Di Battista: «Non più sudditi, ma un paese sovrano»

di Geraldina Colotti – il manifesto

29gen2015.- Intervista. Il deputato dei 5S oggi al convegno Se non fosse Nato. 

«Non più sudditi, ma paese sovrano». Così Alessandro Di Battista, deputato del Movimento 5S alla commissione Affari esteri, spiega al manifesto il senso del convegno «Se non fosse Nato», che si svolge oggi alle 16, alla Nuova aula dei gruppi parlamentari (Via Campo Marzio, 74 a Roma). Di Battista interverrà insieme ad altri due deputati 5S (il moderatore Manlio Di Stefano e Luca Frusone) e a due ospiti internazionali, Mairead Corrigan, premio Nobel per la pace e André Vltchek, reporter di guerra e autore con Noam Chomsky del volume Terrorismo occidentale. Presenti anche rappresentanti di diversi comitati – Elio Teresi (No Muos), Walter Lorenzi (No Camp Darby), Mariella Cao (Gettiamo le basi, Sardegna) Enrico Marchesini (No dal Molin). Al centro, la proposta di legge di iniziativa popolare su basi e trattati militari, illustrata dal suo redattore, l’avvocato Claudio Giangiacomo.

Perché questo convegno, onorevole Di Battista?
Intanto, la prego, non mi chiami onorevole, sono un deputato. Dopo tanti anni di sudditanza psicologica e militare, l’Italia deve tirare su la testa. Essere alleati degli Stati uniti non significa essere sudditi. La Nato nasce in un momento di profonda divisione fra i blocchi occidentali e sovietici e come organizzazione di mutuo soccorso e difesa. Ma, negli ultimi vent’anni si è trasformata in uno strumento di offesa di popolazioni e governi che, anche se non ne condividono gli obiettivi non possono essere buttati giù dalle bombe Nato. Ci riferiamo agli interventi in Iraq, in Afghanistan, e in un certo senso in Libia, e anche al bombardamento di una grande capitale europea come Belgrado. Oltretutto, queste azioni offensive spesso hanno ottenuto risultati opposti da quelli che si prefiggevano: hanno rafforzato pratiche dittatoriali o il terrorismo internazionale.

E dunque: Fuori l’Italia dalla Nato, come si gridava negli anni ’70?
Ma no, allora io non ero… nato. Studiando lo statuto del Patto atlantico e dei trattati, riconosco che dopo la guerra c’erano situazioni molto complicate, e che quei governi assunsero con decisione il campo degli Usa e non dell’Urss, mentre io caratterialmente sono portato ad essere un “non allineato”. In ogni caso, da strumento di difesa la Nato è diventata un organismo che porta avanti teorie come quella della guerra preventiva, un concetto che trascende gli obiettivi iniziali e va contro quelli della Repubblica italiana. In questo incontro, l’avvocato Giangiacomo illustrerà una proposta di legge di iniziativa popolare per apportare modifiche importanti alle servitù militari. Il testo costituisce la base da presentare in Parlamento, previa consultazione con i comitati territoriali che si occupano di pace e mondialità e che fanno politica nelle piazze, non nelle istituzioni. Gli Stati uniti sono un grande paese da cui possiamo anche apprendere molto, ma non è che tutto quello che arriva da lì dev’essere considerato accettabile per l’interesse generale del nostro paese: non è accettabile il Ttip, il fatto che l’Italia abbia avallato i bombardamenti in Libia per essere gradita agli Usa o che abbia messo a disposizione le proprie basi militari per bombardare Belgrado o che sia ancora sostanzialmente in guerra in Afghanistan, una guerra persa e costata miliardi di euro, vittime civili e soldati italiani, in spregio al diritto internazionale. Non vogliamo più armi nucleari sul nostro territorio quando l’Italia non ha il nucleare e il popolo italiano non le vuole. Siamo ottimi amici degli Usa, ma vogliamo essere amici simmetrici e con una identica voce.

Il Movimento 5S ha organizzato un convegno sui Brics e lei di recente si è recato a Quito, dove ora si svolge il vertice della Celac. Dove preferirebbe andare, a Davos o al summit Celac? E a chi vi rivolgereste se foste al governo?
Io andrei da entrambe le parti. Abbiamo ottimi rapporti con la Federazione russa, a breve avrò un altro incontro per vedere come portare avanti il comune obiettivo della fine delle sanzioni. Le sanzioni alla Russia imposte da Washington hanno messo in crisi l’impresa italiana e quel che ha perso l’Italia in termini di rapporti commerciali se lo sono accaparrati gli Stati uniti, il cui volume d’affari con la Russia è aumentato. Dei Brics ci interessa soprattutto l’orientamento rispetto ad alcune politiche complessive come quella della sovranità bancaria e monetaria. I Brics vogliono costituire un Fondo monetario alternativo. Noi proponiamo una riforma in cui l’impresa privata venga regolata dalla banca pubblica nazionalizzata: prevediamo una banca che si occupi di politiche monetarie e valutarie e una preposta agli investimenti delle imprese. In questo senso, vi sono alcuni esempi in Germania. E certamente guardiamo ai paesi bolivariani dell’America latina, io sono stato di recente a Quito, invitato dal governo ecuadoriano. Nell’idea di raggiungere per quanto possibile la sovranità energetica ed economica dell’Italia, ci rivolgeremmo a loro, per esportare il made in Italy in modo orizzontale. Un grande italiano come Enrico Mattei pensava qualcosa di simile. Ma, in sostanza: l’idea è quella di apprendere e copiare le cose positive di altri paesi e anche riprendere e difendere quelle che avevamo noi in Italia prima che venisse smantellato il sistema pensionistico e sanitario, il welfare buono. Con i bonus del governo Renzi ci stiamo abituando a stare in ginocchio e a ringraziare, mentre dovremmo rimetterci in piedi per rivendicare i nostri diritti: a partire dai diritti economici, dai diritti del lavoro perché, ovviamente quelli civili e politici sono importanti, ma in questi anni siamo caduti nella trappola di separare gli uni dagli altri, scegliendo la “facilità” dei secondi. Ora, bisognerebbe pensare a una grande mobilitazione popolare contro il Ttip. Non sono anti-qualcuno, sono filo-italiano.

Sovranità nazionale o sovranità popolare? Fuori dal Sudamerica, il concetto di sovranità mette a suo agio la destra, non la sinistra.
La proprietà privata è garantita dalla costituzione e noi siamo d’accordo a tutelarla. E siamo per la sovranità monetaria, per il reddito di cittadinanza affinché gli ultimi non restino indietro. Portiamo avanti una politica di aiuto alle piccole e medie imprese che sono alla base della crescita economica del paese. Lottiamo per i diritti economici, che un tempo erano il cuore della sinistra. Non votiamo con i partiti che hanno avuto responsabilità nei governi precedenti, ma su singoli temi, sì: con la destra, abbiamo votato contro il decreto svuota-carceri e la settimana scorsa a Bruxelles con la Lega contro “l’invasione” di 35mila tonnellate di olio tunisino verso la Ue. Mentre i cittadini si dividono per le ideologie, il sistema si divide i nostri soldi.

Il M5S al fianco della Revolución Ciudadana in Ecuador

Alessandro Di Battista con il ministro degli Esteri ecuadoriano Ricardo Patiño

Alessandro Di Battista con il ministro degli Esteri ecuadoriano Ricardo Patiño

di Fabrizio Verde

L’Ecuador è nuovamente sotto attacco. Le forze della reazione sono all’opera per far tornare indietro le lancette della storia, quando il paese andino languiva in uno stato semi-coloniale, sotto il giogo finanziario dei soliti noti: Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e ovviamente Stati Uniti d’America.

