(VIDEO) Per non dimenticare crimini e menzogne della NATO

SIBIALIRIAda sibialiria.org


I crimini e le menzogne dell’Asse delle Guerre (e complici volontari e involontari) dal 1991 a Libia, Siria, Yemen

Un gruppo di attivisti contro le guerre di aggressione ha realizzato in modo collettivo il video Tutto sarà dimenticato?, nel quadro del progetto “Verità contro le guerre”, in occasione del centesimo anniversario della fine della Prima guerra mondiale. Intanto la tragica situazione in Libia mette sotto gli occhi di tutti l’effetto standard degli interventi armati imperialisti, avviati e portati avanti grazie anche al carburante delle fake news: circoli viziosi di menzogne e omissioni che hanno coinvolto attori svariati.

Tutto sarà dimenticato?” si riferisce alla storia recente, alle ultime aggressioni internazionali a partire dal 1991, provocate da fake news di guerra e causa di immani tragedie, rapidamente dimenticate.

L’Asse delle guerre (i paesi della Nato e i suoi stretti alleati mediorientali) è riuscito a neutralizzare gli sforzi di altri paesi e del movimento pacifista – negli ultimi anni decisamente minoritario quando non incapace di comprendere gli accadimenti -, e a procurarsi una durevole immunità, l’altro nome dell’impunità.

Le aggressioni belliche sulle quali è stata concentrata l’attenzione si riferiscono ai seguenti paesi: Libia, Iraq, Siria, Afghanistan, Yemen, Jugoslavia.

Ma non vengono dimenticate le destabilizzazioni, quelle tentate e quelle riuscite.

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Domani sarà Storia! Sostieni chi racconta il Venezuela profondo!

L'immagine può contenere: una o più persone, spazio all'aperto e testodi Giuliano Granato

Avete presente il Venezuela? Quel paese spesso al centro delle cronache per la “dittatura”, “crisi umanitaria” e per “dimostrare” – una volta di più – il fallimento della trasformazione socialista della società? I racconti che abbiamo quasi mai arrivano dal Venezuela profondo. I nostri giornalisti si limitano a rimpallare quello che scrivono El país o la CNN español. E non fanno capire nulla. Demonizzano, non raccontano. Puntano il dito, non spiegano, non analizzano.

Marco Teruggi è giornalista e sociologo. È argentino, ma nelle sue vene pulsa anche la Francia. Sei anni fa ha deciso di trasferirsi in Venezuela per andare a capire quello che stava succedendo. E da due anni prende appunti, note, butta giù riflessioni, scrive un diario. Io l’ho conosciuto esattamente un anno fa, su un tetto di Caracas. Passammo una notte intera a parlare, a confrontarci. 

Ora tutto questo sta per diventare un libro. Un racconto del Venezuela di oggi. Di quello che nessuno ti racconta. Di quello delle “comunas”, dove contadini riprendono in mano le proprie vite, ridanno vita a terre abbandonate, entrano nella lotta per la produzione e in quella politica. Non più “marginali”, ma protagonisti. Nessuno gliel’ha regalato. Se lo sono preso. Di quello degli “ambulatori popolari”, costruiti letteralmente da comunità, urbane o rurali, che vogliono garantirsi il diritto alla salute, nel mezzo di mille difficoltà. E di quello di alcuni quartieri urbani in cui si vivono esperienze di autorganizzazione popolare ricchissime, che avrebbero tanto da insegnarci, se solo riuscissimo ad andare oltre la superficie e le ovvie differenze. Marco racconta cosa sia oggi la frontiera con la Colombia, i traffici illeciti, il paramilitarismo, la violenza politica. E, allo stesso tempo, i dibattiti in corso in una società viva, che da quando Chávez ha fatto irruzione al governo del paese (1999), è diventata partecipe, protagonista e non più mera spettatrice di un teatrino che per attori e vittime aveva sempre gli stessi.

Affinché questo Venezuela possa essere raccontato e letto, c’è bisogno del tuo aiuto. Marco ha lanciato una campagna di crowfunding per permettere che il libro venga pubblicato innanzitutto in Argentina (in castigliano). E di lì chissà. 

Per chi conosce il castigliano, sostenete questo sforzo di autorganizzazione dal basso. E poi avete mai letto qualcosa di Marco? È di un godibile incredibile. 

Per chi non legge il castigliano, lo stesso. Sostenete il progetto. Starete dando un contributo a una causa che va molto al di là dei confini di un singolo paese. Si parla di popolo, si parla di noi.

Qui tutte le informazioni:
https://www.idea.me/projects/63705/manana-sera-historia

L’autorità

L'immagine può contenere: una o più personeda Edizioni Rapporti Sociali

A piedi, dalla provincia di Kostromá, arriva a Pietrogrado un gruppo di contadini che venivano a trovare il compagno Lenin. In logori cappotti, espadrillas, cappelli con orecchie e zaini in spalla, si diressero allo Smolny.

In quei giorni c’erano molte persone: operai, contadini, soldati dell’Armata Rossa, marinai. A causa del sordo mormorio di voci, l’edificio aveva una certa somiglianza con un alveare.

I contadini di Kostromá continuarono a guardare ovunque, cercando Vladimir Ilich Lenin.
Casualmente e senza sospettarlo, si incrociano con lui e gli chiedono:

– Ehi, amico, ci dica dov’è l’autorità.
– Chi dice? – chiede Lenin.
– Beh, l’autorità – gli ripetono i contadini – Chi comanda ora in Russia.
– Ah, già! L’autorità – sorrise Lenin guardandosi intorno -. Eccola, eccola lì, disse loro indicando verso un luogo indefinito alle spalle dei contadini, tornò a sorridere sornione e seguì la sua strada.
I contadini tornando nel corridoio vedono un gruppo di operai. Un po’ più in là, alcuni soldati discutevano di qualcosa. Un marinaio dell’Aurora fumava serenamente. In fondo, un altro gruppo di contadini, anche loro in espadrillas e cappello con paraorecchie. Portavano zaini in spalla e, in tutta evidenza, erano arrivati a piedi.

L'immagine può contenere: 3 personeQuelli di Kostromá guardarono disorientati gli operai, i soldati, il marinaio e gli altri contadini.
– Qui non ci può essere l’autorità – si dicono, perplessi -. Sicuramente l’uomo della barba si è sbagliato.
– Chi state cercando, nonni? – improvvisamente una voce di un giovane operaio che si avvicinava -. Probabilmente è la prima volta che vengono qui.
– Certo che sì. Vorremmo vedere Lenin, brav’uomo.
– Lenin?
– Proprio lui, Vladimir Ilich.
Il giovane li guardò con diffidenza.
– Ma se ha appena parlato con voi!
I contadini riferiscono della loro conversazione con Vladimir Ilich. L’operaio scoppia a ridere.
– Allora, gli avete chiesto dell’autorità russa? Il compagno Lenin vi ha detto la verità. Beh, se volete vedere Vladimir Ilich, dovete salire al terzo piano.
I contadini presero i loro zaini.

