Torna in scena Navalny, il “non leader” dell’opposizione russa

di Danilo Della Valle

⁠⁠⁠Navalny ci riprova e i media nostrani, volutamente, ci ricascano. Il blogger a capo di una ONG anti corruzione ancora una volta provoca le autorità russe esortando i suoi “discepoli” (vista l’età molto bassa degli attivisti del movimento, alcuni dei quali minorenni) ad invadere la strada Tverskaya e ad inscenare una manifestazione non autorizzata nonostante il divieto per via dei festeggiamenti del “giorno della Russia” (festività molto discussa in Russia). Navalny infatti aveva deciso di scendere in piazza con il suo movimento in Prospekt Akademika Sakharova ricevendo tutte le autorizzazioni del caso, ma ieri ha annunciato di voler “sfidare” la legge e di voler scendere in strada senza autorizzazione, estendendo questo invito a cambiare luogo del meeting anche nelle altre città della Russia dove era previsto un comizio anti corruzione. Secondo il capo del dipartimento di Sicurezza di Mosca, Vladimir Chernikov, si tratterebbe di una nuova provocazione tanto più che il procuratore di Mosca avrebbe avvisato Navalny che il suo operato va contro la legge russa perché inneggia a partecipare ad una marcia non autorizzata.

“Stiamo avvisando che ogni tentativo di tenere una manifestazione senza autorizzazione in Tverskaya sarà una violazione diretta della legge. Le forze dell’ordine saranno costrette a prendere tutte le misure necessarie per evitare provocazioni, rivolte o azioni che violino la sicurezza pubblica creando condizioni che minacciano la salute dei cittadini.”La dichiarazione di Chernikov si riferisce soprattutto al fatto che in Tverskaya sono programmate già diverse iniziative per il “giorno della Russia” e che quindi si potrebbero creare situazioni “incandescenti” tra le varie fazioni.

Nonostante le autorizzazioni siano necessarie in tutto il mondo per manifestare, pena il carcere o multe salate (vedasi le proteste non autorizzate contro il “paladino europeista” Macron come sono state represse nel sangue in maniera ben peggiore rispetto ai 300 euro di multa con cui se l’è cavata Navalny l’ultima volta) i media italiani stanno via via aprendo le loro edizioni online con titoli sensazionalistici: “Arrestato il LEADER democratico dell’opposizione Navalny”; “fermato il Leader Antisistema Navalny”. C’è un piccolo appunto da fare però ai nostri solerti media, ossia che Navalny non è il Leader dell’opposizione russa e che soprattutto non è un democratico. Il blogger, sebbene abbia un buon seguito nella capitale russa dove alle elezioni comunali del 2013 a capo di una coalizione con il partito liberale Parnas riuscì ad arrivare al 26%, con la maggioranza dei voti presi nelle aree più ricche della città, è per lo più sconosciuto nel resto della Russia. Secondo un sondaggio del centro Levada datato Marzo 2017, solo il 2% della popolazione russa sarebbe disposta a votare Navalny alle presidenziali del 2018. Insomma un po’ pochino per catalogarlo come leader dell’opposizione, visto che ci sono partiti di opposizione in Russia, quali il Kprf, il Ldpr, il SP, che hanno percentuali a doppia cifra e sono stranamente non calcolati dai nostri media. Sembra ancor più eccessivo definire Navalny democratico e antisistema. Il blogger negli anni si è distinto per le sue posizioni razziste nei confronti dei georgiani (chiamati roditori) e di tutti i caucasici che venivano accusati da Navalny di togliere il lavoro ai russi. Fu proprio il “leader anticorruzione” a proporre il regime di visti per chi dal sud emigrava al nord della Russia e fu proprio lui a partecipare alla “Marcia Russa”, parata che si svolge ogni anno in Russia e che vede sfilare i nazionalisti, talvolta anche un po’ nazisti, nostalgici di un panslavismo non ben precisato al grido di “fuori gli immigrati, la Russia ai Russi”.

