(VIDEO) Roma 12feb2019: No al Golpe in Venezuela!


__

Catania 13feb2019: L’attacco ai governi progressisti latinoamericani

Guaidó o come si costruisce un impostore

Nessuna descrizione della foto disponibile.di Dan Cohen y Max Blumenthal – The Grayzone

Prima del fatidico 22 gennaio, meno di un venezuelano su cinque aveva sentito parlare di Juan Guaidó. Solo pochi mesi fa, il 35enne era un personaggio oscuro di un gruppo politicamente marginale di estrema destra, strettamente associato a terribili atti di violenza di strada. Anche nel suo stesso partito, Guaidó era stato una figura di medio livello nell’Assemblea Nazionale dominata dall’opposizione, ora “in stato di insubordinazione” secondo la Costituzione Venezuelana.

Sufficiente una telefonata dal Vice Presidente degli Stati Uniti Mike Pence e Guaidó si è autoproclamato Presidente del Venezuela. Consacrato come leader del suo paese da Washington, uno che vive ai piani inferiori della politica, praticamente sconosciuto, si è imposto sulla ribalta internazionale come il leader scelto dagli Stati Uniti per la nazione con le più grandi riserve petrolifere del mondo.

Facendo eco al consenso di Washington, il comitato editoriale del New York Times ha definito Guaidó un “rivale credibile” per Maduro; con uno “stile nuovo e una visione per far avanzare il Paese”. Il comitato editoriale di Bloomberg News lo ha applaudito per essersi impegnato per il “ripristino della democrazia” e il Wall Street Journal lo ha definito “un nuovo leader democratico”.

Nel frattempo, il Canada, numerose nazioni europee, Israele e il blocco di destra dei governi latinoamericani conosciuti come “Gruppo Lima” hanno riconosciuto Guaidó come il ‘legittimo presidente del Venezuela’.

Per quanto Guaidó sembri essersi materializzato dal nulla, è stato, in realtà, il prodotto di più di un decennio di preparazione assidua da parte delle fabbriche di cambio di regime delle élite del governo degli Stati Uniti. Insieme ad un gruppo di studenti attivisti di destra, Guaidó è stato allevato per indebolire il governo di orientamento socialista del Venezuela, destabilizzare il paese e un giorno prendere il potere. Anche se è stata una figura minore nella politica venezuelana, aveva passato anni a dimostrare con discrezione il suo valore nei corridoi del potere a Washington.

“Juan Guaidó è una figura creata per questa particolare circostanza”, ha detto a The Grayzone Marco Teruggi, sociologo argentino e cronista della politica venezuelana. “È la logica da laboratorio: Guaidó è come una miscela di vari elementi che creano un personaggio che, in tutta onestà, oscilla tra l’ilarità e l’afflizione”.

Diego Sequera, giornalista e scrittore venezuelano per l’agenzia investigativa Missione Verità, è concorde con Teruggi: “Guaidó è più popolare fuori dal Venezuela che dentro, specialmente nell’elite Ivy League e nei circoli di Washington”, ha dichiarato Sequera a The Grayzone: “È un personaggio ben noto lì. È ovviamente di destra ed è considerato fedele al programma.
Mentre Guaidó si vende oggi come volto della restaurazione democratica, ha trascorso la sua carriera nella fazione più violenta del partito di opposizione più estremista del Venezuela, posizionandosi in prima linea in una campagna di destabilizzazione dopo l’altra. Il suo partito è stato ampiamente screditato in Venezuela ed è in parte responsabile della frammentazione di un’opposizione molto indebolita.

“Questi leader radicali non hanno più del 20% di consenso nei sondaggi d’opinione”, ha scritto Luis Vicente León, il miglior sondaggio del Venezuela. Secondo León, il partito di Guaidó rimane isolato perché la maggioranza della popolazione non vuole la guerra. “Quello che vuole è una soluzione”.

Ma è proprio per questo che Guaidó è stato scelto da Washington: non per guidare il Venezuela verso la democrazia, piuttosto per distruggere un paese che negli ultimi due decenni è stato un baluardo di resistenza all’egemonia statunitense. La sua improbabile ascesa segna il culmine di un progetto ventennale per demolire un solido esperimento socialista.

Puntando alla “troika della tirannia”.

Dall’elezione di Hugo Chávez nel 1998, gli Stati Uniti hanno lottato per ristabilire il controllo sul Venezuela e sulle sue vaste riserve di petrolio. I programmi socialisti di Chávez possono aver ridistribuito la ricchezza del paese e contribuito a far uscire milioni di persone dalla povertà, ma lo hanno anche fatto diventare un bersaglio.

Nel 2002, l’opposizione di destra del Venezuela è riuscita per poco tempo a rovesciare Chávez con il sostegno e il riconoscimento degli Stati Uniti, prima che l’esercito ripristinasse la sua presidenza dopo una massiccia mobilitazione popolare. Durante le amministrazioni dei presidenti statunitensi George W. Bush e Barack Obama, Chávez è sopravvissuto a numerosi complotti orditi per assassinarlo prima di soccombere al cancro nel 2013. Il suo successore, Nicolás Maduro, è sopravvissuto a tre attentati contro la sua vita. Il governo di Trump ha immediatamente posto il Venezuela in cima alla lista di Washington degli obiettivi di cambiamento di regime, definendolo capofila di una “troika della tirannia”.

L’anno scorso, la squadra di sicurezza nazionale di Trump ha cercato di reclutare membri dell’esercito per formare una giunta militare, ma questo progetto fallì. Secondo il governo venezuelano, gli Stati Uniti hanno anche partecipato a un complotto, denominato in codice “Operazione Costituzione”, per catturare Maduro nel palazzo presidenziale di Miraflores; e un altro, chiamato “Operazione Armageddon”, per assassinarlo durante una parata militare nel luglio 2017. Poco più di un anno dopo, durante un’altra parata militare a Caracas, i leader dell’opposizione in esilio tentarono di uccidere Maduro con bombe inserite in alcuni droni.

Più di un decennio prima di questi intrighi, un gruppo di studenti di destra sono stati scelti con cura e addestrati da una scuola di formazione per il cambiamento di regime finanziata dagli Stati Uniti per rovesciare il governo venezuelano e ripristinare l’ordine neo-liberale.

Formazione del gruppo “export-a-revolution” che ha gettato i semi della ” Rivoluzione colorata”.

Il 5 ottobre 2005, con Chávez all’apice della popolarità e il suo governo che pianificava programmi socialisti, cinque “leaders studenteschi” venezuelani sbarcarono a Belgrado, in Serbia, per iniziare a formarsi per un’insurrezione.

Gli studenti provenivano dal Venezuela per gentile concessione del Center for Applied Non-Violent Action and Strategies, o CANVAS. Questo gruppo è finanziato in gran parte attraverso il National Endowment for Democracy, una creazione della CIA, che funge da braccio principale del governo degli Stati Uniti per promuovere il cambiamento di regime; e consociate quali l’International Republican Institute e il National Democratic Institute for International Affairs. Secondo le mail interne trapelate da Stratfor, una società di intelligence conosciuta come “la CIA nell’Ombra”, CANVAS “potrebbe anche aver ricevuto finanziamenti e formazione dalla CIA durante la lotta contro i Milosevic nel 1999/2000”.

CANVAS è uno spin-off di Otpor, un gruppo serbo fondato da Srdja Popovic nel 1998 all’Università di Belgrado. Otpor, che significa “resistenza” in serbo, è stato il gruppo di studenti che ha guadagnato fama internazionale, e la promozione di Hollywood, mobilitando le proteste che alla fine hanno rovesciato Slobodan Milosevic.

Questa piccola cellula di specialisti di cambio di regime operava secondo le teorie del defunto Gene Sharp, il cosiddetto “Clausewitz della lotta non violenta”. Sharp aveva collaborato con un ex analista della Defense Intelligence Agency (DIA), il colonnello Robert Helvey, per concepire un piano strategico che organizzò la contestazione come una forma di guerra ibrida, mirando agli stati che resistevano al dominio di Washington.

Otpor ha ricevuto il sostegno del National Endowment for Democracy, USAID e dell’Albert Einstein Institute di Sharp. Sinisa Sikman, uno dei principali istruttori di Otpor, una volta ha detto che il gruppo ha persino ricevuto finanziamenti diretti dalla CIA.

Secondo una mail divulgata da un membro dello staff di Stratfor, dopo aver rimosso Milosevic dal potere, “i ragazzini che gestiscono OTPOR sono cresciuti, si sono formati e hanno progettato CANVAS… o, in altre parole, un gruppo per “esportare una rivoluzione” che ha piantato semi per un numero indeterminato di “rivoluzioni colorate”, che sono ancora legate ai finanziamenti americani. E fondamentalmente viaggiano per il mondo cercando di rovesciare “dittatori e governi autocratici” (quelli che agli Stati Uniti non piacciono).

