Mafie agrarie contro il popolo contadino: chi vincerà?

Immagine correlataIntervista a Heber Montilla

7Lug2019.- Nell’aprile 2018, il Presidente Maduro si è pronunciato a favore della lotta dei contadini, in risposta allo sfratto e alle detenzioni nella proprietà “La Magdalena” nello stato di Merida.

“Credo alle parole di un contadino e non a quelle di un burocrate”, ha detto il Presidente.

La settimana scorsa, poco più di un anno dopo il discorso del presidente Maduro, l’ufficio stampa della Corrente Rivoluzionaria Bolivar e Zamora ha parlato con Heber Montilla, leader contadino e coordinatore della Corrente a Sur Del Lago.

Come è cambiata la situazione della lotta per la terra a Sur del Lago, a partire da questa dichiarazione?

La situazione è cambiata molto. C’era preoccupazione, dal momento che Maduro è arrivato al governo, perché si pronunciasse a favore della lotta dei contadini, come ha fatto il presidente Chávez, attraverso “Aló presidente”, da dove ha lanciato la lotta contro il latifondo. Prima che Maduro si pronunciasse a favore dei contadini, c’erano settori della Guardia Nazionale Bolivariana, del SEBIN, del CICPC, dei settori delle forze pubbliche dello Stato, che si prestavano a reprimere i contadini. Insieme a Maduro sono intervenuti anche il Procuratore Generale della Repubblica, la Corte Suprema di Giustizia e il ministro della Difesa. Le forze di sicurezza dello Stato non si prestavano più a queste situazioni di repressione.

I proprietari terrieri, incapaci di contare sulle forze di sicurezza, hanno iniziato ad assumere gruppi armati di sicari. Sono iniziate le minacce e le violenze contro le famiglie contadine.

Ora, stanno usando i tribunali, per intimidire i capi dei contadini. Vengono minacciati di prigione, di subire dei processi. Le corti agrarie della zona vanno sul posto, insieme con l’ufficio del pubblico ministero e la difesa, a intimidire. Andatevene o vi mettiamo in prigione, dicono loro. Questo, in aggiunta alle minacce di violenza, che hanno vissuto l’anno scorso.

Quest’azione combinata di violenza e funzionari corrotti sono le modalità di funzionamento delle mafie agrarie. Chi compone queste mafie?

Non è un allevatore isolato, che assume qualcuno. È una rete, che opera nelle diverse proprietà, che sono in fase di recupero. È composta da tribunali, giudici, pubblici ministeri, alcuni funzionari dell’INTI nazionale e regionale. Gli allevatori sono quelli che assumono, pagano e gestiscono queste mafie. Sono gestite con pagamenti in dollari. Queste mafie hanno pure cercato di comprare i leader contadini.

Gli hanno offerto fino a 10 mila dollari, camion, auto, fattorie, perché questi leader abbandonassero la lotta o la svuotassero di significato. Ci sono alcuni settori contadini che si sono prestati a queste mafie.

Quando i sedicenti leader contadini si pronunciano a favore dei soliti noti nei mass-media e nei social network, si stanno adoperando a favore di queste mafie. Nella guerra contro il latifondo ci sono due attori: il contadino e i proprietari terrieri.

Loro, come proprietari terrieri, sono organizzati, si coordinano, fanno piani. Usano gli stessi metodi nelle diverse fattorie. Ad esempio, il giudice Carmen Rosales non agisce in una singola proprietà ma si adopera in diverse fattorie, dove i contadini stanno recuperando la terra. Lei sentenzia sempre a favore di questi soliti noti. È un ingranaggio di queste mafie. Non appena sono attivati gli interventi da parte dell’Istituto Nazionale Agrario, lei interviene con misure di protezione alla produzione (inesistente) di quei soliti noti, senza nemmeno andare a ispezionare le proprietà. Senza frapporre difficoltà nell’ufficio del tribunale, sottoscrive le protezioni per il bestiame del padrone di casa. Ma quando i contadini vanno a chiedere la protezione dei loro raccolti, perché ciò che vale per il tacchino, dovrebbe valere anche alla femmina del tacchino, no, non si può fare, non esiste.

