I legami di Trump col passato e la resurrezione della sinistra

obama-trumpdi James Petras

09.02.2017- Stati Uniti

 

‘De Omnibus dubitandum’
Bisogna dubitare di tutto

Introduzione
Il Presidente Trump è profondamente radicato nella struttura politica dello stato profondo dell’imperialismo americano. Contrariamente ai riferimenti occasionali al non intervento nelle guerre d’oltremare, Trump ha seguito le orme dei suoi predecessori. Mentre i neo-conservatori e i liberali hanno sollevato lamenti e gemiti per i legami di Trump con la Russia, per le sue ‘eresie’ sulla NATO e le sue aperture alla pace in Medio Oriente, in pratica, lui ha scartato il suo imperialismo umanitario mercantile e si è impegnato nelle stesse politiche bellicose della sua rivale presidenziale del PD, Hillary Clinton.

 

Siccome gli manca la viscida ‘demagogia’ dell’ex-presidente Obama, e non spalma le sue azioni con appelli d’accatto alla politica ‘identitaria’, i grezzi e rudi pronunciamenti di Trump trascinano giovani manifestanti per le strade in azioni di massa. Queste manifestazioni sono in maniera più o meno palese sostenute dai maggiori oppositori di Trump tra i banchieri di Wall Street, gli speculatori e i magnati dei mass-media. In altre parole, il presidente Trump è un porta-insegne e un seguace, non un ‘rivoluzionario’ e neanche un ‘agente di cambiamento’.
Cominceremo col discutere la traiettoria storica che ha dato alla luce il regime di Trump. Poi identificheremo le politiche in corso e gli impegni che determinano la direzione presente e il futuro della sua amministrazione. Concluderemo cercando di capire come l’attuale reazione possa essere in grado di produrre trasformazioni future.  Sfideremo l’attuale ‘catastrofico’ e apocalittico delirio e offriremo ragioni per una prospettiva ottimista per il futuro. In breve: questo saggio sottolineerà come la negatività del presente possa diventare una positività realistica.

 

 

Sequenze storiche

 

Nel corso degli ultimi due decenni, i presidenti degli Stati Uniti hanno sperperato le risorse finanziarie e militari del paese in guerre senza fine, senza speranza di vittoria, come anche in debiti commerciali e squilibri fiscali da milioni di miliardi di dollari. I leader degli Stati Uniti sono impazziti, provocando grandi crisi finanziarie globali, permettendo alle maggiori banche di fallire, distruggendo i piccoli titolari di mutui ipotecari, devastando i produttori e creando disoccupazione di massa, seguita da lavori instabili a bassa retribuzione, che portano al collasso gli standard di vita della piccola borghesia e della classe lavoratrice.

 

Le guerre imperiali, i miliardi di dollari dei salvataggi per i miliardari e la fuga incontrastata delle corporations multinazionali all’estero, hanno ampiamente approfondito le disuguaglianze di classe e dato origine ad accordi commerciali che favoriscono la Cina, la Germania e il Messico. Negli Stati Uniti, i principali beneficiari di queste crisi sono stati i banchieri, i miliardari high-tech, gli importatori commerciali e gli esportatori dell’agro-business. Di fronte alle crisi sistemiche, i regimi al potere hanno risposto approfondendo e ampliando i poteri del Presidente U.S. sotto forma di decreti presidenziali. Per coprire la serie decennale di sconfitte, sono stati incarcerati i ‘delatori’ patriottici e la sorveglianza high-tech da stato di polizia si è infiltrata in ogni settore della cittadinanza.
I Presidenti Bush, Clinton e Obama hanno definito la traiettoria delle guerre imperiali e di rapina di Wall Street. La polizia di Stato, i militari e le istituzioni finanziarie sono saldamente intrecciati nella matrice del potere. Centri finanziari come Goldman Sachs, hanno più volte dettato il programma e controllato il Dipartimento del Tesoro e delle agenzie che regolano il commercio e le banche. Le “istituzioni permanenti” dello Stato sono rimaste, mentre i presidenti, a prescindere dal partito, sono stati rimpastati, dentro e fuori l’ “Ufficio Ovale”.
Il ‘primo’ Presidente ‘nero’ Barack Obama ha promesso la pace e portato avanti sette guerre. Il suo successore, Donald Trump, è stato eletto sulla base della promessa di “non intervento” e prontamente ha brandito il “bastone da bombardamento” di Obama: il piccolo Yemen è stato attaccato dalle forze USA, gli alleati della Russia nella regione ucraina del Donbas sono stati aggrediti dagli alleati di Washington a Kiev e il ‘più realista’ rappresentante di Trump, Nikki Haley, ha messo in piedi un bellicoso spettacolo alle Nazioni Unite, nello stile della ‘Signora intervento umanitario’ Samantha Power, ragliando invettive contro la Russia.

