Trump gioca con il fuoco

L’unico Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela si chiama Nicolás Maduro Moros

(Partito Comunista del Venezuela)

di Atilio A. Boron

L’imperatore ha emesso il suo úkase (editto) e benedetto come presidente Juan Guaidó, un signor nessuno della politica venezuelana, sconosciuto alla stragrande maggioranza della popolazione, ma costruito, “pret a porter” dai media e dagli esperti di marketing statunitensi, nelle ultime due settimane. Dopo l’uscita di Trump, i governi che lavorano per trasformare i loro paesi in repubbliche neo-coloniali – Argentina, Brasile, Colombia, Paraguay, Honduras e persino l’ormai svilito Canada – si sono palesati in blocco per vedere chi fosse il primo a leccare gli stivali del magnate di New York.

Tutta questa assurdità giuridica, che sarebbe motivo di grasse risate se non fosse per il fatto che potrebbe finire in tragedia, ha la benedizione di Luis Almagro (a) “quanto mi danno per eliminare Maduro?” e, fino ad ora, il fragoroso silenzio del Segretario Generale delle Nazioni Unite, il portoghese António Gutierres che, da buon socialdemocratico, soffre del caratteristico tic dei suoi correligionari, che lo fanno girare dall’altra parte ogni volta che c’è qualche patate bollente in qualsiasi angolo del pianeta. Per questo, attraverso il suo portavoce, ha chiesto “negoziati politici inclusivi e credibili”, dimenticando, forse, che quei negoziati sono stati condotti con successo da José L. Rodríguez Zapatero nei dialoghi che si sono svolti a Santo Domingo e che al momento di apporre la loro firma ai laboriosi accordi raggiunti dai rappresentanti della “opposizione democratica” venezuelana hanno abbandonato il tavolo e hanno lasciato lo spagnolo da solo con la stilografica in mano. Probabilmente avevano ricevuto una chiamata da Álvaro Uribe, abituale galoppino della Casa Bianca, in cui trasmetteva l’ordine di Trump di interrompere il processo.

Il tentato colpo di stato, esaltato dal sicariato mediatico, incontrerà molte difficoltà. Non è la prima volta nella storia moderna del Venezuela che la Casa Bianca riconosce un presidente, tipo Pedro Carmona, che l’11 aprile 2002, durò appena 47 ore al governo per poi finire in prigione. Sarà diverso questa volta? Difficile da prevedere. Guaidó potrebbe rifugiarsi in un’ambasciata amica a Caracas e da lì rilasciare dichiarazioni che, tirando la corda, forzerebbero un confronto con gli Stati Uniti. Ad esempio, di fronte all’ordine del presidente Maduro a ché il personale dell’ambasciata americana lasci il paese entro le prossime 72 ore, il giullare dell’impero può dire loro di rimanere in Venezuela. Un’altra alternativa è che Gaudió si installi in qualche città al confine con la Colombia e da lì, con la benedizione di Trump, e dei fetidi rimasugli dell’OEA e le neo-colonie latinoamericane proclami una nuova repubblica, protetta dai “paramilitari” colombiani e dal narco-governo di Duque, Uribe e compagnia, per chiedere il riconoscimento internazionale del suo governo davanti all’OSA e all’ONU.

Ognuno di questi due scenari conferma per l’ennesima volta che se c’è qualcosa che né gli imperialisti né la destra venezuelana vogliono, è il dialogo e il rispetto delle regole del gioco democratico.  Chiaro è che entrambe le soluzioni puntano allo scontro, o applicando il modello libico o quello ucraino, diverso, ma simile per le migliaia di morti e le centinaia di migliaia di rifugiati prodotti in entrambi i paesi. Ma al di là delle fake news, le cose non saranno così facili per gli assalitori del potere presidenziale. La base di chavista è molto solida, e lo stesso si può dire delle forze armate bolivariane. Una “soluzione” militare richiederebbe un impopolare invio di truppe statunitensi in Venezuela, in un momento in cui alla Camera dei Rappresentanti sta prendendo forza il proposito di sottoporre Trump alla procedura d’impeachment. E se i 26.000 uomini inviati a Panama nel dicembre 1989 per catturare Noriega e controllare quella città dovettero combattere duramente per due settimane, contro un popolo indifeso e forze armate non equipaggiate, per raggiungere il loro obiettivo, l’opzione militare comporterebbe, nel caso del Venezuela, un enorme rischio di ripetere l’insuccesso di Playa Girón o, su larga scala, la guerra del Vietnam, oltre a destabilizzare la situazione militare in Colombia di fronte a un’impennata dell’attività della guerriglia. La bellicosità di Washington contro il Venezuela è una risposta alla sconfitta militare che gli Stati Uniti hanno subito in Siria dopo sei anni di enormi sforzi per rovesciare Basher al-Assad. 

D’altra parte non è un fatto secondario che paesi come la Russia, la Cina, la Turchia, l’Iran, il Messico, Cuba e la Bolivia hanno rifiutato di offrire il loro riconoscimento diplomatico al golpista. Questo conta sullo scacchiere della politica mondiale. Pertanto, non è da escludere che a Guaidó possa toccare lo stesso destino di Carmona.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

Napoli 24gen2019: Storia e attualità del 23ene1958

Trump juega con fuego

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“El único Presidente que tiene la República Bolívariana de Venezuela se llama Nicolás Maduro Moros.” (Partido Comunista de Venezuela)

por Atilio A. Boron

El emperador emitió su úkase y ungió como presidente a Juan Guaidó, un don nadie de la política venezolana, desconocido para la inmensa mayoría de la población pero construido, “pret a porter” por los medios y los marketineros norteamericanos en las últimas dos semanas.  Tras el exabrupto de Trump los gobiernos que se desviven por convertir a sus países en republiquetas neocoloniales –Argentina, Brasil, Colombia, Paraguay, Honduras y hasta el degradado Canadá- salieron en tropel a ver quién llegaba primero para lamerle las botas al magnate neoyorquino. Todo este esperpento jurídico, que sería motivo de risa si no fuera porque puede terminar en una tragedia, cuenta con la bendición de Luis Almagro (a) “Cuánto me dan por tumbar a Maduro” y, hasta ahora, el estruendoso silencio del Secretario General de las Naciones Unidas, el portugués António Guterres que, como buen socialdemócrata, padece del tic característico de sus cofrades que lo hace  mirar hacia otro lado cada vez que las papas queman en cualquier rincón del planeta. Por eso a través de su vocero pidió “negociaciones políticas inclusivas y creíbles” para abordar los retos del país, tal vez olvidándose que esas negociaciones las condujo con éxito José L. Rodríguez Zapatero en los diálogos que tuvieron lugar en Santo Domingo y que al momento de estampar con su firma los trabajosos acuerdos logrados los representantes de la “oposición democrática” venezolana se levantaron de la mesa y dejaron al español con su pluma fuente en la mano. Es que recibieron una llamada de Álvaro Uribe, habitual mandadero de la Casa Blanca, transmitiendo la orden de Trump de abortar el proceso.

