Intervista a Eugenia Russian: «Il popolo è con la Rivoluzione!»

di Claudia Fanti

La voce di una suora sulla situazione venezuelana: i poveri sono con la rivoluzione!

Eugenia Russian, membro della Commissione per la Verità e la Giustizia della ANC – Assemblea Nazionale Costituente della Repubblica Bolivariana del Venezuela

Se la lista dei nemici del governo bolivariano non è mai apparsa tanto lunga,  i movimenti popolari latinoamericani si schierano decisamente dalla parte del presidente Maduro, difendendo l’Assemblea Nazionale Costituente in quanto mezzo per ridefinire il patto sociale nel Paese e condannando l’escalation di violenza messa in atto dalle forze di destra con l’obiettivo di provocare un intervento straniero nel Paese. Così, la sezione brasiliana dei Movimenti Popolari dell’ALBA, il Movimento dei Senza Terra, Vía Campesina Internazionale e la Segreteria dell’Assemblea Internazionale dei Popoli hanno lanciato un appello a favore del popolo venezuelano, invitando a organizzare Comitati per la pace in Venezuela e a promuovere manifestazioni contro il disegno del governo statunitense di creare un nuovo Iraq in America Latina.

E in difesa della rivoluzione bolivariana si levano voci anche della Chiesa di base venezuelana, come quella di suor Eugenia Russian, presidente dell’organizzazione cristiana-ecumenica Fundalatin (Fondazione latinoamericana per i diritti umani e lo sviluppo sociale) e coordinatrice della Comunità di teologia della liberazione Juan Vives Suria.

La nuova Assemblea Costituente è stata etichetta come un golpe e contestata anche da chavisti critici. Qual è la tua opinione?

L’Assemblea Nazionale Costituente è stata convocata, a giudizio della nostra comunità ecumenica, nel pieno rispetto della Costituzione. E rappresenta un’istanza totalmente popolare e democratica per fermare la spirale di violenza, promuovere un dialogo ampio e ridare stabilità al Paese. Bisogna ricordare che il presidente Maduro ha tentato più volte la via del dialogo e che, per tutta risposta, i settori estremisti dell’opposizione hanno alzato il livello della violenza. Il tavolo dei negoziati costituito con l’accompagnamento del Vaticano, di tre ex presidenti (Zapatero, Torrijos e Fernández) e dell’Unasur, e che ha prodotto, nel novembre del 2016, un documento congiunto tra governo e opposizione dal titolo “Convivere in pace”, è fallito a causa degli ostacoli posti dall’ala della destra più estremista.

Cosa pensi delle denunce di frode?

Sono parte della campagna mediatica in atto contro il Venezuela: è stato lo stesso Consiglio Nazionale Elettorale oggi accusato di frode ad avallare i risultati delle elezioni parlamentari vinte dall’opposizione. Il sistema automatizzato, con la stampa di una ricevuta di carta del voto elettronico da depositare nell’urna sigillata, è continuamente sottoposto a verifiche e controlli, ottenendo il riconoscimento di organismi come il Centro Carter. La realtà è che, in occasione delle elezioni per la Costituente, i settori più estremisti hanno cercato di impedire l’esercizio del voto mediante azioni violente. E la risposta sorprendente della popolazione è stata quella di recarsi in massa alle urne. Così, al Poliedro, uno spazio adibito a seggio elettorale dal CNE, per permettere di votare a chi come me non ha potuto farlo nella propria zona a causa delle violenze dei gruppi estremisti, la gente era talmente tanta che ha dovuto aspettare in fila dalle sei e mezza della mattina alle cinque e mezza del pomeriggio, in un clima, peraltro, profondamente fraterno.

Quali sono le aspettative del popolo in relazione alla Costituente?

Il principale obiettivo, oggi, è quello di ottenere la pace. Attualmente una delle leggi a cui si sta lavorando è quella dell’istituzione di una Commissione per la Verità, la Giustizia e la Pace, mirata proprio a mettere fine alla violenza e a ripristinare la pace nel Paese. Ma vi sono anche altri grandi problemi da affrontare, come il miglioramento del sistema di giustizia, il superamento del burocratismo e la lotta alla speculazione e all’accaparramento di beni di prima necessità da parte delle mafie imprenditoriali, come pure la lotta a quella distorsione mediatica che impedisce il riconoscimento delle conquiste realizzate, rimaste generalmente sconosciute a livello internazionale. Del resto, quando mai si legge che sono state consegnate ai poveri più di un milione e mezzo di case, che sanità ed educazione sono gratuite, che le pensioni sono collegate al salario minimo e dunque periodicamente riviste al rialzo?

Ma che ne è oggi, in piena crisi economica, di queste missioni sociali? E quanto sta risentendo il popolo povero della carenza di prodotti essenziali?

