Intelectuales y artistas defendiendo la Venezuela Bolivariana

Dal Perù al Venezuela la Rivoluzione continua!

di Giorgio Langella (Vicenza – Italia)

Sull’onda dell’emozione per la grande prova del popolo venezuelano vorrei condividere alcuni ricordi.

Viva chi alza la testa e mantiene la schiena diritta di fronte al sopruso imperialista! Grazie al popolo chavista venezuelano!

Non so se avete sentito e letto i servizi e gli articoli dei principali organi di informazione italiani sulla situazione in Venezuela. Non so se avete notato come sembrano tutti identici (non simili, proprio uguali) quasi fossero dettati da una stessa fonte. Lo sono. Divulgano notizie palesemente false e commenti assolutamente dalla parte dei loro “datori di lavoro”. Quei padroni che vogliono azzerare qualsiasi forma di emancipazione dei popoli e dei governi di quello che lorsignori chiamavano “terzo mondo” e che continuano a considerare una loro colonia. 

Io ho vissuto in sudamerica un periodo di fermento progressista. All’epoca (era la fine degli anni ’60, il sessantotto per la precisione, quando arrivai con la famiglia a Lima) rimasi stupito, piacevolmente stupito, dal colpo di stato avvenuto in Perù in ottobre. Conoscevo quello che era successo in Grecia l’anno prima, nel 1967. Il colpo di stato dei colonnelli, la repressione e la violenza fascista, “l’orgia del potere”. Non mi aspettavo, certo, che dei generali potessero essere progressisti. Nazionalisti, certamente, ma di un nazionalismo diverso da quello esaltato dalla destra europea. Si parlava di riscatto nazionale nei confronti di chi sfruttava le immense ricchezze del paese. Si parlava di dignità, di alzare la testa di fronte al quell’ingombrante impero che controllava tutto e tutti dal nord. Si dava voce a chi non l’aveva, a chi non conosceva lo spagnolo ma solo il quechua o l’aymara. Si parlava e si agiva. Ci fu, dopo una settimana dal colpo di stato, l’occupazione militare dei pozzi petroliferi di “La Brea y Pariñas” a Talara nel nord del paese. Petrolio che era sfruttato dalla International Petroleum Company. Petrolio che era stato letteralmente rubato al popolo peruviano perché la “grande sorella” nordamericana non aveva mai pagato neppure un centesimo. 

Vi assicuro che vedere sventolare la bandiera peruviana sui pozzi petroliferi fu qualcosa di notevole e liberatorio. Fui orgoglioso anch’io, ragazzo straniero che stava iniziando a rispettare e amare un popolo così diverso dal mio. Come entusiasmante fu la proclamazione della riforma agraria. Quella frase di Tupac Amaru II, “contadino il padrone non potrà più mangiare la tua povertà”, che era scritta sulla copertina del testo della riforma mi sembrava (e lo era) qualcosa di semplicemente magnifico. Io non so cosa scrivessero qua in Europa di quello che stava succedendo allora in Perù. Da qualche lettera della nonna che era rimasta in Italia si poteva capire che si guardava con preoccupazione l’esperienza peruviana, ma quello che stavamo vivendo io e la mia famiglia era un’esperienza importante. Mio padre ricordava che un’aria così, di speranza e consapevolezza, l’aveva respirata quando, giovane partigiano, aveva partecipato alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

E ricordo quando aprirono l’ambasciata sovietica, quando i medici cubani arrivarono per primi a portare gli aiuti dopo il devastante terremoto del maggio del 1970. Ricordo il discorso del presidente generale Juan Velasco Alvarado quando annunciò la riforma dell’industria che prevedeva la socializzazione della proprietà delle industrie.

