La decisione del Presidente Trump su Gerusalemme: la fine dell’egemonia?

Trump-Nethanyaudi James Petras

Introduzione

Il regime di Trump ha dichiarato che il voto all’Assemblea Generale dell’ONU riguardo al riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele è stata una decisione strategica degli Stati Uniti.

Sia il presidente Trump che la sua tronfia ambasciatrice alle Nazioni Unite Nikki Haley hanno minacciato che tutte le decisioni e gli accordi riguardanti alleanze, prestiti, aiuti e relazioni diplomatiche erano in gioco. Inoltre, il regime di Trump ha definito chiaramente lo stile e la sostanza dell’imperialismo USA: tutti i paesi membri delle Nazioni Unite (grandi e piccoli) devono strisciare nel modo più abbietto ai suoi ordini.

L’ambasciatore Haley ha chiesto che ogni nazione al mondo accetti la dichiarazione di Trump e del razzista-sionista Netanyahu che l’antica città di Gerusalemme è l’eterna, indivisa, etnicamente gestita capitale degli Ebrei. Il messaggio di Trump è stato forte e chiaro- lui era il grande “decisore” e i voti delle Nazioni Unite avrebbero identificato i veri amici e nemici dell’America. “Stiamo facendo una lista … e ci saranno conseguenze …” Chiaramente, lo sfoggio di Trump riguardo il potere degli Stati Uniti e le sue terrificanti minacce sottintendevano la sicurezza da parte della Hailey che Washington avrebbe avuto un voto di maggioranza nella “donazione” di Gerusalemme al Sio-fascismo.

Credevano che il dominio degli Stati Uniti e la loro egemonia globale fossero assoluti e inattaccabili. Il voto ha dimostrato qualcos’altro, stava accadendo qualcosa di molto imprevisto.

Gli Stati Uniti hanno subito una sconfitta travolgente e umiliante, che ha mantenuto le agili dita dell’ambasciatrice impegnate a “prendere appunti”: 128 nazioni hanno chiesto che il regime di Trump ritirasse la sua dichiarazione che Gerusalemme era la capitale indivisa di Israele e  solo per gli Ebrei. Solo 9 micro-nazioni (alcuni semplici francobolli e alcuni paesi del tipo repubblica delle banane-squadroni della morte) hanno votato la decisione Trump-Haley, 35 stati mendicanti hanno abbassato la testa e si sono astenuti, mentre 21 pavidi ambasciatori hanno scelto di nascondere la loro spudoratezza nelle cabine dei gabinetti piuttosto che apparire per questo importante voto.

Il contesto politico

La prima e più importante questione da discutere sono le tappe che hanno portato gli USA a soffrire una tale clamorosa sconfitta. In altre parole, chi è stato responsabile nel portare l’Amministrazione Trump a capofitto giù lungo il sentiero della sottomissione ai dettami del Sion-Fascismo.

Il leader e la forza trainante del disastro alle Nazioni Unite è stato il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, per il quale gli sforzi di conquistare Gerusalemme e convertirla nella capitale “eterna” degli Ebrei erano la massima priorità. Per decenni il mondo intero ha respinto il sequestro di Gerusalemme da parte di Isreale e la sua conversione in una capitale etnicamente pulita per lo stato ‘ebraico’.  I giuristi delle Nazioni Unite e internazionali hanno denunciato la conquista coloniale israeliana e la pulizia etnica di Palestina. Netanyahu ha preso il comando con l’elezione di Donald Trump come Presidente. L’Operazione Gerusalemme è stata il suo primo ordine per il  fantoccio Donald. Un certo numero di multi-miliardari israeliani, che hanno finanziato la campagna elettorale di Trump, hanno chiesto un’immediata riscossione da parte del loro fantoccio: il sostegno incondizionato dell’amministrazione all’agenda di Netanyahau.

Nonostante le proteste dal resto del mondo, in particolare dagli alleati europei più vicini agli Stati Uniti, Trump ha fatto cadere la nazione proprio nella zuppa sionista: una Gerusalemme ebraica; lo sfratto sistematico di tutti gli Arabi, i Cristiani, i Musulmani e i laici, e l’eventuale annessione di tutta la Palestina; come anche un crescente confronto militare con l’Iran.

