Resistenza chavista al riemergere del neoliberismo

di Geraldina Colotti – il manifesto

17.12.2015.- Venezuela. Qual è la tenuta reale del chavismo? Abbiamo partecipato a molte assemblee nazionali, raccogliendo analisi e proposte. I lavoratori del canale radio-televisivo dell’Assemblea hanno discusso a fondo la decisione del Parlamento, che ha consegnato nelle loro mani l’emittente dopo la minaccia di Ramos Allup di licenziarli tutti: l’autogestione è un vantaggio, ma anche un mezzo salto nel vuoto, dicono alcuni. Non era meglio rimanere un’azienda dello stato aspettando che mostrasse il suo nuovo volto feroce e provare a resistere dopo? Ma il nucleo pulsante dei lavoratori indica nel parassitismo statale uno degli elementi della disaffezione e intende reagire alla “sberla salutare” (così Maduro ha definito il rovescio elettorale).

“Oro oro oro, compro oro, plata, dolares…”. Intorno al parlamento, la cantilena dei contrabbandieri accompagna passanti e turisti: offrono di cambiare denaro (plata) al mercato nero, modulando i prezzi imposti dal sito di Miami Dolar Today. Un dollaro può arrivare a 900 bolivar. E a quel cambio, non a quello ufficiale (un dollaro è pari a 6,15 bolivar) si vende in gran parte dei negozi, a dispetto della legge sul “prezzo giusto”, che proibisce un guadagno di oltre il 30% rispetto al costo di produzione. Poco distante, un ottimo ristorante bilanciato e biologico, sussidiato dal governo, offre invece un menù a meno di 500 bolivar.

Due aspetti di un paese attraversato da contraddizioni e innovazioni. Resisterà il chavismo all’ondata neoliberista promessa dalle destre che il 5 gennaio prenderanno il controllo del Parlamento? Ad annunciare lo tsunami, un vecchio volto della socialdemocrazia, Ramos Allup, dirigente del partito Accion Democratica (Ad). L’alleanza che ha battuto il chavismo alle parlamentari del 6 dicembre (112 deputati contro 55), raccoglie nella Mesa de la Unidad (Mud) 18 partiti di diversa estrazione, dall’estrema destra a residui troskisti. I vari leader stanno già litigando per gli incarichi, ma ad accomunarli è l’intenzione ferma di fare tabula rasa di 17 anni di conquiste sociali, rispondendo in fretta ai loro finanziatori internazionali. La sconfitta del chavismo – la seconda di 20 elezioni – produrrà una restaurazione simile a quella che ha fatto sprofondare il Nicaragua dopo la sconfitta elettorale del sandinismo?

L’Esquina caliente, sede permanente di un collettivo storico, ospita dibattiti quotidiani, piazza Bolivar è ogni giorno piena. Movimenti e associazioni di categoria si riuniscono in vari punti della città, si formano manifestazioni spontanee davanti a Miraflores per chiedere a Maduro “di non mollare”. Le destre hanno già chiesto la rinuncia del presidente e “nuove elezioni entro un mese”, senza aspettare il referendum revocatorio, possibile a metà del 2016.

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Ieri la Mud ha presentato alla stampa il suo programma: un corpus di leggi basate sul modello neoliberista delle democrazie europee: forte innesto del privato nel pubblico, svuotamento dei programmi sociali e ritorno al sistema di gestione della IV Repubblica. Contro resistenze e inefficienze di chi si è incrostato ai privilegi del funzionario, si mobilita intanto il “potere popolare”: i Consigli presidenziali (ambiti di discussione diretti con la presidenza, decisi da Maduro l’anno scorso) stanno organizzando assemblee, elaborano proposte da portare a Miraflores lunedì prossimo. Ieri, Maduro ha ricevuto comitati di pescatori, contadini, pensionati, femministe e Lgbt nella sua trasmissione settimanale, che si è svolta a Miraflores. Con le donne e i delegati della diversità sessuale ha preso impegni precisi e recitato giuramenti simbolici.

La destra prende l’Assemblea? Il Venezuela scarta verso il municipalismo, rafforzando “il potere popolare”. Nell’ultima seduta ordinaria, la maggioranza chavista in scadenza ha installato la prima sessione del Parlamento comunale nazionale. Intanto, si indaga sulla forte incidenza dei voti nulli, mentre il petrolio scende per la prima volta a 29 dollari il barile.

Un incentivo – ha detto Maduro – per costruire “la nuova economia produttiva”, basata sul governo delle comuni. Il dato elettorale indica che il Psuv rimane il partito più votato del paese, con oltre venti punti di vantaggio sul primo classificato di opposizione, la formazione di centro-destra Primero Justicia. Nonostante la maggioranza dei due terzi in parlamento, la destra non potrà fare quello che vuole: la costituzione, basata su un equilibrio di poteri che fungono da contrappesi, non lo consente. Lo ha spiegato ieri un gruppo di costituzionalisti in un affollato convegno nel Teatro di Piazza Bolivar, che ha lasciato fuori una folla di persone.