Secondo Radio Free Europe, insomma non proprio Russian friendly, “Navalny ha partecipato alle manifestazioni di nazionalisti russi di ogni tipo”. E proprio dopo una di queste manifestazioni nell’ottobre del 2013, il buon democratico Navalny esaltato dalla folla di giovani nazionalisti dichiarò che “bisognerebbe cacciare tutti gli immigrati dalla Russia”. Cacciato nel 2007 dal partito ultraliberale Yablako per “attività nazionaliste e xenofobe che hanno danneggiato l’immagine del Partito”, la leadership del Partito stesso ha più volte rincarato la dose. Engelina Tareyeva, attivista storica di Yablako, ha dichiarato nel 2014: “Considero Navalny l’uomo più pericoloso di tutta la Russia. Non c’è bisogno di esser un genio per capire che la cosa più orribile sia avere i nazionalisti etnici al potere. Navalny basa le relazioni sulla base dell’etnicità delle persone, tutto questo è pericolosissimo.”Dello stesso avviso sembra esser il giornalista Peter Hitchens che sul Daily Mail scriveva “pochissimi sembrano conoscere il legami di Navalny con il mondo del nazionalismo russo, al qual confronto l’Ukip e il FN sono avanguardia di correttezza politica”. E ancora, sempre il giornalista britannico riprende sul suo blog i media occidentali che “presi dal loro odio nei confronti di Putin (così come nei confronti di Bashar al Assad) sono accecati davanti ai difetti dei loro avversari”. http://hitchensblog.mailonsunday.co.uk/2017/03/alexei-navalny-revisited.html

Tutto questo al netto delle vicende giudiziarie di Navalny, davvero molto poco chiari i suoi traffici, e dei suoi legami importanti con alcune Ong d’oltreoceano e della Yale University.

Bilbao 18giu2017: Con il Venezuela bolivariano!

Napoli 10giu2017: in GAlleЯi@rt il caso Alfredino Rampi

Tenerife 15giu2017: le Canarie con la Rivoluzione Bolivariana!

Londra 17giu2017: le menzogne della BBC sul Venezuela Bolivariano!

Zurigo 9giu2017: La sovranità dei popoli contro l’imperialismo

Roma 10giu2017: la CdP “G. Tanas” con il Venezuela Bolivariano!

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Milano 10giu2017: la Casa Rossa con il Venezuela Bolivariano!

Chavismo, sectarismo y odio

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político

Martes 06 de junio de 2017

Chavismo y odio

Ayer señalamos en nuestro Análisis de Entorno lo siguiente: “… debemos diferenciar entre la ejecución de la violencia y la provocación del odio en la sociedad. En esto último, creemos que hay responsabilidades en todos los actores políticos principales”.

Sabemos que esta es una afirmación que no es fácil de tragar para sectores fanatizados del chavismo, esos que lo ven todo en blanco y negro, y no reconocen grises en la realidad (algunos sí los reconocen y hasta los asoman en corrillos, pero los ocultan públicamente por conveniencia).

También transcribimos en ese mismo Análisis un párrafo de Marta Harnecker, del cual extraemos hoy lo siguiente: “Creo que ambos bandos han cometido grandes errores, unos en el intento de derrocar al gobierno de Maduro y los otros en la forma en que intentan defender lo que Chávez sembró. Sólo analizando esos errores y corrigiéndoles se podrá crear un escenario que permita realizar un diálogo fructífero que saque a Venezuela del atolladero”.

Antes que nada dejemos sentado que la violencia política en Venezuela, en los últimos 18 años, hay que atribuirla sobre todo, y con mucho, a la ultraderecha fascista.

Y esto no es una frase hecha: desató la violencia criminal antes y durante el golpe de Estado contra Chávez en 2002, la ejerció de distintas maneras poco después en el sabotaje petrolero de 2002-2003, lo repitió en las guarimbas de 2014 y ahora la lleva a extremos notables en 2017. Pero además la derecha económica del campo tiene en su haber el asesinato de centenares de líderes campesinos, y también la derecha en general suma en su “haber” la muerte de líderes indígenas y de figuras del movimiento revolucionario.

