Mensaje del Circulo Bolivariano “Antonio Gramsci” de Caracas

asper

por Circulo Bolivariano “Antonio Gramsci” – Caracas

Nosotros, los integrantes activos del Circulo Bolivariano “Antonio Gramsci”, saludamos y deseamos los mejores éxitos a nuestros hermanos y hermanas en el Cuarto Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolución Bolivariana de la Red “Caracas ChiAma” en la ciudad de Lecce, sur de Italia.

En estos días donde la guerra, no solamente económica de la derecha interna e internacional, arrecia contra nuestra revolución, se hace más importante, más indispensable y necesaria la solidaridad internacional.

La nuestra, como decia el Comandante Marcos es “una guerra por la humanidad y contra el neoliberalismo. Contra la muerte nosotros demandamos la vida, contra el silencio exigimos la palabra y el respeto, contra el olvido la memoria, contra la humillación y el desprecio la dignidad, contra la opresión la rebeldía, contra la esclavitud la libertad, contra la imposición la democracia, contra el crimen la justicia”.

Y cada día estamos más convencidos que este viento del sur, la revolución bolivariana, como decía Richard Tawney, llegue a toda Europa “como una marca indeleble en los corazones de los condenados de la tierra, los mal pagados, los explotados, los marginados y quedara tallada en la historia. Esperanza y aliento para los barrios pobres y marginados de la barbarie capitalista!”.

Felicitamos el trabajo incansable e invalorable de los CAMARADAS ITALIANOS que desde muchos años acompañan el proceso venezolano con gran dedicación, entrega, pasión y sobre todo amor.

Nunca olvidaremos la ternura de estos combatientes que nos hacen sentir orgullosos de la segunda Patria italiana y de esta nueva humanidad que todos queremos construir.

Estamos seguros de que pronto también para esta querida nación se abrirán horizontes de justicia, paz y felicidad, y también para ella valga la consigna.

¡Independencia y Patria Socialista!

Hasta la victoria siempre!

Dado en Caracas a los 15 días del mes de Abril 2016
Año 18º del Triunfo de la Revolución

El Congreso de la Patria continúa en el Sur de Italia

por prensa Cuarto Encuentro “Caracas ChiAma”

A los 14 años del triunfo sobre el golpismo

El IV Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolución Bolivariana se celebra del 15 al 17 de abril en la barroca ciudad de Lecce, al sur de Italia.

Entusiasmo, entrega, disciplina, pasión caracterizan al equipo que en la barroca ciudad de Lecce, región del Salento, costas del mar Adriático, se apresta a ver el fruto de su esfuerzo. Son los organizadores de la cuarta edición de los Encuentros Italianos de Solidaridad con la Revolución Bolivariana, que se celebrará en los espacios ocupados del Centro Social “Terra Rossa” (Tierra Roja en su traducción al castellano) desde el 15 hasta el 17 del presente mes.

Por su parte, el Congreso de la Patria se inició ayer en Caracas y en él están participando mujeres, jóvenes, obreros, campesinos, indígenas, militares, pescadores, emprendedores empresariales, afrodescendientes, intelectuales, convocados por el presidente Nicolás Maduro para “renovar y construir, desde una profunda rectificación histórica”, tomando como base los logros de la Revolución y la conciencia edificada “y alimentada por el legado de Hugo Chávez, el renacimiento del bolivarianismo”.

Si bien el Congreso de la Patria cierra el 14 de abril, al día siguiente en Lecce, sur de Italia, comienza el Cuarto Encuentro Italiano de Solidaridad con La Revolución Bolivariana, conmemorando los 14 años del triunfo de la alianza cívico-militar sobre las fuerzas mediático-imperiales que instigaron un golpe de estado contra el presidente Hugo Chávez.

Para los patriotas y revolucionarios de ambos países el evento de Lecce se convierte en una extensión del Congreso de la Patria, circunstancia que llena de orgullo a los colectivos italianos que sienten, una vez más, que sus acciones e iniciativas en favor del proceso venezolano, son contundentes y efectivas.