Ricordo che, in quegli anni, ci fu in Bolivia l’esperienza del generale progressista Juan José Torres. Che in Cile fu eletto Allende… Ricordo che il primo ad essere spodestato con un colpo di stato cruento fu Torres nel 1971 (poi ucciso nel 1976 in Argentina durante la dittatura di Videla… un assassino parte della famigerata “Operazione Condor”). Ricordo le serrate e gli scioperi dei trasportatori che paralizzavano il Cile. Ricordo ancora l’11 settembre del 1973, il colpo di stato di Pinochet finanziato dagli USA, l’assassinio di Salvador Allende. Ricordo che in Perù, a metà degli anni settanta, ci furono crescenti disordini e una crisi che portò alla destituzione del generale Velasco Alvarado e a una “restaurazione democratica” che riportò la “calma imperiale” nel paese, la dura repressione, la violenza, la corruzione. Ricordo la dittatura di Videla in Argentina. I “desaparecidos”. Tutto in nome della normalizzazione. Punizioni per chi aveva osato opporsi al potere imperiale degli Stati Uniti (non importa chi fosse il presidente del momento).

Io posso dire che ho vissuto i tentativi di riscatto e la loro repressione. Li ho respirati. Così sono diventato comunista.

Oggi sta succedendo lo stesso in Venezuela. La stessa modalità. Crisi indotta e sfruttata, violenze, serrate, aggiotaggi, falsa informazione per abbattere un governo legittimo che sta costruendo (con fatica, certo, e, probabilmente, con qualche errore) una nazione che non vuole essere asservita al “capitalismo imperiale statunitense”. Un tentativo di riscatto e dignità che non può, per lorsignori, né esistere né resistere alla periferia dell’impero.

Noi dobbiamo appoggiare il governo chavista venezuelano. Dobbiamo contrastare la falsa informazione dei media italiani (e occidentali). Dobbiamo opporci a questa campagna oscena contro il popolo e il governo venezuelano. Sappiamo che dopo Brasile e Argentina, la “normalizzazione imperiale” ha attaccato il Venezuela, la Bolivia di Evo Morales e non si fermerà di fronte a nulla. L’obiettivo è dimostrare chi è il padrone. Dobbiamo aiutare l’America latina a dimostrare qual è la dignità e la forze di un popolo libero (“dalla Patagonia al Bravo”).

La República Bolivariana de Venezuela repudia las sanciones

REPÚBLICA BOLIVARIANA DE VENEZUELA

MINISTERIO DEL PODER POPULAR PARA

RELACIONES EXTERIORES

 

COMUNICADO

 

La República Bolivariana de Venezuela repudia y protesta la decisión del gobierno de los Estados Unidos de América de imponer sanciones contra el Jefe de Estado venezolano, Nicolás Maduro Moros, que consuman una grave violación del Derecho Internacional, y vulneran sus derechos humanos, configurando un acto inamistoso contra Venezuela. Igualmente rechaza las insolentes y destempladas declaraciones del asesor de Seguridad Nacional de la Casa Blanca, H.R. McMaster.

 

Estas sanciones constituyen una retaliación contra el Presidente Nicolás Maduro por haber convocado el proceso electoral de mayor magnitud de los últimos tiempos en Venezuela, por profundizar la democracia y la soberanía mediante la activación del poder constituyente originario, por ser un defensor de la dignidad de América Latina y el Caribe, y por oponerse rotundamente a la supremacía blanca de la Presidencia estadounidense y su racismo reivindicativo del Ku Kux Klan.

 

El pueblo venezolano ha dado una lección histórica de heroísmo, determinación y valentía, derrotando el asedio, amenazas y violencia desatada por la derecha venezolana con apoyo foráneo para impedir el ejercicio del derecho al voto que eligió los Constituyentes, que enrumbarán la vida nacional mediante el diálogo mayor y el entendimiento constitucional en aras de la paz y la independencia nacional. Hemos escrito una nueva página de gloria en nuestra historia de libertad y autodeterminación.

 

La sanción impuesta por el Departamento del Tesoro de EE.UU. contra el Jefe de Estado y de gobierno venezolano constituye un ignominioso desconocimiento de la legalidad internacional y pretende socavar la soberanía de la República Bolivariana de Venezuela, hoy asediada por prácticas de intervención y desestabilización de su gobernabilidad mediante la promoción de graves actos de violencia y extremismo con fines políticos.