De manera que la violencia es un método que la derecha ha usado una y otra vez en su intención de acabar, por la vía del terror y la sedición, con la Revolución Bolivariana.

Por su parte, el chavismo ha promovido, en general, un discurso de paz, sin dejar de ser inevitablemente confrontador en lo político, dadas las circunstancias y las agudas contradicciones que removió el programa revolucionario de Chávez una vez que asumió su primera Presidencia en 1999. Chávez fue un promotor de la unidad nacional, de la integración continental, de la declaración de Nuestra América como zona de paz, de los cuerdos de paz en Colombia y de la paz en todo el mundo. Su orientación permitió desarrollar en amplias capas del pueblo venezolano una cultura de paz que en mucho ha ayudado a que los planes de provocar una guerra civil hayan fracasado repetidamente.

Sin embargo, para algunos sectores del chavismo vale la frase de que de buenas intenciones está empedrado el camino del infierno. Nosotros hemos sido críticos dese hace varios años del sectarismo y la intolerancia que afectan a esos sectores. El sectarismo no solo ha alejado al pueblo de nosotros, sino que además ha contribuido con la siembra de odio que conviene a la derecha. La intolerancia hacia posiciones diferentes a las nuestras, aun cuando no sean parte del plan golpista ni promuevan la intervención foránea, igualmente atiza ese odio. Son parte de los errores que habría que corregir. Lamentablemente a quienes hemos sido críticos en ese sentido no se nos ha escuchado y, antes bien, muchas veces la dirigencia no solo ha permitido que esas perversiones pervivan, sino que inclusive las ha promovió y premiado.

Más de una vez hemos dicho que nosotros le pusimos a la clase media en bandeja de plata a la derecha, por nuestra persistente incapacidad de generar un mensaje y un lenguaje hacia ese segmento. Allí sin duda hay una parte irremediablemente reaccionaria, colonizada por el supremacismo, el racismo, el entreguismo cultural y otras taras que se alimentan de la ignorancia y la idiotización mediática. Pero hay otra parte que ha sido empujada por nosotros hacia los linderos de la contrarrevolución por nuestro discurso sectario, dogmático, simplista, y lleno de lugares comunes y anacronismos.

El odio es uno de los principales caldos de cultivo del fascismo. Sin una base social enceguecida por el odio difícilmente esta expresión extrema del capitalismo puede hacerse del poder. Fue combustible imprescindible del fascismo italiano, del nazismo, del franquismo, del pinochetismo y de todas las manifestaciones fascistas que hemos visto en Venezuela. Pero por eso mismo debemos combatir en el chavismo la intolerancia y el sectarismo prepotente e ignaro que tanto daño nos hace y tanto ha contribuido a la cosecha de odio que hoy recoge el fascismo y que se concreta en la violencia criminal que hemos visto en estos días.

Son muchas las muestras de este fenómeno perjudicial que anida en segmentos para nada pequeños del chavismo. Hoy vamos a presentar tan solo un botón de muestra.

En ocasión de la promoción de la Constituyente se ha ubicado una especie de quiosco en un centro cultural cercano al MINCI (y que regenta la Misión Cultura, si no nos equivocamos). Allí, unos chavistas manejan unas poderosas cornetas que no paran en hacer escándalo durante todo el día. No solo emiten mensajes a favor de la Constituyente, lo cual estaría muy bien si solo fuera eso, sino que además colocan todo el día música “revolucionaria”, alguna de ella francamente estridente y repetitiva, en los lindes de varios edificios residenciales donde hace vida la comunidad. Por supuesto, en esos varios edificios habrá de todo, incluso probablemente mujeres recién paridas, enfermos en distinta condición, ancianos, gente que tendrá que estudiar o trabajar en casa ¿Con qué derecho estos chavistas incurren en contaminación sónica, invaden el espacio vital de otros ciudadanos y atentan contra la cotidianidad generando más bien rechazo hacia nuestro mensaje? El colmo es que esta violación de las ordenanzas municipales sobre ruidos molestos estaba siendo custodiada por agentes de la Policía Nacional Bolivariana.

