Barrio Adentro, il sistema sanitario, la scarsità di medicinali

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, persone in piedi e spazio all'apertodi Marco Teruggi

Manicomio, una storia venezuelana

Manicomio è un quartiere sulle colline di Caracas. Un “cerro”, come viene definito, abitato da classi popolari, dalla più umile fino alla parte più bassa della classe media. Presenta sia tutto il bello che le difficoltà dell’universo popolare in questo 2018 venezuelano. Al centro del quartiere c’è un consultorio medico popolare “Barrio Adentro”, ritinteggiato di recente, dentro ci sono pazienti. Tutte le mattine aprono per consulti medici, di pomeriggio i medici percorrono la comunità casa per casa, mentre nell’edificio danno corsi di parto umanizzato.

La riparazione e l’organizzazione del luogo sono state portate avanti per iniziativa della comunità pochi mesi fa. Non hanno atteso le istituzioni, difendere questo spazio di salute è difendere se stessi. Ha quattro anni di vita, serve una popolazione di seimila persone. Prima funzionava in un posto più piccolo e, ancor prima, nelle case dei residenti che le aprivano affinché lì potessero prestare servizio i medici cubani arrivati da poco. Era il 2004, cominciavano ad organizzarsi in comitati per la salute, che poi si sarebbero integrati nei consigli comunali che esistono ancor oggi. Questo spazio è loro ed è centrale in questi tempi di difficoltà materiali.

La comunità organizzata ha già sistemato tre edifici simili in questa zona, parte della zona chiamata “La Pastora.” I “Barrio Adentro” sono il primo livello della sanità, preventivo, ce ne sono circa 160 a Caracas. Non esistevano prima del 1998 (anno della prima vittoria di Hugo Chávez alle elezioni presidenziali, NdT). La salute arrivò, entrò nelle case del quartiere con la rivoluzione. Seguono i Centri Diagnostici Integrali (CDI), nei quali si ha accesso a studi avanzati, ospedalizzazione, cure intermedie, riabilitazione e, in alcuni, chirurgia e traumatologia. Poi ci sono gli ospedali. Tutti i livelli sono gratuiti, e in essi, in particolare nei primi due, operano i medici integrali comunitari, ventimila in totale, formati in questi ultimi anni. Il processo di trasformazione, iniziato nel 1998, ha messo la salute al centro della politica e del bilancio. Ad esempio, per questo 2018, il 72% del bilancio statale è destinato alla spesa sociale, di cui fa parte la salute. Se si cercano forme con cui affrontare un arretramento è perché davvero si è avanzati, soprattutto nelle zone popolari, nelle quali molti medici non volevano andare.

Il problema più grande sono i medicinali. “La situazione è difficile, sono diminuite le quantità, non bastano per tutti i pazienti. Ci organizziamo con Barrio Adentro per fare le visite casa per casa, e dare la priorità alle persone che più hanno bisogno”, spiega Diana Becerra, che fa parte di coloro che hanno sistemato lo spazio.

La difficoltà di garantire l’approvvigionamento dura da quasi tre anni. Le cause sono state quattro: le imprese che hanno ricevuto denaro per importare, da parte dello Stato, non lo hanno fatto nelle quantità concordate; si è andato a creare uno spazio di corruzione intorno alla concessione della valuta per le importazioni; si sono generate distorsioni nella catene di distribuzione; e le sanzioni economiche statunitensi hanno acutizzato la situazione.

Su quest’ultimo aspetto è necessario tenere in considerazione che, come ha indagato Pasqualina Curcio, il Venezuela importa il 64% del totale dei farmaci richiesti: il 34% è infatti comprato dagli Stati Uniti, il 10% dalla Colombia, il 7% dalla Spagna, il 5% dall’Italia, un altro 5% dal Messico e il 3% dal Brasile. Le misure prese dal governo di Donald Trump, che sanzionano imprese che commerciano con il Venezuela, colpiscono quindi, severamente, la capacità di approvvigionamento di medicine, che è un diritto umano fondamentale.

