ANC e lotta di classe

di Néstor Francia

Analisis de Entorno Situacional Politico
Giovedì 31 agosto 2017

Oggi prendiamo come punto di avvio un importante articolo di qualcuno che soffre del nostro medesimo difetto: l’anticonformismo. Si tratta del mio caro amico Eduardo Rothe, che qualcuno conosce come “Professor Lupa” per il suo celebre personaggio televisivo. Altri, a lui più vicini, lo conosco come il “Capitano Rothe” dai tempi in cui divenne una sorta di personaggio romanzesco e inconfondibile nella città di Macuro. Infine, l’articolo al quale ci riferiamo, si intitola suggestivamente: “Lotta di classe nella ANC” ed è stato pubblicato sul portare aporrea.org lo scorso 28 agosto.

Vediamo subito questa significativa frase del summenzionato articolo: “Adesso nella ANC si esprimono le due ali del Chavismo: riforma e rivoluzione, rivoluzione nazionale e rivoluzione sociale, entrambe antimperialiste. Si confrontano, senza rompere l’unità, coloro che chiedono di gestire meglio l’esistente “ciò che c’è”, e coloro che vogliono gestire la trasformazione permanente della società e rinnovare il socialismo. Da questa contraddizione deve nascere la sintesi di ciò che saremo”. Questo è ciò che pensiamo fin dall’inizio, sebbene non sia ancora stata formulata nei dibattiti, ma lo sarà, soprattutto quando si avvieranno le discussioni nelle commissioni su argomenti radicali e strategici come la sorte del Potere Popolare, i Consigli Comunali, le Comuni, strutture statali, e anche della sfera economica.

In questo senso scrivevamo nel nostro scritto del passato 24 aprile, che ha circolato per le reti sociali, intitolato “Verso la nuova Assemblea Nazionale Costituente”: “… i rivoluzionari venezuelani devono assumersi senza paura e con coraggio i compiti che gli sono posti. Devono assumersi il rischio che questi compiti comportano e abbandonare qualsiasi posizione conservatrice e conformista, perché, anche se abbiamo ottenuto ottimi risultati, è molto di più ciò che ci manca da fare soprattutto nel senso della profonda trasformazione politica della società e nel senso delle profonde trasformazioni strutturali che questa società rivendica”.

Naturalmente, l’atteggiamento corretto, verso le differenze che dovranno essere espresse, è ben esposto dall’articolo di Rothe quando afferma che entrambe le correnti del Chavismo, la rivoluzionaria e la riformista (che noi preferiamo chiamare “conservatrice”) sono antimperialiste e devono confrontarsi senza rompere l’unità. Atteggiamento corretto anche quando afferma che “da questa unità deve nascere la sintesi di ciò che saremo”.

Abbiamo detto che le nostre proposte sul tema del Potere Popolare sono radicali e la nostra speranza che saranno approvate nella loro totalità è bassa. Tuttavia nessuno dovrebbe attendere che le proprie mozioni siano respinte. Nel nostro caso siamo chiari: la corrente conservatrice del chavismo ha molta forza e potere. Ciò nonostante è nostro dovere insistere su ciò che riteniamo giusto, perché è inevitabile che queste due correnti continueranno ad affrontarsi in futuro, così ci vorrà tempo affinché questa lotta abbia l’esito al quale puntiamo: che il popolo della base passi dalla raggiunta diffusa partecipazione politica al protagonismo ampio e reale del potere, finora molto limitato e insoddisfacente.

Un altro pezzo dell’articolo di Rothe: “… nell’ANC si manifesta la lotta di classe, il vero dialogo politico della Nazione che, grazie a Chávez e adesso a Maduro, si svolge in pace, nel dialogo e nella tolleranza. I costituenti non solo hanno come missione la difesa e il contrattacco nella guerra economica e il ristabilimento della giustizia, ma, una volta riaffermato chi è il padrone delle risorse, hanno il compito di definire chi dove essere il vero proprietario dei mezzi di produzione e distribuzione e quindi organizzare il passaggio dalla democrazia partecipativa alla democrazia diretta“. Dubitiamo che questo obiettivo si raggiunga del tutto nell’Assemblea Costituente, ma sicuramente si potranno fare passi in avanti in questo senso.

