Il golpe di Erdoğan: purgare i critici interni, conquistare alleati esterni

Erdogandi James Petras

23lug2016-“Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha preparato un elenco di obiettivi per l’arresto, ancor prima che il colpo di stato (sic!) fosse lanciato”, funzionario della Commissione Europea sulla Turchia (FT 2016/07/19).

 

Introduzione

Il colpo di stato in Turchia è stato a comando. Un gruppo di ufficiali militari e funzionari di polizia sono stati istigati a prendere il potere da operatori di alto livello dell’intelligence del regime di Erdoğan. Essi sono stati autorizzati a far cadere alcune bombe, occupare ponti ed edifici, prima che fossero circondati, assediati e arrestati in base a una lista di proscrizione preparata prima ancora del cosiddetto colpo di stato. In mezzo a questo colpo di stato falso, un Erdoğan in ‘vacanza’ vola a Istanbul illeso, naturalmente, perché il suo luogo di villeggiatura è stato bombardato, dopo che lo aveva lasciato. Sequestra i mass-media, denuncia il colpo di stato, scuote le masse musulmane e mette in piedi una purga di massa della società turca, concentrandosi sul servizio civile, gli insegnanti e gli amministratori, i militari, i tribunali e i giudici. Di fato, ogni istituzione capace di azione indipendente o reputata critica di Erdoğan viene chiusa. Dopo una settimana, oltre 60.000 persone erano state epurate.

Perché Erdoğan ha fatto ricorso a un colpo di stato? Perché Erdoğan ha epurato la società turca? Quali politiche seguiranno alla presa di potere di Erdoğan?

 

Preludio al colpo di stato

Negli ultimi 5 anni, Erdoğan ha subito una serie di fallimenti e sconfitte politiche, economiche e diplomatiche, che hanno seriamente minato le sue ambizioni dittatoriali e territoriali. La sua forza aerea ha abbattuto un aereo militare russo, che operava all’interno del territorio siriano. Le immagini di mercenari jihadisti turchi che uccidevano un pilota russo mentre cercava la salvezza paracadutandosi, come anche di un membro della squadra di soccorso russa, hanno portato il governo russo a bloccare la  pluri-miliardaria industria del turismo russo in Turchia e a annullare redditizie trattative di affari. Ha rotto le relazioni con Israele, che ha rescisso un conveniente contratto per il petrolio e il gas offshore. Il suo sostegno all´ISIS e ad altri gruppi mercenari violenti salafiti, che operano in Iraq e in Siria ha provocato una rottura con la Siria e l’Iran. Il suo successivo tentativo di sconfessare i legami della Turchia con l´ISIS ha portato a una serie di orribili attentati terroristici da parte delle cellule jihadiste impiantate nel paese. La posizione diplomatica della Turchia in Egitto si è deteriorata, in quanto che Erdoğan ha cercato di mantenere i suoi legami con la Fratellanza Musulmana, dopo che era stata estromessa dal potere da un colpo di stato militare egiziano sponsorizzato dagli Stati Uniti.

Sul fronte interno, Erdoğan si è alienato l’élite militare kemalista secolare e quella civile politico-economico attraverso prove inventate ed epurazioni dei media. La pesante repressione di Erdoğan contro i manifestanti liberali e di sinistra sulle questioni ambientali ha aumentato la preoccupazione occidentale. La sua gestione brutale delle proteste dei lavoratori, a seguito del disastro della miniera di carbone di Soma nel 2014, in cui oltre 300 operai sono stati uccisi, lo ha reso più isolato.

La guerra di Erdoğan contro i movimenti indipendentisti curdi in Turchia, Iraq e, in particolare, in Siria, dove questi erano alleati degli Stati Uniti contro i jihadisti terroristi dell´ISIS, ha aumentato i disordini interni e l’isolamento internazionale.

Al fine di consolidare il suo potere esecutivo, Erdoğan si era prima alleato con le vaste reti di Gulenisti-islamici in Turchia, al fine di scavare il terreno sotto ai piedi dei kemalisti e poi si è messo a eliminare i suoi ex-alleati.

Di fronte a nemici e avversari a casa e all’estero, Erdoğan ha messo una duplice strategia per migliorare le sue alleanze all’estero, in particolare i suoi legami con la Russia e Israele, mentre lanciava una guerra totale contro i critici interni.