– C’è qualcosa che non capisco.
– Sì, c’è qualcosa di strano.
Si rivolgono verso il terzo, il più anziano dei tre. Ma era immerso in profonde riflessioni, arrugando le sopracciglia.
– Come si spiega, Afanasi Danílovich? – Chiedono i contadini.
– Come? Beh, come ci ha detto, disse il vecchio e un sorriso illuminò il suo volto.
Saliti al terzo piano si avvicinano all’ufficio di Lenin.
– Chi state cercando? – chiede il segretario all’ingresso.
– il compagno Lenin.
– Come devo annunciarvi?
Il vecchio guardò i suoi schiarendosi solennemente la voce e lisciandosi i baffi con la mano disse:
– Digli che è arrivata l’autorità. Quella che ora comanda in Russia.

(Sergeji Alekseev, “Racconti della storia della Russia”, Editoriale Ráduga, URSS, Mosca, 1976, pp. 252-254)

Los últimos mensajes del Presidente de Chile: Salvador Allende

L'immagine può contenere: una o più persone e spazio all'apertopor www.luiseaguilera.cl

El día de la gran traición, 11 de septiembre de 1973: 

7:55 A.M. Radio Corporación

Habla el Presidente de la República desde el Palacio de La Moneda. Informaciones confirmadas señalan que un sector de la marinería habría aislado Valparaíso y que la ciudad estaría ocupada, lo que significa un levantamiento contra el gobierno, del gobierno legítimamente constituido, del gobierno que está amparado por la ley y la voluntad del ciudadano.

En estas circunstancias, llamo a todos los trabajadores. Que ocupen sus puestos de trabajo, que concurran a sus fábricas, que mantengan la calma y serenidad. Hasta este momento en Santiago no se ha producido ningún movimiento extraordinario de tropas y, según me ha informado el jefe de la Guarnición, Santiago estaría acuartelado y normal.

En todo caso yo estoy aquí, en el Palacio de Gobierno, y me quedaré aquí defendiendo al gobierno que represento por voluntad del pueblo.

Lo que deseo, esencialmente, es que los trabajadores estén atentos, vigilantes y que eviten provocaciones. Como primera etapa tenemos que ver la respuesta, que espero sea positiva, de los soldados de la patria, que han jurado defender el régimen establecido que es la expresión de la voluntad ciudadana, y que cumplirán con la doctrina que prestigió a Chile y le prestigia el profesionalismo de las Fuerzas Armadas. En estas circunstancias, tengo la certeza de que los soldados sabrán cumplir con su obligación. De todas maneras, el pueblo y los trabajadores, fundamentalmente, deben estar movilizados activamente, pero en sus sitios de trabajo, escuchando el llamado que pueda hacerle y las instrucciones que les dé el compañero Presidente de la República.

8:15 A.M. Radio Corporación:  Trabajadores de Chile:

Les habla el Presidente de la República. Las noticias que tenemos hasta estos instantes nos revelan la existencia de una insurrección de la Marina en la provincia de Valparaíso. He ordenado que las tropas del ejército se dirijan a Valparaíso para sofocar este intento golpista. Deben esperar las instrucciones que emanan de la Presidencia. Tengan la seguridad de que el Presidente permanecerá en el Palacio de La Moneda defendiendo el gobierno de los trabajadores. Tengan la certeza que haré respetar la voluntad del pueblo que me entregara el mando de la nación hasta el 4 de noviembre de 1976.

Deben permanecer atentos en sus sitios de trabajo a la espera de mis informaciones. Las fuerzas leales respetando el juramento hecho a las autoridades, junto a los trabajadores organizados, aplastarán el golpe fascista que amenaza a la patria.

Radio Corporación (Fragmento)

… En ese bando se insta a renunciar al presidente de la república. No lo haré. Notifico ante el país la actitud increíble de soldados que faltan a su palabra y a su compromiso. Hago presente mi decisión irrevocable de seguir defendiendo a Chile, su prestigio, en su tradición, en sus normas jurídicas, su constitución. Señalo mi voluntad de resistir con lo que sea, a costa de mi vida, para que quede la lección que coloque ante la ignominia y de la historia a los que tienen la fuerza y no la razón.

En este instante señalo como una actitud digna, que aquí está junto a mí el director titular de Carabineros, general José María Sepúlveda. Y que en este instante los aviones pasan sobre La Moneda, seguramente la van a ametrallar. Nosotros estamos serenos y tranquilos. El holocausto nuestro marcará la infamia de los que traicionan la patria y el pueblo

8:45 A.M. Radio Corporación  Compañeros que me escuchan:

La situación es crítica, hacemos frente a un golpe de estado en que participan la mayoría de las Fuerzas Armadas.

En esta hora aciaga quiero recordarles algunas de mis palabras dichas el año 1971, se las digo con calma, con absoluta tranquilidad, yo no tengo pasta de apóstol ni de mesías. No tengo condiciones de mártir, soy un luchador social que cumple una tarea que el pueblo me ha dado. Pero que lo entiendan aquellos que quieren retrotraer la historia y desconocer la voluntad mayoritaria de Chile; sin tener carne de mártir, no daré un paso atrás. Que lo sepan, que lo oigan, que se lo graben profundamente: dejaré La Moneda cuando cumpla el mandato que el pueblo me diera, defenderé esta revolución chilena y defenderé el gobierno porque es el mandato que el pueblo me ha entregado. No tengo otra alternativa. Sólo acribillándome a balazos podrán impedir la voluntad que es hacer cumplir el programa del pueblo. Si me asesinan, el pueblo seguirá su ruta, seguirá el camino con la diferencia quizás que las cosas serán mucho más duras, mucho más violentas, porque será una lección objetiva muy clara para las masas de que esta gente no se detiene ante nada.

Yo tenía contabilizada esta posibilidad, no la ofrezco ni la facilito.

El proceso social no va a desaparecer porque desaparece un dirigente. Podrá demorarse, podrá prolongarse, pero a la postre no podrá detenerse.

Compañeros, permanezcan atentos a las informaciones en sus sitios de trabajo, que el compañero Presidente no abandonará a su pueblo ni su sitio de trabajo. Permaneceré aquí en La Moneda inclusive a costa de mi propia vida.

