Allá por la frontera

L'immagine può contenere: 5 persone, persone che sorridono, folla e spazio all'apertopor Néstor Francia

Me perdona el lector que haga una pausa en la pausa que he tomado para dedicarme a asuntos literarios y personales que reclaman toda mi atención. Interrumpo mi retiro temporal dado que nuestro suelo sagrado y nuestra gente amada están en peligro y, como dice la socorrida frase bolivariana, “cuando el clarín de la Patria llama, hasta el llanto de la madre calla”.

Pensaba que el 12 de febrero los opositores harían guarimbas una vez más. Me equivoqué, lo cual no me alegra del todo. Con las guarimbas hemos lidiado y solo han reportado fracaso al imperialismo y a la derecha criolla. Ahora creo que el plan es mucho más macabro y elaborado, y todo indica que tendrá su epicentro en las fronteras. No podemos establecer a ciencia cierta cuál será el desarrollo de la agresión fronteriza, solo podemos imaginar escenarios.

Sin duda, la insistencia mediática y política en el tema de la “ayuda humanitaria” podría ser la clave de lo que vendrá. El tipejo este, Juan Guaidó, ha anunciado que el 23 de febrero finalmente la “ayuda humanitaria” entrará a Venezuela. Si es así, estaremos ante una fecha climácica en esta andanada imperialista contra nuestra Patria. Para ello se están preparando los enemigos. Han creado dos “centros de acopio”, uno en Cúcuta y otro en Roraima. Hablan de miles de voluntarios que han sido reclutados para contribuir a distribuir la “ayuda”. El esperpento autoproclamado ha dicho, en tono desafiante, que tal “ayuda” ingresará al país “sí o sí”. La canalla mediática ha hecho del asunto su comidilla cotidiana y principal. El imperialismo y sus aliados lo levantan como bandera de primera línea en los días que corren.

Todo parece estar montado: los cuarteles generales fronterizos en Colombia y Brasil, los civiles que servirán de carne de cañón, el espíritu de la provocación, el montaje del escenario virtual que justificaría cualquier aventura. Freddy Bernal, el revolucionario que funge de protector del Táchira, ha dicho que se prepara un falso positivo en las fronteras ¿Será que está en lo cierto? Los hechos hacen verosímil tal barrunto.

De acuerdo a la experiencia histórica del imperialismo, probablemente la intención sea generar hechos violentos en las fronteras, a partir de allí pasar a acciones militares indirectas (con fuerza irregulares, paramilitares, mercenarios, unos cuantos camuflados como soldados de la FANB), establecer una cabeza de playa, en el Táchira por ejemplo, e instaurar allí un “gobierno provisional”.

Es imprescindible recordar aquí la invasión contrarrevolucionaria a Playa Girón, Cuba, en 1961, promovida y apoyada  por Estados Unidos. Acaso haya similitudes con un posible escenario futuro en Venezuela. Entonces el plan imperialista, que sería ejecutado con la acción de traidores, como ocurre hoy en nuestro país, buscaba establecer una cabeza de playa, con un  “gobierno provisional” al sur de Cuba, lejos de La Habana, para evitar a las principales fuerzas militares cubanas, y desde allí iniciar una guerra con supuesto apoyo de masas. Una vez establecido el “gobierno provisional”, se recibiría el apoyo de la OEA.

Tal como podría suceder aquí, la operación inicial de la contrarrevolución en Cuba se soportaría en fuerzas “desertoras” (invasores anticastristas y aviones gringos camuflados) y en supuestos levantamientos populares y de las fuerzas militares cubanas ¿Hay contra Venezuela un plan al menos parecido?

De ser así, un gobierno paralelo en el Táchira trataría de desarrollar una guerra de  desgaste, aderezada con falsos positivos, que llevaría a una situación en el mediano plazo que justificaría la autorización a Estados Unidos para brindar apoyo militar, que podría incluir, por ejemplo, bombardeos discriminados. En fin, se intentaría hacer crónica una situación inestable unida a la asfixia económica, con el objetivo final de dar al traste con la Revolución Bolivariana, “recuperar” a Venezuela y ponerla al servicio de los intereses geopolíticos del imperialismo. Por supuesto, estamos especulando, pero cuidado si no se presenta un escenario parecido al que planteamos.