 

Il golpe pre-fabbricato e la Purga permanente

Gli agenti dei servizi segreti di Erdoğan all’interno del comando militare hanno incoraggiato o addirittura instigato i suoi critici nello Stato Maggiore, che erano stufi dei suoi pasticci e delle sue politiche disastrose, a montare un colpo di stato. Hanno dato spazio suficiente ai militari ribelli e risorse per fornire loro una parvenza di autorità, pur mantenendo il controllo strategico dell’aviazione e delle principali truppe di terra. Possono avere finto simpatia per il prematuro lancio di una rivolta … destinata alla sconfitta. Una volta che le unità ribelli pesantemente infiltrate si sono mosse, l’intera operazione Erdoğan si è attivata. I coscritti sfortunati hanno pensato che erano stati chiamati per delle esercitazioni militari, per poi ritrovarsi circondati, arrestati e persino linciati. I dissidenti sono stati isolati, i loro movimenti paralizzati, i loro leaders resi inoffensivi. I lealisti di Erdoğan all’interno dell´Air Force turca hanno portato in volo il presidente trionfante all´aeroporto internazionale di Istanbul, ‘liberato’ tra le acclamazioni dei suoi adoranti sostenitori civili.

Erdoğan ha immediatamente decretato un´epurazione di massa – in nome della patria. Un vero e proprio colpo di stato aveva effettivamente avuto luogo – la presa di potere totale di Erdoğan. L’intero sistema politico, militare, giudiziario e di polizia è stato epurato del personale entro poche ore. Ci sono stati oltre 20.000 arresti, percosse e sparizioni. Ci sono state richieste di reintrodurre la pena di morte.

La presa del potere di Erdoğan ha bloccato le attività chiave dei Gulenisti negli Stati Uniti ed eliminato i funzionari indipendenti della Corte Suprema e i funzionari repubblicani laici. Il Presidente ha avuto le mani libere per ricostruire un intero apparato civile, governativo e militare con i suoi fedelissimi. Il suo controllo dei media e delle istituzioni educative è diventato totale.

 

Il governo sotto Erdoğan

Il colpo di stato preventivo di Erdoğan, la purga e la presa del potere si tradurrà in uno stato monolitico, che Erdoğan forgerà nella sua versione a lungo ricercata di un regime islamista. Il nuovo regime ha annunciato lo ‘stato di emergenza’, il che pone tutti i Turchi sotto la stretta conformità con le politiche di Erdoğan.

Il “Nuovo Ordine” di Erdoğan lancerà operazioni su larga scala contro i Curdi, senza alcun rispetto per i confini nazionali siriani o iracheni. Erdoğan garantirà il rispetto dei decreti islamici, progettati per imporre il conformismo. Egli riuscirà a imporre un regime dittatoriale ‘presidenziale’. E il Parlamento, se necessario, verrà by-passato; il suo mandato ‘elettorale’ sarà assicurato.

Nel periodo immediatamente successivo, le detenzioni di massa rafforzeranno lo stato – e i generali di Erdoğan, le autorità religiose alleate e i teppisti di strada chiameranno alle armi.

Scatenare la forza e la violenza contro i suoi nemici interni, tuttavia, può portare a controversie interne tra i nuovi predatori intorno al bottino della vittoria. L’élite economica può accettare il Nuovo Ordine, ma solo se e quando Erdoğan attenuerà i suoi attacchi retorici contro gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

Erdoğan deve ancora sviluppare una strategia sulla sostituzione dei professionisti epurati (‘Gulenisti’) all’interno dell’economia civile e della pubblica amministrazione – in particolare le scuole e la magistratura. I capovolgimenti impetuosi della sua politica sconsiderata di scontro con la Russia, la Siria, Israele, l´Iran,  l´Iraq e i Curdi sono suscettibili di generare nuovi livelli di malcontento, soprattutto tra i suoi attuali comandanti militari.

Il Nuovo Ordine di Erdoğan nasce dalla rottura della società civile e delle alleanze di lungo termine. Egli può rimanere al potere ad Ankara, ma sarà visto più come un delinquente politico locale che un partner tra le grandi potenze regionali.

Gli alleati esterni di Erdoğan sfrutteranno il suo isolamento e la sua megalomania radicale per stringere alleanze lucrative. Israele premerà per contratti favorevoli di gas e petrolio; la Russia insisterà perché Erdoğan abbandoni i suoi alleati dell´ISIS. Gli Stati Uniti domanderanno di cessare gli attacchi contro i Curdi. L’UE utilizzerà la purga in corso e la re-introduzione della pena di morte per dichiarare finalmente la Turchia inadatta a entrare nell’Unione Europea. I banchieri e gli investitori stranieri attenderanno che Erdoğan fermi la sua furia nei confronti del settore finanziario e  cominci a ‘fare sul serio’ riguardo all’economia.

Il sogno di Erdoğan di governare a vita  un califfato islamico neo-ottomano, sostenuto da folle di strada, pretoriani e compari capitalisti rende la Turchia instabile e indisciplinata. I militari lealisti di Erdoğan hanno le loro rivalità e ambizioni. Ora che Erdoğan ha stabilito la sua ‘strada militare al potere’, ha stabilito un chiaro precedente per gli altri ‘Erdoğan’ a intraprendere la stessa strada.

Nel breve periodo, Erdoğan ha bisogno di riavviare l’economia, stabilizzare il sistema politico e stabilire una parvenza di ordine internazionale.