9:03 A.M. Radio Magallanes

En estos momentos pasan los aviones. Es posible que nos acribillen. Pero que sepan que aquí estamos, por lo menos con nuestro ejemplo, que en este país hay hombres que saben cumplir con la obligación que tienen. Yo lo haré por mandato del pueblo y por mandato conciente de un Presidente que tiene la dignidad del cargo entregado por su pueblo en elecciones libres y democráticas.

En nombre de los más sagrados intereses del pueblo, en nombre de la patria, los llamo a ustedes para decirles que tengan fe. La historia no se detiene ni con la represión ni con el crimen. Esta es una etapa que será superada. Este es un momento duro y difícil: es posible que nos aplasten. Pero el mañana será del pueblo, será de los trabajadores. La humanidad avanza para la conquista de una vida mejor.

Pagaré con mi vida la defensa de los principios que son caros a esta patria. Caerá un baldón sobre aquellos que han vulnerado sus compromisos, faltando a su palabra… roto la doctrina de las Fuerzas Armadas.

El pueblo debe estar alerta y vigilante. No debe dejarse provocar, ni debe dejarse masacrar, pero también debe defender sus conquistas. Debe defender el derecho a construir con su esfuerzo una vida digna y mejor.

9:10 A.M. Radio Magallanes

Seguramente, ésta será la última oportunidad en que pueda dirigirme a ustedes. La Fuerza Aérea ha bombardeado las torres de radio Portales y radio Corporación. Mis palabras no tienen amargura sino decepción. Que sean ellas un castigo moral para quienes han traicionado el juramento que hicieron: soldados de Chile, comandantes en jefe titulares, el almirante Merino, que se ha auto designado comandante de la Armada, más el señor Mendoza, general rastrero que sólo ayer manifestara su fidelidad y lealtad al Gobierno, y que también se ha autodenominado Director general de carabineros. Ante estos hechos sólo me cabe decir a los trabajadores: ¡Yo no voy a renunciar!

Colocado en un tránsito histórico, pagaré con mi vida la lealtad al pueblo. Y les digo que tengo la certeza de que la semilla que hemos entregado a la conciencia digna de miles y miles de chilenos, no podrá ser segada definitivamente. Tienen la fuerza, podrán avasallarnos, pero no se detienen los procesos sociales ni con el crimen ni con la fuerza. La historia es nuestra y la hacen los pueblos.

Trabajadores de mi patria: quiero agradecerles la lealtad que siempre tuvieron, la confianza que depositaron en un hombre que sólo fue intérprete de grandes anhelos de justicia, que empeñó su palabra en que respetaría la Constitución y la ley, y así lo hizo. En este momento definitivo, el último en que yo pueda dirigirme a ustedes, quiero que aprovechen la lección: el capital foráneo, el imperialismo, unidos a la reacción creó el clima para que las Fuerzas Armadas rompieran su tradición, la que les enseñara el general Schneider y reafirmara el comandante Araya, víctimas del mismo sector social que hoy estará en sus casas esperando con mano ajena, reconquistar el poder para seguir defendiendo sus granjerías y sus privilegios.

Me dirijo a ustedes, sobre todo a la modesta mujer de nuestra tierra, a la campesina que creyó en nosotros, a la obrera que trabajó más, a la madre que supo de nuestra preocupación por los niños. Me dirijo a los profesionales de la patria, a los profesionales patriotas que siguieron trabajando contra la sedición auspiciada por los colegios profesionales, colegios de clases que defendieron también las ventajas de una sociedad capitalista.

Me dirijo a la juventud, a aquellos que cantaron y entregaron su alegría y su espíritu de lucha. Me dirijo al hombre de Chile, al obrero, al campesino, al intelectual, a aquellos que serán perseguidos, porque en nuestro país el fascismo ya estuvo hace muchas horas presente; en los atentados terroristas, volando los puentes, cortando las vías férreas, destruyendo los oleoductos y los gaseoductos, frente al silencio de quienes tenían la obligación de proceder.

Estaban comprometidos. La historia los juzgará.

Seguramente Radio Magallanes será acallada y el metal tranquilo de mi voz no llegará a ustedes. No importa. La seguirán oyendo. Siempre estaré junto a ustedes. Por lo menos mi recuerdo será el de un hombre digno que fue leal con la patria.

El pueblo debe defenderse, pero no sacrificarse. El pueblo no debe dejarse arrasar ni acribillar, pero tampoco puede humillarse.

Trabajadores de mi patria, tengo fe en Chile y su destino. Superarán otros hombres este momento gris y amargo en el que la traición pretende imponerse. Sigan ustedes sabiendo que, mucho más temprano que tarde, de nuevo se abrirán las grandes alamedas por donde pase el hombre libre, para construir una sociedad mejor.

¡Viva Chile! ¡Viva el pueblo! ¡Vivan los trabajadores!

Estas son mis últimas palabras y tengo la certeza de que mi sacrificio no será en vano, tengo la certeza de que, por lo menos, será una lección moral que castigará la felonía, la cobardía y la traición.

Las ONG’s alertaron a la ONU que no existe crisis humanitaria en Venezuela

por FUNDALATIN

Respaldando informe de Experto Independiente de la ONU sobre Venezuela

(Ginebra, 10/09/18) La Fundación Latinoamericana por los Derechos Humanos y el Desarrollo Social (FUNDALATIN) participa en el 39 período de sesión del Consejo de Derechos Humanos de la Organización de Naciones Unidas, donde el día de hoy fue presentado el Informe del Experto Independiente de la ONU sobre la promoción de un orden internacional democrático y equitativo, Alfred De Zayas, quien estuvo de visita en  Venezuela del 26 de noviembre al 4 de diciembre de 2017.

La Presidenta de FUNDALATIN, María Eugenia Russian respaldó lo que el Experto Independiente señala en su informe acerca de que en Venezuela no existe una crisis humanitaria. “Compartimos la alerta de este experto de la ONU que ha podido constatar que el tema de la crisis humanitaria es un término técnico que está siendo empleado indebida e irresponsablemente –a través de intensa campaña mediática- como pretexto para justificar una intervención militar en Venezuela”.

Explicó que como lo menciona el informe, es fundamental estudiar las causas de la crisis económica en Venezuela, como el bloqueo financiero y las sanciones impuestas al país, que están incidiendo directa e indirectamente en la escasez de alimentos, medicamentos como insulina, antirretrovirales, y pueden considerarse como crímenes de lesa humanidad, que solo buscan causar sufrimiento y muerte en la población venezolana.

