Quali armi ha ricevuto la Siria dalla Russia?

da al manar

Fonti statunitensi hanno riferito ieri che la Russia ha ormai schierato 28 aerei da combattimento in Siria, oltre a elicotteri, droni di ricognizione e altre “attrezzature militari sofisticate.” Secondo varie fonti, questi aerei sarebbero del tipo MIG-29, Sukhoi-30 e Sukhoi-34.

Questi aerei possono essere usati con i piloti sia siriani o russi per attaccare le roccaforti dei gruppi terroristici.

Il Sukhoi-30 è un velivolo biposto e bimotore. Appartiene alla categoria degli aerei da combattimento multiruolo di quarta generazione e serve per ottenere la superiorità aerea e per colpire gli obiettivi nemici a terra in tutte le condizioni atmosferiche con missili guidati e non.

Il Su-30 può effettuare attacchi missilistici su lunghe distanze senza entrare nelle zone di difesa aerea nemica. È anche possibile attaccare i diversi obiettivi contemporaneamente ed ha una vasta manovrabilità.

Il Sukhoi-34 caccia-bombardiere è un due posti bimotore a lunga distanza, ad alta manovrabilità e ad alta capacità di attacco 4.5 generazione. È particolarmente adatto negli attacchi in profondità all’interno del territorio nemico, ed è dotato di bombe a guida laser o caduta libera, un cannone da 30 mm che spara missili esplosivi o incendiari.

Il MI-28 è un elicottero d’attacco chiamato “Night Hunter”. Ha un cannone da 30 millimetri che spara fino a 900 colpi al minuto. È dotato anche di bombe e missili. La Siria ha ricevuto questi elicotteri insieme ad altro tipo di Mi-23 e Mi-25.

Il Tank T-90 era il più moderno delle Forze armate russe fino all’entrata in funzione del T-14. Sulla base del disegno del carro armato T-72, pesa 46,5 tonnellate ed è dotato di un cannone di 125 mm di una mitragliatrice di 7.62. È inoltre possibile trasportare missili. Ha una corazza reattiva di terza generazione.

Una fonte militare siriana ha confermato l’arrivo di queste armi e l’inizio dei voli di ricognizione di droni a lungo raggio venerdì scorso. La fonte militare siriana ha aggiunto che sarà subito tangibile l’impatto di queste nuove armi russe ed ha spiegato che alcune sono già state utilizzate contro l’Isis vicino Deir Ezzor e Raqqa, nel nord della Siria.

Sembra, inoltre, che siano state utilizzate nel bombardamento di Palmira di martedì scorso, che ha ucciso 38 terroristi dell’Isis. Durante i bombardamenti sono state impiegate «armi di alta qualità, tra le quali missili che colpiscono il bersaglio con precisione». Le fonti siriane hanno tra l’altro annunciato: «Abbiamo ricevuto armi di alta qualità che aiutano a individuare e distruggere il bersaglio con la massima precisione, così come i radar».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Damasco minimizza le minacce USA

da al manar

Mentre il Pentagono ha confermato che aerei da guerra statunitensi hanno condotto i loro primi attacchi aerei per sostenere i “ribelli” che hanno addestrato, Damasco ha minimizzato le minacce Usa.

«Si tratta di dichiarazioni per i media. Gli Stati Uniti hanno detto che la coalizione avrebbe schiacciato il terrorismo, ma sono le forze sul terreno (l’esercito siriano) che fissano le linee del fronte… Per tre anni, (gli statunitensi) hanno parlato di una zona cuscinetto (nel nord della Siria), ma i desideri sono una cosa e la realtà è un’altra… Tutto è possibile in guerra, ma la nostra lettura dimostra che le cose stanno andando verso la pacificazione e non verso il un peggioramento del conflitto», ha dichiarato un alto funzionario del governo siriano.

Un politico vicino al governo va oltre: «Gli Stati Uniti hanno inviato un messaggio a Damasco di non preoccuparsi di tali dichiarazioni, dal momento che in realtà mirano a colpire Al-Nosra e non l’esercito siriano», ha detto all’AFP.

Bassam Abu Abdullah, direttore del Centro per gli Studi Strategici di Damasco, considera che questa mossa “non è un punto di svolta della guerra”. «Parlare di ‘ribelli moderati’, come fanno gli statunitensi, è una fantasia», ha aggiunto l’analista. «Sono solo poche decine di combattenti e non vedo come possano cambiare l’equazione nel nord della Siria contro Jabhat al-Nusra, Ahrar al-Sham e altri».

L’analista Charles Lister, del Brookings Doha Center, esclude anche un confronto tra gli Stati Uniti e il governo siriano, dicendo che le dichiarazioni americane segnano un ulteriore cambiamento nel tono e nel campo.

Secondo lui, come la forza formata dagli americani si schiererà nel nord della Siria, dove l’esercito non è più molto presente e «ci sono pochissime possibilità di un confronto con le forze governative la cui attività è molto limitata in questo settore. È estremamente improbabile, almeno nei prossimi sei mesi, che possa verificarsi una situazione in cui gli americani dovranno combattere o colpire le forze del regime», ha concluso.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Pierangela Zanzottera e Osama Saleh]

M5S: riconoscere la R. Araba di Siria fermare chi sostiene il terrorismo

di Francesco Guadagni

Ecco il testo dell’interrogazione parlamentare a risposta scritta per il Ministro italiano degli Esteri e delle cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni, depositata dal Movimento 5 Stelle,  primo firmatario Manlio di Stefano, e co-firmata dai deputati M5S: Del Grosso, Sibilia, Di Battista, Grande, Scagliusi, Spadoni.