In merito ai meccanismi di distribuzione, punto centrale da risolvere è la scarsità di qualsiasi prodotto; il Governo ha attivato il servizio “0800 Salud Ya” (Salute Ora), che i pazienti possono usare per sollecitare il trattamento necessario. Nello stato Lara, per esempio, al mese di febbraio, erano già state assistite 70 mila persone. Si è optato per una logica di casa per casa, dinanzi alla difficoltà di stabilizzare la distribuzione tramite circuiti regolari. Insieme a questo, si è cercato di rafforzare le farmacie dello Stato, denominate Farmapatria, per poter approvvigionare di medicinali e affinché siano a prezzo accessibile. Perché è successo come con altri prodotti: quando appaiono lo fanno a prezzi irraggiungibili per la gente comune.

Sulla corruzione, si è saputo degli avanzamenti del Ministero Pubblico, che ha scoperto imprese false, dette di “maletín”, o che hanno rubato con meccanismi come la sovrafatturazione e la sotto-importazione. È parte delle indagini generali contro la corruzione, che abbracciano altri punti nevralgici dell’economia, come l’impresa petrolifera statale Pdvsa.

In quanto alle principali imprese importatrici, che sono grandi transnazionali, la domanda è stata: perché continuare a concedere valuta, vedendo i risultati? La sola Sanofi Aventis – condannata in processi per frode in paesi come Algeria e Stati Uniti – ha ricevuto 405 milioni di dollari dallo Stato, tra il 2014 e il 2015, per importare; e sempre nel 2015 i lavoratori dell’impianto venezuelano denunciavano che l’impresa diminuiva la produzione. La maggior parte delle transnazionali farmaceutiche ha cause penali e condanne in diversi paesi. Questo punto si unisce al nodo della corruzione. Pone anche la necessità di decidere una politica di diversificazione delle importazioni, che ha cominciato ad esser sviluppata negli ultimi tempi. Ad aprile, ad esempio, è stato firmato un memorandum di intesa tra Venezuela e Iran per importare medicine, farmaci, vaccini, equipaggiamento medico, ricerca e trasferimento di tecnologia.

La salute è uno dei temi più complicati in Venezuela oggi. La scarsità di medicinali, i prezzi alti quando appaiono, la mancanza di input negli ospedali. Sono realtà che esistono. Dinanzi a tutto ciò, il Governo ha messo in moto meccanismi per cercare di parare i colpi più duri, e allo stesso tempo avanzare su quanto si era già fatto, vale a dire ampliare la rete di assistenza di primo livello, migliorare quella di secondo e di terzo. E non solo il Governo, ma anche le esperienze comunitarie, come a La Pastora, perché la salute, come ogni miglioramento conseguito dal 1999, appartiene alla gente.

Gli sforzi non hanno risolto il problema, che è di fondo e ha a che vedere con la sovranità sulle medicine in un sistema economico di brevetti e grandi laboratori, in un quadro di attacco internazionale contro il Venezuela. La difficoltà, oltre ai sistemi di distribuzione e alla corruzione, è data dal fatto che gli Stati Uniti hanno optato per bloccare il paese, possono contare sull’appoggio di governi alleati, e questo ha l’obiettivo di avere un impatto, tra le altre cose, sull’accesso alle medicine. Come può essere qualificata un’iniziativa pianificata per impedire che una nazione acceda alla salute? L’opposizione venezuelana, da parte sua, chiede più sanzioni per rendere la crisi più profonda, per far sì che ci siano meno medicinali. Per questa, e altre ragioni, continua a non rappresentare una alternativa per una popolazione in cui molti vedono che, in una situazione di difficoltà, solo il Governo cerca soluzioni.

[Trad. dal castigliano di Giuliano Granato]

Il popolo venezuelano decide

Risultati immagini per marcha chavistadi Mov. Popular – THE TRICONTINENTAL

Elezioni presidenziali in Venezuela

Nel mirino dell’aggressione imperiale statunitense  

Domenica prossima, 20 maggio 2018, si terrà in Venezuela una nuova elezione presidenziale: la quinta dalla vittoria di Hugo Chávez nel 1998 e la seconda dopo la sua dipartita nel 2013. Il processo della cosiddetta Rivoluzione Bolivariana si trova di fronte, ancora una volta, a una prova decisiva.