Stratfor ha rivelato che CANVAS “ha rivolto la sua attenzione al Venezuela” nel 2005, dopo aver addestrato movimenti di opposizione che hanno condotto operazioni di cambio di regime pro-NATO nell’Europa dell’Est.

Monitorando il programma di formazione CANVAS, Stratfor ha descritto il suo programma insurrezionale con un linguaggio sorprendentemente schietto: “Il successo non è garantito, e i movimenti studenteschi sono solo l’inizio di quello che potrebbe essere uno sforzo di un anno per scatenare una rivoluzione in Venezuela, ma i formatori stessi sono le persone che si fanno beffe del “Macellaio dei Balcani”. Hanno abilità pazzesche. Quando vedi gli studenti di cinque università venezuelane che fanno dimostrazioni simultanee, saprai che la formazione è finita e che il vero lavoro è iniziato.

Nascita del contesto per il cambio di regime della cosiddetta “Generazione 2007”.

Il “vero lavoro” è iniziato due anni dopo, nel 2007, quando Guaidó si è laureato all’Università Cattolica Andrés Bello di Caracas. Si è trasferito a Washington D.C. per iscriversi al Programma di Governance e Gestione Politica della George Washington University, sotto la guida dell’economista venezuelano Luis Enrique Berrizbeitia, uno dei principali economisti neoliberali dell’America Latina.

Berrizbeitia è un ex direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e ha trascorso più di un decennio lavorando nel settore energetico venezuelano sotto l’ex regime oligarchico eliminato da Chávez.

Quell’anno, Guaidó partecipò a manifestazioni antigovernative dopo che il governo venezuelano rifiutò di rinnovare la licenza di Radio Caracas Television (RCTV). Questa stazione privata ha svolto un ruolo importante nel colpo di stato del 2002 contro Hugo Chávez. RCTV ha contribuito a mobilitare i manifestanti antigovernativi, ha falsificato le informazioni che accusavano i simpatizzanti del governo di atti di violenza commessi da membri dell’opposizione e ha vietato i servizi di informazione pro-governativi nel bel mezzo del colpo di stato. Il ruolo di RCTV e di altre stazioni di proprietà di oligarchi nella conduzione del fallito tentativo di colpo di stato è stato descritto nell’acclamato documentario “The Revolution Will Not Televised”.

Nello stesso anno, gli studenti hanno rivendicato il merito di aver ostacolato il referendum costituzionale di Chávez a favore del “socialismo del XXI secolo” che prometteva di “stabilire il quadro giuridico per la riorganizzazione politica e sociale del paese, dando potere diretto alle comunità organizzate come prerequisito per lo sviluppo” di un nuovo sistema economico.
Dalle proteste intorno a RCTV e al referendum, è nato un programma specializzato per reclutare leader tra gli attivisti del cambio di regime sostenuti dagli Stati Uniti. Si chiamano “Generazione 2007”.

Gli istruttori di Stratfor e CANVAS hanno identificato l’alleato di Guaidó, un organizzatore di protesta di strada di nome Yon Goicoechea, come “fattore chiave” per sconfiggere il referendum costituzionale. L’anno successivo, Goicochea è stato premiato per i suoi sforzi con il Milton Friedman Award for Advancing Freedom del Cato Institute, che includeva un assegno di 500.000 dollari, che ha rapidamente investito nella costruzione della sua rete politica: Primero Justicia. 

Friedman, naturalmente, era il padrino dei famigerati neoliberali Chicago Boys che furono introdotti in Cile dal leader della giunta dittatoriale, Augusto Pinochet, per attuare radicali politiche di austerità fiscale di tipo “shock doctrine”. E il Cato Institute è il gruppo di esperti libertari con sede a Washington DC, fondato dai Fratelli Koch, due dei principali finanziatori del Partito Repubblicano che sono diventati aggressivi sostenitori di destra in tutta l’America Latina. Wikileaks ha pubblicato una e-mail del 2007 dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela William Brownfield, inviata al Dipartimento di Stato, al Consiglio di Sicurezza Nazionale e al Dipartimento della Difesa del Comando Sud, lodando la “Generazione 2007” per aver “costretto il presidente venezuelano, abituato a fissare l’agenda politica, a reagire sulla difensiva”. Tra i “leader emergenti” identificati da Brownfield vi erano Freddy Guevara e Yon Goicoechea. Brownfield ha elogiato quest’ultimo come “uno dei più autorevoli difensori delle libertà civili tra gli studenti. Con una grande quantità di denaro degli oligarchi libertari e delle squadre di soft power del governo degli Stati Uniti, questi dirigenti del radicalismo venezuelano hanno portato in piazza le loro tattiche Otpor, insieme ad una versione del logo del gruppo.

Nel 2009, gli attivisti giovanili della cosiddetta Generation 2007 hanno organizzato la manifestazione più provocatoria fino ad oggi: si sono tolti i pantaloni per le strade e hanno usato la scandalosa tattica del “guerrilla theatre” descritta da Gene Sharp nei manuali per il cambio di regime. I manifestanti si erano mobilitati contro l’arresto di un affiliato di un altro gruppo giovanile di nome JAVU. Questo gruppo di estrema destra “ha raccolto fondi da varie fonti del governo americano, permettendogli di guadagnare rapidamente notorietà come ala della linea dura dei movimenti di strada dell’opposizione”, secondo il libro dell’accademico George Ciccariello-Maher, Building the Commune.

Anche se il video di protesta non è disponibile, molti venezuelani hanno identificato Guaidó come uno dei principali partecipanti. Sebbene l’accusa non sia confermata, è certamente plausibile; i manifestanti nudi erano membri del nucleo interno della Generazione 2007 a cui apparteneva Guaidó, e che erano vestiti con il loro marchio di fabbrica, le camicie della Resistenza Venezuela, come si vede di seguito:

Quell’anno, Guaidó si è mostrato al pubblico in modo diverso, fondando un partito politico per conquistare correnti anti-Chavez che la sua generazione del 2007 aveva coltivato. Chiamato Voluntad Popular, è stato guidato da Leopoldo Lopez, un attivista di destra di Princeton che ha partecipato attivamente ai programmi del Fondo Nazionale per la Democrazia ed è stato eletto sindaco di un distretto di Caracas, uno dei più ricchi del paese. López era un ritratto dell’aristocrazia venezuelana, diretto discendente dal primo presidente del Venezuela. È anche cugino di primo grado di Thor Halvorssen, fondatore della Human Rights Foundation con sede negli Stati Uniti, che funziona come agenzia pubblicitaria de facto per attivisti antigovernativi sostenuti dagli Stati Uniti in paesi selezionati da Washington per il cambio di regime. Mentre gli interessi di Lopez si allineavano perfettamente con quelli di Washington, i messaggi diplomatici americani pubblicati da Wikileaks hanno evidenziato inclinazioni fanatiche che alla fine avrebbero portato all’emarginazione di Voluntad Popular. Un messaggio identificava Lopez come “una figura di divisione all’interno dell’opposizione… spesso descritta come arrogante, vendicativa e assetata di potere. Altri hanno sottolineato la sua ossessione per gli scontri di strada e il suo “approccio inflessibile” come fonte di tensione con altri leader dell’opposizione che hanno dato priorità all’unità e alla partecipazione alle istituzioni democratiche del paese.

Nel 2010, Voluntad Popular e i suoi sostenitori stranieri si sono attivati per sfruttare la peggiore siccità che abbia mai colpito il Venezuela negli ultimi decenni. La grande scarsità di energia elettrica aveva colpito il paese a causa della carenza di acqua, necessaria per alimentare le centrali idroelettriche. La recessione economica globale e il calo dei prezzi del petrolio hanno acuito la crisi, il che ha portato al malcontento della popolazione.

Stratfor e CANVAS, consulenti chiave di Guaidó e della sua squadra antigovernativa, idearono un piano incredibilmente cinico per colpire a morte la rivoluzione bolivariana. Il piano si basava su un crollo del 70% del sistema elettrico del paese nell’aprile 2010.

“Questo potrebbe essere il fatto decisivo poiché Chávez non potrebbe fare molto per proteggere le classi meno abbienti dal cedimento del sistema elettrico”, si leggeva in un memorandum ad uso interno di Stratfor. “Questo avrebbe probabilmente l’impatto di suscitare l’instabilità pubblica in un modo che nessun gruppo di opposizione potrebbe ingenerare. Nel frangente, un gruppo dell’opposizione si troverebbe nella miglior condizione per approfittare degli eventi e rivolgerli contro Chávez”.