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

— Per sapere –

Premesso che: 

La Siria dal 15 marzo 2011 vive una terribile guerra per procura alimentata da terroristi provenienti da 89 Paesi dove, finora, sono morte più di 220.000 persone tra civili e militari;

vista la situazione di caos, sul territorio siriano si sono sviluppate, grazie anche al supporto logistico, finanziario e di armamenti, le organizzazioni terroristiche di Jhabbat al-Nusra, filiale di al-Qaeda in Siria e il sedicente Stato Islamico (Isis); 

è stato documentato da diversi media in Turchia, così come dal dipartimento di Stato americano, il coinvolgimento dei servizi segreti turchi nel passaggio dei terroristi in Siria; 


l’Isis continua a ricevere i proventi dalla vendita di petrolio alla Turchia a un prezzo ridotto (come documentato da vari analisti e reporter di guerra) e dai reperti archeologici saccheggiati in Siria e Iraq e poi rivenduti sui mercati europei; 

da quanto si apprende da fonti giornalistiche, la Giordania favorisce il passaggio di terroristi sul suolo siriano (http://italian.irib.ir); 

Israele accoglie i terroristi feriti in Siria e, come documentato dai media israeliani, offre loro supporto logistico per tornare nei campi di battaglia siriani; 


dal mese di aprile 2015, l’Isis e il Fronte al-Nusra hanno proseguito la loro avanzata in Iraq e Siria, occupando prima la città di Ramadi in Iraq, e successivamente le città di Idlib e Palmira in Siria; 


l’inviato dell’Onu in Siria, Staffan De Mistura, ha ribadito più volte che il presidente siriano Bashar al-Assad è parte della soluzione alla crisi siriana e che sarebbe necessario un maggior coordinamento con le forze armate siriane contro le organizzazioni terroristiche Isis e al-Nusra, avendo acquisito nel tempo importanti informazioni di intelligence; 


la cosiddetta coalizione anti-Isis a guida americana non solo si è dimostrata inconcludente, ma, come nel caso dell’occupazione di Palmira, ha mostrato addirittura un chiaro atteggiamento non interventista, quasi benevolo; 


la cosiddetta coalizione nazionale siriana è divisa e lacerata da divisioni al suo interno tra continue liti e scandali per sottrazione di fondi; attualmente, ha un riscontro minimo di popolarità sul suolo siriano e la sua formazione militare, il Free Syrian Army, è ormai parte integrante delle organizzazioni terroristiche presenti sul territorio siriano; 


la Repubblica araba siriana non è isolata: è riconosciuta all’ONU, dai Paesi cosiddetti B.R.I.C.S., dai Paesi membri dell’Alleanza bolivariana per le Americhe (ALBA), dall’Iran, Algeria, Libano, Kuwait e altri Paesi che stanno rivedendo la loro posizione, e che, nel complesso, rappresentano la maggioranza della popolazione mondiale: 

quali iniziative intenda adottare il Governo per il ripristino delle relazioni diplomatiche con la Repubblica araba siriana; 

quali iniziative intenda adottare il Governo affinché sia posto fine al sostegno che Paesi come Turchia, Qatar, Arabia Saudita, Israele, Giordania, offrono ai suddetti gruppi terroristici nel territorio siriano. (4-09641)

Qual è il significato della vittoria dell’esercito nel Sud della Siria?

di Yusuf Fernandez – Al Manar 

Pochi giorni fa, i gruppi terroristici in Siria, guidati da Al Qaeda, avevano annunciato che stavano lanciando l’operazione “Tempesta del Sud” al fine di iniziare il processo di attacco a Damasco. Il loro ottimismo è natto da diversi fattori tra cui l’aiuto del regime giordano, che ha permesso il passaggio di migliaia di terroristi e di armi attraverso il suo confine con la Siria meridionale.

Le principali fasi dell’attacco sono state le province di Suweida e Deraa. Così, i terroristi prevedevano di prendere in particolare la città di Deraa e la base aerea Thalet nella provincia di Suweida, cercando di avanzare rapidamente.

Il risultato, tuttavia, è stato un disastro senza precedenti per i gruppi armati. In primo luogo, non sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi, dopo ripetuti attacchi sia a Thalet e Deraa. Ripetuti attacchi sono stati respinti dopo pesanti combattimenti da parte dell’esercito siriano sostenuto dalle Forze di difesa Nazionale.

Questo fatto rileva che la forza aerea siriana con i suoi bombardamenti ha svolto un ruolo di primo piano, colpendo con precisione le posizioni e le concentrazioni dei terroristi. In una spettacolare operazione, i missili dell’aviazione hanno distrutto una sala operativa, responsabile della direzione dell’operazione “Tempesta del Sud” in un momento in cui erano presenti diversi leader del Fronte al Nusra e altri gruppi. Il risultato è stato la morte di cinque principali leader di Al nosra, e diverse decine di comandanti. Questa operazione è stata certamente una dei migliori successi dei servi segreti siriani durante la guerra e ha seminato confusione tra i gruppi armati, alcuni dei quali hanno deciso di ritirarsi dall’operazione.

