Lecce 16apr2016: Potere Popolare ed ecosocialismo

testo a cura di Marinella Correggia

Secondo Tavolo tematico del Quarto Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana della Rete Caracas ChiAma – 15, 16, 17 Aprile 2016 – Caracas ChiAma: il Salento Risponde!

L’ecosocialismo, arma pacifica contro la guerra economica

Quale volto, quale mente, quali mani e quali gambe avrebbe (avrà?) un ecosocialismo bolivariano? Il socialismo del XXI secolo, annunciato dal presidente Hugo Chávez il 30 gennaio 2005, negli anni successivi è stato declinato anche in termini di nuovo modello di sviluppo sociale, economico ed ecologico con vocazione internazionalista. Insomma, l’internazionalismo ecosocialista modello ALBA (Alleanza Bolivariana per la Nostra America) che sfida il turbocapitalismo globalizzato e speculativo a trazione occidentale.

Per ragioni internazionali e interne, questo obiettivo è una sfida da titani e di certo non è stato raggiunto. Sia perché i Caraibi sono sempre stati il «mare chiuso di casa» degli Stati uniti (un’area, cioè, nella quale l’egemonia degli Usa non può essere messa in discussione). Sia perché il Venezuela, a differenza di Cuba, è un fornitore petrolifero di importanza strategica per l’impero. Sia perché, infine, la transizione da una monocoltura estrattivista e iniqua (dunque antiecologica e antisocialista) potrebbe rischiare di bloccarsi alla fase che si può definire «socialismo petrolifero solidale con il mondo» – una fase di enorme portata concreta e simbolica, ma pur sempre intermedia, alla luce degli imperativi climatici e ambientali.

La guerra economico-politica in corso contro il Venezuela potrebbe essere addirittura una chance per un nuovo modello, come da tempo spiega l’esperto di agroecologia e di ecosocialismo Miguel Angel Nuñez.

L’ecosocialismo si può ben articolare con il vivir bien o buen vivir andino che, diventato politica statale in altri due paesi dell’Alleanza Alba, Ecuador e Bolivia, pratica un ripensamento del paradigma di civiltà e dei modelli di vita per riunificare natura e cultura ed equilibrare il rapporto fra esseri umani e Madre terra. Il Sumak kawsay (in lingua quechua), come il sarvodaya gandhiano (semplice benessere per tutti) interroga le basi della civiltà industriale capitalista, criticando il modello estrattivista e il consumismo; e invita a pensare alla vita buona.

Questa, a differenza della felicità (un concetto privato e
psicologico), si basa su elementi di base che lo Stato deve promuovere e i cittadini devono sviluppare: salute, sicurezza, rispetto, autonomia, armonia con la natura.

Secondo Matthieu Le Quang, autore di Ecosocialismo y buen vivir, queste due alternative al capitalismo possono mutualmente arricchirsi, con l’apporto biocentrico del vivir bien e quello ecosocialista della critica al capitalismo – con ciò che essa comporta sul piano dei rapporti sociali e del controllo dei mezzi di produzione.

D’altro canto, per André Bansart l’ecosocialismo che parte dalle lotte e dalle esperienze dei popoli indigeni, afrodiscendenti e meticci che vivono in Abya Yala, si può definire socialismo di autogestione, un sistema politico e sociale basato sulla partecipazione dei circoli di base. Come le comunas venezuelane e le altre articolazioni di democrazia
partecipativa.

Su queste basi di riferimento, il lavoro concreto del presidente Chávez, che fu il primo firmatario del Manifesto per le Americhe – una denuncia del degrado ambientale del continente e un appello in difesa della sua diversità biologica e culturale -, è parso con sempre maggiore decisione e visione una sinergia fra diverse sperimentazioni: a) il cammino verso il socialismo del XXI secolo che mette al primo posto la morale («el primer rasgo es la moral» disse egli più di una volta); b) il buen vivir dei popoli andini; c) lo sviluppo delle comunas; d) quello che potremmo chiamare «ecosocialismo pratico especial de Cuba». Il tutto in un paese petrolifero che in pochi anni è riuscito sul piano internazionale a inventare rapporti fraterni non basati sul mercato, sulla competizione esulla speculazione, ma sulla solidarietà, complementarietà e perfino sul baratto, “el trueque” che è il modello ALBA; e sul piano interno a imporre la sovranità statale sulle risorse naturali prima espropriate, trasfigurando la renta petrolera in ogni genere di misiones per il soddisfacimento dei bisogni essenziali, la generalizzazione dei diritti di base, la coscientizzazione e partecipazione popolare.

Con il quinto grande obiettivo del Plan de la Patria 2013-2019, dichiarato legge nazionale ed eredità del comandante Chávez, il modello di sviluppo ecologico e socialista, e del vivir bien, è diventato responsabilità nazionale. Il quinto obiettivo del Plan formula la siguiente propuesta ecológica y socialista: « (…) la República Bolivariana de Venezuela, de acuerdo con los principios éticos del socialismo, alza la bandera de una lucha necesaria para adoptar, en el ámbito nacional y en el ámbito global, un esfuerzo por cambiar el modelo de desarrollo depredador que el capitalismo le ha impuesto al mundo (…) Este nuevo modelo alternativo de desarrollo socialista requiere un rol protagónico de hombres y mujeres con los nuevos valores del vivir bien que apoyen una economía ecológica y socialmente sustentable. Esto solo será posible desde el socialismo como única alternativa al modelo depredador capitalista que ya ha fracasado (…) Nuestro país luchará en aquellos temas sensibles en materia ambiental en todos los ámbitos (nacional, regional y multilateral) con especial énfasis en la lucha contra el cambio climático, la transformación de los modelos de producción y de consumo insostenibles y la defensa de un nuevo modelo de desarrollo social, ecológico y socialista, como la única alternativa planetaria para garantizar la vida.

In “Para comprender y querer a Venezuela”, lo scrittore e attivista Luis Britto García esalta i timoto-cuicas; sulle Ande venezuelane furono i protagonisti della più avanzata civiltà precolombiana della regione. Costruivano muri di pietra per l’agricoltura terrazzata, ricorrevano a canali e pozzi per irrigare mais, papa, yuca, cotone; tessevano e producevano ceramiche; commerciavano in forma di “trueque”, baratto con altri popoli. Erano «laboriosi, pacifici, sedentari». Ecco tre aggettivi che saranno preziosi in un futuro di socialismo verde. Saggezze del mondo unitevi!

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