          La tentativa golpista, exaltada por el sicariato mediático, tropezará con muchas dificultades. No es la primera vez en la moderna historia de Venezuela que la Casa Blanca reconoce a un presidente, como Pedro Carmona, el 11 de Abril del 2002, que apenas duró 47 horas en el gobierno y terminó preso. ¿Será diferente esta vez? Difícil pronosticar. Guaidópuede refugiarse en una embajada amiga en Caracas y desde allí emitir declaraciones que tensen la cuerda y fuercen una confrontación con Estados Unidos. Por ejemplo, ante la orden del presidente  Maduro de que el personal de la embajada de EEUU abandone el país en las próximas 72 horas el mequetrefe imperial puede decirles que permanezcan en Venezuela.  Otra alternativa es que se instale en alguna ciudad fronteriza con Colombia y desde allí, con la bendición de Trump, los tufos malolientes de la OEA y las neocolonias latinoamericanas proclame una nueva república, protegida por los “paramilitares” colombianos y el narcogobierno de Duque, Uribe y compañía y exija su reconocimiento internacional ante la OEA y la ONU.

Cualquiera de estos dos escenarios confirman por enésima vez que si hay algo que ni los imperialistas ni la derecha venezolana quieren es el diálogo y la subordinación a las reglas del juego democrático. Es evidente que ambos buscan la confrontación, sea aplicando  el modelo libio o el ucraniano, diferentes pero similares en cuanto a las miles de víctimas fatales y los centenares de miles de refugiados que hubo ambos países. Pero más allá de las fakenews las cosas no serán tan fáciles para los asaltantes del poder presidencial. La base chavista está muy firme, y lo mismo puede decirse de las fuerzas armadas bolivarianas. Una “solución” militar requeriría un impopular envío de tropas norteamericanas a Venezuela, en momentos en que en la Cámara de Representantes cobra fuerza el proyecto de someter a Trump a un juicio político. Y si a los 26.000 hombres enviados a Panamá en diciembre de 1989 para capturar a Noriega y controlar esa ciudad tuvieron que luchar a brazo partido durante dos semanas para lograr su objetivo, ante un pueblo indefenso y unas fuerzas armadas sin equipamiento, la opción militar implicaría, en el caso de Venezuela, un riesgo enorme de re-editar un fiasco como Playa Girón o, en una escala mayor, la guerra de Vietnam, aparte de desestabilizar la situación militar en Colombia ante el recrudecimiento de la guerrilla. La belicosidad de Washington contra Venezuela es una respuesta a la derrota militar que EEUU sufriera en Siria luego de seis años de ingentes esfuerzos para derrocar a Basher al Assad. Por otra parte no es un dato menor que países como Rusia, China, Turquía, Irán, México, Cuba y Bolivia han rehusado brindar su reconocimiento diplomático al golpista y esto cuenta en el tablero de la política mundial. Por lo tanto no habría de descartar que Guaidó termine corriendo la misma suerte que Carmona.

(VIDEO) Atilio Boron sobre las amenazas imperialistas contra Venezuela

(FOTO) ¡Váyanse al carajo Yankee de mierda!

di Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “CaracasChiAma”

Il Presidente legittimo e costituzionale della Repubblica bolivariana del Venezuela Nicolás #Maduro, in diretta a reti unificate dal Palacio de Miraflores, ha approvato una misura politicamente rilevantissima che attendevamo da tempo, ovvero la ROTTURA definitiva delle relazioni politico-diplomatiche con l’Impero USA a causa dei tentativi di destabilizzazione golpista e terrorista che negli ultimi giorni Pentagono e tutta l’amministrazione presidenziale di D.Trump hanno perpetrato contro la Patria bolivariana, volendo distruggere l’eredità rivoluzionaria del Comandante Eterno Hugo Chávez, del progetto politico che da vent’anni caratterizza il Paese latinoamericano e che l’ha condotto a camminare sulle proprie gambe mirando alla piena libertà, indipendenza, dignità, sovranità popolare, amicizia e fratellanza tra tutti i popoli in lotta antimperialista, per la costruzione di una società superiore, il socialismo.

Le FANB sono coscienti e disciplinate del momento delicatissimo, preparate ad affrontare in combattimento a morte qualsiasi invasione militare proveniente dal Nord e dai suoi lacché regionali.

Mobilitazione permanente, massima attenzione al complotto golpista e terrorista della destra criminale, quinte colonne di Washington.

Il Paese è in allerta, pronto a qualsiasi evenienza.


AQUÍ NO SE RINDE NADIE!

INDEPENDENCIA Y PATRIA SOCIALISTA, VIVIREMOS Y VENCEREMOS!

La Rivoluzione bolivariana è un fiume in piena, inarrestabile!
Chávez vive, la Lucha sigue!

#Venezuela
#Socialismo
#Paz

Alto Mando Militar gringo asume directamente guerra contra Venezuela

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, cappello, barba e spazio all'apertopor José Sant Roz

El mensaje de ayer del vicepresidente de Estados Unidos, Mike Pence, enviado en video a los venezolanos para alentar a quienes protesten contra el mandatario Nicolás Maduro, subrayando el severo respaldo de Washington al líder opositor Juan Guaidó, se difundió a través 2.751 poderosos medios del mundo. Para los medios en habla hispana, se contrataron los espacios y los tiempos (prime), más vistos, oídos y destacados. El referido “speech” de míster Pence fue preparado por
25 asesores muy bien escogidos de España, México, Colombia, Argentina y Brasil, y bajo la coordinación de expertos de la OEA y HRW. Mike Pence lo practicó durante doce horas, los días 17, 17 y 19 de enero de 2019. Fue esto para Mike Pence, un trabajo arduo y muy exigente, pero a la final expresó en español: “…quedó de maravillas…, chévere, chévere…”. Para los generales del Comando Sur, con las acertadas acciones que se vienen aplicando desde seis años, “-Venezuela es una nación seriamente TOCADA, aunque ello implique que en estos momentos no exista oposición…”. Para el Comando Sur, ya no existen partidos ni dirigentes que puedan ser capaces por sí mismos de mantener una lucha por el poder desde una posición electoral o democrática para sacar a los chavistas. De modo que para vencer en el terreno político y militar al bolivarianismo en Latinoamérica. sólo existe la Casa Blanca y lo que se decida en Washington. Por eso ayer Mike Pence, quien desconoce nuestra historia, que nada sabe de lo que aquí ocurrió el 23 de enero de 1958, tuvo que dar un speech en nombre de la oposición venezolana.

