Il Venezuela Bolivariano e la Vittoria Costituente

Nessun testo alternativo automatico disponibile.di Antonio Cippolletta

A tre giorni dal #30J, mi permetto di riportare qualche considerazione:

1) L’Assemblea nazionale costituente, votata da 8.089.320 di venezuelani (41,9 % dell’elettorato totale, dati CNE e confermati anche da osservatori internazionali indipendenti, a partire da quelli afferenti alle Nazioni Unite), è valida, legittima e legale in accordo agli articoli 347, 348 e 349 della CRBV relativi al potere di convocazione del Potere costituente originario da parte del Presidente della Repubblica;

2) Quest’organo, dunque, composto da 545 deputati eletti a suffragio universale, diretto e segreto tra tutti i settori sociali, economici, politici e culturali del Paese (lavoratori petroliferi, contadini e pescatori, insegnanti, artisti, studenti, imprenditori nazionali, soggetti con discapacità, pensionati, trasportisti, brigatisti delle missioni sociali, membri dei Consigli comunali e delle Comuni socialiste), si prefigge l’obiettivo di trasformare le strutture istituzionali, pubbliche e produttive dello Stato venezuelano, a partire dall’incorporazione delle Missioni e Grandi Missioni sociali (Edilizia pubblica, sanità, educazione, ammodernamento dei quartieri, autocostruzione, cultura, ecc.) e, in aggiunta, dalla formalizzazione di un nuovo modello economico fondato sulla transizione progressiva dal rentismo petrolifero (entrate statali dipendenti dai ricavi legati alla vendita del greggio sui mercati internazionali) alla diversificazione produttiva (agricoltura urbana, pesca, intensificazione dell’apparato turistico, industria di trasformazione, ecc.). Una volta terminati i lavori assembleari, tutte le proposte ed emendamenti fuoriusciti dalla discussione dovranno essere sottoposti necessariamente a referendum popolare ed ottenere la maggioranza dei voti per essere approvati; dunque, doppia legittimazione sovrana a livello elettorale (con questo, il Venezuela giunge a 20 processi elettorali realizzati in 19 anni di Rivoluzione bolivariana).

3) Sostenere che si tratta di un “golpe” (sic!) di Maduro contro le opposizioni è, semplicemente, un atto di disonestà intellettuale e politica da parte non solo delle frange estremiste, terroriste, golpiste e fasciste (i latinoamericani, purtroppo, non hanno mai smesso di affrontarlo a partire dagli anni ’60 con Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia in testa) ma anche dai mezzi di distrazione e menzogna di massa che a livello internazionale hanno dedicato paginate intere al processo elettorale sovrano, libero, indipendente e rivoluzionario che domenica scorsa ha coinvolto il popolo venezuelano. In questo contesto, giornali come La Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, Fatto quotidiano (eccetto che per la nobile eccezione di Fabio Marcelli ed il suo blog) in aggiunta a El Mundo, El País, El Mercurio, El Universal, Le Monde, Le Figaro e Libération, giusto per citarne qualcuno che si è prodigato a diffondere il falso sul Paese in merito agli ultimi avvenimenti, andrebbero sanzionati disciplinariamente, a partire dal ritiro di articoli basati su fatti distorti, manipolati o, nei casi più gravi, inventati di sana pianta dalle centrali della disinformazione di Miami, Bogotá, Cúcuta o New York, città dove hanno riparato tutti i profughi della giustizia venezuelana negli anni passati (delinquenti, imprenditori collusi col narcotraffico, contrabbandieri, mafiosi);


4) Gentiloni, Alfano, Zanda, Casini, Tajani, Rajoy, Macron ed il loro amico Donald Trump dovrebbero soltanto pulirsi la bocca quando parlano di questo Paese, del suo sistema politico e della sua struttura istituzionale; imporre sanzioni economiche (divieto di transazioni finanziarie per il Presidente Maduro, alcuni membri del suo governo e funzionari pubblici, divieto di viaggiare per il continente europeo e di tenere vertici bilaterali con i paesi UE) è definitivamente ed irrimediabilmente un passo falso diplomatico e soltanto l’ultima, in ordine di tempo, reale aggressione imperialista da parte del blocco UE, USA ed i loro lacché in giro per il mondo, a partire dall’America Latina (Brasile, Perú, Argentina, Cile, Messico, Colombia, Paraguay).