A questo punto, l’opposizione venezuelana riceve 40-50 milioni di euro all’anno da organizzazioni governative come l’USAID e il National Endowment for Democracy, secondo un rapporto del think tank spagnolo, il FRIDE Institute. L’opposizione aveva anche una fortuna quasi illimitata a disposizione sui suoi conti, la maggior parte dei quali al di fuori del paese.

Anche se lo scenario previsto da Statfor non si è realizzò, gli attivisti del Partito della Voluntad Popular e dei suoi alleati hanno escluso ogni ipotesi di non violenza e si sono uniti ad un piano radicale per destabilizzare il paese.

Verso una destabilizzazione violenta

Nel novembre 2010, secondo le e-mail ottenute dai servizi di sicurezza venezuelani e presentate dall’ex ministro della giustizia Miguel Rodriguez Torres, Guaidó, Goicoechea e diversi altri studenti attivisti hanno partecipato a una formazione segreta di cinque giorni presso l’hotel Fiesta Mexicana di Città del Messico. Le sessioni sono state guidate da Otpor, gli istruttori per il cambio di regime con sede a Belgrado, sostenuti dal governo degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato, l’incontro ha ricevuto la benedizione di Otto Reich, un fanatico anti-castrista che ha lavorato presso il Dipartimento di Stato di George W. Bush e per l’ex presidente colombiano di destra Alvaro Uribe.

All’hotel Fiesta Mexicana, secondo le e-mail, Guaidó e i suoi colleghi attivisti hanno elaborato un piano per rovesciare il presidente Hugo Chávez generando il caos grazie a durature azioni di violenza di strada.

Tre responsabili dell’industria petrolifera, Gustavo Tovar, Eligio Cedeño e Pedro Burelli, avrebbero coperto con 52.000 dollari i costi dell’incontro. Tovar è un “attivista per i diritti umani” e si è autoproclamato “intellettuale”; il fratello minore, Reynaldo Tovar Arroyo, è il rappresentante venezuelano della compagnia messicana privata di petrolio e gas Petroquímica del Golfo, che ha un contratto con lo stato venezuelano.

Cedeño, da parte sua, è un uomo d’affari venezuelano, un latitante, che ha chiesto asilo negli Stati Uniti, e Pedro Burelli, un ex dirigente della JP Morgan ed ex direttore della compagnia petrolifera nazionale venezuelana, Petróleo de Venezuela (PDVSA). Ha lasciato la PDVSA nel 1998 quando Hugo Chávez è diventato presidente ed è membro del comitato consultivo del programma di leadership latinoamericano della Georgetown University.

Burelli ha insistito che le e-mail che dettagliavano la sua partecipazione all’incontro sono state falsificate e ha persino assunto un investigatore privato per provarlo. L’investigatore ha affermato che i registri di Google dimostrano che le e-mail presumibilmente di Burelli non fossero mai state inviate.

Oggi, però, Burelli non nasconde il suo desiderio di vedere Nicolás Maduro, l’attuale presidente del Venezuela, deposto e addirittura trascinato per le strade e sodomizzato con una baionetta, come il leader libico Muammar Gheddafi dalla milizia sostenuta dalla NATO.

Il presunto intrigo di Fiesta Mexicana è confluito in un altro piano di destabilizzazione rivelato in una serie di documenti prodotti dal governo venezuelano. Nel maggio 2014, Caracas ha pubblicato documenti che descrivono in dettaglio un complotto per assassinare il presidente Nicolás Maduro. Le fughe di notizie hanno permesso di identificare María Corina Machado, con residenza a Miami, come coordinatrice del piano. Con una linea dura e un debole per la retorica estrema, Machado ha funzionato come collegamento internazionale per l’opposizione, visitando il presidente George W. Bush nel 2005.

“Penso che sia giunto il momento di unire le forze, fare le chiamate necessarie e ottenere i finanziamenti per annientare Maduro e il tutto il resto crollerà”, ha scritto Machado in una e-mail all’ex diplomatico venezuelano Diego Arria nel 2014.

In un’altra e-mail, Machado ha detto che il piano violento è stato approvato dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Colombia Kevin Whitaker. “Ho deciso che questa battaglia durerà finché questo regime non sarà abbattuto… Se sono andato a San Cristóbal e mi sono esposta davanti all’OEA, non ho paura di nulla. Kevin Whitaker ha già riconfermato il suo sostegno e ha illustrato i nuovi passi da fare. Abbiamo un libretto degli assegni più grande di quello del regime per spezzare la rete di sicurezza internazionale.

Guaidó si dirige verso le barricate

Nel febbraio 2014, gli studenti manifestanti che hanno agito come truppe di assalto per l’oligarchia esiliata hanno eretto barricate in tutto il paese, trasformando le caserme controllate dall’opposizione in violente fortezze note come guarimbas. Mentre i media internazionali descrivevano i disordini come una protesta spontanea contro il governo di Maduro, c’erano ampie prove che Voluntad Popular stava orchestrando il programma.

“Nessuno dei dimostranti delle università indossava le magliette universitarie, tutti indossavano magliette di Voluntad Popular o di Primero Justicia”, ha dichiarato un partecipante di guarimba a quel tempo. “Avrebbero potuto essere gruppi studenteschi, ma i consigli studenteschi sono affiliati ai partiti politici dell’opposizione e sono responsabili nei loro confronti”. Quando è stato chiesto chi fossero i leader, il partecipante della guarimba ha detto: “Beh, per la verità, quei ragazzi ora sono deputati”.

Circa 43 persone sono morte durante le guarimbas del 2014. Tre anni dopo, sono esplose di nuovo, causando la distruzione massiccia delle infrastrutture pubbliche, l’assassinio di sostenitori del governo e la morte di 126 persone, molte delle quali erano Chavisti. In molti casi, i sostenitori del governo sono stati arsi vivi da bande armate.

Guaidó è stato direttamente coinvolto nelle guarimbas 2014. Infatti, ha twittato un video in cui si è mostrato con casco e maschera antigas, circondato da elementi mascherati e armati che avevano chiuso una strada oggetto di un violento confronto con la polizia. Alludendo alla sua partecipazione alla Generazione 2007, ha proclamato: “Ricordo che nel 2007 abbiamo proclamato “Studenti! Adesso, gridiamo: “Resistenza! Resistenza! Resistenza!”. Guaidó ha eliminato il tweet, dimostrando un’apparente preoccupazione per la sua immagine di difensore della democrazia.

Il 12 febbraio 2014, al culmine delle guarimbas di quell’anno, Guaidó si unì a López in un incontro di Voluntad Popular y Primero Justicia. Durante una lunga polemica contro il governo, Lopez ha esortato la folla a marciare verso l’ufficio del procuratore generale Luisa Ortega Diaz. Poco dopo, l’ufficio di Diaz è stato attaccato da bande armate che hanno cercato di incendiare. La Ortega Lopez ha denunciato quella che lei ha definito “violenza pianificata e premeditata”.

In un’apparizione televisiva nel 2016, Guaidó ha liquidato le morti causate dalle guayas, una tattica di guarimba che consiste nello stendere un filo d’acciaio attraverso un’autostrada per ferire o uccidere i motociclisti. Li ha definiti un “mito”. I suoi commenti hanno cancellato una tattica mortale che aveva ucciso civili disarmati come Santiago Pedroza e decapitato un uomo di nome Elvis Durán, tra molti altri.

Questo insensibile disprezzo per la vita umana definirebbe il suo partito Voluntad Popular agli occhi di gran parte del pubblico, compresi molti degli oppositori di Maduro.

Fine di Voluntad Popular

Con l’intensificarsi della violenza e della polarizzazione politica in tutto il paese, il governo ha iniziato ad agire contro i leaders di Voluntad Popular che hanno contribuito ad alimentarela.
Freddy Guevara, vicepresidente dell’Assemblea Nazionale e secondo al comando di Voluntad Popular, è stato il principale leader nelle rivolte di strada del 2017. Di fronte a un processo per il suo ruolo nelle violenze, Guevara si è rifugiato nell’ambasciata cilena, dove continua ad essere ospitato.

Lester Toledo, un deputato di Voluntad Popular dello stato di Zulia, è ricercato dal governo venezuelano da settembre 2016 con l’accusa di finanziare il terrorismo e pianificare assassinii. Si è detto che i piani sarebbero stati articolati con l’ex presidente colombiano Álavaro Uribe. Toledo è fuggito dal Venezuela e ha fatto diversi tour finanziati da Human Rights Watch, Freedom House, il Congresso spagnolo e il Parlamento europeo, e sostenuto dal governo degli Stati Uniti.

Carlos Graffe, un altro membro della Generazione Otpor formatosi nel 2007 che guidava Voluntad Popular, è stato arrestato nel luglio 2017. Secondo la polizia, era in possesso di una borsa piena di chiodi, esplosivi C4 e di un detonatore. È stato rilasciato il 27 dicembre 2017.

