Alcuni insegnamenti dalle elezioni in Venezuela

venezuela rtx1wqu6di Atilio Boron* – www.alainet.org

La trappola

“Fino a che punto si possono organizzare “elezioni libere” nelle condizioni esistenti in Venezuela?”

Le elezioni parlamentari in Venezuela forniscono vari insegnamenti che credo necessario sottolineare. In primo luogo che, contrariamente a tutte le predizioni degli sfacciati della destra, la consultazione si è svolta, come tutte quelle che l’hanno preceduta, in un modo impeccabile.

Non ci sono state denunce di alcun tipo, salvo le insolenze di tre ex presidenti latinoamericani, che alle quattro del pomeriggio (due ore prima della conclusione dell’atto elettorale) già avevano annunciato il vincitore della contesa. Al di fuori di questo episodio, la “dittatura chavista” ha ancora dimostrato la trasparenza e l’onestà di una consultazione elettorale che si vorrebbe avere in  molti altri paesi dentro e fuori l’America Latina, a cominciare dagli Stati Uniti.

Il riconoscimento fatto dal presidente Maduro, ancora prima che fossero resi noti i risultati ufficiali, contrasta con il comportamento dell’opposizione, che in passato si affrettò a disconoscere il verdetto delle urne. Lo stesso occorre dire di Washington, che ancora oggi non riconosce la vittoria di Maduro nelle presidenziali del 2013. Gli uni sono democratici veri, gli altri grandi simulatori.

Secondo, far risaltare il fatto importante che dopo quasi 17 anni di governi chavisti e in mezzo alle durissime vicissitudini che caratterizzano il Venezuela, il governo continua a conservare il quaranta per cento dell’elettorato in un’elezione parlamentare.

Terzo, il risultato può rimuovere l’opposizione dalla sua posizione comoda e dal suo frenetico attivismo protestatario perché ora, contando su una grande maggioranza parlamentare, condividerà la responsabilità nella gestione della cosa pubblica. Non sarà più solo il governo responsabile delle difficoltà che affliggono la cittadinanza. Tale responsabilità sarà ora più condivisa.

Come quarta e ultima considerazione, una riflessione più di fondo. Fino a che punto si possono organizzare “elezioni libere” nelle condizioni esistenti in Venezuela? Nel Regno Unito si sarebbero dovute svolgere le elezioni generali nel 1940. Ma lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale obbligò a spostarle al 1945. L’argomento utilizzato fu che il disordine occasionato dalla guerra impediva che l’elettorato potesse esercitare la sua libertà in maniera cosciente e responsabile. I continui attacchi dei tedeschi e le enormi difficoltà della vita quotidiana, tra cui l’ottenimento degli elementi indispensabili per la stessa, colpivano a tal punto i cittadini da impedire l’esercizio in pieno godimento della libertà.

Sono state molto diverse le condizioni in cui si sono svolte le elezioni in Venezuela? Non del tutto. Ci sono importanti somiglianze. In marzo la Casa Bianca aveva dichiarato che il Venezuela era una “inusuale e straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti”, il che equivaleva a una dichiarazione di guerra contro la nazione sudamericana.

D’altra parte, da molti anni Washington destina ingenti risorse finanziarie per “dare potere alla società civile” in Venezuela e contribuire alla formazione di nuove leadership politiche, eufemismi che hanno la pretesa di occultare i piani di ingerenza della potenza egemone e la sua fretta di rovesciare il governo di Nicolas Maduro.

La insistente guerra economica lanciata dall’impero insieme alla sua incessante campagna diplomatica e mediatica sono riuscite a scalfire la lealtà della base sociale del chavismo, spossata e infuriata per anni di penuria pianificata, di aumento incontenibile dei prezzi e di crescita  dell’insicurezza dei cittadini.

In queste condizioni, a cui senza dubbio occorre aggiungere i grossolani errori nella gestione macroeconomica dell’entourage ufficiale e i danni prodotti dalla corruzione, mai combattuta seriamente dal governo, era ovvio che le ultime elezioni sarebbero finite come sono finite.

Purtroppo, l’ “ordine mondiale” ereditato dalla Seconda Guerra Mondiale, che un recente documento di Washington riconosce che “sia servito molto bene” agli interessi degli Stati Uniti, non  è stato ugualmente utile per proteggere i paesi della periferia dalla prepotenza imperiale, dal suo sfacciato interventismo e dai suoi sinistri progetti autoritari.

Il Venezuela è l’ultima vittima della scandalosa immoralità dell’ “ordine mondiale” attuale che assiste imperterrito a un’aggressione non convenzionale a un paese terzo con il proposito di rovesciare un governo demonizzato come un nemico.

Se ciò continuerà ad essere accettato dalla comunità internazionale e dai suoi organi di governo globale, quale paese sarà in grado di garantire “elezioni libere” per i suoi cittadini? Del resto negli anni settanta del secolo scorso i paesi del capitalismo avanzato bloccarono l’iniziativa promossa in seno all’ONU che chiedeva di definire “aggressione internazionale” un qualcosa che non si limitasse alla nozione di intervento armato.

Prendendo in considerazione l’esperienza del Cile di Allende, alcuni paesi cercarono di promuovere una definizione che comprendesse anche la guerra economica e mediatica come quella che è stata scatenata contro il Venezuela bolivariano, ma furono sconfitti.

E’ ora di riprendere questa argomento, se vogliamo che la malconcia democrazia, spianata poche settimane fa in Grecia e qualche giorno fa in Venezuela, sopravviva alla controffensiva dell’impero. Se tale pratica non potesse essere rimossa dal sistema internazionale, se si continuasse consentendo che un paese potente intervenga in modo vergognoso e impunemente su un altro, le elezioni rappresenteranno una trappola che servirà solo a legittimare i progetti reazionari degli Stati Uniti e dei loro luogotenenti regionali. E potrebbe capitare che molta gente cominci a pensare che forse altre strade di accesso al potere o di sua conservazione siano più efficaci e affidabili delle elezioni.

>>>Traduzione di Marx21.it>>>

Potere Popolare: l’alternativa possibile

Caracas ChiAma: il Salento risponde!