Abbiamo più volte affermato che l’obiettivo dei rivoluzionari non è quello di ridistribuire la ricchezza ma di trasformare la società. Siamo senza dubbio socialisti e insisteremo su questa strategia ad ogni costo. Ma ugualmente ci deve essere chiaro che la storia ci ha lasciato due importanti lezioni. La prima è che nessuno ha il monopolio della verità su come si costruisce il socialismo e che tutti noi stiamo imparando dal complesso libro della lotta di classe. L’altra è che il socialismo non può essere imposto o decretato, ma sarà raggiunto dopo una lunga e tortuosa strada, piena di ostacoli formidabili, avanzamenti e arretramenti, vittorie e sconfitte, passi in avanti e battute d’arresto.

Ugualmente abbiamo anche detto più volte che la contraddizione principale di questo momento storico dell’umanità è quella che esiste tra l’imperialismo e i suoi alleati, da un lato, e popoli sovrani e nazioni, dall’altro. A questa grande contraddizione devono essere subordinate tutte le altre, quindi i rivoluzionari venezuelani hanno il dovere di rimanere uniti di fronte all’aggressione imperialista, per cui è necessario continuare a discutere le nostre differenze privilegiando il dialogo e la tolleranza, come propone Rothe. Come sottolinea anche il professor Lupa: “Nella Costituente venezuelana ci saranno differenze, divergenze e controversie, ma nessuna dissidenza, che nella fortezza assediata equivale al tradimento”.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

La guerra: continuación de la política por otros medios…

por Luigi Tini*

tatuytv.org

Italianos en Venezuela denuncian: “con los fascistas, aquí, ya no se juega. Muchos de ellos, como aquellos que quemaron el joven afro venezolano Orlando Figueroa, son de origen italiano”.

Los lazos históricos entre Italia y Venezuela ya cumplen varios siglos. Una historia que tiene que ver con el mismo Amerigo Vespucci que le dio el nombre al continente americano y a la misma Venezuela; tiene que ver con la sede de la Iglesia Católica, religión preponderante en el nuevo continente y en la misma Italia; el juramento de Bolívar en el Monte Sacro; Venezuela… pequeña Venecia; además de los lazos familiares y de lucha común por la libertad, el desarrollo y la democracia.

Quiero recordar por varias razones (que explicaré más adelante) a nuestro prócer Juan Germán Roscio, hijo del italiano Giovanni Roscio y de la venezolana Paula María Nieves. Fue abogado, escritor, periodista y político venezolano. Redactó el Acta de Proclamación de la Independencia (19-4-1810), el Acta de la Independencia (5-5-1811), el Reglamento Electoral para la elección del Primer Congreso; la Primera Constitución de Venezuela e Hispanoamérica. Fue Presidente del Congreso de Angostura de 1819 y vicepresidente de la Gran Colombia. Redactor de La Gaceta de Caracas y director del Correo del Orinoco, entre otros destacados cargos.

Roscio, era el segundo patriota de confianza de nuestro Libertador. Cuando Bolívar le pide reconstituir la República (1817-1819), Roscio le dice que antes debía de redactar su obra “Triunfo de la libertad sobre el despotismo”, publicado en Filadelfia en 1817. En 1818 estaría en Angostura apoyando a Bolívar en la reconstrucción de la Tercera República.

Como lo expresó el Presidente Maduro: “Juan Germán Roscio enalteció la labor inspiradora, legalista y constitucionalista del principal redactor del Acta de Independencia, firmada el 5 de julio de 1811”.

Lo apodaron despectivamente como uno de los “ocho ilustres monstruos” quienes fueron enviados presos a España en 1812 por el jefe realista Monteverde. Este ilustre prócer es sólo uno de los muchos hijos de italianos, que lucharon por la libertad y la independencia de Venezuela. Digno ejemplo para el Gobierno Italiano, para toda la comunidad  italo-venezolana en Venezuela y en Italia.