Russian afirmó que “en Venezuela existe un modelo de derechos humanos que ha permitido erradicar la pobreza, garantizar la educación, salud, vivienda, trabajo, seguridad social, entre otros derechos, que es referencia en muchas regiones del mundo”.

“No se puede hablar de crisis humanitaria en un país que ha asignado 2 millones de viviendas, en el que no se ha cerrado ni una sola universidad, ni pública ni privada, en el que se han entregado el 100% de pensiones a los adultos mayores”, sentenció.

Indico que una de las peticiones que harán al Consejo de Derechos Humanos y sus procedimientos especiales es que se preserve la imparcialidad, la ética y la objetividad cuando se aborden los temas sobre Venezuela, erradicando cualquier práctica que pretenda hacer uso de los derechos humanos con fines políticos.

La Presidenta de FUNDALATIN, María Eugenia Russian, agradeció el trabajo del experto independiente y destaco que durante su visita al país se reunió y escucho a todos los sectores de la sociedad, reflejando de manera objetiva la realidad de Venezuela.

“Este informe muestra lo que realmente sucede en Venezuela, el Experto Independiente de la ONU se basó en información científica y sustentada en evidencias, lo cual contrasta con las falsas premisas y la poca rigurosidad que ha caracterizado a los informes del Alto Comisionado de la ONU para los Derechos Humanos, el Sr. Zeid Ra’ad Al Hussein, quien acaba de culminar su mandato”, explico la representante de la ONG.

Asimismo, la Presidente de esta organización agradeció que el experto independiente haya tomado en cuenta la información proporcionada por FUNDALATIN que tiene 40 años de trabajo en la defensa de los derechos humanos en el país suramericano. Condenando la intimidación sistemática generada por algunas ONG aliadas a partidos políticos de la oposición venezolana contra la labor del experto independiente.

FUNDALATIN es una organización venezolana, reconocida con Estatus Consultivo Especial en el Consejo Económico y Social (Ecosoc) de la Organización de las Naciones Unidas ONU desde el año 2015, y desde el 2005 se encuentra debidamente acreditada ante la Organización de Estados Americanos (OEA).

La trayectoria de FUNDALATIN, permitió que en el año 1987 fuese reconocida con el premio “Mensajero de la Paz” que otorga la Organización de las Naciones Unidas.

Il nostro 11 settembre

L'immagine può contenere: testodi Rete di Solidarietà Caracas ChiAma

«Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa della irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli».

Segretario di stato statunitense Henry Kissinger prima del bombardamento del Cile e del colpo di stato di Pinochet a proposito della elezione di Salvador Allende in #Cile.

Il nostro 11 settembre.

Pa’ Lares con doña Isabelita

por Rafael Cancel Miranda

Doña Isabel Rosado Morales, doña Isabelita, usted es Lares, usted es Jayuya, usted es la Patria. Sabemos que usted se hizo Nacionalista como reacción al abuso cometido en la Masacre de Ponce el 21 de marzo de 1937.

Recuerdo el Grito de Lares de 1995 cuando en mis manos cayó el comunicado de Filiberto Ojeda Ríos, en el que anunciaba que regresaba al clandestinaje. Decidí leerlo en la tribuna. Cayó una pequeña lluvia y se me mojaron los espejuelos. Al no poder seguir leyendo, moví la vista por la tribuna buscando a alguien para que siguiera leyendo. Hasta que la vi. Ahí paré de buscar, le hice una señal para que se acercara y le pregunté si podía seguir leyendo el comunicado de Filiberto. Inmediatamente empezó a leer y al finalizar gritó a viva voz ¡Viva la lucha armada! Me sonreí pues eso no estaba en el comunicado.

Durante una actividad en Nueva York fui testigo cuando una señora se le acercó, la abrazó y le dio la gracias por haberle enseñado a leer y escribir cuando ambas estuvieron presas en una cárcel en Puerto Rico. Y qué decir de su ternura para con los niños y niñas.

Nunca olvidaré la última vez que nos vimos, doña Isabelita. Usted ya había cumplido 107 años de edad y estaba recluida en un hospital en Fajardo. Estaba en su lecho de muerte. Fui a visitarla con mi esposa y mi hijo y cuando llegó el momento de despedirnos, uno de nosotros entonó La Borinqueña. Todos alzamos el puño y usted trató de levantar el suyo. Apoyó el codo de su frágil brazo en la almohada y lo logró. Esa fue la última vez que la vi. Dos días después se nos fue.

Voy para Lares y usted irá conmigo pues la llevaré en mi pensamiento. ¡Gracias, doña Isabelita!

(VIDEO) Chávez Radical: Las comunas deben convertirse en un sistema unificado nacional

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El 11 de junio de 2009, el Comandante Chávez presentó la primera edición de su programa televisado Aló Presidente Teórico, en medio de un contexto determinado por la crisis económica que se cernía sobre Venezuela y que la Revolución logró sortear gracias a las medidas revolucionarias que el Comandante orientara oportunamente. Este día, el Teatro Teresa Carreño reunió a un nutrido grupo de activistas de Consejos Comunales de todo el país, quienes asistían a un formidable diálogo encabezado por el Comandante, que ofreció un gigantesco arsenal de profundas y valiosísimas reflexiones sobre el Poder Popular y su rol protagónico en la construcción del Socialismo. En este episodio de Chávez Radical, seleccionamos un conjunto de disertaciones, que de la mano del libro ¿Cómo es la comuna popular?, de Chu Li y Tien Chieh Yun, y del texto de Antonio Aponte “Elevar lo local” de la columna “Un grano de maíz”, el Comandante trazó el devenir del Poder Popular, que una vez constituido en Consejos Comunales, empezaba en 2009 a mostrar los primeros rasgos de la comuna como forma de agregación. Para el Comandante era fundamental empezar a edificar un sistema que le permitiera a las organizaciones sociales gestadas en Revolución procurarse el gobierno de toda la patria, como requisito fundamental en la transición hacia el Socialismo: “De aquí a 20 años las comunas nuestras deben ser esto, deben haberse convertido en un sistema unificado nacional”. De igual forma, el Comandante exhortó vehementemente sobre la necesidad de repensar la organización popular para trascender el carácter local que caracteriza a este tipo de organizaciones, y sentenciaba: “La Revolución debe, so pena de perecer, de ser capturada, modificar radicalmente la visión del mundo propia del capitalismo, debe emprender acciones que reconstruyan el tejido social, y para esto es principalísimo elevar lo local al nivel universal. Establecer relaciones políticas, sociales, económicas, organizativas y espirituales desde la base hasta el nivel nacional -desde el núcleo, diría yo, desde la célula hasta todo el nivel nacional”.