Leopoldo López, leader popolare di Voluntad Popular, è attualmente agli arresti domiciliari, accusato di un ruolo chiave nella morte di 13 persone durante le guarimbas del 2014. Amnesty International ha definito López “prigioniero politico” e ha giudicato il suo trasferimento dalla prigione a casa una misura “non ancora sufficiente”. Nel frattempo, i parenti delle vittime di guarimba hanno presentato una petizione per ulteriori accuse contro López.

Yon Goicoechea, “el Pajajero” dei fratelli Koch e fondatore di Primero Justicia, sostenuta dagli Stati Uniti, è stato arrestato nel 2016 dalle forze di sicurezza che sosteneva di aver trovato un chilo di esplosivi nella sua auto. In un articolo del New York Times, Goicoechea ha contestato le accuse definendole “falsificate” e ha affermato di essere stato imprigionato semplicemente per il suo “sogno di una società democratica, libera dal comunismo”. È stato rilasciato nel novembre 2017.

David Smolansky, anch’egli membro del gruppo originario di Generation 2007 addestrato da Otpor, è diventato il più giovane sindaco del Venezuela quando è stato eletto nel 2013 a El Hatillo. Smolansky è stato spogliato della sua carica e condannato a 15 mesi di prigione dalla Corte Suprema che lo ha ritenuto colpevole di aver fomentato le violente guarimbas.

Di fronte alla minaccia di arresto, Smolansky si rasò la barba, si mise gli occhiali da sole e fuggì in Brasile travestito da sacerdote con una bibbia in mano e un rosario al collo. Attualmente vive a Washington, DC, dove è stato scelto dal Segretario dell’Organizzazione degli Stati Americani, Luis Almagro, per guidare il gruppo di lavoro sulla crisi dei migranti e rifugiati venezuelani.

Il 26 luglio Smolansky ha tenuto quello che ha definito un “cordiale incontro” con Elliot Abrams, condannato per l’operazione Iran-Contra e insediato da Trump in qualità di inviato speciale degli Stati Uniti in Venezuela. Abrams è noto per aver gestito la strategia segreta degli Stati Uniti di armare le squadre della morte durante gli anni ’80 in Nicaragua, El Salvador e Guatemala. Il suo ruolo da protagonista nel colpo di stato del Venezuela ha suscitato il timore che un’altra guerra di potere intrisa di sangue potrebbe essere in arrivo.

Quattro giorni prima, María Corina Machado ha fatto eco a un’altra minaccia violenta contro Maduro, dichiarando che se “vuoi salvare la tua vita, devi capire che il tuo tempo è scaduto”.

Una pedina nel suo gioco

Il crollo di Voluntad Popular sotto il peso della violenta campagna di destabilizzazione le ha alienato ampi settori dell’opinione pubblica e ha posto fine a gran parte della sua leadership in esilio o in arresto. Guaidó rimane una figura relativamente minore, avendo trascorso la maggior parte dei suoi nove anni di carriera nell’Assemblea Nazionale come vice supplente. Proveniente da uno degli stati meno popolati del Venezuela, Guaidó si è classificato secondo alle elezioni parlamentari del 2015, con solo il 26% dei voti espressi per assicurarsi il posto all’Assemblea Nazionale. In effetti, il suo culo era più conosciuto della sua faccia.

Guaidó viene presentato come presidente dell’Assemblea Nazionale dominata dall’opposizione, ma non è mai stato eletto per questa carica. I quattro partiti di opposizione che componevano il tavolo di Unità Democratica all’Assemblea Nazionale avevano deciso di istituire una presidenza a rotazione. Il turno di Voluntad Popular era in corso, ma il suo fondatore, López, era agli arresti domiciliari. Nel frattempo, il suo secondo in comando, Guevara, si era rifugiato nell’ambasciata cilena. Un personaggio di nome Juan Andrés Mejía sarebbe stato il seguente in linea di successione, ma per ragioni che sono solo ora chiare, è stato selezionato Juan Guaidó.

“C’è un ragionamento di classe che spiega l’ascesa di Guaidó”, osserva Sequera, l’analista venezuelano. “Mejia è di classe superiore, ha studiato in una delle università private più costose del Venezuela e non potrebbe essere facilmente smerciato al pubblico come si può fare con Guaidó.

Da un lato, Guaidó ha caratteristiche di meticcio comuni alla maggior parte dei venezuelani, e sembra più un uomo comune. Inoltre, non era stato sovraesposto dai media, quindi può diventare quasi tutto.

Nel dicembre 2018, Guaidó ha attraversato il confine e si è recato a Washington, Colombia e Brasile per coordinare il piano di manifestazioni di massa durante la cerimonia di insediamento del presidente Maduro. La sera prima della cerimonia di giuramento di Maduro, il vicepresidente Mike Pence e il ministro degli esteri canadese Chrystia Freeland hanno chiamato Guaidó per confermargli il loro sostegno.

Una settimana dopo, il senatore Marco Rubio, il senatore Rick Scott e il deputato Mario Diaz-Balart e tutti i parlamentari della lobby cubana di destra in esilio in Florida, si sono riuniti col presidente Trump e il vicepresidente Pence alla Casa Bianca. Su loro richiesta, Trump accettò che se Guaidó si fosse dichiarato presidente, lo avrebbero sostenuto.

Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha incontrato personalmente Guaidó il 10 gennaio, secondo il Wall Street Journal. Tuttavia, Pompeo non è riuscito a pronunciare il nome di Guaidó quando lo ha menzionato in una conferenza stampa del 25 gennaio, riferendosi a lui come “Juan Guido”.

Dall’11 gennaio, la pagina Wikipedia di Guaidó è stata modificata 37 volte, evidenziando la lotta per plasmare l’immagine di una figura anonima che ora era un’immagine per le ambizioni di cambiamento di regime di Washington. Alla fine, la supervisione editoriale della sua pagina è stata affidata al consiglio di amministrazione di Wikipedia di “bibliotecari”, che lo ha dichiarato presidente “controverso” del Venezuela.

Guaidó può essere stata una figura oscura, ma la sua combinazione di radicalismo e opportunismo ha soddisfatto i bisogni di Washington. “Quel pezzo all’interno mancava”, ha detto il governo di Trump su Guaidó. “Era il pezzo di cui avevamo bisogno perché la nostra strategia fosse coerente e completa”.

“Per la prima volta”, ha detto Brownfield, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela, al New York Times, “avete un leader dell’opposizione che sta chiaramente dicendo alle forze armate e alla polizia che vuole tenerli dalla parte degli angeli e con i buoni”.

Ma Voluntad Popular di Guaidó ha formato i gruppi che hanno provocato le guarimbas causando la morte di poliziotti e cittadini comuni. Si era addirittura vantato di essere coinvolto in disordini di strada. E ora, per conquistare i cuori e le menti dei militari e della polizia, Guaidó vuole cancellare questa storia intrisa di sangue.

Il 21 gennaio, un giorno prima dell’inizio del colpo di stato, la moglie di Guaidó ha diffuso un video in cui chiede ai militari di opporsi a Maduro. La sua performance è rigida e poco entusiasmante, evidenziando i contorni politici del marito.

Mentre Guaidó attende l’assistenza diretta, rimane quello che è sempre stato: il progetto preferito dalle ciniche forze estere. “Non importa se crolla e brucia dopo tutte queste disavventure”, ha detto Sequera della stella del colpo di stato. “Per gli americani, è spendibile”.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

Venezuela en la geopolítica imperialista: entre la esperanza y la guerra

por David Gómez Rodríguez
@davidgomez_rp

El pasado 23 de enero, quedó claro para el mundo que EEUU dirige una operación para imponer un “gobierno títere” en Venezuela que entregue la nación a los intereses de las empresas transnacionales y a la dirección de la política norteamericana, de hecho, el asesor del pentágono reconoció en entrevista a Fox Business que su país busca beneficiarse económicamente del golpe de Estado, terminó asegurando: “Haría una gran diferencia si las petroleras estadounidenses operaran en suelo venezolano”. Por esto el propio Donald Trump fue el primero en reconocer al autoproclamado Juan Guaidó, cuestión que hace parte de una nueva estrategia golpista contra el Gobierno Bolivariano y así contra toda un modelo de desarrollo e integración construido desde el chavismo e inspirado en el bolivarismo, el desarrollo humano y las ideas marxistas. Entonces no se trata solo de acabar con un gobierno, sino de aniquilar una esperanza que emergió con Chávez frente a un sistema político y económico que ha sumido en la miseria a más de tres mil millones de personas en el mundo según el PNUD.