In secondo luogo, il numero delle vittime subite dai terroristi nel corso di questi attacchi contro la base aerea di Thalet e a Deraa è stato di circa un migliaio. La potenza di fuoco dell’artiglieria, dell’aviazione e le armi a breve e medio raggio hanno decimato le fila dei terroristi, che hanno lasciato molti morti sul terreno. Come al solito, Israele e il regime giordano sono giunti rapidamente in soccorso dei feriti, portandoli nei loro ospedali e così ancora una volta, hanno dimostrato la stretta connessione tra i gruppi armati di opposizione e il peggior nemico della Siria, cioè, il regime sionista.

Un fattore decisivo nella battaglia è stato la mobilitazione della popolazione. I drusi di Suweida, sotto shock per l’omicidio di 30 civili in una comunità di villaggio della Siria da parte del Fronte al Nusra, la cui appartenenza ad Al Qaeda continua ad essere motivo di imbarazzo per i regimi arabi e paesi occidentali che sostengono i gruppi terroristici in Siria, sono stati mobilitati a sostegno dell’esercito siriano. Lo stesso è accaduto in altre parti della Siria, come Hasaka o Deraa. In questo senso, il movimento popolare in Siria, ma non ha avuto la stessa risolutezza che ha in Iraq, riparando le numerose carenze del dell’esercito iracheno, ma hanno avuto una crescente importanza nel risultato della battaglia della Siria meridionale. In questo senso, si prevede che il peso della mobilitazione popolare nel paese aumenterà.

Un altro fattore importante che ha avuto un riflesso nella battaglia del sud è stato il cambiamento nel panorama politico della regione e, in particolare, la sconfitta elettorale del presidente Recep Tayyip Erdogan in Turchia. In questo paese, l’opposizione ha condannato all’unanimità la politica di Erdogan di sostenere i gruppi terroristici in Siria, una posizione condivisa per gran parte dei militari turchi, i quali, hanno appena sfidato il presidente, rifiutando di partecipare ai suoi piani per l’invasione del nord-est Siria. In questo senso, l’indebolimento del regime di Erdogan porta a un cambiamento nella politica della Turchia verso la Siria e il  sogno “neo-ottomana” suo e del suo primo ministro, Ahmet Davutoglu. Lo stesso vale per il regime fantoccio di Abdullah II di Giordania, creato in esclusiva per la protezione di Israele. I sogni della Giordania di vedere aumentato il loro ruolo, praticamente nullo nella regione, è passato attraverso le sconfitte dei gruppi armati a Deraa e Suweida.

L’esercito siriano ha testato in queste battaglie nuove tattiche che si sono rivelate molto efficaci, che colpendo le retrovie delle linee nemiche, con bombardamenti di precisione contro le concentrazioni di terroristi, come la già citata operazione di Deraa. Non c’è dubbio che le armi avanzate che la Russia e l’Iran stanno dando all’esercito siriano mostreranno presto gli effetti sul campo di battaglia e consentiranno in modo più accurato di colpire le postazioni e le sale di controllo dei gruppi terroristici.

La Battaglia del sud ha preso anche luogo in un contesto di nuove vittorie da parte dell’esercito siriano e di Hezbollah nel Qalamún, dove è stata eseguita con successo una campagna per sradicare al Nusra e Isis in quella regione e nelle zone di confine tra Siria e Libano, soprattutto ad Arsal. L’Isis ha inoltre subito pesanti sconfitte nelle province di Raqqa e Hasaka. Le Forze curde hanno ottenuto un’altra vittoria a Ain al Arab (Kabani) hanno tagliato la linea di rifornimento dell’ISis dalla Turchia e sono attualmente nei pressi di Raqqa. Si prevede che l’Isis subirà sconfitte militari nelle prossime settimane e nei mesi a venire, date le sue limitate risorse per affrontare due campagne in contemporanea in Siria e in Iraq.

In questo senso, la vittoria dell’esercito siriano nel Sud sarà fondamentale per lo sviluppo della guerra. Il fallimento dei gruppi armati significa che il progetto mirava a consegnare alla Siria di controllo barbari criminali e i suoi sponsor, soprattutto degli Stati Uniti, la Turchia, il Qatar e l’Arabia Saudita, ora è sepolto tra le macerie delle sala operative di Deraa, accanto ai cadaveri dei capi terroristi.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Israele ammette di aver aiutato i terroristi in Siria

da hispantv

Il ministro della difesa israeliano, Moshe Ya’alon, ha ammesso, oggi, che il regime di Tel Aviv ha aiutato l’opposizione siriana, “a determinate condizioni”.

«Li abbiamo aiutato a due condizioni», ha spiegato Yaalon in materia di aiuti, in particolare, per la fornitura di medicinali per l’opposizione armata, formata da gruppi che per la maggior parte, lottano al fianco di Al-Nusra, il ramo di Al-Qaeda in Siria.

Secondo Yaalon, le due condizioni imposte ai terroristi sono state: Avvicinarsi in alcun modo ai confini dei territori palestinesi occupati e nel non infastidire in alcun modo la comunità drusa, sottolineando che la politica del regime israeliano contro i drusi è molto sensibile e complicata, anche se aveva minacciato di attaccare questa comunità per aver attaccato le ambulanze del regime israeliano,

Inoltre,  ha aggiunto che il regime di Tel Aviv offre l’assistenza medica a questi terroristi che combattono in Siria, ma la conferma che il regime prevede aiuti a ci va incontro agli interessi dell’opposizione armata.

Dal 2011, quando è iniziata la crisi in Siria, sostenuta da alcuni paesi della regione e stranieri, il regime di Tel Aviv ha curato più di un migliaio di terroristi che combattono nel territorio siriano per rovesciare il legittimo presidente del paese, Bashar al-Asad.