Verso il IV Incontro Italiano di Solidarietà con la

Rivoluzione Bolivariana 

Lecce, 15-16-17 aprile 2016

caracaschiama.noblogs.org

 

El congreso de la Patria

por Néstor Francia

Cuando el Presidente Maduro anunció, a fines del año pasado, que se realizaría un Congreso de la Patria en la segunda quincena de enero, nos sentimos desagradablemente sorprendidos ¿Algo que pinta tan importante como para llamarse “Congreso de la Patria” se va a realizar dentro de un mes? ¿Sería posible una improvisación tal? Afortunadamente, le dimos al Presidente y al liderazgo el beneficio de la duda, imaginando que se volvería sobre el tema a principios de este año, tal como ocurrió en la cadena de radio y TV del día 4 de enero. Maduro informó que el 23 de enero, una fecha emblemática en varios sentidos, se convocaría un Comité Promotor del Congreso de la Patria, que es muy otra y correcta cosa. Esto despejó plenamente aquella duda, aunque a decir verdad hay otras que persisten. Enumeremos:

1) ¿Cómo se designará tal Comité Promotor? Nuestra recomendación: que sea tan amplio y representativo como debería ser el Congreso mismo. Entender desde un principio que es un Congreso chavista solo en su concepto de unión nacional y espíritu antiimperialista, pero no en la incidencia en el error del sectarismo y la exclusión, que tanto daño nos ha hecho. Lo ideal sería que se incorporaran al Comité inclusive sectores críticos antiimperialistas que aunque difieren de algunas de las políticas del PSUV y del Gobierno, están dispuestos a defender la Patria frente al imperialismo y la oligarquía.

2) ¿Cómo se escogerán los delegad@s al Congreso? Nuestra recomendación: que se realicen elecciones amplias y democráticas por sectores (sectores de la educación, clase obrera, emplead@s, empresari@s patriotas, intelectuales y artistas, militar, etc.), en elecciones donde se den a conocer equitativamente los candidat@s y sus méritos, y que no sean impuestos ni por el PSUV ni por el Gobierno ¿Que esto llevaría quizá demasiado tiempo? ¿Y cuál es el apuro? La Patria tiene tiempo suficiente para hacer las cosas bien, para lo que no tiene tiempo es para seguir equivocándose. Por supuesto, se aplicaría el sabioprincipio de “sin prisa pero sin pausa”. Serían miembros naturales del Congreso un representante de cada partido y organización del Gran Polo Patriótico, un representante de la bancada patriótica de la Asamblea Nacional, un representante del Parlamento Popular, el (la) Canciller de la República, un representante de cada uno de los poderes públicos (además de la AN). Deberían hacerse presentes invitados internacionales no deliberantes.

3) ¿Cómo se constituirá la Mesa Directiva del Congreso? Lo peor sería es que la constituyeran mayoritariamente los dirigentes partidistas o los altos funcionari@s del Gobierno. Lo ideal sería que fuese presidida por el Presidente Maduro, seleccionado por aclamación, por tratarse del máximo líder del proceso, pero que el resto de tal Mesa sea conformado por un delegad@ de cada sector representado en el Congreso, seleccionado por los integrantes de dicho sector.

Entre los temas más difíciles para el Comité Promotor será el establecimiento de asuntos que son vitales para cualquier reunión de este tipo: tiempo de reunión (días de desarrollo), agenda, metodología del debate y otros.

Creemos que el objetivo central del Congreso debería ser la conformación de un Gran Frente Nacional Antiimperialista, cuya forma de organización y tareas generales sean establecidas por el propio Congreso. En la actual coyuntura, la labor del Congreso debería prolongarse a través de comisiones de trabajo que se declaren en sesión permanente para afinar temas como tareas específicas, formas organizativas participativas, asuntos específicos como formación, comunicación, petróleo, empresas básicas, diplomacia de paz, promoción de la integración latinoamericana y del Sur, multipolaridad, etc.

Es nuestra opinión que el Congreso de la Patria no debería ser espacio para la crítica y la autocrítica en cuanto a la gestión de Gobierno, ejercicio en marcha y que tiene otros espacios y oportunidades, sino concentrarse en lo referente a la organización del país, del pueblo, y a las tareas para profundizar y defender la soberanía, y preparase para la defensa de la Patria en todos los terrenos. Es decir, para garantizar el cumplimiento cabal del primer gran objetivo histórico del Plan de la Patria.

El chavismo y el fin del canibalismo

por Bruno Sgarzini

Algo bien aprendido que tenemos es seguir a rajatabla, como si fuéramos religiosos, los mandatos divinos de los grandes líderes y obviamente cuando no nos sentimos identificados, interpretados en nuestras posiciones cómodas, éstos dejan de ser grandes líderes y cada uno saca el mejor yo gestor y héroe que lleva adentro, ya sea para hacer una gran revolución, teorizar sobre el socialismo o simplemente cambiar un bombillo.

Los últimos vaivenes políticos en Argentina, Brasil y, recientemente, en Venezuela demuestran, otra vez, que no sólo la miseria del tecnócrata, el “militante”, están en la misma sintonía con el gran proceso de sobreindividualización del capitalismo actual sino que, con gran utilidad, nosotros los latinoamericanos estamos usando este yoísmo para destruir, fragmentar e implotar los liderazgos que nos quedan, cuando los poderes globales están desplegando una compleja y sofisticada operación de propaganda y judicialización contra éstos para proscribirlos de facto y criminalizarlos para la posteridad.

Un único culpable: el gobierno

El concurso de belleza de quién tiene la opinión más irreverente y “contestaria” contra el gobierno pone en foco a un único actor como responsable y esto por lo obvio no deja de ser preocupante, porque la guerra en los tres países ha estado destinada a presionar externamente para que los problemas locales sean culpa exclusivamente de los gobiernos, y por ende cualquier defecto sea parte de los “errores” de nuestros liderazgos, sean Dilma Rousseff, Cristina Fernández de Kirchner o, más vehemente, Nicolás Maduro.

