Nella comune socialista, così resiste il chavismo in Venezuela

di Claudia Fanti

CARACAS.- «Dite al mondo che qui non è come riportano, ditelo che non moriamo di fame». È una raccomandazione accorata quella che Escalet Castro rivolge ai delegati dell’Assemblea internazionale dei popoli, in visita a diversi quartieri di Caracas per toccare con mano la reale situazione del paese.

Escalet appartiene alla comune socialista Altos del Lidice, nel distretto La Pastora, abbarbicata a uno dei monti che circondano la capitale, su un terreno scosceso a 1300 metri di altezza su cui, malgrado la difficoltà di accesso all’acqua, gli abitanti riescono anche a seminare ortaggi. Un luogo a partire dal quale diventa più facile comprendere la capacità di resistenza del chavismo, radicata in un tessuto organizzativo fatto di consigli comunali, comuni, comitati di rifornimento e di produzione, mercati comunali, consigli contadini, milizie bolivariane.

LA COMUNE ALTOS DEL LIDICE, in cui vivono 1630 famiglie, comprende sette consigli comunali – lo strumento essenziale di organizzazione popolare e di democrazia partecipativa – e sei comitati di rifornimento e di produzione, i famosi Clap.

Si tratta, spiega Ingrid Lucero, di una «meravigliosa iniziativa» lanciata da Maduro «per far fronte alla guerra economica», grazie a cui una volta al mese – ma l’obiettivo, dice, è quello di arrivare a una volta ogni 15 giorni – ciascuna comunità, anche del più sperduto angolo del paese, provvede attraverso i suoi responsabili a consegnare, direttamente a casa di ogni famiglia, una cassa di alimenti di base (in maggioranza importati).

ED È ANCHE LA VIA, aggiunge Escalet, per unire la comunità, chavisti e non chavisti, perché «il cibo è la chiave per garantire una serena convivenza tra tutti noi, nel rispetto di tutte le opinioni esistenti, in base al principio che la comunità appartiene a tutti e tutti hanno il diritto di vivere in armonia».

Esiste, nella comune, anche un servizio di salute, nel quadro di una delle più importanti missioni promosse da Chávez, la missione Barrio Adentro, destinata a saldare il debito sociale contratto storicamente con la popolazione esclusa attraverso un progetto integrale di salute, relazionato con l’educazione, lo sport, la cultura e la sicurezza sociale. Una missione grazie a cui la popolazione più povera, anche nei posti più remoti, ha potuto contare per la prima volta nella sua vita su un medico di famiglia (avevano cominciato i cubani, poi sono subentrati i venezuelani) e ricevere visite e medicine gratuite. Finché il criminale embargo imposto dagli Stati uniti non ha reso enormemente più difficile l’accesso ai farmaci, come denunciano i medici della comune.

È IN REALTÀ COME QUESTE che si coglie del resto tutta la portata devastante delle sanzioni internazionali: il servizio di trasporto che una volta funzionava è stato di fatto sospeso – mancano i pezzi di ricambio – e il laboratorio tessile operante nella comune deve fare a meno della tela, che il Venezuela non può più importare. Ma è in tutto il paese che i servizi versano in una situazione gravissima, come riconosce Jesús García, leader della comune e chavista convinto, attribuendone la principale responsabilità all’embargo. Qui, del resto, il Comandante non si discute: Ingrid Lucero, nel parlare di lui, si commuove ancora.

«Prima non eravamo solo poveri – racconta Jesús -, ma anche invisibili, spogliati addirittura del diritto a un documento di identità, esclusi da ogni partecipazione, tagliati fuori da ogni dinamica che potesse darci la possibilità, come poveri, di decidere sul futuro del nostro paese».

PER QUESTA RAGIONE, conquistata una nuova consapevolezza, gli invisibili di un tempo non hanno nessuna intenzione di fare marcia indietro, non essendo disposti, come avrebbe detto Eduardo Galeano, «a ritornare a Nadalandia, il paese in cui abitano los nadies», quelli che non contano niente.

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