Ecuador: favole, tradimenti e illusioni

Lenin Morenodi Atilio Borón

1feb2018. Ho letto attentamente la risposta che a nome di una presunta rappresentanza della sinistra ecuadoriana fa il presidente del Partito Socialista dell’Ecuador, Patricio Zambrano Restrepo, riguardo al mio articolo sulla situazione politica in Ecuador. [1] Certamente non si può dire che si tratta di un dibattito amichevole, perché il mio critico sembra essere molto arrabbiato e utilizza una serie di attacchi personali che in nulla aiutano a comprendere l’attuale deplorevole situazione dell’Ecuador. Giudica le mie (presunte) intenzioni invece di esaminare i miei argomenti; fa appello a caratterizzazioni squalificanti della mia persona (‘stalinista’); mi accusa di usare e abusare di ‘sinistrometro’; di convertire l’ideologia in religione; di ignorare i fondamenti della politica comparata e, tra gli altri spropositi, di utilizzare categorie morali per spiegare una situazione politica. Ovviamente, il mio critico deve sentirsi allergico a tali categorie perché, credo, il suo atteggiamento in politica si basa su di un pragmatismo assoluto e quindi ogni considerazione etica o morale, non ha posto nella sua scala di valori o nelle sue capacità analitiche.

Il suo discorso riflette il sapere convenzionale della politica americana, in cui la scienza politica è concepita come un campo di conoscenze e attività indirizzate esclusivamente ai tecnici e le categorie morali di bene e male, di onestà e tradimento, non vi occupano alcun posto. Eppure le grandi menti della scienza politica non sarebbero mai incorse in una simile barbarie. E come i grandi studiosi dicono del pensiero di Niccolò Machiavelli, mal citato dal mio critico, egli non ha mai detto che il cattivo fosse buono o il male bene. Coloro che la pensano così, sono responsabili di una codificazione conservatrice, in chiave tecnocratica, del pensatore fiorentino. Penso che il mio critico si muova in quella palude fangosa, da qui il tono e il contenuto confuso della sua risposta.

Andando alla sostanza della questione, voglio dire, in relazione alle tre tesi centrali del mio articolo che, in primo luogo, la preoccupante situazione dell’Ecuador attuale (sottomissione dello stato di diritto; violazione del giusto processo con ricorso, come nell’Argentina di Macri, alla ‘detenzione preventiva’, senza l’esistenza di una condanna; esclusione di qualsiasi opinione dissenziente dai mezzi pubblici, così come dai privati; aggressione consentita da parte delle autorità all’ex-presidente Correa all’uscita di una radio provinciale; attacco sospetto a una stazione di polizia; fondate congetture di una stipula di un TLC con gli Stati Uniti; trasferimento alle banche private del controllo della moneta virtuale e molti altri eccetera) non può essere spiegata solo con il tradimento di Lenin Moreno.

Affermare una cosa del genere non è solo un insulto alla mia modesta intelligenza, ma anche a quella dei lettori. Ma il fatto che il tradimento non spiega tutto, non significa che questo non sia stato consumato o, come dice nel suo articolo, sia un ’delirio’ che ha offuscato i miei sensi e mi fa vedere ciò che non esiste. L’Ecuador andava in una direzione e ora chiaramente sta andando nella direzione opposta, anche se – finora – non lo ha pienamente manifestato. Ma i segnali sono chiari: il riavvicinamento con Washington è evidente nell’invito all’FBI ad aiutare nelle indagini circa l’attentato di San Lorenzo, nelle dichiarazioni del Ministro Campana circa la ricerca di un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, nella presenza dell’ Ambasciatore di quel paese nei media pubblici e nel ritiro dell’Ecuador dallo spazio progressista latinoamericano. L’agenda della destra è stata, gradualmente, assunta dal governo Moreno. I suoi media non smettono di sostenerlo, a differenza di quello che facevano con il suo predecessore, e la compiacenza della Casa Bianca con il nuovo sovrano è evidente. Fra poco, questo cambio di rotta che oggi si insinua chiaramente, sarà confermato in pieno dai fatti.

La capitolazione è indiscutibile. Forse era indispensabile un’autocritica? Certo, nessun governo è perfetto e tutti dovrebbero coltivare l’arte dell’autocritica. Ma ciò è una cosa e un’altra molto differente è scatenare una persecuzione spietata verso tutto ciò che sa di correismo. Una cosa è che all’ex-presidente non sia permesso di concedere interviste o contribuire al Telégrafo, il quotidiano ufficiale del governo ecuadoriano;  un’altra che a chiedere questo, sia l’ultracorrotto usurpatore della presidenza del Brasile, Michel Temer. Inoltre, basta seguire i discorsi di Moreno per vedere che parole come imperialismo, dipendenza, emancipazione, autodeterminazione, Patria Grande, Nostra America e socialismo non gli vengono alle labbra nemmeno per errore. Pertanto, siamo in presenza di un altro discorso, un’altra politica e un’altra direzione storica. E tutto questo è tradimento, Le è chiaro, Signor Ministro?