La investigación de Dan Cohen y Max Blumenthal, titulada “Así fabricó Estados Unidos al presidente Guaidó” devela las conexiones de este operador político de Washington en Venezuela con organizaciones como la CANVAS, la OTPOR, la NED y la CIA, las cuales se articulan en una red que forma, financia y promueven políticas de desestabilización de gobiernos incomodos para EEUU, siempre utilizando la democracia y la libertad como eslogan de su política intervencionista y guerrerista, es por eso que el canciller Jorge Arreaza ha afirmado que “el imperialismo es cínico e inhumano”. Estas estrategias se han desarrollado en países como Ucrania y como Libia, los diferentes formatos incluyen la promoción de la llamada guerra de perros, para ello es necesario desarrollar una agresiva campaña de odio y promover la desestabilización de la economía y el Estado, generando malestar, histeria e incertidumbre en la población. La captación de Guaidó y otros jóvenes venezolanos como Goicochea se habría realizado desde 2005 como primera fase de estas operaciones, luego del fallido golpe de Estado del 2002, formato de intervención que EEUU había utilizado en América Latina por todo el siglo XX. Desde entonces Venezuela se encuentra en el centro de la política intervencionista norteamericana que va más allá de un plan de dominación en el país o en la región, sino que se inscribe la lucha por la hegemonía política mundial.

Si entendemos la actual situación política y económica del mundo podremos comprender mejor el agresivo, desesperado y descarado afán de los EEUU por acabar con la Revolución Bolivariana. Actualmente el imperialismo norteamericano se ve debilitado, perdiendo liderazgo en el escenario político y económico, frente a países emergentes como China y Rusia. Actualmente podemos ver un nuevo formato de la guerra fría donde a pesar de dejar en un según plano el tema ideológico, dos visiones de mundo de enfrentan: Es el mundo guiado por la tutela impuesta por el aparato industrial-militar de los EEUU o el surgimiento de un orden mundial multipolar donde el derecho internacional y las relaciones de cooperación se impongan por encima de la dominación. No obstante, esta pugna pasa por el dominio de los recursos energéticos y la capacidad de influencia política en todas las regiones del mundo, cuestión que tiene muy clara el Presidente Nicolás Maduro.

Venezuela goza de una ubicación privilegiada desde el punto de vista geopolítico, siendo la puerta de entrada a toda una región rica en todo tipo de recursos. En las últimas dos décadas el país ha asumido un liderazgo importante en América Latina junto a los movimientos sociales y partidos que luchan por la construcción del socialismo, representando de esta manera un modelo de desarrollo alternativo al capitalismo, que en su momento de mayor auge puso en jaque al imperialismo norteamericano a través de políticas integracionistas que revirtieron la correlación de fuerzas en el continente y que tuvieron influencia en la política mundial. Basta con estudiar la historia de organizaciones como ALBA, CELAC y OEA para darse cuenta de esto. Por último, Venezuela es el país con las mayores reservas comprobadas de petróleo a nivel mundial, muy cercanas a EEUU. Es así como el control de la patria bolivariana se convierte en algo fundamental para el entendimiento de la política mundial, pues si la Revolución Bolivariana se mantiene significa que China, Rusia, Irán y Turquía pueden contar con un aliado fuerte en América Latina, significa que el petróleo venezolano no está a discreción del aparato industrial militar de los EEUU en un escenario de conflicto mayor, que la hegemonía del dólar se ve amenazada por un nuevo esquema económico y comercial, y además que puede resurgir un bloque regional capaz de influenciar en la construcción de un orden mundial mucho más equilibrado, cuando de poder hablamos.

Entonces, sí, estamos hablando de la violación del derecho internacional, de la franca agresión a la soberanía de un país democrático e independiente y de la ofensa a la historia y la dignidad de todo un pueblo, pero también estamos hablando del control mundial. Hoy defender a Venezuela es defender todo cuanto represente la dignidad de los pueblos y el derecho a la autodeterminación y la paz. Lo contrario sería generar un precedente terrible para la humanidad, donde las potencias, lejos de promover la democracia impondrían sus intereses sobre la soberanía y la cultura de los países más pequeños.

Es por eso que, ante la nueva agresión contra Venezuela, gobiernos, movimientos sociales y partidos alrededor del mundo han expresado su rechazo a las medidas de EEUU, respaldando al Gobierno y el pueblo venezolano. Por ejemplo, desde Hungría, el presidente del Partido Obrero, Gyula Thürmer, así como el líder del Partido Laborista británico, Jeremy Corbyn, se sumaron a la solidaridad con Venezuela. Por su parte, el Consejo Nacional de las Uniones de Asociaciones Juveniles e Infantiles de Rusia condenó el intento de golpe de Estado que se está propiciando. Asimismo, movimientos y destacadas personalidades de países como Grecia, Noruega, Chile, Italia, España, Argentina, Francia, Palestina, Ecuador, Costa Rica, EEUU y muchos otros han manifestado su solidaridad e incluso han generado propuestas respetuosas para la solución del conflicto, como en el caso de México y Uruguay.

Actualmente, la relación de fuerzas en el mundo es la siguiente: 34 países de 198 se han sumado a la política intervencionista, violatoria del derecho internacional, mientras que el resto se mantiene en una posición neutra o de franco apoyo como en el caso de China, Bolivia y Turquía. En la reunión del consejo de seguridad de la ONU, Venezuela garantizó con 20 votos una nueva victoria diplomática, como lo hizo en la OEA, no obstante, el país bolivariano sigue siendo atacado por los países que forman parte del establishment y que violan los derechos humanos y la paz de forma sistemática. Hoy Venezuela está entre la esperanza de los pueblos y la guerra del imperialismo.

Il Venezuela e la confusione della sinistra: lettera pubblica al Frente Amplio del Cile

L'immagine può contenere: 4 persone, persone che sorridono, folla, cappello e spazio all'apertodi Atilio A. Borón

Negli ultimi giorni, Pablo Vidal, uno dei deputati del partito della Rivoluzione Democratica che integra il Frente Amplio de Chile, ha dichiarato in un’intervista a La Tercera che il presidente Nicolás Maduro è un dittatore. Quella che avrebbe potuto essere l’infelice sortita di un legislatore pivello, in un paio d’ore si è rivelata  come il sintomo di una malattia grave che, se non affrontata immediatamente, precluderebbe per molti anni la possibilità di offrire un’alternativa post-neo-liberale allo screditato sistema dei partiti politici prevalenti in Cile, discendenti della disastrosa dittatura di Augusto Pinochet. In effetti, senza meditare sul significato e la portata delle parole di Vidal, altri leader del FA sono venuti fuori a frotte per sostenere le sue dichiarazioni, il che evidenzia come la loro profonda ignoranza della storia cilena e delle categorie più elementari di analisi politica sia un punto debole condiviso equamente con le loro compagne e compagni di partito. Infatti, come è possibile che qualcuno che si propone come alternativa di sinistra assuma completamente il discorso e la propaganda diffusi dall’impero in salsa locale? Se vi fossero dubbi in merito, Vlado Mirosevic, un rappresentante del Partito Liberale – la destra dura e pura, mal celata sotto una sottile patina di post-modernismo, in combinazione con un efficace marketing politico – è salito sul ring, per esprimere il suo pieno accordo con l’uscita di Vidal. Purtroppo, in poche ore, “l’effetto mandria” ha fatto sì che molti leader del FA si liberassero, gettandola fuori bordo, di una buona parte della loro identità di sinistra. [1]

Ci vuole un alto livello di analfabetismo politico – per dirla diplomaticamente – affinché un cittadino o una cittadina di un paese come il Cile, che ha subito una delle dittature più orribili di cui si abbia notizia nel ventesimo secolo, possa qualificare con gli stessi termini Augusto Pinochet e Nicolás Maduro. Non solo Vidal e i suoi compari mostrano un’ignoranza olimpica della realtà venezuelana, ma, peggio ancora, lo stesso accade con la storia del loro paese. Se la conoscessero, dal momento che è loro dovere come legislatori o politici conoscerla molto bene, non avrebbero mai potuto commettere un’oscenità come quella che stiamo discutendo e che non a caso è stata accolta con grande giubilo da parte dei media canaglia, a partire dalla CNN e, a seguire, dagli altri mezzi egemonici. Come una giovane comunista cilena, Florencia Lagos Neumann, commenta con buon senso nel suo tweet: “La dittatura è dittatura. Pinochet era un dittatore, Videla era un dittatore, Somoza era un dittatore, Franco era un dittatore. Se nelle loro dittature fosse apparso un pazzo, proclamandosi presidente, nel giro di due ore lo avrebbero sparato e gettato in una fossa comune. Si capisce, questo?”. L’eloquenza di questo ragionamento ci risparmia fiumi di parole.