Muchos no conocen nuestra historia y parecen despreciar nuestras realidades. Digo esto, porque hace días, el Primer  Ministro italiano, Paolo Gentiloni, a través de un tweet solicitaba: “una respuesta diplomática europea contra la deriva autoritaria” en Venezuela; además, el Canciller italiano, Angelino Alfano, anunció un plan de emergencia de 1 millón de euros para los italianos en Venezuela que se encuentren en situación de necesidad, pidiendo además que no se repriman las manifestaciones en el país y exigiendo respeto por los DDHH de la oposición venezolana.

Qué triste que no se quiera ver la realidad. Evidentemente haciendo uso de la manipulación política para ponerle un velo, una mirada sesgada a esa realidad. Más grave aún, el intento de manipulación política de un gobierno extranjero hacia el venezolano. La idea es crear las condiciones propicias para la guerra civil en Venezuela con la excusa de solventar la inestabilidad política ficticia creada por los medios de comunicación y por voceros políticos.

Paradójicamente, son precisamente las turbulencias e inestabilidades las que han plagado a los gobiernos italianos después de la segunda guerra mundial. En 18 legislaturas, comprendida la Constituyente, han seguido 64 gobiernos con una duración promedio de un año cada uno.  

Dice un refrán popular que los que no estudian su historia están destinados a repetirla. Muchos gobiernos italianos han repetido su misma historia. La Revolución Bolivariana no está marcada de inestabilidad. Todos los ataques hacia Venezuela ocurridos en estos últimos meses a nivel nacional e internacional han sido manipulados mediáticamente de una forma descarada para hacer creer que Venezuela está a la deriva, para así provocar el caos político, social y económico.

Además, el año pasado sucedieron eventos extraños. Por ejemplo, representantes del parlamento italiano, encabezados por el Presidente de la Comisión de Política Exterior del Senado, Ferdinando Casini, se reunieron con Julio Borges y Ramón Guillermo Aveledo, políticos venezolanos de extrema derecha, para tratar la “crisis que atraviesa Venezuela”, alegando el senador, que los italianos en Caracas se encuentran sin comida, sin medicinas y asediados por los criminales. Debemos hacer un paréntesis para recordar los casos de “asociación mafiosa” y de “infiltración mafiosa“ en la política italiana, sin olvidar que no han podido controlar el crimen organizado.  

Es importante que los políticos italianos recuerden que la oposición venezolana ha fracasado por sus mismas fechorías y por sus propias faltas. Han llegado al punto que el pueblo ya nos los quiere ver, ni confía en ellos. La oposición cumplió su labor subordinándose a un jugoso financiamiento siguiendo las órdenes de la oligarquía y sus socios lacayos en América para intentar desestabilizar a Venezuela.

El Canciller italiano se refirió a la represión. Se debe recordar que todo gobierno se defiende de los ataques de grupos violentos, no permite que se transgredan las leyes y garantiza el respeto de los DDHH. Demasiado hizo el gobierno bolivariano para evitar daños irreversibles. La versión que se le dio de los hechos fue falsa y prevaleció la manipulación mediática.  Las mismas estrategias que aplicaron en Ucrania, en Libia, fueron las que intentaron aplicar en Venezuela, pero esta vez no funcionaron. ¿Recuerda señor Canciller Alfano si se reprimían las manifestaciones cuando usted fue Ministro del Interior? ¿La policía norteamericana reacciona con la misma moderación que la venezolana ante la violencia en las manifestaciones (aunque las manifestaciones venezolanas sean más violentas)?

El pasado mes de marzo, el Canciller italiano realizó visita a su homólogo ruso Sergei Lavrov. Recordemos la respuesta del alto diplomático ruso cuando el Canciller Alfano abordó sutilmente el tema sobre las pasadas manifestaciones en Moscú: “Recuerdo bien los acontecimientos que ocurren en las capitales europeas o en los Estados Unidos si se violan las leyes para manifestar, si hay algunas no autorizadas y otras no respetan los itinerarios acordados: se usan bastones y lacrimógenas. Los mismos sucesos suscitan reacciones diferentes”.

¿Cómo un alto funcionario que pertenece a un país del G7 puede intentar manipular tan descaradamente a la opinión global utilizando el término “represión”? Imaginemos la reacción del Gobierno Italiano si un grupo de personas:

– quemara los hospitales en Roma y las escuelas en Milano; disparara contra la Magistratura; tomaran por asalto a los Carabinieri; contratara a mafiosos de la camorra para aterrorizar a la población; obstaculizaran el tránsito en el “Grande Raccordo Anulare” (autopista italiana más traficada que circunda la capital romana); quemase vivas a personas por pensar diferente.