¡Nuestra causa es justa, el enemigo será derrotado, la Victoria será nuestra!

L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi e spazio all'apertopor Isaac Márquez

El 11 de mayo estuve presente en calidad de reportero grafico acreditado en mi anterior trabajo en una agencia de noticias para cubrir la celebración con motivo del 4° aniversario de la proclamación de la República Popular de Donetsk en el Estadio Olímpico de la ciudad capital de esta tierra del Donbass.

Me tocó estar cerca del campo de juego donde se hizo una magnifica presentación artística y ver y oír que los presentadores anunciaron al Jefe de la República Popular de Donetsk, Aleksander Vladimirovich Zkharchenko.

Yo, desde que comenzó el proceso y la defensa del Donbass contra la junta ukronazi, siempre tuve buena apreciación en lo político y militar a nuestro comandante en jefe, sin duda era la autoridad por mérito de nuestra República. Su perdida, producto de un cobarde acto terrorista, así como lo que hicieron con nuestros comandantes Givi, Mozgovoy y Motorola, me dolieron bastantes, pero con esos métodos no podrán ni ahora ni nunca poner al pueblo del Donbass de rodillas!

Las fotos que tome ese día del evento y ahora viéndolas más detenidamente me hace pensar mucho no solo en la persona de Aleksander Vladimirovich y su asesinato, sino también de como las circunstancias de la vida te llevan a distintas direcciones. Esta sensación la sentí también cuando supe del asesinato de Motorola, el asesinato de Givi y la muerte del Comandante Chávez. A ellos los pude ver, estar de pie en el mismo suelo que pisaba y por sobretodo en que luchábamos en contra de distintos enemigos pero financiados por el imperialismo yankee.

Nuestra lucha es justa, nuestra causa también y hay que estar vigilantes, nuestros enemigos de la junta ukronazi y los enemigos de la autodeterminación de los pueblos utilizan los métodos más sucios-asesinatos, arrestos y torturas, pero estos no puede quebrantar nuestra voluntad para resistir. Lo que la escoria criminal lacaya proyankee no logró contra el Presidente Nicolás Maduro lo hizo de forma cobarde a Aleksander Zakharchenko.

El recuerdo de Aleksander Vladimirovich Zakharchenko quedará para siempre en mi mente y corazón, así como lo están lo de Givi, Motorola, Chávez y el Che, para la lucha, para la autodeterminación de nuestros pueblos, por el internacionalismo, el antifascismo y el antiimperialismo.

¡Nuestra causa es justa, el enemigo será derrotado, la Victoria será nuestra!
¡Hasta la Victoria final, siempre!
¡Venceremos!
¡Memoria Eterna a ti, Batya!

Moscú, domingo 9 de septiembre de 2018.

#Zakharchenko #Захарченко #Zajarchenko #HugoChavez

Fin del contrabando de gasolina hacia Colombia, repercusiones en el precio de la cocaína en EEUU

Risultati immagini per marcha PSUVpor Luis Salazar

José Vicente Rangel, comunicador y analista político, en un excelente artículo: “Atacará Colombia” (https://www.aporrea.org/tiburon/a268428.html), alerta al mundo sobre la agresión que se cierne sobre el país. Tomando el material de José Vicente, analizaremos el impacto que tendrá sobre la economía colombiana, el fin del contrabando de gasolina hacia este país, el cual le cuesta a Venezuela, más diez y seis mil millones de dólares anuales (16000 M/$) en cifras conservadoras, así como las repercusiones en la producción de cocaína y su impacto en el mercado de los EE.UU, con sus más de cincuenta millones de adictos. Dado que, al cortar el suministro de gasolina desde Venezuela, tendrán que pagar la gasolina a precios internacionales lo que repercutirá en el precio de la droga en el mercado norteamericano.

Revisemos algunos datos sobre la producción de cocaína en Colombia, según la oficina de Políticas Nacional para el Control de Drogas en Estados Unidos (Ondcp, siglas en ingles), las hectáreas sembradas de cocaína en Colombia, aumentaron en un once por ciento (11 %), pasando de ciento ochenta y ocho mil (188 000) en el año 2016 a doscientas nueve mil (209 000) en el año 2017, simultáneamente se incrementa la producción de pasta de coca en un diecinueve por ciento (19%), pasando de setecientas setenta y dos (772 T/M) toneladas métricas en el año 2016 a novecientas veinte y uno (921 T/M) en el año 2017. Vallamos a la producción en concreto: Un (1) kilogramo de pasta de coca requiere diez galones de gasolina (10), lo que equivale a treinta y siete punto ocho litros (37.8 L/G), se estima que Colombia en el año 2017 demando treinta y cuatro millones de litros de gasolina (34.000000 M/L), para producir la pasta de coca, en su mayoría robados a Venezuela. (datos MisionVerdad.com)

Como ya citamos, las pérdidas para Venezuela, por el contrabando de combustible superan los diez y seis mil millones de dólares anuales, si las reservas internacionales del país se estiman ocho mil ochocientos millones de dólares (8800 M/$), calibremos la magnitud del robo. David Paravicini experto petrolero venezolano, estima que el contrabando de gasolina a Colombia, podría estar en cuarenta y cinco mil barriles diarios (45.000 B/D), que al llegar a Colombia es legalizado por las empresas: Vetra, PacificRubiales, Petromag, Dalema y EcoPatrol, con legislación expresa de las autoridades del país vecino.

Colombia tiene siete departamentos (estados) que colindan con Venezuela a saber: Guajira, César, Norte de Santander, Boyaca, Arauca, Vichada y Guania, podemos detenernos en el Norte de Santander donde se encuentra la ciudad de “Cucuta”, donde toda la vida económica y social depende de la relación delictual con Venezuela, todo tipo de contrabando, cambio monetario, y demás delitos asociados, solo los llamados “pimpinero” se estima que más de doce mil (12 000) familias viven de este negocio legalizado por la administración de Álvaro Uribe con las llamadas cooperativas.

Podríamos estimar en más de cuarenta, los municipios colombianos viven de la relación incestuosa con Venezuela, en palabras del presidente Nicolás Maduro el país podría estar cargando con más de diez y seis millones de colombianos (16 000 0000), casi un tercio de la población del país vecino y si le sumamos los cinco millones y medio (5 500 M/H) que viven en Venezuela, (los cuales gozan de todos los beneficios y políticas sociales), estamos en presencia de un caso único en la historia de la humanidad. Toda esta situación es la resultante de políticas elaboradas por la oligarquía colombiana para evadir sus responsabilidades y descargarlas sobre Venezuela, aprovechándose de la extensión geográfica fronteriza, dos mil doscientos kilometro (2200 KM/2), junto a las debilidades y corruptelas del Estado Venezolano.