Para el Comando Sur en combinación con el llamado Grupo de Lima y la OEA, el plan para desatar una seria intervención en este país sudamericano, es crear un agónico y desgarrador cuadro interno de crisis social que ante la comunidad internacional propicie sin cortapisas la “ayuda humanitaria”. Para tal cuadro “AGÓNICO Y DESGARRADOR”, también sin cortapisas el propio poderoso imperio norteamericano debe asumir un papel preponderante y convertirse en actor principal, en líder y esperanza de los que ya no soportan la situación económica en la el mismo imperio ha estado sumiendo a Venezuela. El 27 de diciembre junto con un grupo de opositores venezolanos se decidió en Washington que el golpe mortal para desatar un verdadero polvorín en Venezuela, similar al que se le dio a Gadafi, tenía que se ser el 23 de enero, fecha en que se celebra el
derrocamiento de un tirano “muy parecido a Maduro…”.

El plan, pues, del PENTÁGONO hasta ahora ha sido apelar al escenario de la “PELEA DE PERROS” (“DOGS FIGHT”): ponernos a pelear venezolanos contra venezolanos. Durante casi dos décadas se ha venido aplicando está estrategia, que sólo en parte le ha funcionado al imperio, pero llegar al ansiado fin de la guerra civil no lo han conseguido por falta de un Pinochet junto con un alto mando militar corrompido por los dólares estadounidense. El propio Comando Sur ha reconocido que nuestra Fuerzas Armadas no se forjó exclusivamente por una casta “muy refinada, imbuida profundamente en los valores de la sociedad occidental…”. En relación con lo de “DOGS FIGHT” (en la terminología del PENTÁGONO) siempre fue considerado por los gringos, como la fase UNO para
propender a una “GUERRA SOCIAL INTERNA”.

La FASE DOS tiene que ver con asedio internacional, las sanciones y los bloqueos que en gran parte ya se han cumplido. La FASE TRES consiste en la propia intervención (por mampuesto) utilizando fuerzas terroristas, es decir mercenarios, que deben atacar desde los centros urbanos y también en puntos específicos de la frontera con Colombia y Brasil. Ya nos encontramos en esta FASE tercera, y de hecho existen contingentes de mercenarios conformados por grupos de peruanos, ecuatorianos, guyaneses, brasileños y paramilitares colombianos listos para actuar por la larga línea fronteriza, e incluso en áreas de la zona del Caribe.

Como se ha escogido el 23 de enero para uno de los golpes más severos luego de seis años de intensa guerra económica, este golpe debe ser de tal magnitud que el gobierno no deberá tener capacidad para recuperar su equilibrio. El plan, pues, debe apuntar en atacar áreas muy sensibles que comprenden destrucción  de áreas productivas, centros de salud, de acopio de alimentos, de centrales eléctricas, de la red que sostiene las comunicaciones, e infiltrar gran cantidad de terroristas en las marchas con la necesaria acción de una masacre o una gran mortandad. Los falsos positivos en este sentido deben estar a la orden del día.

Según los equipos de inteligencias del Norte, ya existe una gran penetración de fuerzas “libres y democráticas” en centros militares y policiales con papeles muy específicos. Ex trabajadores de empresas vitales para el funcionamiento de servicios públicos básicos han sido contratados para acciones de sabotaje.

Las llamadas redes sociales debe estar muy bien conectadas bajo mandos específicos y con mensajes con efectos inmediatos de gran calado en la población. Sobre todo difundir terror que produzca en los chavistas desesperación o activación para la defensa, pero sobre todo debe propiciar estado de enajenación en ambos bandos. El camuflaje debe ser fundamental en todas las
acciones porque la comunidad internacional estará muy atenta. Todos los poderosos medios del mundo se concentrarán sobre las acciones que hoy 23 de enero se desarrollaran en toda Venezuela y a cada hecho contra el gobierno debe sobredimensionarse sin escatimar ningún patrón de alarma, pánico o de tensión social.

“El trabajo de los “HÉROES DE LA LIBERTAD” es estar completamente listo para cualquier eventualidad o contingencia que se presente…”. Los presidentes de Colombia, Brasil, Panamá, Ecuador y Perú han aportado asesores y aprestos militares para las acciones que se deberán desarrollar a partir del 23 de enero contra la “dictadura de Maduro”.

Nosotros los venezolanos no tendremos otra salida y otra consigna que VENCER,
MIL VECES VENCER!!!!

(VIDEO) La ANC debe bajar los precios e incrementar el de la gasolina

Risultati immagini per chavismo maduropor Julio Escalona

15ene19.- La ANC debe bajar significativamente los precios e incrementar el de la gasolina a precio internacional

Un valiente discurso del presidente Maduro

El discurso del presidente Nicolas Maduro ante la ANC fue excelente. Defendió con firmeza, puede decirse que con amor al pueblo, la política social. Además, defendió el rumbo socialista de esta revolución y siendo leal a la consigna del presidente Chávez, “comuna o nada”, señaló que las comunas son la base del camino de esta sociedad. Por primera vez denunció con fuerza la realidad de las empresas básicas y particularmente la de PDVSA y por eso anunció que se encargaría directamente de ella. Lo valiente, lo patriótico fue que se atrevió a decir, que están dominadas por mafias que se roban todo y que está cansado de eso y lo va a derrotar. Nadie se había atrevido a llegar tan lejos. El presidente de PDVSA, por lo menos, debe renunciar. Otro atrevimiento del presidente fue solicitar que los ministros vayan a rendir cuenta ante la ANC. Esta es una tarea pendiente y el presidente la está, responsablemente, facilitando.

Además, trazó la orientación para el camino que debe tomar el pueblo para la defensa de la revolución y para respaldarlo a él como presidente, los Cabildos Abiertos, que yo los llamo populares y soberanos, emparentados con los Artículos constitucionales 70 y 51. Sobre esa base, digo yo, miles de esos Cabildos Abiertos Populares y Soberanos deben urgentemente tomar las plazas Bolívar del país para defender la revolución y solicitar que la ANC baje los precios y atienda el tema del precio de la gasolina.

La ANC debe rebajar significativamente los precios

Sí, la ANC debe reunirse con carácter de urgencia, para decretar una reducción significativa de los precios y severas sanciones para los que violen los precios acordados. Esas sanciones deberían incluir prisión y también, incautación de bienes. Como medida preliminar debe establecerse la ocupación inmediata de los depósitos de esas empresas, antes de que saquen los productos de contrabando a Colombia. Por otra parte, la ANC debe tomar decisiones para que las medidas de rebaja y regulaciones de precios sean asumidas por organizaciones populares que tengan el poder para enfrentarse a los delincuentes económicos que desafían las medidas que el poder público establece.

Cuando se acuerdan precios y se publican en la Gaceta Oficial, deben establecerse claramente las sanciones que se aplicarán a los que las desafíen, que son doblemente delincuentes pues aceptan el subsidio estatal que cubre el costo del incremento salarial y de todas maneras incrementan los precios en un porcentaje mayor que el aumento de ellos, pues no los multiplican una sola vez, sino que lo realizan diariamente. Es una vergüenza que este comportamiento delictivo sea ejecutado impunemente por sujetos que se denominan empresarios.