 

Dove è il cambiamento? Trump ha seguito Obama aumentando le sanzioni contro la Russia, mentre minaccia la Corea del Nord di distruzione nucleare, a seguito del maggior dispiegamento militare voluto da Obama nella penisola coreana. Obama ha lanciato una guerra per interposta persona contro la Siria e Trump ha intensificato la guerra aerea su Raqqa. Obama ha circondato la Cina con basi militari, navi da guerra e aerei da guerra e Trump gli è andato dietro a passo d’oca  con retorica guerrafondaia. Obama ha raggiunto il record nell’espulsione di due milioni di lavoratori messicani nel corso di otto anni; Trump lo ha seguito con la promessa di espellerne ancora di più.

 

In altre parole, il presidente Trump ha doverosamente preso il cammino lungo la traiettoria dei suoi predecessori, bombardando gli stessi paesi già nel mirino, mentre plagiava i loro discorsi maniacali presso le Nazioni Unite.
Obama ha aumentato il tributo annuale a Tel Aviv per l’incredibile somma di $ 3,8 miliardi, mentre belava qualche critica pro-forma verso l’espansione coloniale israeliana in Palestina; Trump ha proposto di spostare l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, mentre balbettava qualcuna delle sue solite insignificanti critiche agli insediamenti ebraici illegali sulla terra palestinese trafugata.

 

Ciò che colpisce in maniera straordinaria è la somiglianza delle politiche di Obama e Trump in politica estera, i loro mezzi e alleati. Ciò che differisce è il loro stile e la loro retorica. Entrambi i Presidenti, propostisi come ‘Agenti di Cambiamento’, hanno immediatamente rotto le stesse roboanti promesse pre-elettorali e hanno funzionato alla grande dentro i confini delle sempiterne istituzioni di stato.

 

Le differenze che presentano sono il risultato di contrastanti contesti storici. Obama ha assunto il crollo del sistema finanziario e ha cercato di regolamentare le banche, al fine di stabilizzare le transazioni. Trump ha assunto la Presidenza dopo la ‘stabilizzazione’ da  un trilione di dollari di Obama e ha cercato di eliminare le regolamentazione – sulle orme del Presidente Clinton! Così ‘tanto rumore’ sulla ‘deregulation storica’ di Trump!

 

L’’inverno dello scontento’, sotto forma di proteste di massa contro il bando anti- immigrati e visitanti da sette paesi a maggioranza musulmana di Trump deriva direttamente dalle ‘sette micidiali guerre’ di Obama. Gli immigrati e i rifugiati sono il prodotto diretto delle invasioni di Obama e degli attacchi a questi paesi, che hanno portato a omicidi, ferimenti, spostamenti forzati e miseria a milioni di persone ‘prevalentemente’ (ma non esclusivamente) musulmane. Le guerre di Obama hanno creato decine di migliaia di ‘ribelli’, insorgenti e terroristi. I profughi, in fuga per la loro vita, sono stati ampiamente esclusi dagli Stati Uniti sotto Obama e la maggior parte hanno cercato rifugi sicuri nei campi squallidi e nel caos dell’UE.

 

Per quanto terribile e illegale la chiusura delle frontiere ai musulmani da parte di Trump e per quanto promettenti sembrino le proteste pubbliche di massa, si tratta in entrambi i casi del risultato di una quasi decennale politica di omicidi e caos sotto la Presidenza di Obama.

 

Seguendo la traiettoria politica – Obama ha versato il sangue e Trump, nel suo volgare stile razzista, è stato lasciato a ‘ripulire il casino’. Mentre Obama è stato trasformato in un ‘premio Nobel per la Pace’, creatore di pace, lo scontroso Trump è stato attaccato significativamente per aver osato prendere lo straccio insanguinato!
Trump ha scelto di percorrere la via della calunnia e affronta l’ira di purgatorio. Nel frattempo, Obama è fuori a praticare il golf, il windsurf e a esibire il suo sorriso ‘chi se ne frega’ ai suoi adoranti scribacchini nei media.