Nosotros estábamos el otro día al frente de ese lugar tomando un café en un restaurantico desde el cual el encargado y los empleados miraban a los chavistas con caras de pocos amigos. De pronto, desde uno de los edificios alguien aventó un envase lleno de agua y cayó sonoramente en el piso ¿Acaso el que incurrió en este acto incorrecto sería un paramilitar? Se nos ocurre más bien que sería alguien airado por el ruido y que “drenó su arrechera” (en realidad justificada en principio, aunque su consecuencia fue indeseable) ejerciendo este acto de odio. Claro, probablemente los sectarios dirán que la Revolución puede hacer eso y aun más, solo porque creemos tener siempre la razón. Precisamente, el sectario es terco como una mula.

 

Fiscal, violencia y odio

L'immagine può contenere: 20 persone, folla e spazio all'apertoAnálisis de Entorno Situacional Político

Lunes 05 de junio de 2017

De la violencia y el odio

Nosotros creemos que la ciudadana Fiscal General de la República tiene en estos momentos algunos problemas de enfoque de lo que está ocurriendo en el país con referencia a la violencia política. Apreciamos que cualquier funcionario se preocupe por la vigencia de los derechos humanos fundamentales y que esté vigilante ante las acciones de quienes tienen el uso oficial de las armas del Estado. Al fin y al cabo, se dice que son las instituciones armadas de la República quienes ostentan el monopolio del uso de la fuerza. Pero esto último termina siendo relativo, ya que no solo hay muchos ciudadanos no oficiales armados, gran parte de ellos sin autorización legal para ello, sino que además el uso de paramilitares y mercenarios es consuetudinario en las llamadas “revoluciones de colores” y otros tipos de “golpe suave” que son planificados en las altas esferas de seguridad de Estados Unidos. Eso es harto sabido y no es nada nuevo.

Es significativo que la Fiscal Ortega Díaz haya dicho, en una entrevista radial, que de los 63 fallecidos son atribuidos “ciertamente a cuerpos de seguridad, 19”. Muy bien, si eso es así, que sean castigados ¿Pero y los otros 44, a quiénes deben ser atribuidos? Pensamos que la Fiscal tiene que ser tan categórica condenando los comandos violentos de la oposición como lo es cuando lo hace con respecto a las fuerzas del orden público. No pareciera ser así. Condena la violencia opositora, es verdad, pero con mucho menos énfasis que cuando lo hace con respecto a las fuerzas del orden público. Y allí hay un problema de índole política.

En ese sentido, nos unimos a la recomendación que hace a la Fiscal un analista independiente, Leopoldo Puchi: “Es conveniente que la fiscalía no permita que los cuerpos de seguridad realicen fuera del marco de las leyes el control de las acciones de violencia de calle (trancas, quema de locales, linchamientos). Pero también es responsabilidad de la fiscalía actuar frente a los organizadores de esa violencia y los grupos que la ejecutan”. Pues bien, actuar no es solo investigar los hechos, sino condenarlos sin atenuantes cuando son violatorios de los derechos de los ciudadanos. El respeto a los derechos humanos no corresponde solo al Estado, sino que es el deber de todos los sectores. No hay ninguna duda de que, además de manifestaciones pacíficas, que son legítimas, hay acciones terroristas que no son espontáneas, sino planificadas. Y esta es una parte muy importante de la Verdad que no puede ser soslayada.

Nos parecieron harto interesantes palabras del presidente Maduro expresadas ayer, pues combinó firmeza en su exigencia a la Fiscal con muestras de tolerancia ante las diferencias políticas, que deberían ser ejemplo para todos los chavistas: “Ella es libre de pensar políticamente como quiera y respeto sus posiciones políticas, pero en el alto cargo que se le confió, está obligada a buscar la verdad sin parcialización ideológica ni política y a hacer justicia mas allá de las manipulaciones de las redes y los medios de comunicación”. Esperamos que la ciudadana Fiscal comprenda este respetuoso llamado y actúe en consecuencia.