Una fase – nota come «larga noche neoliberal» – che mise in ginocchio l’Ecuador e caratterizzata da instabilità politica, corruzione dilagante e miseria crescente. Sino a quando, l’ascesa al potere di Rafael Correa non segna l’inizio di quel processo politico chiamato Revolución Ciudadana, capace in pochi anni di capovolgere letteralmente lo scenario nel paese andino. Attualmente l’economia più dinamica dell’intera America Latina e con un tasso di disuguaglianza, misurato dal coefficiente di Gini, tra i più bassi della regione.

Nell’Ecuador della Revolución Ciudadana la vita viene prima del debito e l’essere umano prima del capitale finanziario. Circostanza estremamente interessante in questi giorni segnati dalla triste vicenda della Grecia, il cui popolo è stremato da quella gabbia liberista chiamata Unione Europea.

Un progetto di legge sulla tassazione progressiva delle ricchezze, che avrebbe colpito solo il 2% della popolazione, è bastato come pretesto alla destra ecuadoriana per chiamare alle violenze e incitare la salida del legittimo presidente Rafael Correa, che gode del sostegno incondizionato della maggioranza degli ecuadoriani.

Alla luce di ciò, risulta molto importante la risoluzione presentata in Commissione Affari Esteri e Comunitari dal Movimento 5 Stelle, con primo firmatario il deputato Alessandro Di Battista.

TESTO DELLA RISOLUZIONE

La III Commissione,

premesso che:

la Repubblica dell’Ecuador è un Paese che, nel corso degli ultimi otto anni durante i quali ha governato il Presidente Correa a capo di una rivoluzione democratica chiamata Revolución Ciudadana, è stato caratterizzato da profondi cambiamenti sociali, primi tra tutti la riduzione delle disuguaglianze economiche e sociali, la riduzione delle discriminazioni culturali, la riaffermazione della sovranità nazionale e di una propria politica economica redistributiva;

l’Ecuador, in questo lasso di tempo, è dunque riuscito a ritrovare una stabilità politica e sociale che ha messo fine a una stagione di continuo conflitto sociale, manifestazioni popolari e colpi di Stato; il Paese, difatti, ha subito, in precedenza, una grave crisi economica con alti tassi di povertà e disuguaglianze, con una crisi inflazionistica terminata con un salvataggio delle banche che ha colpito tutta la classe media a beneficio del settore finanziario, dei governanti e delle oligarchie;

viceversa, durante gli anni di governo Correa, è stato possibile sia combattere la povertà, che è diminuita con risultati straordinari – passando da un 52 per cento di povertà, calcolata secondo la misurazione delle necessità di base insoddisfatte, nel 2006, a un 31,1 per cento nel 2014 – sia adottare politiche volte alla inclusione scolastica, all’accesso all’istruzione e alla formazione, universitaria, post universitaria e professionale;

dopo anni di dipendenze e imposizioni da parte degli organismi Internazionali (BM, FMI, BID), nel 2008 il Governo di Rafael Correa, a seguito del risultato di una commissione di investigazione sul debito pubblico (composta da società civile, accademici, politici nazionali e internazionali), ha deciso che non avrebbe pagato quella quota del debito considerata «odiosa, illegittima e immorale», dichiarando che: «…L’Ecuador non pagherà il proprio debito estero, perché fu contratto in maniera illegittima e anche perché l’80 per cento del debito è servito a rifinanziare il debito stesso, mentre solo il 20 per cento è stato destinato a progetti di sviluppo. È evidente che il sistema dell’indebitamento è una forma per difendere gli interessi delle banche e delle multinazionali, non certo dei Paesi che lo subiscono. La Commissione che abbiamo costituito è quindi giunta alla conclusione che il debito estero dell’Ecuador è illegittimo e dunque non verrà pagato…»;

nella Costituzione ecuadoriana, tra l’altro, si riconoscono, tra gli altri, l’acqua come diritto umano fondamentale e irrinunciabile e di gestione pubblica; una economia popolare e solidale; le priorità dell’intervento dello Stato a favore dei più poveri, degli esclusi, degli emarginati, delle minoranze, delle persone diversamente abili; la cittadinanza universale; i pieni diritti alle coppie di fatto;

il governo di Correa ha inoltre proceduto alla rinegoziazione dei contratti petroliferi con le compagnie multinazionali, generando nuove entrate da utilizzare per l’«investimento» sociale (in Ecuador non si utilizza il termine «spesa» sociale, ma «investimento» sociale): se prima le casse dello Stato percepivano solo il 13 per cento delle entrate lorde derivanti dalla vendita del greggio, oggi si parla di percentuali pari all’87 per cento; l’Alleanza bolivariana per le Americhe (Alianza bolivariana para América Latina y el Caribe), di cui l’Ecuador è membro, è un sistema di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell’America Latina e i paesi caraibici e rappresenta oggi un modello collaudato d’integrazione dei popoli dei Caraibi e dell’America Latina, basato sui principi di cooperazione e solidarietà, dotato di una architettura finanziaria e bancaria alternativa alle politiche economiche neo-liberiste promosse dalle istituzioni del cosiddetto «consenso di Washington» e oggi anche europeo;

in Ecuador, il 30 settembre del 2010, il Presidente Correa e il popolo ecuadoriano, sono già stati vittime di un tentativo di colpo di stato, manovrato da una minoranza che, come raccontato dettagliatamente all’epoca da organi di stampa, manipolando l’informazione e grazie al supporto internazionale, ha sequestrato in un ospedale militare il Presidente Correa, in seguito liberato solo grazie alla reazione da parte della popolazione e all’intervento di squadre speciali della polizia;

il presidente Correa nel 2009 non ha rinnovato agli USA il mandato per l’utilizzo della base aereo-navale di Manta;

recentemente la capitale, Quito, e la popolosa Guayaquil, sono state teatro di manifestazioni di protesta organizzate dai cosiddetti «Democracy Promoter», formati dalla fondazione statunitense, National Endowment for Democracy, con l’obiettivo di destabilizzare il presidente Rafael Correa con tecniche ormai note e ben delineate dal rapporto del filosofo americano Gene Sharp «Dalla dittatura alla democrazia» e già applicate in diversi Paesi dell’America Latina come Venezuela, Argentina, Brasile, Bolivia;

il motivo apparente delle proteste sarebbe stata la presentazione di due proposte di legge del presidente Rafael Correa, la «Ley de Redistribución de la Riqueza» concernente l’introduzione di una tassazione sulle eredità di grandi patrimoni e la «Ley de plusvalía» concernente le plusvalenze di patrimoni immobiliari e la speculazione illegittima; entrambe le proposte di legge colpirebbero le minoranze più ricche del Paese e introdurrebbero un principio di progressività e di redistribuzione alla società, limitando la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Si stima che solo il 2 per cento della popolazione sarà coinvolta da queste leggi, che sono state momentaneamente ritirate dall’esecutivo per procedere a una socializzazione con la popolazione, prima della successiva discussione nell’ambito del legislativo;

infatti il 15 giugno 2015 il presidente Correa ha annunciato il ritiro temporaneo della citata proposta legge sia nel quadro della visita di Papa Francesco nel continente latinoamericano (come prima tappa proprio l’Ecuador) sia per prevenire ulteriori atti di violenza e per permettere la realizzazione di una campagna nazionale di chiarimento e per evitare che i notiziari in spagnolo della TV statunitense CNN e della NTN24, continuino a adulterare il significato della proposta sostenendo che «tutti gli equadoriani saranno supertassati quando questa legge sarà approvata»;

il presidente venezuelano Nicolàs Maduro, il suo omologo Evo Morales e altri leader regionali, tra cui il presidente nicaraguense Daniel Ortega, hanno espresso sostegno totale all’Ecuador e al suo presidente Rafael Correa, che ha denunciato una cospirazione ordita per cercare di rovesciare il suo Governo,

impegna il Governo:

a esprimere solidarietà e sostegno al popolo ecuadoriano e al governo costituzionale di Rafael Correa, governo democraticamente eletto con il 57,7 per cento dei voti validi;

a farsi promotore, in tutte le sedi internazionali nonché in tutti gli incontri diplomatici, bilaterali e multilaterali, nei quali oggetto di discussione sono i rapporti e le relazioni con Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, del rispetto della sovranità e del processo democratico dell’Ecuador e dei paesi dell’ALBA.