Que en este momento se posicionen hechos de corrupción relacionados al escándalo de Petrobras y los tres gobiernos demuestran la efectividad que ha tenido la criminalización en este sentido para hacer creer que los enemigos visibles de nuestros verdugos son unos “enchufados” y una nueva elite que sustituye a las anteriores, identificando los puntos fuertes (y reales, en ocasiones) que abonan este relato y no sólo aíslan a la dirigencia, como se cree, sino a la fuerza social como un todo porque su función es homogenizar y presentar, por ejemplo, a los chavistas como “parias”, “locos” e “inmorales” cuando, nuevamente, el centro de la atención está solo en lo que interesadamente debemos ver y nosotros, los chavistas, nos negamos a ver.

Es por esto que la relevancia que toma la declaración de Maduro post-electoral, cuando habla de que el tiempo histórico le exige al chavismo “una mayor calidad en su liderazgo” y esto, digamos, se traslada a todos nosotros, porque si hay algo que han demostrado estos tres años de recrudecimiento de la guerra, por más que Vladimir Acosta la minimice diciendo que hace 15 años que existe, es la falta de honestidad, consecuencia entre el decir y el hacer, y de ubicación histórica en una parte del chavismo autoconsiderado la vanguardia de la revolución.

Que se olviden de los Consejos Presidenciales a todo rango para hablar directamente con el chavista de pie, que se hayan desoído las advertencias del directorio sobre la despolitización y se minimice la acción en Comunas, y que se piense que Maduro puede obviar el poder real de grandes actores locales y globales y dominarlos con un pie en la cabeza, no es de por sí solo un error de comunicación del chavismo aguas abajo sino también un problema grave para quienes dicen tener la brújula en la mano de la revolución y tampoco han construido una correlación de fuerzas a su favor más que la aristocracia discursiva.

Hacerse responsable

Más allá de esta tormenta de egos, lo cierto y concreto es que la adoración, como ya se dijo desde Misión Verdad, de las soluciones mágicas pone en el otro la responsabilidad de ubicación y acción del colectivo, porque parte de la base del boicot al petróleo, el bloqueo financiero y la radicalización de la crisis del capitalismo terminara con una sola ley habilitante de Maduro, cuando la realidad nos demuestra que el grueso de la presión contra el chavismo estará puesto en estos dos años que vienen, por más controles de precios, detenciones de empresarios y pataleos que haya.

¿Por qué decimos esto? Debido a que el Estado venezolano afronta vencimientos de deuda externa por más de 20 mil millones de dólares hasta 2018, el plan de la ultra está dirigido a evitar por todas las vías a que exista una alternativa financiera a esto y que todos los puntos fuertes de la guerra económica se agudicen, dentro de un contexto de inflamación del precio de las materias primas a nivel mundial y un proceso sistemático de la banca occidental por atraer los capitales periféricos a los centros de poder, lo que conllevará una quiebra programada de Estados enteros para que firmen acuerdos de libre comercio.

Otra vez este vuelo raso por el futuro también nos demuestra que los “problemas de gestión” continuarán con distintos códigos en los próximos tres años, ya que por primera vez la estrategia del enemigo no tendrá a su favor un único actor político, el chavismo, que asuma los costos de cada problema irresuelto y artificial, por lo que la guerra de la información estará centrada en elegir el mejor campo perceptivo que permita andar y, si es posible, prosperar esta lucha por otras vías en la que los poderes globales y locales se esconden bajo el disfraz de la “culpa es del gobierno”.

Debemos usar la fuerza del enemigo para reforzar el nosotros y de ahí sortear el abismo

Obviar esta dinámica y simplificarla únicamente con “hay que retomar el Plan de la Patria” sobreestima la acción propia, si se tiene en cuenta que el plan global y local es la mistificación de una crisis particular para generar un shock controlado contra los salarios, la fuerza de trabajo y los precios de los recursos naturales, cuyo máximo epicentro en Venezuela está simplemente enfocado en bajar el barril, y luego que éste rebote para consolidar financieramente un eventual nuevo régimen y golpear a la economía de China.

Las tareas: aumentar la credibilidad y confrontar en nuestro terreno

Entonces, si como decíamos al principio el grueso de la presión está centrado en propagar un discurso que divida el liderazgo latinoamericano de la fuerza social movilizadora durante estos últimos años, lo cierto es que la reconstrucción y revinculación social, como planteaba Parra, se basa, en parte, en un salto de calidad de los chavistas en un momento de dificultad y necesidad de ampliar nuestra credibilidad hacia los casi 2 millones de venezolanos chavistas que no votaron y creen que no se ha hecho lo suficiente.

Revinculación social que, sin lugar a dudas, está marcada por la ubicación entre los dueños y nosotros, por lo que una de las premisas es revertir esta imagen general que se pretende pintar, de Neoamos del Valle vestidos de rojo, para hacernos creer que la confrontación es entre dos clases de tipos y tipas con diferencias profundas en la gestión del Estado.

Como en el Dakazo, los hechos, en lo táctico y en lo estratégico, tienen que ser interpretados por sí mismos en un escenario en el que la pulsión del momento, marcada por el enemigo, plantea que lo político discurra y transcurra, como si la conflictividad ocurriese como consecuencia y no acción premeditada, por lo que se trata de demarcar y remarcar un campo bien definido, donde nosotros los chavistas estemos en los consensos sociales y ellos encima de ellos por las “fallas del modelo económico”.

Y la realidad electoral demostró palpablemente que cuando el gobierno resguardó el salario venezolano y confrontó abiertamente con los dueños, la preferencia electoral del chavismo aumentó en un contexto donde el enemigo apostó a ocultarse en los anaqueles y los bachaqueros, por lo que ahí también hay una lección concreta y directa en la transmisión del hecho político: se tiene que ver, se tiene que vivir descarnadamente, no sólo se tiene que contar, porque los últimos tres años han demostrado que vale más la inestabilidad de Fedecámaras pidiendo el fin de la inamovilidad laboral que el dato concreto de que el Gobierno Bolivariano la sostuvo (y sostiene) contra viento y marea. 

