Assad: «Il terrorismo è lo strumento dell’aggressione israeliana alla Siria»

da Spondasud

Il presidente Bashar al-Assad ha dichiarato che i terroristi sono il vero e proprio strumento dell’aggressione israeliana contro la Siria e svolgono un ruolo pericoloso come quello di Israele.

In una sua intervista rilasciata al canale libanese Al Manar, al-Assad ha affermato che il motivo principale della crisi in Siria è l’intervento straniero: «Se cessassero tutte le forme di questo intervento, potremmo dire che la crisi è nelle sue fasi finali e la lotta contro al terrorismo diventerebbe più facile».

Il presidente al-Assad ha indicato che il clima favorevole e i parametri necessari per il successo di una soluzione politica della crisi, tra cui la presenza delle forze politiche siriane indipendenti appartenenti al popolo siriano finora non ci sono stati, sottolineando che i paesi che sostengono il terrorismo impongono personalità che non rappresentano il popolo siriano.

Assad ha assicurato che gli Stati Uniti non vogliono né che il terrorismo trionfi, né che si indebolisca affinché si raggiunga un livello di stabilità nella regione. «Gli Stati Uniti vogliono che ci sia caos e decadenza in tutti i paesi».

Ed ha proseguito: «La crisi ha confermato che Erdogan è un fantoccio con un sacco di sogni, l’ultimo è la buffer zone», assicurando che Erdogan difficilmente può agire senza il via libera del suo padrone statunitense.

Il presidente siriano ha evidenziato che la difesa del paese non sta solo nell’atto di portare le armi, ma anche in tutta la strada in ha consolidato la sua fermezza nell’affrontare l’offensiva.

Rispondendo ad una domanda sulla fiducia della Siria nella vittoria nella guerra, Assad ha ribadito che la Siria non avrebbe potuto resistere per quattro anni e mezzo senza che i cittadini avessero speranza di vittoria.

« In primo luogo contiamo sul popolo, perché senza il sostegno popolare è impossibile resistere, e in secondo luogo, contiamo su i nostri amici che sostengono con fermezza la Siria in Medio Oriente e nel mondo»..

Riguardo alla questione che la crisi in Siria è nel suo “ultimo quarto d’ora,” Assad ha spiegato che non si può dire che la crisi è nel suo ultimo quarto d’ora, fin quando non si risolve il problema alla radice, ovvero l’intervento straniero che fornisce soldi e armi ai terroristi in Siria.

«Quando coloro che cospirano contro la Siria e i paesi coinvolti nel bagno di sangue del paese, la smetteranno di fornire sostegno al terrorismo, si può dire che abbiamo raggiunto l’ultimo quarto d’ora della crisi, dal momento che tutti altri dettagli, come ad esempio la soluzione politica, l’aspetto politico o qualsiasi altra misura da intraprendere sarà facile, anche se la lotta contro i terroristi continua in Siria», ha aggiunto.

«Se si ferma il sostegno esterno al terrorismo, la lotta contro questo fenomeno sarà più facile».

Alla domanda su cosa dobbiamo intendere quando parla di una soluzione politica, al-Assad ha fatto notare che non usa la parola “soluzione politica”, ma di “componente politica”, che è il dialogo con le forze politiche per raggiungere una soluzione della crisi, precisando: «Siamo pronti ad impegnarci senza esitazioni con le forze in campo come rappresentanti del popolo siriano e  che confermino ciò che essi rappresentano in termini di consenso popolare. L’aspetto politico ha un effetto, ma deve essere effettuato tra le forze politiche siriane indipendenti appartenenti al popolo siriano. Ma noi non troviamo che molti le forze che dipendono dall’estero, finanziariamente e politicamente».

«La componente politica è necessaria non solo per risolvere la crisi, ma anche per sviluppare la Siria. Ma finora, i parametri necessari o il clima favorevole per ottenere i risultati finali attraverso questo dialogo non sono ancora certi, soprattutto con il costante sostegno al terrorismo, che costituisce uno dei principali ostacoli a qualsiasi azione vera politica il campo», ha detto Assad.

Alla domanda circa la visita del Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e ministro degli esteri, Walid al-Moallem, in Oman e il contributo della visita alla soluzione della crisi, il presidente al-Assad ha affermato che Oman ha un ruolo importante da svolgere nel trattare con le diverse tensioni nella zona per sedare e po raggiungere un accordo, sottolineando che è chiaro che la visita del ministro degli Esteri è in questo contesto, ossia la risoluzione della crisi.

Per quanto riguarda le incursioni ripetute recentemente effettuate dal nemico sionista sui territori siriani e come affrontarle, Assad ha ricordato quello che successe nel corso degli ultimi decenni in Libano, dove alcune fazioni, dipendeva dall’estero, chiedevano ogni forma di intervento straniero, concedendo ad Israele l’opportunità di colpire, ha puntualizzato: «In Siria è lo stesso. Alcuni gruppi siriani, accettando di trattare con i nemici, incluso Israele,  chiedendo loro di intervenire in Siria, con l’obiettivo di incoraggiarli».

«I terroristi sono il vero e proprio strumento di aggressione israeliana contro la Siria e svolgono un ruolo pericoloso quanto quello di Israele».

Il presidente al-Assad ha fatto notare che se si vuole affrontare Israele, in primo luogo, si troverà di fronte i suoi seguaci, «perché è impossibile affrontare un nemico esterno se abbiamo un nemico interno», ha spiegato.

Alla domanda se il nemico sionista si avvale dell’impegno della Siria nella lotta contro il terrorismo per compiere attacchi contro di lei, il presidente al-Assad ha sottolineato: «Questo può essere un fattore, ma il  fattore più importante è la presenza di parti che sono disposti a lavorare con lui».

In merito alal questione che la Siria aveva dato la Patria alll’Iran e Hezbollah quando ha detto nel suo ultimo discorso che il paese non appartiene a chi vive lì, ma a chi lo difende e protegge la Assad ha spiegato che alcune persone pur non risiedendo in Siria, la difendono, mentre ci sono persone che sono nel paese e augura ogni giorno i raid della NATO o un intervento di terra delle forze straniere, assicurando che si parla solo dei siriani.

Circa la valutazione della inviato dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, che si è imbarcato su una qualsiasi dichiarazione delle accuse contro lo Stato siriano, al-Assad ha sottolineato che gli Stati Uniti e i paesi occidentali non accetteranno alcuna inviato Onu imparziale «dichiarazioni così distorte degli emissari fanno parte del ruolo che viene chiesto di loro», ha detto.