(7-00725) «Di Battista, Manlio Di Stefano, Spadoni, Grande, Del Grosso, Scagliusi, Sibilia».

Di Battista: «In Italia dramma corruzione e perdita sovranità»

movimento 5 stelle

di Achille Lollo, da Roma (Italia)

Intervista ad Alessandro Di Battista, vice-presidente della Commissione Esteri del Parlamento Italiano e membro del Movimento 5 Stelle, che valuta l’attuale congiuntura dell’Italia e dell’Unione Europea

Per il Vice-Presidente della Commissione Esteri del Parlamento Italiano, Alessandro Di Battista, la corruzione ha ridotto a pezzi la società italiana. Secondo lui, oggi esiste solo una vaga memoria dell’antica società. Per esempio, ricordi di una salute pubblica che funzionava e non come oggi, quando le persone muoiono in attesa di fare un’analisi clinica. “In Italia esiste un circolo vizioso, in cui i partiti si vendono ai criminali o ai grandi imprenditori che, in cambio, vincono gare d’appalto i cui costi sono stati manipolati e chi paga è lo Stato, cioè, noi cittadini”, afferma.

In questa intervista esclusiva a Brasil de Fato, Alessandro Di Battista, che è del Movimento 5 Stelle, afferma che i problemi politici ed economici dell’Italia e anche dell’Unione Europea devono essere analizzati da un altro punto di vista, tentando di risolvere le questioni con più morale, etica e, soprattutto, più giustizia. Elementi, che, secondo lui, oggi, il mondo della politica e le eccellenze del mercato praticamente ignorano.

Brasil de Fato – Per quale motivo la “grande impresa” afferma che l’etica del Movimento 5 Stelle (M5S) sarebbe mero populismo, anche quando i parlamentari del M5S si sono ridotti il salario?

Alessandro Di Battista: Quando i media main-stream non riescono a criticare il M5S dicono che siamo populisti! Da quando abbiamo deciso di ridurci i salari, ogni nostro parlamentare ha restituito circa 130 mila euro (390 mila R$). Non trovo che questo sia populismo, se consideriamo che in Italia ci sono migliaia di pensionati che sopravvivono con la pensione minima di 400 euro (1.200 R$). Per questo, a nostro vedere è intollerabile che un parlamentare riceva un salario di 14 mila euro al mese (42 mila R$). Io adesso guadagno 3 mila euro al mese (9 mila R$), che è molto e vivo bene. D’altro canto, il valore risparmiato va in un fondo di micro credito a favore delle imprese in crisi, la cui gestione spetta al Ministero. Infatti, vogliamo che sia lo Stato ad amministrare il denaro risparmiato con la riduzione dei nostri salari, visto che per noi si tratta di un valore eccedente ridistribuito agli Italiani.

Brasil De Fato — L’Italia è un paese che soffre di una malattia cronica chiamata “corruzione”. Nel 1990, abbiamo avuto la famosa Tangentopoli, che ha scosso il paese, dimostrando che la corruzione interessava tutti i settori dell’economia. Potresti spiegare perché in Italia la corruzione è arrivata a essere vasta, diffusa, radicata e specializzata?

Alessandro Di Battista: In Italia la corruzione è uno dei drammi centrali, insieme con la perdita di sovranità, in particolare la sovranità monetaria, quella alimentare e quella politica. La parola corrompere viene dal latino e significa ridurre a pezzi. In pratica, la corruzione ha ridotto in molti pezzi la società italiana. Oggi ne abbiamo solo memorie vaghe. Per esempio, ricordi di una salute pubblica che funzionava e non come oggi che le persone muoiono, aspettando di fare un’analisi clinica! Ricordi di una scuola pubblica dove i direttori non chiedevano ai padri di portare il gesso o la carta igienica per i figli! Oggi, la corruzione è diventata diffusa in tutto il paese perché è un modus operandi per comprare i voti, con i quali si eleggono i politici corrotti.

In Italia esiste un circolo vizioso, in cui i partiti si vendono ai criminali o ai grandi imprenditori che, in cambio, vincono gare d’appalto i cui costi sono stati manipolati. Chi paga è lo Stato, cioè noi cittadini. Poi, con questi profitti, gli imprenditori costituiscono “fondi neri”, per ampliare la loro capacità di corruzione nel mondo della politica e per creare le condizioni del cosiddetto “voto di scambio”. In pratica, una delle condizioni per lavorare in questi grandi appalti è l’obbligo di votare il politico che aveva facilitato la concessione del contratto d’opera. Per questo, chiamiamo questo meccanismo della corruzione “voto di scambio”, si tratta di un cancro tentacolare che si infiltra nella maggior parte delle gare d’appalto pubbliche. Purtroppo, a questo meccanismo hanno partecipato politici di tutti i partiti, sia del centro-sinistra o di destra.

Brasil De Fato — Più del 12% della forza lavoro italiana è disoccupata e il 44% di questo contingente è formato da giovani tra i 18 e i 30 anni. Per questo, il M5S ha presentato la proposta di legge del “Salario Minimo”. In risposta, il governo ha formulato la legge del “Job Acts”, che interpreta le imposizioni del Fiscal Compact dell’Unione Europea. La pratica di Matteo Renzi è il risultato del “colonialismo del secolo 21”?

Alessandro Di Battista: Non possiamo ammettere che lo sviluppo sia possibile solo con un tipo di crescita e con una maniera di produrre simile a quella messa a punto nel secolo passato. Questo tipo di relazione non funziona più. Per trovare e creare nuove opportunità di lavoro in Italia bisogna studiare un nuovo modello di sviluppo che sia totalmente differente e che non dipenda da una crescita realizzata a qualsiasi prezzo. In questo modo, cresce anche il numero di morti per cancro, o per l’inquinamento o per abuso di droghe. D’altro canto, il Job Acts è una legge fatta sulla base delle misure del liberismo economico che il governo Renzi ha utilizzato per salvaguardare gli interessi delle imprese transnazionali, soprattutto quelle statunitensi che, attraverso il Trattato di Libero Commercio, potranno arrivare in Europa senza alcun ostacolo e passare al di sopra della sovranità degli Stati. Qualcosa di simile già è stato tentato in America Latina con il Nafta. In pratica, questo significa abbassare i contratti di lavoro a 300 euro al mese, dando alle imprese la possibilità di licenziare come e quando gli conviene. Adesso, con la legge del Job Acts è sparito quello che era un diritto, cioè il diritto al lavoro, dal momento che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Purtroppo, il Job Acts, oltre a squalificare questo diritto, non sta creando nuove opportunità di lavoro.

Brasil De Fato — Prima delle elezioni, sembrava che la Grecia, con Alexis Tsipras, avrebbe potuto negoziare con il FMI, l’Unione Europea e la BCE un nuovo tipo di relazione. Purtroppo, il giorno 8 aprile, il ministro delle Finanze della Grecia ha confermato di aver pagato la rata di 456 milioni di dollari all’FMI. In questo contesto, il Movimento 5 Stelle contesta solo l’atteggiamento da “padrone” della Germania o mette in discussione tutto il sistema dell’Unione Europea?