 

La República Bolivariana de Venezuela, al expresar su agradecimiento a los países que transmitieron su apoyo y reconocimiento al proceso electoral constituyente, rechaza categóricamente los intentos de unos pocos gobiernos de desconocer sus resultados y sumarse a las sanciones imperiales, desafiando la voluntad soberana del pueblo venezolano y atendiendo sumisamente órdenes foráneas.

 

La República Bolivariana de Venezuela exige respeto por la Patria de Bolívar y Chávez, al tiempo que reafirma su compromiso indeclinable e irrenunciable con la defensa de los más altos valores patrios para preservar la paz, el futuro y la soberanía de Venezuela.

 

Caracas, 31 de julio de 2017

 

“Ribelli” di giorno, feste di lusso la sera

di Danilo Della Valle 

In questi giorni i media italiani si stanno prodigando per la “causa delle opposizioni venezuelane”, senza avere ovviamente alcun inviato sul posto.

Ci raccontano di una realtà, quella venezuelana, dove i poveri sarebbero oppressi dal governo in carica, regolarmente eletto, che senza alcuna remora starebbe massacrando la popolazione.

Tanti “giornalisti” si sono affannati a scrivere e alimentare uno storytelling che vede in belle giovani “idealiste” barricadere e sognatori senza futuro i protagonisti da edulcorare.

Bene, mentre da Roma scrivono questo, un articolo molto interessante di Andrew Rosati di Bloomberg, non certo un socialista, sta facendo il giro del mondo, e ci racconta una storia ben diversa sui “democratici oppositori” venezuelani.

L’articolo in questione, che allegheremo di seguito in lingua originale, ci racconta di una composizione sociale ben definita alla testa delle proteste, quella dei giovani ricchi che di giorno sono barricaderi violenti e di notte festeggiano nei locali di lusso sulla collina di Chacao, quartiere bene di Caracas ed avamposto delle opposizioni venezuelane.

E così la storia della 24enne Lovrena che dopo una giornata di protesta torna nella Manhattan di Caracas e festeggia in un night di lusso con vari imprenditori locali il suo compleanno, la testimonianza di un proprietario di un ristorante nella zona bene di Caracas e tante altre riprese dall’articolo, si intrecciano mostrandoci un quadro ben diverso da quello dipinto dai nostri media.

Ed è proprio questa narrazione propagandistica di quelli che dovrebbero garantire un punto di vista quantomeno obiettivo, oltre che plurale (cosa ormai impossibile da trovare), che fa passare in secondo piano la grande mobilitazione popolare che ha visto gli afrodiscendenti, i campesinos, gli operai ed i  settori imprenditoriali produttivi formare code fin dal mattino per esprimere il proprio voto con gioia ed allegria, nonostante il boicottaggio, molto spesso violento, delle opposizioni. Come mai coloro che dovrebbero disinteressatamente raccontarci ciò che accade nel mondo evitano di dire tutto?

Come mai omettono che due candidati “chavisti” sono stati assassinati poco prima delle consultazioni? Eppure, nell’era di internet si trovano migliaia di video che sbugiardano questa narrazione. Ed inoltre, i nostri politici che si accalcano a condannare un governo regolarmente eletto, dimenticando quanto sopra e soprattutto dimenticando di condannare il golpe brasiliano, ad esempio, o i bombardamenti nello Yemen o la repressione violenta che invade le strade cilene e messicane, perché lo fanno? Forse la campagna elettorale e già cominciata e servono i voti della comunità italo-venezuelana che in gran parte ha degli interessi che cozzano con quelli della maggioranza del popolo?

P.s. Ma personaggi che non sono mai passati da un’elezione popolare come Alfano e Gentiloni, da che pulpito in queste ore parlano di consenso popolare per il governo Maduro?

Qui nel link il reportage del giornale peruviano elcomercio.pe

Efecto Río Torbes

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político

Martes 01 de agosto de 2017

El efecto Río Torbes

Las repercusiones de la elección constituyente continúan dentro de lo previsto. Una de las características más notables de las reacciones de la derecha es la negación. Negar la derrota es una forma de persistir en ella. En el caso de la oposición venezolana, esa derrota no se mide solo con los votos, sino sobre todo según los objetivos que se fijaron.