Si svolgerà in un contesto caratterizzato dall’intensificazione dell’interventismo imperiale promosso dal governo di Donald Trump e dai suoi effetti di destabilizzazione economica e crescente bellicosità di gran parte dell’opposizione, che oggi si esprime nella realizzazione di una campagna interna ed esterna, tesa a ostacolare, frustrare, delegittimare o ignorare le prossime elezioni.

Un contesto caratterizzato anche da difficoltà socio-economiche. E dal recupero dell’iniziativa democratica del governo di Nicolás Maduro, che ha ratificato, a partire dal voto per l’Assemblea Nazionale Costituente a metà 2017, la sua capacità di mobilitare il sostegno popolare.

(Le elezioni) sono tenute anche in un momento di avanzamento dell’offensiva neoliberista su scala regionale e globale, che promuove una trasformazione strutturale regressiva all’insegna di un rinnovato ‘Washington Consensus’ e che comprende i processi di integrazione a cui il Venezuela bolivariano ha contribuito in modo significativo, come dimostrato dal recente ritiro di sei governi conservatori dell’America Latina dall’UNASUR.

Nelle diatribe incentrate sulle elezioni venezuelane, quelle di maggio (prossimo) condensa le complessità, i conflitti e le sfide che si trovano ad affrontare i progetti di sovranità, giustizia e democrazia nella Nostra America. Nelle note che seguono presentiamo una riflessione introduttiva su quanto esposto; così, alla fine del documento sono indicati altri testi e portali che possono essere consultati per approfondire l’argomento.

1. La democrazia venezuelana sotto assedio

Dalla fine del 2015, il confronto tra Chávez e l’opposizione, con il trionfo di quest’ultima nelle elezioni parlamentarie – si è proiettato a livello statale come conflitto tra il potere esecutivo e il parlamento. Con l’elezione del governo Trump nei primi mesi del 2017, questa forma di contestazione socio-politica ha conosciuto una nuova modalità, scatenando un processo di crescente violenza di strada guidato da alcuni settori dell’opposizione, che cercano di estromettere a tutti i costi il ​​governo di Nicolás Maduro, ripetendo i passaggi del cosiddetto ‘golpe morbido’. Manifestazioni, attacchi a edifici pubblici, blocchi stradali e di quartieri, barricate, crimini d’odio contro i presunti chavisti, saccheggi, azioni paramilitari,repressione della polizia, sono stati in scena, a vari livelli, per 120 giorni, da aprile a giugno, con la tragica conseguenza di 125 morti.

La risposta governativa a questo conflitto ha consistito nel promuovere l’iniziativa democratica. In primo luogo, con l’indizione di elezioni a maggio per votare un’Assemblea Nazionale Costituente che, a metà anno e anche con il boicottaggio dell’opposizione, hanno avuto una partecipazione del 41,5% dell’elettorato, dato rilevante in un paese in cui il voto non è obbligatorio.Ed è continuata con la realizzazione delle elezioni regionali nel mese di ottobre, in cui è intervenuta una parte dell’opposizione. Con un’affluenza alle urne di oltre il 60% degli iscritti, il chavismo ha vinto 18 governatorati sui 23 in gioco, andando i cinque rimanenti alle cinque forze dell’opposizione, mentre a livello comunale, secondo i risultati del Consiglio Nazionale Elettorale, il CNE- il Chavismo ha preso il 54% dei voti.

In questa stessa direzione, l’Assemblea Costituente ha deciso a gennaio di quest’anno di anticipare la data delle elezioni presidenziali. Formulata da rappresentanti del partito al governo, a causa del boicottaggio dell’opposizione, la decisione includeva la richiesta delle stesse forze avversarie. L’indizione delle elezioni presidenziali ha quindi rivitalizzato il tavolo di dialogo tra il governo del presidente Maduro e l’opposizione, con la mediazione, tra gli altri, dell’ex-presidente spagnolo Rodriguez Zapatero. Tuttavia, come sottolinea Atilio Boron, quando l’accordo tra i due era quasi completato e stava per essere annunciato, l’opposizione ha interrotto i negoziati presentando nuove richieste (Boron, 2018). Il sabotaggio dell’accordo, stimolato dal governo di Donald Trump, ha ispirato anche, a quanto riferisce Boron, una lettera pubblica in cui Zapatero ha espresso sorpresa e invito a riprendere il dialogo (Rodriguez Zapatero, 2018).