Ammetto che alcuni settori della sinistra possono essere critici severi del governo di Maduro. O per dire che non ha saputo contrastare efficacemente la brutale offensiva lanciata dagli Stati Uniti per porre fine alla Rivoluzione Bolivariana. O che la sua gestione della politica economica è stata fuorviata o che la lotta alla corruzione ha mancato dell’energia necessaria. Ma dire che Maduro è un dittatore è un enorme errore concettuale gravido di conseguenze dannose per il futuro del movimento popolare cileno. Questo può difficilmente trovare una via d’uscita per le ingiustizie e le iniquità del prodotto di quasi mezzo secolo di politiche neo-liberiste come una forza politica che pensa e agisce come se fosse giusto. Dimenticando, inoltre (poveri i sociologi che le fanno da consiglieri!) il consiglio che la gente, dovunque sia, e non solo in America Latina, preferisce sempre l’originale alla copia. E una sinistra che appare come una caricatura della destra decreta la propria obsolescenza e porta acqua al mulino a vento della prima. Il Frente Amplio è ancora in tempo per rimediare ad una uscita così sfortunata. Una discussione schietta, rigorosa e ben fondata può salvare un progetto di cambiamento, tendenzialmente post-neoliberista, di cui il Cile ha urgente bisogno. Sarebbe imperdonabile se si perdesse tale opportunità.

Si possono dire molte cose di Juan Guaidó (la maggioranza delle quali poco onorevoli), meno che abbia sofferto qualche inconveniente nella sua continua propaganda sediziosa, o nel suo invito alla popolazione alle forze armate a rompere l’ordine costituzionale o nella sua infame richiesta al governo degli Stati Uniti affinché si coinvolgano attivamente nella risoluzione –senza dubbio violenta e senza nessuna forma di dialogo politico, come manifestato a più riprese dalla Casa Bianca – della crisi che è in corso in Venezuela. La sua demagogica domanda, formulata in un atto pubblico per strada, se qualcuno avesse paura di una guerra civile (alla quale il pubblico presente ha risposto con un risoluto no) è di un’irresponsabilità criminale. In qualsiasi paese del mondo – e il Cile non fa  eccezione – un soggetto che agisce in questo modo viene subito imprigionato e perentoriamente condannato a scontare una lunga condanna in una prigione di massima sicurezza. Negli Stati Uniti potrebbe anche essere soggetto alla pena capitale. Ma nulla di ciò accade nella “dittatura” di Maduro, denunciata con un’indignazione bruciante, degna di cause migliori da parte di alcuni settori del FA. Una strana dittatura, come diceva Eduardo Galeano, parlando dei giorni di Hugo Chávez al potere, che consente a un fantoccio come Guaidó di circolare in tutto il paese, senza essere perseguitato, di convocare ex-ministri chavisti e incontrarsi con loro in pieno giorno nel Palazzo Legislativo, nel centro di Caracas, per scambiare idee sulla costituzione del gabinetto della sua illusoria “transizione”. O che permette che un dirigente accusato di essere l’ispiratore e ideatore delle due guarimbas che nel 2014 e nel 2017 hanno lasciato una scia di centinaia di morti, migliaia di feriti e ingenti danni alla proprietà, intendiamo Leopoldo Lopez, appaia regolarmente in vari programmi radiofonici riprodotti e viralizzati dai social network ed esorti, dai comodi arresti domiciliari, le forze armate bolivariane a consentire l’ingresso degli “aiuti umanitari” inviati da Washington. Non sono forse questi, esempi evidenti di libertà di stampa e di assemblea che esistono nel Venezuela bolivariano e che nessuna dittatura ha mai ammesso? Potrebbe essere stata trattata così l’opposizione a Pinochet in Cile, o a Videla in Argentina o a Somoza in Nicaragua? È possibile ignorare una verità così elementare come questa? Qual è il concetto di “dittatura” che hanno alcuni leader del FA? Confesso la mia curiosità di conoscerlo e sapere chi è il teorico che ha prodotto una tale stravagante definizione, in base alla quale il Venezuelano è un dittatore e il despota dell’Arabia Saudita che massacra il popolo yemenita e comanda di uccidere un giornalista del suo paese presso la sede della sua ambasciata in Turchia non lo è; o per cui, un regime neo-fascista e genocida come Israele è considerato come una democrazia esemplare con cui il Cile dovrebbe rafforzare i legami senza alcuna riserva, nonostante la sua palese e sistematica violazione dei diritti umani nei territori occupati e il suo rifiuto di tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite.

L’ineluttabile conclusione di questa posizione presa da alcuni leader del FA è che il loro riferimento alla cultura della sinistra e alle sue lotte secolari è uno sfortunato fraintendimento; o, in caso di malafede, un escamotage discorsivo ed elettorale per acquisire rispettabilità di fronte ai settori dominanti. Un’identità di sinistra così fragile, che i loro rappresentanti si dileguano non appena devono resistere alle sfide pressanti della realtà politica, questa “lotta degli dèi contrapposti”, come diceva Max Weber, cui non si adattano i mezzi toni, né i ” né-né” del postmodernismo, nelle sue varianti di destra o di (pseudo)-sinistra. Ricordo alcuni versi di Víctor Jara quando cantava, negli anni dell’Unità Popolare: “tu non sei nul-lá, né chicha né limoná”. In questi giorni, coloro che si sono uniti allegramente e irresponsabilmente al discorso dell’imperialismo e della reazione nativa sono a serio rischio di diventare “nulla”, il che è politicamente una via sicura verso il disastro. O, peggio ancora, di diventa il proprio opposto e abbandonare l’impresa storica di salvare il Cile dalle grinfie del neo-liberismo. Perché coloro che entrano nell’agorà tuonando “Maduro dittatore”, ormai si collocano oggettivamente e al di là di inconseguenti gesti di ribellione, dal lato dell’imperialismo e della reazione. Devono essere consapevoli che così facendo verranno associati al peggio della politica latino-americana. Sono fianco a fianco con Uribe e Duque, Macri e Bolsonaro, con Hernández e Lenin Moreno, con Almagro e Santos, con Bolton e Abrams, tutti ripetendo la narrazione concepita negli Stati Uniti e diffusa nella nostra lingua dal maestro impareggiabile dell’arte di dire bugie che sembrano vere: Mario Vargas Llosa. Questo settore del FA, perché non credo che sia tutta l’organizzazione, è entrato nella politica latino-americana dal lato degli eredi di coloro che soffocarono nel sangue e nel fuoco l’esperienza pionieristica di Salvador Allende, e questo non è un dettaglio minore o un semplice aneddoto. Si sono schierati con i figli di coloro che hanno bombardato la Moneda, ucciso Orlando Letelier, René Schneider, Carlos Prats González, Pablo Neruda, Eduardo Frei e hanno portato alla morte di Salvador Allende; anche di coloro che hanno torturato, mutilato e codardamente giustiziato Víctor Jara e migliaia di cilene e cileni; di quelli che organizzarono sinistri campi di concentramento e carovane della morte, che fecero scomparire migliaia, ne uccisero molti altri e mandarono in esilio centinaia di migliaia di loro compatrioti.

Nella loro sorprendente ignoranza, questo settore della leadership frontista dimostra di non conoscere l’abc della filosofia politica, e con un arsenale teorico così rudimentale intende condurre il Cile sulla via del progresso e della giustizia sociale! Incapace di distinguere cosa sia una dittatura, di riconoscere l’onnipresenza dell’imperialismo – parola proibita nel suo discorso – o di conoscere il dolore e la distruzione che questo causa con la sua aggressione economica, politica, diplomatica e mediatica contro il Venezuela bolivariano, si arrendono al pensiero unico nel loro fatale sforzo di costituirsi come un’alternativa “moderata” all’ingiustizia “smodata” che pervade il Cile.

Di fronte al crogiolo della crisi venezuelana, questo settore del FA si scioglie nel suo manicheismo tipico della guerra fredda, nella sua crociata contro i governi che non si piegano ai comandi della Casa Bianca (Noam Chomsky dixit) e sono invariabilmente caratterizzati da questa come “dittature”. Una sinistra che, nel suo infantilismo, cade nella trappola di credere che essa sarà in grado di risolvere il debito sociale della “democrazia di (molto) bassa intensità” del Cile, o della sua “democratura”, senza avere a che fare con tutti i demoni dell’inferno, che usciranno a frotte per distruggere a sangue e fuoco tutti coloro che hanno l’audacia di provare a cambiare il mondo. Persone che, nella loro inesperienza, credono che la politica sia un gioco da gentiluomini, dove i riformatori sociali, lasciando da parte i rivoluzionari, si confrontano con le armi della legalità e delle istituzioni con i sostenitori dello status quo. Non basta che Donald Trump conferisca lo status di legittimo presidente del Venezuela a un fantoccio come Juan Guaidó, in aperta violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Né che John Bolton abbia dichiarato di volere il petrolio del Venezuela per le compagnie statunitensi. Anche se Trump e Bolton gli urlano in faccia che verranno al momento giusto a impadronirsi delle risorse naturali del Cile, nella loro ebbrezza postmoderna, coloro che tuonano: “Maduro dittatore”, continuano a pensare che l’imperialismo è una favola della vecchia sinistra, un mito che sopravvive incredibilmente in tempi di post-modernità liquida dove, come dicevano Marx ed Engels nel Manifesto comunista (che quei settori del FA farebbero bene a leggere) “tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria”. Tutto, sì, meno la lotta di classe e il dominio imperialista. E se non capiscono questo, non hanno capito nulla e si dissolveranno nell’aria, lasciando nient’altro che una macchia confusa, un juvenilia passeggero, che prometteva di essere una brezza rinfrescante nella politica cilena e ha finito per essere qualcosa di molto più serio.