L’esplosione del Potere Popolare

di Geraldina Colotti

Per inquadrare il tema – potere popolare e governo partecipato dei comuni – occorre partire da una elementare considerazione di fondo: che l’esperimento socialista bolivariano si mette in moto a seguito di un cambiamento strutturale nelle relazioni societarie e di potere. Una premessa utile per evitare equivoci o paragoni inopinati con la situazione italiana ove anche il comune più “virtuoso” e “partecipato” deve fare i conti con gli indirizzi e i colori del governo centrale. Andare al governo, d’altronde, non significa prendere il potere. Tuttavia, siamo un paese di forti tradizioni comunali, e il territorio è oggi il luogo dove s’incontrano e si scontrano tensioni e progetti, vecchie e nuove articolazioni produttive e sociali. Guardare alle esperienze partecipate del Venezuela, che hanno portato a sintesi le indicazioni più avanzate emerse dai forum sociali mondiali – prima di tutto quello di Porto Alegre, in Brasile – consente anche di riflettere su limiti e meriti delle esperienze che, durante l’ultimo governo di centro-sinistra, in Italia, hanno cercato di proporre un modello “partecipato” di gestione comunale, articolandolo tra conflitto e consenso, fra contro-potere locale e indicazioni generali. Significa riflettere, soprattutto, sul ruolo dei movimenti e delle organizzazioni popolari nell’amministrazione e nel governo dei territori quando si inaridiscono la luce prospettica e il contropotere reale. Significa riflettere, insomma, sull’articolazione tra locale e globale: sul nesso che c’è – a partire dalla critica del capitalismo e del suo modello di sviluppo – tra la fontana, gli ulivi, il caporalato o le fabbriche di morte del nostro territorio, e quel che accade nei sud più lontani, perché il costo (e i costi) di lavoro e non lavoro si decidono a livello globale. Potremmo dire che, pur nelle sue “complesse ingenuità”, l’esperimento bolivariano sta tentando di ripartire dai punti di frattura determinatasi nel Novecento tra municipalismo e centralismo, riprendendone i momenti più alti e fecondi: dalla Spagna libertaria al comunismo sovietico, alla Jugoslavia dei tempi migliori.

La partecipazione sociale e politica delle comunità organizzate, in Venezuela, si sperimenta dai primi agglomerati urbani degli anni ’30. Da forme organizzative nate per risolvere problemi contingenti, si trasformano in organizzazioni popolari che hanno la capacità di mobilitare le comunità facendo pressione sui governi per far cambiare leggi considerate ingiuste. Durante i governi nati dal Patto di Punto Fijo, seguiti alla cacciata del dittatore Marco Pérez Jimenez, accompagnano, con alterne vicende, la scena politica, andando spesso oltre le rivendicazioni territoriali. Quando i progetti assistenzialistici dei governi di Accion Democratica (Ad, il centro-sinistra di allora) riescono a cooptare le organizzazioni popolari per garantire la governabilità e depotenziare l’influenza delle forze rivoluzionarie escluse dal Patto di Punto Fijo, la loro spinta rifluisce: lo stato permea le organizzazioni comunitarie, che diventano cinghie di trasmissione di Ad e strumenti di consenso per le elite. Quando, invece, l’esperienza le spinge a trascendere la natura puramente rivendicativa e contingente, esse accompagnano le lotte di resistenza e propongono embrioni di trasformazione politica della società venezuelana.

Le organizzazioni comunitarie, sia contadine che urbane, che occupavano le terre e le case, i collettivi, le cooperative, le radio comunitarie (allora illegali), hanno appoggiato e sostenuto le ribellioni civico-militari del 4 febbraio e del 27 novembre del 1992, e poi il progetto di Chavez.

Dopo la vittoria di Chavez alle elezioni del 1998, l’approvazione dell’Assemblea costituente prefigura l’articolazione di un doppio movimento, dal basso e dall’alto per modificare dall’interno l’architrave del vecchio stato borghese che non è stato sepolto da una rivoluzione di stampo novecentesco.

La nuova Costituzione, approvata nel 1999, contiene almeno 70 articoli che promuovono la partecipazione cittadina in diversi settori del paese e molti fanno riferimento alla partecipazione popolare. Si individua il quadro che porterà all’istituzione dei Consigli comunali: l’articolo 62 si riferisce alla partecipazione popolare nella gestione pubblica. L’articolo 70 stabilisce le forme di partecipazione in campo economico, sociale e politico. L’articolo 182 riguarda la creazione del Consiglio locale di pianificazione pubblica. Il presidente Chavez, prima e dopo essere eletto, ha sempre messo l’accento sull’importanza della partecipazione popolare nella gestione della cosa pubblica.