Alessandro Di Battista: Io sono un cittadino italiano ed europeo ed è molto bello vedere l’unione dei popoli. Tuttavia, questa unione non deve scavalcare la sovranità nazionale. Il Movimento 5 Stelle è nato per recuperare la sovranità politica, la sovranità dell’informazione, la sovranità alimentare e quella monetaria. Per noi, è un diritto umano avere una Banca Centrale statale e nazionalizzata, che emetta una moneta propria, appartenente al popolo italiano e non alle banche private o a istituti finanziari privati, come la Banca Centrale Europa. Noi confidiamo molto nella Grecia e spero che Alexis Tsipras riesca a vincere. A nostro vedere, lui, in questo momento, sta tentando di guadagnare tempo, visto che corre il rischio di rimanere strangolato dal FMI, dalla Banca Mondiale o dalla Banca Centrale Europea. Noi siamo contro gli istituti finanziari. Sono loro che, adesso, stanno colpendo il popolo greco. Ma sono sempre stati loro che, prima, hanno reso difficile la vita al popolo tedesco o a quello statunitense, che oggi soffre a causa di una disoccupazione altissima. Pertanto, per uscire da questa crisi, oltre a lottare contro i ladroni e la corruzione, dobbiamo tornare alla sovranità nazionale monetaria. La Grecia potrà realizzare il suo programma – che è molto ambizioso e noi lo appoggiamo – solamente se il governo avrà la forza di uscire dall’Eurogruppo e ritornare a usare una moneta nazionale, stampata da una banca nazionale pubblica, attraverso la quale il governo possa pianificare politiche fiscali e monetarie indipendenti.

 Brasil De Fato — Nella vecchia capitale della Libia, Tripoli, circa 1.200.000 persone, per la gran parte africani, sono disposte a pagare fino a 3 mila euro (R$ 11.200) per guadagnarsi un posto nei barconi che navigano verso i porti della Sicilia. A tuo vedere, l’Italia è in condizioni di ricevere questa quantità di immigranti? Non sarebbe più giusto che gli immigranti e i rifugiati fossero distribuiti in maniera equa tra i paesi dell’Unione Europea?

Alessandro Di Battista: Per noi è possibile risolvere questo problema, tuttavia è necessaria una dose di coraggio e attributi politici che il governo di Matteo Renzi non possiede. Noi abbiamo fatto due proposte. Nella prima, abbiamo suggerito l’introduzione di quote di immigranti per ogni paese dell’Unione Europea, tenendo in conto che l’Italia non riesce a gestire da sola questo enorme flusso di immigranti. Nella seconda, abbiamo chiesto che l’Unione Europea realizzi uno studio “in loco”, cioè, nella stessa Libia, per verificare chi ha, realmente, diritto all’asilo in quanto rifugiato politico e chi, nonostante le sue sofferenze, deve essere considerato solo un migrante. Questo non significa essere razzisti. Al contrario, è una maniera per gestire con raziocinio i flussi migratori.

Allo stesso tempo, bisogna dire che senza i comportamenti violenti e colonialisti di alcuni paesi occidentali, cioè della Francia, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, ma anche dell’Italia che ha appoggiato in silenzio la deposizione violenta di Gheddafi, oggi non saremmo alle prese con il problema degli immigranti che fuggono dalla Libia, perché lì non c’è più un governo, non c’è più uno Stato unificato. Quelli che hanno provocato il disastro in Libia non possono dire all’Italia come risolvere il problema dell’emigrazione dalla Libia. È evidente che l’Italia non può più rimanere sola in questa situazione. Per questo, il governo dovrebbe chiarire urgentemente questo problema con l’Unione Europea.

Brasil De Fato — Il presidente degli USA, Barak Obama, vuole che nel mese di giugno i paesi dell’Unione Europea ratifichino a occhi chiusi il Trattato di Libero Commercio (TTIP) e poi il TISA, che è il Trattato sulla libera circolazione dei Servizi Pubblici. Purtroppo, il governo italiano ha accettato subito il “Diktat” della Casa Bianca. Quale è la posizione del Movimento 5 Stelle di fronte al TTIP e al TISA?

Alessandro Di Battista: Noi manteniamo una posizione dura, soprattutto contro i governi dell’Unione Europea e, in particolare, contro il governo di Matteo Renzi, che stanno negoziando il trattato di libero commercio, il TTIP, nascondendo questo fatto alla società. A nostro vedere, questo trattato è molto pericoloso, dal momento che permetterà ai prodotti transgenici di entrare liberamente in Europa. Al di là di questo, determinerà la perdita di sovranità politica negli Stati dell’Unione Europea. A mio vedere, spetta allo Stato definire i prodotti che possono essere venduti nel paese, la salvaguardia dei diritti sociali, i modelli di produzione, le imposte che le transnazionali devono pagare, etc. Ciò significa che lo Stato deve fare lo Stato. Contrariamente a ciò, con il Trattato di Libero Commercio (TTIP), lo Stato farà solo gli interessi delle transnazionali statunitensi ed europee. Per questo, noi contestiamo il metodo, visto che le negoziazioni sono state segrete e la struttura di questo trattato – tenendo in conto dove è stato messo in pratica, mi riferisco ai paesi dell’America Centrale – ha prodotto ricchezza solamente per poche transnazionali statunitensi e molta povertà per i settori più poveri, cioè i contadini.

Brasil De Fato — Tu sei uno dei pochi parlamentari italiani che conosce molto bene i paesi dell’America Latina, per questo, vai ripetendo che l’esperienza dell’Alba potrebbe servire ai paesi del sud dell’Unione Europea. Potresti spiegare i motivi di questo interesse?

Alessandro Di Battista: È vero, io sono proprio un appassionato di America Latina e mi considero un grande amico del Brasile e, soprattutto del popolo brasiliano. Al di là di ciò, credo che, oggi, l’America Latina sta all’avanguardia di alcune questioni di carattere sociale che sono implementate in una maniera estremamente moderna. Credo che alcuni paesi dell’America Latina stanno difendendo gli interessi dei propri popoli come mai era stato fatto prima. Queste esperienze sono importanti per i popoli dell’Europa del Sud, perché sono uno stimolo alla creazione di un organismo in grado di affrontare il potere centralizzato europeo, tipicamente localizzato nell’Europa del nord. Significa che i popoli della Francia, dell’Italia, della Spagna, del Portogallo e della Grecia, che insieme rappresentano la terza economia mondiale, uniti, possono esigere trasformazioni significative nel contesto europeo e modificare alcuni trattati che stanno stritolando le nostre economie. Nel passato, il Brasile e tanti altri paesi dell’America Latina, avevano una relazione di dipendenza centralizzata con gli Stati Uniti, tuttavia oggi la congiuntura è un’altra. Il Brasile, che non è entrato nell’Alba ma che è legato a altri organismi regionali, è riuscito a riconquistare la propria autonomia. Qualcosa che è successo anche nei paesi dell’Alba e questo contesto è un esempio estremamente importante per noi. Il Movimento 5 Stelle non è pro Stati Uniti o pro Russia, è semplicemente italiano e vuole che il popolo italiano viva con dignità e rispetto, poiché noi vogliamo un paese e anche un mondo più giusto e più prospero, per questo l’esperienza dell’Alba merita la nostra attenzione.