Il Regime israeliano mantiene le differenze con gli Stati Uniti sull’Iran

Per quanto riguarda il dialogo tra Teheran ed il  G5 + 1 sul programma nucleare dell’Iran, il ministro israeliano ha riconosciuto alcune differenze di vedute tra Tel Aviv e il suo più stretto alleato, gli Stati Uniti.

«Loro (gli americani) vedono l’Iran come parte della soluzione, noi lo vediamo come parte del problema», ha dichiarato il ministro israeliano evidenziando le differenze fondamentali con Washington per quanto riguarda il caso del nucleare iraniano.

Tuttavia, secondo Yaalon si prevede che le potenze mondiali del G5 + 1 firmeranno un accordo “cattivo” con Teheran questa settimana o in un prossimo futuro, sottolineando che anche se ci saranno controlli, saranno concordati con l’Iran.

[Trad dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Siria: Esercito e difesa popolare umiliano i terroristi a Daraa

da al manar

Venerdì scorso, i gruppi terroristici hanno lanciato attacchi contro la città di Deraa dall’asse di Manshiya con la partecipazione di circa 1.500 combattenti di circa 33 gruppi, alcuni carri armati e centinaia di veicoli con mitragliatrici. Un’operazione definita da loro stessi, in maniera pomposa, “Tempesta del Sud”.

Giovedì è stato lanciato il primo attacco da sette fronti, ha riportato il quotidiano libanese Al Akhbar, e migliaia di razzi e mortai sono stati sparati in diversi quartieri della città, tra cui Mahattata, Al Kossur, Al Sahhari, Al Manshiya, Al Kashif e Al Matar.

In parallelo a questo attacco intensivo, vari tentativi sono stati fatti per avanzare via terra verso le posizioni dell’esercito a Al Ray e Al Matahin nella campagna di Deraa, e Jerbet Gazale. L’operazione è stata preceduta da quattro attacchi suicidi effettuati dai membri del Fronte Nusra.

Questo attacco è stato, tuttavia respinto e ha causato 87 vittime e numerosi feriti tra i terroristi. A questi vanno aggiunti altri 20 militanti uccisi mentre cercavano di tagliare la strada statale Deraa-Damaasco in prossimità della città di Karfa.

Questi attacchi sono stati decisi dalla centrale operativa Mok, in Giordania, paese che ha coordinato le attività dei gruppi terroristici nel sud della Siria con la supervisione dei servizi di intelligence degli Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Giordania e altri paesi.

Il Mok inviato più di 1.000 uomini per contribuire all’attacco terroristico di venerdì scorso contro Deraa, ma questo non ha avuto influenza sul risultato della battaglia.

Il Quartiere Manshiya è stato teatro di feroci combattimenti il ​​Venerdì, dove armi medie e pesanti, sono state usate da esercito e volontari civili da un lato, e i terroristi, guidati dal Fronte Nusra, dall’altro.

L’esercito siriano aveva aumentato le fortificazioni a Manshiya, mentre l’aviazione siriana, l’ artiglieria e i missili terra-terra hanno duramente bombardato le postazioni dei terroristi nei pressi della città, uccidendo oltre 400 terroristi ed ferendone centinaia, alcuni dei quali sono stati evacuati per le ferite in Giordania e Israele. Diversi carri armati che sono entrati dalla Giordania sono stati distrutte dai missili dall’esercito siriano.

L’esercito ha esteso la pressione sui terroristi in altre parti della provincia, ciò ha contribuito all’isolamento dei terroristi che avevano attaccato la città e l’indebolimento delle loro azioni. Le truppe siriane sono state in grado, in questo contesto, di prendere le aziende agricole di Bitar.

I media dell’opposizione hanno inventato che i loro gruppi avessero sostenuto conquiste e progressi, ma questi luoghi sono saldamente nelle mani dell’esercito siriano, ha riferito il corrispondente di Al Manar, che lo ha provato con immagini di questi luoghi, tra cui la regione Panorama che si affaccia sulla strada tra Deraa e Damasco,  lo Stadio Comunale, che i terroristi hanno dichiarato di aver preso.

La sconfitta di Deraa è arrivata pochi giorni dopo un altro attacco, ancora nel sud della Siria, ovvero l’assalto fallito alla base di Thalet, in un momento, in cui continua la campagna di Hezbollah e dell’esercito siriano nel Qalamún.

Ultimi sviluppi

Domenica scorsa, l’esercito siriano ha proseguito la sua avanzata in varie parti della provincia di Deraa e ha preso una collina strategica. «Unità dell’esercito sono state cancellate dalla presenza terrorista dalla collina a Shaykh Hossein, a nord est di Deraa», ha dichiarato una fonte militare siriana.

Allo stesso tempo, diversi gruppi armati sono fuggiti nella città di Al Nuaima. Altri quattro gruppi affiliati alla “Division Al Motaz”  sono scappati dalla città.

Decine di terroristi sono stati uccisi, nel quartiere del silos di grano e nelle zone adiacenti alla città di Deraa.

Il sostegno popolare per l’Esercito

Come è successo a Thalet, le Forze di difesa Nazionale, combattendo a fianco dell’esercito siriano hanno giocato un ruolo decisivo nella sconfitta dei terroristi.

«La stragrande maggioranza della popolazione di Deraa sostiene l’esercito e lo Stato, in particolare, perché hanno sofferto molto a causa delle azioni delle fazioni che sostengono di essere moderate e dai loro tribunali giudiziari, senza parlare del caos che hanno creato nelle zone sotto il loro controllo», hanno raccontato i residenti della città ad Al Manar.

