Chávez… Che fare?

di Miguel Angel Núñez 

In diverse occasioni, il presidente Nicolás Maduro ha affermato: «La crisi post-capitalista che vive il Venezuela ci offre l’opportunità di andare avanti verso un nuovo modello economico che metta al centro l’essere umano». In occasione di incontri internazionali come il G77 (nel 2014) e all’Assemblea generale dell’Onu (2015), il presidente venezuelano, ispirandosi al Plan de la patria, ci ha sollecitati a lavorare  per un nuovo processo di civiltà, che dovrebbe cambiare le società dal loro interno e al tempo stesso i rapporti di potere nel mondo. Un processo che faccia dell’inclusione e della solidarietà gli assi essenziali per farla finita con la miseria e garantire il diritto all’educazione pubblica, gratuita e di qualità per tutti, il diritto alla salute, all’alloggio, a un ambiente sano, e così via; sono gli obiettivi del millennio.

Ma intanto, la guerra economica contro il popolo venezuelano continua, mettendo in pericolo la sopravvivenza stessa del processo rivoluzionario. Il decreto sull’emergenza economica, accompagnato dalla mobilitazione popolare e dalla creazione del Consiglio nazionale per l’economia produttiva (Cnep) è fra le ultime decisioni forti prese dall’esecutivo. Il Cnep, in particolare, è formato da un gruppo qualificato di personalità provenienti da diversi settori produttivi, le quali hanno la grandissima responsabilità di favorire il passaggio dal «rentismo petrolifero» a una «economia produttiva».

Appoggiando e lavorando alle proposte economiche che il Cnep sta mettendo insieme, non capiamo perché non si discuta e non si faccia nemmeno cenno alle vie d’uscita alternative alla crisi post-capitalista nella quale siamo immersi. Sembra contraddittorio cercare di intraprendere il difficile cammino verso un’economia produttiva affida ndosi alla crisi capitalista globale.

Vale la pena ricordare che dieci anni fa, in Paraná, Brasile — al tempo del Manifesto delle Americhe — Chávez fu il primo presidente a denunciare il degrado ambientale del continente, lanciando un appello in difesa della sua diversità biologica e culturale. «Una sinergia fra diverse sperimentazioni: A) il cammino verso il Socialismo del XXI secolo che mette al primo posto la morale (“el primer rasgo es el moral” disse più volte), b) il Buen vivir dei popoli andini; c) lo sviluppo delle Comunas; d) quello che si potrebbe chiamare “Ecosocialismo pratico especial di Cuba”» (3).

Chávez continua ad aver ragione: l’opzione ecosocialista a livello planetario, come parte della costruzione progressiva di questo nuovo «contratto sociale di civiltà» ci porta importanti elementi teorici e pratici. La transizione dal modello rentista capitalista a uno produttivo ed ecosocialista basato sul processo sociale del lavoro richiede tempo e spazio e ci impone di unire i nostri sforzi. Il quinto obiettivo del Plan de la patria ce lo dice con estrema chiarezza.  

Si fa appello alla costruzione di un modello economico produttivo ecosocialista, fondato su una relazione armoniosa fra esseri umani e natura, una relazione che ci garantisca un uso e un approvvigionamento ecologicamente sostenibile delle risorse naturali, dando valore e assicurando il rispetto dei processi e dei cicli naturali, confermando la difesa della sovranità dello Stato venezuelano rispetto alle basi naturali da preservare anche per le generazioni future.

Anche se molti non lo credono o non riescono a vederlo, in Venezuela si stanno costruendo proposte che vanno nella direzione dell’ecosocialismo. Per esempio: nella tutela delle risorse naturali di cui tuttora disponiamo, e rispetto alle quali dobbiamo avere un approccio non estrattivista; in varie proposte produttive alternative già consolidate; nelle basi costituzionali e giuridiche che rafforzano immensamente i processi partecipativi – e la partecipazione è uno dei principi di base dell’ecosocialismo. In tutto questo si articola la costruzione di 1.433 comunas, 503 delle quali strutturate nel 2015, e di 45.407 consejos comunales, 1.375 creati nel solo 2015.

Quel che è ironico, è che non tutti apprezzano queste conquiste, mentre in altri paesi del mondo i movimenti popolari sarebbero ben contenti di godere della situazione giuridica avanzata e dell’organizzazione del tessuto sociale che sono presenti in Venezuela. In quegli spazi di partecipazione si sono consolidati processi socioproduttivi eco-tecnologici che formano il substrato di un’economia sana in grado di misurarsi con la finitezza delle risorse naturali.

Dobbiamo comprendere che l’eredità di Chávez – nella costruzione di questo nuovo e complesso “contratto sociale” – si contestualizza da un punto di vista costituzionale e organico. Dobbiamo mettere in atto una molteplicità di iniziative, ed essere capaci di cambiarle e adattarle ai vari contesti e ai diversi processi socioproduttivi.

Qui di seguito una serie di proposte per il Consiglio nazionale dell’economia produttiva. Ci auguriamo che possano aiutare ad avviare diversi processi produttivi nella costruzione di questo nuovo modello economico, del quale c’è urgenza. Proposte di lavoro che spaziano a tutti i livelli: livello individuale, familiare, collettivo e istituzionale.

