Venezuela: fin dove arriva la corruzione?

di Marco Teruggi – www.latabla.com

1ott2017.- La corruzione può disarmare la rivoluzione dall’interno. Si arriva a questa conclusione se si ascoltano le dichiarazioni del presidente Nicolás Maduro, e del Fiscal General, Tarek William Saab. Il primo ha affermato che si tratta del principale nemico del processo; il secondo è colui che, settimana dopo settimana, presenta in pubblico la mappa della crescente estensione del problema.

Aree: abbraccia, per quanto si è detto finora, la Fascia Petrolifera dell’Orinoco (FPO) e diverse divisioni di PDVSA – come Petrozamora; le importazioni, come appare chiaro dai primi 900 casi legati a Cadivi/Cencoex; sanità, come si è visto dai vari arresti. Vuol dire che è presente nel petrolio, da cui proviene il 95% di valute del paese; nel sistema di importazioni, in una economia con alti livelli di importazione di prodotti essenziali, e in un’area vitale – letteralmente – come la sanità.

Attori: il potere giuridico; reti di estorsioni pubbliche/private; membri della dirigenza del PSUV – come è stato, ad esempio, García Plaza; imprenditori nazionali e transnazionali; direttori di istituzioni pubbliche, la trama finanziaria che permette la fuga di capitali. La corruzione è trasversale, crea nodi di unione tra attori diversi, legati dall’arricchimento illecito a discapito del bene pubblico, della rivoluzione.

Dimensioni: qual è la somma totale del maltolto? Secondo il Fiscal General, si tratta della più grande sottrazione e del più grande danno patrimoniale degli ultimi 30 anni. Nel caso dell’industria petrolifera ha dichiarato che ci sono stati 41 mila contratti, per un ammontare di circa 35 miliardi di dollari. Solo tenendo in conto 10 contratti con sovrapprezzo del 230% il danno causato è di circa 200 milioni di dollari.

La data di inizio di questa trama corruttiva è il 2008, un anno dopo di quanto avvenuto nella Fiscalía General. Quasi dieci anni di mafia, miliardi rubati in aree strategiche dell’economia.

***

Il quadro e l’analisi sono complessi. In particolare perché si tratta di una zona che fino ad ora era quasi monopolio discorsivo della destra. Un cavallo di battaglia dell’opposizione: dagli Stati Uniti si “ammoniva contro la corruzione pubblica generalizzata in Venezuela”; secondo Luisa Ortega Díaz “la corruzione è ciò che tiene il Venezuela sprofondato in questa crisi”; in diverse pagine si sottolinea che il paese è uno dei più corrotti al mondo. Non è casualità, si tratta di un modello di opinione che ha l’obiettivo di isolare, demonizzare, giustificare sanzioni attuali e quelle che verranno.

La battaglia è simultanea. Esiste una dimensione comunicativa: ammettere il problema, come han fatto Maduro e William Saab, nominarlo pubblicamente e affrontarlo. Riconoscere dà credibilità: la situazione economica ha una componente problematica propria, la corruzione.

Poi una dimensione di verità: sapere quello che è successo, chi sono stati i colpevoli, come lo hanno fatto. Di giustizia: che ci siano arresti, processi, carcere, rimpatrio dei capitali rubati. Anche esplicativo: perché è successo, com’è stato possibile che si sia sviluppato in tali dimensioni, dov’era la falla, l’assenza di giustizia, la complicità.

La spiegazione, per il momento, è stata centrata in due grandi cause: la responsabilità della Fiscalía General, e, come ha detto William Saab, un “piano di attacco all’industria petrolifera per impoverire la nostra produzione e portare il denaro negli Stati Uniti”. L’intuizione logica porta a pensare che esistano ulteriori fattori. Che questi due, reali, non riescono a dare la spiegazione completa del quadro. Reali perché effettivamente la geografia della corruzione riposa su aree chiave ed è un bastone tra le ruote di un’economia sotto attacco – è una complicità di fatto con la strategia di guerra di logoramento e collasso – e perché le prove contro Luisa Ortega emergono a fiotti e danno spiegazione ad una parte centrale dell’impunità.

Quali altri cause hanno permesso l’espansione del fenomeno? Nelle risposte che si costruiranno si potrà attrezzare una mappa degli errori, i punti che hanno fatto sì che il solido a volte svanisse nell’aria. Se non si correggono, come evitare che corruzione si impossessi di ogni nuova iniziativa?

***

Fin dove si è espansa la corruzione. Non si tratta solo di zone strategiche, imprenditoriali, istituzionali, politiche, ma anche di ciò che si muove in basso. In particolare in una società che si scontra da anni con scarsità di alimenti, sanità, prodotti igienici, ricambi per auto, ecc., in cui i canali di distribuzione sono stati alterati molte volte – si trovano le cose per altre vie, i prezzi aumentano nella totale impunità, e ciò che era comune è diventato a volte straordinario.

Siamo in una guerra che ha creato le condizioni per l’espansione della corruzione in maniera trasversale.

“Dove c’è una necessità nasce un diritto”, diceva Eva Perón. Dove c’è una necessità nasce un affare, potrebbe essere la versione cruda per rappresentare logiche che hanno preso piede in questi anni. Questo è l’antitesi del chavismo, una battaglia di valori – la solidarietà collettiva vs. “poveri contro poveri”, culturale, identitaria, pianificata in tal modo da coloro che hanno ideato le profondità del conflitto: non si tratta solo di recuperare il potere politico, bensì di smontare la cultura politica chavista costruita durante il processo rivoluzionario. Minarlo dal basso, che il “si salvi chi può” si imponga sul “usciamone insieme”.

Per questo il CLAP è risultato strategico: ha pianificato una soluzione organizzativa ad un problema individuale, che si è fatto, in questo movimento, collettivo. C’è corruzione in alcuni CLAP? Sì. La sua esistenza – per azione di funzionari o di abitanti dei quartieri – non invalida la direzione e la potenza dell’esperienza. Basti ricordare le dimensioni che avevano raggiunto le file prima dell’apparizione dei CLAP.

Costruire un’analisi complessa non significa equiparare le responsabilità. Esiste una differenza chiara tra i dirigenti di PDVSA Occidente, arrestati per appropriazione indebita e i “ bachaqueros” (speculatori) all’uscita della metro con prodotti Clap.

È necessario sottolineare questa distanza per evitare che la punizione arrivi solo a chi sta in basso, simbolo evidente di una politica di giustizia di parte e classista, e per impedire che diminuisca il peso che ricade su chi dirige i fili dell’economia, della politica, delle istituzioni. E perché, dinanzi a questo scenario, si deve iniziare dall’alto con l’esempio pubblico: verso imprenditori, funzionari, dirigenti politici corrotti.

Non esiste soluzione immediata. Combattere la corruzione significa, oltre alla battaglia economica, una disputa per il senso comune, per non consegnare questo nodo critico a coloro che hanno creato e accresciuto le loro ricchezze col crimine e col furto. Riconoscere pubblicamente il problema, nominarlo, avanzare nelle investigazioni e nella punizione è la direzione necessaria, in particolare quando si tratta di uno dei problemi più sentiti dalla maggioranza – altri due sono l’aumento dei prezzi e la scarsità di medicinali, legati a loro volta alla corruzione. Il chavismo ha il compito storico di affrontare un male ereditato e che può disarmare la rivoluzione dall’interno in complicità con la guerra che affrontiamo.

[Trad. dal castigliano a cura di Giuliano Granato]

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