Come al solito, i terroristi hanno cercato di terrorizzare la gente lanciando slogan come “la battaglia dei fiumi di sangue”. Ma hanno avuto una reazione inversa. Invece di farsi prendere dal panico, gli abitanti di Daraa hanno preso le armi.

[Trad dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Israele ha incontrato l’opposizione armata in Siria per contrastare l’Iran

da hispantv

I rappresentanti del regime israeliano e l’opposizione armata in Siria si sono spesso incontrate, l’anno scorso, per discutere i modi per contrastare l’Iran e Hezbollah.

L’agenzia di stampa israeliana Walla ha riferito che tra il 2012 e 2014 le due parti si sono incontrate in diverse occasioni in un paese occidentale, ma la fonte non ha fornito ulteriori dettagli sul luogo.

Durante i colloqui, il regime di Tel Aviv è stato rappresentato da un alto funzionario. Durante gli incontri si è discusso, principalmente, dei nemici comuni delle due parti:  l’Iran e il Movimento della Resistenza Islamica in Libano (Hezbollah), ha aggiunto il sito israeliano.

Un altro funzionario israeliano ha informato in seguito che i colloqui non hanno raggiunto i risultati desiderati perché i gruppi armati in lotta contro il governo del presidente siriano Bashar al-Assad “non hanno potere reale sul terreno”.

Al fine di indebolire la resistenza nella regione e dividere i paesi che combattono il regime di Tel Aviv, a partire dall’inizio della crisi siriana, hanno fornito tutti i tipi di sostegno ai gruppi terroristici, in particolare il Fronte Al-Nusra, ramo di Al-Qaeda in Siria, che opera contro il governo di Damasco.

Il regime israeliano ha fornito servizi di logistica per Al-Nusra in violazione alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n 2170 relativa alla separazione delle forze alla lotta contro il terrorismo.

Nel mese di settembre 2014, il canale di notizie Vice News, ha trasmesso un video in cui si vede come i soldati israeliani danno assistenza medica ai terroristi feriti in Siria.

Il quotidiano israeliano Haaretz, nel mese di gennaio, ha confermato le notizie su un ampio sostegno del regime israeliano ai gruppi terroristici legati ad Al Qaeda sulle alture del Golan siriano occupato.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Come l’Occidente appoggia Al Qaeda in Siria

di Yusuf Fernandez-Al manar

Alla fine di maggio, l’Unione Europea ha esteso le sanzioni contro la Siria. Da parte loro, in quei giorni, gli Stati Uniti hanno iniziato il loro programma per la formazione dei “ribelli moderati” che dovrebbero combattere l’Isis, ma il cui vero obiettivo è quello di rovesciare il governo siriano.

L’Unione europea e gli Stati Uniti affermano di sostenere la guerra contro l’Isis, ma non hanno mai menzionato l’altro gruppo terroristico, il Fronte Nusra, che è il ramo siriano del movimento terrorista globale Al Qaida. Tutte le dichiarazioni nei paesi occidentali nelle quali dicono di essere preoccupati per la diffusione del terrorismo in Siria, Iraq e in altri paesi del Medio Oriente non fanno riferimento ad Al Qaeda o al suo affiliato, il Fronte al Nusra.

L’Occidente ha dimenticato gli attacchi dell’11 settembre? Nel 2001, Al Qaeda è stato il grande nemico delle nazioni occidentali e l’obiettivo della cosiddetta “guerra al terrore”. Oggi, Al Qaeda apertamente collabora con alcuni alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente che promuovono apertamente il terrorismo in Siria. Usa e Ue non stanno facendo nulla per fermare questo supporto, anche se per loro sarebbe molto facile farlo. Sembra che ci sia un tentativo da parte di alcuni paesi occidentali, in particolare la Francia e gli Stati Uniti, per ricreare la strategia fallimentare attuata in Afghanistan negli anni ottanta del secolo scorso, cioè, sostegno ai gruppi terroristici, suoi rivali internazionali e regionali, non importa quali siano le conseguenze per i popoli della regione e, in ultima analisi, per i paesi occidentali.

Turchia, Arabia Saudita e Qatar sono diventati i principali sponsor del terrorismo nel mondo. Tuttavia, nessuno di loro è stato incluso in una lista di Stati Uniti o paese europeo. Comicamente, l’elenco degli Stati Uniti comprende l’Iran e la Siria, due paesi, insieme con l’Iraq, che sono i principali attori nella lotta contro i gruppi terroristici in Medio Oriente, supportati dagli Stati Uniti e dai suoi alleati.

Recentemente, la Turchia ha inviato migliaia di terroristi attraverso il confine con la Siria, al fine di lanciare un’offensiva nella provincia di Idleb, il cui territorio è ora nelle mani del Fronte Al Nusra. Un recente video pubblicato dal quotidiano turco, Cumhuriyet, mostra agenti dei servizi segreti turchi coinvolti nel contrabbando di armi ai terroristi di là del confine.

Da parte loro, il Qatar e l’Arabia Saudita hanno lanciato una campagna mediatica per cercare di ripulire l’immagine del Fronte al Nusra. Nel marzo scorso, alcuni media arabi del Golfo hanno sostenuto che questa organizzazione potrebbe “rompere i legami” con Al-Qaida, guidato da Ayman al Zawahiri, senza cambiare la sua dottrina e formare una nuova organizzazione sostenuta dalle suddette monarchie.