Achille Lollo è un giornalista italiano, corrispondente di Brasil de Fato in Italia, curatore del programma TV “Quadrante Informativo” ed editorialista del “Correio da Cidadania”

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

(VIDEO) Si affaccia in Europa la Nuova ALBA dei popoli

di Ciro Brescia

il 13 marzo 2015 a Roma presso la Sala della Camera dei Deputati, dedicata all’ex Presidente della Repubblica e partigiano socialista “Sandro Pertini”, si è tenuta l’annunciata conferenza “L’ALBA di una Nuova Europa”, organizzata dalla Commissione Esteri del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Hanno preso parte all’importante evento storiche figure del giornalismo italiano come Gianni Minà, direttore della rivista Latinoamerica e tutti i Sud del mondo, professori universitari come l’economista Luciano Vasapollo, responsabile della Rivista CESTES-PROTEO ed esponente della Rete dei Comunisti, il vicepresidente della Commissione Esteri della Camera Alessandro Di Battista, nonché il Professore Basco marxista, Joaquín Arriola.

In sala hanno preso posto ed ascoltato con molta attenzione gli interventi dei ponenti, giornalisti ed attivisti ecologisti, sociali e politici, come Marinella Correggia, Geraldina Colotti, Federica Zaccagnini, Fabio Marcelli, Fulvio Grimaldi, Giulietto Chiesa.

Erano presenti e sono intervenuti diplomatici e rappresentati politici dei paesi aderenti all’ALBA-TCP, come l’ecuatoriano Juan Holguín, ed il Segretario Esecutivo dell’ALBA-TCP, il venezuelano Bernardo ÁlvarezVeronica Rojas Berrios, Viceministro Affari Esteri del Nicaragua.

Sono intervenuti anche Roger López Garcia, consigliere politico dell’Ambasciata cubana e il consigliere della Repubblica Plurinazionale della Bolivia, Luis Arce Catacora.

In sala anche gli ambasciatori e l’ambasciatrice – con i relativi corpi diplomatici – della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la Repubblica Italiana Julián Isaías Rodríguez Díaz, presso la FAO, Gladys Urbaneja Duran e presso lo Stato Vaticano Germán José Mundaraín Hernández, nonché la Console Generale a Napoli Amarilis Gutiérrez Graffe

Decine di attivisti del M5S, tra i quali il deputato Carlo Sibilia e il vice-presidente della Camera dei Deputati, Luigi Di Maio.

Dopo questa data la storia politica del M5S si divide tra un prima e un dopo, e lo stesso si può dire della storia politica del paese nonché delle sorti del continente. Tutto questo può avere un suo peso nei prossimi tempi e dare fiducia alle proposte alternative nelle politiche del vecchio continente. 

Il convegno è stato moderato dal deputato Manlio Di Stefano, Capogruppo Commissione Affari Esteri M5S il quale ha sottolineato come il convegno significhi un avanzamento verso una più profonda interlocuzione tra realtà e paesi diversi in cerca di una soluzione alle politiche di austerità della BCE, del FMI, della BM e di tutte le istituzioni che hanno lo scopo di applicare i diktat neoliberisti. 

Riportiamo qui di seguito i video dell’evento.

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L’ALBA di una nuova Europa!

da Commissione Esteri M5S 

Cos’è il modello ALBA-TCP? Dove e perché nasce? Cosa c’entra con l’Euro e con le proposte del M5S per l’Europa del Sud?

Siamo lieti di invitarvi al convegno dal titolo “L’Alba di una nuova Europa” che si terrà venerdì 13 marzo 2015 a partire dalle ore 10:30, presso la Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari in via di Campo Marzio n.74, Roma.

Interverranno:

Gianni Minà – giornalista e scrittore
Luciano Vasapollo – docente di Economia (La Sapienza) e direttore del centro studi Cestes
Alessandro Di Battista – Vicepresidente Commissione Affari Esteri M5S
Joaquín Arriola – docente di Economia (Universidad El País Vasco)

Illustreranno il modello ALBA:

Bernardo Álvarez – Segretario Generale ALBA
Carlos Romero Bonifaz – Senatore della Bolivia
Veronica Rojas Berrios – Viceministro Affari Esteri del Nicaragua
Alba Beatriz Soto Pimentel – Ambasciatrice di Cuba in Italia
Juan F. Holguín – Ambasciatore dell’Ecuador in Italia

modera Manlio Di Stefano – Capogruppo Commissione Affari Esteri M5S

In chiusura è previsto un dibattito aperto a giornalisti ed esperti

Chi tra voi fosse interessato, è pregato di compilare la seguente richiesta di partecipazione: http://goo.gl/forms/dOrJQCwsKm

ATTENZIONE A QUESTE POCHE REGOLE:
– I posti disponibili sono 50 (li selezioneremo secondo il criterio cronologico delle adesioni)
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Passate parola!

C’è vita oltre la Troika ed è una bella vita

foto 1di Fabrizio Verde

L’Indro.- C’è vita oltre la Trojka ed è una bella vita. Parafrasando una celebre espressione dell’ex presidente argentino Nestor Kirchner, questo sembra voler lasciare intendere il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista, che in una recente intervista rilasciata all’agenzia di stampa spagnola Efe, ha lanciato una proposta rivolta al sud Europa: Italia, Portogallo, Grecia e Spagna, i Paesi maggiormente colpiti dalla devastante crisi economica che si è abbattuta sulla gran parte del mondo occidentale, dovrebbero staccarsi dall’Unione Europea e creare un blocco organizzato sul modello dei Paesi latinoamericani riuniti nell’Alba (Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America).

Alba è l’Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America, è un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra le Nazioni dell’America Latina e quelle caraibiche, reso concreto nel 2004 sulla scorta dell’iniziativa presa dal Venezuela e da Cuba. Significativamente il primo e l’ultimo Paese latinoamericano a conquistare l’indipendenza. Progetto che affonda le sue radici negli intenti chiave del ‘Libertador’ Simon Bolivar: il Congresso Anfictiónico di Panama e il Piano di liberazione delle Grandi Antille dei Caraibi. La prima proposta di creazione del blocco regionale, che attualmente copre oltre 2,5 milioni di Km quadrati con una popolazione di oltre 73 milioni di abitanti, fu avanzata dal Presidente venezuelano Hugo Chávez che raccolse l’invito del leader cubano Fidel Castro. Durante il III Vertice dei capi di Stato e di Governo dell’Associazione degli Stati dei Caraibi, Chávez dichiarò: «E’ tempo di ripensare e reinventare i debilitati e agonizzanti progetti d’integrazione subregionale e regionale (Alca su tutti ndr) la cui crisi è la più chiara manifestazione della mancanza di un progetto politico condiviso. Fortunatamente, in America Latina e nei Caraibi spira il vento giusto per lanciare l’Alba come un nuovo schema d’integrazione regionale che non si limita al mero scambio commerciale, ma guarda al nostro contesto storico e culturale comune, punta lo sguardo verso l’integrazione politica, sociale, culturale, scientifica, tecnologica e fisica». Per raggiungere i suoi obiettivi, il blocco dei Paesi riuniti nell’Alba basa la sua attività su alcuni princìpi basilari:  