  • Creare un processo universale di dichiarazione di redditi e proprietà, piccoli e grandi, collegando con sistemi informatici in rete i conti bancari, i redditi dichiarati, le proprietà e i beni, i cresditi e i prestiti. Questo, insieme a una forte campagna pubblicitaria, ci permetterebbe di superare la corruzione, il contrabbando, il riciclaggio di denaro, per creare una società più vocata al lavoro e alla produzione che al commercio e alla frode.
  • Superare l’egemonia dei valori sociali riferiti alla rendita, che stimolano l’accumulazione, il consumismo eccessivo e voluttuario euna smisurata crescita economica.
  • Esercitare il controllo sulle politiche speculative, mercantiliste e finanziarie. Occorre avviare a diversi livelli e gradi la riflessione sulla transizione economica al post-capitalismo.
  • Riflettere sulla qualità dell’educazione a tutti i livelli, in particolare rispetto alla trasformazione dell’università, che deve mettere al centro il tema ambientale. E’ centrale affrontare la tematica della qualità dell’educazione (…)
  • Superare il predominio del modello produttivo neo-estrattivista, non sostenibile dal punto di vista energetico ed ecologico.
  • In forma immediata e prioritaria, portare avanti le politiche inter-istituzionali rispetto alla raccolta delle acque.
  • Far pressione affinché le politiche ambientali abbiano un peso reale nell’insieme delle politiche pubbliche settoriali. Occorre una visione olistica e una effettiva interconnessione con la sfera sociale, economica, politica.
  • Accordare le politiche pubbliche agli attuali limiti delle risorse naturali.
  • Precisare e razionalizzare, in modo sostenibile, le risorse naturali che ci rimangono e preservarle per le generazioni future.
  • Ridurre progressivamente la dipendenza dall’uso dell’energia fossile e dare impulso alla produzione e al consumo di energie alternative appropriate al contesto naturale e culturale. Iniziare a dar valore all’energia solare (ad esempio con il fotovoltaico sulle case della Gran Misión Vivienda).
  • Superare definitivamente l’agricoltura d’impresa, guidata dal modello obsoleto della rivoluzione verde, la quale a sua volta è spinta dal capitale multinazionale in un contesto di forte dipendenza alimentare.
  • Consolidare la rivoluzione produttiva agroecologica e bloccare l’avanzata degli organismi geneticamente modificati che l’oligarchia pretenderebbe di imporci.
  • Difendere e promuovere il diritto a un’alimentazione sana, di alto valore biologico, collegata al potenziale agroecologico dell’agrobiodiversità locale nei vari territori. Consolidare le eco-reti agroalimentari.
  • Andare avanti con urgenza nella formazione ideologica e politica ecosocialista. 
  • Incoraggiare le ricerche, le innovazioni e lo sviluppo scientifico e tecnologico sulle virtù terapeutiche del tropico.
  • Utilizzare subito le nuove tecnologie in sostituzione dell’improduttivo e obsoleto parco industriale, eccessivamente inquinante e scollegato dalla realtà scientifica e tecnologica che sta emergendo.
  • Dar valore alla nostra diversità culturale e alla sua integrazione nei nuovi processi formativi.
  • Incoraggiare l’attuazione dei diritti collettivi e diffusi.
  • Propiziare i valori dell’eco-cittadinanza in funzione della corresponsabilità e della convivialità sociale, incoraggiando e costruendo la partecipazione.
  • Usare in modo razionale mezzi di comunicazione, reti e spazi virtuali, valorizzando i passi avanti nelle diverse aree della conoscenza.
  • Centralizzare e automatizzare le risorse informatiche per migliorare le comunicazioni inter-istituzionali e quelle fra la popolazione e gli organismi pubblici. Questo permetterebbe inoltre di ottenere informazioni senza aspettare che i funzionari preparino i rapporti, evitare le duplicazioni e i costi eccessivi per le applicazioni, migliorare la capacità di immagazzinamento delle informazioni e renderle più valide e multidisciplinari con l’apporto delle varie istituzioni dello Stato, ottimizzare i costi per l’acquisto degli strumenti e standardizzare processi e meccanismi di sicurezza. Sarebbe anche favorito il mutuo sostegno fra i diversi processi produttivi.

  • Prestare attenzione ai cambiamenti sociali, che devono cominciare da noi stessi, e saper affascinare e convincere i collettivi dei quali facciamo parte.

Queste idee stanno circolando nei vari spazi, comunità, territori e regioni con risultati e passi avanti significativi. Sono proposte, come tante altre, orientate verso la vita; possiamo dar loro spazio e impulso per costruire un nuovo “contratto sociale”.

E’ chiaro che la somma degli sforzi individuali, familiari e comunitari darà forza e coerenza ai vari processi di costruzione dell’ecosocialismo. E’ il “che fare?”  che – ne siamo certi vista la coerenza e la visione strategica che lo hanno sempre caratterizzato – lo stesso presidente Chávez avrebbe guidato.

Bibliografia

1  Maduro Nicolás, Discurso ONU (2015) (Crear un nuevo modelo económico http://www.notiminuto.com/noticia/maduro-ofrece-discurso-en-la-asamblea-general-de-la-onu/).

2 Manifiesto de las Américas: En defensa de la naturaleza y la diversidad biológica y

cultural Los pueblos indígenas desarrollaron durante siglos la biodiversidad (2016)en linea http://www.nacionmulticultural.unam.mx/movimientosindigenas/docs/decl_051.pdf

2 Correggia, M. (2015) El Arbol Maestro. Hugo Chávez: Resistencia al Imperialismo Bélico, Solidaridad Internacionalista, Camino hacia el Ecosocialismo. Pensamiento y Obra Socialista “TRISOLALBA”.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marinella Correggia]

 

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