Cuando se ve a ciertos “disidentes” del chavismo reuniéndose con Juan Guaidó so pretexto de que es el “presidente de la Asamblea Nacional”, realmente no puede uno sino sorprenderse por tanta ignorancia (¿o felonía?). No señor, Guaidó es antes que nada el “presidente interino” designado por el gobierno de Donald Trump, su pelele voluntario, un criminal y traidor a la Patria con el que tendrán que lidiar, en algún momento, los tribunales del país. Entretanto, si se diera un escenario como el descrito, ojalá obtengamos el mismo resultado victorioso del pueblo cubano en Playa Girón. Para ello necesitamos, más que nunca, unidad, lucha, batalla y victoria.

“Lettere dalle case chiuse”: Lina Merlin e la legge del 1958

“A 60 anni dalla Legge Merlin” Galleri@rt spazi 28/31 Galleria Principe di Napoli

di Romina Capone

La legge, il periodo storico e Lina Merlin

Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui.

20 febbraio 1958: chiusura delle case di prostituzione

Legge nr. 75 – Art.1 “È vietato l’esercizio di case di prostituzione nel territorio dello Stato e nei territori sottoposti all’amministrazione di autorità italiane”.

Nota come Legge Merlin, dal nome della senatrice, promotrice firmataria, Lina Merlin, abolì la regolamentazione della prostituzione, chiudendo le case di tolleranza e introducendo i reati di sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione.

La legge italiana in vigore fino ad allora prevedeva che venissero eseguiti controlli sanitari periodici sulle prostitute, in realtà i controlli erano sporadici e soggetti a pressioni di ogni genere da parte dei tenutari, specialmente al fine di impedire di vedersi ritirata la licenza per la gestione dell’attività.

Questo provvedimento legislativo fu il principale dell’attività politica della parlamentare socialista. Una prima versione del suo disegno di legge in materia di abolizione delle case chiuse in Italia, Lina Merlin l’aveva presentata nell’agosto del 1948 su sollecitazione di un gruppo di donne dell’Alleanza femminile internazionale in visita al Parlamento italiano e su suggerimento di Umberto Terracini, che aveva fatto la tesi di laurea sulla prostituzione. Il progetto divenne legge, dopo un lunghissimo iter parlamentare, il 20 febbraio 1958 veniva abolita la regolamentazione statale della prostituzione e si disponevano sanzioni nei confronti dello sfruttamento e del favoreggiamento della prostituzione.
Il suo primo atto parlamentare era stato quello di depositare un progetto di legge contro il sesso in compravendita e l’uso statale di riscuotere la tassa di esercizio.

Il Partito Socialista Italiano di allora intendeva abolire le case di tolleranza gestite dallo Stato.
La proposta di legge presentata dalla Merlin fu l’unica al riguardo. La Merlin ribadì nel dibattito parlamentare come l’articolo 3 della Costituzione italiana sancisse l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, e l’articolo 32 annoverasse la salute come fondamentale diritto dell’individuo; veniva citato inoltre il secondo comma dell’articolo 41 che stabilisce come un’attività economica non possa essere svolta in modo da arrecare danno alla dignità umana.

La legge stabiliva, nel termine di sei mesi dall’entrata in vigore della stessa, la chiusura delle case di tolleranza, l’abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e l’introduzione di una serie di reati intesi a contrastare lo sfruttamento della prostituzione altrui.

La legge, proibendo l’attività delle “case da prostituzione” puniva sia lo sfruttamento sia il favoreggiamento della prostituzione, in particolar modo “chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui”.


La norma prescriveva anche la costituzione di un Corpo di polizia femminile, che da allora in poi si sarebbe occupata della prevenzione e della repressione dei reati contro il buon costume (sanzionati anche dalla stessa legge Merlin come “libertinaggio”) e della lotta alla delinquenza minorile.


Alla mezzanotte del 19 settembre del 1958, come primo effetto della norma, vennero chiusi oltre 560 postriboli su tutto il territorio nazionale. Molti di questi luoghi furono riconvertiti in enti di patronato per l’accoglienza e il ricovero delle ex-prostitute. Molti hanno presentato nel corso degli anni proposte di legge per l’abolizione o l’attenuazione della legge Merlin, ad esempio i Radicali Italiani, la Lega Nord, La Destra e il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute guidato da Pia Covre e Carla Corso.


Lettere dalle case chiuse: il libro

Reprint edito dalla Fondazione Anna Kuliscioff.
Copertina Albe Steiner-Edizioni Avanti, 1955.
Libro edito da Edizioni Avanti, Collana Del Gallo, 1955.
“Rileggendo le molte lettere, la maggior parte non anonime, che ricevette Lina Merlin “dalle case chiuse” si spalanca una porta sulla realtà di miseria e di desolazione morale dell’Italia del dopoguerra che coinvolgeva alcune migliaia di donne e i loro figli in una sorta di ghetto sociale da cui era assai arduo uscire. Le lettere di consenso che riceve Lina Merlin offrono, in un lessico semplice e con drammatica chiarezza, argomenti assai convincenti.