Sul successo della missione di De Mistura nel contribuire alla soluzione della crisi in Siria, al-Assad ha ricordato il sostegno diretto che la Siria aveva concesso a de Mistura quando ha avanzato la questione della riconciliazione in Aleppo, sottolineando che l’iniziativa era buona, ma l’inviato ONU non era stata autorizzata ad avanzare meccanismi in questo senso.

Ed ha aggiunto: «Noi non sosteniamo ogni iniziativa che si fondi sui nostri interessi nazionali».

Riguardo alla manipolazioni dei media, in particolare, quelle relative alla posizione russa verso la Siria, il presidente al-Assad ha affermato che la politica della Russia è fondata su dei principi e sulla coerenza, sapendo che la Russia non sosterrà una persona o un presidente, ma  principi definiti, cioè la sovranità dello Stato e del popolo, e la decisione del popolo che sceglie e elegge il presidente che gli si addice.

Alla domanda circa gli sforzi della Russia, il presidente ha espresso fiducia nei russi che hanno confermato questo appoggio durante la crisi con sincerità e trasparenza.

Per quanto riguarda le possibilità di partecipazione a Ginevra 3, il presidente al-Assad ha fatto notare che le riunioni tenute dalla Russia con le varie parti per raggiungere lo scopo di Ginevra 3 o Mosca 3, dipende dal clima internazionale, non da quello che pensa la Russia e la Russia e la Siria, perché ci sono diverse forze, come gli Stati Uniti.

Per quanto riguarda la posizione siriana su qualsiasi iniziativa senza prendere in considerazione le parti in anticipo, al-Assad ha precisato: «Ogni iniziativa deve rispettare la sovranità e l’integrità dei suoi territori siriani. In questa iniziativa, la decisione spetta al popolo siriano e la lotta contro il terrorismo deve essere una priorità».

 

Alla domanda se le iniziative avanzate, come quelle sul riscrivere la costituzione o lo svolgimento di elezioni sotto la supervisione internazionale, costituiscono un’ ingerenza negli affari siriani, il presidente al-Assad ha risposto che non c’è nessun problema fino a quando queste iniziative sono una decisione siriana e il risultato del dialogo e della riconciliazione nazionale, rifiutando lo svolgimento di qualsiasi elezione sotto supervisione internazionale che costituirebbe un’ingerenza nella sovranità siriana.

Sul fatto che  la Siria sia stata una vittima della conclusione dell’accordo sul nucleare iraniano, il presidente al-Assad ha replicato che la Siria non è stata una vittima, perché non era parte dei negoziati sul nucleare, sottolineando che le forze occidentali avevano cercato di convincere l’Iran a inserire la parte siriana nella questione del nucleare per farlo rinunciare alle questioni relative al supporto alla Siria per ottenere delle cose nel negoziato.

«La posizione iraniana in questo senso è stata decisiva e ha negato che qualsiasi falso dossier sia stato parte dei negoziati nucleari», ha riferito.

Rispondendo ad una domanda sulla creazione di nuove alleanze in tutto il mondo, in particolare quella che coinvolge Siria e l’Iran, il presidente al-Assad ha ricordato: «L’alleanza della Siria con l’Iran dura da tre decenni e mezzo, allora, cosa succede. I nostri rapporti sono forti e noi siamo alleati. Alla guerra ingiusta contro l’Iran, sosteniamo l’Iran che si attesta attualmente con noi nella guerra mirata la Siria».

Per quanto riguarda il sentimento di delusione del cittadino siriano e la sua insoddisfazione per lo Stato nazionale e l’arabismo, il presidente al-Assad ha spiegato che le circostanze hanno costretto i cittadini ad indignarsi sull’arabismo e a non fare la vera differenza tra l’arabismo e alcuni arabi che  lo sostengono mentre i loro cuori, ragioni, i sentimenti e gli interessi sono completamente fuori dalla regione, sostenendo che arabismo è un’identità essenziale.

Inoltre, il presidente al-Assad ha sottolineato il coordinamento tra Siria e Iraq, elogiando la grande maturità in Iraq sul fatto che la battaglia è la stessa, perché il nemico è lo stesso ed i risultati sono gli stessi vale a dire che ciò che accade in Iraq si rifletterà sulla Siria e viceversa.

Alla domanda circa la differenza tra la presenza di combattenti Hezbollah in Siria e il fatto che l’altra parte ha nazionalità ci sono combattenti stranieri, Assad ha precisato che la differenza è la legittimità, Hezbollah è arrivato in Siria tramite un accordo con lo Stato siriano, un governo legittimo che rappresenta il popolo siriano e che ha il sostegno della maggioranza del popolo siriano, sottolineando che lo Stato siriano ha il diritto di chiamare le forze che difendono il popolo siriano, mentre altre forze terroristiche sono venute in Siria per uccidere il popolo siriano, senza il consenso del popolo o della leadership dello Stato che lo rappresenta.

Per quanto riguarda i suoi rapporti con il Sayed Nasrallah, Assad ha ricordato che questo rapporto è forte e risale a più di 20 anni fa, ed ogni osservatore può vedere che questo è un rapporto caratterizzato da onestà e trasparenza, perché Nasrallah è una persona leale, assolutamente onesta, trasparente, di principio e fedele ai suoi principi e ai suoi amici.

Rispondendo a una domanda su un partito può decidere il cessate il fuoco da un altro paese, mentre i soldati siriani hanno un ordine dalla Stato al-Assad ha dichiarato che la questione era stata discussa con degli inviati che hanno parlato alla questione del cessate il fuoco, che si riferiscono al rifiuto della terminologia del cessate-il-fuoco che si svolge tra i paesi ed eserciti, non tra uno Stato e gruppi terroristici.

«Nessuno è garante per i gruppi terroristici, anche se dipendono da altre forze. Queste forze non sono in grado di costringerli ad attuare qualsiasi decisione», ha aggiunto.

In merito a come la Siria possa combattere contro il terrorismo accanto a quelli che accusa di sostenerlo al-Assad ha assicurato che nell’ azione politica, dobbiamo raggiungere un obiettivo che deve essere pagato nell’ interesse del popolo in Siria, sostenendo che «qualsiasi alleanza o il dialogo con conseguente che arresti lo spargimento di sangue  del popolo siriano deve essere una priorità per noi».

E il presidente al-Assad ha aggiunto: «Logicamente, è impossibile per i paesi che si trovavano a fianco del terrorismo sono gli stessi che lottano contro questo fenomeno, ma vi è una scelta semplice, vale a dire l’ammissione da questi paesi hanno seguito la strada sbagliata, o forse per motivi di interesse a causa della loro preoccupazione per la diffusione del terrorismo».