Porque si consideramos que la sobrenarración, la no-vivencia y evidencia desde el hecho mismo luego de 18 años de gobierno nos va a salvar por respetar “el Plan de la Patria”, en un momento más parecido al sabotaje petrolero que al triunfo de 2012, lo lógico es que continuemos pensando y replanteando que nuestros dirigentes son los culpables, por más que sean los primeros que van a ser buscados y sacados de sus casas para ser enjuiciados, mínimamente, por la DEA y vivir encarcelados de por vida en una celda de dos por dos, como Simón Trinidad de las Farc.

Y una gran tarea para 2016 no sólo es salir del marasmo, sino profundizar el lazo identitario del chavismo, con nuestros líderes, con nuestras personas de carne y hueso, cuando el enemigo se relame por dar la estocada final y, sobre todo, borrar de la memoria local y global al chavismo como proyecto político e histórico alternativo al capitalismo.

Es usar la fuerza del enemigo para reforzar el nosotros y de ahí sortear el abismo.

Conoce sobre las guerras de sexta generación

Hace más de un año, desde la Unidad de Análisis “Fabricio Ojeda” adscrita al Foro Social Mundial (FSM) y a los Movimientos Sociales de UNASUR, venimos realizando postulados acerca de laGuerra de Sexta Generación, la cual hemos definido como una Guerra Difusa, y en la cual el imperialismo hace uso de todos los mecanismo de ataque posibles contra los pueblos del mundo que desea dominar con el objeto de expoliar sus recursos. La principal premisa geopolítica de la dominación imperial siempre ha sido que todo plan económico imperialista esta precedido por el despliegue de la fuerza militar que garantice su ejecución y control.

Como lo hemos afirmado en el año 2014, “El análisis estratégico sobre los planes del imperialismo en materia de Guerra de Sexta Generación nos llama a reflexionar profundamente, desde la dialéctica marxista podemos inferir los planes que desde los tanques pensantes se ciernen desde ya sobre el mundo entero, ¿serán en el futuro próximo acaso los planes de aprobar en la ONU un nuevo concepto difuso de una tal “Integridad Electoral”, la nueva táctica de combate sin uso de armas?”, ver http://rosogrimau.blogspot.com/2014/11/guerra-de-sexta-generacion-y-procesos.html , Guerra de Sexta Generación y Procesos Electorales, 14/11/2014.

En otra oportunidad, también expresamos que para nosotros “l a Guerra de Sexta Generación se basa en documentos del pentágono, del ejército norteamericano, y de toda la estructura de los tanques pensantes que diseñan las estrategias y las tácticas de los perros de la guerra (con el perdón de alusión a inocentes animales); en vez de llamarlos así, debemos hacer referencia a los criminales y asesinos que como robots humanos son utilizados para cometer los más horrendos crímenes en nombre de una supuesta “integridad”, – de la lucha contra el “terrorismo malo” – , o mejor dicho, como ya lo avizoraba y advertía nuestro Libertador Simón Bolívar sobre la bota norteña destinada a plagar la América de miserias en nombre de la libertad”.

El Manual de Capacitación de Fuerzas Especiales del Ejército de EEUU en Guerra No Convencional TC 18-01 de noviembre del 2010, en sus 97 páginas resume cada una de estas acciones que se han venido ejecutando con muy buenos resultados en varios países como Libia, Siria, Ucrania y Venezuela, (“U.S. Army Special Forces Unconventional Warfare Training Manual November 2010”) –este manual se puede se descargar en inglés, ya que se encuentra publicado en varias páginas en internet, como el documento en formato pdf que se encuentra en el enlace siguiente: https://info.publicintelligence.net/USArmy-UW.pdf –, en él podemos corroborar en detalle cada una de las fases y acciones que deliberadamente han sido perpetradas para generar los resultados de la desestabilización criminal a los gobiernos que afectan los intereses de dominación y expoliación del imperialismo con sus políticas de legítima defensa de la soberanía nacional y autodeterminación de los pueblos.

Esta es la realidad en el actual mundo globalizado y postmoderno, en el que aún se sigue hablando de guerras de cuarta generación, cuando hemos visto sucederse algunas guerras de quinta generación e incluso estamos presenciando, sintiendo el desarrollo de Guerras de Sexta Generación sin siquiera darnos cuenta.

En el capítulo I de este manual del ejército norteamericano TC 18-01 se definen las actividades que serán llevadas a cabo por el Comando de Operaciones Especiales de los Estados Unidos (USSOCOM), destinadas a crear las condiciones que permitan que un movimiento de resistencia o de insurgencia pueda coaccionar, interrumpir o derrocar a un gobierno o al poder ocupante; operando a través o con las fuerzas clandestinas, auxiliares, y guerrilleras de una determinada zona a anular. Definen para ello los conceptos de guerra generalizada, guerra de guerrillas, insurgencia, guerra limitada, movimientos de resistencia y subversión. Tratan sobre el papel de la guerra no convencional en la estrategia nacional de los Estados Unidos y de la viabilidad del patrocinio norteamericano.

Afirman en dicho manual que esas condiciones deben dividir o debilitar suficientemente los mecanismos de organización que el régimen puede utilizar para mantener el control sobre la población civil de organizar con éxito el núcleo mínimo de actividades clandestinas de la resistencia. Si se observa bien, estas técnicas para lograr un cambio de régimen coinciden con lo perpetrado entre 1972 y 1973 en Chile para el criminal golpe militar fascista contra el Presidente Salvador Allende, y lo aplicado luego contra Nicaragua Sandinista, o para frenar el avance del FMLN en EL Salvador, técnicas que han sido perfeccionadas mas tarde para su aplicación en Afganistán e Irak, posteriormente en Pakistán, Egipto y Libia; y más recientemente en Siria, Ucrania, y Venezuela.

Estas Guerras Difusas que hoy se escenifican por medio de la manipulación mediática de la conciencia colectiva, dentro del esquema de Operaciones Psicológicas (Syc Op) inventan nuevos enemigos necesarios como el mal llamado “Estado Islámico”, justificando la destrucción por cualquier medio de los recursos logísticos de naciones soberanas e independientes como el caso de Siria, donde sin intervenir con tropas propias, se usan mercenarios y terroristas como “Ejércitos Difusos, y se comparten gastos y responsabilidades con los países aliados y países lacayos en un esfuerzo de reducción de los altos costos políticos y económicos de las guerras de cuarta y quinta generación.