No se puede defender a terroristas ni a paramilitares contratados para crear inestabilidad y la destrucción de un país, con nefastas consecuencias políticas, sociales y económicas. A la oposición y su combo, no les ha interesado ni les interesará jamás la vida de ningún ser humano, siempre y cuando se cumplan sus objetivos. Ahora llegó la hora, es su responsabilidad responder por la manipulación, el engaño, los muertos, la destrucción y en general por todos los delitos cometidos, pero rápido, antes de que algunos se unan a sus cómplices huyendo del país.

La utilización de la manipulación mediática y política puede convertirse en un efecto contrario y perjudicial. El famoso refrán popular: “El que es buen juez, por su casa empieza” puede aplicarse en este contexto. Por esto se deben analizar datos oficiales y evaluar la tendencia futura de un fenómeno determinado. Mejor aún y con mayor credibilidad, cuando los datos son emanados por una prestigiosa institución avalada por la Unión Europea como lo es la italiana ISTAT (Instituto Nacional de Estadística – http://www.istat.it/it/).

Los datos oficiales referidos a la pobreza en Italia para el año 2016 no son nada alentadores: 4 millones 742 mil personas viven en pobreza absoluta (incremento del 40% con respecto al año anterior – aumentando además el porcentaje entre los menores de edad: 1 millón 292 mil). En lo que respecta a la pobreza relativa, imagínese que son 8 millones 465 mil individuos, y que, según los expertos, estas cifras no se reducirán por ahora. Números impresionantes para un Estado perteneciente al G7. Recordemos que el grupo de los siete está conformado por los siete países desarrollados con la riqueza nacional neta más grande en el mundo. El Canciller italiano quiere enviar 1 millón de euros a sus compatriotas en Venezuela, y tiene más de 12 millones de italianos en la pobreza en su país.

¿Show mediático?

No es casualidad, sino causalidad: el efecto de la inestabilidad política. El pasado mes de abril, el Señor Ugo Di Martino, presidente de los “Comitatos de italianos en el exterior” (institución avalada por la Cancillería italiana), informaba sobre la organización de una protesta conjunta con los italos-venezolanos, en las adyacencias del Consulado General de Italia en Caracas. Entre las quejas se destacaban: la desasistencia a sus connacionales, la burocracia en los trámites consulares, el pésimo funcionamiento de la Misión, el favorecimiento a una élite de italianos privilegiados y la exclusión de italo-venezolanos más necesitados. Claramente se denotan serias violaciones de la Convención de Viena y los Tratados Internacionales sobre la materia. ¿Se pretende responsabilizar al gobierno bolivariano por la falta de atención a la comunidad italo-venezolana por parte de los diplomáticos? Cada quien tiene su respuesta.

Esto significa que la manipulación política es considerada como una excusa para la intromisión en los asuntos internos de Venezuela. Sin embargo, el 04 de diciembre del 2006 se efectuó en Italia el tercer referéndum constitucional; por cierto, rechazado por los italianos. En el mes de septiembre 2016, el embajador USA en Italia, John Phillips, en ocasión de un evento en el Instituto de Estudios Americanos en Roma, dijo: “El referéndum es una decisión italiana”. Pero el país “debe garantizar estabilidad política. Sesenta y tres gobiernos en 63 años no dan garantía”. EI voto en las reformas constitucionales continua, “ofrece una esperanza en la estabilidad de gobierno para atraer a los inversionistas que están observando que sucede en Italia”. (http://www.repubblica.it).

En los reportes enviados por la Embajada norteamericana en Italia al secretario de Estado Kerry el 31 de enero del 2015, pareciera que para los norteamericanos la democracia italiana es disfuncional. En otro reporte, Phillips recuerda que los “italianos no eligen líder desde el 2008, pero no parecieran particularmente ansiosos de rectificar este déficit de democracia”. (http://www.lastampa.it).