Nonostante il nuovo boicottaggio promosso dall’opposizione su incitazione del governo degli Stati Uniti, cinque candidati si sfideranno nelle elezioni presidenziali del 20 maggio in Venezuela. Da una parte, Nicolás Maduro, per il Partito Socialista Unito del Venezuela e i suoi alleati; dall’altra, Henri Falcón, l’ex-governatore di Lara e principale rappresentante dell’opposizione, sostenuto da Avanzata Progressista, dal Movimento al Socialismo (MAS) e da una frazione del tradizionale COPEI (Partito Social-Cristiano); inoltre, Reinaldo Quijada, dell’Unità Política Popolare 89 si presenta come un’opzione nello spazio della rivoluzione bolivariana; l’imprenditore della carta Luis Alejandro Ratti come candidato indipendente; e, infine, Javier Bertucci, per il partito Esperanza por el Cambio, che guida anche la chiesa evangelista Maranatha.

A loro volta, le forze partecipanti hanno firmato un accordo che ha stabilito le linee guida che devono essere garantite dal CNE. Tra le più salienti: la richiesta all’ONU di inviare una missione di osservatori, la realizzazione di verifiche dell’intero sistema elettorale con specialisti internazionali e l’equità nell’accesso ai media pubblici. In larga misura, il valore del risultato finale dipenderà dal numero di persone che partecipano alle votazioni. Come è successo in altre occasioni, il Chavismo è costretto a prendere le elezioni come un’impresa popolare; non può perdere voti né a causa della smobilitazione, né per eccesso di fiducia. Al contrario, la candidatura di Falcón dipende dal sostegno che ottiene dai settori anti-chavisti duri, che sono divisi tra il boicottaggio e la partecipazione; e da quanto possa rappresentare coloro che continuano a trovarsi in una posizione meno polarizzata. Inoltre, lo stesso andamento della campagna elettorale, lo svolgimento delle elezioni e la loro supervisione, il riconoscimento dei risultati sono sotto assedio, nel quadro di questa guerra non convenzionale che si svolge sul Venezuela (Teruggi, 2018).

2. La guerra non-convenzionale: si stringe l’assedio militare ed economico

Dopo la globalizzazione neoliberista degli anni ’90 e le sue idilliache promesse pacifiche sulla fine della storia, lo spiegamento delle trasformazioni neoliberiste degli ultimi decenni è stato sempre più colorato dalla violenza. Così, gli interventi imperiali in Afghanistan e in Iraq e i loro effetti regionali di militarizzazione delle relazioni sociali hanno significato l’emergere di un neoliberismo di guerra (Gonzalez Casanova, 2002) e la politica promossa dal governo di Donald Trump è sfociata nell’uso della supremazia geopolitica e militare degli Stati Uniti, per contrastare il loro declino economico (Katz, 2018).

In modo analogo, nel recente passato, come indicano Ceceña e Barrios, la fascia petrolifera del pianeta è stata invasa da guerre, anche di caratteristiche diverse, che segnano una zona di interventi militari e imperiali dispiegati chiaramente lungo il percorso del petrolio (Ceceña e Barrios, 2018). Con una delle riserve di idrocarburi più importanti del pianeta, il Venezuela non può essere escluso da questa mappa di ricolonizzazione e violenza. Come ci ricorda João Pedro Stedile, membro del Coordinamento Nazionale del Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (MST) del Brasile, ‘in fondo, la disputa non è per contestare il Governo Maduro, la disputa è per la rendita petroliera, che durante tutto il secolo XX è stata gestita a tempo indeterminato dalle compagnie statunitensi e da una minoranza di oligarchi venezuelani, che vivevano come marajás… e tutto ciò è finito’ (Stédile, 2017).