 

Mentre Trump ripercorre il sentiero tracciato da Obama, centinaia di migliaia di manifestanti riempiono le strade per protestare contro il ‘fascista’, con decine di reti principali di mass-media, decine di plutocrati e ‘intellettuali’ di tutti i generi, razze e credi che si contorcono per l’oltraggio morale! Si rimane confusi per il silenzio assordante mostrato da questi stessi attivisti e forze quando le aggressive guerre e gli attacchi di Obama hanno portato alla morte e alla deportazione di milioni di civili, per lo più musulmani, e soprattutto donne – mentre le loro case, i matrimoni, i mercati, le scuole e i funerali erano bombardati.

 

Questo per quanto riguarda la confusione delle teste americane! Si dovrebbe cercare di capire le possibilità che nascono da un enorme settore che finalmente rompe il proprio silenzio, mentre l’ovattata bellicosità di Obama è stata trasformata nella grezza marcia di Trump verso l’apocalisse.

 

 

Prospettive ottimistiche

 

Molti si disperano ma ancora più persone sono diventate più consapevoli. Individueremo le prospettive ottimistiche e le speranze realistiche radicate nella realtà e nelle tendenze attuali. Realismo significa discutere sviluppi contraddittori, polarizzanti e perciò non consideriamo alcuno sbocco ‘inevitabile’. Questo significa che i risultati sono ‘terreno conteso’, dove i fattori soggettivi giocano un ruolo di primo piano. L’interfaccia delle forze in conflitto può risultare in una spirale ascendente o verso il basso – verso una maggiore uguaglianza, sovranità e liberazione o verso una maggiore concentraione di ricchezza, potere e privilegi.

La concentrazione più retrograda di potere e ricchezza si trova nell’oligarchica Unione Europea dominata dalla Germania – una configurazione che è sotto assedio da parte delle forze popolari. Gli elettori del Regno Unito hanno scelto di uscire dalla UE (Brexit). Come risultato, la Gran Bretagna deve affrontare una rottura con la Scozia e il Galles e una ancora maggiore separazione dall’Irlanda. La Brexit porterà a una nuova polarizzazione quando i banchieri londinesi si sposteranno verso l’UE e i leader del libero mercato si confronteranno coi lavoratori, coi protezionisti e con la crescente massa di poveri. La Brexit fortifica le forze nazional-populiste e di sinistra in Francia, Polonia, Ungheria e Serbia e frantuma l’egemonia neo-liberista in Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e altrove. La sfida per gli oligarchi UE è che l’insurrezione popolare intensificherà la polarizzazione sociale e potrà portare a movimenti di classe progressisti come una volta o a partiti nazionalisti autoritari.

 

L’ascesa al potere di Trump e dei suoi decreti attuativi hanno portato a polarizzare altamente gli elettorati, a una maggiore politicizzazione e all’azione diretta. Il risveglio dell’America approfondisce le incrinature interne tra i piccoli ‘d’ democratici, le donne progressiste, i sindacalisti, gli studenti e gli altri contro gli opportunisti del Partito Democratico, i grandi ‘D’, gli speculatori, i guerrafondai democratici di tutta una vita, i galoppini borghesi neri ‘D’ del partito (i mis-leader) e un piccolo esercito di ONG finanziate dalle imprese.

 

L’adozione da parte di Trump del programma militare Obama-Clinton e di Wall Street porterà a una bolla finanziaria, a spese militari gonfiate e a guerre sempre più costose. Queste divideranno il regime dai suoi sostenitori sindacalisti e della classe operaia, ora che il gabinetto di Trump si è formato interamente con miliardari, ideologi, sionisti rabbiosi e militaristi (contro la sua promessa di nominare imprenditori ‘dal muso duro’ e realisti del mondo degli affari). Ciò potrebbe creare una ricca opportunità per movimenti futuri che rigettino il vero orribile volto del regime reazionario di Trump.

La contrarietà di Trump al NAFTA, la difesa del protezionismo e dello sfruttamento delle risorse finanziarie minerà i regimi narco-neoliberali corrotti e sanguinari, che hanno governato il Messico negli ultimi 30 anni, dai giorni di Salinas. La politica anti-immigrazione di Trump porterà i Messicani a dover scelgiere tra ‘la lotta e la fuga’, per affrontare il caos sociale creato dalle narco-bande e dalla polizia criminale. Esso forzerà lo sviluppo dei mercati nazionali e dell’industria del Messico. Le masse di consumatori interni e la proprietà abbracceranno movimenti nazional-popolari. I cartelli della droga e i loro sponsor politici perderanno i mercati degli Stati Uniti e affronteranno l’opposizione interna.
Il protezionismo di Trump limiterà il flusso illegale di capitali dal Messico, che ammontava a $ 48.300.000.000 nel 2016, ovvero il 55% del debito del Messico. La transizione del Messico dalla dipendenza e dal neo-colonialismo risulterà profondamente polarizzare per lo stato e la società; il risultato sarà determinato dalle forze di classe.

