Napoli 2mar2019: Ancora una volta “Giù le mani dal Venezuela!”

L'immagine può contenere: 10 persone, folla

Il Venezuela Bolivariano è vittima di un golpe permanente, ancora una volta sotto la minaccia di un intervento militare degli USA.

Firmiamo per la campagna internazionale “Giù le mani dal Venezuela!”

Rendere concreta la solidarietà internazionalista verso la Patria di Bolívar e Chávez significa alimentare il protagonismo, l’organizzazione e la partecipazione delle masse popolari del nostro paese per costruire il socialismo a casa nostra, qui ed ora, con l’obiettivo di spezzare le catene dell’imperialismo e liberare tutte le colonie e semi-colonie dalla barbarie capitalista.

Sabato 2 marzo 2019 
Piazza del Gesù

dalle ore 10,00 alle ore 14,00

Presidio #TrumpHandsOffVenezuela

Oggi più che mai con la Rivoluzione Bolivariana!

ASSEMBLEA POPOLARE DI SOLIDARIETÀ CON IL VENEZUELA BOLIVARIANO

Firenze 1°mar2019: Con il Venezuela Bolivariano!

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di P-CARC

La Federazione Toscana del P.CARC organizza per venerdì 1° marzo, presso la Casa del Popolo di Peretola in via Pratese l’iniziativa “Solidarietà con il governo Maduro e con il venezuela bolivariano! in solidarietà al popolo venezuelano e al legittimo presidente Nicola Maduro.

La serata comincerà alle 19.30 con un piccolo buffet; alle 21.00 è previsto il dibattito con la partecipazione di Anika Persiani, corrispondente della rivista Vigil Latino America e responsabile esteri de Los Circulos Bolivariano de Carabobo e Ciro Brescia della Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana CaracasChiAma.

Nelle prime ore del 21 gennaio scorso un piccolo gruppo di assalitori, legato a un comando di zona della Guardia Nazionale Bolivariana, ha preso d’assalto una sede del distaccamento per la sicurezza urbana nel Municipio Sucre. In quell’occasione gli assalitori hanno sottratto armi da guerra e sequestrato quattro ufficiali di quel distaccamento. Gli attentatori sono stati catturati poi in una sede dell’unità speciale di sicurezza a Cotiza, dove si sono diretti per un’altra azione ma hanno trovato una ferma resistenza da parte di ufficiali e soldati che lì erano alloggiati. Gli assalitori sono stati arrestati e condannati secondo la legge venezuelana. A seguito del tentativo di aggressione alle istituzioni bolivariane, la Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) ha diffuso un comunicato in cui ha indicato l’azione come frutto di una manovra di gruppi di destra tesi a destabilizzare il paese e affermato con forza che tutte le unità operative delle FANB, i suoi uffici e le istituzioni educative, operano sotto il pieno controllo e la fedeltà alla Costituzione e alla Repubblica.

Il 23 gennaio, il leader dell’opposizione Juan Guaidò si è autoproclamato presidente del Venezuela, in un tentativo di delegittimazione del governo bolivariano guidato dal presidente Maduro. Questa vile provocazione è stata contrastata dal Tribunale Supremo e dallo stesso presidente Maduro, il quale in un suo discorso davanti a centinaia di migliaia di venezuelani ha annunciato di aver rotto le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti dando 72 ore di tempo al personale diplomatico per abbandonare il paese, quali mandanti delle provocazioni e dei tentativi di destabilizzazione interni del paese.

Sono anni che la comunità internazionale dei gruppi imperialisti americani, europei e sionisti cerca di affossare il governo Maduro e il movimento bolivariano: sabotaggi, campagne diffamatorie, attività eversive, disordine sociale, un colpo di Stato strisciante, ma sempre più aperto. L’obiettivo di imperialisti e controrivoluzionari è quello di eliminare il Presidente Nicolás Maduro e il suo governo, soffocare le organizzazioni popolari chaviste e installare un governo sottomesso alla comunità internazionale. L’obiettivo è quello di creare nel Paese un clima di caos, di insicurezza, di paura rendendo precari il rifornimento di beni e la prestazione di servizi essenziali, diffondendo nel Paese attività violente e criminali, ampliando la corruzione, alimentando in ogni modo la sfiducia nella capacità del governo di venire a capo dei problemi della popolazione e di difendere le conquiste realizzate. È questo il modo con il quale controrivoluzionari e imperialisti provano a destabilizzare il Paese. Provano a creare il clima adatto a un intervento militare, sia dall’interno che dall’esterno del paese. In questo clima la cacciata dei corpi diplomatici statunitensi è un passo importante sulla strada della sovranità del popolo venezuelano e di contrasto alle scorrerie e alle intimidazioni che i gruppi imperialisti portano avanti in tutto il mondo.

A fronte del riconoscimento, quasi unanime, di Guaidó come legittimo presidente del Venezuela da parte dei paesi della Comunità Europea e del resto della Comunità Internazionale, il Governo italiano, in particolare su spinta del M5S, si è rifiutato di riconoscere il golpista assumendo una posizione neutrale (nonostante le pressioni sia interne – Mattarella, PD, Lega, ecc. – che esterna – Guaidó, imperialisti USA, UE, ecc.).