Il 7 aprile del 2006, il Parlamento promulga la legge dei Consigli comunali. L’articolo 30 crea la Commissione nazionale presidenziale del Potere popolare, designata dal presidente della Repubblica, e così si stabilisce un legame diretto con lo Stato. La legge definisce i Consigli comunali come “istanze di partecipazione, articolazione e integrazione tra le diverse organizzazioni comunitarie, gruppi sociali, cittadine e cittadini, che consentono al popolo organizzato di esercitare direttamente la gestione delle politiche pubbliche e i progetti orientati a rispondere alle necessità e alle aspirazioni delle comunità nella costruzione di una società di equità e giustizia sociale”.

Prima di questa legge, organizzazioni analoghe facevano riferimento alla Legge dei Consigli locali di pianificazione pubblica. Ora, i Consigli comunali possono maneggiare fondi pubblici per realizzare progetti comunitari attraverso l’Unità di gestione finanziaria, composta da 5 abitanti della comunità, eletti dall’assemblea per amministrare le risorse in forma di cooperativa, denominata dalla legge Banca comunale. Le risorse vengono trasferite dalle varie istanze di governo: dal centro, dalle governaciones, dai comuni.

In Venezuela, le organizzazioni popolari crescono in modo esponenziale. Per farsi un’idea della consistenza di organizzazioni sociali e comitati, basta scorrere un elenco ufficiale del 2009: si contavano 3.600 banche comunali, 6.740 comitati di Terra urbana, 27.872 Consigli comunali, 485 media comunitari, 7.800 comitati per la salute, 6.600 Tavoli tecnici per l’acqua…. Lo sforzo del governo bolivariano, del Partito socialista unito (Psuv) e di quelle strutture, come il Partito comunista, che hanno mantenuto un’influenza nelle organizzazioni popolari – attraverso cooperative e comitati – fin dalla IV repubblica, è stato ed è quello di trasformare la cosiddetta “società civile” (come si dice in Italia) in “società politica” partecipe e consapevole.

Nel 2010, la Ley organica del Poder Popular stabilirà il quadro dei diritti, delle finalità e delle relazioni del Potere popolare con gli altri poteri della Repubblica. Le istanze del Potere popolare per l’esercizio di autogoverno, sono: il consiglio comunale, la comuna, la città comunale, i sistemi di aggregazione comunali.

Il Consiglio comunale è definito “un’istanza di partecipazione, articolazione e integrazione tra i cittadini, le cittadine e le diverse organizzazioni comunitarie, movimenti sociali e popolari, che consentono al popolo organizzato di esercitare il governo comunitario e la gestione diretta delle politiche pubbliche e i progetti orientati a rispondere alle necessità, potenzialità e aspirazioni delle comunità, nella costruzione del nuovo modello di società socialista di uguaglianza, equità e giustizia sociale”. La comuna, regolata da un’apposita e concomitante legge e dal ministero delle Comunas, è: “uno spazio socialista che come entità locale è definita dall’integrazione di comunità contigue con una memoria storica condivisa, tratti culturali, usi e costumi che si riconoscono nel territorio che occupano e nelle attività produttive che servono al loro sostentamento e sul quale esercitano principi di sovranità e partecipazione protagonista come espressione del Potere popolare, in concordanza con un regime di produzione sociale e con il modello di sviluppo endogeno e sostenibile contemplato dal Piano di sviluppo economico e sociale della Nazione”. La città comunale si costituisce per iniziativa popolare mediante l’aggregazione di varie comunas in un ambito territoriale determinato. I sistemi di aggregazione comunale sono quelli che sorgono per iniziativa popolare tra consigli comunali e tra le comunas.

Tutti i portavoce di tutte le istanze del Potere popolare, elette per votazione popolare, sono revocabili a metà mandato, come stabilisce la legge. Il testo stabilisce che verrà applicato alle comunità indigene in base ai loro usi, costumi e tradizioni.

Diversi articoli della legge definiscono le competenze finanziarie, giuridiche e amministrative del Potere popolare, nonché l’esenzione da tasse e tributi nazionali “a tutte le istanze e alle organizzazioni di base”. Centrale, la funzione di Controllo sociale, stabilita dall’articolo 19, che consente alle organizzazioni del Potere popolare il controllo dal basso della gestione del Potere pubblico.

Una funzione che collettivi e comitati hanno esercitato spesso durante la guerra economica, che si è fatta più intensa dopo l’elezione di Nicolas Maduro e che ancora persiste.

