Laggiù al confine

L'immagine può contenere: 16 persone, persone che sorridono, folla e spazio all'apertopor Néstor Francia

Mi perdoni il lettore se faccio una pausa nella pausa che ho preso per dedicarmi a questioni letterarie e personali che richiedono la mia completa attenzione. Interrompo il mio ritiro temporaneo perché il nostro sacro suolo e il nostro amato popolo sono in pericolo e, come dice l’utilissima massima bolivariana, “quando il clarino della Patria chiama, persino il pianto della madre si zittisce”.

Ho pensato che il 12 febbraio gli oppositori avrebbero riproposto le guarimbas. Mi sbagliavo, la cosa non mi rallegra del tutto. Abbiamo avuto a che fare con le guarimbas e l’unico risultato che hanno ottenuto è stato il fallimento dell’imperialismo e della destra creola. Ora penso che il piano sia molto più macabro ed elaborato, e tutto indica che avrà il suo epicentro ai confini. Non possiamo stabilire con certezza quale sarà lo sviluppo dell’aggressione alle frontiere, possiamo solo immaginare degli scenari.

Sicuramente i mass media e l’accanimento politico sulla questione degli “aiuti umanitari” potrebbero essere la chiave di volta di ciò che verrà. Juan Guaidó ha annunciato che il 23 febbraio “l’aiuto umanitario” entrerà sicuramente in Venezuela. In tal caso, ci troveremo di fronte ad una data cruciale in questo attacco imperialista alla nostra Patria. I nemici si stanno preparando per questo. Hanno creato due “centri di raccolta”, uno a Cúcuta e l’altro a Roraima. Si parla di migliaia di volontari reclutati per aiutare a distribuire gli “aiuti”. L’autoproclamato spauracchio, Guaidò, ha detto, in tono di sfida, che tale “aiuto” entrerà nel paese “sì o sì”. La canea mediatica ha fatto della questione degli “aiuti umanitari” la portata principale del suo pasto quotidiano; l’imperialismo e i suoi alleati, in questi giorni, innalzano questo tema come un vessillo.

Tutto sembra essere pronto: i quartieri generali frontalieri in Colombia e Brasile, i civili che serviranno da carne da cannone, lo spirito di provocazione, l’allestimento del palcoscenico virtuale che giustificherà ogni possibile iniziativa. Freddy Bernal, il rivoluzionario che protegge il Táchira, ha detto che alle frontiere si sta preparando un falso positivo. Avrà ragione? I fatti rendono credibile una siffatta congettura.

Sulla scorta dell’esperienza storica dell’imperialismo, con ogni probabilità l’intenzione è quella di generare atti di violenza ai confini, per poi passare ad azioni militari indirette (con forze irregolari, paramilitari, mercenari, alcuni camuffati come soldati della FANB), stabilire una testa di ponte, ad esempio nel Táchira, e lì impiantare un “governo provvisorio”.

È opportuno qui ricordare l’invasione controrivoluzionaria di Playa Girón, Cuba, 1961, promossa e sostenuta dagli Stati Uniti. Forse ci sono somiglianze con un possibile futuro scenario in Venezuela. Il piano imperialista, che si sarebbe realizzato con il concorso di traditori, come sta accadendo oggi nel nostro paese, avrebbe tentato di insediare un “governo provvisorio” nella zona a sud di Cuba, lontano da La Avana, per evitare le principali forze militari cubane, e da lì iniziare una guerra con un presunto sostegno di massa. Una volta istituito il “governo provvisorio”, avrebbe ricevuto il sostegno dell’OSA.

Proprio come potrebbe accadere qui in Venezuela, l’operazione iniziale della controrivoluzione a Cuba sarebbe stata appoggiata da forze “disertrici” (invasori anti-castristi e aerei statunitensi camuffati) e da presunte insurrezioni sia del popolo sia delle forze armate cubane. Esiste un piano analogo contro il Venezuela?

Se così fosse, un governo parallelo nel Táchira cercherebbe di condurre una guerra di logoramento, accompagnata da falsi positivi, che porterebbero a una situazione nel medio termine giustificando l’autorizzazione degli Stati Uniti a fornire a tale governo sostegno militare. Questo sostegno militare potrebbe includere, ad esempio, bombardamenti selettivi. Infine, si cercherà di rendere cronico un contesto di instabilità associata ad una situazione di asfissia economica, con l’obiettivo finale di distruggere la Rivoluzione Bolivariana, “recuperare” il Venezuela e metterlo al servizio degli interessi geopolitici dell’imperialismo. Naturalmente, stiamo speculando, ma attenzione che forse non siamo tanto distanti da uno scenario simile a quello che ipotizziamo.

Quando ci troviamo di fronte ad alcuni “dissidenti” del chavismo che incontrano Juan Guaidó con il pretesto che è il “presidente dell’Assemblea Nazionale”, non possiamo davvero fare a meno di essere sorpresi da tanta ignoranza (o crimine?). Nossignore, Guaidó è prima di tutto e soprattutto il “presidente ad interim” nominato dal governo di Donald Trump, suo burattino volontario, criminale e traditore della Patria di cui i tribunali del Paese dovranno prima o poi occuparsi. Nel frattempo, se dovesse verificarsi uno scenario come quello descritto, auguriamoci di ottenere lo stesso risultato vittorioso del popolo cubano di Playa Girón. Per questo abbiamo bisogno, più che mai, di unità, lotta, battaglia e vittoria.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

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