In questi scritti affiora non solo la volontà di non essere più oggetto di sfruttamento nei postriboli controllati dallo Stato, ma soprattutto la speranza di ritrovare una vita normale mettendosi alle spalle tutte le ignobili vessazioni burocratiche e le regole discriminatorie che impedivano l’esercizio dei più elementari diritti civili come il lavoro o il matrimonio con pubblici dipendenti. Ma le curatrici del libro hanno pubblicato anche lettere contrarie alla soppressione delle “case chiuse”. A parte quelle offensive o inutilmente polemiche contro la “moralista” Merlin, ve ne sono alcune che pongono questioni tutt’oggi aperte. Alcune donne rivendicano il diritto di svolgere la loro attività come una professione, altre esprimono forte preoccupazione sulle conseguenze dell’approvazione della legge in discussione e non credono che le cose possano cambiare, anzi temono un peggioramento delle loro condizioni.

Queste ultime lettere oggi devono far riflettere.

La senatrice socialista, che fin da giovane fu a fianco di Giacomo Matteotti nella lotta antifascista, subì il confino, partecipò alla Resistenza e fu eletta all’Assemblea Costituente formulando l’articolo della Costituzione che garantì la parità tra uomo e donna.


Con la sua proposta di legge, non si illudeva di abolire la prostituzione, ma voleva abolirne lo sfruttamento, a maggior ragione da parte dello Stato.


Dal 1958 tutti i governi, di qualunque colore fossero, i parlamenti e le forze politiche, hanno sempre assunto la linea della tacita tolleranza dello sfruttamento della prostituzione.


A quasi sessant’anni dall’entrata in vigore della legge, si può affermare che l’eredità del lavoro di Lina Merlin sia stata tradita. Le barriere burocratiche che imprigionavano le abitanti delle “case chiuse” sono state abbattute ma la lotta allo sfruttamento della prostituzione oggettivamente segna il passo. Naturalmente non stiamo parlando di chi sceglie liberamente di prostituirsi.


Il fenomeno del lenocinio organizzato ha cambiato aspetto, ma la realtà è spesso di gran lunga peggiore del passato. Qualche sindaco ha pensato di porre rimedio attraverso sanzioni a carico dei “clienti”. Da sola questa misura toglierebbe le persone dalla strada ma non eliminerebbe lo sfruttamento. Al di là degli aspetti culturali e ambientali serve qualcosa che produca un impatto concreto nel perseguire tutti coloro che traggono illeciti benefici dal mercato del sesso. Ma questa è una decisione politica che richiederebbe l’impiego di risorse ed energie da parte delle istituzioni, se questo obiettivo è considerato una vera priorità. Sarebbe significativo che, a partire dalle associazioni impegnate sul fronte femminile che rivendicano la centralità della questione femminile o di “genere”, si avviasse un confronto per giungere a proposte concrete. Significherebbe raccogliere il testimone di Lina Merlin per dare continuità al suo impegno politico e civile.” scrive Walter Galbusera, presidente Fondazione Anna Kuliscioff.

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Exigimos respeto a la autonomía y autodeterminación de los pueblos

por José Ramírez

Costa Rica ha sido por largos años un pueblo respetuoso y pacífico, libre de acciones  militares, respetuoso de la autonomía y la autodeterminación de los pueblos del mundo, así nos queremos mantener.

Hechos acaecidos recientemente nos ponen en estado de alerta y preocupación.

Primero: Que Estados Unidos se encuentra en un juego geopolítico peligroso para la  paz de la región Latinoamericana y Caribeña en contra de la República Bolivariana de Venezuela.

Segundo: Que el presidente en ejercicio Carlos Alvarado Quezada  ha utilizado su investidura para seguir el juego a Estados Unidos, sin consultar a su pueblo y sin observar si se están violentando los tratados internacionales y principio de neutralidad, poniendo  en riesgo la democracia costarricense.

Tercero: Que en ese peligroso juego se ha estado permitiendo el ingreso de personas no deseables y peligrosas a suelo costarricense a vista y paciencia de las autoridades y representantes de gobierno, como es el caso de Lorent Saleh quien fue expulsado por el Ex presidente colombiano Juan Manuel Santos por  organizar actos terroristas contra el pueblo venezolano en territorio colombiano.