Negli ultimi mesi, nel contesto dell’iniziativa democratica cui abbiamo fatto riferimento in precedenza, gli investigatori Ceceña e Barrios sottolineano il rafforzamento dell’assedio militare in Venezuela con il dispiegamento di strutture, basi, esercitazioni e accordi operativi di coordinamento; in particolare, la recente esercitazione ‘AmazonLog 17’, che ha visto la partecipazione di militari brasiliani, colombiani e peruviani, ha contato con la presenza dichiarata di truppe degli Stati Uniti nella regione centrale del Sud America (Ceceña e Barrios, 2018).

Ma le nuove guerre, quelle che i manuali del Pentagono hanno battezzato come ‘guerre non convenzionali’, non sono intraprese solo con le forze militari, né presuppongono lo scontro e la negoziazione tra Stati. Le guerre del XXI secolo, sostiene Ceceña, hanno la particolarità che a volte sembrano mobilitazioni per i diritti dei cittadini, utilizzano una strategia di spettro completo in cui l’intervento multidimensionale abbraccia tutte le dimensioni della vita sociale e del territorio, con l’idea di combinare tutti i meccanismi simultaneamente e senza riposo (Ceceña, 2018).

I ricercatori venezuelani Serafino e Vielma hanno messo in evidenza questo aspetto della guerra non convenzionale, che cerca di adattarsi a tutte le condizioni e/o agli scenari del paese sotto assedio e di smantellare tutte le istituzioni e pratiche collettive che sono ostacoli al processo di accumulazione economica perseguito, anche imponendo ‘una dinamica della violenza quotidiana funzionale sia alla globalizzazione neoliberista che alle economie illegali e al capitale straniero’ (Serafino, Vielma e Borges, 2018). Questa significa la distruzione del tessuto sociale stesso, dei legami collettivi, anche con la promozione del caos e l’uso della dottrina dello shock (Klein, 2007).

Ricordiamo che nella lunga storia del processo bolivariano, il popolo e il suo governo hanno subito ogni tipo di offensiva da parte dei capitalisti internazionali e dell’oligarchia locale. In un certo modo, tutte le tattiche che sono state applicate con successo in altri paesi sono state sperimentate in Venezuela (Stédile, 2017). Dal colpo di stato tradizionale del 2002,che ha rimosso solo per pochi giorni Chávez dalla Presidenza, per poi arrivare a perseguire la sua eliminazione fisica – come nel caso di Torrijos – secondo gli indizi che abbiamo oggi, che la sua malattia è stata indotta. Dalla promozione del ricatto economico, alla carenza di materie prime e alla crisi economica – che furono, tra l’altro, provocati per destabilizzare il governo di Allende in Cile -; fino all’uso della violenza, delle barricate e degli assassini selettivi per generare paura e terrore, come sperimentato nel caso dell’Ucraina. E ora il blocco economico, finanziario e commerciale, in modo simile a come è stato implementato in Iran, tra gli altri (Stédile, 2017). Nell’esperienza venezuelana, queste tattiche non sono riuscite contro la forza e la convinzione dimostrata dai settori popolari e, d’altra parte, il governo ha visto aumentare il consenso elettorale alle ultime elezioni; ciò che indica quanto il potere popolare sia stato la migliore e unica difesa del processo bolivariano.

Serafino e Vielma, nel libro già citato, prende in esame i processi di guerra economica, verificati a partire dal 2013 e hanno incluso l’attacco alla moneta, la creazione di una moneta parallela, la stimolazione della scarsità e dell’inflazione, il consolidamento di una sofisticata strategia di accerchiamento finanziario e di sabotaggio della distribuzione di prodotti di base. A partire dal 2015, il blocco economico è stato approfondito con il decreto esecutivo sancito dal presidente Obama, che dichiarava il Venezuela una minaccia alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti e che ha assunto una dimensione maggiore a partire dal 2017, in questo ultimo periodo di iniziativa democratica. Così, il governo Trump ha ampliato il campo di applicazione del detto decreto e, nel mese di agosto dello scorso anno, ha adottato per la prima volta sanzioni finanziarie contro il governo venezuelano, che influenzano l’emissione di titoli dello Stato e della compagnia petrolifera (PDVSA); misure che sono state copiate un mese dopo dall’Unione Europea. In quest’ottica dell’assedio economico e finanziario, lo strangolamento dei finanziamenti internazionali ha cercato di spingere verso il default del paese e della grande impresa statale, motore dell’economia locale. Allo stesso modo, il blocco economico da parte del governo Trump ha praticamente paralizzato il commercio estero basato sul dollaro, sospendendo i conti delle aziende statali venezuelane negli Stati Uniti, ostacolando i loro depositi e transazioni bancarie, imponendo sanzioni agli imprenditori che negoziano con il Venezuela e, addirittura, vietando alle compagnie di navigazione di utilizzare i porti venezuelani. Un blocco navale, economico e finanziario di dimensioni particolari nella storia regionale, che ha cercato di abbattere ogni resistenza governativa e sociale.