Sostengono che non abbiamo documentazione di proprietà sulla terra. Ma la legge sulla terra dice che ciò che è decisivo è la produzione, perché la proprietà delle terre non è dei soliti noti, è dello Stato.

Nel caso di Montecarlo, queste mafie hanno fatto pervenire a costei una dichiarazione di fattoria produttiva, attraverso l’INTI e attraverso la corte agraria, ignorando la situazione delle 84 famiglie, che vivono e piantano in quella fattoria. Questo solito noto ha due protezioni, la corte agraria e l’INTI, mentre la fattoria che costui possiede è totalmente improduttiva. Ciò che è produttivo, sono le terre che i contadini lavorano, il 75% della terra. Questo solito noto ha tentato di comprare i leader contadini ma non ci è riuscito, per cui si è attivato presso la corte agraria e l’INTI. Non c’è motivo di accettare una dichiarazione di fattoria produttiva. V’è qui una contraddizione. Le mafie agrarie usano parte delle istituzioni statali per andare contro il contadino e impedirne l’accesso alla terra.

Nel caso della proprietà di Montecarlo si afferma che la comunità contadina è entrata di fatto e non di diritto sulle terre. Come sta la situazione?

Perché, appunto, in questa lotta si verifica sempre la stessa situazione. Quando la comunità contadina vede una fattoria inattiva, inoltriamo un reclamo all’INTI e aspettiamo un po’ che l’ispezione abbia luogo: mesi, un anno, due anni, per dare la possibilità ai soliti noti di cambiare la situazione di improduttività. A Montecarlo, hanno portato le macchine, dopo che l’INTI li ha avvertiti. E hanno mobilitato bestiame da altre fattorie, per essere in grado di passare l’ispezione ma non per mettere a produzione le terre.

Il bestiame che portavano aveva ferri segnati diversamente. I ferri per segnare il bestiame sono registrati in base a quale fattoria e proprietario appartengono. Se, all’atto dell’ispezione, questi ferri sono esaminati, viene dimostrato che sono venuti da un’altra fattoria, come dice la legge. Invece, cosa succede lì? Quelle stesse mafie agrarie, dopo che sono state fatte le denunce, chiamano i proprietari terrieri, per avvertirli che stanno andando a ispezionarli. E danno loro un preavviso di tempo ma questo non è rispettato, perché fa parte del gioco che fanno queste mafie.

La comunità contadina ha persino denunciato che le macchine funzionavano di notte e non permettevano alle persone di dormire. Al momento della denuncia, avevano solo 37 capi di bestiame.

Più tardi hanno portato il bestiame ma senza la capacità di alimentarlo, le mangiatoie non sono preparate, tagliano anche l’erba in modo che non possano mangiare. Dunque, il bestiame muore e loro incolpano i contadini. Il solito noto Tizio e Caio denuncia presso il tribunale agrario e il giudice apre i fascicoli contro i contadini.

Data questa situazione, le famiglie contadine hanno preso la decisione di entrare per salvare la terra e metterla in produzione. Perché, se quelle terre fossero produttive, dov’è la produzione?

Queste mafie stanno giocando al fallimento della rivoluzione, non producono e poi sono loro a dire che il governo non può garantire la produzione agro-alimentare nel paese. A livello nazionale, il 25% della terra arabile del paese è di proprietà del settore contadino e il restante 75% dei proprietari terrieri. Se hanno la grande maggioranza della terra, dov’è la produzione? Ciò che raggiunge i mercati di Caracas, ad esempio, è la produzione contadina. Sono i contadini che, contro ogni previsione, hanno mantenuto la produzione. I padroni di casa scommettono sul fallimento del governo. Questi proprietari terrieri, in molti casi, non vivono nemmeno nelle fattorie, vivono in grandi città o fuori dal paese. È il contadino e la contadina che lavorano la terra.