Esto no se puede permitir. La ANC con el respaldo de las organizaciones populares y de los cuerpos militares y policiales tiene que impedirlo pues ello desacreditaría a toda la institucionalidad que la constitución bolivariana establece, lo que significaría una generalizada falta de gobierno, un golpe de Estado diario, permanente.

Las autoridades militares y policiales y los funcionarios, que deshonren y traicionen a las instituciones a las que pertenecen, deben ser expulsados inmediatamente de ellas. La denuncia popular debe tener un gran poder para impedir esos abusos delincuenciales y si las autoridades no obedecen de inmediato, debido a la corrupción que el propio presidente Maduro está denunciando, el castigo debe ser ejemplar.

Por otra parte, el porcentaje significativo de la rebaja de los precios del que hemos hablado, lo establecerá la ANC de acuerdo con el presidente de la república.

La política de precios planteada desde la ANC y el diálogo nacional

Otra cuestión sumamente importante es la relación de las medidas que acabo de señalar con el diálogo nacional propuesto por el presidente Maduro. Quiero decir categóricamente que yo respaldo el diálogo impulsado por el presidente Maduro.

Lo que estoy precisando es que no se puede aceptar que los que se comporten como delincuentes quieran simultáneamente sentarse en las mesas de negociación para pedir que les sigan transfiriendo dólares y otros beneficios empresariales, se les concedan y salgan de ahí a delinquir, a conspirar contra la nación y el gobierno, que de hecho es una traición al pueblo, y pretendan acusar al gobierno de violaciones a los derechos humanos, a la libertad económica, etc.

El que quiera participar en un diálogo nacional, tiene que respetar la constitución nacional y todas las leyes, reglamentos y reglas de juego que transparentemente se implementen. No pueden con una mano recibir dólares preferenciales y otras prebendas y con la otra participar y alentar la conspiración.

Y si hay funcionarios públicos que se hacen cómplices de estas jugadas, eso que venimos llamando la quinta columna, deben ser considerados traidores a la patria.

La ANC y el precio de la gasolina

Deberá ocuparse también la ANC del incremento del precio de la gasolina. Existe la creencia de que ese incremento de los precios podría provocar una fuerte reacción de la población. El problema es que reiteradamente el presidente ha anunciado esa medida. Si hay alguna duda sobre la reacción popular hágase una rápida consulta y verán que de lo que se queja el pueblo es de la inacción e indefinición, no de que la medida se ejecute. He participado en asambleas populares. Viajo diariamente en el metro, generalmente, dos veces al día y consulto en la calle con mucha gente. Consulto con mis colegas de la ANC y hasta ahora no he escuchado esa opinión. Por tanto, me parece muy grave que eso se haya anunciado, no se aplique y la razón sea algo que se parece a una falsa creencia. En todo caso, debería hablársele claro a la población.

No aplicarla significa, entre otros temas, que, sin querer, financiamos la agresión de Colombia y los costos de producir cocaína que le genera a Colombia los principales ingresos que sostienen el presupuesto general de ese país. La contrapartida para Venezuela, es que dejamos de percibir millones de dólares necesarios para resolver graves problemas presupuestarios que tenemos. Es decir, estaríamos ayudando a un sanguinario enemigo y quitándoselo a nuestro pueblo ¿No es así? ¿No tengo razón? Entonces, explíquenlo.

De ser cierta esta situación, la responsabilidad es de los asesores del presidente en esta materia. Deben explicarla ante el país y asumirla plenamente.

La ANC y la eliminación del ministerio de alimentación

Creo, a la luz de lo que vengo señalando y lo que dije en mi intervención del día 18 de diciembre del año pasado, ante la asamblea de la ANC, que debe estudiarse seriamente la desaparición del ministerio de alimentación. Una posibilidad es transferir esas responsabilidades a otras instituciones debidamente capacitadas como podría ser Sunagro, pues creo que dicho ministerio es una duplicación ineficiente y creo que contraria a los intereses populares y particularmente de las comunas, los pequeños y medianos productores y que directa o indirectamente, favorece a los grandes empresarios. Eso debe establecerse en una investigación profunda, que dirija la ANC.

El tema de la corrupción lo ha tomado el presidente para enfrentarlo directamente.

Esperaré los pasos y orientaciones que él dé.

Nota:

Debo agradecer sugerencias recibidas por parte de algunos compañeros, en
especial, de David Paravisini y Henry Navas.

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¿Qué debe hecer Maduro luego del 10E?

por LaIguana.TV

El diputado por la Asamblea Nacional Constituyente (ANC) Julio Escalona escribió un reciente artículo en el que vuelve a sugerir al presidente Nicolás Maduro algunas reformas en lo que al sistema económico se refiere, específicamente en torno al otorgamiento de divisas al sector privado, los precios acordados y las ayudas sociales.

 

No escapa para Escalona el tema álgido que tiene que ver con la escalda golpista internacional aupada por los EEUU a través del Grupo de Lima.

 

A continuación el artículo íntegro:

 

Para resumirlo de manera sencilla, con todo respeto diré, que no debería ser una ratificación de “la política de precios acordados” y la transferencia de dólares de la renta petrolera al capital privado. Tampoco el sistema de transferencia beneficios al pueblo regalándole bienes. Tampoco un sistema de transferencia fundado en la colocación de precios de mercado. Debe establecerse un sistema de retribución solidaria, que he explicado en otros escritos de manera reiterada.

 

Por supuesto, el presidente es plenamente soberano para tomar sus decisiones. Yo sólo recojo, de manera solidaria para con el presidente y para con el pueblo, las opiniones y sentimientos que recojo en la calle y deseo, sinceramente, que las decisiones presidenciales sean aplaudidas por la gente. El presidente sabe que cuenta con mi solidaridad y afecto. Pero la crítica y las alertas también son parte de la solidaridad. Esas asambleas en las que a veces se convierte el metro, intuyen que vienen tiempos difíciles. En paz se pueden vivir de manera menos cruenta.

 

El significado de las decisiones de los gansters del Grupo de Lima

 

El presidente Nicolás Maduro tomará posesión el 10 de enero bajo las condiciones establecidas en el artículo 231 de la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela. Es decir, ante el Tribunal Supremo de Justicia. Este hecho, imprescindible para consolidar nuestra soberanía e independencia, lo defenderemos bajo cualquier circunstancia.

 

Los gansters del Grupo de Lima, títeres de Donald Trump tienen, entre otros propósitos, frustrar los procesos de profundización de la democracia que vivimos, desmoralizando al pueblo mediante las operaciones de guerra psicológica, el bloqueo económico, comercial y financiero y paralizar la necesidad, como parte de dicho proceso, de juzgar, detener, encarcelar y expropiar a la quinta columna corrupta y traidora, pues muchos de los miembros de dicha quinta columna son cómplices que terminan, milmillonarios, huyendo a EEUU para culminar la traición, cooperando con los intentos para destruir el proceso venezolano.

 

Los gansters políticos del Grupo de Lima, no tienen autoridad para juzgar, reconocer o desconocer a gobierno alguno. El desconocimiento del Gobierno de la República Bolivariana de Venezuela es parte de un proceso de intervención extrajera propiciada por el presidente de EEUU, Donald Trump, con la finalidad de derrocar al Gobierno Bolivariano.