  • Gli scambi e gli investimenti non devono essere fini a se stessi, ma strumenti per raggiungere un grado di sviluppo giusto e sostenibile. Una vera integrazione latinoamericana non può essere figlia del mercato, né una semplice strategia per estendere i mercati esteri o stimolare il commercio. Per raggiungere questo obiettivo, è necessaria l’effettiva partecipazione dello Stato come regolatore e coordinatore delle attività economiche.
  • La complementarità economica e la cooperazione tra i paesi partecipanti e non la concorrenza tra i paesi e le produzioni, in modo tale che si promuova una specializzazione produttiva, efficiente e competitiva che sia compatibile con lo sviluppo economico equilibrato di ogni Paese, e con la strategia di lotta alla povertà e preservazione dell’identità culturale dei popoli.
  • Sviluppo integrato delle comunicazioni e dei trasporti tra i paesi dell’America Latina e dei Caraibi, che includa piani congiunti per i collegamenti stradali, ferroviari, per le linee marittime ed aeree, oltre alle telecomunicazioni.
  • Azioni volte a garantire la sostenibilità dello sviluppo mediante regole che tutelino l’ambiente, favoriscano l’uso razionale delle risorse e impediscano la proliferazione di modelli basati sullo spreco, alieni alla realtà dei nostri popoli.
  • Integrazione energetica tra i paesi della regione, al fine di garantire la fornitura stabile di prodotti energetici a beneficio delle società latinoamericane e dei Caraibi, come promuove la Repubblica Bolivariana del Venezuela, con la creazione di Petroamerica.
  • Incoraggiare gli investimenti di capitali latinoamericani in America Latina e nei Caraibi, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dei paesi della regione dagli investitori stranieri. A questo scopo verranno creati un Fondo Latinoamericano d’Investimenti e una Banca di Sviluppo del Sud.

  La proposta di Di Battista

Il progetto Alba risulta essere agli antipodi se confrontato all’attuale Unione Europea di cui l’Italia è parte integrante e membro fondatore. Tornando quindi alla proposta lanciata da Alessandro Di Battista, essa è certamente ambiziosa e di non facile attuazione.

Ad ogni modo, la stessa America Latina prima dell’Alba usciva da un duro e devastante periodo dal punto di vista economico, la “larga noche neoliberal” secondo la definizione del presidente ecuadoriano Rafael Correa, un ex economista formatosi in Belgio e negli Stati Uniti.

Pertanto il deputato italiano ha reso noto che si recherà, presumibilimente entro la fine dell’anno, in Ecuador e Bolivia per «raccogliere informazioni e vedere le conquiste che i Paesi dell’Alba hanno raggiunto» grazie alla loro alleanza. Un’alleanza formata «sotto un comune denominatore – ha spiegato Di Battista – che è la solidarietà. E’ la stessa idea che noi del Movimento 5 Stelle proponiamo a Grecia, Portogallo e Spagna per unirci». Aggiungendo che «se si parla di solidarietà tra paesi in difficoltà, per me le conquiste dei Paesi dell’Alba in materia socio-economica sono un esempio». In questo «l’Europa ha molto da imparare dall’America Latina», anche se «ovviamente l’America Latina e l’Europa hanno problematiche diverse, i loro Paesi sono diversi».

Intenzione che raccoglie il plauso della professoressa Alessandra Riccio dell’Università degli Studi di Napoli l’Orientale, esperta di questioni afferenti l’America Latina nonché condirettrice con Gianni Minà della rivista Latinoamerica, che a L’indro dichiara: «Sono assolutamente d’accordo sull’opportunità di conoscere quel che sta accadendo tra i Paesi dell’Alba e non solo per la loro alleanza basata sulla solidarietà, ma perché ciascuno di questi Paesi ha intrapreso un processo di trasformazione sociale molto interessante». L’obiettivo che ha infine indicato Alessandro Di Battista, è quello di iniziare una lotta «contro il potere concentrato in poche mani. In Europa, in quelle della Trojka, dove il potere centrale composto dalla Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale, sta causando gravi danni a milioni di persone». Pertanto il deputato italiano ha auspicato «un’alleanza tra cittadini che, attraverso i movimenti e le forze politiche, condividano una visione comune per uscire dalla crisi», che può essere superata «abbandonando l’Euro e tornando alle monete nazionali, stabilendo inoltre relazioni commerciali di solidarietà tra i paesi che sono stati più colpiti dal potere centrale».

A questo punto la professoressa Riccio mette sul tavolo un problema oggettivo, che va a cozzare con la volontà espressa dal parlamentare italiano: «I Paesi dell’Alba hanno governi contrari al neoliberismo, mentre quelli di Spagna, Italia, Portogallo e Grecia – fino a questo momento – sono orientati alla strenua difesa del neoliberismo». Aggiungendo che «la rinascita dell’America Latina viene prima dell’Alba, si è trattato di un processo lento e faticoso che ha capito la necessità di unirsi in presenza di un nemico troppo potente: non solo il Fondo Monetario Internazionale, ma le classi potenti, le caste, il malaffare, la corruzione, la pesante presenza degli Stati Uniti».

Analizzando, in conclusione, le possibili ripercussioni verso questo ipotetico nuovo blocco di paesi, che senza ombra di dubbio farebbe saltare il banco nel Vecchio Continente con la rottura dell’unione politica e monetaria, la condirettrice di Latinoamerica ritorna al punto di partenza, ossia ai Paesi dell’Alba: «La reazione sarebbe la stessa che abbiamo visto verso i Paesi dell’Alba. Un’alleanza che va contro il manovratore e va contro l’ordine stabilito». A testimoniarlo vi sono il tentativo fallito di golpe contro Hugo Chávez e la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela del 2002, la deposizione in Honduras avvenuta per mano dell’esercito del legittimo presidente Manual Zelaya, il tentato golpe ai danni di Rafael Correa, le campagne di destabilizzazione contro il presidente boliviano Evo Morales, così come quelle poste in essere con particolare violenza nel Venezuela orfano di Chávez.

Di Battista: «L’Alba sia un modello di organizzazione per i paesi del sud Europa»

IMG_2051-620x330da lantidiplomatico.it

Il deputato italiano del Movimento 5 Stelle (M5S), Alessandro Di Battista, si recherà in America Latina per prendere informazioni sul processo d’integrazione regionale, e proporre ai paesi del sud Europa la creazione di un blocco simile all’Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America (ALBA). Si tratterebbe di un’organizzazione composta da Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, che “sono i paesi economicamente più colpiti” del Vecchio Continente.L’obiettivo: iniziare una lotta «contro il potere concentrato in poche mani» e ottenere che «la sovranità torni a essere, di nuovo, dei cittadini».«In Europa, il potere è concentrato in poche mani, quelle della ‘Troika’. Il potere centrale, composto dalla Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale, sta causando gravi danni a milioni di persone», ha affermato Di Battista in un’intervista all’agenzia di stampa spagnola Efe.

Ha inoltre aggiunto: «La lotta di oggi e del futuro non è più tra destra e sinistra è, ma tra le persone che reclamano la propria sovranità e i governanti che cedono parte di questa sovranità al governo europeo».

Pertanto, Di Battista si recherà probabilmente entro la fine dell’anno, in Ecuador e Bolivia, al fine di raccogliere informazioni e conoscere «le conquiste che i paesi dell’ALBA hanno raggiunto» grazie alla loro alleanza.

«Ovviamente, l’America Latina e l’Europa hanno problematiche diverse, i loro paesi sono diversi; ma i paesi Alba hanno formato un’alleanza sotto un denominatore comune che è la solidarietà. E’ la stessa idea che noi del M5S proponiamo a Grecia, Portogallo e Spagna per unirci», ha sottolineato.

A suo giudizio, «l’Europa ha molto da imparare dall’America Latina».

«Se si parla di solidarietà tra paesi in difficoltà, per me le conquiste dei paesi dell’ALBA in materia socio-economica sono un esempio», ha aggiunto.

Inoltre, Di Battista è intenzionato a tenere anche incontri bilaterali con i governi di Uruguay e Argentina, anche se con questi paesi, «i colloqui sono ancora in corso».

«Ci piacerebbe vedere come l’Argentina sta affrontando il problema del debito, perché noi, in Italia, abbiamo lo stesso problema», ha segnalato il deputato italiano.

