“Le Iene” e l’autoproclamato

da Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma” 

Facciamo subito una premessa, chi ieri sera non ha visto la trasmissione de Le Iene non ha perso nulla. Era stata preannunciata come una “intervista al Presidente del Venezuela” ma a quei livelli non si è mai arrivati. Forse perché chi conduceva il servizio, come dice il sito ufficiale, non è giornalista? Ma andiamo per ordine.
I primi 10 minuti sono i peggiori, con la solita mostra di informazio
ni palesemente false, senza MAI dare voce alla controparte o citare fonti certificate, obbligo deontologico di ogni giornalista.

L’unica testimone mostrata nei primi minuti è la modella Mariana Rodriguez nella sua lussuosa casa (!!).

Dopodiché si parte per Caracas… la principale fake news è il controllo dei media da parte di Maduro. È sufficiente accendere una qualsiasi tv in Venezuela per rendersi conto del contrario, solo VTV è a favore di Maduro, gli altri canali sono tutti contro. Per non parlare poi della tv satellitare, a parte TeleSur, anche lì tutti contro Maduro.

Altra colossale bugia, smontata dal New York Times, è che Maduro avrebbe bruciato i cosiddetti aiuti umanitari nei famosi camion.


I giornalisti statunitensi, con video originali, hanno mostrato che a dar fuoco ai TIR furono i teppisti a volto coperto che lanciavano molotov contro la polizia venezuelana. Inoltre, i TIR non conducevano medicinali, come lo stesso New York Times scrive citando proprio chi quei camion li ha allestiti.


Sulla ulteriore balla delle decine di bambini morti in ospedale per il black out ci hanno pensato i medici a dire che non era vero.

Arrivano poi le immagini del buio, della fame e della sete, definite come sempre più gravi, ma per descriverle si usano immagini e testi manipolati. E sì, perché le file per l’acqua mostrate si sono formate solo nei giorni successivi al blackout e non sono una costante venezuelana. Le pompe essendo elettriche è normale che durante il blackout non funzionassero.

Successivamente si mostrano numerosi mini video “fai da te” per descrivere il “disastro Venezuela” e qui si raggiunge il top: tutti i video sono senza fonte, tutti sono presi “dalle reti sociali” dagli influencer o dai siti oppositori di Maduro. Bolsonaro con questa tecnica ha vinto le elezioni in Brasile, decine di milioni di riproduzioni di fake news a valanga invadevano i telefonini. Per una notizia che veniva smontata come palesemente falsa ne venivano lanciate altre 10, anch’esse false. 
Ma davvero questo è il modo di fare giornalismo di Italia 1? Ma davvero queste sono le argomentazioni contro Maduro?

Arriviamo poi al momento clou: entra in scena Guaidó, ripetutamente chiamato “Presidente” dal giovane italiano che si dichiara “emozionato per non aver mai intervistato un presidente”.

La chiacchierata va avanti tra foto di Totti, di Eros Ramazzotti, di Laura Pausini, gli scudetti della Juve e domande su Dio, tra foto di Salvini che indossa una maglietta con Putin e la preghiera di “non mandarci in Italia Maduro dopo che l’avrete esiliato perché abbiamo già abbastanza problemi”.

Sul tema della legittimità di Guaidó-presidente si commettono errori marchiani, come il riferimento fatto all’articolo della Costituzione invocato da Guaidó, ma senza citare l’articolo successivo che lo smentisce.

Questo secondo articolo dice che “in assenza o per destituzione del Presidente, l’incarico viene preso dal vice presidente”. Come se non bastasse, un altro articolo della Costituzione afferma che l’incarico di un eventuale presidente ad interim “deve durare al massimo 30 giorni e deve servire a convocare nuove elezioni, ma oltre i 30 giorni decade”.

Valutando queste ed altre manipolazioni su cifre e dati, anch’essi senza fonti, osservando l’atteggiamento servile dell’intervistatore e il suo spagnolo maccheronico, abbiamo cercato di capire da quanto tempo il ragazzo fosse giornalista, supponendo che se Italia 1 paga un biglietto aereo ed un hotel per registrare una intervista ad un “presidente” lo faccia servendosi di una persona qualificata ed iscritta ad un albo.

Siamo quindi andati sul sito dell’Ordine dei Giornalisti italiani ed abbiamo scoperto due cose.

La prima è che il nome Gaston Zama riportato sul servizio non esiste, il redattore de Le Iene si chiama Giorgio Romiti, chissà perché la necessità di un nome d’arte.

La seconda è che inserendo il nome vero sul sito dell’Ordine dei Giornalisti, il soggetto non appare iscritto in nessun albo su tutto il territorio nazionale: né tra i professionisti né tra i pubblicisti.

Più che di una intervista professionale si è trattato di chiacchierata tra due amici oppositori di Maduro, pubblicizzata invece da giorni come una cosa di altro livello… una chiacchierata coordinata per interessi di immagine e dopo il flop dei piani golpisti.

Anche l’arresto del braccio destro di Guaidó, nei cui telefonini sono state trovate e mostrate le prove inconfutabili del reclutamento di mercenari, è stato raccontato capovolto descrivendo Marrero come una vittima innocente del perfido “dittatore attaccato al trono” (letterale).

Davvero una brutta pagina, l’ennesima, di quello che oggi è l’alleato numero uno del liberismo e delle malefatte internazionali: il falso servizio informativo usato come propaganda per convincere centinaia di milioni di persone.

Di seguito, per chi volesse commentare, riportiamo nel primo link con il post della pagina de le Iene, nel secondo link trovate invece il post del signor Giorgio Romiti alias Gaston Zama, che invita i suoi amici a fargli i complimenti per il suo lavoro.

[Testo e foto riproducibili citando gentilmente la fonte]

 

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