Erdogan non può e probabilmente non prolungherà le tensioni con gli Stati Uniti per la vicenda Gulen. Gulen rimarrà in Pennsylvania, come carta della CIA per un ‘cambio di regime’. Nel frattempo, ha eliminato la maggior parte degli agenti gulenisti in grado di lavorare con gli Stati Uniti come una quinta colonna. La questione adesso è se ritornerà al suo ruolo come partner di ‘valore’ acquisito della NATO, o se lancerà una guerra intensificata contro i Curdi, alleati strategici degli Stati Uniti?

I legami di Erdoğan con la Russia sono precari. Non c’è alcuna ragione perché i Russi si fidino di lui. Egli ha fallito in qualche modo, preso tra la necessità di una riconciliazione con la Russia e il desiderio di continuare la sua guerra per procura contro il governo della Siria.

Alla fine, Erdoğan potrebbe essersi assicurato il potere e avere intrapreso una vasta epurazione interna dei suoi nemici, ma ha perso la guerra regionale, mentre subisce le conseguenze di milioni di rifugiati di guerra e di uma minaccia terroristica jihadista profondamente radicata in Turchia.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Nariño, FARC-EP: «Putin, Assad y los kurdos únicos combatiendo ISIS»

Alexandra NariñoPor Alexandra Nariño, integrante de la Delegación de Paz de las FARC-EP

¿Qué tienen Vladimir Putin, Hugo Chávez, Fidel Castro, Kim Jong-un, Evo Morales y Bashar al-Assad en común? Si tenemos que creerle a la prensa occidental, son todos hombres irracionales, mentirosos y hasta ridículos, la mayoría con rasgos anti-democráticos, dictatoriales. Entre más desalineados sean de las directrices neoliberales dictadas por el FMI y el Banco Mundial, más despreciables. O al menos es el mensaje que les llega diariamente a millones de personas quienes creen estar informadas a través de las grandes agencias de noticias.

Luego de leer varios artículos que denunciaban las malintencionadas y astutas jugadas políticas y militares de Vladimir Putin en el mundo, él logró despertar mi curiosidad cuando lo vi hablando en el setenta aniversario de la ONU. Solo pude ver la última parte; no sé si lo que me llamó la atención fuera alguna frase suya, la mirada o el tono de su voz. Lo cierto es que busqué la intervención completa en internet y descubrí que el discurso de Putin tiene algo de lo que carecen personajes como por ejemplo Obama, Merkel o Rutte: coherencia.

Sin disertaciones pomposas y vacías sobre “freedom and democracy”, expuso de forma sencilla una posición democrática, pluralista y respetuosa de la soberanía de otras naciones. Además,  ofreció a los presentes y al planeta una explicación sensata de la situación en el Norte de África y el Medio Oriente, así como un análisis de la correlación de poderes geoestratégicos en el mundo de hoy.

Con una elocuente diplomacia, el presidente ruso dejó al desnudo algunas verdades que ya todos sabían, pero nadie en el mundo político se había atrevido a pronunciar con tanta vehemencia: que las fuerzas gubernamentales de Assad y las milicias kurdas son las únicas fuerzas que realmente combaten a los terroristas en Siria; que los grupos extremistas se nutren – entre otros – de soldados iraquíes quienes quedaron en la calle después de la invasión en el 2003, de Libios cuyo Estado fue destruido luego del 2011 y también, más recientemente, de la oposición “moderada” en Siria, apoyada por el Occidente, que les entrega armas y entrenamiento, luego del cual muchos se desertan y se unen al Estado Islámico.

Sin nombrar a nadie en específico, calificó de hipócrita e irresponsable el hacer declaraciones sobre la amenaza del terrorismo y al mismo tiempo hacerse el de la vista gorda cuando de su financiación a través de narcotráfico, tráfico ilegal de petróleo y de armas se trate. Así mismo – sin referencias específicas – juzgó como irresponsable el manipular grupos extremistas para lograr sus propios objetivos políticos, y creer que de alguna manera se buscará la forma de deshacerse de ellos más adelante.  

También hubo espacio para la reflexión y la autocrítica: “…recordamos ejemplos de nuestro pasado soviético, cuando la Unión Soviética exportó experimentos sociales, presionando por cambios en otros países por razones ideológicas. Esto muchas veces tuvo consecuencias trágicas y produjo degradación en vez de progreso”.

No quisiera ser acusada de devota de Putin; lo único que puedo afirmar es que, así nos pinten a las FARC-EP como narcotraficantes sin ideales, así mostraran a Hugo Chávez como un charlatán sin seriedad, así quieran despojar de todo humanismo a Bashar al-Assad, ser desalineado en un mundo en el que lo políticamente correcto parece ser promocionar políticas neoliberales, xenofóbicas y excluyentes, es un mérito en sí.

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