Per quanto riguarda l’escalation dell’Arabia Saudita contro la Siria, in particolare le dichiarazioni del suo ministro degli Esteri a seguito delle notizie trasmesse sulla riunione siro-saudita, il presidente al-Assad ha affermato che  le rivelazioni dei media «non hanno alcun significato, ciò che conta sono le pratiche di tale Stato. Se lo stato già sostiene il terrorismo, l’arrampicata e la sua assenza non avrà alcun valore».

Per quanto riguarda la formazione di un’opposizione siriana da Washington, al-Assad ha sottolineato che i rischi più importanti che dobbiamo temere è la mancanza di visione in Occidente, in particolare gli Stati Uniti, pericolo del terrorismo e il significato della vittoria del terrorismo nella regione.

Per quanto riguarda l’esistenza di una stanza per le operazioni di sicurezza comuni militari in Giordania e che il re di Giordania Abdullah II vuole essere coinvolto nella crisi in Siria, al-Assad non ha alcun dubbio: «La Giordania è indipendente nelle sue politiche? … la maggior parte dei paesi arabi dipende dagli Stati Uniti».

Ad una domanda sulle relazioni siro-egiziane, il presidente al-Assad ha assicurato che le relazioni tra la Siria, l’Egitto e l’Iraq hanno una particolarità, in quanto questi paesi sono alla base di tutta la civiltà araba, dicendo: «Certamente attribuiamo importanza al rapporto con l’Egitto. La Siria combatte nella stessa trincea con l’esercito e il popolo egiziano egiziano contro i terroristi», ha sottolineato il presidente al-Assad.

Sulle ulteriori misure per contribuire a migliorare le condizioni di vita del cittadino siriano, il presidente al-Assad ha parlato del lancio di progetti di ricostruzione, oltre al recupero dei progetti di produzione bloccate a causa della guerra, mettendo in evidenza la creazione del Dipartimento di riforma amministrativa per la lotta contro la corruzione e spreco di fondi.

Talal Khrais: «L’Italia ha commesso errori gravissimi sulla Siria»

resize.phpda lantidiplomatico.it

«In Siria è una guerra globale per procura dell’occidente contro Russia, Iran, Hezbollah…».

Intervenendo alla conferenza organizzata da Pandora Tv di Giulietto Chiesa alla Sala del Refrettorio della Biblioteca della Camera dal titolo Global Warning, il corrispondente della tv libanese Al Manar Talal Khrais ricorda come premessa al suo discorso il suo periodo di corrispondente in Italia quando il centro del potere sovrano del paese era detenuto a Roma mentre oggi “le persone non sanno neanche più neanche chi è il ministro degli esteri”, tanto non è influente in nessun modo.

Ma perché i politici italiani non parlano mai delle ragioni di questa crisi economica che sta distruggendo il paese? Vedendo da inviato diretto i conflitti di Iraq, Libia, Libano e Siria la risposta è semplice: un paese industriale come l’Italia sta perdendo i suoi clienti, distrutti dalle scelte di politica estera del suo alleato americano. L’Iraq era un paese fondamentale per le esportazioni italiane e l’Italia era il sogno per tutti i libici: ora questi due paesi sono stati annullati completamente.

Il giornalista ha poi sottolineato un punto molto interessante sulle primavere arabe. Dove sono avvenute? Laddove vi è una monarchia feudale che non garantisce alcuna possibilità di emancipazione femminile e laddove sono vietati i diritti e le libertà più elementari come l’Arabia Saudita? No sono avvenute in quei paesi che avevano degli eserciti, dei diritti, delle Costituzionie che potevano dire no agli Stati Uniti. Non si tratta di giustificare o difendere i regimi passati che non erano democrazie, ma quei paesi dove si è sviluppata la primavera araba avevano gli strumenti per dire no agli Usa.

Chi perde da queste scelte degli Stati Uniti? Sicuramente l’Europa. «Sono inviato di guerra da quattro anni in Siria e sono molto deluso dalla politica italiana e dai miei colleghi italiani di Rai e Mediaset presenti sul terreno. Vedono quello che accade ma non lo riportano e mi dicono: mi dispiace ma il mio editore non l’accetterebbe. Ma allora cosa siete venuti a fare? Gli rispondo». Il loro lavoro è aspettare come aprono i principali organi di informazione americana e allinearsi a quella posizione.  «Altrimenti direbbero che la guerra in Siria è una nuova guerra fredda generata dall’occidente che non ha voluto cogliere l’occasione della caduta del Muro per la distensione, ma ha lanciato un attacco multipolare che riguarda anche le sanzioni all’Iran e ora alla Russia». La risposta a quest’arroganza è stata la formazione di un gruppo omogeneo che va dalla Cina alla Russia, dall’Iran agli Hezbollah, ha sottolineato Khrais. E l’italia, ricorda  Talal Khrais, ha commesso errori gravissimi: ve lo ricordate che l’Isis era a Roma invitato dal ministro Terzi? Oggi tagliano le gole, mangiano i cuori e l’occidente si inorridisce, ma è “un disastro della politica estera americana”.

E poi il giornalista ricorda come nel 2008 i paesi arabi avevano insistito molto in Siria perché Damasco creasse un gasdotto in grado di trasportare il petrolio del Qatar direttamente in Europa. Ma la Siria è da sempre fedele alla Russia e quando le condizioni poste riguardavano esplicitamente il dover rompere le relazioni con Mosca, alleggerire la posizione verso uno stato palestinese e rompere immediatamente i rapporti con Iran e Hezbollah, la Siria di Assad ha detto no. Da allora si è creato un clima di ostilità, ma non verso le monarchie feudali in cui i cristiani non possono neanche vivere come Qatar o Arabia Saudita, ma in un’Islam più libero e moderno (con tutte le critiche giuste cui si possono fare) come quello di Iran e Siria. Da allora si è deciso di fare una guerra alla Siria, ma lo scenario è unico e comprende anche Libano, Russia, Iran…

La Russia come ha agito nella crisi? Ha preteso il cambiamento della Costituzione siriana e Assad l’ha accettato, in particolare l’art. 8 che ha aperto a nuove forze politiche la via del potere. E a questa visione di pace, 80 paesi hanno reagito, mandando terroristi a combattere in Siria. «In 4 anni che sono qui non ho visto un siriano protagonista di un attacco suicida. Sono tutti ceceni, kirgiri…». E’ una guerra globale per procura contro Russia, Iran, Hezbollah e anche Siria.