Cuarto: Que muchos ciudadanos costarricenses no están de acuerdo con la aceptación del  poder ejecutivo costarricense, de aceptar a un ciudadano venezolano de apellido Guaidó que se autonombro como presiden te espurio  sin legitimidad alguna, violentando así todas las normas del derecho internacional, los Convenios de Viena, los valores costarricenses, la carta de la Organización de las naciones Unidas,  nuestra propia institucionalidad.

Quinto: Por lo tanto exigimos como pueblo soberano que somos:

-Al presidente Carlos Alvarado que deje de estar sirviendo al juego injerencista de  la administración Trump y de los intereses hegemónicos de los Estados Unidos

– Que la presidencia, cuerpo diplomático, parlamento de la República, cumplan con su trabajo respetando la autonomía y autodeterminación de los pueblos del mundo, la no injerencia en los asuntos internos de los países, que se respete el principio de neutralidad y que se promueva la paz de la región como siempre ha sido el actuar del pueblo costarricense.

– Que el poder ejecutivo  la cancillería, y autoridades competentes, detengan el ingreso de personas peligrosas al país como es el caso  del sujeto Lorent Saleh.

-Que se solicite la salida inmediata  Lorent Saleh y de otros delincuentes y criminales de guerra requeridos por las leyes internacionales

Exigimos también el retiro inmediato de Costa Rica del “ Grupo de Lima”

Exigimos de la misma manera la renuncia del actual ministro de relaciones exteriores Manuel Ventura

Los abajo firmantes nos unimos a este llamado y advertimos que de no tomarse las acciones que correspondan al derecho internacional e institucionalidad costarricenses además de  los principios de autodeterminación, no intervencionismo y paz, hacemos responsables al gobierno de Carlos Alvarado Quesada del derramamiento de sangre que se podría ocasionar en la república Bolivariana de Venezuela y la región latinoamericana y del caribe.

change.org

San José Febrero 2019

 

Guaidó, el fin de todos tus sueños

Immagine correlatapor Carola Chávez

Vi tus fotos en Facebook, contentísima, allí en la principal de Las Mercedes, donde rumbeábamos cuando éramos chamas ¿te acuerdas?. Te vi con tu gorra tricolor nuevecita, con tu corte de pelo precioso, con tus zarcillos y tus collares, con tu ropa linda. Tú siempre tan coqueta, tan bien arreglada, con tu buen gusto. No vi a tus niños, supongo que se quedaron en casa de la Yaya.

Supongo que así era mejor: los chamos tranquilos, seguros y bien cuidados. Porque todo lo hacemos por los chamos ¿no?. Por eso saliste ese sábado, “a luchar por su futuro”. Y te paraste ahí a escuchar a tu nuevo líder, atentamente, y cuando él les preguntó -para que lo supiera el mundo- si les daba miedo una guerra civil, tú, por el futuro de tus hijos, gritaste decidida que ¡Nooooo! que no te daba miedo, como no te da miedo una invasión de los marines; lo que sea necesario para salir de los chavistas esos, aunque entre esos chavistas estén tus primos, tu papá.

Una guerra civil ¡qué emocionante!. Supongo que te imaginas que esa guerra, a la que no temes, sucedería lejos del este de Caracas, digamos, en el 23 de enero, nunca en el este de Este, porque ahí tienen calles cerradas con garitas de vigilancia y sus vigilantes subpagados van a evitar que la violencia que supone una guerra llegue a tu plácida calle. Supongo que crees que el colegio de tus chamos seguiría atendiendo a los niños felizmente, que lejos del terror y la muerte, tus niños seguirían sus clases de inglés. Que tu vida seguiría intacta y hasta mejor, tú sabes, en libertad.

Que tu negocio florecería porque no hay nada mejor para la economía familiar que una guerra ¡Lástima que tu negocio no sea funerario!. Nada más hermoso que una matazón entre vecinos, familiares y amigos, o te mato o me matas y aquellas heridas profundas que no se curan más nunca. Lo importante es salir del chavismo.

Immagine correlata

Te conozco, conozco tus aspiraciones, el valor que le das a esas cosas que llamas “calidad de vida”, tu carrera, tu casa preciosa, tu seguridad, tu futuro y el de tus hijos. Conozco también la locura que te atrapa cada vez que tus líderes te inventan una guarimba. Y porque te quiero, porque quiero a tus niños, debo decirte, aunque sea en vano, que esa guerra civil que quiere Guaidog, esa que dices no temerle, sería el fin de todos tus sueños, del futuro de tus niños, tu casa perdida, tu vida abandonada en la huída. Porque te quiero, quiero que entiendas que en la guerra civil que deseas tampoco hay fines de semana, para los niños, en la tranquilidad de Puerto Azul.

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