[1] Una relazione su quest’argomento è in https://www.cnnchile.com/pais/diputados-rd-se-alinean-al-calificar-de-dictador-a-nicolas-maduro_20190205/

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Olga Álvarez: «La oposición es responsable de usurpación de poder»

por Clara Statello

Olga Álvarez es una abogada constitucionalista muy conocida en Venezuela, experta en elecciones, que entrevistamos para entender más a fondo el conflicto institucional que se puso en marcha en el país con la autoproclamación de Guaidó, la atmósfera que se respira entre la población, los escenarios internos e internacionales que se van a desencadenar, a la luz de la derrota de la resolución propuesta por los EEUU en la OEA y ONU.

«La oposición es responsable de la usurpación de poder, simulación y fraude para desestabilizar el país, intento de golpe.»

¿Cual es la situación actualmente en Venezuela, cómo reacciona la ciudadanía?
Olga: En las ciudades y en el Paìs, la situación es tranquila. Hubieron algunos focos, muy pocos, el 22 y el 23 de enero y episodios de violencia en zonas sujetas a actas terroristicas de Voluntad Popular, grupo de pertenencia de Guaidó. Por lo demás la vida sigue tranquila: las instituciones funcionan perfectamente, la gente se queda en su trabajo, de producción, de estudio, crece sus hijos, vive normalmente su cotidianidad. El país procede en la fase de reorganización económica, contra una guerra económica dictada con medidas coercitivas unilaterales, por parte de los Estados Unidos y de su aliados, y con la especulación artificiosa en contras del bolívar, que pasa por una página Internet. Hasta la CEPAL, la Comision Economica para America Latina no ha encontrado ni una explicación por la subida del precio del dólar sobre el bolívar. Se sabe que es parte de la guerra económica. La ciudadanía es consciente de la situación por la que estamos pasando.

¿Cuales delitos cometió la oposición?
O: Usurpación de poder, simulación y fraude destinados a la destabilización del pais, tentativo de golpe de Estado. Guaidó trata de usurpar una función autoproclamándose presidente interino desde una plaza, sin tener alguna autoridad y fuera del contexto institucional, en frente  a la gente que le aplaudía. No ha sido elegido por nadie. La constitución no contempla el Presidente interino y la autoproclamación es un hecho que no encuentra fundamento en nuestro sistema jurídico, por lo tanto, se configura como fraude y simulación para la comunidad internacional, destinada a la usurpación de poder. Todo eso pasó con el respaldo y la complicidad de EE.UU., que lo han apoyado a través de un video del vicepresidente Mike Pence y del llamado “Grupo de Lima”.
Para entender como ha sido posible llegar a tanto, hay que explicar que desde el momento de su elección, un sector de la oposición decidió convertir la AN (actualmente en desacato desde 2016, NdR) en la trinchera desde donde hay que desmoronar al Estado Nacional, por medio de leyes inconstitucionales, de acuerdos que quisieron apoderarse de las funciones de los cinco poderes del Estado, atentando al principio de separación de los poderes, en el que está basada la forma democrática de un país.
En Venezuela existen cinco poderes del Estado y tenemos diferentes mecanismos de separación de los poderes. A cada poder le pertenece, en vía exclusiva, la facultad de presentar propuestas de modificación de su estructura y de sus procesos de funcionamiento. El Poder legislativo no puede presentar propuesta de modificación de los otros poderes. No puede meterse en las competencias de los otros poderes y coserse una camisa a medida de la Asamblea. Ellos, en cambio, intentaron modificar la conformación del Tribunal Supremo de Justicia (TSJ). Se empoderaron de funciones que pertenecen exclusivamente al Presidente de la República. Hasta se tomaron la iniciativa legislativa que pertenece solamente al Poder electoral, de legislar sobre sí mismo. Ello representa un ilícito constitucional. Están intentando cambiar la forma republicana que nos dimos con la Constitución de 1999. Ya de por sí es un crímen, llana y sencillamente, en contra de la Constitución, pero no es todo.

¿Qué quiere decir?
Hicieron caso omiso de una sentencia de amparo constitucional, que acompañó una apelación electoral, respaldada por pruebas, sobre una situación de fraude electoral en el estado de Amazonas, con la cual tres candidatos fueron suspendidos temporalmente de manera total. Esta decisión, sin embargo, fue desestimada por la Asamblea Nacional, que integró en ella a tres personas sin el estatus de diputado, incurriendo en el delito de usurpación de la función. Aunque es una usurpación individual, fue promovida por el mismo cuerpo colegiado. Y si el cuerpo colegiado se reinstala con tres personas que no gozan del estatus de diputado, entonces todo el órgano está viciado por la nulidad en cada acto, porque como órgano colegiado es una función usurpadora, ya que no puede tomar decisiones como cuerpo parlamentario si adentro hay personas que no son parlamentarios. Esta situación nos llevó a tener un parlamento que durante dos años no cumplió sus funciones, en una condición de insubordinación por no querer respetar las decisiones del TSJ. De esta manera, se quiere crear un conflicto institucional, un desequilibrio entre los poderes. Este es un acto ilícito. La insubordinación permanente, reiterada voluntariamente, es un ilícito constitucional, porque los poderes están sujetos al control legal y constitucional del Poder Judicial. A la luz de todo esto, la elección de la directiva de la Asamblea Nacional, que tuvo lugar a principios de enero, no puede considerarse válida, ya que la AN se encuentra en una posición de insubordinación y usurpación de funciones, por lo que todo acto está viciado por nulidad.

Y entonces, ¿qué otra ilegalidad ha cometido el Parlamento con mayoría opositora?
Además del intento de usurpar los poderes del Presidente de la República, el poder judicial, el poder electoral y otros poderes en forma permanente, han solicitado la intervención militar del extranjero, en complicidad con gobiernos extranjeros hostiles. Esto, por supuesto, es un delito contra la Patria, un delito contra la seguridad de la nación, que se castiga por ley, según lo dispuesto en el Código Penal en los artículos 128 y siguientes.
Ahora, hay un golpe de Estado en progreso, de los cuales son promotores y vanguardistas. Es un hecho bien conocido, público y mediático, que el golpe de Estado se está dando con la complicidad de los Estados Unidos, que incluso dan órdenes, diciendo públicamente lo que se debe hacer en Venezuela, a través de las redes sociales oficiales de Estados Unidos, del Secretario de Estado y voceros del Departamento de Estado. La complicidad de gobiernos extranjeros para derrocar a nuestro Gobierno elegido democráticamente es un hecho público y evidente de los medios de comunicación y es un crímen. La autoproclamación del Presidente interino no tiene ningún efecto en nuestro sistema legal, es una simulación dirigida a crear confusión y desestabilizar el país. Intentaron justificar la usurpación de la función del Presidente como un vacío de poder, pero tenemos un Presidente y es Nicolás Maduro Moros, quien juró el 10 de enero ante el Poder judicial, según lo establecido en el artículo 231 de nuestra Constitución. En Venezuela, el Presidente no es elegido por el parlamento, sino es designado por elección directa: este es un punto importante para recordar. No hay posibilidad de vaciar el poder. El artículo 233 de la Constitución, que ellos citan para respaldar este golpe, trata de la falta permanente del presidente, no del vacío de poder. La Constitución define estrictamente 5 casos de falta permanente:
– renuncia del Presidente, el Presidente no ha renunciado y no piensa renunciar;
– muerte del Presidente;
– una sentencia del TSJ declarando su despido;
– una declaración del TSJ de incapacidad física y mental permanente del Presidente de la República,
– la declaración de abandono del nombramiento por parte de la AN. Esto acontece cuando el parlamento ha otorgado un permiso temporal al Presidente de la República, y al final del permiso, el Presidente no regresa a sus funciones por su propia voluntad.
Estos son los únicos casos en los que se manifiesta la falta permanente, la ley no prevé lo mismo para los demás casos y ninguno de ellos existe en este momento. Además, el artículo establece que cuando ocurra la falta permanente, el vicepresidente de la República será el jefe de Estado, no un presidente interino que no existe. Guaidó no es un presidente porque su autoproclamación es un fraude, una simulación dirigida a la usurpación del poder.
La AN, finalmente, afirma que no hubo elecciones, pero las elecciones se llevaron a cabo. El peublo votó el 20 de mayo con el mismo sistema electoral, con la misma autoridad electoral, con la misma ley electoral con la que se realizaron las elecciones parlamentarias de 2015, es decir, con el mismo escenario electoral, técnico y legal con el que votamos a la Asamblea nacional.
Están desconociendo al Poder electoral. Las elecciones se llevaron a cabo el 20 de mayo, con la participación de sectores de la oposición, con todas las garantías electorales establecidas por la Constitución y las leyes, con la participación de observadores internacionales y una importante cantidad del pueblo venezolano. Éramos más de diez millones de personas que votaron el 20 de mayo y elegimos a Nicolás Maduro Moros con el 67.8% de las preferencias válidas.