 

Le minacce economiche e militari di Trump contro l’Iran rafforzeranno le forze nazionaliste, populiste e collettiviste nei confronti dei neo-liberisti ‘riformisti’ e dei politici all’occidentale. L’alleanza anti-imperialista dell’Iran con lo Yemen, la Siria e il Libano si solidificherà contro il quartetto guidato dagli Stati Uniti, cioè Arabia Saudita, Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti.

 

Il supporto di Trump al massiccio sequestro da parte israeliana della terra palestinese e il suo bando stile ‘solo Ebrei’ contro i musulmani e i cristiani porterà al ‘rovesciamento’ dei multi-milionari collaborazionisti dell’Autorità Palestinese e al sorgere di ancora più rivolte e intifade.

 

La sconfitta dell’ISIS rafforzerà le forze governative nell’Iraq indipendente, in Siria e in Libano, indebolirà la presa imperiale e aprirà la porta alle lotte secolari, democratiche e popolari.

 

La campagna anti-corruzione su larga scala e su lungo termine del Presidente della Cina Xi Jinping ha portato all’arresto e alla rimozione di oltre un quarto di milione di funzionari e uomini d’affari, inclusi miliardari e leader ai vertici del Partito. Gli arresti, i procedimenti giudiziari e la carcerazione hanno ridotto l’abuso del privilegio, ma cosa più importante, hanno migliorato le prospettive per un vasto movimento sociale, capace di sfidare le disuguaglianze. Quello che era iniziato dal ‘di sopra’ può provocare movimenti ‘del basso’. La rinascita di un movimento che guardi a valori socialisti  può avere un impatto importante sugli stati vassalli degli Stati Uniti in Asia.

Il sostegno della Russia ai diritti democratici nell’Ucraina orientale e la ri-costituzione della Crimea tramite referendum possono limitare i regimi fantoccio USA sul fianco meridionale della Russia e ridurre l’intervento degli Stati Uniti. La Russia può sviluppare pacifici legami con gli Stati europei indipendenti, in seguito alla disgregazione della UE e alla vittoria elettorale Trump, ben oltre la minaccia da parte del regime di Obama-Clinton di una guerra nucleare.

 

Il movimento mondiale contro la globalizzazione imperialista isola la morsa di potere voluta dalla destra degli Stati Uniti in Sud America. Il perseguimento di patti commerciali neo-liberisti da parte del Brasile, dell’Argentina e del Cile si trova sulla difensiva. Le loro economie, quelle dell’Argentina e del Brasile soprattutto, hanno visto un aumento di tre volte tanto del tasso di disoccupazione, di quattro volte del debito estero, una crescita stagnante o negativa e ora devono affrontare scioperi generali supportati dalle masse. Il ‘toadyismo’ neo-liberista sta riportando alla lotta di classe. Ciò può ribaltare l’ordine post-Obama in America Latina.
Conclusione

In tutto il mondo, all’interno dei paesi più importanti, l’ordine ultra-neo-liberista del passato quarto di secolo si sta disintegrando. Vi è un aumento improvviso e massiccio di movimenti dall’alto e dal basso, dai nazionalisti alla sinistra democratica, dagli indipendenti populisti alla destra reazionaria della ‘vecchia guardia’: è emerso un nuovo universo politico frammentato e polarizzato. L’inizio della fine del corrente ordine imperial-globalista sta creando opportunità per un nuovo ordine democratico collettivista e dinamico. Gli oligarchi e le elite della ‘sicurezza’ non daranno facilmente spazio alle richieste popolari né si faranno da parte. Si affileranno coltelli, decreti esecutivi verranno emanati, colpi di stato elettorali andranno in scena nel tentativo di prendere il potere. I movimenti democratici popolari emergenti hanno bisogno di superare la frammentazione dell’identità e scegliere leader unitari, egualitari, che possano agire con decisione e in modo indipendente dagli esistenti leader politici, i quali compiono gesti drammatici e plateali, mentre cercano un ritorno alla puzza e allo squallore del recente passato.

 

[Trad. dall’inglese per Albainformazione di Marco Nieli]

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