Nella sua nota, ha criticato quella che sarebbe una seconda tesi del mio articolo: che il presidente Moreno è andato adottando l’agenda della restaurazione conservativa. Il mio benevolo critico dice che questa tesi è ‘piena di imprecisioni e alcune falsità.’ È un peccato che non si sia sforzato di più a chiarire le une e le altre, o che non gli sia venuto in mente che ciò che egli chiama le mie ‘speculazioni’ sono dati concreti che lo condannano a dover ricorrere a insulti personali. L’unica cosa che dice è che la destra ‘è stata spettatrice, più che protagonista’. E molto probabilmente ha ragione, perché quando il governo le dà il controllo del sistema bancario, la totalità dei mezzi di comunicazione, imprigiona uno dei funzionari del governo precedente, ordina al Procuratore di citare Rafael Correa per una dichiarazione investigativa sul caso Petrochina lunedì 5 febbraio, dopo le elezioni, alle 9:30 del mattino, il che può finire in un’altra carcerazione preventiva (e potremmo continuare con esempi simili) è indubbio che la destra è già, anche se dietro le quinte, una protagonista principale nell’esercizio del governo. Se qualcosa caratterizza la destra in America Latina è il non essere idiota, e se un governo fa tutto ciò che essa considera essenziale in questo momento, che senso ha aspirare a un protagonismo che potrebbe suscitarle il tanto temuto odium plebis? Meglio che si bruci politicamente il governo di Alianza País e poi verranno loro più tardi a completare il compito iniziato dallo sleale successore di Correa.

La terza tesi, rifiutata dal mio contraddittore, è quella che sostiene l’illegittimità e l’incostituzionalità del referendum e della consultazione. È stata così travolgente e coincidente la diagnosi degli esperti del settore che non ritengo sia necessario perdere tempo nel ratificare l’ovvio. Una consultazione furba, che riunisce temi differenti e senza maggiori collegamento gli uni con gli altri, con domande che insultano la cittadinanza ecuadoriana nel chiederle di pronunciarsi se bisogna proteggere i bambini e punire i corrotti con l’inagibilità politica nel paese; domande, in sintesi, tendenzialmente orientate in modo che la gente dica sì e che nel mucchio non discrimini o agisca coscienziosamente nelle questioni cruciali del referendum, specialmente quella che ha come obiettivo di condannare Correa all’ostracismo. E inoltre, perché non è stato seguito il precetto costituzionale e si è aspettato che la Corte Costituzionale approvasse il referendum e il suo contenuto? Questo si chiama decisionismo esasperato o, in un linguaggio più semplice, dispotismo presidenziale, un’altra macchia nella qualità istituzionale avariata del nuovo governo.

Zambrano Restrepo conclude la sua debole apologia del governo di Moreno, esaltando le virtù dell’unità. Sembra incredibile che in questo momento storico un politico che non è niente meno che il presidente di un partito socialista creda in queste favole. Unità tra i banchieri che saccheggiarono il paese e lo abbandonarono senza una propria moneta e quelli che lottano per una repubblica democratica, giusta e sovrana? Unità con i media che per dieci anni non hanno smesso di mentire, diffamare, attaccare il governo Correa e le forze popolari e che ora mostrano il loro compiacimento con quello di Lenin Moreno? Unità con l’imperialismo, che è stato un mentore e un baluardo delle azioni della destra ecuadoriana e dei suoi piani per smantellare e destabilizzare? Non avevo mai pensato che un leader di un partito socialista avrebbe potuto dimenticare cose così elementari come queste: che la lotta di classe esiste, che l’imperialismo è un attore importante in tutta la Nostra America e che l’Ecuador non fa eccezione, che non c’è democrazia possibile quando i media sono controllati da un oligopolio senza soluzione di continuità, in cui è impossibile far filtrare una voce di dissenso e che se Rafael Correa è stato combattuto senza pietà dalla destra locale e dall’imperialismo era perché qualcosa di serio stava facendo per porre fine a una lunga storia di ingiustizie, dispotismo ed esclusione sociale in Ecuador. E che se da Washington adesso arrivano sorrisi e pacche sulle spalle, è un segno inequivocabile che si è persa la direzione e che si sta mettendo in moto una dolorosa controriforma che il popolo ecuadoriano soffrirà nella carne. Come è successo in passato, negli infami anni Novanta.
___

[1] L’articolo è disponibile all’indirizzo: http://www.partidosocialistaecuatoriano.com/?p=2366 Il mio articolo è apparso sul mio blog e su diversi giornali digitali. Vedi http://www.atilioboron.com.ar/2018/01/la-traicion-de-lenin-moreno.html

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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