Lo speculatore immobiliare Jared Kushner, il genero viziato di Trump e un completo
succube di Netanyahu, è diventato il consulente senior per il Medio Oriente. Kushner ha fatto pressione sul Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Trump, Michael Flynn, perché intervenisse sulla Russia a favore della presa di Gerusalemme da parte di Israele. Flynn è stato successivamente processato per aver discusso le relazioni globali degli Stati Uniti con la Russia e il ‘buon soldato’ sta inciampando sulla propria spada a causa dei Sionisti. Non sorprende che i Democratici del Congresso, l’FBI e il Procuratore Speciale abbiano trovato più facile perseguire Flynn per la sua discussione sull’allentamento delle tensioni delle relazioni US-Russia provocate dall’amministrazione Obama rispetto alle sue discussioni con il Cremlino a sostegno del sequestro di Gerusalemme da parte di Israele!

Le armi operative di Netanyahu nel manipolare la politica americana coinvolgono Jared
Kushner, i miliardari primi donatori pro-Israele, l’AIPAC e l’ambasciatrice delle Nazioni Unite Nikki Haley. Tel Aviv è riuscita a garantire l’impegno di Trump nei confronti dell’agenda israeliana, nonostante l’opposizione di tutto il Consiglio di Sicurezza Nazionale delle Nazioni Unite e della stragrande maggioranza dell’Assemblea Generale.

Nello stile di un tipico autoritario, il Presidente degli Stati Uniti Trump arranca ai piedi del suo “superiore”, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, mentre punta alla gola dei suoi ‘inferiori’, le 193 nazioni membro dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Le minacce al vetriolo di Netanyahu in tipico stile da bar contro l’intera assemblea dell’ONU prima del voto hanno garantito il ripudio di tutti i rappresentanti del Consiglio di Sicurezza con l’eccezione del suo burattino della Carolina del Sud, l’ambasciatrice Nikki Haley. Trump e Haley hanno appoggiato la spavalderia di Netanyahu, diffondendo minacce da gangster a tutti i rappresentanti delle Nazioni Unite che osavano opporsi ai dettami di Washington.

In questo modo, il primo ministro Netanyahu si è assicurato il massimo successo diplomatico e politico della sua carriera – la totale sottomissione degli Stati Uniti alla sua agenda, a rischio di una maggiore umiliazione all’ONU. Ciò, in effetti, ha formalizzato l’egemonia israeliana su Washington, sotto gli occhi del mondo.

In contrasto con il successo raggiante di Netanyahu, gli Stati Uniti hanno subito una storica sconfitta diplomatica: quattordici volte più nazioni hanno votato contro le richieste del Presidente degli Stati Uniti riguardanti la presa di Netanyahu su Gerusalemme. Ciò che rende la sconfitta ancora più sorprendente è il fatto che tutti i principali alleati e la maggior parte dei maggiori destinatari degli aiuti hanno apertamente sfidato le minacce statunitensi. Otto dei dieci maggiori destinatari degli aiuti statunitensi hanno votato contro Trump-Netanyahu-Haley. Questa bizzarra troika è ora rimasta con un lista nemica diffusa sull’intero globo, e pochi pavidi alleati nel Sud del Pacifico e tra gli squadroni della morte del Guatemala. L’abbraccio totale e puerile di Trump nei confronti del vaneggiante Netanyahu è stato esposto e ha allargato le fessure nell’egemonia globale degli Stati Uniti. Oltre a ‘catturare’ il voto di Netanyahu, le altre nazioni pro-Trump includevano una manciata di insignificanti isole del Pacifico (Marshall Islands, Palau, Micronesia), Togo, un corrotto mini-stato africano e due ‘democrazie da squadroni della morte’ a grandezza di banana, Honduras e Guatemala.

Gli ultimi due regimi detengono il potere tramite elezioni rubate, sostenute da narco-delinquenti sul libro paga (soprannominato ‘aiuto straniero”’) degli Stati Uniti.