Analicemos superficialmente lo que podría ser, el impacto del aumento del precio de la cocaína en el mercado norteamericano con sus cincuenta millones de adictos (cifra estimada), en el informe de la DEA (Agencia Nacional Antidrogas) del año 2017, señala a Colombia como principal fuente de cocaína para EE.UU, en el documento titulado: “Estimaciones de la Amenaza de las Drogas 2016” (NDTA siglas en ingles), estimando que lo seguirá siendo por los años venideros. Por su parte la Oficina de las Naciones Unidas contra la Droga y el Deleito (ONUDC siglas en inglés), señala que en América del Norte habitan el cuarenta por ciento (40%) de los consumidores de droga del mundo, esta dependencia calcula el valor del mercado mundial de cocaína en ochenta y ocho millones de dólares (88 M/$) a cien millones de dólares (100 M/$) anuales, de los cuales treinta y siete millones de dólares (37 M/$) son aportados por el mercado estadounidense, con un consumo de ciento cincuenta y siete (157 T/M) toneladas métricas para el año 2009. Por su parte la Comisión Interamericana para el Control del Abuso de Drogas (CICAD siglas en inglés) señala que el cincuenta por ciento (50%), de los consumidores de cocaína del mundo y el setenta y cinco por ciento (75%) de la región se encuentran en EE.UU. (estas cifras son relativas, por la manipulación y ocultamiento del aparato mediático-comunicacional del imperio).

Con estos datos se puede proyectar el tamaño y magnitud del mercado de la cocaína, solo en EE.UU, sin analizar el mercado Europeo en el cual también incursiona la droga colombiana, las repercusiones económicas y políticas se pierden de vista, así que no es casual el magnicidio frustrado contra: nuestro presidente Nicolás Maduro, la primera dama, todo el alto mando militar y demás poderes del Estado, más el cuerpo diplomático acreditado en el país. No es descabellada la acusación del presidente Maduro de la participación del aparato industrial-militar de Colombia (comprobado) y del departamento de Estado norteamericano. La conspiración contra Venezuela y su revolución está más que justificada a la luz de los interese que trastoca el fin del contrabando de gasolina hacia Colombia y su repercusión en el mercado de la droga a nivel internacional.

Si le sumamos que Colombia solo tiene reservas de petróleo para cuatro años, y su modus operandi es el saqueo de Venezuela, la cual tiene reservas para cien años, el cuadro se nos esclarece. Los gobiernos que hacen coro contra nuestra patria, (Grupo de Lima), lo hacen bajo el ofrecimiento de participar en el robo y obtener su parte del botín, no solo de petróleo, sino de: gas, oro, coltán y demás recursos naturales de nuestra patria.

La destrucción de Estado-Nación como ocurrió en la hermana república de Libia está planteado contra Venezuela, alertamos a los Pueblos libres del mundo a toda la humanidad, sobre esta amenaza de las fuerzas oscuras del imperio y el gran capital. La Patria de Simón Bolívar y Hugo Chávez esta erguida junto a su presidente Nicolás Maduro y no permitiremos hollar el sagrado suelo de la patria, ya derrotamos un imperio y sabremos derrotar al segundo.

Conoce a tu enemigo

Risultati immagini per marcha PSUVpor Luis Britto García 

brittoluis@gmail.com

Estamos en una guerra múltiple, económica, no convencional, de cuarta o quinta generación, cuyos actores nos declaran amenaza inusual y extraordinaria, nos bloquean fondos y suministros, nos calumnian en los monopolios mediáticos, intentan cercarnos diplomáticamente y condenarnos en organismos internacionales, aniquilan el signo monetario, subsidian a nuestros enemigos internos, atentan contra la vida del Presidente y realizan maniobras militares intimidatorias. ¿Quiénes la hacen, y qué hacer con respecto a ellos?

Agresor privilegiado es el gobierno -no el pueblo- de Estados Unidos. Entonces, no tiene explicación que sus ciudadanos no requieran visa para visitarnos, que las empresas estadounidenses no paguen impuestos en Venezuela en virtud de los infames Tratados contra la Doble Tributación, que gocen de privilegios tales como créditos, exenciones tributarias, contratos que nos prohíben subirles los impuestos y asignaciones preferentes de recursos naturales en virtud de la vergonzosa Ley de Promoción y Protección de Inversiones Extranjeras.

Agresores constantes son gobierno y oligarquía –que no el pueblo- de Colombia. Dicho lo cual, resulta inexplicable que nuestra frontera con ella sea permeable hasta la inexistencia, que 40% de cuanto producimos o exportamos se vaya por ella; que los convenios cambiarios hayan permitido una bicicleta cambiaria de compra de bolívares con pesos colombianos que son convertidos en dólares para comprar más bolívares con los cuales repetir el procedimiento, que mantengamos el Acuerdo de Cartagena, Tratado de Libre Comercio con un país que a su vez tiene otro con Estados Unidos, y que en virtud de ello gocen de balanza comercial con Venezuela favorable en casi 5.000 millones de dólares.

Agresor en la Guerra a Muerte contra Venezuela es el oligopolio de empresas que malversaron cataratas de dólares preferenciales, acaparan y esconden bienes y destruyen el bolívar aplicando a capricho el cambio del dólar paralelo. Es ilógico que las autoridades no hayan publicado sus nombres y delitos. Es como si dijéramos, “El enemigo nos está matando, pero no te voy a decir quién es, no sea que le hagas daño”.

En fin ¿Son enemigos o amigos los cómplices de tales políticas?

Dormir con el enemigo puede producir el sueño eterno.

¿Intervención militar en Venezuela? ¡No por ahora!

Immagine correlatapor Néstor Francia

Es correcto mantener el alerta amarilla comunicacional contra la posibilidad de una intervención militar foránea en Venezuela ordenada por Estados Unidos, así como extremar las medidas de preparación de la guerra del pueblo contra cualquier invasor extranjero. De allí a pretender que la invasión a nuestro país es inminente hay un buen trecho. No lo es, y vamos a teorizar sobre el por qué.