Dall’Italia e dal mondo, abbiamo soltanto da apprendere dalla Patria invitta di Bolívar, Zamora, Guaicaipuro, Chávez e Maduro per l’ennesima e schiacciante lezione di democrazia partecipativa e protagonistica e, dunque, di Potere popolare in azione.

Solidarietà incondizionata alla Rivoluzione bolivariana, alle Forze Armate e dell’ordine pubblico, al Presidente Maduro ed al popolo coraggioso e rivoluzionario.

#LaConstituyenteVa
#Victoriapopular
#ChávezVive
#MaduroSigue

Il Venezuela e la logica illogica

L'immagine può contenere: 5 persone, folladi Giuliano Granato

Febbraio 2005. Nello stato spagnolo si vota per la Costituzione Europea. Alle urne il 42% della popolazione. El País, uno dei principali quotidiani del paese, titola: “Un sonoro sì alla Costituzione Europea, con una partecipazione del 42%”.

2013. Elezioni presidenziali in Cile. Va a votare il 41,9% degli aventi diritto. L’anno prima alle elezioni municipali non si era raggiunto il 35%: ci si era fermati al 34,9%.

2014. Elezioni presidenziali in Colombia. Al primo turno si reca ai seggi il 40,6% di chi ne ha diritto. Al ballottaggio va un pochino meglio: 47,9%. Santos viene eletto col 50,7% di questo 47,9%, cioè l’ha votato meno di un colombiano su quattro.

2016. Sempre in Colombia si vota ad un referendum per approvare un accordo di pace tra governo e FARC, la più antica guerriglia continentale. A votare il 37,4% della popolazione. L’accordo è respinto. Viene rinegoziato e poi approvato, senza passare nuovamente tramite il voto popolare.

1996. U.S.A.. Clinton viene rieletto presidente con elezioni che vedono la partecipazione del 49% di coloro che si erano registrati per votare, quindi con una percentuale ancora inferiore degli aventi diritto.

2000. U.S.A.. Non va molto meglio quattro anni dopo, quando Bush diventa presidente grazie ad elezioni cui partecipò il 50,3% dei registrati. En passant va detto che divenne presidente pur prendendo circa 500.000 voti in meno dello sfidante, Al Gore.

In nessuno di questi casi si è parlato di “dittatura” o “golpe”.

Poi accade che il 30 luglio 2017 in Venezuela si vota per eleggere i rappresentanti alla Assemblea Costituente.

L’opposizione boicotta le elezioni e mette in atto violenze tese ad impedire il voto di chi vuole recarsi alle urne. Insomma, si vota in uno scenario caratterizzato – in alcune città e in alcuni quartieri – da un elevato tasso di violenza.

Vota il 41,5% degli aventi diritto, alcuni dopo ore in fila, dopo aver guadato a piedi fiumi o dopo aver viaggiato per ore.

Non appena resa pubblica l’affluenza diversi governi, tra cui quello italiano, si affrettano a “non riconoscere” i risultati, a gridare al “golpe”, all’instaurazione di una “dittatura”, di una “tirannia”.

Non c’è qualcosa che puzza in questa logica illogica?

PS: Per chi volesse verificare i dati sulla partecipazione elettorale che ho riportato sopra (fidarsi è bene, non fidarsi è meglio), basta andare a leggere su wikipedia. Niente Accademia delle Scienze dell’URSS, niente siti di “pericolosi castro-comunisti”.
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