Russia: uno sguardo sulla Circassia-Karachay

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridonodi Danilo Della Valle

Passeggiando per le soleggiate e pulite strade di Cherkessk, capitale della Repubblica di Karachay-Circassia, tra i colori vivi dei fiori posizionati in maniera ordinata lungo i viali alberati del centro cittadino sembra di tornare indietro nel tempo, in un’altra epoca, contraddistinta dalla spensieratezza dei bambini che giocano nel Parco dedicato alla memoria dei caduti della Grande Guerra Patriottica; dall’esibizione di una banda musicale che raduna in piazza, nelle serate estive, decine e decine di anziani ben vestiti pronti a ballare a ritmo di musica sovietica; dalle famiglie che passeggiano lungo il corso principale dopo una lunga ed estenuate giornata di lavoro.

Diverse etnie, diverse tradizioni e confessioni che ogni giorno si mischiano e che, dopo i molti alti e bassi dell’epoca post sovietica (senza fare un salto temporale molto indietro nel tempo), hanno trovato una sorta di stabilità che gli consente di vivere in maniera pacifica. Tuttavia, nonostante le molteplici diverse popolazioni che vivono questa terra, dai circassi ai karachay, dagli slavi ai ceceni, dagli abhazini ai nogai, nonostante la splendida natura, fatta di laghi e montagne, che circondano la Repubblica, da un pò di anni a questa parte qualcosa sta cambiando. Dopo la caduta dell’Urss, la Repubblica di Karachay Circassia ha avuto un periodo di sbandamento nel 1992 quando all’alba dei problemi con la Cecenia tutto il Caucaso era una polveriera. Ci fu il referendum per la divisione della Repubblica in 3 distinte parti, una karachay, una circassa e una russa. Il 28 novembre 1992 il referendum sancì la vittoria degli unionisti e così il primo scoglio della divisione e dell’indipendenza fu superato, la Repubblica restava unita e parte integrante della Federazione Russa. Ma la seconda e più grave crisi ebbe inizio nel 1999 a margine del primo turno delle elezioni presidenziali della Repubblica di Karachay-Circassia che vide vincitore il candidato circasso Stanislav Derev, noto imprenditore locale, con il 43% delle preferenze, che se la sarebbe dovuta vedere al secondo turno con l’ex colonnello sovietico Vladimir Semenov, rappresentante della comunità karachay della Repubblica. La faida tra le due fazioni scoppiò quasi subito, quando molti abitanti di origine karachay tornarono da tutta la Russia e dall’estero per supportare il loro candidato; grandi manifestazioni in tutta la Repubblica si tennero dal 16 Maggio fino a Settembre con un bilancio di vari feriti da ambo le parti e minacce di autoproclamazione di indipendenza da parte dei Circassi. In quel periodo la seconda guerra di Cecenia occupava quasi tutti i militari russi di stanza nel Caucaso del Nord e la situazione sembrava potesse peggiorare da un momento all’altro, tanto che per paura di una nuova “Cecenia”, gran parte della popolazione di origine slava abbandonò i territori della Repubblica di Karachay-Circassia diventando, da maggioranza, minoranza etnica sul territorio. Il Cremlino, impegnato a Grozny e dintorni, dopo aver convocato i due candidati a Mosca varie volte decise per un Presidete ad interim, che calmasse le acque. Fu scelto Ivan Ivanov persona capace di pacificare la Repubblica. Ma il vero problema del cambiamento della Regione in questi ultimi anni è legato alle fazioni di islamisti (o jhiadisti come li chiamano da queste parti) che continuano a crescere a vista d’occhio e si radunano attorno ad alcune delle tante moschee presenti sul territorio.