L’appoggio, nel nostro paese, delle Larghe Intese (PD in testa) al golpista conferma, per l’ennesima volta, il loro ruolo di promotori della mobilitazione reazionaria, della guerra contro i paesi oppressi e contro i paesi che non si sottomettono alle scorrerie degli imperialisti USA, europei e sionisti. Dobbiamo approfittare della posizione che ha assunto il Governo italiano, in particolare, il M5S i cui eurodeputati hanno chiaramente detto che riconoscere Guaidó innescherà in Venezuela un “effetto Libia”. Bisogna sostenere il M5S a non cedere alle pressioni della Lega, del Presidente Mattarella, delle Larghe Intese e della Comunità Internazionale schierata a fianco dei golpisti, sviluppando un’ampia e articolata mobilitazione, chiamando gli eletti del M5S sostenere e partecipare a queste mobilitazioni, a sviluppare forme e modi di sostegno aperto alla legittima Repubblica Bolivariana del Venezuela, mettendo a disposizione risorse e relazioni a sostegno del popolo venezuelano.

Noi comunisti italiani, il Partito dei CARC, organizzazione che aderisce alla Carovana del (nuovo) Partito comunista Italiano, esprimiamo la nostra massima solidarietà al governo Maduro, con il quale lavoriamo da anni, in particolare tramite il Consolato Generale de la Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, e sosteniamo i compagni venezuelani nel loro processo rivoluzionario per trasformare il loro Paese e guidare le masse popolari venezuelane a prendere il potere e sconfiggere definitivamente le vecchie classi dominanti e la comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Esprimiamo la nostra solidarietà nel modo più alto che esiste per farlo: costruire giorno dopo giorno la rivoluzione socialista nel nostro paese. È questo il maggiore contributo che possiamo dare alla lotta delle masse popolari venezuelane e alla rinascita del movimento comunista in Venezuela e nel mondo.

Alzare il muro della solidarietà contro le menzogne e la disinformazione diffuse dai media borghesi a proposito della situazione venezuelana!

Imporre alle istituzioni e alle autorità del nostro paese la solidarietà al Venezuela Bolivariano!

Costruire la rivoluzione socialista in Italia: il nostro impegno e la nostra più alta forma di solidarietà verso i movimenti rivoluzionari in corso nei paesi oppressi dall’imperialismo!

Oggi a Caracas l’«Assemblea dei movimenti popolari»

L'immagine può contenere: 1 persona, spazio all'apertodi Claudia Fanti – Il Manifesto 

CARACAS.- Da fuori, per il Venezuela, non arrivano solo minacce e aggressioni, ma anche una grande ondata di solidarietà internazionale. Dopo l’arrivo dei 200 giovani della brigata internazionalista Che Guevara, si apre oggi anche l’«Assemblea internazionale dei popoli in solidarietà con la rivoluzione bolivariana e contro l’imperialismo», con la partecipazione di oltre 400 rappresentanti di movimenti popolari e organizzazioni sindacali e politiche di tutti i continenti.

 

Un incontro che si pone l’obiettivo immediato di offrire il sostegno delle forze popolari del mondo intero al governo bolivariano, nella convinzione, espressa dal leader del Movimento dei senza terra brasiliani João Pedro Stédile, che il Venezuela rappresenta un argine decisivo all’offensiva del capitale contro i beni comuni naturali (acqua, sementi, petrolio, risorse minerarie) e contro i diritti dei lavoratori: «Se l’impero rompe questa barriera e mette le mani sul petrolio venezuelano, lo farà con molta più facilità in altri paesi e in altri continenti». 

 

Ed è per questo che, come ha indicato Carlos Barrientos del Comité de Unidad Campesina del Guatemala, il Venezuela è l’epicentro del conflitto geopolitico mondiale, come «una trincea di resistenza e di speranza».

Ma l’Assemblea dei popoli si pone anche un ambizioso obiettivo a medio e lungo termine: quello di dar vita, come ha evidenziato Hernán Vargas della segreteria operativa di Alba Movimientos, a «uno strumento politico delle forze popolari» in vista della costruzione di un’alternativa (eco)socialista per i popoli del mondo. Uno spazio in cui confluiscano le diverse espressioni di lotta nazionali e internazionali contro il capitalismo, l’imperialismo, il patriarcato. 

 

«Quello che ci serve è uno strumento che consenta ai popoli non solo di elaborare strategie di resistenza, ma anche di costruire un progetto alternativo di società al di là della disuguaglianza, della guerra, del saccheggio delle risorse su cui si basa il modello egemonico attuale». Uno strumento di lotta che vada oltre quello offerto per diversi anni dal Forum sociale mondiale, rimasto impigliato nell’irrisolta questione della sua limitata capacità di incidenza e rivelatosi alla fine incapace di opporsi al disegno del capitale di dominare il mondo, come pure di intaccare realmente il sistema simbolico della cultura dominante.

 

L’obiettivo, insomma, è quello di costruire un’unità di azione contro il nemico comune, il capitalismo in tutte le sue espressioni imperialiste, colonialiste e militariste. E, per questa via, affrontare la crisi delle forme classiche di organizzazione della classe lavoratrice, come partiti e sindacati, superare l’atomizzazione della lotta sociale e rafforzare le azioni di massa, sul piano nazionale e internazionale.

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