Que lo digamos nosotros, reconocidos chavistas, acaso no tiene gracia. Dejemos que lo plantee más bien la agencia noticiosa de derechas francesa AFP: “La oposición venezolana falló en su intento de evitar con duras protestas que dejan unos 125 muertos la elección de la Asamblea Constituyente del presidente Nicolás Maduro”. Pues bien, no solo no la evitó, sino que además se vio superada con una contundente votación de más de 8 millones de venezolanos. El “gran objetivo” de la derecha estuvo muy lejos de lograrse y sus actos criminales del día electoral no hicieron sino evidenciar aun más el tamaño de su descalabro.

En fin, como viene sucediendo, el único frente en el que todavía la derecha del patio constituye un relativo peligro es el internacional, donde su gran recurso es el respaldo del imperialismo y sus aliados. Ayer, en una acción que no tiene ninguna eficacia más allá de la propagandística, el Departamento del Tesoro de Estados Unidos “sancionó” a Nicolás Maduro (pareciera cosa de comiquita, a no ser por las aviesas intenciones que implica), congelándole los “activos”, y prohibiéndole viajes y transacciones comerciales al Presidente. Esto es sin duda un bidón de gasolina que se pone en manos de los violentos peones del imperialismo y de esa derecha fascista, para que sigan montando sus aisladas funciones terroristas que tienden a debilitarse mientras se tornan en cierto sentido crónicas, confinadas a algunos municipios e intensificadas en la saña criminal armada.

Sin embargo, insistimos en que la intervención directa del Imperio no parece inminente, ya que el gobierno de Trump no luce tan fuerte, ni a lo interno de Estados Unidos, ni por la situación de ese país en el escenario internacional. Muy al estilo de Trump, se trata de un gobierno que contra Venezuela se muestra vociferante, altisonante, pero que en realidad tiene pocas posibilidades de pasar esa raya por el momento. Claro, no deja de ser peligroso que la Revolución Bolivariana muestre tan fuertes señales de recuperación como las actuales, ya que exacerba el odio imperial-oligárquico y aumenta las agresiones verbales, políticas y hasta económicas. Un chavismo firmemente recuperado es una de las probables consecuencias de la Constituyente y de su prevista influencia en los desarrollos políticos del continente, de allí la ojeriza que despierta en los enemigos. Todo esto configura para Trump una situación tan problemática como la que está viviendo en Estados Unidos con el Obamacare: quisiera liquidarlo, pero no haya cómo.

En todo caso, la derecha puede negarse todo lo que quiera a las evidencias que dejó el 30J, pero es claro que el Departamento de Estado sí que sabe exactamente lo que ocurrió, de allí la premura en dar respuesta, directamente contra Maduro. Es el ladrido de un perro que, a decir verdad, por ahora no tiene mordida. Ya en el Norte el dueño del circo sabe lo que le esperaría por acá si se atreve a intervenir directamente del modo que sea. La gente atravesando el río Torbes para votar es una muestra de todo lo que podría pasar si se desafía a un pueblo tan valiente y decidido, y que además, como decía Chávez, no está desarmado. Venezuela no sería un paseo para ningún invasor que osara hollarla. Eso es ya un gran logro del pueblo con la movilización del 30J: la disuasión, el efecto Río Torbes.

Entretanto, los payasos internos ensayan nuevas morisquetas para distraer e ilusionar a su público de galería. Después de augurar que darían al traste con la Constituyente (lo cual está en el origen de la excelente consigna revolucionaria de “La Constituyente sí va”), ahora desdicen de esa meta, como si nunca la hubieran planteado y articulan balbuceos y galimatías. Por ejemplo, el “consultor electoral” Oswaldo Ramírez: “Frenar la Constituyente era solo una parte de la lucha opositora, pero su objetivo central es la restitución del hilo constitucional… La Constituyente fue otro obstáculo, no fue la razón de la lucha, que continúa”.

Ni ellos mismos se creen que no fueron derrotados. Pero si los incautos se lo creen, allá ellos, como asomó Jorge Rodríguez. No hay peor ciego que quien no quiere ver.