Secondo la Reuters, che cita fonti di Al Nusra, un ufficiale dei servizi segreti del Qatar si è riunito a più riprese con il leader di al Nusra, Abu Mohammad al Yulani. Sono stati promessi generosi finanziamenti in caso di separazione. Un nuovo gruppo paravento sarebbe stato creato per nascondere nomi come Al Qaida o al Nusra, per quanto possibile. Così, il gruppo “Al Yaish a Fateh” (L’Esercito della Conquista) è nato nel campo di battaglia siriano. Egli è composto, in realtà, dal Fronte al Nusra e da altri gruppi più piccoli. Il cambio di nome non inganna nessuno.

Al Nusra ha rifiutato, tuttavia, di prendere le distanze da Al Qaida. Questa decisione è stata resa pubblica in una dichiarazione ripresa dalla Reuters. Nonostante questo e l’inclusione nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’ONU, è chiaro che il gruppo non ha subito un’interruzione di aiuti dai paesi come la Turchia e Qatar.

L’ intervista di Al Jazeera

La scorsa settimana, lo strumento mediatico del regime del Qatar, Al Jazeera è stato accusato da molti governi di sostenere e diffondere la propaganda terroristica, in un’intervista, Yulani ha cercato di dare “una nuova immagine” del gruppo, conosciuto per le innumerevoli atrocità sul suolo siriano.

L’intervista ha cercato di rafforzare lo status del Fronte al Nusra in Siria e farla apparire come un partner “responsabile” nella lotta contro Damasco. A questo proposito, ha detto che la sua organizzazione rivolge la sua attenzione a rovesciare lo stato siriano, invece di lanciare attacchi contro obiettivi occidentali …. almeno fino a che non possono prendere il potere. Questo è probabilmente il messaggio che Al Jazeera ha voluto diffondere attraverso questa intervista. Yulaniha aggiunto che, tuttavia, non ha escluso attacchi contro gli Stati Uniti se gli aerei statunitensi continuano ad attaccare Al Qaeda, sostenendo che il gruppo ha “diritto all’auto-difesa.”

In realtà, una attenta analisi del colloquio con Yulani mostra l’ ideologia sinistra e assassina del Fronte al Nusra. Rivela il destino orribile che attende i popoli della regione se mai cadessero sotto il controllo dei gruppi takfiri.

Durante l’intervista, Yulani ha spiegato che il suo gruppo “non è un elemento marginale” dell’ “Esercito della Conquista”, ma la sua “punta di diamante” e ha aggiunto che “tutti lo sanno”. Questa è stata una dichiarazione rivelatrice che rende chiaro chi siano i “combattenti moderati”, sostenuti dagli Stati Uniti, sono semplici strumenti o pupazzi di Al Qaida e di altri gruppi estremisti in Siria. Molti di loro condividono anche la loro ideologia. Quindi, non esiste una “opposizione armata moderato” in quel paese.

Yulani ha minacciato altri gruppi nel caso in cui si rifiutano di sottomettersi al  Fronte al Nusra e non escludono la possibilità di conflitti. Tuttavia, ha rifiutato di criticare l’Isis, che condivide la stessa ideologia wahhabita, ma si rammarica che il gruppo ha adottato una strategia che comprende l’attacco al Fronte al Nusra “al fine di approfittare della situazione.

D’altra parte, Yulani nuovamente ha respinto tutte le speculazioni su una possibile rottura con Al Qaeda. «Al Nusra opera sotto la guida del Dr. Ayman Zawahiri», ha ribadito. Il gruppo continua a ricevere linee guida strategiche di Zawahiri, ha aggiunto Yulani.

Contro le minoranze religiose

L’approccio brutale di Al Nusra sulla questione delle minoranze religiose si poteva notare chiaramente nell’intervista. Yulani ha cercato di garantire che il suo gruppo non rimuoverà queste minoranze «se sono disposte a convertirsi all’Islam» wahabita. Riguardo gli Alawiti, nel regime di Al Nusra, devono rinunciare alla loro religione e “correggere i loro errori dottrinali”. Ai Drusi sarebbe proibito visitare le tombe dei santi, perché questo è, secondo i wahabiti, una forma di “politeismo”. I cristiani in Siria devono pagare una tassa, jizya, e diventare cittadini di seconda classe.

Se questi gruppi religiosi rifiutano di sottoporsi, rischiano di essere espulsi dalle proprie terre o addirittura sterminati.

Per quanto brutali possano sembrare questi piani da parte dei “moderati” piani possono sembrare, la realtà è ancora peggiore. Nel dicembre 2013, il Fronte al Nusra ha rapito 13 suore e tre domestiche nella città cristiana di Maalula nel bel mezzo di una lotta contro le forze siriane.

Un dettaglio significativo è che la parola “Israele” non è stata pronunciata da Yulani, neanche una volta durante l’intervista. Chiaramente, lo stato sionista non è in cima alla lista delle priorità di al Nusra, che riceve assistenza medica e altre forme di supporto da parte dell’esercito israeliano.

Responsabilità Occidentale

Così, consentendo ai loro alleati Arabia Saudita, Qatar e Turchia, un membro della NATO di armare questi gruppi, per cercare di indebolire la Siria attraverso le sanzioni, l’addestramento e il finanziamento dei gruppi armati “moderati” che collaborano apertamente con Al Qaeda sul terreno, gli Stati Uniti e l’Unione europea non sono solo colpevoli dell’omicidio di massa del popolo siriano, ma anche della creazione di una enorme minaccia futura contro l’Occidente.