Tanti terroristi esteri inviati in Siria sono una chiara violazione del diritto internazionale. Ma chi è responsabile? E’ responsabile chi in Siria sostiene Al-Qaeda, di questo si tratta, e in Ucraina neo-nazisti. Ho intervistato alcuni russi che mi hanno detto che difenderanno Damasco «come fosse Mosca». E’ una guerra globale, conclude Talal Khrais, non solo contro la Siria, ma contro Russia, Iran…

Sayyed Hassan Nasrallah: Il progetto dell’Isis è nato morto

da Al Manar

Il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah ha espresso la sua lucidissima visione su ciò che sta accadendo nella regione, sia con il terrorismo sionista nella Palestina occupata, che quello praticato dai Takfiri in Iraq.

Sua eminenza, inizialmente, si è molto rammaricato per il battage mediatico, deliberatamente praticato, nel fornire il numero dei martiri di Hezbollah caduti nei recenti scontri in Siria, soprattutto nella zona di Qalamoun e nella catena di montagne a Occidente, rilevando che il partito non nasconde il nome di un martire, al contrario è orgoglioso dei suoi martiri e non ha esitato a proclamarli.

Il leader di Hezbollah ha fatto uno studio approfondito della struttura dottrinale dell’organizzazione Daesh o Stato islamico, mostrando una profonda conoscenza di questa forza terrorista.

Sulla base di queste conoscenze, sua eminenza aveva previsto un confronto tra curdi e Daesh in Iraq, perché secondo lui i terroristi del Daesh necessariamente cercano una via di fuga o apertura da qualche parte per respirare, sapendo che le grandi aree in Iraq sono ora inaccessibili, soprattutto, dopo che gli iracheni hanno assorbito il loro “primo shock” causato dalla caduta di Mosul. Così, Daesh hanno scelto il territorio curdo.

E se i takfiri, guidati dai gruppi Daesh, sono penetrati in territorio libanese, secondo Sayyed Hassan Nasrallah, in Libano non hanno trovato un ambiente accogliente, notando che il progetto del Daesh non ha futuro, non essendo sostenibile a lungo termine, anche se richiede un certo tempo per abbatterli.

Sua Eminenza ritiene che l’esperienza e i fatti dimostrano che l’Isis non può costruire uno stato in Iraq, perché i sunniti iracheni rifiutano di essere governati o controllati da una organizzazione straniera.

Inoltre, Nasrallah è stato profondamente colpito dalla fuga dei cristiani da Mosul, esprimendo solidarietà per loro, sottolineando che la questione della loro presenza in Medio Oriente è fondamentale per lui.

Egli ha personalmente monitorato la situazione dei cristiani in Siria ed ha insistito affinché tornino alle loro città di origine, fornendo tutta l’assistenza possibile in questa direzione.

Inoltre, ha osservato come questo problema ha causato un cambiamento nello stato d’animo dei cristiani libanesi, in particolare, quelli del blocco nel 14 marzo, mettendo in imbarazzo i suoi leader.

Infine, sulla questione delle elezioni presidenziali, il leader di Hezbollah ha ribadito il suo sostegno alla candidatura del generale Michel Aoun.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

La NSA supporta l’intelligence israeliana negli attacchi su Gaza

da Hispan.Tv

Il governo di Washington ha sostenuto il regime israeliano nella sua brutale repressione della Striscia di Gaza assediata, offrendole servizi di intelligence, oltre a denaro, armi e tecnologia.

Lo ha riferito il sito internet Intercept, rivelando documenti che mostrano il crescente sostegno della National Security Agency degli Stati Uniti, NSA, al servizio di intelligence del regime israeliano, il Mossad.

Parte dei nuovi documenti, che si riferiscono all’anno 2013, mostrano che la NSA mantiene potenti relazioni tecniche ed di analisi con l’Unità Nazionale israeliana, SIGINT.

Nell’ambito di questo ampio partenariato, americani e israeliani lavorano insieme per accedere ad altri “obiettivi geografici compresi i paesi del Nord Africa, del Medio Oriente, del Golfo Persico, dell’Asia meridionale e delle repubbliche islamiche dell’ex Unione sovietica.

Il sostegno fornito dal paese del Nord America al regime di Tel Aviv si svolge nell’ambito di un programma chiamato dalla NSA, “terrorismo palestinese”.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Servizi di intelligence occidentali chiedono aiuto alla Siria

da Al Manar

I servizi di sicurezza e di intelligence europea mostrano un allarme crescente per il ritorno di centinaia di jihadisti occidentali che combattono in Siria e per il rischio che compiano attacchi terroristici nei loro paesi di origine.

Secondo i siti specializzati, i servizi di intelligence francesi, americani, britannici hanno organizzato un coordinamento di alto livello per affrontare questa minaccia. Secondo un funzionario della sicurezza e dell’intelligence tedesca, Germania, Francia, Regno Unito e Belgio hanno recentemente chiesto incontri con i responsabili dei servizi di sicurezza siriani al fine di ottenere informazioni sui combattenti europei in Siria, sul loro numero e sulla loro ubicazione all’interno del territorio siriano.

I servizi di sicurezza europei stimano che tra il 3000 e il 4000 europei combattono in Siria all’interno di gruppi armati. Le agenzie di intelligence dicono che questa cifra è in costante aumento.

Una particolare preoccupazione è registrata in Francia, dove sono stati rilevati cellule dormienti a sud di Parigi. Secondo il giornalista francese Samuel Laurent, la presenza di queste cellule legate ad Al Qaida, in Francia suscita grande preoccupazione. Secondo i media francesi, in una città in provincia di Latakia è stata rilevata la presenza di 500 francesi che combattono nelle fila del Fronte al Nusra, legato ad Al Qaeda.

Nel frattempo, il quotidiano britannico The Daily Mail rileva anche la presenza, nel Regno Unito, dei britannici che hanno lottato per oltre due anni con il Fronte Al Nusra. Un articolo del giornale parla dell’esistenza di un gruppo chiamato “Bandiera del Monoteismo”, che ha promesso di lanciare attacchi suicidi nel cuore di Londra.

Negli Stati Uniti, come riportato dalla CNN, l’FBI ha tenuto sotto sorveglianza una cellula terroristica legata al cosiddetto “Abu Huraira” che ha effettuato un attacco terrorista suicida con 17 tonnellate di esplosivo in un centro delle forze siriane a Idlib. Diverse decine di americani stanno portando avanti attività terroristiche in Siria oggi.