Los Coroneles Qiao Liang y Wang Xiangsui de la Fuerza Aérea del Ejército Popular de Liberación de China, en su obra La Guerra sin Límites de febrero de 1999 (Unrestricted Warfare) afirman que esta consiste en “usar todos los medios disponibles que impliquen el uso de la fuerza de las armas o de medios que no impliquen la fuerza de las armas, de medios que acarreen bajas y de medios que no acarreen bajas, para obligar al enemigo a obedecer nuestros propios intereses”. “Esto incluye la aparición de actores no estatales, que disponen de conocimientos y tecnologías de alto nivel y que pueden llevar a cabo ataques asimétricos con la intención de promover intereses individuales o grupales”. Para el imperialismo no existen límites cuando el fin económico para ellos justifica el uso de todos los medios. Para los autores, esta Guerra sin Límites son ataques integrados explotando todas las áreas de vulnerabilidad como lo son:

1. La Guerra Cultural, controlando o influenciando los puntos de vista culturales de la nación adversaria.

2. La Guerra de las Drogas, invadiendo a la nación adversaria con drogas ilegales.

3. La Guerra de la Ayuda Económica, empleando la dependencia a la ayuda financiera para controlar al adversario.

4. La Guerra Ambiental, destruyendo los recursos ambientales a la nación adversaria.

5. La Guerra Financiera, subvertiendo o dominando el sistema bancario del adversario y su mercado de valores.

6. La Guerra de las Leyes Internacionales, subvirtiendo o dominando las políticas de las organizaciones internacionales o multinacionales.

7. La Guerra Mediática, manipulando los medios de prensa nacionales y extranjeros.

8. La Guerra en Internet, mediante el dominio o destrucción de los sistemas informáticos transnacionales.

9. La Guerra Psicológica, dominando la percepción de las capacidades de la nación adversaria.

10. La Guerra de Recursos, controlando el acceso a los escasos recursos naturales o manipulando su valor en el mercado.

11. La Guerra de Contrabando , invadiendo el mercado del adversario con productos ilegales.

12. La Guerra Tecnológica, ganando ventaja en el control de tecnologías civiles y militares claves.

En resumen, los autores nos enumeran una serie de prácticas en las cuales se nos ataca y arremete por medio del uso del Terrorismo y Fascismo, donde a través de la promoción perversa de intereses individuales o grupales se conduce al derrocamiento del gobierno enemigo mediante cualquier tipo de estrategias o combinación de ellas, como la guerra civil, la invasión directa, el golpe constitucional, el soborno, el ataque a la moneda nacional, el magnicidio u otras variantes que puedan surgir en la práctica. Esta información se estudia para su perfeccionamiento a diario en las más prestigiosas universidades y medios del mundo entero, existiendo posiciones irreconciliables a favor y en contra del intervencionismo.

La Guerra de Sexta Generación se basa precisamente en esta “Doctrina de la Guerra Permanente” o “Guerra sin Límites”, y en la Doctrina de “Alcance Global”, por las cuales no existe tiempo ni espacio que delimite los escenarios de guerra; es una Guerra Difusa y Holística que abarca todas las alteraciones posibles en todos los órdenes de la vida, esto incluye dentro de las estrategias de ataque a las Naciones la Guerra Económica, la Guerra Mediática, la Ciberguerra, la Guerra en las Redes Sociales, el ataque a las Instituciones del Estado, a los Liderazgos Políticos, a los valores culturales, a los principios éticos y morales, constituyendo una devastación total a la sociedad de los países que se requiere dominar, es una Guerra Total destinada a crear el mayor caos posible a todo nivel.

La GUERRA DE SEXTA GENERACIÓN la hemos definido como GUERRA DIFUSA; ya que hoy no son ni la guerra prolongada, asimétrica, de baja intensidad, guerra de guerrillas, ni de operaciones encubiertas, la que se viene escenificando en contra de nuestros pueblos que luchan por sus propios proyectos de desarrollo de manera soberana e independiente, ni la que se desarrolla para frenar el avance del Nuevo Mundo Multipolar, el de las potencias como China y Rusia, o de países como Brasil, India, Sudáfrica, Irán o Vietnam.

La Guerra de Sexta Generación abarca todos los aspectos posibles de desestabilización del país contra el que se acciona, esto incluye su economía, su moneda, sus redes de abastecimiento, sus redes de distribución y comercio, su producción, su cultura popular, sus valores éticos y morales, sus formas de gobierno, sus instituciones del Estado, sus líderes políticos, su integridad territorial, sus partidos políticos, sus organizaciones populares y movimientos sociales.

Esta Guerra de Sexta Generación ataca con un plan muy bien estructurado desde los tanques pensantes de las fuerzas aliadas de los EEUU a todos los factores antes mencionados con una alta sincronización criminal, su principal ámbito de acción es el control de la información y comunicación tanto nacional como internacional, causando así un efecto devastador en la manipulación de las matrices de opinión contra el gobierno enemigo.

La Guerra de Sexta Generación persigue la destrucción del orden jurídico internacional, la creación de Enemigos Necesarios, la destrucción de los Estados-Nación, se hace uso de la Guerra Económica Total y de la Ciberguerra, se entrenan, crean, financian y utilizan “Ejércitos Difusos”, y hasta se llega a la creación de “Estados Difusos” como el Estado Islámico.

Por todos los medios disponibles se lanza un ataque mediático prolongado que va socavando las bases naturales de apoyo del gobierno a destruir, el cual se va extendiendo una por una, hasta abarcar todas las instituciones y poderes del Estado, atacando tanto a la institución como también la imagen de sus altos directivos. Para esto se valen de la compra de medios privados a través de su financiamiento, a la captación y compra de sus directivos, así como a la captación y compra de sus más prestigiosos periodistas u opinadores de oficio.