Como decía el poeta Maurice Maeterlinck, “cada vez que cometo un error me parece descubrir una verdad que aún no conocía”. El error de intromisión en los asuntos internos italianos por parte del diplomático norteamericano lo indujo a expresar para él sus verdades: la inestabilidad política y la rectificación del déficit de democracia en Italia.  

En el contexto político, las declaraciones del diplomático USA (como era de esperarse) suscitó reacciones de toda la clase política italiana:

– “El señor embajador USA se entrometa en sus asuntos y no interfiera, como muchas veces ha pasado, en los asuntos internos italianos” (Matteo Salvini).

– “Más que un auspicio, es una entrada con pies de plomo en los asuntos internos italianos. Intervenga el Presidente de la República”. (Renato Brunetta).

– “Al embajador quiero preguntarle si representa el pueblo norteamericano o algún banco. Somos aliados, no somos esclavos”. (Di Battista).

– “El representante en Italia de un gobierno extranjero no puede en ningún caso entrometerse en nuestra política interna”. (Giorgia Meloni).

Para finalizar, quiero recordar que ningún gobierno venezolano y menos el bolivariano, se ha inmiscuido en la política interna italiana, y menos aún, puso condiciones a los millones de inmigrantes italianos que buscaban un futuro después de la segunda guerra mundial. Italianos desprotegidos, sufriendo hambruna y enfermedades, sin hogar, que llegaron a Venezuela… incluyendo a mis padres. Recordemos que Venezuela dejó de ser colonia hace más de 200 años. Llegó la hora de abrir los ojos y convencerse que los enemigos son internos y externos, y que nunca podrán con nuestras fuerzas aliadas y el amor al prójimo. Italo-venezolano: no te dejes contaminar. Venezuela, como todo país, tiene problemas, pero el pueblo junto a su gobierno está trabajando en la solución.

* Luigi Tini es Politólogo y Analista Internacional italo-venezolano

Defender a Venezuela es defender a la democracia

por David Gómez Rodríguez,
JPSUV – Movimiento Internacionalista “De Miranda a Chávez”
@davidgomez_rp

En el proceso de la Revolución Bolivariana el debate cada día se agudiza más, y aunque hay muchos quienes reniegan de la idea y caen en el juego del imperialismo creyendo que Nicolás Maduro es un dictador, también es cierto que intelectuales del mundo, movimientos sociales e incluso gobiernos revolucionarios de diferentes latitudes valoran la experiencia de Venezuela como única y fundamental, pues revivió la idea del socialismo, promovió la unidad latinoamericana, avanzó en el desarrollo humano, hizo frente al imperialismo y redimensionó la democracia en un contexto en el que la tesis del fin de la historia ganaba terreno luego de la caída del Bloque Soviético. Vale la pena detenerse y hacer un análisis profundo de tal situación, al fin y al cabo a estas alturas nadie puede creer que Donald Trump sea el mejor analista político o el santo de la historia y que EEUU sea el ejemplo de democracia en el mundo y no una gran corporación disfrazada de estado nacional, la Plutocracia del Siglo XXI.

Por lo contrario, en Venezuela se minimizan las barreras que existen entre el poder constituido y el poder constituyente, más ahora que se ha activado y legitimado a través del voto una Asamblea Nacional Constituyente compuesta por diversos sectores sociales y en la cual se discute hoy un nuevo modelo de Estado que sea cónsono con las aspiraciones del pueblo Venezolano y que de respuesta a las necesidades del mismo. En tal sentido, los enemigos de Venezuela no buscan restituir la democracia en el país sudamericano, buscan destruir el proyecto democrático más radical que existe actualmente en el mundo, donde además se pone como centro al ser humano y no al capital, proponiendo un modelo de desarrollo que se contrapone al capitalismo.

El Socialismo Bolivariano del Siglo XXI se define por medio de la Democracia Participativa y Protagónica y asume la lucha de clases a través del Poder Popular organizado, cuestión que amplía las posibilidades de desarrollo de las personas por cuanto pueden acceder al poder de manera directa. Esto toma sentido al constatar que las comunidades se han constituido en comunas y que los sectores se han organizado en movimientos sociales, siendo esto parte del la llamada Explosión del Poder Popular que fue convocada por Hugo Chávez en su discurso Poder Popular: alma de la Democracia Revolucionaria y que asumió mayor radicalidad en el llamado Golpe de Timón. ¿Que no hay democracia en Venezuela? Hay mucho más que eso, hay un gobierno popular y un pueblo empoderado muy a pesar de lo dice la dictadura mediática que mantienen las corporaciones de la comunicación en el mundo ¡Será porque tienen intereses económicos, pues sus dueños son primos de los dueños de las trasnacionales petroleras! Es que resulta que en el mundo moderno la democracia como la verdad se cotiza al precio del barril.