Habemus ANC

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político

Lunes 31 de julio de 2017
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ANC: no se vayan, que esto se pone bueno

Alea jacta est. La Asamblea Nacional Constituyente ha sido electa con una votación numéricamente record para el chavismo: más de ocho millones de votos. Desde hoy, el país ha cambiado. Si bien la oposición, como era previsible, denuncia un fraude y habla de una abstención de más del 80%, en Venezuela los resultados legales los anuncia el CNE y no la MUD. De modo que la cosa es tal como iniciamos este Análisis, con un latinazo: la suerte está echada, habemus Constituyente.

Lo primero a destacar es la conciencia, la entereza, la valentía del pueblo revolucionario, que se sobrepuso a todas las dificultades para cumplirle a la Patria.

Luego la gran fortaleza política y organizativa del chavismo. Como ya hemos dicho de una vez, esta extraordinaria fuerza política es con lejos la más importante de Venezuela.

Además, es también una fortaleza institucional, lo que quedó demostrado una vez más con el papel que jugaron ayer las instituciones del Estado, de manera particularmente destacada el CNE y la FANB. Todos estos ingredientes, más el apoyo internacional de parte de gobiernos y movimientos progresistas del continente y del mundo -lo cual hace
que los organismos internacionales que tratan de ser influenciados por el imperialismo, como la ONU y la OEA, se vean impedidos de actuar eficazmente contra Venezuela- hacen que la Revolución Bolivariana sea, sin ninguna duda, un durísimo hueso de roer para el Imperio y sus aliados.

Ahora bien, las primeras reacciones de voceros y medios de la derecha auguran lo ardua que continuará siendo esta batalla. Se da un desconocimiento abierto del resultado electoral, de la victoria popular y del extraordinario papel del pueblo el día de ayer, y se proyecta la violencia desatada por los terroristas y las bajas humanas que la misma produjo, achacándolas al Gobierno y vinculándolas con el evento electoral, con cuyo desarrollo específico no tuvieron nada que ver. Además, se destaca el no reconocimiento de la ANC por unos pocos países, que no llegan a veinte, todos alineados con el imperialismo, entre los cuales sobresalen algunos muy poderosos como el propio Estados Unidos, Canadá, el Reino Unido y Brasil. A estos se suman otros como España y el minoritario grupo del continente que acompaña a Almagro en sus aventuras contra Venezuela.

Por otro lado el presidente Maduro, en su discurso de celebración en el albor de la madrugada de hoy, advirtió de la lucha contra la impunidad que librará la Constituyente, anunciando, por ejemplo, el preaviso que se inicia para la Fiscal General de la República y asomando que la ANC llega para poner orden en el país.

No se dude en absoluto que viene más confrontación, no por culpa de la Constituyente, como algunos en la derecha quieren hacer ver, sino como consecuencia de la aguda lucha de clases que se libra en Venezuela, en la cual está en juego el tema del poder político. La derecha no se va a quedar quieta, aunque sin duda vienen reacomodos, cambios tácticos, nuevos deslindes de fuerzas y actores. La elección de ayer va a marcar en gran medida los acontecimientos del devenir inmediato.

La derecha ha anunciado que continuará con acciones de calle. Lo hace en medio de marcadas muestra de debilitamiento, lo que no quiere decir que esté liquidada.

También se sabe que ha participado en conversaciones con el Gobierno y probablemente parte de ella ha de ser proclive a continuarlas, sobre todo porque el destino de las tácticas violentas es bastante dudoso y parece acercarse el momento que ya hemos visto antes, y que se está asomando ahora en medio de las acciones terroristas actuales: las aventuras violentas siempre han terminado haciendo daño a la derecha y fortaleciendo al chavismo. Pasó tras el golpe de Estado de abril de 2002, tras el sabotaje petrolero de 2002-2003, tras las guarimbas de 2014 y también ahora, dado el resultado de ayer. Otro asunto a tomar en cuenta es que la vanguardia social de la Revolución sale de esta con la moral por las nubes.