Secondo un responsabile della sicurezza degli Stati Uniti, le autorità statunitensi hanno chiesto informazioni, attraverso mediatori europei, ai servizi di sicurezza siriani sul kamikaze statunitense e sul resto del gruppo a cui appartiene e dei suoi collegamenti, ma la risposta siriana, erogata, attraverso mediatori, è stata: “non offriamo gratuitamente informazioni a Washington.”

Il coordinatore antiterrorismo dell’UE, Gilles de Kirchhoff, ha dichiarato che i servizi di supporto continuo delle intelligence occidentali al terrorismo in Siria è una minaccia per i paesi che li sponsorizzano. «La questione dei jihadisti europei in Siria crea un problema serio e minaccia la sicurezza di tutti noi. Questi cittadini europei stanno combattendo in un paese con organizzazioni terroristiche e apprendono l’uso di armi, esplosivi e operazioni suicide. Questo è uno scenario molto pericoloso»

Nel frattempo, un rapporto della RAND Corporation, una società di sicurezza privata statunitense, afferma che i combattenti occidentali minacciano la sicurezza dei paesi americani ed europei e, in generale, indica che più di 10.000 di loro hanno combattuto in Siria e possono colpire in qualsiasi momento “il cuore delle nostre capitali”.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Come Hezbollah ha creato la sua capacità di dissuasione

da Al Manar.com

In questi giorni per il 14esimo anniversario dell’espulsione della occupazione israeliana dal Libano meridionale, uno sguardo all’ evoluzione della Resistenza indica che Hezbollah ha accumulato una grande esperienza sia in termini di armamento, formazione e costruzione di attrezzature militari in grado di effettuare una serie di operazioni che sono state assegnate. In questo senso, l’aspetto più importante è la costruzione di un deterrente per evitare che il nemico israeliano pensi ad un nuovo attacco contro il Libano e il suo territorio.

Dal 1982 fino ad oggi, Hezbollah e la Resistenza Islamica hanno svolto attività quotidiane che non si limitano al lato militare, ma superano tutti gli aspetti della vita dei combattenti della resistenza, delle loro famiglie e sostenitori. In questo senso, Hezbollah ha costruito una società e una cultura della resistenza.

Hezbollah ha creato un combattente credente con i più alti standard etici, dimostrando eccezionale impegno e disciplina in interazione con le decisioni e piani della leadership. Pertanto, il miglior sistema di comando e controllo dipende dall’impegno o meno della ricezione di ordini nella sua forma tradizionale, come negli eserciti tradizionali creati. In questo senso, i militanti di Hezbollah ricevono una formazione e programmi educativi di natura religiosa o ideologica e non vi è alcuna distinzione fra combattenti e capi militari.

Sono tutti fattori chiave che spiegano la successione di vittorie della resistenza. Pur sapendo questi aspetti, i nemici non sono (o saranno) in grado di trovare un modo per impedire questi successi Resistenza.

Assistenza Sociale

La Resistenza ha fornito servizi per molti anni a grandi aree del Sud del Libano, nella valle del Bekaa e nella capitale, Beirut, attraverso società che forniscono gli aiuti alla popolazione che rafforzano la resistenza. Una di queste istituzioni, Jihad al Bina, ha svolto un ruolo importante nella ricostruzione del Libano dopo la guerra del luglio del 2006. Un’altra è l’Organizzazione della Sanità islamica, che dispone di 47 uffici dislocati in tutto il Libano e offre aiuti a chi ha problemi di salute. L’associazione di beneficenza islamica si occupa della logistica degli orfani e del sostegno alle famiglie dei detenuti. La Fondazione dei Martiri si occupa anche delle esigenze delle famiglie dei caduti.

La Fondazione islamica per l’Educazione si occupa della costruzione e ricostruzione di scuole e università, mentre l’Aqah Fondation gestisce la concessione di prestiti senza interessi. L’Associazione di appoggio alla Resistenza islamica raccoglie donazioni per la Resistenza.

Attenzione all’addestramento

La capacità militare della Resistenza dipende, in primo luogo, da armi leggere e medie, dagli esplosivi e dalla loro organizzazione che si basa sulla mimetizzazione e sul non conoscersi nella operazioni contro le pattuglie a piedi e le cellule nemiche meccanizzate. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno svolto un ruolo importante nella preparazione e formazione dei combattenti della Resistenza Islamica.

Nei primi anni della Resistenza, dal 1982, gli esplosivi sono stati utilizzati nelle battaglie contro l’occupazione israeliana nel sud del Libano. Poi sono stati utilizzati i missili anticarro A-3 Sagger. Più tardi nella guerra del 2006, sono stati impiegati i più recenti tipi di missili anticarro. Nel frattempo, la resistenza ha acquisito ampie capacità di monitoraggio sui metodi e le armi del nemico israeliano ed ha elaborato piani di lotta per settori specifici, comprese montagne e valli, città e strade.

La formazione comprende anche l’uso di tutti i tipi di armi moderne, l’arte del camuffamento e del travestimento, il raggiungimento dell’effetto sorpresa nelle operazioni militari, rimanendo in uno stato di solitudine per lunghi periodi, in interazione con i combattenti e gli altri membri del movimento nel mantenimento della riservatezza.

L’importanza dell’educazione religiosa è molto importante e alimenta il desiderio del martirio tra i combattenti e la fiducia a Dio, al fine di raggiungere un livello morale e spirituale elevato.

Armi sofisticate

Hezbollah dispone di sistemi di armamento sofisticati paragonabili a quelli di qualsiasi esercito del mondo. Dispone, inoltre, di sistemi per guerrainformatica, più una comunicazione di rete criptata wireless terrestre. Quest’ultima è la più sicura per quanto riguarda la maggiore difficoltà del nemico nell’ intercettarla.

La Resistenza ha lanciarazzi, missili anticarro e altri missili di vario tipo e capacità. Per quanto riguarda i missili, sono inclusi gli anticarro russi, Kornet ( gittata oltre 5 km), che è considerato il più capace e avanzato nel mondo e ha ottenuto ottimi risultati nella distruzione dei carri armati Merkava-4, l’orgoglio militare israeliano, nella guerra del 2006. Hezbollah avrebbe anche modernizzato, in Iran, i missili cinesi Jintao (3800 metri) e il missile degli Stati Uniti Javelin (1.800 metri). A questo va aggiunto RGP-29 lanciagranate.

Il principale deterrente contro Israele sono i missili. Hezbollah ha, secondo fonti israeliane e occidentali, migliaia di missili a corto, medio e lungo raggio (tra cui, l’ultimo tipo, i Fajr-3 e 5). Ha anche missili anti-aerei Igla e Strela, recentemente migliorati.