Le date di questi viaggi non sono state ancora stabilite, ma vi è già stato un primo avvicinamento tra Di Battista e il presidente della Bolivia, Evo Morales.

I due si sono incontrati mercoledì scorso in quel di Roma, dove il capo di stato latinoamericano si trovava per partecipare all‘Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, e per tenere un discorso alla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura).

Alla domanda se l’alleanza dell’Europa meridionale comprenderà l’unione tra partiti come, Podemos in Spagna, o Syriza in Grecia, Di Battista ha risposto negando che si tratti di un’organizzazione con un’ideologia di sinistra. «Noi parliamo di un’alleanza tra cittadini, non tra partiti di una determinata ideologia. Vogliamo semplicemente un’alleanza tra cittadini che, attraverso i movimenti e le forze politiche, condividano una visione comune per uscire dalla crisi».

Una crisi che, insiste Di Battista, si supera «abbandonando l’Euro e tornando alle monete nazionali, stabilendo inoltre relazioni commerciali di solidarietà tra i paesi che sono stati più colpiti dal potere centrale».

L’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) è un’iniziativa proposta dal Venezuela per l’integrazione dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi, che si concentra nella lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. 

[Trad. dal castigliano di Fabrizio Verde]

L’Alleanza bolivariana (ALBA), l’Italia e il futuro del mondo

di Alessandro Di Battista*

Ieri in Commissione esteri siamo riusciti a far passare una nostra risoluzione che impegna il governo a “rafforzare i rapporti politici, culturali, diplomatici ed economici” con l’ALBA (l’Alleanza Bolivariana per le Americhe).

L’ALBA è un sistema di cooperazione tra paesi promossa in alternativa all’ALCA (l’Area di Libero Commercio voluta dagli Stati Uniti e dalla loro intelligence).

Fanno parte dell’ALBA Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador e altri paesi che, di fronte allo strapotere del FMI (vero strozzino internazionale), hanno deciso di “fare gruppo” e garantirsi reciproci aiuti (petrolio in cambio di formazione medica – carne in cambio di gas etc etc).

Quali sono i due paesi che hanno dato maggiore impulso all’ALBA? Il Venezuela di Chávez e la Cuba dei Castro, due paesi socialisti.

Noi valutiamo con estrema positività questo coordinamento tra paesi latino-americani soprattutto per la motivazione principale: smettere di essere sudditi degli USA. Siamo per questo marxisti? Siamo di sinistra? Assolutamente no! Magari oggi qualche giornale ci definirà comunisti 2.0, forse gli stessi giornali che ci hanno dato dei fascisti.

Il M5S nasce per costruire sovranità. Sovranità politica, alimentare, monetaria, energetica. Quella sovranità persa in America Latina per colpa di trattati calati dall’alto, di ingerenze da parte della CIA, per colpa del transgenico della Monsanto o delle basi USA dove, oltretutto, si violano i diritti umani.

Io considero essenzialmente la perdita di sovranità il vero “nemico”. E’ scandaloso il modo in cui la TROIKA ha commissariato di fatto uno stato sovrano come la Grecia bloccando ogni tentativo di referendum popolare sulla permanenza in Europa.

La TROIKA (Commissione Europea, BCE e FMI) sta utilizzando il ricatto del debito (un debito che non abbiamo contratto noi cittadini) per creare un vero e proprio colonialismo in Europa. Lo stesso identico meccanismo che USA, Banco Mondiale e FMI (sempre il FMI) ha utilizzato per colonizzare l’America Latina.

* Commissione affari esteri Camera M5S

___

ATTO CAMERA

RISOLUZIONE IN COMMISSIONE CONCLUSIVA DI DIBATTITO 8/00063

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: del 11/06/2014

Risoluzione conclusiva di dibattito su

Atto numero: 7/00234

Firmatari

Primo firmatario: DI BATTISTA ALESSANDRO
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 11/06/2014

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
DI STEFANO MANLIO MOVIMENTO 5 STELLE 11/06/2014
SPADONI MARIA EDERA MOVIMENTO 5 STELLE 11/06/2014
SIBILIA CARLO MOVIMENTO 5 STELLE 11/06/2014
GRANDE MARTA MOVIMENTO 5 STELLE 11/06/2014
SCAGLIUSI EMANUELE MOVIMENTO 5 STELLE 11/06/2014
TACCONI ALESSIO MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO 11/06/2014
DEL GROSSO DANIELE MOVIMENTO 5 STELLE 11/06/2014

Commissione assegnataria

Commissione: III COMMISSIONE (AFFARI ESTERI E COMUNITARI)

Stato iter: 

CONCLUSO il 11/06/2014

Fasi iter:

COLLEGA (RISCON) IL 11/06/2014
APPROVATO IL 11/06/2014
CONCLUSO IL 11/06/2014

Atto Camera

Risoluzione conclusiva 8-00063

presentato da

DI BATTISTA Alessandro

testo di

Mercoledì 11 giugno 2014 in Commissione III (Affari esteri)

7-00234 Di Battista: Sulle relazioni con l’ALBA (Alianza Bolivariana para América Latina y el Caribe).

NUOVA FORMULAZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

La III Commissione,
premesso che:
l’ALBA, l’Alleanza bolivariana per le Americhe (Alianza bolivariana para América Latina y el Caribe) è un sistema di cooperazione politica, sociale ed economica tra i Paesi dell’America Latina e i Paesi caraibici, promossa a partire dal 2004 dal Venezuela e da Cuba in alternativa all’ALCA (Area di libero commercio delle Americhe) voluta dagli Stati Uniti;
l’Alleanza bolivariana per le Americhe è un modello d’integrazione dei popoli dei Caraibi e dell’America Latina, i quali condividono spazi geografici, vincoli storici e culturali, necessità e potenzialità comuni;
si tratta, dunque, di uno schema d’integrazione basato sui principi di cooperazione e solidarietà, che nasce come alternativa al modello neoliberale, il quale non ha fatto altro che acuire le asimmetrie strutturali e favorire l’accumulazione delle ricchezze a minoranze privilegiate a scapito del benessere dei popoli;
l’ALBA è basata sulla creazione di meccanismi finalizzati alla creazione di vantaggi cooperativi fra le nazioni che permettano di compensare le asimmetrie (sociali, tecnologiche, economiche, sanitarie, e altro) esistenti tra i paesi dell’emisfero;
nella proposta dell’ALBA hanno importanza fondamentale i diritti umani, del lavoro e delle donne, la difesa dell’ambiente nonché la lotta contro le politiche protezionistiche;
i Paesi appartenenti all’Alba, inoltre, perseguono l’obiettivo di eliminare gli ostacoli all’integrazione impegnandosi a fronteggiare: la povertà della maggioranza della popolazione, le profonde diseguaglianze e asimmetrie tra i paesi, gli interscambi e relazioni non paritarie nelle relazioni internazionali, il peso di un debito impossibile da pagare, l’imposizione della politica di risanamento strutturale del FMI e della Banca mondiale, gli ostacoli all’accesso all’informazione, alla conoscenza e alla tecnologia, la monopolizzazione dei mass media;
la Conferenza Italia-America Latina e Caraibi, tenutasi a Roma il 12 dicembre 2013, ha confermato come l’Italia sia impegnata affinché l’America latina diventi una grande area di benessere e prosperità saldamente legata all’Unione europea e in particolare a quei Paesi, come il nostro, che guardano con naturale simpatia e interesse allo sviluppo della regione, facendo riferimento, tra le varie realtà di cooperazione e integrazione che stanno nascendo in America Latina e nei Caraibi, anche all’ALBA,

impegna il Governo:

a intensificare e rafforzare i rapporti politici, culturali, diplomatici ed economici con i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, in particolare con i Paesi appartenenti alla menzionata ALBA nel quadro della tradizionale attenzione per tutti i processi di integrazione in atto nel sub Continente;
a porre, quale obiettivo prioritario della politica estera italiana, quello del rafforzamento delle relazioni con i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi;
a favorire, sostenere e accelerare il rafforzamento e il consolidamento delle relazioni con i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi anche nelle diverse sedi europee e sovranazionali.
(8-00063) «Di Battista, Manlio Di Stefano, Spadoni, Sibilia, Grande, Scagliusi, Tacconi, Del Grosso».