Questa settimana, una commissione di contadini del CRBZ e del Fronte Campesino dei Tupamaros è venuta a Caracas, proveniente da Sur del Lago. Chi si è incontrato a Caracas e cosa è stato discusso in quelle riunioni?

Abbiamo avuto udienza all’INTI, all’ufficio del difensore civico e alla vicepresidenza. Perché su Sur del Lago ci sono informazioni sbagliate, queste che chiamiamo mafie generano false informazioni attraverso funzionari locali, per minacciare lo sfratto dei contadini. Conoscendo questa situazione, siamo venuti a Caracas, per parlare con le autorità nazionali.

Per cominciare, siamo stati all’INTI con Alexis Fernández, direttore della Segreteria dell’Ufficio Presidenziale. Abbiamo parlato dello stato dei decreti agrari che mancano, tanto che, in alcuni casi, gli atti di consegna di quei documenti sono stati persino fatti (come accaduto 3 mesi fa) solo attraverso delle foto. La Magdalena, El Trébol, Vista Hermosa, El Carmen, Gavilanes, Montecarlo, lo Zapotal.

Solo El Carmen ha il decreto agrario, a El Trébol è arrivato l’annuncio dell’inizio del riscatto. Nella Magdalena, che è il luogo in cui si sono verificati gli arresti criticati da Maduro, il decreto non è stato ancora consegnato. A Gavilanes, ci sono già stati due atti politici di consegna ma i documenti non sono arrivati.

In ognuna di queste fattorie, ci sono consigli contadini, che si danno da fare e producono. Siamo venuti per parlare di questo problema, perché anche quando lo stato prende la decisione di consegnare la terra ai contadini, queste mafie agricole non permettono che ciò avvenga sulla terra.

Alla vicepresidenza, abbiamo parlato con Maite García del presunto ordine di sfratto nella proprietà di Montecarlo. L’agente del presunto proprietario di questa proprietà, Marlin Sosa, ci ha detto di aver partecipato ai tavoli tecnici che la vicepresidenza dirige e che è stata presa la decisione di sfrattare Montecarlo. Il compagno Maite ha chiarito che in nessun momento è stato proposto uno sfratto a Montecarlo. Dai tavoli di lavoro tecnici è stato previsto un sopralluogo alla proprietà, che non è mai stato fatto, poiché hanno visitato solo la fattoria del solito noto e non la terra messa a produzione dalla comunità contadina. L’ispezione ordinata dalla vicepresidenza di Caracas ha raccomandato di contare quante piante i contadini hanno piantato, qualcosa che non è mai stato fatto.

Presso l’ufficio del difensore civico, abbiamo parlato della situazione della persecuzione giudiziaria, che viene fatta contro i compagni e le compagne. Sono stati presentati espostti, per minacciare i leader di prigione. Il procuratore Jesús Ojeda e il giudice Carmen Rosales sono quelli che compiono queste manovre di intimidazione.

Come continua la lotta per la terra nei diversi campi?

Dovunque, accade la stessa cosa. Le mafie agrarie operano allo stesso modo nelle diverse fattorie.

Minacciano, intimidiscono, processano, impediscono la semina, ci sono silenzi amministrativi, i registri dei riscatti sono in ritardo. Cercano di stancare il contadino.

Da parte nostra, l’idea è di continuare a produrre. Questa è una necessità. Produrre è una necessità, per sopravvivere. Il contadino semina e produce o la sua famiglia non ha da mangiare. Non possiamo attendere un anno o due, per vedere cosa succede coi riscatti. Con tutti questi rischi e minacce, continueremo a produrre. Loro sono parte di quelli che fanno la guerra economica al paese. Noi, per primi, non lasceremo che questa Rivoluzione fallisca. Cercheremo le alternative. E l’alternativa è cercare le terre per produrre e mantenere le nostre famiglie. Questo devono capirlo, i vari funzionari. Il contadino non ha scelta: o produce o muore di fame. O produce e si colloca dal lato della destra. Lo Stato, come governo rivoluzionario, dovrebbe appoggiare i contadini in questa lotta.

Ufficio Stampa Corrente Rivoluzionaria Bolívar y Zamora

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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