Non è raro, passeggiando tra le statue di Lenin, Turgenev e Gagarin, scorgere lungo il corso principale della città molteplici negozi specializzati in “abbigliamento islamico” dai nomi altisonanti quali “mondo arabo”, come non è raro trovare all’uscita di vari esercizi commerciali delle cassette di richiesta fondi da parte di associazioni islamiche davvero poco legate alle tradizioni Caucasiche. E’ proprio questo il problema, sebbene in Caucaso da ormai tre secoli la religione predominante sia l’islam, che comunque affondava le sue radici anche nelle tradizioni locali tipiche delle popolazioni che vivono questa terra, i nuovi “islamisti” sembrano voler mutare il passato con una nuova versione della storia delle tradizioni locali improntata sul salafismo e totalmente avulsa dal contesto territoriale in cui vivono. Innanzitutto la cosa che più sorprende è l’età media di questi “nuovi musulmani”, davvero molto bassa; e così vi è stata una impennata di corsi gratuiti di lingua araba, con nuovi studenti barbuti affiancati da giovanissime mogli velate che al cospetto dei loro genitori “scoperti” sembrano venire da un mondo diverso. La radicalizzazione islamica di queste generazione crea problemi anche a livello di sicurezza: Sebbene in un primo momento gli alti gradi del califfato del Caucaso del Nord, formazione terroristica che si pone l’obiettivo di creare uno Stato autonomo caucasico (secondo i loro “portavoce” hanno già uno Stato parallelo operante e clandestino), avessero scoraggiato i “fedeli” del posto a partire ed arruolarsi con l’Isis per restare e portare la Jihad in Russia, diversi sono i giovani partiti da questa parte di Russia per la Siria a combattere come foreign fighters tra le fila di Daesh, molti dei quali non sono più tornati, se non in una bara. Secondo i servizi segreti del FSB sarebbero circa duemila i cittadini con passaporto russo, da aggiungere ai circa tremila delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale, che combattono contro il governo Assad e contro i soldati russi, ed a questi vanno aggiunte le persone in via di radicalizzazione e i simpatizzanti in Patria. Molti di questi, la maggioranza, provengono dalle regioni del Caucaso, dalla Circassia come dal Daghestan, dall’Inguscezia come dalla Kabardino-Balkaria e dalla Cecenia (nonostante agli “esperti” nostrani possa sembrare strano vista la relativa tranquillità della Repubblica ex ribelle) , molti altri sono immigrati delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale trasferitisi in Russia dopo il crollo socioeconomico dei propri Paesi. La cosa che accuma una parte dei nuovi adepti è la loro condizione sociale, spesso ai margini della società e con grosse difficoltà economiche: in questa contraddizione puntano i “propagandisti” islamici guadagnando pian piano consensi, militanza e fedeltà. Tuttavia, rispetto ad altre zone del Caucaso come il Daghestan e l’Inguscezia, al momento la presenza della Russia in Circassia si fa ancora sentire ed è tangibile, un gruppo di giovani del posto ci dice: “i jihadisti cercano di sviluppare tra la popolazione un sentimento antirusso, ma per ora sono solo una piccola minoranza. Sappiamo bene che l’islam non è quel che predicano loro. Cercano di convicerti che le nostre tradizioni secolari devono esser cambiate per esser veramente “islamiche”.

Certo la situazione è cambiata con il tempo, negli ultimi quindici anni si è avuta questa impennata di radicalizzazioni. Fortunatamente sono controllati a vista, la polizia e i servizi segreti sanno tutto di loro, e spesso i sospettati vengono fermati in strada per dei controlli, per far capire che sanno chi sono”. Effettivamente in questi anni sono stati vari gli interventi antiterrorismo della polizia e del Fsb nella Repubblica, come nel 2016 quando cinque giovanissimi furono fermati nei boschi appena fuori Cherkessk dove stavano pianificando degli attentati da fare nella capitale russa. Sebbene la situazione sia apparentemente sotto controllo, ci sarà da capire come e se i servizi segreti potranno fermare i molti foreign fighters che già sono di ritorno dalla Siria, che non hanno certo buone intenzioni. Inoltre una questione centrale è quella Cecena: come si evolverà in futuro la situazione cecena dove il Presidente Kadyrov, fedele al Cremlino per ora, ha sotto controllo la situazione dal punto di vista della sicurezza, ma sta adottando una politica sul territorio che non è gradita a tutti alla Duma, sia tra la maggioranza che tra l’opposizione.

A questo punto va aggiunto il problema Daghestan, che è la regione più “sensibile” in questo momento e dove il lavoro per gli investigatori russi è più difficile vista la penetrazione già abbastanza forte di alcune cellule islamiste nel tessuto sociale della regione. Sicuramente nei prossimi anni nel Caucaso del Nord si giocherà una partita importante nella lotta contro il terrorismo, partita alla quale speriamo non decidano di giocare, come in passato e come oggi accade, anche altri “attori esterni” cui farebbe comodo una Russia colpita al suo interno.

