no­mica non è una scap­pa­toia dema­go­gica. Ogni giorno seque­striamo ton­nel­late di ali­menti desti­nate al con­trab­bando con la Colom­bia per far crol­lare l’economia. Se l’opposizione torna in gran parte a essere demo­cra­tica, tante cose potranno andare a posto. E le armi devono essere tolte dalla cir­co­la­zione. Le anti­cipo che tra un po’ il pre­si­dente Maduro lo dirà pub­bli­ca­mente: nes­sun civile dovrà più girare armato. Quanto alle aspi­ra­zioni gol­pi­ste, dico: non siamo più nel Cile di Allende, i loro piani sono desti­nati a fallire.
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