 

(VIDEO) AspassoParola… ‘video-resumen’ di viaggio

di Alessandro Di Battista

Rubrica settimanale di condivisione viaggesca per raccontare bellezze e tragedie del continente latinoamericano.

Questi video-riassunti risalgono al 2011, ma rappresentano un documento importante di quella che è stata la più recente formazione sociale, culturale e politica di uno dei giovani rappresentanti del nuovo corso politico che si sta affacciando in Italia.

Al di là delle banalizzazioni dei media attualmente dominanti, pubblici quanto privati.

 

(VIDEO) Il dubbio continua ad essere rivoluzionario

Il dubbio è rivoluzionariodi Alessandro Di Battista*

alessandrodibattista.it.- Oggi, a nome della Commissione Affari Esteri M5S Camera, ho incontrato Ricardo Patiño Aroca, Ministro “de Relaciones Exteriores y Movilidad Humana” dell’Ecuador. È stato un incontro davvero interessante. Abbiamo parlato di debito pubblico, di democrazia diretta e partecipata, del controllo dell’informazione da parte, in Ecuador come in Italia, di gruppi di potere e di quello che i cittadini possono fare per riprendersi le istituzioni. Mi ha anche parlato di tutte le accuse di populismo e demagogia che il Presidente Correa ha ricevuto prima di arrivare al governo. Abbiamo deciso di organizzare una visita in Ecuador per incontrare il Presidente e trattare con lui e con i ministri il tema del debito pubblico. È molto interessante scoprire quello che l’Ecuador ha fatto e il modo in cui si è relazionato con il Fondo Monetario Internazionale e il Banco Mondiale. Colgo l’occasione per postarvi un pezzo che scrissi qualche tempo fa per il blog di Beppe Grillo, un pezzo sulle novità che arrivano dall’America Latina e sul fatalismo che ancora dobbiamo sconfiggere da questa parte dell’oceano. L’incontro con il Ministro mi ricorda ancora una volta che non c’è figura più deplorevole di colui che davanti a un’ingiustizia, un disagio o uno scandalo sa soltanto dire “beh, tanto è così dappertutto”. A riveder le stelle!

Il Latino-America sta rafforzando una convinzione che ho da tempo. Il primo nemico da combattere nella battaglia per la giustizia sociale non sono le banche, le multinazionali, i governi corrotti o il crimine organizzato. Il nemico numero uno è il fatalismo. 
Sono soltanto belle idee che non si possono applicare, l’Italia non è mica l’Ecuador, non è possibile cambiare un sistema in così breve tempo, forse ci riusciranno i nostri figli. Ma chi l’ha detto? 
Nel bellissimo post di Sergio Di Cori Modigliani pubblicato sul blog si parla di Correa e della decisione del governo ecuadoriano di cancellare un debito immorale. Correa, che tra l’altro non è neppure perfetto, non è sceso in Ecuador con un asteroide o si è materializzato per un miracolo divino. Correa in Ecuador, Morales in Bolivia o Ortega in Nicaragua sono stati eletti grazie al lavoro instancabile di centinaia di movimenti sociali che hanno scelto di dire basta alle ingiustizie. Anche in questi paesi era partito il coro dei rassegnati, l’economia solidale è un’utopia, gli Stati Uniti non ci scioglieranno mai le catene, la sovranità alimentare è soltanto un’illusione. 
La storia attuale del Sud America dimostra il contrario, dimostra che un popolo organizzato, unito e informato ha un potere immenso anche contro nemici spietati.

La CLOC-Via Campesina è una delle organizzazioni contadine più grandi del continente, coordina 84 organismi di 16 paesi differenti ed è una forza capace di promuovere alternative e creare nuovi paradigmi sociali. Oggi ha sede a Quito. Come Assange ha scelto l’Ecuador e anche questo non è stato un caso. Negli ultimi 10 anni ha sviluppato idee e ha fatto pressione sui governi nazionali affinché le adottassero come scelte programmatiche. L’Ecuador ha accolto il progetto di sovranità alimentare di Via Campesina e la Bolivia ha approvato cambi costituzionali che favoriscono l’equità sociale. La Kirchner in Argentina ha nazionalizzato la YPF e, in piena era delle privatizzazioni, il Nicaragua ha reso pubblica l’istruzione e la sanità. 
Perché loro sì e noi no? Forse perché abbiamo la mafia? Perché da noi c’è troppo benessere? Perché l’Europa non ce lo chiede? Balle! Sarà per via dei miei 33 anni ma non posso accettare l’idea di non potere incidere sul futuro. 


Movimenti come Via Campesina danno prova che la società civile è assolutamente in grado di avanzare soluzioni e che la crisi, alimentare in Sudamerica, finanziaria ed economica (e un domani alimentare) in Europa, possa essere un’opportunità per ridiscutere un intero modello di vita. Purtroppo la crisi non è un’occasione soltanto per le popolazioni che chiedono un cambiamento, lo è anche per chi fino ad oggi ha detenuto il potere e cerca in ogni modo di mantenerlo. In Latino-America le tragedie non sono ancora finite. Le stesse transazionali che per decenni hanno impoverito terra e popoli oggi si tingono di verde e provano ad offrire false soluzioni ecologiche. È il mito dell’economia verde, un mito falso, ipocrita e imperialista. In Italia succede lo stesso, la classe dirigente che ha indebitato la popolazione ha la spudoratezza di suggerirci la strada per tornare ad essere competitivi. Cambia qualche faccia, ad un Presidente impresentabile succede uno che sa il francese e mezza Italia dice: che bravo, sa il francese, ora si che ci rispettano in Europa. 


È in tempo di crisi che la società civile deve vigilare ancor di più, deve mettere in discussione ogni cosa, deve informarsi come mai ha fatto nella Storia, deve partecipare, deve studiare le proposte che arrivano dall’America Latina. Non deve mai credere al 100% a quello che le viene raccontato. Il dubbio è rivoluzionario. 
I movimenti sociali ecuadoriani si incontrano con quelli argentini, i brasiliani con i peruviani, sanno di essere tutti quanti sulla stessa barca e discutono, propongono, approvano documenti. Lottano! Si sono incontrati lo scorso luglio a Rio de Janeiro in occasione del vertice RIO+20, hanno smascherato le menzogne del capitalismo verde, delle lobbies finanziare, delle Nazioni Unite che parlano di sicurezza alimentare quando dovrebbero approfondire il concetto di sovranità. Le organizzazioni latinoamericane presentano soluzioni come l’economia contadina, la riforma agraria integrale, l’implementazione di un modello energetico decentrato basato sull’auto-produzione. Si può anche accettare chi non vuole combattere, ma non chi sostiene che il mondo non si possa cambiare perché i problemi sono troppo grandi. Non c’è figura più deplorevole di colui che davanti a un’ingiustizia, un disagio o uno scandalo sa soltanto dire: beh, tanto è così dappertutto.

*Deputato M5S – Vice-Presidente Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati

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