En pocos días se instalará la Asamblea Nacional Constituyente. Los representantes constituyentes (entre los cuales aun ignoramos si quedamos o no) tienen por delante una gran responsabilidad. El pueblo los ha apoyado y al mismo tiempo les ha dado un mandato supremo, pero igualmente ha puesto en sus manos parte importante del destino del país. El dilema de la Constituyente es el mismo que señalamos hace ya algunas semanas: se trata de un desencadénate histórico, pero aun no sabemos de qué.

Pero ese es otro tema que no abordaremos hoy.

Entretanto, cerraremos con una apreciada frase de la que hemos echado mano más de una vez. Proviene del ámbito del beisbol y fue la marca de fábrica del célebre narrador de la pelota Buck Canel: no se vayan, que esto se pone bueno.

La Rivoluzione Bolivariana vince un’importante battaglia

da (n)PCI

Comunicato CC 10/2017 – 1° agosto 2017

1917, centenario della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, la svolta nella storia dell’umanità

La vittoria del governo Maduro in Venezuela rafforza la rivoluzione socialista nel nostro paese!

Eletta in Venezuela la nuova Assemblea Nazionale Costituente

Domenica 30 luglio la rivoluzione bolivariana ha vinto un’importante battaglia contro la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Le forze reazionarie del Venezuela, le oligarchie imperialiste USA ed dell’Unione Europea e i governi asserviti di alcuni paesi dell’America Latina hanno mobilitato le forze di cui dispongono in Venezuela per impedire ad ogni costo che il popolo venezuelano partecipasse alle elezioni dell’Assemblea Costituente indette dal governo Maduro.

Nonostante le intimidazioni e le aggressioni messe in atto dalle forze reazionarie e dai mercenari degli imperialisti che operano in Venezuela e che in alcune regioni del paese hanno reso addirittura difficile se non impossibile il voto,

8.089.000 elettori hanno votato per l’ANC

È il numero più alto di voti raccolti dal fronte delle forze rivoluzionarie nelle elezioni degli ultimi anni. Avevano raccolto 5.620.000 voti nelle elezioni del 6 dicembre 2015 che diedero la maggioranza dell’Assemblea Nazionale alla destra, 7.505.000 nelle elezioni del 14 aprile 2013 che portarono Maduro alla presidenza e 7.444.000 nell’ultima elezione che confermò Chavez alla presidenza il 7 ottobre 2012, cinque mesi prima della sua morte il 5 marzo 2013.

Per capire appieno il significato del risultato, bisogna tener conto che in Venezuela la gerarchia cattolica è apertamente schierata con la reazione (fu alla testa del colpo di Stato che nel 2002 cercò di eliminare Chavez: i golpisti lo catturarono e lo tennero prigioniero per due giorni e ne uscì vivo solo perché i soldati del plotone d’esecuzione si ammutinarono). Il cardinale Urosa Savino, arcivescovo di Caracas e presidente della Conferenza episcopale venezuelana, ha dichiaro illegali le elezioni dell’ANC e il cardinal Parolin, segretario di Stato del Vaticano, gli ha fatto eco. La borghesia tiene ancora nelle sue mani gran parte dell’apparato produttivo e dell’economia del paese e sabota la distribuzione di viveri, medicinali e altri generi di prima necessità dando la colpa al governo. Quasi tutti i mezzi di comunicazione di massa sono nelle mani della borghesia. Bande armate di mercenari e di reazionari imperversano in varie parti del paese, compresi i quartieri ricchi della capitale. La prepotenza e la violenza della reazione è tale che una parte delle forze rivoluzionarie critica il governo Maduro perché procederebbe con troppa moderazione.