La Resistenza ha ottenuto centinaia di droni che possono essere utilizzati in missioni di sorveglianza e ricognizione, ma anche di attacco. Alcuni di loro possono, secondo fonti occidentali, trasportare fino a 50 kg di esplosivi e missili.

In tema navale, è stata ipotizzata l’esistenza di mini-sommergibili, attrezzati per ospitare uno o due uomini e possono effettuare ricognizione e attacco missilistico. Si è parlato anche di alcuni mezzi piccoli motoscafi dotati di siluri e missili anti-nave.

Tuttavia, questo è solo uno schema generale in base alle stime israeliane e occidentali. Nessuno può prevedere che tipo di armi e tattiche impiegherà la Resistenza se si arriverà in un futuro conflitto. Durante il conflitto in Siria, Hezbollah ha conseguito un notevole sviluppo nella sua esperienza di combattimento e nella gestione di nuove armi e tattiche, cosa che agli israeliani preoccupa molto.

Il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Nasrallah ha promesso sorprese, la forma e il contenuto non può essere previsto, nel caso in cui Israele effettuasse una nuova aggressione contro il Libano. Alcuni analisti israeliani hanno sostenuto che, con lo sviluppo della lotta in Siria, Hezbollah potrebbe essere distribuito in parti del Golan siriano occupato contro la linea con le forze israeliane. Tuttavia, questo potrebbe essere realizzato attraverso nuove formazioni di resistenza siriana addestrati da Hezbollah. Questo, di sicuro, è uno degli effetti indesiderati per coloro che hanno pianificato la guerra contro la Siria.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

 

I rifugiati siriani in Libano votano Assad

da Al Manar

Quello che è successo in Libano spiega meglio perché i cosiddetti “Amici della Siria” stanno lottando per impedire che i siriani esercitino il loro diritto di voto, fino al divieto ai cittadini siriani per farli rimanere a casa.

Perché fin dall’inizio della crisi, le potenze occidentali e le monarchie arabe stanno lavorando attraverso innumerevoli manovre machiavelliche per nascondere il fatto che il presidente siriano ha una notevole popolarità in una buona parte della popolazione siriana. É stata la tattica costante nella loro strategia di rovesciamento, ciò per nascondere questa parte dei siriani, i lealisti!

È stato gravemente danneggiato dalle scene che hanno avuto luogo, a Beirut, ieri mattina.

Infatti, ieri, la capitale libanese ha assistito ad un aumento della massa di profughi siriani all’Ambasciata siriana situata, a Yarzè, a sudest della capitale. La maggior parte che delle arterie stradali erano affollate di auto, mezzi pubblici e pedoni siriani. Ognuno è stato travolto: i media, i libanesi stessi che numerosi non potevano raggiungere i loro posti di lavoro. E le forze di sicurezza in particolare.

Alcuni delle forze di sicureza libanesi sono venuti a fermare gli elettori siriani alle porte dell’ambasciata, minacciando di bloccare la votazione. L’intervento in prima persona dell’ambasciatore siriano in Libano, ha calmato gli animi.

Un membro del blocco parlamentare del Movimento Futuro, che ha chiesto l’anonimato è stato molto franco in un intervento al sito libanese el-Nashra, riconoscendo che la sua squadra politica ha ricevuto uno schiaffo e che s ‘non aspettare di vedere quello che ha visto.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Nazionalisti arabi combattono con l’Esercito Siriano

da Al Manar

Centinaia di nazionalisti arabi in tutta la regione hanno formato una propria milizia volontaria in Siria, Guardia Nazionale Araba (GNA) e combattono per il governo di Bashar al Assad.

Nidal, un libanese 25 anni, ha dichiarato che ha preso la sua decisione l’anno scorso, quando c’era il rischio di un attacco militare statunitense contro la Siria. Ha citato il detto dell’ex presidente egiziano Gamal Abdel Nasser: «Se gli Stati Uniti sono soddisfatti di me vuol dire che sono sulla strada sbagliata».
«A quel tempo divenne chiaro che noi, come giovani arabi che seguono il percorso del Movimento Nazionalista Arabo, non potevamo rimanere neutrali di fronte a tutto questo. Crediamo sia una battaglia per la sopravvivenza, non solo della Siria, ma anche della nazione araba».

La GNA è stato istituita nel maggio 2013, dopo diversi attacchi israeliani contro la Siria da Abu Aid, un cittadino libanese della città meridionale di Jabal Amal. Aid, insieme a diversi compagni di della gioventù araba nazionalista, ha deciso di creare la GNA, nel tentativo di preservare l’ideologia del panarabismo, che credevano potesse essere distrutta dalle interferenze occidentali in Siria.

Aid, che ha poco più di 30 anni, mantiene un profilo basso per evitare problemi con le autorità libanesi, che lo hanno arrestato e interrogato più volte per quanto riguarda le sue attività in Siria . Ha combattuto prima in Iraq contro gli invasori americani, ma ora passa la maggior parte del suo tempo in Siria.

Il Campo della Gioventù Araba Nazionalista si compone di elementi appartenenti a vari paesi arabi ed ai movimenti pan arabisti. È stata fondata nei primi anni novanta, nel tentativo di far rivivere il nazionalismo arabo. Oggi , l’organizzazione si riunisce ogni anno in diversi paesi per discutere di questioni politiche e sociali.

La GNA ha combattenti provenienti da vari paesi arabi, compresa la Palestina, Libano, Tunisia, Iraq, Egitto, Yemen e Siria. Ad oggi, l’organizzazione ha più di 1.000 combattenti. Circa 40 sono morti in combattimento fino ad oggi. Da sottolineare anche la presenza di ex membri degli eserciti egiziani e iracheni.

«Nel maggio del 2013, in collaborazione con l’esercito siriano, abbiamo creato dei campi militari in Monte Qasiun» ha raccontato Nidal, un fratello di Abu Aid, «E così siamo entrati in battaglia».

La GNA comprende quattro battaglioni recanti i nomi dei leader nazionalisti defunti: Wadih Haddad, un combattimento palestinese e nazionalista arabo; Wadih Haddad, combattente palestinese del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina; Brahmi Mohammed, un politico tunisino, che ha fondato il Movimento Socialista Popolare Arabo Nazionalista dopo il rovesciamento del dittatore Ben Ali e ucciso dai terroristi nel mese di luglio 2013; Haidar al Amali, un eminente pensatore nazionalista arabo e politico di origini libanesi ferito da Israele nella guerra del 2006, morto per le ferite riportate e Yules Yammal, un funzionario della marina siriana che affondò una nave francese durante la crisi Suez 1956.