 

Está planteada una agresión contra la soberanía de nuestra patria, que puede desencadenar una intervención militar que provocaría destrucción, crímenes, muertos, heridos, hambre, etc. configurando un delito de lesa humanidad. Por tanto, los venezolanos que lo apoyen, son traidores a la patria y deben ser enjuiciados como tales.

 

La Asamblea Nacional Constituyente debe estudiar esta situación y tomar medidas legales contra los traidores y señalar acciones en el campo de la diplomacia para aislar a Donal Trump y sus lacayos del Grupo de Lima.

 

Como parte de este proceso de defensa de la patria y particularmente de nuestra economía, es necesario que el vicepresidente correspondiente le explique al pueblo a través de la ANC la política de “precios acordados”.

 

Consolidaremos el bloque histórico de clases explotadas que liberará la patria y construirá el socialismo.

 

Iremos construyendo la unidad cívico-militar en cada barrio, en cada pueblo, en cada fábrica, en cada comuna.

 

No nos rendiremos. Lucharemos en cada barrio, en cada pueblo, en cada esquina, en cada llano, en cada montaña, en cada playa, en cada vuelta de camino, defendiendo la patria con la luz de la paz, la justicia y el amor, que incendiará los amaneceres con libertad y democracia.

 

El pueblo venezolano defiende y defenderá al presidente Maduro, pues es una manera de defender la constitución de la República Bolivariana de Venezuela y el proceso de construcción de opciones libertarias que el pueblo intenta cotidianamente y que la guerra puede destruir.

 

Las campesinas y los campesinos, las obreras y los obreros, las y los intelectuales, las y los estudiantes, las valerosas e imprescindibles mujeres de todos los lugares y sectores, las pequeñas y los pequeños empresarios y medianas empresarias y medianos empresarios patriotas, las comuneras y comuneros y todos los que soñamos en una patria libre y soberana, todas y todos los que lanzamos nuestras palabras al viento convertidas en flechas de esperanza en un mundo mejor, en puños de hierro, de amor, de fuego, que enfrentan y derrotan la amenaza imperial no permitirán que unos gansters mimetizados como presidentes, consumen una evidente agresión contra nuestra patria.

 

Lucharemos en cada barrio, en cada pueblo, en cada esquina, en cada llano, en cada montaña, en cada playa, en cada vuelta de camino, con el corazón y el alma henchidos de amor, de paz, de sueños que se construyen con las manos, con el cerebro y ojalá no hagan falta el fusil y la metralla.

 

No queremos la guerra, pero no nos rendiremos: rezaremos, cantaremos, sembraremos, produciremos, marcharemos, declamaremos, pero si vienen con los cañones del odio, con los fusiles que quieren arrasar los campos, las bombas destructoras de vida, de sueños, de ciudades, toda la patria se convertirá en un campo de batalla, desde las grandes plazas hasta el último rincón donde tenga que refugiarse la esperanza para lograr la salvación de las niñas y niños, de las semillas que representan la simiente que reconstruirá a Venezuela, que salvará a nuestros dioses de amor, de fe, que son los que nos ayudan y ayudarán a levantar nuestras banderas de hoy y de mañana. Nuestras banderas de amor que destruyen el odio y mantienen eternamente las flores de los versos de José Martí:

 

“Cultivo una rosa blanca en junio como en enero, para el amigo sincero que me da su mano franca. Pero, “para el cruel que me arranca el corazón con que vivo”, levantaremos la chispa que incendiará toda la pradera donde los imperialistas, sus lacayos, los quinta columnistas, los traidores se quemarán por la resistencia y avance de los soldados, milicianos y oficiales de nuestra gloriosa FANB, que no será un simple aparato militar, sino todo el pueblo (obreros, campesinos, estudiantes, amas de casa, escritoras y escritores, periodistas, artesanas y artesanos, pintoras y pintores, escultoras y escultores, arquitectas y arquitectos, poetisas y poetas, novelistas, profesionales de todas y todos los oficios y creaciones, los LGBTI) en fin, un pueblo unido que jamás será vencido.

 

Nunca el odio será nuestra bandera. No imitaremos a los imperialistas que sólo saben sembrar la muerte. No, nunca nos separaremos del derecho internacional humanitario, nunca dejaremos dialogar de con el que pueda haberse equivocado, con el que decida avanzar contra el enemigo imperial independientemente de las diferencias que se mantengan. Si los imperialistas se lanzan a la guerra, que no queremos, será una guerra de todo el pueblo: con los que siempre han visto la luz de la dignidad y el patriotismo, con los que en un momento dado no han sabido qué hacer, con los que por inconsciencia se han colocado contra la patria, pero decidan rectificar, con todos los que manteniendo visiones diferentes, decidan luchar contra el enemigo común, en fin, el pueblo pleno de organizaciones con la frondosidad vegetal que se extiende por todos los suelos, caminos, ríos, mares, montañas de nuestra amada patria, va uniendo a todas y todos los que puedan ser unidos, porque nosotros no somos criminales ni nuestro corazón ni nuestra alma pueden contaminarse por el odio de los imperialistas y sus lacayos. Porque la unidad no puede hacer desaparecer la diversidad, ni juntarnos significa que seamos una tabla rasa.

 

Pero, si se desata la guerra multifacética que se va desenvolviendo, pero sin duda criminal, llena de traiciones, simulaciones, confusiones, dobles caras, falsas noticias, etc., es necesario comprender que los debates ni la disciplina pueden desenvolverse como si estuviéramos en las circunstancias de una democracia participativa y protagónica. Una cosa es el debate y el diálogo en esas condiciones y otra en condiciones de una guerra que tiene entre sus maneras de desenvolverse sembrar la desconfianza, la duda, el descontento, el reclamo permanente, etc.

 

Nosotros no queremos la guerra, nosotros somos soldados de la paz, pero tenemos el legítimo derecho a la defensa. Pero el derecho a la defensa no significa que nos convirtamos en criminales llenos de odio echando espuma por la boca. Nunca podemos perder nuestra humanidad. Esto es lo que nos distingue de los criminales. El presidente Chávez fue un cristiano consecuente. El presidente Maduro le está dando prioridad a la paz y nunca nos apartaremos de ese camino, pues apartarse de él es apartarse de Dios, el Dios de los pueblos, no el de los traidores a Dios que forman la alta jerarquía eclesiástica, que en verdad creen en el dios (con minúscula) de los Bolsonaros, que principalmente se ocupan de distribuir el opio que corrompe a los pueblos y los conduce por el camino del infierno.

