Il Venezuela e il mondo alla rovescia

L'immagine può contenere: una o più persone, folla e spazio all'apertodi Pasqualina Curcio

– 15yultimo.com – cambiailmondo.org

Centotrenta anni fa, dopo aver visitato il paese delle meraviglie, Alice entrò in uno specchio per scoprire il mondo alla rovescia. Se Alice rinascesse oggi (e in Venezuela), non ci sarebbe bisogno di attraversare nessuno specchio; le basterebbe guardare fuori dalla finestra.

Eduardo Galeano

1. Il Venezuela è uno dei pochi paesi, se non l’unico, con un regime “dittatoriale” il cui “dittatore” esercita la tirannia dopo aver lasciato l’incarico. Di più: essendo dittatore, organizza un auto-golpe: nel mese di gennaio 2017, l’Assemblea Nazionale, con il voto maggioritario della rappresentanza dell’opposizione al governo nazionale (la maggioranza del Parlamento è in mano all’opposizione dopo le ultime elezioni parlamentarie, ndr) ha deciso che il presidente Nicolás Maduro aveva abbandonato l’incarico di Presidente; un mese più tardi, gli stessi rappresentanti deputati convennero che eravamo in presenza di una dittatura guidata dal Presidente della Repubblica (lo stesso che secondo loro aveva lasciato l’incarico un mese prima). Un mese più tardi, essendo già “dittatore” in carica, secondo gli stessi rappresentanti deputati, il presidente ha fatto un colpo di stato.

2. Tra il 1958 e il 1998, in 40 anni, si sono svolte 24 elezioni, in media 1 processo elettorale ogni 2 anni. Dal 1999 (anno in cui fu eletto Hugo Chávez, ndr), in 18 anni, ci sono state 25 elezioni, compresi i referendum costituzionale e il referendum revocatorio (il Venezuela è l’unico paese al mondo che prevede in Costituzione, che il popolo possa revocare il proprio presidente a conclusione della metà del mandato presidenziale, ndr); in pratica, in questi 18 anni ci sono stati uno o due processi elettorali all’anno. Dal 2013 ad oggi cioè negli ultimi 4 anni, ci sono state 3 elezioni. Secondo gli esponenti che attualmente fanno opposizione al governo nazionale, a partire dal 1999 i venezuelani sono stati sottoposti ad un regime dittatoriale, sempre più tirannico, soprattutto dopo il 2013.

3. Delle oltre 1.000 emittenti radio e televisive alle quali il governo ha concesso il permesso di operare nell’etere, il 67% sono private, il 28% sono nelle mani delle comunità e il 5% sono di proprietà dello Stato. Dei 108 giornali quotidiani che ci sono, 97 sono privati ​​e 11 pubblici. Il 67% della popolazione venezuelana ha Internet. Secondo gli esponenti politici che attualmente fanno opposizione al governo nazionale, in Venezuela non c’è libertà di espressione.

4. Il Presidente della Repubblica, nel pieno esercizio delle sue funzioni nell’arco del mandato presidenziale che dura 6 anni, di fronte ad atti di violenza organizzati da esponenti locali alla ricerca di destabilizzazione economica, sociale e politica, ha chiesto un dialogo per la pace ai settori dell’opposizione. L’opposizione rifiuta questo appello, preferisce promuovere la violenza nelle strade. Il presidente è un tiranno e dittatore, i democratici sono quelli dell’opposizione.

5. Tutte le organizzazioni politiche (i partiti) si trovano in una fase di cambiamento e di rinnovamento. Processo portato avanti da uno dei cinque poteri pubblici costituiti, il Consiglio Nazionale Elettorale. Tutti hanno risposto alla chiamata per il rinnovamento. Sono alle porte le elezioni regionali e comunali. Nel frattempo, i leader e i seguaci dell’opposizione gridano: siamo in una dittatura!

6. In Venezuela si stanno violando tutti i diritti umani, dobbiamo applicarle la Carta Democratica Interamericana. Ciò è quanto affermava a Washington, Luis Almagro, Segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA, ndr). Allo stesso tempo, a Ginevra, le Nazioni Unite approvavano a grande maggioranza l’esame periodico universale presentato dal governo del Venezuela. L’esame ha lo scopo di monitorare la situazione dei diritti umani in ognuno dei 193 paesi membri di questa organizzazione.