Secondo i combattenti della milizia, il numero di reclute, soprattutto da Egitto e Palestina, sono significativamente aumentati dopo la minaccia di attacchi aerei Usa in Siria nel settembre 2013.

I combattenti della GNA collaborano strettamente con l’ esercito siriano e le forze di difesa e operano in diverse aree della Siria, tra cui Damasco, Deraa, Homs e Aleppo.

Finanziati e addestrati dell’esercito siriano, i combattenti hanno cambiato le manovre ed esercitazioni di fuoco durante l’addestramento. Essi partecipano anche a corsi sul nazionalismo arabo prima di diventare ufficialmente combattenti.

«Come nazionalisti arabi non stiamo lottando per la sopravvivenza di Assad. Stiamo lottando per la sopravvivenza della nazione araba», ha affermato Nidal. «Così come abbiamo combattuto contro la NATO in Libia e attraverso le Forze di Difesa Arabe in Iraq contro l’invasione degli Stati Uniti. A Gaza, abbiamo combattuto contro il nemico sionista da Brigate di Resistenza Arabe e, naturalmente, insieme al FPLP».

Tuttavia, secondo i membri del GNA, la loro presenza in Libia e in Iraq era molto limitata ed è stata influenzata dalla mancanza di finanziamenti e armi.

«L’esercito siriano ci ha sostenuto, fornito armi e addestramento di cui avevamo bisogno», disse Nasser. «Né il governo, né l’esercito in Iraq e la Libia hanno avuto la possibilità di farlo».

Finora, la GNA ha partecipato ai combattimenti in Hatita, Barza, Mazraa a Qasimiya, Al Bayadah, Al Sbeneh al Kubra e il sobborgo di Shebaa, nella provincia di Damasco.

Ha anche svolto un ruolo nel Ghoutha occidentale e orientale e nella zona offensiva Qalamún. Essi hanno anche combattuto a Saidnaya e a Quneitra, Tal al Yabieh, Tal al Hara e nella città di Al Dawayeh a Saguira.

Yamal ha 36 ed è un ex ufficiale dell’esercito egiziano che, secondo i suoi compagni della GNA, si considera “prima un arabo, in secondo un arabo e in terzo luogo un egiziano”.

Yamal ha lasciato l’ esercito egiziano a giugno 2013 dopo che l’ex presidente Mohammed Mursi, membro dei Fratelli Musulmani, ha espresso sostegno per l’opposizione siriana e ha fatto una richiesta di intervento internazionale nella crisi. Quindi, ha poi deciso di aderire alla GNA.

Per i nazionalisti egiziani, Bashar al Assad e il partito Baath stanno affrontando una aggressione tripartita simile a quella effettuate contro Nasser nel 1956.

Osman Ahmed, noto come Abu Bakr al Masri, è stato il primo combattente egiziano della GNA a morire sul campo di battaglia. Secondo il suo necrologio pubblicato dalla GNA, Abu Bakr cadde in battaglia per “liberare Qarra, nella regione di Qalamún, contro il wahhabismo”, nel mese di ottobre 2013. «Ha mantenuto la sua promessa alla nazione araba e alla sua gente e si unì il convoglio per dell’onore e dell’orgoglio nella battaglia per difendere l’unità e la dignità della Repubblica araba siriana».

La recluta più giovane della GNA è Fidaa Al Iraqi, un iracheno di 16 anni in cura a Damasco dopo essere stato ferito nella battaglia di Tel al Ahmar, una collina strategicamente importante della provincia di Quneitra.

Oltre agli iracheni, egiziani e yemeniti sono anche molti libanesi si sono arruolati nella GNA.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Altri mercenari nordamericani identificati a Donetsk

da al-Manar

Le società militari private statunitensi continuano a sostenere il regime di Kiev, ha scritto, oggi, il quotidiano Nezavisimaya Gazeta.

Il Quotidiano di Berlino Bild ha rimesso questo tema all’ordine del giorno, dopo essere stato il primo a rivelare la partecipazione di 400 mercenari della società americana Academi alle operazioni militari in Ucraina.

Nuove rivelazioni suggeriscono la natura e la portata delle attività di queste società, che utilizzano il dipartimento di Stato, il Pentagono e altre agenzie americane nelle loro operazioni estere.

Attualmente l’azienda privata – o meglio il servizio di sicurezza – Academi, è guidata dal generale in pensione Craig Nixon.

Quest’ultimo è un esperto in operazioni speciali, essendo stato operativo a Panama, in Somalia, Bosnia e Erzegovina, Afghanistan e Iraq.

Nel consiglio di sorveglianza della società ci sono, inoltre, l’ex segretario della Giustizia dell’amministrazione di George W. Bush, John Ashcroft, l’ ex Ammiraglio Bobby Inman e l’ ex consulente legale della Casa Bianca Jack Regina. Oltre a vari personaggi vicini al Pentagono e ai repubblicani.

Academi, che ha sede a McLean (Virginia), è un vero e proprio consorzio. Il suo fatturato annuo supera il miliardo di dollari. Ha tre campi in North Carolina, Connecticut e California per addestrare combattenti.

Secondo Academi, i clienti sono i governi e le istituzioni private, e la società invia in missione fino a 20.000 persone all’anno.

Informazioni sulla presenza di mercenari in Ucraina è stato rivelato attraverso una fuga di notizie. Inizialmente, Bild ha fatto riferimento alle informazioni ricevute dal BND – i servizi segreti tedeschi – dalla CIA e trasmesse in una riunione a porte chiuse nell’ufficio del cancelliere Angela Merkel.

È evidente che le interferenze militari di tali forze diverge con la linea di Berlino che sostiene i negoziati nella crisi ucraina.

Sarebbe stato troppo rischioso per il quotidiano inventare scoop sui mercenari, soprattutto perché è stata presa senza esitazione da altri media.

Questa rivelazione certamente ha allarmato Academi. Poche ore dopo la pubblicazione dell’articolo di Bild, il Vice Presidente di Academi Susan Kelly, capo della “iniziative strategiche” ha inviato una smentita al sito Zeit Online.

Secondo Kelly, gli uomini della sua azienda non sono presenti in Ucraina e inviarli in loco non è ij programma.

Ma a parte le fonti di informazioni di cui la stampa è in possesso, ci sono anche prove video.

Il britannico Daily Mail ha intervistato, a Londra, l’esperto dell’ Istituto di Studi Politici, Nafiz Amad, sulla possibilità di dedurre da questi video se vi siano soldati mercenari americani.