 

A los gansters del cartel de Lima les decimos, no intenten incendiar a Venezuela porque ese fuego se les puede devolver. No hay cortafuego que logre detener el que puedan crear los pueblos bolivarianos unidos. No intenten agredir a un pueblo bravío. No le echen leña al fuego, porque se pueden quemar. Ya una vez este pueblo venezolano cruzó fronteras para liberar. La diferencia hoy es que hay un pueblo colombiano, ecuatoriano, peruano, latinocaribeño, que está luchando con valentía por liberarse de las cadenas y tiene los martillos para romperlas. Pueblos que pueden unirse y romper no sólo las cadenas que nos oprimen, sino también las murallas y, sobre todo, las bóvedas de los bancos que nos roban y las de los capos de la droga que nos envenenan.

 

La Asamblea Nacional Constituyente puede ser el gran espacio para el diálogo político, con una destacada participación de las organizaciones populares, las comunas, las y los empresarios patriotas, las organizaciones políticas de todas las tendencias, reconociendo que la CRBV le otorga facultades muy claras al presidente de la República en las decisiones políticas trascendentes.

 

El pueblo debe volcarse a las calles pacíficamente y con una gran conciencia política y utilizando las asambleas de ciudadanas y ciudadanos para tomar decisiones que según la CRBV, artículo 70, tienen carácter vinculante y el artículo 51 de la misma constitución, que le otorga a los venezolanos el derecho de petición y a los funcionarios públicos, la obligación de responder y resolver. En fin, todos los sectores sociales deben asumir firmemente la democracia participativa y protagónica, hacerla propia y tomar las decisiones necesarias para garantizar la convivencia pacífica y la prosperidad de todos los ciudadanos, unidos y reconciliados dialogando sobre las diferencias, transformándolas en un camino liberador a partir de su reconocimiento y garantías de libertad de expresión, tal como lo establece nuestra constitución.

 

Esto debería conjurar la violencia o desenmascarar a los que quieren la guerra, lo que podría neutralizarlos.

 

Con los corruptos y la quinta columna no puede haber unidad.

 

Ellos no sólo han roto la unidad, sino que de hecho han estado conspirando contra el pueblo de Venezuela, actuando al lado de los que nos bloquean, los que generan escasez, inflación inducida, hambre, enfermedades, lágrimas, devaluación de nuestra moneda, etc. No podemos hacer borrón y cuenta nueva. Muy probablemente nos seguirán traicionando y en momentos decisivos pueden inclinar la balanza a favor de los intereses imperiales.

 

Una posibilidad que podemos estudiar para aceptarlos al lado del pueblo que han traicionado, es que se arrepientan, reconozcan su error, devuelvan el capital que han sustraído y acepten una sanción, que mientras dure la guerra podría quedar suspendida, y reconsiderada, una vez que la guerra haya concluido. Tienen que demostrar que pueden seguir siendo patriotas.

 

En medio de la batalla hay que seguir trabajando en las actividades que puedan ser consideradas como civiles.

 

Tenemos que producir los alimentos del espíritu y el cuerpo. Esa es una tarea de todos. Especialmente, tomando el camino de esas comunas heroicas que ya están produciendo dichos alimentos.

 

Debemos mantener todos los servicios civiles y particularmente la distribución democrática de los alimentos, las medicinas, etc. Mantener el cuidado a los enfermos, a los ancianos, a los niños, etc.

 

¡Salvaremos, construiremos y reconstruiremos la patria!

 

¡No más dólares para los que nos oprimen!

 

¡Destituyamos a los que elaboran una política económica que destruye la política salarial del presidente Maduro!

 

¡No a los que tratan de acordar precios con la burguesía proimperialista que quiere derrocar al gobierno bolivariano y que no es capaz de producir una mazorca de maíz!

 

¡Salvemos la patria y al gobierno bolivariano!

 

¡Construyamos la gran red nacional comunera, antiimperialista y bolivariana!

 

¡Chávez vive, la lucha y la patria siguen!

 

¡Gloria a Dios en las alturas y gloria y paz en la tierra a los hombres y mujeres que luchamos por la paz, el diálogo y la esperanza de que la patria latinocaribeña unida y en lucha jamás será vencida!

 

(LaIguana.TV)

Ladridos limeños

ee-el-chavismo-acompaña-maduro-nuevas-elecciones-27.02.18-danielh-15por Atilio A. Boron

En una batalla sin cuartel para ocupar el lugar del lamebotas mayor del imperio un grupo de gobiernos latinoamericanos ha resuelto desconocer la legitimidad del proceso electoral que consagró la re-elección de Nicolás Maduro como presidente de la República Bolivariana de Venezuela y fijar sanciones contra sus ministros y altos funcionarios. Los autoproclamados integrantes del Grupo de Lima, cuyo nombre más apropiado debido a la fuerte presencia del narco en casi todos esos gobiernos sería el “Cartel de Lima”, compiten para lograr la anhelada presea otorgada por la Casa Blanca. Un supuesto que une a estos obsecuentes es que cuanto más servil sea un gobierno ante Washington tanto mayor será la recompensa (económica, financiera, diplomática, etcétera) que recibirá a cambio. Craso error: como todo imperio, el norteamericano respeta el dictum clásico según el cual “Roma no paga a traidores”. De éstos está repleta la historia latinoamericana pese a lo cual nuestros pueblos siguen sumidos en la pobreza, la desigualdad y la ignorancia. Los traidores que se pusieron al servicio del emperador no lograron otra cosa que enriquecerse. Sus pueblos, nada.

Algunos de los escribas del Cartel dicen que las elecciones en Venezuela fueron fraudulentas. Desoyen a sabiendas la sentencia de James Carter cuando aseguró que: “de las 92 elecciones que hemos monitoreado, yo diría que el proceso electoral en Venezuela es el mejor del mundo”, superior, por supuesto, al de EEUU. Mienten cuando hablan de la escasa representatividad del nuevo gobierno debido a la elevada abstención registrada en esa elección: 54 %, en medio de una infernal guerra económica, sabotaje a los transportes y todo tipo de inconvenientes para concurrir a votar. Sin embargo, la abstención del 53.4 % que hubo en Chile meses antes y que consagró la re-elección de Sebastián Piñera no generó inquietud alguna ni en la Casa Blanca ni entre sus sumisos lacayos. Se pliegan con entusiasmo a tan infame campaña el actual gobierno brasileño, remate final del “golpe blando” que destituyó a Dilma Rousseff y surgido de un fraudulento proceso en donde el candidato que encabezaba las encuestas fue encarcelado e (1 https://actualidad.rt.com/actualidad/view/54145-jimmy-carter-sistema-electoral-venezolano-mejor-mundo) impedido de postularse en las elecciones. La estafa mereció las felicitaciones de eminentes demócratas como Donald Trump y Benjamin Netanyahu. También participa del Cartel el corrupto e inepto gobierno de Mauricio Macri, cuyo incumplimiento de todas y cada una de sus promesas de campaña ya figura en los libros de ciencia política como uno de los fraudes post-electorales más escandalosos de la historia. O el presidente Juan O. Hernández, de Honduras, surgido de un comicio tan corrupto y viciado que fue objetado por la mismísima OEA y que el Departamento de Estado demoró casi un mes en reconocer. Pese a ello Hernández no se arredra y se erige como un campeón de la democracia latinoamericana. Como Iván Duque, peón de brega de Álvaro Uribe, asesino serial de líderes políticos y sociales en Colombia, lúgubre coleccionista de fosas comunes y siniestro creador de los “falsos positivos” que exterminaron a miles de jóvenes campesinos inocentes en todo el país para demostrar la supuesta eficacia de su criminal política de “seguridad democrática.”

En suma, estos malos gobernantes han montado un espectáculo que sería cómico si no fuera por la tragedia que ocasionan día a día a nuestra gente. Con sus errores y sufriendo toda clase de arteros ataques, desde dentro y fuera del país, la Revolución Bolivariana acabó con el analfabetismo, entregó a su pueblo más de dos millones y medio de viviendas y se emancipó del yugo colonial al que están deshonrosamente sometidos sus críticos, que nada hicieron por sus pueblos salvo mentirles y oprimirlos. Impertérrita, la patria de Bolívar y Chávez sigue su curso. “Ladran Sancho, señal que cabalgamos” dicen que dijo el Quijote. Más allá del debate actual sobre si lo dijo o no, flota en la obra del gran Miguel de Cervantes Saavedra la idea de que “cambiar el mundo, amigo Sancho … no es locura ni utopía, sino justicia.” Dejemos que los paniaguados del imperio ladren y que la Revolución Bolivariana continúe avanzando con más bríos que nunca, corrigiendo errores y profundizando los aciertos.

(FOTO+VIDEO) ¡La Revolución Bolivariana baluarte internacional de dignidad!

logoALBA¡La Revolución Bolivariana baluarte internacional de la dignidad, la soberanía popular, la independencia nacional y la resistencia antiimperialista!

Han pasado más de dos décadas después del triunfo electoral del Movimiento Quinta República del Comandante Hugo Rafael Chávez Frías, máximo dirigente de la Revolución Bolivariana (diciembre de 1998) y este año se cumple el vigésimo aniversario de la primera Constitución de la República Bolivariana de Venezuela (1999- 2019).

El triunfo de la Revolución Bolivariana ha fortalecido “el eje de los países del bien” impulsado conjutamente a Cuba socialista, ha diseñado una nueva geopolítica internacional mediante la creación de mecanismos de integración necesarios y prometedores como, entre otros, el ALBA-TCP, nucleo fundamental para la construcción del sueño bolivariano de la gran patria latinoamericana: la Patria Grande, para la segunda y definitiva Independencia.

La Plenipontenciaria Asamblea Nacional Constituyente elegida democráticamente está activa y, junta al Constituyente Poder Popular en Acción tiene como objetivo desarrollar una segunda Constitución Bolivariana, para dar vida con ella a una nueva etapa de la Revolución Bolivariana, que siempre se basa en la democracia participativa y protagónica en estrecha unión con los Consejos Productivos de los Trabajadores.

Innumerables fueron los asaltos, trampas y viles provocaciones de todo tipo en contra de la soberanía del país: ataques económicos, políticos, de los medios de comunicación, diplomáticos, criminales, militares, paramilitares, hasta el terrorismo internacional, configurando un conjunto real de acciones de guerra economica, financiera y especulativa todavía en curso. Por no mencionar el seguro asesinato del Comandante Eterno Hugo Rafael Chávez Frías por parte del imperialismo estadounidense, como también lo reconocieron intelectuales, politólogos y políticos eminentes de diferentes países del mundo, como el italo-argentino Atilio Boron, Premio Libertador al Pensamiento crítico (2013).

Mañana, 10 de enero de 2019, el presidente Nicolás Maduro Moros asumirá oficialmente su cargo por su segundo mandato (2019-2025) mientras los imperialistas de Estados Unidos, la Unión Europea y los sionistas quieren desconocerlo utilizando a los gobiernos lacayos y contrarrevolucionarios que ahora están en cargo en América Latina, Colombia y Brasil a la cabeza.

Hoy más que nunca la Revolución Bolivariana necesita nuestra solidaridad, el apoyo y el respaldo incondicional internacional de los pueblos del mundo, aún más importante cuando se trata del apoyo popular desde adentro de los EE.UU. y los países imperialistas europeos.

Estamos seguros que mientras la Revolución Bolivariana será a la altura de guardar y alimentar la movilización revolucionaria de masas, de la Fuerza Armada Nacional Bolivariana (FANB) y las milicias obreras y populares, en perfecta union civico-militar, mientras contará principalmente sobre su propias fuerzas, mientras avanzará hacia el establecimiento de una sociedad socialista, la transición de la sociedad capitalista a la sociedad comunista, será invencible y abrirá el camino a la independencia, la soberanía, el bienestar social, la emancipación y la liberación, en una palabra el socialismo, para los otros pueblos del mundo también.

¡VIVA EL SEGUNDO MANDATO DEL CAMARADA PRESIDENTE NICOLÁS MADURO MOROS!
VIVA LA REVOLUCIÓN BOLIVARIANA!
VIVA LOS PUEBLOS DEL MUNDO!
¡VIVA EL SOCIALISMO!

ALBAinformazione – per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli
Nápoles, 9 de enero de 2019

#NápolesConMaduro

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[Immagini e video di repertorio]

(FOTO+VIDEO) La Rivoluzione Bolivariana baluardo internazionale di dignità!

La Rivoluzione Bolivariana baluardo internazionale di dignità, sovranità popolare, indipendenza nazionale e resistenza antimperialista!

Sono passati più di due decadi dal trionfo elettorale con il Movimento Quinta Repubblica del Comandante Hugo Chavez Frias, massimo dirigente della Rivoluzione Bolivariana (dicembre 1998) e quest’anno si celebra il ventesimo anniversario della prima Costituzione Bolivariana della Repubblica Bolivariana del Venezuela (1999-2019).

Il trionfo della Rivoluzione Bolivariana ha rafforzato “l’asse dei paesi del bene” alimentato da Cuba Socialista, ha disegnato una nuova geopolitica internazionale creando meccanismi di integrazione necessari quanto promettenti come, tra gli altri, l’ALBA-TCP nucleo fondante per la costruzione del sogno bolivariano della Patria Grande latinoamericana. Per la seconda e definitiva indipenza

La plenipotenziaria Assemblea Nazionale Costituente democraticamente eletta è attiva ed insieme al Potere Popolare Costituente in Azione ha come obiettivo, elaborando una seconda costituzione bolivariana, di dare vita con essa ad una nuova tappa della Rivoluzione Bolivariana che non potrà non essere sempre più fondata sul protagonismo popolare democratico e partecipativo in stretta unità con i Consigli Produttivi dei Lavoratori.