3. Tra la guerra e la pace: difficoltà endogene, esperimenti e alternative 

Di fronte a questo approfondimento dell’assedio economico, il governo venezuelano ha risposto con nuovi accordi internazionali in merito al commercio e agli investimenti, in particolare con la Cina e la Russia; anche, in una direzione che propone di avanzare nella de-dollarizzazione dello scambio globale di idrocarburi. Allo stesso modo, nel dicembre 2017, ha lanciato la cripto-valuta Petro che, sostenuta dalle riserve petroliere e minerarie venezuelane, ha cercato di recuperare l’accesso ai finanziamenti internazionali. D’altro canto, la relativa ripresa dei prezzi internazionali del petrolio dalla metà del 2017 ha portato un certo sollievo alle finanze dello Stato e all’economia.

Sul fronte interno, la crisi economica ha preso la forma dell’inflazione, della carenza di cibo e della speculazione con le sue manifestazioni nel campo della diffusione del contrabbando (rivendita illegale di prodotti sovvenzionati) e le lunghe e diffuse code per acquistare beni di prima necessità e dei loro effetti in termini di privazioni, disordini sociali ed emigrazione. Espressione anche della sopravvivenza di una borghesia parassitaria, dei limiti delle politiche pubbliche e dell’irrisolto carattere dipendente delle importazioni dell’economia venezuelana e il peso del dollaro nel mercato interno. I limiti endogeni che aveva già sottolineato lo stesso Chávez nel cosiddetto ‘Plan de la Patria’, quando avvertiva affinché ‘non ci prendiamo per i fondelli: la formazione socio-economica che ancora prevale in Venezuela è di carattere capitalista e rentista’ e affermava la necessità di trascendere il modello rentista (Chávez, 2012).

Di fronte a queste emergenze, la creazione nel 2016 e la successiva estensione dei Comitati Locali di Fornitura e Produzione (CLAP) ha permesso negli ultimi anni di risolvere la ‘dura carenza che si poteva avvertire nei settori popolari’ e ‘rafforzare la rete di distribuzione pubblica del cibo in un contesto di guerra economica’ (Serafino, Vielma e Borges, 2018). D’altronde, quando lo sviluppo dei CLAP si è svolto all’insegna della solidarietà e delle pratiche popolari contro la crisi, lontane dal clientelismo, ha potenziato la ricostituzione dei legami collettivi che la guerra economica cerca di distruggere.

A questo livello, la rivoluzione bolivariana è stata anche fertile nella ricreazione di pratiche comunitarie di gestione economica e politica e nella realizzazione di un esperimento di democratizzazione nella vita sociale. In questa direzione, uno dei suoi migliori esempi è stato la costruzione e la promozione delle comuni o del cosiddetto potere comunale. Tuttavia, sostiene Reinaldo Iturriza, che ha avuto l’incarico, tra gli altri, di Ministro del Potere Popolare per le Comuni -, senza eccezioni, nel contesto del peggioramento della situazione economica, l’idea chiave del comunale, del potere popolare, è andata perdendo terreno, nonostante la sua importanza nella lotta con i poteri di fatto esistenti (Iturriza, 2017). D’altra parte, la rivoluzione bolivariana si è contraddistinta anche per la promozione di una pratica e programmatica che, trascendendo la matrice liberale dello Stato, ha realizzato il cosiddetto protagonismo democratico e partecipativo; il modo specifico di fare politica chavista che, secondo Iturriza, senza eliminare la tensione tra il vertice e il basso, ha promosso la crescente partecipazione e il rafforzamento del chavismo popolare e selvaggio.