Entonces, defender a Venezuela es defender la democracia, no sólo por lo que promueve el proyecto político de Hugo Chávez y Nicolás Maduro, sino porque es fundamental que los pueblos del mundo puedan decidir sobre su destino sin ser amenazados con una guerra. Defendamos pues a Venezuela y al Socialismo del Siglo XXI, como a un parto o como a un principio inalienable, pues no se trata sólo de un país, se trata del destino del mundo y de su libertad.

ANC y lucha de clases

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político
Jueves 31 de agosto de 2017

ANC y lucha de clases

Hoy vamos a tomar como muleta un muy interesante artículo de alguien que padece del mismo defecto nuestro: el inconformismo. Se trata de mi dilecto amigo Eduardo Rothe, a quien algunos conocen como “Profesor Lupa”, por su célebre personaje de la televisión. Otros, más cercanos a él, como el Capitán Rothe, desde los tiempos en que se convirtió en una especie de personaje novelesco y distinguido en la población de Macuro. En fin, el artículo al que hacemos referencia se titula, sugerentemente, “Lucha de clases en la ANC” y salió publicado en el portal Aporrea.org el pasado 28 de agosto.

Veamos de una vez esta significativa frase del citado artículo: “Ahora en la ANC se expresan las dos alas del chavismo: reforma y revolución, revolución nacional y revolución social, ambas antiimperialistas. Compiten, sin romper la unidad, aquellos que quieren administrar mejor lo existente (‘lo que hay’), y los que quieren administrar la transformación permanente de la sociedad, y reinventar el socialismo. De esa contradicción debe nacer la síntesis que seremos”. Esto lo pensamos nosotros desde un principio, aunque aún no ha tenido expresión en los debates, pero la tendrá, sobre todo cuando se adelanten las discusiones en las comisiones, en temas tan trascendentes y estratégicos como el destino del Poder Popular, los consejos comunales, las comunas y las estructuras del Estado, y también en el ámbito de lo económico.

En ese sentido, escribimos en nuestro trabajo del pasado 24 de abril que circuló por redes sociales, titulado “Hacia la nueva Asamblea Nacional Constituyente”: “… los revolucionarios venezolanos deben asumir sin temores, con coraje las tareas que se les están planteando. Deben asumir los riesgos que esas tareas conllevan y abandonar toda posición conservadora, toda posición conformista, porque si bien tenemos grandes logros, es mucho más lo que nos falta por hacer y sobre todo en el sentido de la transformación política profunda de la sociedad y en el sentido de las transformaciones estructurales profundas que esa sociedad está reclamando”.

Por supuesto, la actitud correcta ante esas diferencias que habrán de expresarse la propone muy bien el artículo de Rothe, cuando plantea que ambas corrientes del chavismo, la revolucionaria y la reformista (que nosotros preferimos llamar “conservadora”) son antiimperialistas y que deben competir sin romper la unidad. Y también cuando se refiere a que “de esa unidad debe nacer la síntesis que seremos”.

Nosotros hemos dicho que nuestras propuestas en torno al tema del Poder Popular son radicales y nuestra expectativa de que sean aprobadas en su totalidad es baja. Pero nadie debe esperar que sus propuestas “arrasen”. En nuestro caso estamos claros de que la corriente conservadora del chavismo tiene mucha fortaleza y poder. No obstante, nuestro deber es insistir en lo que consideramos correcto, porque es inevitable que esas dos corrientes se sigan confrontando en el futuro, así que habrá tiempo para que esta lucha tenga el desenlace que deseamos: que el pueblo de base pase de la extendida participación política alcanzada al protagonismo real y amplio en el poder, hasta ahora muy limitada e insatisfactoria.