Innumerevoli sono state le aggressioni, le trappole e le infami provocazioni di ogni tipo contro la sovranità del paese: economiche, politiche, mediatiche, diplomatiche, criminali, militari, paramilitari e di terrorismo internazionale fino a configurare un vero e proprio insieme di azioni di guerra economico-finanziaria e speculativa tutt’ora in atto. Senza contare il sicuro assassinio del Comandante Eterno Hugo Chávez Frías da parte dell’imperialismo USA, così come l’hanno anche riconosciuto eminenti intellettuali, politologici, e politici di diversi paesi del mondo, come l’italo-argentino Atilio Boron, Premio Libertador al Pensiero Critico (2013).

Domani 10 gennaio 2019 il Presidente Nicolás Maduro Moros si insedierà ufficialmente per il suo secondo mandato (2019-2025) che gli imperialisti USA, dell’Unione Europea, e sionisti vogliono disconoscere utilizzando alcuni governi controrivoluzionari oggi in carica in America latina, colombiano e brasiliano in testa.

Oggi più che mai la Rivoluzione Bolivariana ha bisogno della nostra solidarietà, sostegno ed appoggio internazionale dei popoli del mondo, ancora più importante quando questo sostegno proviene dall’interno dei paesi imperialisti statunitensi ed europei.

Siamo certi che finché la Rivoluzione Bolivariana conserverà ed alimenterà la mobilitazione rivoluzionaria di massa, delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) e delle milizie operaie e popolari, finché conterà principalmente sulle proprie forze, finché avanzerà coerentemente verso l’instaurazione della società socialista, transizione dalla società capitalista alla società comunista, sarà invincibile ed aprirà la strada dell’indipendenza, della sovranità, del benessere sociale, dell’emancipazione e della liberazione, in una parola del socialismo, agli altri popoli del mondo.

VIVA IL SECONDO MANDATO DEL COMPAGNO PRESIDENTE NICOLÁS MADURO MOROS!
LUNGA VITA ALLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA!
VIVA I POPOLI DEL MONDO!
VIVA IL SOCIALISMO! 

ALBAinformazione – per l’amicizia e solidarietà tra i popoli
Napoli, 9 gennaio 2019 

#NápolesConMaduro

(FOTO+VIDEO)

¿De qué se trata el ataque contra Venezuela?

por David Gómez Rodríguez
@davidgomez_rp

“La humanidad es una herramienta ideológica
particularmente útil para la expansión imperialista”
Carl Schmitt

El asedio contra Venezuela se intensifica, algunos dicen que es porque EEUU y sus países cipayos defienden la libertad, la democracia, la paz e incluso de la humanidad, pero seamos sinceros, más allá de las películas ¿cuándo el imperialismo norteamericano ha representado realmente esos valores? ¡Nunca! A lo sumo, es una simple operación propagandística, una ilusión, pues han creado a través de la industria cultural ciertos arquetipos sobre el héroe y el dictador y como resultado han construido la falsa idea de un antagonismo entre lo “norteamericano” y lo antidemocrático, a través de esa narrativa nos han creado un héroe defensor de la humanidad, la democracia, la paz y la libertad, que realmente es fascista, clasista y colonialista.

Entonces, para los EEUU no se trata de una lucha por la democracia, pues ellos justamente le temen a Venezuela por construir y practicar una democracia sólida y popular, que no encuentra sus límites en las urnas electorales (que son utilizadas en Venezuela con más regularidad que en cualquier país del mundo), sino que llega al nervio del poder a través del pueblo organizado, que constituye la base para la construcción del socialismo en el siglo XXI. Queda claro, el problema de EEUU con Venezuela es que revivimos a través de la democracia participativa y protagónica al proyecto socialista después de que lo habían declarado muerto.

Para ellos no se trata de la libertad, porque somos nosotros los que hemos dado sentido a ese concepto en América por más de 200 años. Bolívar representa indiscutiblemente para todos: libertad. Pero William Tudor, escribe al Departamento de Estado el 3 de febrero de 1827: “La esperanza de que los proyectos de Bolívar están ahora efectivamente destruidos, es una de las más consoladoras (…) los Estados Unidos se ven aliviados de un peligroso enemigo en el futuro, de haber triunfado, estoy seguro, hubiésemos sufrido su animosidad”. Entonces, el problema de EEUU con Venezuela es que revivimos a Bolívar y sus ideas después de que lo habían declarado muerto junto a la oligarquía colombiana.

Para ellos no se trata de la paz, porque nosotros hemos impulsado mecanismos de integración y cooperación con los pueblos y gobiernos del mundo, en especial los de América Latina. Ellos están preocupados por perder su hegemonía sostenida con una política guerrerista. Están preocupados por la creciente tendencia hacia un nuevo orden mundial, donde Venezuela juega un papel importante por su potencial energético y su posición geopolítica. El problema de EEUU con Venezuela es que revivimos el concepto de independencia y el proyecto de integración latinoamericana, que constituye un bloque determinante para el mundo, más si se siguen profundizando las relaciones con países como Rusia, Turquía, Irán y China.

Para ellos no se trata de la humanidad, porque ha sido Venezuela la que impulsó un sistema de misiones para la protección social, que redistribuyó de forma soberana las riquezas petroleras y logró aumentar el Índice de Desarrollo Humano de forma ininterrumpida desde la llegada del comandante Chávez. Ellos hablan de humanidad, pero imponen sanciones para que se profundice el desabastecimiento de comida y medicina en el país, atacan la economía y promueven el odio y la discordia entre países hermanos. De tanta prepotencia, guerra e invasión tienen las manos llenas de la sangre de la humanidad, son representantes de la miseria y la hipocresía, por ello el problema de EEUU con Venezuela es que revivimos nuestra soberanía, sobre todo en materia petrolera (cuestión que hay que defender hasta con los dientes) y desarrollamos políticas sociales, justas y solidarias para el pueblo.

Ellos, llenos de odio contra nuestra democracia, contra nuestra libertad, nuestra paz y contra lo que representa nuestra humanidad, han iniciado una nueva etapa de la agresión, pues al no poder por medios políticos derrocar al gobierno legítimo y a la voluntad de todo un pueblo que ha votado una y otra vez por el proyecto bolivariano y chavista, han iniciado un plan en el que no se descarta el uso de la fuerza y la violación de la soberanía, como ha afirmado el mismo Trump. Y aunque ya ejecutaron un ataque terrorista contra la vida de Nicolás Maduro, presidente reelecto por el pueblo venezolano, que tomará posesión legitima de su cargo el próximo 10 de enero del 2019, no lo hacen solo contra él, lo hacen contra el pueblo venezolano, lo hacen contra nuestra soberanía, contra nuestro derecho a la paz y a la autodeterminación.

No queremos decir que todo está perfecto dentro de la Revolución Bolivariana, ciertamente tenemos problemas qué resolver, y los resolveremos los venezolanos y las venezolanas, como lo hicimos con Chávez en más de una ocasión. Pero mundo, gente buena, es importante que vean que el mayor obstáculo que tenemos es la obsesión imperialista de los EEUU contra Venezuela, es la guerra y el bloqueo que nos han impuesto por cometer el delito de ser una alternativa al capitalismo, una maravillosa esperanza.

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