La comparsa di due piccoli stati terroristi in Idleb e nella Siria orientale, governata da Al Qaida e Isis è funzionerà, rispettivamente, come una calamita per gli estremisti provenienti da paesi occidentali e lasceranno ai gruppi terroristici siriani di costruire un deterrente contro eventuali azioni future agli sforzi internazionali per contenere le loro attività.

I paesi occidentali hanno promosso la finzione pericolosa l’esistenza di una “opposizione armata moderata” in Siria. In realtà, non esistono tali “terroristi moderati”. Tutti condividono la stessa ideologia estremista e vogliono costruire uno stato estremista, una dittatura wahhabita in Siria attraverso il terrore.

Gli Stati hanno messo, in forma presentabile, il Fronte al Nusra e altri gruppi simili nella sua lista delle organizzazioni terroristiche, ma, tuttavia, li sostengono con i loro mezzi di comunicazione e campagna militare per rovesciare lo stato siriano. Questo è il caso della Francia, che ha venduto la sua anima in cambio di lucrosi contratti firmati dal presidente Francois Hollande durante il suo recente viaggio in Qatar e Arabia Saudita. Stati Uniti e Francia hanno inviato le armi a questi gruppi “moderati”, sapendo che molti di queste finiscono nelle mani del Fronte al Nusra e Isis.

Nel frattempo, è al governo, popolo ed esercito siriano che spetta combattere e sconfiggere i gruppi terroristi. Essi sanno che l’unica alternativa è quella di diventare schiavi dei gruppi terroristici brutali guidati da una ideologia non meno brutale. La Siria è aiutata nella sua lotta da potenze responsabili come la Russia e l’Iran.

Recentemente, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha avvertito che il terrorismo in Siria non sarà sconfitto da attacchi aerei e che «per raggiungere tale obiettivo, le operazioni a terra sono una necessità e non credo che possiamo farlo senza la partecipazione di governo siriano, ha dichiarato Lavrov. Si è chiesto anche perché Washington non vede il governo siriano come partner nella lotta contro l’Isis, quando non mise ostacoli a Damasco che ha collaborato con la comunità internazionale per lo smantellamento delle armi chimiche.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Turchia-USA, accordo per copertura aerea dei terroristi in Siria

da press.tv

Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha annunciato che c’è un accordo di principio tra il suo paese e gli Stati Uniti per fornire protezione aerea ai terroristi che operano all’interno della Siria.

Nel corso in un’intervista esclusiva rilasciata, oggi, al quotidiano in lingua inglese, Daily Sabah,  Cavusoglu ha dichiarato che è in corso l’ addestramento e equipaggiamento dei terroristi nella città turca di Kirsehir nell’ambito di un programma congiunto tra Ankara e Washington e riceveranno copertura aerea in Siria.

«Devono essere sostenuti attraverso una copertura aerea. Se non li proteggiamo li e non gli forniamo supporto aereo, che senso ha?» ha commentato.

Il diplomatico turco si è poi fermato prima di rispondere ad una domanda circa l’eventuale uso di droni da combattimento da Incirlik base militarenel sud della Turchia, per la copertura aerea per i terroristi in Siria.

«Questi sono i dettagli tecnici. C’è un accordo di principio sulla fornitura di supporto aereo. Come sarà fornito è nella facoltà del [turco] esercito», ha spiegato Cavusoglu.

Dopo diversi mesi di negoziati, la Turchia e gli Stati Uniti ha trovato un accordo nel mese di febbraio per l’addestramento dei terroristi che le due parti definiscono ” ribelli moderati” in Siria.

Il programma si rivolge con una formazione per più di 15.000 terroristi in tre anni. Oltre 120 soldati statunitensi sono in Turchia per addestrare i terroristi.

Il quotidiano turco Yeni Safak, citando Cavusoglu, ha riportato la notizia che dall’inizio di questo mese un gruppo di 300 terroristi passerà  la prima fase del programma di addestramento.

Cavusoglu ha aggiunto che un totale di 2.000 terroristi saranno formati entro la fine dell’anno in corso.

La Turchia è uno dei 3 paesi che pubblicamente hanno espresso disponibilità a concedere il suo territorio per essere utilizzato per l’addestramento dei terroristi anti-Damasco.

«L’Arabia Saudita e il Qatar hanno anche annunciato che ospiteranno un programma di addestramento ed equipaggiamento», ha dichiarato il ministro degli Esteri turco, lo scorso 20 febbraio.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Nasrallah: «Combattiamo in Siria per difendere tutti»

da al manar

Il segretario generale di Hezbollah. Sayyed Hassan Nasrallah, ha assicurato che la battaglia sul Qalamoun continuerà fino quando non sarà garantita la sicurezza al confine siro-libanese nella lotta condotta dall’esercito arabo siriano, dalle forze di difesa popolari e dai combattenti della resistenza.

In un discorso, in occasione della festa della Resistenza e della Liberazione del Sud del Libano dall’entità sionista, avvenuta il 25 maggio 2000, Nasrallah ha dichiarato che la Siria si è tenuta ferma finora nella guerra universale imposta alla sua popolazione, grazie all’eroismo dell’esercito arabo siriano e alle forze di resistenza popolare, salutando, inoltre, la leadership siriana, il suo popolo e tutti i sostenitori della resistenza.