Otro fragmento del artículo de Rothe: “… en la ANC se manifiesta la lucha de clases, el verdadero diálogo político de la Nación que, gracias a Chávez y ahora a Maduro, transcurre en paz, en diálogo y tolerancia. Los constituyentes no sólo tienen como misión la defensa y contraataque en la guerra económica, y el saneamiento de la justicia, sino que, una vez reafirmado quién es el dueño de los recursos, definir quién debe ser el verdadero dueño de los medios de producción y distribución, y así organizar el paso de la democracia participativa a la democracia directa”. Nosotros dudamos que esto se logre enteramente en la Constituyente, pero seguramente sí podrá haber avances.

Hemos planteado más de una vez que el objetivo de los revolucionarios no es redistribuir la riqueza, sino transformar la sociedad. Somos indubitablemente socialistas e insistiremos en esa estrategia contra viento y marea. Pero igualmente tenemos que estar claros en que la Historia nos ha dejado dos importantes enseñanzas. Una es que nadie tiene el monopolio de la verdad en cuanto a cómo se construye el socialismo y todos estamos aprendiendo en el complejo libro de la lucha de clases. Otra es que el socialismo no puede ser impuesto ni decretado, sino que se alcanzará después de un largo y sinuoso camino, lleno de obstáculos formidables, con marchas y contramarchas,
victorias y derrotas, avances y retrocesos.

Igualmente hemos dicho más de una vez que la contradicción principal de este momento histórico de la Humanidad es la que existe entre el imperialismo y sus aliados, por un lado, y los pueblos y naciones soberanas, por el otro. A esa gran contradicción deben supeditarse todas las demás, por lo que los revolucionarios venezolanos tenemos el deber de permanecer unidos ante la agresión imperialista, para lo cual es necesario seguir debatiendo nuestras diferencias privilegiando el diálogo y la tolerancia, como lo plantea Rothe. Tal como señala también el “Profesor Lupa”, “En la Constituyente venezolana habrá diferencias, divergencias y polémicas, pero no disidencia, que en fortaleza asediada equivale a traición”.

Otra de Rothe: “La Asamblea Nacional Constituyente no puede cometer el error que cometió la MUD con la AN: limitarla a la política inmediata. Debe legislar -y gobernar- hacia el futuro, hacia un socialismo más allá y más acá de la retórica y las proclamas. Hacia la revolución práctica y la práctica revolucionaria”. Bien, algo se hará, pero no será todo. La lucha de clases sigue y seguirá más allá de la Constituyente.

ANC y Comunicación

por Néstor Francia 

Análisis de Entorno Situacional Político
Miércoles 30 de agosto de 2017

Comunicación de la ANC

La sesión de la Asamblea Nacional Constituyente del día de ayer fue una de las más importantes entre todas las que se han hecho, porque apuntó a la toma de posición ante la contradicción principal que está sobre el tablero político de Venezuela y del mundo todo al día de hoy: aquella que existe entre el imperialismo norteamericano y sus aliados, por un lado, y los pueblos y naciones soberanas, por el otro.

Los constituyentes aprobamos un decreto que, como todas las intervenciones que se dieron tras la convocatoria al debate por parte de la presidenta Delcy Rodríguez, presenta tres asuntos principalísimos: el rechazo a la orden ejecutiva de Donald Trump que pretende imponer un bloqueo financiero a Venezuela, la decisión inequívoca del pueblo revolucionario de defender la Patria ante las agresiones imperiales y la exigencia de castigo ejemplar a los cipayos del patio que traicionan a esa Patria y convocan la intervención extranjera.

La Asamblea Nacional Constituyente se ha convertido sin duda en el factor político más relevante en este momento del agudo conflicto político histórico que se vive en Venezuela desde hace casi tres décadas, tras la eclosión del Caracazo en 1989.