In questo contesto i risultati elettorali ottenuti dall’iniziativa di far eleggere una Assemblea Costituente con il compito di promuovere l’espansione del settore pubblico dell’economia e la partecipazione delle masse popolari all’attività politica sono un grande successo. Le forze armate venezuelane hanno sostenuto lealmente il governo Maduro e la sua iniziativa permettendo lo svolgimento delle elezioni benché per ordine del governo non potessero usare armi da fuoco neanche contro le bande reazionarie intente a commettere aggressioni e crimini. Le manovre della destra per arrivare presto alla guerra civile dispiegata che sarebbe sostenuta dall’aperto intervento militare degli USA e dei loro paesi satelliti (come fecero i governi di Hitler e di Mussolini in Spagna nel 1936, come fecero gli USA in Guatemala nel 1954, in Nicaragua nel 1979, come hanno fatto recentemente i governi USA ed europei in Libia e in Siria) sono state sventate dall’alta partecipazione popolare alle elezioni dell’ANC e dalla lealtà delle forze armate. I governi di altre grandi potenze, in particolare la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa, alle prese anch’esse con l’aggressività della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, hanno solidarizzato con il governo bolivariano del Venezuela. Il governo cubano e vari governi progressisti dell’America Latina (Bolivia, Ecuador e Nicaragua in primo luogo) hanno dichiarato la loro solidarietà con il Venezuela bolivariano. Contemporaneamente la Repubblica Popolare Democratica di Corea ha proseguito con un lancio di missili il programma di rafforzamento delle sue forze armate con cui dissuade gli USA e i suoi satelliti dall’aggredirla. La Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti capeggiati dagli USA continua ovunque a fare danni ma è sempre più divisa al suo interno e con le sue manovre sono più le opposizioni che suscita che i successi che raggiunge.

In conclusione il governo Maduro ha vinto e l’Assemblea Nazionale Costituente è stata eletta con la maggior partecipazione che ci si poteva aspettare. La guerra continua, ma le forze rivoluzionarie hanno vinto una battaglia.

Gli avvenimenti venezuelani sono ricchi di insegnamenti per i comunisti e gli elementi avanzati delle masse popolari italiane. Oggi noi comunisti lottiamo perché nel nostro paese le masse popolari formino in ogni azienda e in ogni zona del paese organismi operai e popolari che, nei casi in cui è possibile farlo localmente, facciano fronte da subito almeno alle manifestazioni più gravi del corso catastrofico delle cose assumendo il ruolo di pubbliche autorità locali, che si coordinino tra loro fino a costituire un loro governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare e lo facciano ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia rendendo il paese ingovernabile per essi. Le manovre messe oggi in atto dalla destra e dai gruppi imperialisti in Venezuela sono analoghe a quelle che reazionari e gruppi imperialisti metteranno in atto in Italia dopo la formazione del GBP. Quindi la resistenza delle masse popolari venezuelane è esperienza anche per noi. La lotta sarà dura, ma anche noi possiamo vincere e arrivare fino a instaurare il socialismo.

Solo costituendo un governo d’emergenza della masse popolari l’Italia spezzerà effettivamente le catene della NATO, dell’Unione Europea e dell’Euro (Banca Centrale Europea). Spezzare queste catene è indispensabile per porre fine al catastrofico corso delle cose ma l’idea, circolante nel movimento sociale e politico Eurostop fondato a Roma il 1° luglio, che per liberarsene basti fare dimostrazioni e proteste è campata in aria. Per rompere effettivamente quelle catene bisogna creare le condizioni necessarie a costituire un governo d’emergenza che abbia la volontà e la forza per spezzarle e far fronte alle manovre dei gruppi imperialisti e delle forze reazionarie per ristabilirle. Per questo bisogna avere un preciso piano d’azione. Questa è la linea del Governo di Blocco Popolare.

Il corso delle cose è oggi così catastrofico in ogni campo e le situazioni create dalla borghesia imperialista così gravi che chi si lascia andare alle impressioni che quello che accade suscita di momento in momento in lui, o diventa cinico o si dispera. Ciò che caratterizza noi comunisti è che invece abbiamo una analisi del corso delle cose, ne conosciamo la ragione e attuiamo una linea per venirne a capo. Proprio perché queste (analisi, causa e linea) le abbiamo ben ragionate e le abbiamo definite a ragion veduta (salvo verificarle e apportare le eventuali rettifiche), ognuno di noi agisce serenamente e attua al meglio delle sue capacità il compito che gli è assegnato nel piano d’azione del partito.

Avanti quindi!
Per il GBP, per la rinascita del movimento comunista, per l’instaurazione del socialismo!