In questa direzione, il rinnovamento e l’approfondimento dell’orizzonte democratico è stato uno dei contributi significativi che l’esperienza bolivariana e quella boliviana hanno apportato alle prospettive del cambiamento sociale sebbene, nell’ultimo periodo, le tensioni, gli squilibri e la sfiducia tra entrambe le forme di Chavismo tendessero a prevalere. (Iturriza, 2018). Una situazione che non si è verificata a scapito dell’unità che ha mantenuto il Chavismo in quanto tale, soprattutto in tempi di pericolo e di lotta, e del ruolo di coordinamento che, in questo contesto differente, ha svolto Maduro dalla presidenza. Pertanto, le misure adottate per promuovere le pratiche di democrazia popolare hanno contribuito a rafforzare il processo bolivariano; come lo ha fatto l’uso della televisione e dei social network, per informare e stimolare il dibattito popolare sui problemi e le sfide della congiuntura; la partecipazione popolare nei settori dell’edilizia abitativa e della scuola; e l’incoraggiamento della mobilitazione popolare e dell’occupazione permanente della strada e degli spazi pubblici (Stédile, 2017). 

4. In prospettiva

 Il prossimo 20 maggio le elezioni presidenziali in Venezuela decidono più di un presidente o di una direzione di governo. L’esperienza dell’offensiva neoliberale nella regione insegna fino a che punto i processi di disuguaglianza sociale, concentrazione di reddito e ricolonizzazione, che questa offensiva promuove, sono accompagnati da restrizioni della vita democratica e militarizzazione sociale. D’altra parte, di fronte all’assedio politico e mediatico promosso dalle potenze dominanti a livello globale, una vittoria elettorale non è sufficiente: al contrario, perfino l’interpretazione dei risultati e la loro legittimità e validità sono in discussione. Con le elezioni, si chiuderà una tappa, ma nulla fa prevedere che le ingerenze e l’assedio a cui è sottoposto il Venezuela finiranno. A questo punto, la storia non è solo lontana dall’essere conclusa, ma la sua risoluzione è ancora aperta all’azione dei popoli.

 

Per maggiori informazioni

Borón, Atilio 2018 “Sabotaggio alla democrazia venezuelana”, disponibile all’indirizzo http://www.atilioboron.com.ar/2018/02/sabotaje-la-democracia-en-venezuela.html

Ceceña, Ana Esther e Barrios, David 2017 “Venezuela invaso o assediato?”, disponibile su http://geopolitica.iiec.unam.mx/node/178

Ceceña, Ana Esther 2017 “Guerra civile in Venezuela?”, disponibile all’indirizzo https://www.alainet.org/article/186528

Chávez, Hugo 2012 Proposta del Candidato della Nazione. Comandante Hugo Chávez. gestione socialista bolivariana per il 2013-2019 (Caracas: PSUV), disponibile in http://blog.chavez.org.ve/programa-patria-venezuela-2013-2019/#.Wt4IZdTwbMw

González Casanova, Pablo 2002 “La democrazia, la libertà e il socialismo in tre alternative”, Journal NPO No. 8, Settembre (Buenos Aires: CLACSO), disponibile in http://biblioteca.clacso.edu.ar/clacso/osal/ 20110215062252 / 11casanova.pdf

Iturriza, Reinaldo 2017 “Governance, sindaci, procure e potere popolare”. Disponibile su http://supuestonegado.com/web/gobernaciones-alcaldias-poderes-facticos-poder-popular/

Iturriza, Reinaldo 2018 “Il futuro di Chavismo: scommettere sull’egemonia”, disponibile all’indirizzo http://www.rebelion.org/noticia.php?id=238228

Katz, Claudio 2018 “Trump esaspera il pantano americano”, disponibile su https://katz.lahaine.org/trump-agrava-el-atolladero-estadounidense/

Klein, Naomi 2007 “La dottrina dello shock. L’ascesa del capitalismo disastro” (Buenos Aires: Paidós)