La ANC ha permitido a la Revolución retomar absolutamente la iniciativa política interna, ha coronado la derrota de la más reciente intentona golpista de la derecha criolla y ha abierto un camino de esperanza que, por supuesto estamos obligados a satisfacer, pues en ello va la vida de la Revolución. Es el detonante histórico del cual ha hablado el presidente Maduro. Claro, como hemos dicho, puede ser el detonante de una nueva etapa victoriosa del proyecto chavista o del severo retroceso del mismo que significaría la restauración neoliberal, esto último si fracasamos en ofrecer algunas soluciones y una perspectiva clara de futuro a esa Venezuela que apenas comienza a recuperar paulatinamente la confianza perdida bajo el ataque inclemente de nuestros enemigos históricos, ayudados, es verdad, por errores cometidos. Todo esto va a depender de los propios constituyentes, de la dirección política de la Revolución y, claro está, del pueblo revolucionario. Como solemos decir, nada está escrito, la pelea es peleando.

Toda esta perorata viene a lugar porque hay un asunto fundamental que debemos resolver a la brevedad posible: la comunicación de la Constituyente. Para hoy había sido convocada una reunión entre importantes comunicadores y la secretaría de la ANC para abordar el vital tema, pero hubo de ser suspendida por razones de agenda que han surgido. Este encuentro debería reprogramarse y cumplirse cuanto antes.

Asumiendo la conocida sentencia que da nombre al programa de Diosdado Cabello -a Dios rogando y con el mazo dando- aventuraremos algunas conjeturas que surgen a partir de una recomendación hecha ayer por la presidenta Delcy Rodríguez al ministro de comunicación e información, Ernesto Villegas. Como bien saben nuestros lectores, somos practicantes del análisis crítico y planteamos abiertamente nuestras posiciones, así vayan a contrapelo de alguna opinión de la dirección revolucionaria, con la única intención de contribuir al buen hacer del movimiento revolucionario, al cual nos debemos.

La señalada recomendación de Delcy, apuntó a la posibilidad de que se transmitieran en cadena nacional algunas intervenciones de los traidores que promueven la intervención foránea, como Julio Borges, por ejemplo, y que develaran ante el pueblo las aviesas intenciones de los apátridas. Nosotros vamos a disentir no del espíritu de la propuesta, sino de la forma en que se presenta. Por supuesto, el planteamiento de Delcy no fue una orden ni nada que se le parezca. Creemos que, precisamente, fue una idea puesta sobre la mesa para ser considerada y barajada.

En nuestra opinión, la comunicación de la Constituyente no puede caer en una costumbre de algunos comunicadores, que se fundamenta en la práctica de presentar las posiciones de los enemigos y contraponer las nuestras. Esto puede ser efectivo en algún contexto, pero no nos parece la mejor vía en el caso de la comunicación de la ANC.

Ayer por ejemplo, se dieron intervenciones brillantes en torno al tema de las sanciones de Trump. A nosotros nos gustó especialmente la de Gladys Requena, por su claridad política, su combatividad, su clamor de justicia y su tono épico que concitó la algarabía aprobatoria de los constituyentes. Pero en todas las intervenciones hubo momentos de muy alta calidad ¿No es eso lo que fundamentalmente debemos transmitir? ¿No es acaso esta nueva y potente voz, la propia voz histórica de la Constituyente, la que debe privar en este momento, y dejar que la justicia se ocupe de los traidores? Pero vamos de propuestas concretas, como debe ser.

Proponemos que se establezca el uso de la “Cadena Constituyente”, un micro diario de diez minutos, que se transmita en cadena nacional de radio y televisión, en horario estelar, contentiva de extractos escogidos contentivos de los mejores momentos de las intervenciones de las y los constituyentes en las distintas sesiones. Deberían ser seleccionados con alto criterio político, sin timideces, apuntando a la contundencia y fuerza esclarecedora de los mensajes. Que estas cadenas tengan correspondencia en medios impresos, con publicación transcrita de los contenidos de las mismas.

Igualmente proponemos la creación de una publicación semanal (que podría denominarse algo así como La Voz Constituyente), que dé cuenta de los avances, decretos, intervenciones, y otras decisiones e informaciones de la ANC.

Finalmente y por ahora, proponemos la creación de los “Dazibaos Constituyentes”, murales o carteleras en sedes de instituciones y empresas públicas, escuelas, universidades, calles, que informen de manera creativa sobre los temas, decisiones y decretos de la ANC.

Por supuesto, la realización de estas ideas requeriría el establecimiento de una comisión de comunicadores, conformada entre el MIPPCI y la ANC, que dirigiría y organizaría las tareas. Adelantemos este debate.

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per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

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