Inoltre, Nasrallah ha accusato per la decapitazione di civili nella città di Palmira in Siria e per gli eventi che si svolgono in Iraq coloro che sono rimasti bloccati in silenzio nel loro immobilismo sugli atti commessi dall’Isis, Daech in arabo, in Siria.

«Siamo in grado di sconfiggere il progetto takfirista in collaborazione con i militari, le persone e la resistenza in Siria. La nostra lotta in Siria è quella di difendere tutti».

Nasrallah si è poi riferito ad alcuni che in Libano, Siria, Iraq, e in altre parti della regione nascondono la testa nella sabbia e sostengono che non vi è alcuna minaccia, altri, invece, sono in piedi, ma assistono e scommettono sui gruppi terroristici, li vedono come amici, alleati, salvatori, simili a coloro che hanno sostenuto Israele nel 1982.

Secondo il leader di Hezbollah quelli che pensano che i loro gruppi sono grado di proteggere rimanendo in silenzio sull’Isis e Al Nosra o sostenendo i loro deliri, saranno le prime vittime di queste organizzazioni terroristiche, in Libano, a seguire questa sorte sarebbe il Movimento Futuro (vicino all’Arabia Saudita n.d.r) e i suoi leader.

Nasrallah ha anche osservato che vi è una guerra psicologica finanziata dall’ambasciata degli Stati Uniti in Libano e da alcuni stati per mostrare che la resistenza libanese è prossima ad essere sconfitta. A tal proposito ha affermato che non ha chiamato ad una mobilitazione generale e che la situazione è buona, aggiungendo che, se tale sarà fatto, decine di migliaia di membri di Hezbollah risponderanno.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Siria: opposizione “moderata” made in USA si unisce ad Al-Qaeda

da hispantv

Con il pretesto di addestrare l’opposizione siriana armata, gli Stati Uniti hanno iniziato segretamente a sostenere le brigate che combattono con il gruppo terroristico di Al Qaeda contro il governo di Damasco.

Secondo un rapporto pubblicato, lo scorso 30 aprile, dalla rivista Newsweekdue di questi gruppi, quali la Divisione 13 e Fursan al-Haq, che di recente hanno guadagnato terreno nel nord della Siria, insieme all’autodeterminato “Esercito di Fatah”, hanno creato un’alleanza che comprende anche Al-Nusra (ramo di Al-Qaeda in Siria) come Ahrar al-Sham.

La relazione rileva, inoltre, che Abu Khaled al-Soury, uno dei fondatori di Ahrar al-Sham, combatté al fianco dell’ex leader di Al-Qaeda, Osama Bin Laden, e ha mantenuto stretti rapporti con l’attuale leader del gruppo terroristico, Ayman al Zawahiri.

Tuttavia, come hanno dimostrato alcuni membri di questi gruppi, la Divisione 13 e Fursan al-Haq non condividono una struttura di comando congiunto con gli altre formazioni  e ricevono, segretamente, il sostegno della CIA.

Nel frattempo, la relazione sottolinea la possibilità della comparsa di divergenze interne tra questi gruppi, se riprendono più regioni in Siria, e riconosce i fallimenti di alcuni dei gruppi terroristici sostenuti dagli Stati Uniti quando si tratta di combattere il Presidente siriano Bashar al-Assad.

A questo proposito, cita le dichiarazioni fatte da Mazin Qusum, comandante della Brigata Siham al-Haqq, che dalla città turca di Reyhanli cita il caso di Hazzam e, in particolare, di una brigata ribelle alla quale gli Stati Uniti hanno fornito armi anticarro, comunque, eliminata dal Fronte al-Nusra.

Nelle dichiarazioni di Abu Hamoud, un comandante della Divisione 13, si sottolinea che il coordinamento tra la Brigata e il Fronte Al-Nusra non può essere tradotto in una alleanza.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(VIDEO) Siria: aleviti vittime del terrorismo

da hispantv

La stampa mondiale ha riferito che il progresso della gruppi takfiri in Siria ha provocato l’uccisione di centinaia di membri delle minoranze religiose, fra le quali quella degli aleviti.

Almeno 35 siriani di etnia turkmena e di fede Alevita, sono stati uccisi in questi giorni da parte dei membri del gruppo terroristico di Al-Nusra, che fa parte di Al-Qaeda. Questo è ciò che un gruppo di giovani turchi ha denunciato, tentando di riportare all’attenzione del mondo quello che credono sia una nuova tragedia che si sta consumando in Siria.

Le uccisioni sono avvenute pochi giorni fa, a Istebrak, un piccolo paese alevita-turkmeno nella provincia siriana di Idlib, vicino al confine turco. Data la politica del governo turco che appoggia i gruppi armati che cercano di rovesciare il governo del presidente siriano Bashar al-Assad, questi manifestanti accusano Ankara di essere dietro questo nuovo massacro.

Inoltre, il culto degli aleviti non è riconosciuto dal governo turco. Date la presenza del gruppo terroristico Isis, (Daesh in arabo) in Turchia, gli aleviti turchi temono di essere le prossime vittime.

Gli aleviti hanno subito vari massacri  nel corso dei secoli per mano di coloro che li definivano “infedeli”. Il più recente è avvenuto venti anni fa.

Il gruppo terroristico Daesh, e altre organizzazioni takfire, come un rullo compressore, stanno distruggendo tutte le minoranze religiose e culturali nel Medio Oriente. Il grande pericolo è che in pochi anni, non ci sarà nessuna traccia di quella ricchezza culturale e religiosa che un tempo caratterizzava la regione.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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