En este momento, cada palabra y cada acción puede tender, así no sea la intención, a justificar la violencia criminal impulsada por sectores de la oposición que se sabe bien quiénes son (a la cabeza está el partido fascista Voluntad Popular, siguiendo el guión que pretende “balcanizar” a Venezuela). Es lo que ocurre, por ejemplo, con Amnistía Internacional, cuya Directora para las Américas, Erika Guevara-Rosas, ha dicho que “Al desplegar fuerzas y cortes militares para confrontar una situación política y social cada vez más tensa, la administración de Maduro sólo está intensificando la crisis, como quien intenta apagar un incendio con gasolina”, y además criticó la forma en la que el presidente Maduro se refiere a los manifestantes:“Al desestimar a los manifestantes como ‘terroristas’ y acusar a civiles de crímenes que solo son aplicables a los soldados, está convirtiendo esta crisis política en un conflicto violento, cuando debería estar escuchando las preocupaciones legítimas de la gente y trabajando para encontrar soluciones” ¿Los crímenes son solo aplicables a los soldados? ¿Miente la Fiscal, entonces, cuando afirma que “ciertamente” son atribuibles 19 de las 63 muertes a las fuerzas del orden público? Y otra cosa: ¿Personas que incendian vehículos, saquean, atentan contra entes públicos y privados, queman personas (en la madrugada del sábado falleció, lamentablemente, el joven Orlando Figuera, apuñaleado y quemado en Altamira hace algunos días), ejecutan linchamientos, acosan y amenazan a hijos y otros familiares de funcionarios, lanzan objetos contundentes contra personas inocentes que circulan por las calles y adelantan otras formas de terror público, son o no son terroristas?

Nosotros no tenemos ninguna duda de que la violencia opositora es parte de un plan preconcebido para tratar de provocar el derrocamiento del Gobierno y, en última instancia, justificar una intervención foránea, en cualquier modalidad. Pero también debemos diferenciar entre la ejecución de la violencia y la provocación del odio en la sociedad. En esto último, creemos que hay responsabilidades en todos los actores políticos principales, lo cual es un tema muy delicado del cual nos ocuparemos mañana, si no hay otro asunto noticioso que nos fuerce a otra cosa.

En ese y otros sentidos, suscribimos las palabras de Marta Harnecker, expresadas en una comunicación de ella que nos llegó vía correo electrónico: “Venezuela está en una situación muy crítica, al borde de la guerra civil. Claramente hay dos bandos que se enfrentan: la oposición fascista apoyada por las fuerzas retrógradas del mundo y las fuerzas que quieren defender el proceso revolucionario. Mientras tanto no podemos ser espectadores de este doloroso enfrentamiento, tenemos que ubicarnos en una de las dos trincheras de combate. Yo elegí la mía: la trinchera del pueblo” (Subrayado nuestro).

Cava de’ Tirreni (SA) 9giu2017: No War con la Rivoluzione Bolivariana

 

CAOS e AIASP 18giu2017: per la giornata nazionale con il Venezuela

Lo que está sucediendo en Venezuela es lucha de clases, libertad contra esclavitud.

Los medios occidentales, arma eficaz del cáncer imperialista, dan voz a los esclavistas, a quien en Venezuela se ha enriquecido sobre la piel de los pobres. Algunos venezolanos en Italia son paragonables a los gusanos de Miami que han causado casi 3.000 muertos con atentados en Cuba con terroristas armados e instruidos por la CIA.

Por la Paz y la Libertad del pueblo venezolano y por la autodeterminación de los pueblos nosotros de CAOS llamamos a todos los trabajadores, los desocupados, los estudiantes, los sindicatos de base, las asociaciones, los coordinamientos, los comités y los partidos políticos a una jornada de solidaridad nacional con la Venezuela Bolivariana y Chavista el 18 de Junio del 2017 en concomitancia con la manifestación en Bilbao de los compañeros Vascos.

Viva la Revolución Bolivariana, Viva el Socialismo, Viva Chávez y Viva Maduro!

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