Este tipo de Guerra Difusa no se aboca a atacar a un solo objetivo a la vez, sino que en cada región a desestabilizar, se atacan múltiples objetivos simultáneamente, es así como se arremete contra varios países a la vez, por ejemplo en América Latina, se ataca al mismo tiempo a Argentina, Bolivia, Brasil, Cuba, Chile, Ecuador, El Salvador, Nicaragua, Venezuela y Uruguay. Se desestabilizan sus economías, se financian grupos opositores, se entrena y financia a grupos de choque violentos que inician actividades de calentamiento de calles y van creando caldo de cultivo para el surgimiento de “Ejércitos Difusos” terroristas como el caso del mal llamado “Estado Islámico”.

Retomando la estrategia imperialista del ataque simultáneo por varios flancos que busca crear un “caos constructivo”, término que se refiere al caos total interno de la Nación objeto de los ataques con la finalidad de destruirlo todo para que luego las contratistas hagan el negocio redondo de reconstruir sobre las ruinas de los pueblos una nueva suciedad (o sociedad de cómplices) que se rinda al total control imperialista. Los ejemplos de esta estrategia de Guerra de Sexta Generación con diversas variantes como en el ajedrez abundan (Afganistán, Irak y Libia).

El caso de Libia ha sido patético, en donde la ONU, como un factor corrupto para la violación legal del Derecho Internacional y los Derechos Humanos aceptó sin decir ni pío, que amparados en una resolución de “exclusión aérea” de su infame Consejo de Inseguridad, el imperio del mal (EEUU) y sus aliados de la OTAN (NATO) bombardearan masivamente la Nación Libia, permitiendo esta acción genocida y de terrorismo de parte de los estados aliados contra el pueblo libio.

Sin objetar tampoco la tortura y asesinato del Presidente Constitucional Muammar Muhammad Abu Minyar al-Gaddafi, a manos de bandas de mercenarios terroristas dirigidos, entrenados, armados y financiados por ellos mismos, robándose luego en pago por este financiamiento 230 millones de dólares de las reservas internacionales de Libia depositadas en varios bancos europeos, con la finalidad de frenar en Europa la debacle causada por la crisis global del capitalismo, financiando así el casi quebrado trust internacional del sistema bancario y de las bolsas europeas, mientras los pueblos europeos continúan en un marcado deterioro de sus ya precarios niveles de vida, o mejor dicho de supervivencia.

Como un término conductor de toda lo que significan las estrategias de la Guerra de Sexta Generación aparece el de DIFUSO, viendo como en las definiciones que necesariamente surgen utilizamos para explicar esta nueva categoría de guerra como GUERRA DIFUSA, en la que interviene la utilización de organizaciones terroristas y grupos violentos de choque como EJÉRCITOS DIFUSOS que no poseen una estructura formal de ejército nacional pero actúan de acuerdo a un plan militar establecido desde el extranjero; y en el caso de Medio Oriente siguiendo un plan específico del Departamento de Estado Norteamericano y sus aliados de la OTAN, estos Ejércitos Difusos al controlar grandes recursos energéticos en pequeñas extensiones de territorio tomado por las armas son etiquetados con nombres de ESTADOS DIFUSOS, como en el caso del “Estado Islámico”.

En estos momentos se está comenzando a definir el futuro de la humanidad, la lucha por la creación de un Nuevo Mundo Multipolar, en el que va desapareciendo el anterior control absoluto de todas las decisiones que se encontraba casi exclusivamente en manos de los EEUU dominando los organismos internacionales como la ONU, su Consejo de Inseguridad, la OEA y su Corte Interamericana que pisotea los Derechos Humanos. La acertada acción de Rusia en Siria, comparada con el accionar de EEUU y la OTAN, conmocionan a toda la humanidad, y deben de analizarse para definir el nuevo rumbo para la consolidación de la paz mundial, el vivir bien, la preservación de la vida en el planeta y la supervivencia de la especie humana, tal como lo establece el Plan de la Patria que nos legó nuestro Eterno Comandante Hugo Chávez.

En el ensayo Guerra de Quinta Generación (Fifth Generation Warfare) del Coronel (r) Dr. Vasile Maier y el Teniente Coronel Dr. Eugen Mavri del Estado Mayor General del Ministerio de Defensa Nacional de Rumania, los autores afirman que esta Guerra de Quinta Generación puede incluir un ataque cinético o no cinético a las estructuras político, sociales y militares del enemigo con el fin de lograr los objetivos estratégicos establecidos en los planes de dominación de zonas económicas estratégicas.

Según lo perciben estos militares rumanos, la Guerra de Quinta Generación impulsa los límites conocidos de conflictos entre los diferentes actores internacionales de una manera que no puede ser totalmente descrita usando los paradigmas establecidos hasta ahora; confirmando así nuestra afirmación de la existencia de factores que marcan una gran diferenciación con las guerras convencionales de cuarta generación.

Maier y Mavri establecen sin embargo, que es probable que, a pesar de la preponderancia de las estrategias no-cinéticas, que incluirán, por ejemplo, la guerra cibernética; los ataques físicos muy probablemente se mantengan tan relevantes como lo son hasta hoy. Asegurando que esto se demuestra por el uso de artefactos explosivos improvisados que pueden causar un daño que es tan masivo y efectivo como un ataque cibernético. Algunos de esos artefactos y explosivos de los que nos hacen referencia Maier y Mavri, aparecen descritos en detalle en un documento en inglés “Manual de Municiones Improvisadas, Dispositivos Explosivos Improvisados, Sede del Departamento del Ejército de los EEUU, 3° edición, año 2007”, el cual se puede descargar en un archivo comprimido en formato .zip del enlace siguiente http://cryptome.org/tm-31-210-pdf.zip , (Improvised Munitions Handbook , Improvised Explosive Devices or IEDs, Headquarters, Department of the Army, USA).