Gran parte della piazza, intanto, denuncia chiusure, burocratismi e perdita di ideali. Qual è la tenuta reale del chavismo? Abbiamo partecipato a molte assemblee nazionali, raccogliendo analisi e proposte. I lavoratori del canale radio-televisivo dell’Assemblea hanno discusso a fondo la decisione del Parlamento, che ha consegnato nelle loro mani l’emittente dopo la minaccia di Ramos Allup di licenziarli tutti: l’autogestione è un vantaggio, ma anche un mezzo salto nel vuoto, dicono alcuni. Non era meglio rimanere un’azienda dello stato aspettando che mostrasse il suo nuovo volto feroce e provare a resistere dopo? Ma il nucleo pulsante dei lavoratori indica nel parassitismo statale uno degli elementi della disaffezione e intende reagire alla “sberla salutare” (così Maduro ha definito il rovescio elettorale).

Alla fermata Città universitaria, sulla linea del metro che ci porta alla Scuola di Pianificazione, sale una giovanissima. Ascolta i discorsi che due donne si scambiano a bassa voce. Sorride. “Si respira già un’aria nuova – dice – non trovate?” “Vedrai quanto ti farà sorridere quest’aria nuova”, le risponde una delle due donne, il cui parere politico la ragazza aveva evidentemente frainteso. Annuisce un’altra passeggera con gli abiti lisi, la cui bambina ha però in mano un portatile di ultima generazione, la Canaimita, diffusa gratuitamente nelle scuole dal governo.

Uno degli affollati emicicli della Scuola di Pianificazione accoglie delegati provenienti da tutto il paese. Anche qui, molti universitari si servono dei tablet gratuiti distribuiti dal governo. “Molti giovani hanno preso un abbaglio, dimenticando la storia – dice un diciannovenne, che studia relazioni internazionali alla Università bolivariana. Prima di Chavez la mia famiglia non avrebbe potuto mandare i figli all’università. Lo sanno bene i miei amici cileni, europei, e adesso dobbiamo difenderci da chi vuole riprendersi tutto”.

Nelle prime file ci sono numerose organizzazioni dei diversamente abili: persone dal volto deturpato, non vedenti e gruppi sulla sedia a rotelle. “Guardaci – grida un delegato dello stato Vargas sovrastando la musica – qui ci sono persone che, prima del socialismo erano tenute nascoste o sepolte negli istituti. Oggi non portiamo handicap, ma progetti, e non siamo disposti a mollare”.

Un delegato dei lavoratori della salute dello stato Vargas aggiunge: “Le cliniche private speculano e le grandi imprese farmaceutiche accaparrano medicinali giocando con la vita delle persone.

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Noi sosteniamo un sistema di salute pubblico, gratuito e integrale, con l’aiuto dei medici cubani. A Miraflores porteremo proposte per un miglior controllo sociale sul sistema privato”.
Interviene una delegata per le comunas: in tutto il paese se ne sono già registrate più di 1.300. Strutture economico-sociali composte dai consigli comunali e dotate di un parlamento proprio, da cui sta prendendo avvio il nuovo modello produttivo basato sul mutualismo. Un’architettura – spiega la delegata — “che mira a scompaginare l’attuale struttura dello stato e per questo incontra l’opposizione di sindaci e governatori, anche chavisti, che vedono all’orizzonte una perdita di ruolo”.

Maduro ha deciso il rientro nei ranghi di tutti i militari che svolgevano funzioni amministrative. A Miraflores porteranno le loro proposte anche i rappresentanti delle Milizie popolari. Un corpo di volontari – spiega una sessantenne con la divisa che aiuta le forze armate nella “difesa integrale” della popolazione. “Ogni sabato – dice – ci alleniamo nelle caserme. Il 6 dicembre io ero di servizio ai seggi a Baruta, un quartiere di destra. In molti abbiamo notato che quella del voto nullo è stata una strategia preordinata. Nelle code e nei seggi, le destre avevano un piano ben orchestrato. Ora agiscono per dividere le forze Armate e cancellare le Milizie popolari. Ma non riusciranno a distruggere l’unione civico-militare”.

Arriva una ragazza con turbante e chitarra. “Questo proceso è a software libero e no-copyright” — dice sorridendo la giovane cantautrice, che per i suoi testi si ispira alle culture ancestrali”. Il voto indigeno ha tradito il chavismo? “Non bisogna dare letture superficiali – risponde – le popolazioni indigene vivono secondo criteri propri. Mentre noi gli spieghiamo le regole del socialismo, loro vivono nel comunismo”.

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