Malgrado la caduta del prezzo del petrolio, le missioni sociali sono state mantenute. La gente si difende dalla scarsità di beni sostituendo per esempio alcuni alimenti con altri più accessibili e dando prova di grande creatività. Ancora non basta, ma le risposte locali cominciano ad arrivare. D’altra parte si rimarrebbe sorpresi ad osservare l’enorme varietà di prodotti, locali e importati, presenti, a prezzi siderali, nei negozi delle zone in cui vivono le classi alte. Proprio per far fronte a tale situazione si è dato vita a un programma di distribuzione di beni a prezzi regolati denominato Clap, Comitati locali di approvvigionamento e produzione, esteso in tutto il Paese. In molte zone tale programma funziona in maniera efficace, in altre si trova ancora a uno stadio iniziale. Ma, tenendo conto di tali esperienze, la Costituente cercherà di mettere a punto misure più strutturali per combattere l’accaparramento e le speculazioni. Una questione di cui si occupano la Commissione sul “Nuovo sistema economico post-petrolifero” e quella sulla promozione delle “Nuove forme di partecipazione”.

I mezzi di comunicazione presentano l’immagine di un Paese in guerra, devastato dalla violenza (attribuita in buona misura al governo), oltre che dalla crisi economica e dalla corruzione. Qual è la situazione che vivi tu?

Quando si parla di violenza governativa, si vuole accreditare l’idea di un governo dotato di una forza armata simile a quella di un Pinochet o di un Videla, quella formata in America Latina negli anni Settanta sotto l’impulso della Dottrina della Sicurezza Nazionale. Ma il concetto di Sicurezza della Nazione nella Costituzione vigente non risponde affatto a criteri repressivi, ispirandosi piuttosto a una forma di corresponsabilità civico-militare in difesa dei diritti umani e della pace. Durante le elezioni per la Costituente del 30 luglio, quando alcuni terroristi di una zona dello Stato Miranda hanno realizzato un blocco stradale e mezzi motorizzati della Polizia Nazionale Bolivariana si sono recati sul posto per garantire il diritto alla mobilità, i terroristi hanno attivato un ordigno esplosivo, ferendo 9 poliziotti. Eppure, benché l’esplosione sia stata nitidamente fotografata, su un giornale spagnolo questa foto è apparsa a tutta pagina con il seguente titolo: “Maduro copre con la violenza e la repressione il fallimento della sua Costituente”. Le vittime, i poliziotti, sono stati trasformati in carnefici e i carnefici in vittime innocenti. E tutto per cercare di nascondere il fatto che più di 8 milioni di persone si sono recati alle urne anche in mezzo alla violenza terrorista.

Le ultime elezioni parlamentari hanno consegnato l’Assemblea Nazionale all’opposizione, rivelando una grande perdita di consensi da parte del governo bolivariano. Il popolo ha perso fiducia nella rivoluzione?

La grande affluenza alle elezioni per la Costituente, soprattutto nelle condizioni estremamente avverse in cui si sono svolte, è un indicatore più significativo di qualsiasi sondaggio, rispetto alla speranza di riprendere la giusta direzione, insieme a un forte appello, questo sì, a superare i problemi, correggere gli errori, combattere la corruzione e potenziare le conquiste realizzate.

L’arcivescovo di Caracas ha dichiarato che tutta la Chiesa è unita contro la Costituente, dai vescovi ai preti delle comunità povere…

L’arcivescovo di Caracas non è un punto di riferimento per la comunità cattolica venezuelana, in quanto le sue posizioni riflettono costantemente quelle dell’opposizione: per il ruolo che svolge, l’arcivescovo dovrebbe essere il primo a creare percorsi di dialogo e a costruire ponti e invece preferisce chiudere gli occhi su qualunque aspetto positivo legato all’azione del governo, su qualsiasi conquista in materia di diritti umani, su qualsiasi politica sociale a favore delle fasce più vulnerabili, condannando a una totale invisibilità tutti quei cattolici che fanno parte dei consigli comunali e che hanno votato per la Costituente. Ma la voce della gerarchia ecclesiastica non è né la voce di Dio né quella del popolo. La gerarchia è un altro partito politico della destra. Ed è da molto tempo che sta seguendo la strada opposta a quella indicata dal vescovo argentino Enrique Angelelli, il quale invitava a prestare un orecchio al popolo e uno al vangelo. Ci troviamo di fronte a una Chiesa gerarchica che benedice i terroristi – gli stessi che danno fuoco a esseri umani identificati con il chavismo e che distruggono beni e servizi in nome di una presunta libertà -, che è sensibile solo agli interessi dei potenti, che manipola i fedeli attraverso i simboli della religiosità popolare, facendo loro credere che ci troviamo in una dittatura. Ma, al di là delle posizioni della gerarchia venezuelana, si incontra un popolo sempre più cosciente. Nelle nostre comunità ecumeniche popolari, di cui fanno parte cattolici, protestanti, anglicani e appartenenti ad altri cammini spirituali, compresi quelli dei popoli originari, tutti condividono una visione solidale e accogliente nei confronti del diverso.

Cosa pensi della richiesta di papa Francesco di sospendere la Costituente?

Il vescovo di Roma ha invitato costantemente al dialogo e all’incontro, ha ricevuto il presidente Nicolás Maduro e si è offerto di mediare tra governo e opposizione. Bisogna chiarire che il comunicato della Santa Sede contro la Costituente è stato firmato solo dal segretario di Stato Pietro Parolin, il quale, quando era nunzio in Venezuela, non faceva altro che criticare e creare divisioni, schierandosi con l’estrema destra, complottando contro il governo e opponendosi alla democrazia partecipativa dominante nel nostro Paese.

[Trad. dal castigliano di Claudia Fanti]

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