7. L’estrema destra, che fa opposizione al governo nazionale, finanzia e promuove atti di violenza e di terrorismo: blocca le strade, i grandi viali e le principali arterie viarie; conduce attentati contro scuole e strutture sanitarie (pubbliche, ndr); in un atto fascista, terrorista e demenziale, si sono avvalsi di mercenari per assediare e dare fuoco all’Ospedale Materno Infantile “Hugo Chávez Frias” di El Valle, che ha dovuto essere evacuato dei 58 neonati e delle gestanti presenti asfissiate dal fumo. Secondo questi esponenti dell’opposizione politica, la responsabilità è del governo nazionale per aver tenuto sotto controllo la situazione, per aver disperso i mercenari e per aver evacuate i bambini e le donne.

8 V’è una carenza di alcuni prodotti alimentari, medicine e prodotti di igiene. Le aziende responsabili della produzione, dell’importazione e della distribuzione, le grandi multinazionali, hanno ricevuto da parte del governo nazionale, valuta a tariffa preferenziale (per facilitarne la produzione, l’importazione o la distribuzione, ndr); hanno ricevuto la materia prima a prezzi agevolati; il prezzo dei loro prodotti è aumentato in quasi il 4.000% in meno di un anno (2016); il popolo venezuelano fa lunghe code per l’acquisto di questi prodotti. La merce manca ancora sugli scaffali. In Venezuela questo non si chiama inefficienza delle imprese private, ma si chiama “fallimento del modello socialista”.

9. Anche se il prezzo è aumentato del 3.700% (aumentata da 19.00 bolivar marzo 2016 a 700,00 bolivar a dicembre), una cifra molto superiore alla inflazione annuale, centinaia di clienti fanno lunghe file per comprare la farina arepa mais precotto (il pane dei venezuelani). I proprietari delle aziende, vedendo tutti i loro clienti facendo lunghe file per comprare la loro marce, hanno risposto diminuendo la produzione di farina dell’80%.

10. Ascoltate i talk show e i programmi di opinione delle radio, in particolare quelli con posizione manifestamente contrario al governo nazionale: “Siamo nella peggiore crisi economica, abbiamo bisogno di aiuti umanitari, stiamo morendo di fame, senza cibo, chiediamo che si apra un canale umanitario”. Poi si sente: “E adesso la pubblicità … vi invitiamo a visitare il ristorante “X” qui potrete degustare varietà di carne e pesce, deliziosi dessert, ci trovate sulla strada tale, portate tutta la famiglia in questo fine settimana” … “Caro amico, cara amica, state andando in vacanza nella settimana di Pasqua? Non dimenticate di fermarvi al supermercato “Y”, ci troverete tutto ciò che cercate per varietà e freschezza, a prezzi buoni, per godervi una bella vacanza e relax, come vi meritate”. Fine della pubblicità, ricomincia il talk show: “Torniamo a parlare con il nostro ospite di oggi, un esperto di economia, e continuiamo a parlare della necessità urgente di aprire il canale umanitario in Venezuela per mancanza di cibo.”

11. Gli ultimi 4 anni gli agricoltori hanno rifornito di frutta, verdura, ortaggi, il popolo venezuelano. Si tratta di piccoli produttori rurali, senza molta capacità di sopportare situazioni economiche e finanziarie difficili. Le grandi aziende nazionali e multinazionali agro-alimentari, i grandi monopoli e oligopoli con capacità di cartolarizzazione e certamente con grande forza finanziaria, non hanno rifornito la gente pur avendo ricevuto sovvenzioni sia di materie prime che di valuta tariffaria preferenziale.

12. Tra il 1980 e il 1998, sotto il sistema capitalista neoliberale, la povertà aumentava a ritmo incalzante parallelamente alla crescita economica. Nel 1999, con l’adozione popolare di una nuova Costituzione, cambia il modello economico e sociale verso uno di giustizia sociale; da quell’anno gli aumenti di produzione implicano la riduzione della povertà. Per alcuni venezuelani invece è fallito il modello socialista, quello che è stato adottato nel 1999.

13. La principale compagnia statale venezuelana Petroleos de Venezuela fornisce il 95% di valuta estera il paese, l’altro 4% dipende da altre aziende statali. Le imprese private generano il restante 1%. In Venezuela, le imprese private sono efficienti e di successo, lo stato inefficiente.

14. In Venezuela, il valore della valuta sul mercato illegale è il marcatore dei prezzi interni dell’economia. Quando vengono manipolati intenzionalmente e in modo sproporzionato quei valori nei mercati illegali ciò produce l’inflazione. Il governo, di fronte all’inflazione indotta, per proteggere il potere d’acquisto della classe operaia, ha decretato aumenti salariali. Il responsabile dell’inflazione è il governo per aver aumentato i salari e non i terroristi dell’economia che hanno manipolato del 38.732% il cambio illegale dal 2013 ad oggi.