“Sono qui, con il popolo organizzato e con Elías Jaua, vicepresidente di una nuova area di governo. Stiamo creando la quinta rivoluzione, quella dell’ecosocialismo. La rivoluzione delle Comunas, la rivoluzione del socialismo territoriale”. Con queste parole, il 16 settembre del 2014, Maduro si è rivolto al Consiglio presidenziale del Governo comunale in cui ha accolto le proposte elaborate dalle Comunas. All’inizio di quel settembre, Maduro aveva annunciato la necessità di costruire “cinque rivoluzioni nella rivoluzione”, e di creare una struttura di interlocuzione diretta tra il governo e le organizzazioni del Potere popolare.

Il quinto obiettivo era per l’appunto “la rivoluzione del socialismo territoriale”, teso a consolidare “il modo di vita comunale”. Oggi sono 1509 le comunas registrate. Dopo la vittoria delle destre all’Assemblea, Maduro ha contrapposto un’altra volta il “popolo legislatore” e il suo organo di autogoverno – il Parlamento comunale, che richiama il soviet bolscevico – alle modalità di gestione delle élite: per una nuova articolazione tra Potere popolare e Potere esecutivo. “Dobbiamo rifare lo Stato, uno dei compiti principali analizzati da Lenin in Stato e rivoluzione. – aveva detto Maduro a settembre del 2014 – Senza una rivoluzione dello Stato continueremo ad assorbire il veleno inoculato dalle antiche classi dominanti, dal capitalismo e dalla borghesia. I problemi di inefficienza, di indolenza, di burocratismo e di corruzione – aveva aggiunto – hanno a che vedere con questi mali dello Stato borghese che sono rimasti intatti. E così capita che quando mettiamo un compagno che è un ottimo militante di base in un posto di governo, egli finisce per soccombere alle tentazioni del potere corrotto borghese, del capitalismo. Crede di essere in una nuvola, si dimentica che è popolo. Quindi dobbiamo andare verso uno Stato di tipo nuovo, dare il potere al popolo organizzato: non solo il potere politico, ma economico, educativo, sociale, solo così si costruisce la vera democrazia. E il presidente deve essere il recettore delle proposte provenienti dalle comunità”.

Lecce 16apr2016: Potere Popolare e governo partecipato dei Comuni

testo a cura di Fabio de Nardis

Quarto Tavolo tematico del Quarto Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana della Rete Caracas ChiAma – 15, 16, 17 Aprile 2016 – Caracas ChiAma: il Salento Risponde!

La questione dei governi locali connessi alla partecipazione popolare è oggi di vitale importanza in Europa e nel mondo. I Comuni rappresentano forse l’ultimo baluardo di democrazia in un’epoca in cui le istituzioni politiche nazionali e sovranazionali agiscono perlopiù come traduttori di decisioni assunte al di fuori dei luoghi della rappresentanza.

Globalizzazione economica e finanziarizzazione dell’economia sono processi che hanno permeato le società contemporanee producendo vecchie e nuove forme di sfruttamento con il consenso delle classi politiche ormai impermeabili alle istanze sociali.

La dimensione di governo sub-nazionale, se non altro per una questione di maggiore prossimità, assume dunque centralità e può rappresentare il nodo di una rivitalizzazione della democrazia concepita come potere del popolo e non esercitato in nome di esso.

Governo partecipato dei comuni vuol dire coinvolgimento diretto delle cittadine e dei cittadini alla assunzione di decisioni socialmente vincolanti a cui dunque essi stessi sono poi soggetti.

Per fare questo occorre riflettere sulla inadeguatezza dei parametri classici della democrazia liberale staticamente intesa come democrazia elettorale. Oggi, e l’America Latina da questo punto di vista è un modello di rifermento, la democrazia funziona quando la relazione tra istituzioni e cittadini si realizza attraverso forme di consultazione ricorrenti, ampie, protette e mutualmente vincolanti.

Perché tale paradigma prevalga, occorre valorizzare gli spazi di autogestione e autogoverno popolare che non si configurino necessariamente come processi alternativi ai meccanismi della rappresentanza, quanto piuttosto come meccanismi di impegno collettivo popolare che agiscano in sinergia con le istituzioni.

In un’epoca storica in cui i processi economico-capitalistici vengono imposti quasi come se fossero processi naturali, occorre riscoprire la capacità dei cittadini d essere costruttori di processi storico-sociali il cui percorso non è scontato né può essere eterodiretto, ma deve inevitabilmente partire da una assunzione di responsabilità collettiva.

In questo Tavolo tematico si discuterà, anche con i rappresentanti dell’associazionismo e delle amministrazioni locali, di questi temi con l’obiettivo di individuare forme alternative di autogoverno popolare a livello territoriale.

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