Casualmente, ese manual les fue distribuido en Venezuela en abril del 2014 por medio de las redes sociales a grupos mercenarios que de manera velada actúan como pequeños núcleos de las fuerzas terroristas opositoras ; el uso criminal de tales artefactos es para obtener así la obligada reacción de las fuerzas de seguridad del Estado a los actos vandálicos y criminales, obteniendo imágenes del uso de las fuerzas del orden público para manipular los hechos como represión y violación de derechos por parte del “régimen” como matriz de información por parte de las cadenas internacionales de manipulación y desinformación, creando en sus laboratorios especializados una digerible y bien tolerada matriz de opinión en la conciencia colectiva mundial proclive a justificar la existencia de una supuesta guerra civil como en la mal llamada primavera árabe, y así propiciar la intervención militar foránea.

Para el momento en que se distribuyó este manual, el candidato presidencial opositor perdedor de las elecciones Henrique Capriles Radonsky, cantó fraude y llamó a “descargar la arrechera” en las calles, siendo causadas 43 muertes violentas en distintas circunstancias de ciudadanos y ciudadanas inocentes, algunos que celebraban el triunfo electoral de la alianza electoral del Gran Polo Patriótico Simón Bolívar, y el asesinato de otras personas que sencillamente transitaban libremente por las calles en las que fueron dispuestos dispositivos contra automóviles y contra motorizados.

La globalización de estos mecanismos fascistas, que usan las más esmeradas técnicas mercenarias y terroristas en contra de la población civil, utilizando a la propia población civil como carne de cañón, exponiendo la vida humana de quienes han sido disociados psicóticamente para convertirse en borregos de los agentes transnacionales sin percatarse de la realidad, nos pone en jaque a pesar de que los procesos de cambio propuestos por nuestros gobiernos revolucionarios persigan los más altruistas intereses para lograr la mayor suma de felicidad colectiva posible.

En la República Árabe Siria introdujeron una gran cantidad de mercenarios financiados y entrenados por las potencias europeas y los Estados Unidos desde países vecinos lacayos, quienes combaten y cometen los crímenes más atroces, donde en videos se muestra la decapitación de dos sirios leales al gobierno con un cuchillo de cocina romo, o la extirpación de un corazón que es comido por uno de los mercenarios, siendo esto tan solo una muestra de los múltiples recursos que se pueden usar para derrocar un gobierno legítimo.

En Venezuela contamos con la presencia de paramilitares colombianos en varias regiones del país, con una mayor concentración hacia los estados fronterizos con Colombia, lo que obligó una vez que se desencadenaron las brutales acciones mercenarias del golpe suave a militarizar el Estado Táchira para poder controlar las actividades subversivas que debían ir aumentado en intensidad y frecuencia, hasta desbordar a las fuerzas del orden público en una espiral exponencial. A pesar de haberse controlado el año pasado estas intenciones que tan sólo causaron algunos estragos en 18 de los 75 municipios opositores del total de 335 municipios del país, donde los alcaldes habían sido electos hace tan solo 3 meses. En la gigantesca campaña de desinformación desatada por los medios privados nacionales y las cadenas internacionales del imperialismo se dedicaron exclusivamente a presentar una situación de guerra civil al magnificar como un microscopio esos hechos aislados; presentando incluso imágenes falsas.

A partir de julio del 2015, el Presidente de la República Nicolás Maduro Moros se vio obligado a lanzar la Operación de Liberación y Protección del Pueblo (OLP), mediante la cual se vienen liberando algunas de las áreas del país donde operaban elementos de diversos grupos delincuenciales utilizando prácticas inusuales en el país, quienes se dedicaban especialmente a actividades del paramilitarismo colombiano, bandas criminales, sicariato, extorsión, narcotráfico, secuestro, bachaqueo, , trata de blancas, así como al mercado negro de divisas, de oro y plata.

A causa del desabastecimiento de productos de la cesta básica al pueblo venezolano planificado por parte de grandes empresas monopólicas y del sector privado agrupado en Fedecámaras, con el agravante de un inmenso comercio ilegal de extracción de productos subsidiados por la frontera con Colombia, además de la entrada a nuestro territorio de grupos paramilitares que se instalaban en territorio venezolano para propiciar todo tipo de acciones criminales, en agosto del 2015, el Presidente Nicolás Maduro decretó el cierre parcial de la frontera en 6 municipios del Estado Táchira, medida que fue realmente efectiva para la aparición de estos productos en dicha zona fronteriza.

Muy extrañamente, luego del cierre de la frontera con Colombia por parte del gobierno venezolano, el dirigente opositor Timoteo Zambrano declaró que exigían el fin de esta medida asegurando que con ella se ponía en riesgo las elección de 22 diputados a la Asamblea Nacional, con lo cual pareciera haber una confesión que relaciona la actividad ilegal y criminal que se frenó con esta medida con las aspiraciones electorales de la oposición fascista representada en la mal llamada “Mesa de la Unidad Democrática” (MUD), que fueron ampliamente difundidas por los medios de comunicación y publicadas por el diario opositor El Nacional en el siguiente enlace: .

Estas estrategias de Guerra de Sexta Generación aún no han logrado su cometido en los recientes tres escenarios donde se vienen escenificando para frenar el avance de las grandes potencias económicas y militares que atentan contra la casi extinta hegemonía de los EEUU.

 

Primero en SIRIA los grupos mercenarios han sido reducidos por el efectivo accionar militar de Rusia; China y Rusia, aprendiendo del error cometido con Libia, tampoco han caído esta vez en las trampas de aprobar resoluciones en un Consejo de Permanente in-Seguridad de la ONU que trabaja para imponer los intereses imperialistas. Aquí el imperialismo pierde terreno.

Segundo en Ucrania se les está revirtiendo todo el entramado escondido tras un supuesto acuerdo, luego del cual se procedió a dar un golpe de estado constitucional, a semejanza de Honduras y Paraguay, donde el nuevo primer ministro aplicó un “Carmonazo” (golpe de abril de 2002), conjurando un auto de detención al Presidente Yanukovich y el nombramiento de nuevas autoridades y gobernadores a dedo, la destrucción de símbolos patrios y de monumentos históricos; la reacción de los sectores de la población fuera de la capital de Ucrania contra el gobierno de facto no se hizo esperar, y Rusia tuvo que intervenir en Crimea para evitar mayores crímenes contra la población mayoritaria de habla y tradiciones rusas. Tanto les duele la reacción de Rusia a las fuerzas imperialistas y al fascismo internacional que suspendieron una cumbre del G-8 y otras reuniones importantes para ir a presionar intentando no perder un terreno que ya daban por conquistado. En Ucrania el imperialismo continúa perdiendo más terreno.