Tutti i principali paesi asiatici e dell’Europa occidentale hanno votato contro Trump. Essi hanno apertamente respinto il grossolano ricatto del duetto USA-Israele. Regimi sottomessi dell’Europa Orientale, regimi corrotti in America Latina e alcune nazioni orribilmente impoverite dell’Africa e dell’Asia hanno scelto di astenersi o di sottrarsi con la scusa dei bagni di Times Square.

I regimi narco-liberisti del Messico, della Colombia, del Paraguay, di Panama e della Repubblica Dominicana si sono astenuti. Anche i regimi di destra dell’Europa orientale, che di solito danno supporto indiscusso a tutte le richieste degli Stati Uniti, come la Romania, la Bosnia, la Polonia e la Lettonia hanno sfidato il ruolo di Nikki Haley astenendosi. I ‘momentaneamente non presenti’ (nascosti nei servizi igienici) includevano burattini statunitensi come Georgia, Samoa, St Kitts e Tonga.

A un ambasciatrice dell’ONU apertamente umiliato, Haley, è stato lasciato il compito di ringraziare gli astenuti e i ‘momentaneamente non presenti’ per il loro coraggio e di preparare alcuni pacchetti di golosità (matzos, vino Mogan David e sconti ai bordelli di Tel Aviv) per i torturatori dell’Honduras e i ‘leader’ a metà annegati di Palau in segno di gratitudine per tale lealtà.

Conclusione

Chiaramente, l’appoggio di Trump a uno Stato razzista, colonialista e di pulizia etnica come Israele è visto come un disastro diplomatico strategico. L’egomane di Manhattan ha legato le fortune degli Stati Uniti ai capricci di uno stato di paria condotto da un pazzo completo. La decisione di Trump di dimostrare la totale lealtà ai suoi miliardari ‘donatori’ durante la sua campagna e al suo genero ‘Prima Israele!’ nella sua prima importante decisione di politica estera non è riuscita a impressionare nessuna delle nazioni influenti del mondo – né est o ovest. In effetti, ha mostrato come l’amministrazione statunitense era diventata fratturata e pericolosamente disfunzionale.
Più importante ancora, la proclamazione di Trump di un mondo unipolare basato sulla sua nozione del potere economico degli Stati Uniti è collassata. Israele, nonostante le spacconate e le liste di Haley, non ha legittimità. Sono continuati gli assassini da parte del Mossad dei principali dirigenti palestinesi e di altri e l’aumento del massacro da parte della IDF della resistenza civile spontanea palestinese spontanea ha fallito nel migliorare la sua posizione internazionale – tranne che tra i torturatori guatemaltechi.

Comunque, non è (ancora) chiaro che gli Stati Uniti hannno perso la loro grande influenza di potere rispetto agli altri conflitti regionali. Il successivo voto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a favore della richiesta di Washington di ulteriori sanzioni contro la Corea del Nord ha dimostrato il potere di Trump di intimidire gli oligarchi e i leader di Cina e Russia. In altre parole, i limiti del potere degli Stati Uniti dipendono ancora dai problemi, dagli alleati, dagli appelli diplomatici, dagli avversari e dalla distribuzione di benefici e costi. Nel caso di Gerusalemme, la bizzarra decisione del piazzista di immobili Gran Mogul Trump di consegnare tutta la città ai sionisti ha alienato tutti i musulmani e i cristiani del mondo, oltre che le secolari nazioni liberali occidentali e le potenze emergenti, come la Russia e la Cina. Gli Stati Uniti hanno legato il proprio prestigio ai capricci di una nazione paranoica, che ostentava arrogantemente il proprio complesso di superiorità razzista, sostenuto da gruppi di cittadini d’oltremare con doppia cittadinanza e immensamente ricchi. Diplomaticamente, le risposte vituperative di Israele a qualsiasi critica legale da parte degli organismi mondiali minano le sue possibilità di costruire coalizioni.

Infine, il sostegno di Washington alla violazione perpetua e manifesta di Israele del diritto internazionale e il suo bombardamento di missioni umanitarie rendono Israele un alleato molto costoso.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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