La hora de la verdad

por Luis Britto García

1
Lo único peor que no tener poder es tener poder y no usarlo. Por el voto de más de ocho millones de compatriotas tenemos una Asamblea Nacional Constituyente con 545 Miembros, al parecer en su casi totalidad progresistas. La oposición dice haberse abstenido: es su derecho, pero ello no le confiere potestad para decidir como si hubiera participado. Tendrá nuevas oportunidades: las que ella no le hubiera dado al adversario político de haber triunfado.

2
Espero que los elegidos tengan plena conciencia de la oportunidad única que se les presenta. En 2005, la mayoría de los opositores se negaron a presentar candidaturas para la Asamblea Nacional, y los pocos que se candidatearon no reunieron suficientes sufragios para ser elegidos. El resultado fue un Poder Legislativo rojo rojito, vale decir, exclusivamente con representantes de organizaciones progresistas. Tan inaudito como fue el poder que la abstención opositora confirió al bolivarianismo, fue la falta de uso que este le dio. Durante el quinquenio que dispusieron de unanimidad casi absoluta han podido sentar las bases del socialismo venezolano, ya asumido como proyecto de gobierno por Hugo Chávez Frías y reconocido en los estatutos del PSUV. Ninguno de los otros grandes problemas nacionales fue abordado tampoco, y menos resuelto. Pareciera que los debates se centraron en comadreos decorativos y cuestiones de estilo. Ante la inercia legislativa, Chávez debió continuar la práctica de normar mediante Decretos Leyes. Nadie sabe lo que es una Asamblea Legislativa hasta que la pierde.

3
El nombre de la soberanía, como el de Dios, no debe ser invocado en vano. La actual Constituyente es un nuevo y quizá último voto de confianza de un electorado que suplica que se lo defienda de manera contundente contra una Guerra Económica que lo está devorando. Nada sería más grave que convocar el supremo poder y obtener un prodigioso cheque en blanco para dilapilarlo en más de lo mismo, ejercicios retóricos, consagración constitucional de caprichos e intereses particulares y contrabandear normas neoliberales disfrazadas de bolivarianas. Basta de matar el tigre político y tenerle miedo al cuero burgués. No tenemos más límite que nuestro propio atrevimiento. Estamos en la hora de la verdad: se acaba el tiempo de la mentira y el del mentiroso.

4
No hay por tanto obstáculos, pero tampoco excusas, para que la Constituyente no adopte las siguientes normas:
1.- Declaración del carácter socialista de la República Bolivariana de Venezuela, con los respectivos poderes para acrecentar y defender la propiedad social de los medios de producción en la medida de lo necesario e indispensable.
2.- Consagrar que los venezolanos somos un pueblo único e indivisible sobre un territorio indivisible y único, representados por una sola autoridad, con iguales deberes y derechos para todos, sin que se puedan alegar privilegios hereditarios fundados en supuestas razones nobiliarias, clasistas, étnicas o culturales.
3.- Consagrar la lealtad única, exclusiva y excluyente de los nacionales hacia Venezuela.
4.- Reducir la extrema federalización, que hace a la República vulnerable a intentos caotizantes o secesionistas.
5.- Reformar los poderes en función de su eficacia, coordinación y posibilidad de solución expedita de diferencias entre ellos.
6.- Restaurar la plenitud de la soberanía eliminando toda posibilidad de que las controversias sobre materias de interés público sean decididas por tribunales foráneos o de acuerdo con leyes extranjeras, y de que los impuestos causados en nuestro territorio se cancelen a otros Estados.
7.- Sancionar normas que permitan la defensa del pueblo, la Nación y del Estado en situación de Guerra Económica, Guerra de Cuarta Generación y agresión Imperial.
8.- Proscribir todo intento de excluir porciones del territorio nacional del cumplimiento de normas constitucionales, legales o reglamentarias sobre materias ecológicas, sociales, urbanísticas y laborales de alcance nacional.
9.- Reconocer y reglar las nuevas formas de organización democrática, tales como comunas, misiones, fondos zamoranos, empresas recuperadas y otras que se desarrollaren en el futuro.

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