Tercero , tampoco les ha funcionado aún este esquema en Venezuela, poco a poco se van reduciendo los focos de violencia mercenaria, el Presidente Nicolás Maduro ha convocado a todos los sectores a la Paz y a trabajar por el país, el apoyo y la solidaridad internacional no se ha hecho esperar de parte de los países latinoamericanos y caribeños, del Alba, Unasur, la Celac y el Foro de Sao Paulo de gobiernos, movimientos políticos y sociales de los cinco continentes, de la Federación Sindical Mundial (FSM), de la Federación Internacional de Mujeres (FEDIM), del Consejo Mundial de la Paz (CMP), de la Federación Mundial de Juventudes Democráticas (FMJD), de Irán, y de las potencias de China y Rusia que incluso han advertido a los EEUU ante cualquier loco intento de intervención extranjera por parte de los Estados Unidos.

Ahora los EEUU deben explicar muchas denuncias, sobre la reciente violación del espacio aéreo de Venezuela, sobre el envío de un portaviones para estar cerca de las costas venezolanas el día de las elecciones parlamentarias el domingo 6 de diciembre de 2015, y por el espionaje realizado por la NSA a la primera empresa petrolera del mundo PDVSA y a más de 10 mil de sus empleados.Así que en Venezuela también pierde terreno el imperialismo.

* Roso Grimau, Diputado del PCV al Parlamento Latinoamericano Grupo Venezolano , 20/11/2015.

Qué hacer

Luis Britto Garcíapor Luis Britto García

Debatir qué estuvo mal, cómo y por qué.

Reservar el debate para el ámbito interno, pues toda competencia de acusaciones e invectivas desacredita.

Reafirmar el socialismo como base ideológica, guía y meta de las organizaciones políticas.

Seleccionar escrupulosamente funcionarios y candidatos por trayectoria, ejecutoria y convocatoria y no por parentescos o acuerdos de cúpulas.

Articular escuelas de formación política e ideológica de cuadros.

Sanear las estructuras de corruptos que destruyen cuanto tocan.

Investigar exhaustivamente aumentos inusitados de fortunas y de signos externos de riqueza tanto en el sector público como en el privado.

Combatir la guerra económica, en la cual hasta ahora ha peleado sólo el bando agresor.

Mantener en sus cargos y no relevar de inmediato a los funcionarios que ejerzan en forma activa y efectiva el control de precios, de acaparamientos y de desabastecimiento.

Asumir el control estatal de la importación y distribución de alimentos y bienes básicos.

Asumir el control estatal de la banca.

Dejar de premiar con dólares a tasa preferencial a un empresariado que no los emplea en las finalidades previstas sino en la destrucción del país.

Clarificar que votar por un revocatorio también revocará todas las conquistas económicas, sociales, culturales y asistenciales logradas en quince años.

Solicitar del Tribunal Supremo de Justicia la nulidad de las leyes que atenten contra el principio de irreversibilidad de las conquistas sociales acogido en la Constitución.

Vetar por acto presidencial las leyes que nieguen o destruyan derechos económicos, sociales, políticos o culturales.

Proponer una reforma tributaria que aplique el principio de progresividad a los grandes contribuyentes, y denunciar como cómplices de éstos a los parlamentarios que se opongan.

Establecer un precio del combustible que resarza por lo menos su costo de producción.

Apoyar activamente a los movimientos sociales que luchen contra el paramilitarismo, la corrupción, el bachaqueo y el contrabando de extracción.

Informar que se vive una crisis económica planetaria, con escasez de alimentos global, en la cual el precio de los hidrocarburos ha bajado más de la mitad y el gobierno ha disminuido su ingreso en la misma medida.

Divulgar los incomparables logros económicos, sociales, culturales, educativos y políticos del bolivarianismo y su cumplimiento de las Metas del Milenio.

Rememorar los miserables indicadores económicos, sociales y culturales del siglo pasado y de los países que caen bajo gobiernos neoliberales.

Examinar minuciosamente el origen, antecedentes, trayectoria y actividades de los posibles titulares de beneficios sociales.

Recordar que quien sube precios, acapara y esconde mercancías es el empresariado actor de la Guerra Económica y no el gobierno.

Revelar que están sometidos a juicio más de dos mil funcionarios por corrupción.

Rememorar que el bolivarianismo restauró las prestaciones sociales para los trabajadores y que si no luchan por ellas el neoliberalismo se las volverá a quitar.

Reestructurar el sistema de medios públicos para desterrar sus prácticas meramente reactivas y convertirlo en generador de matrices de opinión y de agendas de debate.

Instalar plataformas 2.0 y 3.0 y encargar a expertos su manejo y contenidos.

Dejar de remedar formatos, interrupciones, inserciones, cintillos, acoso al usuario, chabacanerías y vulgaridades de los medios capitalistas en los socialistas.

Sustituir eventología efímera por acciones de gobierno perdurables.

Erradicar el paramilitarismo y su concomitante, la parapolítica.

Mantener el riguroso control de fronteras para inhabilitar paramilitares, bachaqueros y contrabandistas.

Rotar con regularidad y frecuencia efectivos y mandos del control de fronteras.

Impedir que se autodesigne representante del gobierno ante las FANB y vicecersa quien propuso la privatización de PDVSA, el derrocamiento del gobierno bolivariano mediante el artículo 350 de la Constitución y el enjuiciamiento de Chávez por la Corte Penal de La Haya.

Investigar a las ONGS e inhabilitar a las financiadas por la potencia hostil que declaró a Venezuela amenaza extraordinaria para su seguridad.

Descartar asesores extranjeros que nunca han ganado el poder en sus países y pueden contribuir a que en el nuestro lo perdamos.

Abandonar toda esperanza de pacto, conciliación o contubernio con una derecha que lleva 16 años tratando de asesinar al bolivarianismo.

Actuar en lugar de decir que se actuará.

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