Con il socialismo nessuna donna e nessun uomo è un esubero!

Con il socialismo c’è posto per tutti quelli che sono disposti a far la loro parte dei compiti di cui la società ha bisogno!

Non c’è problema, “disastro naturale” e malattia a cui gli uomini oggi non sanno far fronte: è il capitalismo che ce lo impedisce!

Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese!

PRC si congratula con Maduro per la vittoriosa elezione della ANC

da Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale
Area Esteri e Pace

00196 – Via Scialoja 3, Roma – tel. 06.441821

http://www.rifondazione.it

VENEZUELA: VITTORIA POPOLARE PER L’ASSEMBLEA COSTITUENTE

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea saluta il risultato straordinario di partecipazione al voto per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente in Venezuela. Secondo i dati emessi dal CNE (Consiglio Nazionale Elettorale, uno dei 5 poteri in cui è articolato lo Stato venezuelano), gli elettori che hanno partecipato alla consultazione sono stati 8.089.320. Il consistente blocco sociale che sostiene il Governo Maduro si basa sul 41,53% di votanti (su una base elettorale di circa 20 milioni di elettori).

Un risultato particolarmente significativo, ottenuto dopo più di 3 mesi di manifestazioni violente organizzate dai settori oltranzisti dell’opposizione, in un clima di intimidazione squadrista che non è cessata neanche durante il voto.

Anche nei quartieri ricchi di Caracas, una consistente parte della popolazione ha votato e non si è riconosciuta nelle posizioni dell’opposizione che aveva chiesto di astenersi, rifiutando il confronto elettorale.

Nonostante una situazione di grave crisi economica (per molti aspetti provocata artificialmente dall’esterno) e politica, il voto dimostra che il Venezuela desidera la pace e non vuole tornare alle politiche neoliberiste in vigore prima della vittoria di Chavez.

Naturalmente il risultato elettorale non risolve di per sé la crisi: in base al diktat di Washington alcuni governi neoliberisti latino americani (Argentina Brasile, Cile, Colombia, Messico, Costa Rica, Panama e Perù) hanno dichiarato di non riconoscere il voto. In Europa il governo spagnolo e diversi dirigenti della UE (a partire da Federica Mogherini) si sono schierati con Trump, prefigurando scenari di conflitto destinati ad approfondirsi, in attesa di un intervento esterno. In Italia alcuni esponenti del PD e del governo mentono sapendo di mentire e confermano il loro scandaloso appoggio ai settori oltranzisti dello squadrismo fascista.

Il risultato delle elezioni di ieri per l’Assemblea Costituente va rispettato e rappresenta un’occasione per superare la crisi, riprendendo il dialogo interrotto tra governo e opposizione, sostenuto anche dal Papa Francesco e da diversi ex-presidenti.

Il PRC-SE si congratula con il popolo venezuelano e con il suo legittimo governo guidato dal Presidente Costituzionale Nicolàs Maduro per questa vittoria della democrazia.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE

ANAIC con il Venezuela Bolivariano!

Comunicato Stampa Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba all’Ambaciata Bolivariana del Venezuela in Italia.

Stimati compagni,

con un risultato straordinario a favore della nuova Costituente si è concluso il referendum in Venezuela.

Nonostante le inaudite violenze perpetuare per mesi dalle forze para-fasciste finanziate dall’esterno, nonostante la crisi economica e le distorsioni sulla reperibilità dei prodotti di consumo pilotata dall’impero delle multinazionali, nonostante una campagna mediatica internazionale falsa e dai toni apocalittici, il popolo ha risposto in massa all’appello del Presidente Maduro.

Grazie anche ai martiri di questa seconda “guarimba” il percorso di Bolívar ritrova legittimazione e forza per proseguire la via iniziata dall’indimenticabile Comandante Hugo Chávez Frías.

In ogni momento, l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba sarà sempre solidale con la Rivoluzione Bolivariana e con tutti i popoli che lottano contro l’imperialismo, per la costruzione di un mondo migliore. ¡Hasta la victoria siempre!

A nome di tutta la nostra Associazione, Sergio Marinoni presidente

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