15. La produzione nazionale pro capite in Venezuela negli ultimi 4 anni è, in media, del 9% maggiore rispetto agli ultimi 30 anni. Il tasso di disoccupazione è storicamente il più basso degli ultimi 30 anni, il 6,6%. Il Venezuela è nella peggiore crisi e caos economico.

16. Le principali industrie nel settore farmaceutico, quelle importatrici, che producono e distribuiscono oltre il 90% dei medicinali e delle forniture chirurgiche in Venezuela, hanno ricevuto da parte del governo nazionale ad un tasso preferenziale circa US $ 1.660 milioni nel 2008 per importare questi beni. Nel 2015 hanno ricevuto 1.789 milioni US $ (più che nel 2008). Nel 2008 non vi era alcuna carenza di medicinali, nel 2015 sì. Il responsabile della carenza di medicinali è il governo.

17. La Repubblica ha ripagato più di 60 miliardi di US $ di impegni del debito estero nel corso degli ultimi 4 anni. Lo ha fatto in modo completo e tempestivo. Il Venezuela è classificato come il paese con il più alto rischio finanziario del mondo.

18. Citibank ha improvvisamente deciso di chiudere i conti bancari del governo nazionale attraverso i quali avvenivano i pagamenti e i trasferimenti per far fronte agli impegni finanziari e commerciali fatti all’estero. Il motivo è che lo Stato venezuelano è molto rischioso. Citibank non ha chiuso i conti dei privati. Forse lo Stato venezuelano è molto rischioso perché ha le principali riserve di petrolio in tutto il mondo, le seconde di gas, di acqua potabile, coltan, diamanti, oro e di molte altre risorse. Tale situazione sembra implicare un alto rischio per Citibank.

19. Nella sala Ayacucho di Palazzo di Miraflores, sede del potere esecutivo, un 12 aprile del 2002, si è autoproclamato come presidente della Repubblica, Pedro Carmona Estanga, dopo aver organizzato un colpo di stato contro il presidente Hugo Chávez. Durante l’evento di auto-proclamazione, venne letto il seguente decreto: “Sono sospesi dalla carica di deputato i deputati principali e supplenti dell’Assemblea Nazionale (il Parlamento, ndr), sono destituiti dalla loro carica, il presidente e gli altri giudici della Corte Suprema e il Procuratore generale della Repubblica, il Controllore Generale della Repubblica, il Difensore Civico e i membri del Consiglio nazionale elettorale”. I presenti alla cerimonia in cui furono dissolte per decreto tutte le autorità pubbliche costituisce la più grande offesa alla Costituzione gridarono eccitati: “libertà e democrazia”.

20. Coloro che gridavano “libertà e democrazia!” il 12 Aprile 2002 nella Ayacucho Hall, hanno approvato oggi il presunto abbandono della carica di Presidente della Repubblica. Ora stanno gridando “Abbasso il dittatore!”, riferendosi al presidente costituzionalmente eletto con la maggioranza dei voti del popolo venezuelano. Agli occhi di alcuni, questi sono i democratici.

21. Si ascolta da alcuni venezuelani un po’ confusi o male informati: “Speriamo che il Comando Sud degli Stati Uniti finisca per prendere la decisione di invaderci, così finisce questo modello fallito, e il paese tornerà a prosperare”. Iraq, Libia e Siria, per citarne alcuni bombardati e invasi dagli Stati Uniti, si trovano ancora in guerra, non hanno prosperato, sono distrutti. Ci sarà qualche esempio di un paese invaso dagli Stati Uniti che ha prosperato?

22. Il Venezuela è una minaccia straordinaria e insolita per gli interessi degli Stati Uniti. Questo decretò Barack Obama, presidente dell’impero e della grande potenza militare mondiale, responsabile di invasioni e di guerre.

I patrioti venezuelani, persone di pace, insistono sul fatto che è il contrario.

OEA: reacciones

Análisis de Entorno Situacional Político

Viernes 28 de abril de 2017

OEA: ladran los perros…

Hay en Derecho un concepto que se denomina “indicio de interés”, según el cual es sospechoso de un crimen aquel que se puede beneficiar de él, como una persona que es reciente beneficiaria de un seguro de vida de otra que ha sido asesinada. Eso está pasando con el anunciado retiro de Venezuela de la OEA. Saltan ahora los deudos de la “víctima” opuestos y “preocupados” por esta decisión, lo que los señala como responsables de todos los crímenes que vienen siendo adelantados contra Venezuela.