Por supuesto que existen los planes de intervención militar directa en nuestro país, eso no es de ahora. El Plan Balboa, que apunta a una guerra de invasión del occidente de Venezuela, existe desde 2001. Mucho más reciente es el Plan Venezuela Freedom-2, que se puso en plena ejecución a principios de 2016, después que el chavismo perdiera ampliamente las elecciones parlamentarias del año anterior. El desarrollo de este último plan es importante para el análisis.


Lo primero que debemos proponer es que la imagen de un Trump poderoso, decidido a todo y dispuesto a imponerse al mundo contra viento y marea no se corresponde con la realidad. El extremismo fascista que representa Donald Trump se encuentra absolutamente a la defensiva, más allá de sus permanentes bravuconadas que son consecuencia de su debilidad: es un perro que ladra mucho y muerde poco. Todas las ofensivas  recientes del imperialismo norteamericano han concluido en fracasos. En Ucrania, los pro-rusos se quedaron con la mejor parte. En Siria, los rusos se les metieron por los palos e hicieron más fuerte al gobierno de Al Assad, Irán se ha impuesto sobre todas las sanciones y manipulaciones, Corea del Norte sentó a Trump a dialogar en los predios del continente asiático mientras obtiene éxitos diplomáticos, acercándose a Corea del Sur y recomponiendo su relación con China. Rusia y China han respondido con precisión y contundencia todas las acciones de guerra comercial que ha tratado de impulsar el gobierno yanqui. Los principales socios europeos del imperialismo no esconden sus diferencias con las políticas de Trump y las inconformidades han sido expresadas por gobiernos tan importantes como los de Alemania, Inglaterra y Francia. 

En cuanto a América Latina, las corrientes neoliberales aliadas a Estados Unidos que han obtenido victorias, no han podido dar estabilidad política a sus países ni evitar que las fuerzas progresistas se hagan dueñas de la calle, como en Argentina y Brasil. Gobiernos nacionalistas como los de Bolivia, Nicaragua y Venezuela han resistido con éxito todas las agresiones del imperialismo, mientras que en México, otro gran país americano, las fuerzas del progreso se llevaron la victoria electoral presidencial. Las tendencias progresistas siguen siendo poderosas en todo el continente, y apuntan a nuevas y relevantes victorias en el futuro cercano.


El escenario global es, pues, completamente desfavorable a los Estados Unidos y no parece, al menos por ahora, que esté en capacidad de lanzarse a una aventura incierta en Venezuela, donde encontraría una resistencia armada denodada de las fuerzas patrióticas.


Pero además, a lo interno los planes imperialistas han sufrido inmensos contratiempos que alejan aun más la posibilidad de una incursión militar imperial inmediata, bien sea por mano propia o por agente interpuesto, como podría ser Colombia o alguna coalición multinacional ¿Qué paso con los avances de la operación Venezuela Freedom-2? Como he dicho, este plan de agresión entró en fase plenamente ofensiva a principios de 2016. El documento, firmado por el jefe del Comando Sur, Almirante Kurt W. Tidd, asentaba que la evaluación negativa que se hacía del gobierno de Maduro para aquel momento había sido “confirmada por los últimos acontecimientos, situación que en el transcurso de 2015-2016 ha empeorado ostensiblemente, debilitando aún más la administración de Maduro, siendo uno de sus resultados la pérdida de apoyo electoral reflejado el 6 de Diciembre pasado (se refiere a 2015)”. El imperialismo vio llegado el momento de afincarse y acabar con el Gobierno Bolivariano. Todos los elementos que configuraban la puesta en marcha de aquella ofensiva se pusieron en juego. Veamos, resumidamente, como lo dejaba en claro el mencionado documento: 


“La derrota en las elecciones y la descomposición interna del régimen populista y anti-norteamericano recoge el impacto exitoso de nuestras políticas impulsadas con fuerzas aliadas en la región en la fase 1 de esta operación, entre las que destacan:


a) Poner en evidencia el carácter autoritario y violador de los derechos humanos del gobierno de Maduro.


b) Empleo del mecanismo de la Orden Ejecutiva (EXECUTIVE ORDER) como parte de una estrategia que puede justificar el desarrollo de nuestra política…


c) Aislamiento internacional y descalificación como sistema democrático, ya que no respeta la autonomía y la separación de poderes.


d) Generación de un clima propicio para la aplicación de la Carta Democrática de la OEA.


Todas estas acciones fueron adelantadas por el imperialismo, con un objetivo específico:


“Colocar en la agenda la premisa de la crisis humanitaria que permita una intervención con apoyo de organismos multilaterales, incluyendo la ONU”.

 

Hay un asunto de extremada importancia en esta panorámica: el imperialismo sobreestimó la victoria de la derecha en las parlamentarias de 2015, lo cual generó una absoluta distorsión de sus estrategias. Leamos: “…los factores democráticos han aprovechado estas circunstancias para crecer como fuerza a pesar de las rivalidades y desunión en sus filas, ya que se mueven en su seno diferentes intereses y puntos de vista. Sin embargo, nuestra intervención oportuna ha permitido delinear un camino para una salida rápida del régimen. Si bien se está enarbolando el camino pacífico, legal y electoral, ha crecido la convicción de que es necesario presionar con movilizaciones de calle, buscando fijar y paralizar a importantes contingentes militares que tendrán que ser dedicados a mantener el orden interno y seguridad del gobierno, situación que se hará insostenible en la medida en que se desaten múltiples conflictos y presiones de todo tipo”. En ese contexto hay que insertar el fenómeno de las guarimbas del primer semestre de 2017, como parte importante de la operación Venezuela Freedom-2.

 

Ya en aquel momento, el imperialismo no contemplaba una intervención armada directa en Venezuela como primera opción, sino que confiaba en la capacidad de la MUD, con todo el apoyo imperial, para dar al traste con el gobierno de Maduro: “Con los factores políticos de la MUD hemos venido acordando una agenda común, que incluye un escenario abrupto que puede combinar acciones callejeras y el empleo dosificado de la violencia armada. Por supuesto, hay que seguir impulsando como cobertura el referéndum o la enmienda que se apoya en el texto constitucional y que sirve para censar, movilizar y organizar una masa crítica para la confrontación. Por eso, también hay que enarbolar los artículos 333 y al 350 que legitiman la rebelión. Es indispensable destacar que la responsabilidad en la elaboración, planeación y ejecución parcial (sobre todo en esta fase-2) de la Operación Venezuela Freedom-2 en los actuales momentos descansa en nuestro comando, pero el impulso de los conflictos y la generación de los diferentes escenarios es tarea de las fuerzas aliadas de la MUD involucradas en el Plan, por eso nosotros no asumiremos el costo de una intervención armada en Venezuela, sino que emplearemos los diversos recursos y medios para que la oposición pueda llevar adelante las políticas para salir de Maduro”. Pues bien, fracasaron en todo esto: “las acciones callejeras y el empleo dosificado de la violencia armada” terminaron en la nada, con el remate de la Asamblea Nacional Constituyente electa el 30 de julio del año pasado. No pudieron concretar el referéndum revocatorio, el pueblo no acudió a los llamados insurreccionales basados en la supuesta aplicación de los artículos 333 y 350, las “fuerzas aliadas” de la MUD, tras repetidas derrotas, se convirtieron en cenizas. Finalmente, Maduro no solo no “salió”, sino que más bien terminó viéndose mucho más fuerte de lo que se veía en 2016. 