«Risulta difficile da dire, ma è sicuramente possibile», ha dichiarato l’esperto. Sulla possibilità che possa essere materiale della propaganda russa, ha spiegato: «L’uniforme è quella di mercenari americani e gli uomini sui video non sembrano russi».

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Le armi chimiche sono state usate dai “ribelli”

Crisi siriana, agosto 2013 – I Russi sono in possesso di prove che dimostrano come gli attacchi chimici siano opera dei miliziani dell’insurrezione e non delle forze regolari, come hanno tentato di far credere i responsabili dell’opposizione armata siriana e i loro alleati occidentali e arabi. Sono prove costituite da foto e documenti che mostrano i proiettili sparati a partire dalle regioni controllate dagli insorti e sono state presentate  dai rappresentanti russi alle Nazioni Unite nella notte tra il 21 e il 22 agosto scorso

Al-Manar, 24 agosto 2013 
Siria: sono stati i “ribelli” vicini ad Al Qaida a lanciare due missili chimici contro l’esercito, colpendo una cinquantina di soldati

Le armi chimiche sono state usate dai “ribelli”
Le autorità siriane hanno annunciato, sabato 24 agosto, di aver scoperto delle armi chimiche fabbricate in Turchia e in Arabia Saudita nelle mani dei ribelli a Jobar, un quartiere di Damasco sotto assedio da parte dell’esercito regolare

Secondo l’agenzia di informazione Sana, le truppe del governo hanno scoperto queste armi in un tunnel utilizzato dai miliziani che combattono contro il governo siriano a Jobar, nella Ghuta Orientale. Nello stesso tempo Damasco ha dato conto del fatto che 50 militari dell’esercito regolare sono stati colpiti nel corso di attacchi con armi chimiche nella stessa regione. Martedì scorso Damasco aveva smentito le accuse, proferite dai responsabili dell’opposizione armata siriana, di avere lanciato degli attacchi con armi chimiche contro i quartieri delle due Ghuta, orientale e occidentale, di Damasco, nella notte tra il 20 e il 21 agosto, che avrebbero provocato, secondo le fonti dell’insurrezione, centinaia di morti. Mentre queste ultime parlano di 1300 o 1660 morti, l’Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo, organismo dell’insurrezione siriana con sede a Londra e accreditato presso le agenzie internazionali sui temi della crisi siriana, ha parlato invece di 100 o 170 morti.

Le prove dei Russi

Dal canto loro, i Russi sono in possesso di prove che dimostrano come gli attacchi chimici perpetrati contro le due Ghuta di Damasco siano opera dei miliziani dell’insurrezione e non delle forze regolari, come hanno tentato di far credere i responsabili dell’opposizione armata siriana e i loro alleati occidentali e arabi.

Queste prove, che sono costituite da foto e documenti che mostrano i proiettili sparati a partire dalle regioni controllate dagli insorti, sono state presentate  dai rappresentanti russi alle Nazioni Unite nella notte tra il 21 e il 22 agosto scorso, mentre l’Arabia Saudita faceva ogni sforzo perché si indicesse una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza.
A loro volta, i membri del Consiglio di sicurezza erano completamente stupefatti e ci si è accontentati di una riunione ordinaria, conclusasi con raccomandazioni di routine miranti a svolgere delle investigazioni preliminari.
Ciò che non ha però abbassato il tono della campagna diplomatica e mediatica condotta dagli occidentali e dalle monarchie arabe.

Foto satellitari a sostegno
Il corrispondente del giornale libanese As-Safir in Francia, Mohammad Balloute, ha scritto in un articolo datato 23 agosto, citando fonti arabe, che le delegazioni USA e occidentali hanno ricevuto dei documenti russi convincenti circa il coinvolgimento dei ribelli in questi attacchi.
Essi comprendono tra l’altro le foto satellitari di due missili lanciati a partire dalla Ghuta orientale, più precisamente dalla località di Duma, caposaldo della milizia Liwa Al-Islam (Brigata dell’Islam), forte di 25 mila elementi, al comando di Zahrane Allouche.
L’ambasciatore siriano alle Nazioni Unite, Bachar al Jaafari, in arrivo da Damasco, ha presentato anch’egli dei documenti che confermano la versione russa.
Secondo i Russi, questi proiettili sono dei missili chimici di fabbricazione locale. Il primo sarebbe caduto a Jobar, in prossimità della città vecchia, e il secondo in una regione situata tra Zmelka e Arbine.

I missili falliscono l’obiettivo
In proposito, il sito Syria Truth ha pubblicato una analisi diversa circa i veri obiettivi dell’attacco. Citando fonti francesi e inglesi concordanti, non meglio precisati, il sito afferma che, in un primo tempo, obiettivo dell’attacco chimico sarebbero stati i soldati dell’esercito regolare che stazionavano nella piazza degli Abbasidi,  a est d Damasco, e nelle periferie.
In preparazione della battaglia per la liberazione della Ghuta orientale, e prima di intervenire coi soldati e i carri armati, l’esercito siriano aveva avviato il bombardamento delle regioni limitrofe alle zone in cui stazionavano i propri uomini, questi fatti sono riportati anche da Assafir.

13 milizie di insorti che si erano raggruppati sotto il nome di “Fronte di conquista della capitale” vi stazionavano. Stranamente questi gruppuscoli e i loro sniper,  disseminati negli edifici della zona, si sono rapidamente ritirati.
E’ a questo punto che è scattato l’attacco chimico, vale a dire verso l’1,30 (ora locale) e non alle 3, come sostenuto dalla Commissione generale della rivoluzione siriana.

Secondo Syria Truth, i missili hanno fallito il bersaglio e invece di colpire la piazza degli Abbasidi, sono caduti sulle regioni situate tra Zmelka, Arbine e Jobar.

I 50 soldati feriti
Sembra che invece a Maadamiyya, nella Ghuta Occidentale, seconda zona dove vi è stato l’attacco chimico, il piano sia riuscito.
Secondo Syria Truth, una cinquantina di soldati regolari sono rimasti contaminati dal gas chimico il 21 agosto scorso. In forza alla quarta divisione della Guardia Repubblicana, essi si preparavano all’assalto della località e sono stati investiti in pieno dall’attacco chimico.
Feriti, sono stati trasportati a bordo di 39 ambulanze, assicura il sito, citando testimoni oculari del limitrofo quartiere Soumariyya. Il sito lascia intendere che il loro numero possa essere superiore a 50, dal momento che ogni ambulanza può trasportare 2 persone. Il sito assicura che le autorità siriane evitano di rivelare il caso per non abbassare il morale delle truppe.

[trad. a cura di Ossin]

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