La strada verso il Socialismo è un campo di battaglia

da Rete “Caracas ChiAma”

«L’organizzazione era una necessità, perché la strada verso il Socialismo molto presto si trasformò in un campo di battaglia (…) la destra metteva in campo una serie di azioni strategiche volte a fare a pezzi l’economia e seminare il discredito contro il Governo.

La destra aveva nelle sue mani i mezzi di diffusione più potenti, contava con risorse economiche quasi illimitate e con l’aiuto dei ‘gringos’, che mettevano a disposizione fondi segreti per il piano di sabotaggio. A distanza di pochi mesi sarebbe stato possibile osservarne i risultati.

Il popolo si trovò per la prima volta con sufficiente denaro per soddisfare le proprie fondamentali necessità e per comprare alcune cose che sempre aveva desiderato, ma non poteva farlo, perché gli scaffali erano quasi vuoti.

La distribuzione dei prodotti cominciò a venire meno, fino a quando non divenne un incubo collettivo. Le donne si svegliavano all’alba per prepararsi alle interminabili file, dove al massimo avrebbero potuto acquistare uno scarno pollo, una mezza dozzina di pannolini o qualche rotolo di carta igienica.

Si produsse l’angustia da scarsità, il paese era scosso da ondate di dicerie contraddittorie che mettevano in allerta la popolazione sui prodotti che sarebbero venuti a mancare e la gente cominciò a comprare qualsiasi cosa trovasse, senza misura, preventivamente.

Si finiva per mettersi in fila senza sapere ciò che si stava vendendo, solo per non perdere l’opportunità di comprare qualcosa, anche quando non c’era bisogno. Cominciarono a sorgere i professionisti delle file, che per una somma ragionevole conservavano il posto agli altri, i venditori di dolciumi che approfittavano della folla per vendere le loro caramelle e quelli che affittavano le coperte in occasione delle lunghe file notturne. Si scatenò il mercato nero.

La polizia provò ad impedirlo, ma era come una peste che spuntava fuori da tutti i lati e per quanti sforzi facesse per ispezionare le auto ed arrestare coloro che portavano contenitori sospetti non poteva evitarlo. Persino i bambini trafficavano nei cortili delle scuole.

Per la premura di accaparrarsi i prodotti, avvenivano confusioni: chi non aveva mai fumato pagava qualsiasi prezzo per un pacchetto di sigarette, e chi non aveva bambini litigava per contendersi un barattolo di alimenti per lattanti.»

(da La Casa degli Spiriti, Isabel Allende, 1982)

Venezuela e Iran per lo sviluppo industriale diversificato

da mre.gov.ve

Il Vice Ministro dell’Industria, Miniere e del Commercio iraniano, Valiollah Afkhami-Rad, e l’ambasciatore del Venezuela accreditato nel paese islamico, Amenothep Zambrano, si sono incontrati per valutare gli accordi tra i due paesi e le nuove iniziative proposte dal presidente Nicolas Maduro durante la sua ultima visita a Teheran nel gennaio 2015.

Nel corso di una sessione di lavoro presso la sede del Ministero dell’Industria, Miniere e Commercio della Repubblica islamica dell’Iran, a Teheran, Afkhami-Rad e Zambrano hanno valutato i diversi settori industriali in Iran. È stata sollevata la necessità di scambiare delegazioni di affari con capacità di  produzione e di esportazione in linea con i bisogni e le esigenze del mercato venezuelano.

Il diplomatico venezuelano ha sottolineato l’importanza dell’economia e dell’industria di base dell’Iran ed ha invitato a investire in Venezuela per stabilire reti di distribuzione e di marketing in diversi settori.

Zambrano ha spiegato che il mercato venezuelano è concentrato e diviso in alcuni settori industriali, non consentendo chiare regole della domanda e dell’offerta tra produttori e consumatori; questo fattore porta a carenze artificiali e alla speculazione.

Il Vice Ministro dell’Industria iraniano ha offerto tutto il sostegno e la volontà del governo iraniano per il governo venezuelano e evidenziando la capacità delle industrie iraniane di fornire il mercato venezuelano, con alta qualità e basso costo.

Ha aggiunto che i prodotti iraniani competono nel mondo e hanno posizionato marchi di alta qualità.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Maduro ai commercianti: «Basta rapine al nostro popolo»

El ministro para Transporte Terrestre, Haiman El TroudiMano dura del governo contro l’aumento eccessivo dei prezzi

di Geraldina Colotti

il manifesto.- Daka, Mundo Samira, Jvg, Pablo Electronics, Ivoo, Dorsay… In Venezuela, sulle serrande chiuse di molti grandi magazzini di elettrodomestici, è comparso questo cartello: «Gentili clienti, stiamo aggiustando i prezzi (al ribasso), riapriamo lunedì. Grazie per la vostra comprensione». Le ispezioni del governo hanno infatti riscontrato grosse irregolarità nelle vendite: «Il sovrapprezzo dei prodotti è arrivato al 1.000%, è una rapina ai danni dei consumatori», ha detto il presidente Nicolas Maduro commentando in televisione, domenica, i dati del governo: in una settimana, nei negozi Daka, una lavatrice si poteva pagare al 40% in più, un condizionatore si vendeva a 36.000 bolivar (700 dollari al cambio ufficiale), mentre nei negozi statali si vendeva a 7.000 (113 dollari). «Molti responsabili della rapina ai danni del popolo sono stati arrestati. Impediremo che i dollari della Repubblica bolivariana siano usati a fini speculativi», ha aggiunto Maduro. 

Il riferimento è a quei commercianti o imprenditori che per importare i prodotti mancanti sul mercato locale scambiano bolivar contro dollari al tasso ufficiale agevolato, previa autorizzazione della Commissione di amministrazione della moneta (Cadivi), l’organismo di protezione della divisa nazionale deputato al controllo dei cambi. Poi, però, gonfiano i prezzi e finanziano titoli da prima pagina sui grandi quotidiani (in mano ai privati, dunque all’opposizione) per accusare il governo di inefficienza: soprattutto prima delle scadenze elettorali. La prossima è quella dell’8 dicembre, si voterà per le comunali. La campagna, accesa come sempre, è in corso. Il leader dell’opposizione, Henrique Capriles, ha perso le presidenziali dello scorso aprile (le prime senza Hugo Chávez, morto di tumore il 5 marzo) con poco margine. E ora vorrebbe trasformare l’appuntamento con le urne in un referendum sulla gestione Maduro. Il presidente – l’ex autista del metro, deciso a proseguire sulla via del «socialismo del XXI secolo» come il suo predecessore – denuncia da mesi la «guerra economica» intentata dai poteri forti con la speculazione e l’accaparramento dei prodotti basici: razziati dagli scaffali delle catene statali e rivenduti a caro prezzo al mercato nero, dove il dollaro vale otto volte di più. 

Gli imprenditori sostengono che non ci sono abbastanza divise a disposizione, mentre per il governo quest’anno sono stati distribuiti alle imprese private 33 mila milioni di dollari e a fine 2013 si arriverà a 40 mila milioni: ossia il 30% in più del denaro di cui ha bisogno il paese per far fronte alle proprie necessità. «Dobbiamo anche riformare Cadivi – ha dichiarato l’economista e deputato chavista Jesus Faria – perché il potere economico usa le sue risorse per corrompere il settore statale e con questo meccanismo ottiene maggiori risorse che si trasformano in un maggior potere». Il Venezuela bolivariano è infatti ancora un paese a economia mista – con un certo numerodi imprese a proprietà statale o controllate dai lavoratori – ma in cui il settore privato (abituato al parassitismo e all’evasione fiscale) controlla circa il 60% del Prodotto interno lordo (Pil), riceve finanziamenti dal governo e muove grosse masse di capitali pronti a cercare lidi migliori. In un paese che possiede le più grandi riserve petrolifere del mondo, questo significa lasciare il Venezuela in balìa della sua «maledizione», trascurando la produzione interna e la sovranità economica. «Siamo interessati allo sviluppo del settore privato se genera lavoro, risorse e benessere, ma non se attacca il popolo», ha detto Faria. 

Il continuo aumento del salario e del potere d’acquisto delle classi popolari, a seguito delle politiche sociali promosse dal governo dopo l’arrivo di Chávez (1999), hanno aumentato i consumi: molto più in fretta di quanto non abbia fatto la produzione nazionale. Per far fronte all’aumento di richiesta di alcuni prodotti, Maduro ha chiesto e ottenuto l’appoggio immediato dei partner del Mercosur, come il Brasile. Ha anche promosso incontri con commercianti e imprenditori per chiedere loro collaborazione. Ma, soprattutto, ha promesso il pugno di ferro contro «quelli che vogliono impedire al nuovo di affermarsi in Venezuela». Per questo, fidando sulla costituzione che lo prevede, ha chiesto al parlamento di autorizzare alcune Ley habilitantes, utilizzate dal suo predecessore per accelerare le misure sociali, e che gli consentirebbero di andare più in fretta contro corruzione e speculazione. Intanto, dopo la diminuzione dei prezzi, è iniziata la corsa all’accaparramento dei prodotti. Se finiranno in fretta, si ricomincerà a gridare contro «la scarsità», magari si scopriranno camion pieni diretti oltrefrontiera al florido mercato colombiano parallelo. «Le spese compulsive – ha affermato Faria – sono determinate dalle campagne di terrore psicologico promosse dai grandi media».

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