Rodríguez Zapatero, José Luis 2018 “Lettera all’opposizione venezuelana e alla comunità internazionale”, disponibile all’indirizzohttps://www.aporrea.org/oposicion/n320777.html

Serafino, William, Vielma, Franco (ricercatori) e Borges Revilla, Gustavo (editore) “Radiografia di un paese sotto assedio. La guerra economica contro il Venezuela. Record degli anni 2015-2017” (Caracas: Misiónverdad.com)

Stédile, João Pedro 2017 “Siamo tutti in Venezuela!”, In Caros Amigos Magazine, n. 249, dicembre, disponibile all’indirizzo http://www.carosamigos.com.br/index.php/revista

Teruggi, Marco 2018 “Un mese prima delle elezioni presidenziali: i voti in tempo di guerra”, disponibile in https://hastaelnocau.wordpress.com/2018/04/22/a-un-mes-de-las-presidenciales-los-votos-en-tiempos-de-guerra/

 

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Gana la Democracia Participativa Socialista Proletaria

L'immagine può contenere: una o più persone, folla e spazio all'apertopor Juan Veroes

Estas elecciones las gana la Revolución Bolivariana, el Bravo Pueblo heredero de los Libertadores de América, El Legado de Chávez, la Conciencia Política adquirida por el pueblo durante la siembra que hizo El Comandante, El Poder Popular Organizado: El PSUV creado por Chávez, el Polo Patriótico, las UBCH, los CLAPS y los Concejos Comunales. Estos serán quienes obtendrán el triunfo y se lo trasladaran a Maduro.

Si tomamos como base el Materialismo Histórico como unidad de análisis politológico y aceptamos que la “Historia de la humanidad, es la historia de la lucha de clases” y que ningún hombre por si solo ha podido cambiarla, entonces deduciremos que en Venezuela lo que hay es una confrontación de clases sociales antagónicas que están luchando por imponer modelos económicos que son excluyentes. Si esto es así, tanto Chávez como Maduro o Diosdado sólo son expresiones de una clase social emergente que se opone a otra cuyas cabezas visibles son Leopoldo, Capriles, Maricori o Lorenzo.

El Materialismo Dialectico presupone que para cambiar un Modo de Producción hegemónico hay que sustituirlo por otro antagónico que lo sustituya para establecer nuevas relaciones productivas; si esto es así, entonces la pelea contra el Modo de Producción Capitalista apenas se está iniciando.

La democracia burguesa capitalista occidental hace su trabajo promoviendo a hombres o mujeres providenciales designados por “Dioses”. Esos son los llamados a hacer la historia, a cambiar o a señalar los caminos que deben seguir los pueblos. Moisés, Jesús, Alejandro Magno y los Emperadores en la antigüedad o los Presidentes de los países de la modernidad son los llamados, según los teóricos, a escribir y hacer la historia de los pueblos.

En Venezuela estamos en presencia de dos modelos de Democracia Política: Una Burguesa Capitalista Representativa y la otra Proletaria Socialista Participativa. Cada una con Modos de Producción propios que excluyen al otro. La confrontación entre ambos modelos genera una lucha de clases sociales en la cual una de ellas se impondrá y predominará sobre la otra. Los hombres y mujeres que protagonizan esta lucha son expresiones colectivas y no individuales. Es el “Nosotros” colectivo sustituyendo al “Yo “individualista”.

El próximo domingo 20 de Mayo, la Democracia Participativa Socialista Proletaria, se enfrenta a su contraparte con su máximo exponente: Nicolás Maduro Moros. Podría tener otro nombre y el enfrentamiento sería lo mismo. De allí el título de este artículo. Podría el candidato de la Revolución tener cualquier otro nombre y apellido: DIOSDADO CABELLO, IZTURIZ, JAUA, TARECK, ETC.ETC. Pues no son los individuos quienes hacen las revoluciones: “solo el pueblo salva al pueblo”

Es la Democracia Participativa Protagónica Socialista quien saldrá triunfante el próximo 20 de Mayo, la cual se expresará en votos hacia el candidato que la interpreta, la asimila y la guía. Esa democracia tiene actualmente nombre y apellido: NICOLAS MADURO MOROS. Y al que no le guste, que se asile.

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