Pero también fracasó el juego “institucional” del imperialismo, que se fundamentaría en la actuación de la Asamblea Nacional: “Bajo un enfoque de ‘cerco y asfixia’, también hemos acordado con los socios más cercanos de la MUD, utilizar la Asamblea Nacional como tenaza para obstruir la gobernanza: convocar eventos y movilizaciones, interpelar a los gobernantes, negar créditos, derogar leyes”. Ya todos sabemos lo que pasó: es más bien la Asamblea Nacional dominada por la derecha la que ha terminado cercada y asfixiada por las instituciones controladas por el chavismo.

 

El imperialismo preveía una “fase final” que advendría a mediados de 2016, tal como planteó Henry Ramos Allup desde la AN. Para ello el plan proponía “aplicar las tenazas para asfixiar y paralizar, impidiendo que las fuerzas chavistas se pueden recomponer y reagruparse”. Pero a pesar de todos los esfuerzos del imperialismo y sus aliados criollos, el chavismo no solo se mantuvo unido y se recuperó política y anímicamente de la derrota parlamentaria, sino que además, apenas un año después de la pretendida “fase final”, se mostró victorioso con la exitosa elección de la ANC y en las elecciones posteriores.

 

También fracasó el operativo Venezuela Freedom-2 en su intención de promover la aplicación a Venezuela de la Carta Democrática de la OEA, así como en el propósito de debilitar a la Fuerza Armada Nacional Bolivariana, expresado en el párrafo que asienta: “existe una alta probabilidad de que los mandos identificados con el chavismo duro ofrezcan resistencia, sobre todo en unidades élites que históricamente se han alineado con el régimen. Por eso, hay que sostener el trabajo de debilitar ese liderazgo y anular su capacidad de mando”. Uno a uno se han ido cayendo los planes conspirativos militares y los elementos involucrados en ellos, y la FANB sigue siendo un fuerte bastión de apoyo al chavismo.

 

Y no olvidemos que el Gobierno de Trump se enfrenta a una convulsionada realidad política interna  en Estados Unidos. Transido en medio de una creciente polarización social, con las contradicciones en el seno del gran capital eclosionando cada vez con más fuerza y a las puertas de un proceso electoral “caliente” y con resultados imprevisibles, no hay ambiente propicio para que empiecen a llegar al Norte los ataúdes con los gringos muertos, pues se sabe que en Venezuela va a arder Troya si la planta insolente del extranjero osa hollar el sagrado suelo de la Patria.

 

En esta situación, el imperialismo trata de mantener viva la llama de la agresión contra Venezuela, por medio de las sanciones financieras, la guerra mediática y el sabotaje interno. Ha tratado de prolongar algunos de los métodos propuestos en la operación Venezuela Freedom-2. Uno de ellos expresado taxativamente en el documento del Comando Sur: “Especial interés adquiere, en las actuales circunstancias, posicionar la matriz de que Venezuela entra en una etapa de CRISIS HUMANITARIA por falta de alimentos, agua y medicamentos, hay que continuar con el manejo del escenario donde Venezuela está “cerca del colapso y de implosionar” demandando de la comunidad internacional una intervención humanitaria para mantener la paz y salvar vidas”. Esta matriz ha sido machacada insistentemente por el ejército mediático del imperialismo y sus aliados, y por múltiples actores alineados con esas políticas, pero se ha perfilado como inoperante, sobre todo ante el fracaso de los otros elementos que hemos señalado. La matriz de “crisis humanitaria” tiende a debilitarse, por más que ahora trata de ser reforzada con la matriz de “crisis migratoria”.

 

Ante el fracaso del operativo Venezuela Freedom-2 y la extinción de la MUD, a lo cual hay que añadir el aborto del engendro con el cual se pretendió sustituirla, el autodenominado “Frente Amplio Venezuela Libre”, el imperialismo se ha quedado mocho de su brazo político interno, la derecha fracasada, minimizada, atomizada y acéfala. Solo con una acción violenta distorsionadora del escenario de estabilidad y paz que hay en Venezuela, se podría generar una conmoción social interna que revitalice las posibilidades de intervención multilateral previstas en el operativo Venezuela Freedom-2, y aun así no es seguro que lo logren, ante la fortaleza y la coherencia interna del chavismo. Es en esa línea que se produjo otro fracaso de los enemigos de la Patria: el fallido magnicidio del 4 de agosto.

 

Por supuesto, el imperialismo se mantiene y se mantendrá activo contra Venezuela y se cierne sobre nosotros el peligro del terrorismo desatado para intentar alcanzar lo que no han podido por otros medios. 

 

Pareciera que la ofensiva político-mediática actual tiene como objetivos, por una parte mantener vivo de algún modo el ánimo de una masa opositora devastada, desmoralizada y desmovilizada, con la resignación rubricada con su incursión en las colas para sacar el Carnet de la Patria; por otro lado, continuar a la espera de alguna chispa que incendie la pradera de la conmoción social interna.

 

Como me gusta decir, en política no hay nada escrito, así que cuando planteamos la improbabilidad inmediata de una intervención armada en Venezuela, nos referimos al escenario que prevalece hoy, reafirmado con las audaces e innovadoras medidas económicas del Gobierno Bolivariano. Pero de todas formas, de cualquier malla sale un ratón, así que hacemos bien en dormir con un ojo abierto y otro cerrado, pero es casi seguro que este año pasemos una Navidad en sana paz ¿Y después? ¡Vamos a ver pa’ ver!

 

NOTA: unos pocos se tomaron a mal mi artículo “¡Muerte a los pensionados!”, creyendo que de verdad yo estaba atacando a los viejos. Ese es el problema del sarcasmo, que linda en una frontera peligrosa. Yo quiero consolarme pensando en lo que dijo Oscar Wilde: “Sarcasmo: la forma más baja de humor pero la más alta expresión de ingenio”.

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