Todos ellos son beneficiarios políticos de las trapisondas injerencistas que han tenido como centro principal la malhadada Organización de Estados Americanos. Por supuesto, no podía esperarse otra cosa. Esas reacciones confirman la justeza de la resolución tomada soberanamente por Venezuela de sacarse de encima ese muerto apestoso. El asunto es dilucidado de manera prístina por la poderosa voz de Cuba revolucionaria, que se expresó por medio de un comunicado de su Cancillería: “La convocatoria de una Reunión de Consultas de Ministros de Relaciones Exteriores, para continuar hostigando al gobierno venezolano, constituye otra acción coherente con el tradicional papel de esa organización como instrumento de dominación imperialista en el hemisferio, a fin de resquebrajar la soberanía, la independencia y la dignidad de Nuestra América”. Tal cual.

Es interesante diseccionar algunas declaraciones de los cipayos del continente para entender a cabalidad de qué va la cosa de la OEA. El presidente de Costa Rica, Luis Guillermo Solís, por ejemplo: “El hecho de que Venezuela no participe en el marco multilateral hemisférico no le resta obligaciones en defensa de los derechos humanos de ningún tipo”. Fíjese el lector en la definición que hace Solís de la OEA: “el marco multilateral hemisférico”. El lenguaje dice a menudo mucho más con un solo término que lo que asoma una frase completa a primera pasada (recordar nuestra opinión sobre la denominación “‘las’ redes sociales”) ¿“El” marco multilateral hemisférico? ¿O sea el único, el marco unilateral por antonomasia? ¿Es eso la OEA?

¿No es un marco unilateral la CELAC, o la Unasur, o el Alba, organismos en los cuales nosotros también participamos? Lo que quiere decir el cipayo Solís es que la OEA debe ser el árbitro superior y absoluto de las querellas del continente, solo porque tiene la bendición de Estados Unidos y su aliado vecino Canadá. Con toda razón nuestra canciller Delcy Rodríguez habló del “monroísmo”, es decir la doctrina de “América para los americanos”, léase “América para los Estados Unidos”. Eso es lo que subyace en el fondo de la infeliz expresión del mandatario costarricense.

En este último sentido, citemos de nuevo el comunicado de la cancillería cubana: “La OEA ha permanecido siempre de espaldas a los pueblos de América, con una historia de casi 70 años de subordinación a los intereses oligárquicos e imperialistas…

Es tiempo ya de reconocer que la OEA resulta incompatible con las necesidades más acuciantes de los pueblos de América Latina y el Caribe. Es incapaz de representar sus valores e intereses. Impuso un falso credo democrático, responsable de la muerte de cientos de miles de latinoamericanos y caribeños y de la pobreza y exclusión de millones. La OEA agrede e impone, y no concilia ni dialoga; desprecia la igualdad y la autodeterminación de los Estados. Conspira y subvierte a gobiernos genuinos y legítimamente constituidos con demostrado respaldo popular. Merece el más profundo repudio”. No hay mucho que agregar, solo sí comentar la importante referencia a un “falso credo democrático”. Esto, dicho por Cuba, resulta emblemático, ya que este país se liberó desde hace muchos años de los formalismos de la “democracia” liberal burguesa y del sistema electoral que caracteriza a esta falsa democracia. Por eso en Cuba no hay guarimbas ni manifestaciones violentas pidiendo elecciones adelantadas, ni quien ande poniendo plazos amenazantes a las instituciones. Claro está, de nosotros no podemos decir lo mismo al día de hoy, pero ese es otro tema, aunque de ello no pararemos de hablar en el futuro cercano, por supuesto.

El destartalado circo de la OEA no deja de mostrarse en total desnudez. Una de las organizaciones más conocidas del entramado “civil” internacional de la CIA, la “Freedom House”, fundada en Nueva York y con sede principal en Washington, se pronunció sobre nuestro retiro del ministerio de colonias en términos diáfanos, al expresar que “Si el Gobierno del presidente Nicolás Maduro es serio sobre retirarse de la OEA, entonces ya no está ni pretendiendo aceptar los principios democráticos ni sirviendo los intereses de los ciudadanos del país”, al mismo tiempo que anunciaba la entrega de su premio “Libertad” a Luis Almagro ¡Por más que se tongoneen…!

Desde Estados Unidos, Donald Trump y su cachorro Mauricio Macri se juntaron para criticar la decisión venezolana, y el vocero del Departamento de Estado Mark Toner hizo una declaración harto taimada y puñetera: “La declaración que hizo ayer la ministra de Exteriores no tiene un efecto real inmediato ni práctico, porque retirarse de la Organización de Estados Americanos puede llevar hasta dos años… Eso se extendería hasta después del final del mandato del presidente Maduro, y la decisión solo podría convertirse en definitiva si lo decide su sucesor”. Bien, ladran los perros…

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