¿Cómo explica la interferencia de los Estados Unidos en los asuntos internos de Venezuela?
O.: La interferencia de Estados Unidos se debe a la situación geopolítica de Venezuela y al hecho de que Venezuela tiene todos los recursos naturales. Todos los elementos de la tabla periódica están presentes en nuestro país. Somos la segunda reserva de oro certificada y una de las reservas de petróleo más grandes del mundo y luego tenemos coltán, hierro y mucha agua potable, pero no es solo por esto que somos invisibles para los Estados Unidos. Tenemos algo mucho más importante que es el espíritu bolivariano que nos mueve y que despertamos en otros países. Somos un ejemplo para todo el mundo, para todos aquellos pueblos que quieren emanciparse, que quieren seguir defendiendo su dignidad y su paz. Esto es considerado por los Estados Unidos como una amenaza para la región, lo cual explica la campaña xenófoba contra los venezolanos arremetida por los países vecinos, que sirve para eliminar de la conciencia del pueblo latinoamericano la necesidad de mantener la paz mediante la construcción de la unidad de América Latina y la unidad bolivariana.

¿Cuál es la ley venezolana en caso de que Estados Unidos se niegue a retirar el cuerpo diplomático?
O.: Es una eventualidad que no creo que ocurra, pero si EE. UU. decide no respetar la orden de expulsión de todo el personal diplomático de las embajadas y consulados, tendrá que ser consciente de que este acto tendrá consecuencias, porque perderán todas las prerrogativas y protecciones que el Estado reserva para la diplomacia, perderán la acreditación como cuerpo diplomático, su visa de residencia en el país y cualquier prerrogativa relacionada con su condición de diplomáticos. Saben las consecuencias del caso porque los códigos diplomáticos se aplican de la misma manera en todo el mundo.

¿Cómo enfrentará el pueblo venezolano la amenaza de agresión de los Estados Unidos?
O.: La reacción del pueblo y el gobierno es mantener la unidad cívico-militar, trabajar por la diplomacia de paz y continuar abriendo espacios para el diálogo. Siempre hemos llamado a los diversos sectores de la nación al diálogo y la política, incluida la oposición que, en cambio, escapó de los espacios políticos, prefiriendo los espacios de violencia. Tenían muchas posibilidades: los llamamos a la política, los llamamos al diálogo para poder discutir, porque la solución no es “¡váyanse, fuera!”, o sea la propuesta de algunos sectores de la oposición. Ayer, el Presidente Maduro dijo que estaba complacido de que los presidentes de México y Uruguay expresaran su interés en participar en el diálogo interno entre las distintas partes. A nivel internacional continuaremos trabajando por la diplomacia de paz, denunciando la injerencia y la intrusión directa, vulgar e insolente de los Estados Unidos con respecto a los asuntos internos de Venezuela y, por otro lado, fortaleceremos los vínculos con nuestros aliados, para que la comunidad internacional formará una conciencia que ya no acepta la interferencia flagrante y descarada de Estados Unidos en las políticas internas de un Estado soberano.

¿Qué opina sobre la derrota de los Estados Unidos en la OEA?
O.: Esta derrota muestra que, a pesar de lo que trata de mostrar a la prensa vinculada a la derecha, la mayoría de los Estados americanos no aprueban la interferencia en Venezuela por parte de Estados Unidos y el Cartel de Lima, es decir el grupo de gobiernos formado con el único objetivo de derrocar a Nicolás Maduro. No obtuvieron los votos necesarios, sino perdieron dos votos en comparación con los obtenidos hace dos semanas. Utilizan la OEA para atacar a Venezuela, violando el derecho internacional y participando directamente en el golpe, pero no lo lograron, fueron derrotados. Fue un fracaso que puso a los Estados Unidos en minoría, que no puede obtener la mayoría de los votos para reconocer la situación objetiva que generó Guaidó. Una situación que queda fuera de la ley y de la Constitución. La figura que inventó los Estados Unidos en complicidad con la oposición interna – la del presidente interino – no existe en la Constitución y no hay condiciones para el impedimento permanente del presidente. Por esta razón, la mayoría de los países del mundo reconocen a Nicolás Maduro como el presidente legítimo de Venezuela, no puede reconocer a un presidente que no haya sido elegido y que no haya recibido el mandato de acuerdo con las formas previstas por la Constitución. Los Estados Unidos se están aislando, están mostrando su verdadera cara al mundo y eso es una derrota para ellos y una victoria para nosotros. La verdad sigue prevaleciendo.

Una derrota que se repitió ayer, en la reunión de emergencia del Consejo de Seguridad de la ONU que los propios Estados Unidos habían convocado…
O.: Se repitió el mismo escenario: Estados Unidos presentó a la ONU el mismo pedido que habían presentado, sin éxito, a la OEA, para reconocer el resultado de un golpe de Estado. Ayer, en la ONU, en el debate solicitado por los Estados Unidos en el Consejo de Seguridad, los países miembros han aclarado de una vez por todas y por una gran mayoría, con la excepción de los Estados Unidos y sus colaboradores, que la única forma de avanzar es la no injerencia, que no acepta la aplicación de medidas coercitivas de manera unilateral, que los países deben respetar la soberanía, promover el diálogo. La mayoría reconoce a Nicolás Maduro como el único Presidente de la República Bolivariana y reconoce lo que se ha presentado como una crisis política como un golpe de Estado: como resultado, el Consejo de Seguridad no votó y no aprobó ninguna resolución. Los países se han expresado sólo a través de conclusiones. La mayoría cree que debe respetarse el derecho internacional, que no pueden adoptarse medidas coercitivas, la injerencia directa vulgar e insolente de los Estados Unidos en los asuntos internos de Venezuela. Que América Latina es un área de paz, según lo declarado por CELAC (Comisión de Estados de América Latina y el Caribe) y que así quiere quedarse, lejos de las intervenciones militares y las intervenciones de los Estados Unidos. Que la mayoría de los países promuevan el diálogo, que no es aceptable que el orden institucional de Venezuela se decida desde afuera y que no aceptamos órdenes de ir a las elecciones entre 8, 10, 20, 30 días por parte de cualquier país o bloque que quiera ejercer interferencia en nuestros asuntos internos.

Nuestra gente ha aprendido a apelar permanentemente al diálogo y la política, somos un pueblo de paz, reclamamos la paz como un derecho fundamental de los pueblos de todas las naciones del mundo, siempre hemos sido precursores de la paz, desde la época de Bolívar. Las propuestas constitutivas de Bolívar siempre apuntaban a la multipolaridad, el respeto entre las naciones, el respeto a la soberanía, la autodeterminación. Estos principios fueron la propuesta y la bandera de nuestro Libertador en aquel entonces y siguen siéndolo hoy en la Venezuela bolivariana.
Los Estados Unidos continúan su hostilidad aplicando la doctrina del “Estado forajido”, pero no han logrado convencer al mundo. Simularon exactamente como en Irak, para poder intervenir militarmente, simularon como en Libia, creando un gobierno de transición paralelo para robar todas las riquezas del país, en Venezuela intentan simular un escenario similar al de Libia, solo que se enfrentan a un enorme muro, que es el de la unidad y la cohesión de nuestro pueblo. Nuestra unidad cívico-militar es histórica y espiritual, porque somos los hijos de Bolívar, porque somos los hijos de Chávez, no pueden ganar contra la unidad bolivariana. Nuestra Constitución está bien armada, muy moderna, con muchos mecanismos de participación política, no podrán hacer de Venezuela la Libia de América Latina, pero lo intentan. Por eso necesitamos apelar a la verdad: tenemos una Constitución vigente y vigorosa que sustenta una estructura que garantiza la soberanía y la integridad territorial y tenemos la fuerza de la razón, la fuerza de la verdad, la fuerza de la verdad histórica.

[Trad. al castellano para ALBAinformazione por Antonio Cipolletta]

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: