(VIDEO) Marinella Correggia: No pudieron destruir Siria


Entrevista Conflicto en Siria Política Venezuela

Marinella Correggia: No pudieron destruir Siria

Viernes 15 de marzo de 2019 | 15:00 hrs

En entrevista par teleSUR, la periodista Marinella Correggia ofreció un análisis sobre los daños ocasionados durante los ocho años que ha durado la guerra en Siria, el papel de los grupos terroristas, los miles de muertos y heridos y el desplazamiento de personas que huyeron de la violencia, recordando también los casos de Libia, Irak, Afganistán y Yugoslavia. Correggia habló del papel de actores nacionales e internacionales que contribuyeron a la agresión y a la manipulación de la realidad, armando un círculo vicioso para armar una narrativa en torno a un dictador que masacraba a su pueblo. teleSUR

Fare di tutto per sostenere il Venezuela

L'immagine può contenere: 2 persone, testodi Monica Perugini 

Partire dall’Europa per Caracas è diventata un’impresa. Tutto torna ed emerge chiara la volontà di scatenare la guerra contro il Venezuela, isolandolo e rendendolo irraggiungibile dalla solidarietà internazionale e dai rapporti commerciali.

Dopo le esplicite dichiarazioni di aggressione espresse dagli Usa che puntano alle riserve petrolifere e minerarie ed allo squallido comportamento europeo, diviene impellente che si alzi la voce a favore del popolo Venezuelano e della Rivoluzione Bolivariana che, pur soffrendo, si oppone alla dittatura imperialista, ribadendo come il presidente Maduro sia stato legittimamente eletto, piaccia o meno a chi vuole invadere il paese per derubarlo e devastare lo stato sociale costruito da Chávez in poi.

Faremo di tutto per far pervenire ai nostri compagni di Caracas, Valencia e S. Antonio i medicinali indispensabili di cui hanno bisogno e che a causa delle sanzioni, non riescono ad acquistare.

Faremo di tutto per sostenere la resistenza di un popolo che si oppone ai potentati, ai veri padroni del mondo, rivendicano il diritto alla indipendenza politica, che contrastano il rischio che si replichi l’esperimento libico in America latina.

Questa è la vera lotta da far propria senza infingimenti, infatti, non ci sarà nessun clima respirabile, città vivibile, lavoro salubre, commercio sostenibile se non si combatteranno i responsabili conosciuti di tale imbarbarimento sociale. Per questo chi oggi vuole una società giusta e vivibile, deve stare dalla parte della Rivoluzione Bolivariana. Per quanto ci riguarda, stiamo facendo di tutto per far giungere a destinazione i medicinali già imballati e invitiamo i compagni, chi solidarizza, ovunque si trovi, e a qualunque formazione politica aderisca, a raccoglierne altri.

Coi compagni Venezuelani, stiamo organizzando un’altra spedizione e vi invitiamo ad aderire e diffondere la necessità della solidarietà internazionalista.

Infoline: 0039 331 794 3447

La resilienza politica in una grave emergenza materiale

di Marinella Correggia

Caracas.- La penuria di acqua (il latte di Madre Terra come lo chiama il filosofo della Bolivia ed ex ministro David Choquehuanca, ora segretario dell’Alleanza Alba) fa passare in secondo piano quello che era il primo pensiero dei venezuelani: acquisire a prezzi abbordabili gli alimenti e i prodotti che non essendo essenzialissimi non sono distribuiti a prezzi ultra-sovvenzionati. Le persone si organizzano anche negli strascichi del black out – che peraltro continua in vari quartieri della città e del paese e che fa pendant appunto con i rubinetti a secco.

Resilienza più politica che tecnica

Va detto che la resilienza dei cittadini venezuelani è innanzitutto politica. Lunedì (altro giorno feriale per via del non funzionamento del metrò e dei problemi di luce e acqua), la Radio nazionale del Venezuela (Rnv) trasmetteva da piazza Bolivar sia i messaggi e i tweet di cittadini da vari luoghi del paese che tutti contenti annunciavano il ritorno della luce dopo l’apagón (come chiamavano a Cuba negli anni 1990 i lunghi periodi senza corrente elettrica), sia l’esortazione del ministro dell’educazione Aristóbulo Istúriz Almeida. Parlando da un ennesimo raduno a Miraflores (sede della presidenza della Repubblica), ha esortato «i 54 movimenti che formano il Congresso dei popoli a formare il Movimento per la difesa e la protezione dei servizi pubblici, e a mobilitarsi nelle piazze in permanenza, un atto fondamentale in questo picco». Non c’è che la strada, direbbe Giorgio Gaber.

Le bugie dell’opposizione sulla causa dell’apagón e un venditore di caffè ambulante

Il signor Luis vive nel sobborgo Pastora ma con la moglie vende caffè la mattina al suo banchetto davanti a una chiesa bianca, vicino alla metro La Hoyada. Oltre a essere l’unico a offrire un caffè buono ed economico (anche se è aumentato da 100 a 150), e a portare da casa oltre ai thermos le tazze non usa e getta (ne hanno circa 50, poi tornano a casa a lavarle), è una persona che sa un’infinità di cose perché, come dice la moglie, «non ha Internet ma legge, legge, legge» (e guarda i programmi televisivi culturali e politici). A casa loro adesso hanno la luce ma non l’acqua, problema della pompa. Gli chiedo: «Questo black out, il più importante forse in un paese non povero, secondo alcune reti sociali sarebbe dovuto non al sabotaggio cibernetico ma a un incendio forestale arrivato fino alla centrale idroelettrica di Guri…». Scuote la testa: «Che idiozia propagandista! Sono saltate in successione varie centrali, non solo Guri che è la più grande e la terza al mondo, alimentata dal fiume Caranì. Quindi assurdo. Purtroppo i giovani credono alle reti sociali… Anche qua, non si informano, non sentono le due campane, vanno per partito preso». Purtroppo tutto il mondo è paese. Comunque malgrado l’emergenza, la situazione è tranquillissima, come mai? «Perché chi nel 1989 era già in questo mondo – io c’ero avendo ora 54 anni -, non può dimenticare il cacelorazo, la protesta che portò a una strage incredibile, i corpi ammassati con le escavatrici in un’area chiamata La Peste. Allora i socialisti non c’erano ancora, c’era o Acción democrática del presidente in carica o la destra. Io votavo per la prima, ma quel presidente si macchiò di una repressione inusitata. Da allora i venezuelani ripudiano la violenza!» Salvo i guarimberos dell’opposizione, nel 2014 e nel 2017… «Già, allora uccisero un mio zio, di 67 anni. Ma erano appunto giovani con tendenze da Rambo, fomentati da interessi esterni».

Coda per l’acqua alla Candelaria, autobotti per i barrios

Al quartiere centrale della Candelaria, zona del metrò fra Bellas Artes e Carabobo, ecco una lunga coda con caratteristici bidoni azzurrini di plastica per la raccolta di acqua, circa 20 litri di capienza ciascuno. A una signora truccata chiedo: «È per l’acqua da bere? Quanto costa?» «Sì vendono acqua filtrata, ieri era a mille bolivares, oggi non so…». «Ma perché comprarla se si può far bollire?» «Beh, noi qui alla Candelaria non abbiamo acqua del rubinetto mai» (nemmeno per i dieci minuti nei quali l’acqua arriva – almeno fino a oggi… – razionata e programmata nella cisterna del palazzo di Attilio, vicino alla stazione Socorro).

Comunque, ad ascoltare la Rnv, sono tutti mobilitati, c’è un’emergenza idrica ed elettrica totale nei quartieri poveri, dove si sta distribuendo l’acqua con camion. Ci dice Yoselina Guevara, insegnante: «Lo stesso ministro dell’eco-socialismo Herick Rangel doveva andare in Kenya, ma è rimasto qua, si trova nel parco – il Parco del Este – nel quale si raccoglie l’acqua per distribuirla».

Perché è fondamentale lottare per il Venezuela Bolivariano

L'immagine può contenere: 6 persone, persone che sorridonodi Monica Perugini 

Insieme a 400 persone siamo bloccati a Madrid. Iberia, infatti, per motivi politici, in contrasto con il governo venezuelano, ci ha comunicato, dopo due giorni di proteste, che non vola per Caracas. Purtuttavia continua a vendere i biglietti per il Venezuela e, bloccando i passeggeri a Madrid, non effettua rimborsi giacché parte della tratta dai paesi di origine, è già stata effettuata.

Il boicottaggio dunque è evidente. La Spagna governata dai socialisti si accoda al boicottaggio scatenato dagli Usa che intendono, di fatto, sequestrare un paese in casa propria ed impedire la solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana. Abbiamo recuperato il carico di medicinali che i nostri compagni venezuelani aspettano a S. Antonio, Caracas e Valencia. Ad ulteriore sostegno delle nostre convinzioni politiche, abbiamo constatato personalmente cos’è la guerra commerciale ed economica scatenata contro un paese che si rifiuta di accettare il sistema capitalistico e lavora per una società socialista, retta dai principi dell’eguaglianza e della giustizia sociale che redistribuisce la ricchezza derivante dalla vendita di petrolio, diamanti, coltan e minerali alla popolazione, costruendo un sistema scolastico, sanitario e servizi accessibili a tutti.

Dimostrare che il socialismo è ancor a possibile è impresa necessaria in un mondo dominato dal denaro e quando ti accorgi di persona che il soldo non serve solo per comprare il necessario ed il superfluo ma viene usato per escludere, isolare, emarginare dalla rete della solidarietà un intero popolo che si è accorto bene cosa vorrebbe dire avere come governanti yankee ed europei senza scrupoli, l’imperativo di proseguire l’impegno diviene impellente.

Parlando con i Venezuelani qui con noi a Madrid, persone di diversa estrazione sociale, musicisti dell’orchestra Simón Bolívar, atleti della nazionale, madri che sono andate a trovare i figli all’estero, abbiamo capito come sia forte l’attaccamento ad una nazione che vuole resistere a tutti costi ad attacchi senza precedenti nella storia sferrati dall’aggressione imperialista ai paese non allineati. Per questo occorre stare con il Venezuela di Maduro, presidente legittimamente eletto, con la Rivoluzione Bolivariana, con la prospettiva seria, consapevole, condivisa da vaste popolazioni che un domani migliore è possibile.

Rompere l’isolamento, continuando ad aiutare, oltre a firmare, fare concreta solidarietà. Aiuteremo così anche noi stessi.

Intervista a Ernesto Wong Maestre: un cubano a Caracas

di Marinella Correggia

Caracas.- Un professore cubano a Caracas sulle relazioni internazionali del Venezuela e sulla contingenza, fra ultimatum falliti, black out criminali, visite internazionali

Non è successo nulla, alla fine, lo scorso 23 febbraio, data dell’ultimatum imposto per la consegna degli «aiuti umanitari». E non è stato benefico per l’opposizione golpista nemmeno l’attacco cibernetico elettromagnetico che ha messo fuori uso la centrale idroelettrica di Guri, nello Stato Bolivar, provocando un black-out nazionale durato oltre tre giorni in quasi tutto il paese. Anzi, il New York Times proprio in questi giorni, probabilmente in funzione anti-Trump, «ricostruisce» quello che le tivù venezuelane avevano già verificato sul campo, alla frontiera con la Colombia: i famosissimi camion «umanitari» sono stati incendiati dall’opposizione.

L’arrivo di Michelle Bachelet, Commissaria Onu per i diritti umani, dovrebbe completare il quadro. Prima di lei, l’OHCHR fece un pessimo rapporto sul Venezuela, nel 2017, post-guarimbas, incontrando solo l’opposizione a Panamà. Un cambiamento, dunque, questa visita.

Il professore cubano Ernesto Wong (insegna diritto internazionale pubblico) vive in Venezuela da molti anni ed è fondatore dell’associazione Trisol (Tricontinental de las relaciones internacionales y de la solidaridad). Parla della «ricerca della pace da parte del Venezuela e del popolo chavista che ha vinto 22 elezioni», ma «se gli Usa proveranno ad attaccare militarmente, il Venezuela e i suoi alleati internazionali daranno una risposta solida».

In Occidente si è detto a lungo che il Venezuela è isolato…
Quanti sono i paesi del mondo? La comunità internazionale conta 193 paesi, e solo poco più di venti si sono schierati con gli Usa e il loro autoproclamato Juan Guaidó. Gli altri o hanno manifestato appoggio al presidente Nicolas Maduro o hanno evitato di schierarsi. È importante che non si alleino agli Usa nel progetto di aggredire il paese.

E l’Unione europea?
Ha manifestato livelli di ingerenza, ma a un livello ben diverso da Trump. E non sono tutti i paesi europei: non c’è stata una posizione comune, come invece fecero su Cuba per molti anni. Con il Venezuela no, perché hanno molti interessi qui, e hanno anche contrasti con gli Stati uniti, così non li assecondano. Ma le popolazioni sono coscienti di quello che accade, sempre più esprimono il rifiuto di questa ingerenza.

A proposito di alleanze internazionali: l’Alba (Alleanza bolivariana per la nostra America), promossa nel 2004 da Hugo Chávez e da Fidel Castro, va avanti, malgrado l’abbandono dell’Ecuador?
Sì, l’Alba-Tcp (Trattato di commercio fra i popoli) continua, ci sono diversi progetti. Ad esempio Cuba offre servizi medici agli altri paesi. Bolivia, un paese importante in questa Alleanza, ha il maggiore indice di crescita in America latina, e più che alleato è un fratello del Venezuela, anche per la comune storia di liberazione. Il Nicaragua ha una partecipazione diretta con l’Alba, soprattutto con i prodotti agricoli. E ci sono molte relazioni fra i popoli. Nella Scuola latinoamericana di medicina si sono diplomati oltre 200 medici boliviani, del Nicaragua, e dei paesi dei Caraibi che fanno parte dell’Alba o di Petrocaribe: un altro progetto nato dall’Alba che permette ai paesi dell’area di ricevere petrolio a condizioni molto favorevoli, un altro progetto internazionale che Trump voleva far cadere, secondo le sue dichiarazioni del 2018. Poi ovviamente Cuba è un caso speciale nell’Alba. In Venezuela ci sono oltre 40.000 tecnici cubani, 20.000 nel settore della salute, con i servizi medici, e 20.000 in diverse aree dell’educazione e della formazione. Tutti hanno detto che in caso di aggressione rimarranno a partecipare alla difesa del paese. Si stanno facendo passi avanti importanti nel campo dell’agricoltura e anche dell’esercito.

E gli altri partner o alleati?
Sono potenti: la Cina ha grandi investimenti con buoni livelli di interscambio a termini favorevoli, bassi interessi e periodi di grazia. Sta investendo molto. La Russia è coinvolta anche nell’area della difesa militare. Nel campo della medicina è importante anche l’India.

Cuba esporta farmaci al Venezuela? Si invoca sempre la scarsità di farmaci qui, come pretesto per l’aiuto cosiddetto umanitario…
La carenza di medicine a basso prezzo ha a che vedere con il fatto che il governo vede bloccare parte del suo denaro e degli acquisti, quindi può importare di meno. I governi alleati degli Usa partecipano a questo blocco che riguarda i prodotti essenziali ma anche la finanza. Nelle ultime settimane gli Usa hanno trafugato al Venezuela oltre 30.000 milioni di dollari congelati nelle banche Usa, e ora c’è una causa in corso. Cuba in cambio di petrolio manda farmaci a tutti i consultori medici in quantità considerevoli, è un servizio gratuito per tutta la popolazione, su ricetta. Cuba ha offerto anche un campo petrolifero nella parte del Golfo del Messico, la impresa petrolifera pubblica Pdvsa vi partecipa. E raffina petrolio nella raffineria di Cienfuegos, concepita proprio per il petrolio venezuelano, che poi va anche nei paesi dei Caraibi.

Ma la scarsità?
Il problema economico in Venezuela è la guerra dei prezzi e la speculazione. Commercianti e intermediari puntano sulla speculazione, basandosi sul dollaro. Si può ben vedere che in Venezuela i prodotti ci sono, ma a prezzi molto alti, per questo il presidente ha varato diversi progetti. Per esempio la cassa di alimenti sovvenzionati del Clap (Comitati locali per l’approvvigionamento e la produzione), consegnati direttamente nelle case i sei milioni di famiglie. Se la borghesia continuerà a speculare e a fare la guerra economica, il mercato pubblico socialista non potrà che ampliarsi per reazione. Sono anche state avviate catene di negozi Clap, per persone dal reddito medio, con prodotti un po’ meno economici rispetto alla cassa di alimenti essenziali.

E l’aiuto umanitario offerto da Trump?
È una facciata per denigrare il Venezuela. È il 6% di quanto il governo venezuelano distribuisce in un giorno! Alimenti a prezzo molto basso, molto sovvenzionati, offerti anche ai cinque milioni di colombiani, al milione di ecuadoriani, 500.000 boliviani, da tutti i paesi andini. I colombiani, per esempio, hanno ricevuto oltre 230.000 appartamenti della Mision Vivienda, che costruisce e assegna case.

Che cosa significa Alleanza civico-militare di cui tanto si parla?
Il prsidente Chávez ha trasformato la Forza armata bolivariana in una forza del popolo, iniziando prima a integrare i militari nei progetti sociali; in seguito ha fuso le diverse componenti in una sola forza armata nazionale bolivariana, con un solo comando strategico operativo, che dirige tutte le componenti, e poi ha incluso la componente civile, la Milizia nazionale bolivariana di cui fanno parte 2 milioni di persone civili che ricevono addestramento, per la difesa contro l’invasore. L’esercito è monolitico, ha una base sociale popolare. In questi decenni sono entrati nelle Forze armate nei barrios, in Brasile le favelas, qui li chiamano barrios, ed è stata data loro una vita degna. Via via sono stati allontanati gli ufficiali formati nella famigerata Scuola delle Americhe e sono rimasti gli ufficiali patrioti.

E la dipendenza economica dall’estero?
La strategia del presidente Maduro e del governo è creare, come si sta facendo, la base per lo sviluppo integrale della nazione. Non dipendere dal petrolio o da un solo prodotto, ma investire nelle industrie, nell’agricoltura, i quindici motori in diversi settori dell’economia. Il denaro del petrolio per lo sviluppo. Questo richiede alcuni anni: il presidente dice che l’economia si stabilizzerà entro il 2021. Contribuirà anche la nuova moneta, il Petro, supportato non solo dal petrolio ma da molto oro, diamanti, coltan, minerali strategici.

Ma il Petro come si usa?
Quando nacque il Petro, all’inizio furono acquistati 5 miliardi di dollari. La Cina di questi 2 miliardi. Con questa somma, si possono fare interscambi con altri paesi, che vogliano essere pagati in Petro per ciò che possono acquistare in Venezuela.

È un’alternativa al dollaro?
Sì, ma occorre tempo perché si consolidi e l’offerta del Venezuela si ampli con l’industrializzazione.

Aggiornamenti da Caracas sulla guerra cibernetica

L'immagine può contenere: testoda Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana 

Pubblichiamo una nota inviataci da un amico italiano a Caracas al buio.

Domenica 10 marzo 2019

Siamo di nuovo senza corrente, di nuovo al buio. 

Stavolta i “gringos” come li chiamano qui, il lavoro di sabotaggio lo stanno facendo bene.

E sì, perché credere alla barzelletta del guasto, fa amaramente sorridere.

Sembra quando ascoltavamo che l’aereo DC-9 di Ustica era caduto da solo o che Saddam aveva le armi di distruzione di massa.

Stavolta i fatti sono semplici: c’è stato il black out e dopo pochi minuti il senatore statunitense Marco Rubio (per primo al mondo) ne ha dato notizia entrando nei particolari del guasto. Come faceva a saperlo prima ancora del governo venezuelano?

Altri membri dell’amministrazione USA e Guaidó lo hanno scritto chiaro: “la luce torna quando Maduro se ne va”, e la cosa grave è che godono nel vedere i disagi e si fregano le mani se dovessero esserci dei morti.

Il servizio ieri mattina (ora di Caracas) era stato ristabilito al 70%, ma dopo poche ore, un altro attacco cibernetico ha bloccato tutto.

Di nuovo senza corrente, senza segnale ai cellulari, con la metro ferma, i negozi chiusi e senza poter comprare nulla nei pochi chioschi aperti poiché il POS per pagare non funziona.

Voi direte: e perché non pagate coi contanti?

Bella domanda. La risposta è che i contanti non ci sono perché un altro tentacolo della guerra economica e del sabotaggio li ha fatti sparire da tempo trasportando i biglietti in filigrana in Colombia. 

Quei pochi biglietti presenti in tasca sono centesimi, buoni per comprare al massimo qualche litro di benzina, che essendo statale è pressoché gratis.

Il risultato è che chi scrive, giunto a Caracas 6 giorni fa, e affittato un appartamento in un palazzo che grazie a non so quale miracolo ha un generatore elettrico, riesce a comunicare col mondo attraverso il wifi funzionante e riesce ancora a lavarsi.

E sì, perché in moltissimi condomini quando manca la luce non funziona la pompa dell’acqua.

Per il cibo, non potendo eseguire acquisti nei negozi perché sono chiusi e perché i bancomat non funzionano, mi sono dovuto arrangiare con quello che avevo portato per casualità dall’Italia.
2 torroni, comprati in offerta a 1,99 € a febbraio con l’idea di regalarli a Caracas ad alcuni amici venezuelani,
1 scatola di patatine Pringles,
1 pacchetto di biscotti Gentilini,
2 scatolette di tonno Rio Mare che porto in ogni vacanza per emergenza.

Dopo 60 ore di black out il tonno è finito, i torroni sono a metà, le patatine ne mangio non più di 5 per volta non sapendo quanto durerà il problema, i biscotti sono ancora abbastanza. L’acqua, per fortuna, avevo comprato il bottiglione da 5 litri.

Il bello, si fa per dire, è che nemmeno posso comunicare con i miei amici venezuelani, poiché i messaggi whatsapp che invio non arrivano e le 3 compagnie telefoniche sono senza segnale, nessuno di loro ha un’auto.

L'immagine può contenere: bevanda e testoLa domanda che tutti dovrebbero porsi è: ma davvero si può credere alla balla del guasto? 
Quando ero al liceo ricordo che ci insegnarono che gli USA ai tempi della conquista del west per sconfiggere gli indiani avvelenavano i fiumi, uccidevano i bisonti, e davano armi a varie tribù per farle combattere ed indebolire tra di loro.

Sono passati alcuni secoli ma la strategia è la medesima, si cerca di impossessarsi del Venezuela indebolendo il popolo venezuelano e attaccandolo con embargo commerciale, blocco economico, sabotaggi interni, corruzione indotta, diserzione pagata ed attacchi cibernetici.

Vorrei scrivere molte altre cose ma la batteria del cellulare segna 33%, sono le 2 di notte, e sono anche io al buio visto che ieri hanno detto che stanotte avrebbero spento il generatore per una manutenzione.

Le speranze sono 2:

che torni presto la corrente e che il mondo capisca chi è il vero colpevole di questo disagio.

La terza speranza invece non si verificherà: sperare che gli Stati Uniti lascino in pace questo paese smettendola di attaccarlo e sabotarlo manipolando poi le notizie sui media e facendo credere al mondo che la colpa è di Maduro.

Un saluto

(VIDEO) 9mar2019: El Presidente Maduro en la marcha antiimperialista

(VIDEO) Guaidó e la verità sul Venezuela

Bari 13mar2019: La Repubblica Bolivariana del Venezuela sotto assedio

Io, italiano, 24 ore al buio di Caracas

L'immagine può contenere: testoda Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana 

Forse per chi vive in Italia non è ben chiara la portata di cosa è successo ieri in Venezuela.

Un paese intero è rimasto al buio per circa 24 ore.

Chiunque, in casa, sa cosa vuol dire togliere la corrente un’ora quando i vicini fanno i lavori nel condominio.

Provate ora ad immaginare che tutte le metropoli italiane restino al buio per 20 ore (e oltre).

I cellulari smettono di funzionare, tv, computer, metropolitane, treni, ascensori, frigoriferi, aria condizionata, riscaldamenti, scaldabagni, strumenti elettrici per aerosol, pressione, cuore… tutto inutilizzabile.

Chi sta tornando a casa dal lavoro, chi vuole sapere dove sta il figlio, la moglie, il padre… tutto impossibile.

Oggi senza cellulari la vita si ferma.

Dovete considerare che in Venezuela la percentuale di chi possiede un’auto privata è bassa, le persone si muovono con i mezzi pubblici, e comunque, per chi ha un’auto, i distributori di benzina funzionano con l’elettricità: fermi anche loro.

Il black out è avvenuto alle 17:30, quando la gente sta per tornare a casa dal lavoro, poco prima del tramonto, in metro, in treno.

Tutto ciò è stato impossibile per centinaia di migliaia di persone ed oltre a questo era impossibile comunicare con la famiglia o poiché i cellulari non funzionavano o perché le batterie erano scariche o per assenza di segnale o per assenza di wifi o per tutte queste cose contemporaneamente.

Dalle finestre, vedevamo in strada, nel buio (alle 18:30 tramonta), migliaia di persone che a Caracas, che non è la città più tranquilla del mondo, tornavano a casa a piedi, molti di loro erano a oltre 10 km di distanza da casa, la mappa di Caracas si sviluppa in lunghezza, ai piedi di una montagna.
Eppure nonostante ciò non si sono segnalati fatti di criminalità, furti, saccheggi, omicidi: niente.
La gente ha capito cosa stava succedendo.

Aggiungiamo che in molti, dopo aver dormito al lavoro per impossibilità a tornare a casa, l’indomani, non sapendo cosa stava succedendo nel paese, hanno preferito andare a piedi fuori al Palazzo Presidenziale piuttosto che a casa per accertarsi che al Presidente non fosse successo nulla. Questo è difendere una Rivoluzione!

Non giriamo intorno al problema, non ci tappiamo gli occhi, chi ha causato il problema?
Il black out è stato causato da un attacco cibernetico al SISTEMA DI CONTROLLO AUTOMATIZZATO, alla “spina dorsale” come si dice in gergo, della centrale idroelettrica del fiume Guri, che rifornisce con energia pulita l’80% del paese.

Gli Stati Uniti, e purtroppo molti media servili, perché questo è il nome esatto per chi viene meno al dovere di informare, hanno subito dato la colpa alla assenza di manutenzione.
Ma qui nessuno è cieco, ed i fatti parlano chiaro.

Marco Rubio, il senatore USA che da anni spinge per la caduta di Maduro, pochi minuti dopo che il black out si era verificato, è stato il primo al mondo a segnalarlo, indicando esattamente cosa fosse avvenuto, quante regioni del paese erano state danneggiate e che i generatori di emergenza non potevano entrare in funzione.

Come faceva a saperlo se neanche il governo, il ministro, i media, ne erano al corrente?
Di lì a pochissimi minuti, altri tweet di Guaidó annunciavano che “la luce sarebbe tornata solamente quando l’usurpatore se ne sarebbe andato”.

Altri esponenti statunitensi hanno iniziato a twittare che gli ospedali sarebbero andati incontro ad una “emergenza umanitaria” con centinaia di morti (sempre quella è la loro ossessione: causare morti).

Però gli è andata male, non sapevano che un piano speciale del presidente Maduro nei mesi scorsi aveva dotato tutti i principali ospedali di un sistema di generatori elettrici autonomi, difatti non si è registrato neanche un decesso relativo al black out.

Ora, a 36 ore dall’accaduto quale è la situazione?

Ora qui sono le 4:16 del mattino, dalla finestra di un piano alto di Caracas vediamo molte zone illuminate ma altre ancora al buio.

Se può interessare come dato, circa la metà delle persone che conosciamo non ha ancora riacquistato l’uso del cellulare e non riusciamo a contattarle.

Il danno è stato grande, ma NON è avvenuto ciò che gli USA speravano. Nel paese abbiamo avuto zero caos, zero assalti ai negozi, zero proteste in strada, zero violenza.

L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, testoAl momento del black out eravamo in un centro commerciale, come tutti i centri commerciali è frequentato da una maggioranza di gente benestante ed ovviamente bianca ed oppositrice.
Eravamo in un negozio di cellulari e tutti i presenti, vedendo andar via la corrente, hanno iniziato ad ironizzare su Maduro, e sulle inefficienze del governo burlandosi della Rivoluzione. La solita barzelletta che qualsiasi problema avviene nel paese è colpa del Governo, come se l’embargo non esistesse.

Nessuno di loro immaginava cosa stesse per succedere.

Ieri, quando la corrente cominciava a tornare dopo oltre 20 ore di buio, c’è capitato di parlare con alcuni oppositori di Maduro, il loro stato d’animo era ben diverso.

Erano arrabbiati anche con Guaidó, poiché avevano visto che mentre loro erano al buio i ricchi di Caracas erano nei ristoranti di lusso della città che hanno generatore privato.

In molti si sono accorti che se gli Stati Uniti causano un black out, i danni sono per tutti: chavisti e non chavisti.

E la stessa cosa avverrebbe in caso di invasione, le bombe non distinguono tra chavista e non chavista.

Oggi ci sarà la programmata manifestazione anti imperialista. 

La risposta sarà di massa per dimostrare che il popolo venezuelano sta con la Rivoluzione e col suo legittimo presidente Nicolás Maduro.

Da Caracas
9 marzo 2019 ora locale 4:15

(Riproduzione consentita citando gentilmente la fonte)

(VIDEO) Giù le mani dal Venezuela!

_

Qui il video completo della diretta streaming dell’evento del 5 marzo 2019 a Napoli con il Venezuela Bolivariano.

 

Un 5 marzo a Caracas

di Marinella Correggia

Il 5 marzo, sesto anniversario della morte di Hugo Chávez e ultimo giorno di Carnevale, le persone in coda nell’area collinare 23 enero per salutare il loro presidente defunto al Cuartel de la Montaña (1) o a passeggiare con bambini mascherati da Carnevale non sembravano pensare nemmeno lontanamente al golpista di ritorno, Juan Guaidó.

Guaidó? Arrivato ma non pervenuto

Se avessero potuto leggere quanto scriveva il Corriere della sera sul ritorno dell’eroe dei due mondi (quello occidentale e quello dei governi satelliti latinoamericani), questi venezuelani avrebbero chiesto al giornalista Rocco Cotroneo, corrispondente da Rio de Jaineiro: «Scusa ma dov’è la feroce dittatura, visto quel che scrivi, e cioè che questo tipo torna qui, incontra i giornalisti, fa comizi in piazza? A proposito ci dici quale piazza che non la vediamo?»

Seduta su un muretto con un gruppo di poeti per diletto vicino a piazza Bolivar, la nutrizionista Chelia (in realtà ha un nome impossibile che perfino suo marito ha faticato a imparare: Greselidas, nome russo, «i miei erano comunisti») sorride: «L’autoproclamato? Lasciamolo cuocere nella sua salsa», mentre Maria Milagros, padre del Molise, aggiunge: «Devo fare una piccola opera teatrale su questa storia surreale». Poi appunto chiedono: «Vedi che guerra? Vedi come combattiamo fra
noi? Vedi come ci opprimono?».

Una guardia bolivariana loquace e informata sul mondo

Dalla piazza vicina, musica, giochi per i bambini, danze, voci, schifezze alimentari (caramelle, zucchero filato coloratissimo) offerte da ambulanti, un signore scrive intento su una grossa agenda, e quasi nessuno fotografa, né meno che mai passa l’indice sullo smartphone.

Dei social, del resto, parlava male Alfonzo, una guardia bolivariana la mattina, sulla stessa piazza, discorrendo del mondo per mezz’ora – con una passante sconosciuta -, con la competenza che molti venezuelani dimostrano: effetto della biblioteca basica tematica inventata da Chávez e ora in tempo di penuria di carta proseguita con i libri usati? Effetto della radio? Di una tivù pubblica che certo trasmette discorsi dei politici ma anche molta informazione?). Diceva la guardia addetta ai monumenti, mentre dava informazioni a questo e quello su come arrivare a omaggiare Chávez: «Internet ha condannato la Libia». Anche per lui, il ritorno di Guaidó non è centrale. Ma non gli farete niente? «Eh, qui abbiamo scarcerato dopo pochi giorni anche i guarimberos che avevano appiccato il fuoco a servizi pubblici, e già si dichiaravano perseguitati… qui si parla di dialogo, paz…». 

Non condivide questa politica che molti trovano lassista? Non risponde e passa a parlare dei poveri gringos negli Usa che sono «i più malati del mondo, per come mangiano, per i debiti che hanno». Ma ne ha anche per i venezuelani «abituati alla città, il governo dava crediti per lavorare in agricoltura e magari si comprovano la macchina, il petrolio ha deformato l’economia», e soprattutto per i giovani, che vede un po’ persi, anche loro per via di Internet: «Fanno figli a 17 anni, e sono ancora bambini!» Salva invece l’assenza di xenofobia: «Qui accogliamo tutti. Dall’Europa distrutta dalle guerre, o gli armeni vittime degli Ottomani…. E vada a vedere il quartiere dei tedeschi…». Ma questi stranieri, sono pro o contro il governo? «In genere sono per se stessi». Giulio Santosuosso, matematico ed editore italiano, spiega le virtù del meticciato così evidente in Venezuela e che, se non preserva dal razzismo dei bianchi che colpì anche Chávez, relega però la loro posizione fossile a una infima minoranza piuttosto arroccata. «Ma quando iniziai a insegnare qui all’università, venti anni prima di Chávez, i docenti erano tutti bianchi e gli studenti in maggioranza anche.»

Discorrendo di nutrizione alternativa, indipendenza alimentare e Fidel/Chávez Passa un cane di quartiere, razza mista standard, beige scuro pelo raso: non ne abbiamo visti di mal messi come in Italia, come è possibile? E Chelia spiega: «Sono nutrizionista e per indicare lo stato alimentare di un luogo si usa l’indice perro: quando i cani di strada sono malconci, è indicativo…»

Nutrizionista? Benissimo! Risponde alla domanda su dove si trovano orti urbani e su perché certi non funzionano, storie di piccoli poteri e negligenze. Inizia uno scambio di buone pratiche collettive e individuali di indipendenza alimentare (essiccazione e orto sul lavello – i germogli – compresi): una conditio sine qua non di resilienza e resistenza che qui a causa della monocoltura petrolifera è stata abbandonata. In pochi – malgrado perfino la tivù ne parli (il Canal 8 dicono), per ora usano prodotti naturali ed economici come la moringa, che Fidel usava e Chávez no («non si curava, non riposava, era stressato, mangiava solo dolci», noto comfort food). Maximo dice: «Ho riassunto un testo interessante di Dipak Chopra, Cuerpo sin edad y mente sin tiempo, ve lo posso mandare» (non ha internet a casa, il suo sito utopiahora.gimdo.com non è aggiornato da mesi…).

La moringa cresce bene qui, «è molto nutriente, utile per varie patologie, solo che non la trasformiamo, manca questo passaggio». Ma l’ipeinflazione ha indotto cambiamenti? «Un po’ sì, c’è chi si ingegna a far da sé in casa a partire dalle materie prime.» Il punto debole è che l’ortofrutta, alimento importante, costa… «Dovremmo produrne di più, con il petrolio hanno abbandonato le campagne malgrado gli incentivi degli ultimi due decenni» dice Maximo. Maria Milagro dice: «C’era l’abitudine di comprare nei porti» (un’espressione per dire che si importava tutto), «mangiavamo mele…con tutti gli alimenti che qui crescono benissimo, mio papà quando mangiò avocado, il burro verde, per la prima volta non riusciva a smettere!» Viene in mente Thomas Sankara in Burkina Faso, e il suo motto sul produrre quel che si consuma e viceversa: «Non abbiamo bisogno delle vostre mele, mangeremo i nostri manghi!» Chelia dice anche che l’obesità è un po’ diminuita. Virtù della penuria, nella quale un lecca lecca venduto da un ambulante costa quanto un’intera cassa di prodotti sovvenzionati distribuita mensilmente a sei milioni di famiglie!

Ligia dice che però il razionamento dell’acqua le pesa, Maria Milagro osserva: «in Italia siete abituati a risparmiare risorse» (beh, non ci conosce!), «qui si consuma così tanta acqua che non si fa in tempo a depurarla, non devi bere quella del rubinetto senza farla bollire!». Troppo comodo però aprire il grifo e riempire la borraccia! La nutrizionista poi consiglia: «Se vai a Barquisimeto, chiedi della pietra tinajero, gli indigeni la usavano per depurare l’acqua! E’ una pietra porosa tipo la pomice con la quale è fatto il mio filtro di casa».

E la spazzatura prodotta, è diminuita? Avevo sentito del 40%… Però tutti questi sacchetti sottili sottili di plastica… Con tante soluzioni durevoli… «Hai ragione, cerchiamo di diffondere anche queste. Vieni il 9 marzo, abbiamo il Bazar poetico con oggetti di riciclaggio e per non far rifiuti all’Eje del Buen vivir». Un parco bellissimo, dove a caro prezzo (per gli stipendi venezuelani decurtati dall’inflazione) c’è chi beve succhi di frutta e chi una birra.

In un paese desertico ben diverso da questo rigoglioso, la rivoluzione troppo breve degli anni 1980 in Burkina Faso assumeva questa regola: «Il miglio deve servire prima all’alimentazione che alla birra, perché tutti devono mangiare tutti i giorni. Se proprio avanza, si farà la birra, con il miglio locale però». Il sorriso di Sankara è rimasto, da uno dei poster che campeggiano nel parco, a ricordare la recente Assemblea dei popoli tenutasi a Caracas alla fine di febbraio.

(1) È stato impossibile entrare al Cuartel, malgrado la coda, con la signora Amelia la quale diceva: «Per quella morte ho pianto giorni. Il giorno prima lui si congedò da mia sorella…». Ah, lo conosceva? «Non direttamente: lo sognò». Sono riusciti a entrare perché registratisi per tempo un gruppo di militanti della comune de Sucre, come Noris Herrera, che si occupa di produzione tessile. Da visitare.

https://twitter.com/liberazioni/status/1103135945208070146

#Venezuela: l’aspirante golpista #Guaido torna tranquillo come una pasqua in Venezuela, incontra stampa e fan: lo dice il Corriere della Sera. Feroce dittatura? In Italia un golpista sarebbe in carcere!

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Planetasperger

sindrome de asperger u otros WordPress.com weblog

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

www.logicaecologica.es/

Noticias saludables

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: