(FOTO) Melnikov (KPRF): «Lottiamo per il Socialismo del XXI secolo»

di Danilo Della Valle

Spesso si tende ad identificare, a torto, tutta la scena politica della Federazione Russa nella figura del suo Presidente Vladimir Putin e del Partito al governo (Russia Unita). Ci sono invece altri partiti con una storia consolidata e un buon bacino elettorale; uno di questi è il KPRF (Partito Comunista della Federazione Russa) erede del PCUS, seconda forza del Paese per rappresentanza Parlamentare e prima forza d’opposizione all’interno della Duma. ALBAinformazione ha incontrato a Mosca il vice Presidente della Duma e del Partito Comunista della Federazione Russa, Ivan Ivanovich Melnikov, per conoscere il parere e le posizioni del KPRF in merito agli ultimi sviluppi di politica internazionale e per discutere dei progetti del suo partito in politica interna.

Oggi tutto il mondo parla della minaccia dell’ISIS e del problema sorto in Siria/Iraq, eppure fino a poco fa molti dei governi che ora dicono di combattere l’ISIS (penso ad Usa, Francia, Turchia, Arabia Saudita, Israele, ecc…) erano più concentrati nel sostenere la rimozione del legittimo Presidente Assad piuttosto che nel combattere l’avanzata dell’ISIS. Come giudica l’atteggiamento tenuto da questi Paesi e dalla stampa Internazionale? Crede che ci possa esser un’unità d’intenti tra questi Paesi e l’asse formato da Russia, Libano ed Iran che hanno sempre sostenuto, e continuano a farlo, il legittimo governo Siriano presieduto da Assad?

È noto, che l’ISIS, insieme ad alcune altre strutture terroristiche, come Al Qaeda, siano nate a causa della politica miope degli USA che speravano di usare il terrorismo internazionale come uno strumento per raggiungere i propri scopi geopolitici e geo-economici. Purtroppo non hanno previsto, che prima o poi i terroristi sfuggono di mano e cominciano un loro gioco, incluso contro quelli che li hanno creati o che li ha osservati crescere passivamente, come ha fatto l’Europa Occidentale. Per questo, quando parliamo della lotta degli USA e dell’Europa contro l’ISIS, dobbiamo ricordarci che loro spengono un incendio causato da loro stessi. Quanto alla Turchia, Qatar e Arabia Saudita, dobbiamo ricordare, che questi Paesi hanno un rapporto speciale con i terroristi e molto spesso hanno con loro stretti legami di sangue. La politica di Washington e della maggior parte dei suoi alleati dalla cosiddetta coalizione antiterroristica che si occupa del problema siriano, mette in evidenza che la Russia non può contare sulla loro collaborazione nella lotta contro il terrore. La Russia, non nutre nessuna illusione verso i partner Occidentali e sviluppa una linea sua per il consolidamento della propria alleanza internazionale nella lotta con il terrorismo.

La Turchia e gli USA appoggiano direttamente la cosiddetta “opposizione moderata”, anche se è chiaro, che sono delle forze distruttive, e la loro essere “opposizione moderata” è solo di facciata. Dopo i successi notevoli dell’Aeronautica Militare della Federazione Russa e in seguito ai successi dell’esercito siriano, l’Occidente si è attivato e ha cominciato a intraprendere una serie di azioni a scopo di bloccare gli sforzi reali di Mosca intenti a sopprimere le strutture terroristiche in Siria.

Per quanto riguarda la Stampa Internazionale, è ben noto, chi controlla la maggior parte di essa. Da qui risulta che la maggior parte della Stampa Internazionale si trova al servizio della politica cinica e doppiogiochista di Washington e dei suoi alleati. Per esempio, com’è possibile non vedere il trasporto illegale del petrolio verso la Turchia? Non c’è niente da interpretare qui! Questi sono i fatti, ci sono immagini molto chiare. Ma nonostante tutto, poco a poco, la verità sta venendo fuori anche tra i mass media Occidentali.

In Europa abbiamo un fronte aperto molto importante, quello Ucraino. Il suo Partito è molto attivo su ciò che sta accadendo al popolo Ucraino intero, quale è la posizione sul Donbass e sulla scottante questione della Crimea?

Riguardo l’Ucraina, devo ricordarle che sono stati gli USA a provocare il colpo di Stato in questo Paese. E l’Unione Europea, rappresentata da Germania, Francia e Polonia, ha rotto l’ accordo con il governo in carica proprio nel momento del golpe. Facendo fallire la sua autorità, ha di fatto aiutato un gruppo neonazista ad arrivare al potere a Kiev. Adesso l’Ucraina si ritrova senza una sovranità nazionale e con il Paese alle prese con una crisi politica, sociale ed economica senza precedenti. Quelli che sono arrivati al potere li conosciamo tutti. Ci sono da sempre nel Paese, gli eredi della «gestapo» hitleriana, solo che sono sempre stati un gruppo marginale, molto piccolo. E adesso per portare avanti una politica antirussa, volendo favorire l’entrata dell’Ucraina prima nell’Unione Europea e poi nella Nato, questi neonazisti vengono nutriti politicamente, che è un errore simile a quello fatto nel Medio Oriente. Poi l’Unione Europea dovrà fare i conti con il regime fascista all’interno di sé stessa. Guardi: hanno litigato nel Consiglio Supremo (Verchovna Rada dell’Ucraina) anche prima di Euromaidan e adesso si azzuffano di nuovo, benché abbiano raggiunto la maggioranza intera. Tutto ciò non dovrebbe suscitare una sorpresa, delle domande?

Per quanto riguarda la posizione del Partito comunista, noi ci siamo sempre opposti sia alle forze della Reazione, che adesso sono al potere in Ucraina, sia al rozzo tentativo dell’Occidente di intervenire negli affari interni di questo Paese. La Russia non è mai intervenuta. C’è qualcuno che può affermare di aver ascoltato come noi discutevamo dell’appartenenza della Crimea nel periodo tra il  1991 e il 2014? No. Solo nel 2014, la maggior parte della gente di origine russa non ha voluto essere parte dell’Ucraina golpista post-Maidan, non ha riconosciuto il nuovo governo. A questo punto le autorità della Crimea hanno deciso di usare lo strumento principale di democrazia, della volontà del popolo, il referendum dei cittadini. E se non ci fosse stato, ci sarebbe stato un massacro ancora più sanguinoso di quello del Donbass. Adesso la questione dell’appartenenza della Crimea è ormai chiusa e non può esser argomento di discussione. Essa è un soggetto della Federazione Russa. Punto.

Un altro continente attaccato dall’imperialismo è quello latinoamericano; come giudica le esperienze delle democrazie popolari latinoamericane con le loro politiche di inclusione delle classi più disagiate, di aumento della spesa pubblica, nazionalizzazioni e il tentativo di una integrazione continentale in grado di contrapporsi al trattato del libero commercio delle Americhe (ALCA) voluto dagli USA?

Nell’ultimo decennio in America Latina si è avuto uno spostamento notevole a sinistra, in molti Paesi sono giunte al potere forze di sinistra, centro-sinistra o patriottiche. Suppongo che l’esempio di Cuba unito al carisma dei leader di molti Stati dell’America Latina dove la sinistra ha trionfato, abbiano avuto la loro influenza. Contemporaneamente, nelle ultime settimane, in certi Paesi del Continente, per esempio in Argentina e Venezuela, sono avvenuti dei processi opposti, si è avuto un rafforzamento della destra di tendenza pro-USA. Penso che questo sia una conseguenza causata, per una parte, dagli sbagli delle forze di sinistra al potere e, dall’altra, dall’influenza e dalle pressioni da parte di Washington. Ma li considero, in ogni caso, delle cadute temporanee e non una tendenza seria e duratura. I popoli di questi Paesi sono più disposti verso i valori della sinistra.

Oggi si sente parlare spesso dei Paesi BRICS come di una reale e possibile alternativa al mondo unipolare, mentre qualcuno si spinge addirittura oltre pensando ai BRICS anche come possibile alternativa economica e politica all’attuale sistema capitalista e come una sorta di fronte antimperialista, cosa ne pensa?

È bene precisare che i BRICS non sono un’unione ideologica. Sono un’unione geopolitica di Paesi con sistemi sociali, economici e politici molto diversi tra loro. Per cui è, a mio avviso, un abuso considerare il blocco BRICS come un fronte antimperialista. Allo stesso tempo, però, questa unione si oppone ai tentativi degli USA di mantenere un mondo unipolare, che si è installato dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il blocco BRICS è un fattore importantissimo per il rafforzamento della tendenza globale verso un mondo multipolare.

Con la caduta dell’URSS si è assistito ad un periodo di smarrimento ideologico tra le forze comuniste europee, molte organizzazioni oltre a prendere le distanze dall’esperienza socialista in URSS hanno messo in secondo piano la lotta per i diritti sociali, soffermandosi solo su quella per i diritti civili, questo ha portato inesorabilmente ad un lento declino dei Partiti comunisti e di sinistra nell’Europa Occidentale. Quale è il suo pensiero a riguardo?

Prima di tutto non posso essere d’accordo con la tesi secondo cui l’esperienza del socialismo nell’URSS possa considerarsi fallita. Al contrario, le conquiste sociali dell’Unione Sovietica non solo sono state grandi, ma hanno avuto un’importanza indiscutibile dal punto di vista storico. Con le proprie conquiste in vari settori, l’Unione Sovietica è stata un esempio per molti Paesi e per molti lavoratori, e ha influenzato l’andamento storico mondiale, a cominciare dalla liberazione dell’Europa dal fascismo e fino alla dissoluzione del sistema coloniale e la trasformazione del capitalismo verso un modello di sviluppo più orientato socialmente.

Di sbagli ce ne sono stati, certamente. E molti di questi sbagli hanno portato l’Unione Sovietica alla sconfitta nella Guerra Fredda, anche perché forze esterne l’hanno minata agendo sull’interno. Ma questo non ha nulla a che vedere con l’idea, l’ideologia. Il pendolo della Storia si sposterà di nuovo, perché l’atteggiamento del capitalismo d’oggi nella sua fase superiore, ossia la fase dell’imperialismo, è l’inizio dell’agonia, dell’accumulazione delle contraddizioni. Dietro le azioni apparenti dell’imperialismo si nasconde l’aspirazione avara del “miliardo d’oro” di risolvere i propri problemi scaricandoli su altre regioni, a carico delle economie in sviluppo. Le guerre aperte e nascoste, scatenate dagli USA sono le leve di una crudele concorrenza finanziaria.    

Per quanto riguarda le forze della sinistra in Europa, a mio avviso è davvero sbagliato questo sbilanciamento che hanno avuto verso i diritti civili a discapito della lotta per i diritti sociali. L’abbandono della lotta per i diritti sociali devia la sinistra dagli interessi da essa storicamente sostenuti, ovvero quelli della lotta per il progresso sociale.

In questo vuoto ideologico si è assistito alla nascita di nuove teorie politiche, penso ad esempio a quella del politologo Dugin per quanto riguarda la Russia, che tendono a dichiarare superate le ideologie novecentesche e la dicotomia destra-sinistra, e provano a mischiare elementi imperiali russi, elementi del fascismo e del socialismo sovietico. Pensa sia possibile una cosa del genere? Che posizione ha il KPRF verso queste organizzazioni in Russia?

Penso che nel mondo tutto ciò sia già stato creato, pensato e provato molto prima di noi. Esistono solo due forze, due concetti, due scienze: Il capitalismo e il socialismo. Il resto è solo una retorica disgiunta dagli interessi del popolo e dai rapporti politico-economici. Molto spesso questa retorica è diretta a confondere le teste dei lavoratori, a mistificare certi processi, ad aggiungere nel proprio programma degli ingredienti “più dolci”, tali da far apparire quello che non si è.

Nella Russia contemporanea, tranne il Partito comunista della Federazione Russa, nessun altro partito politico dispone di una base ideologica forte e di una posizione con una visione del mondo così concreta. E questo riguarda sia il Partito al potere (Russia Unita), che gli altri partiti più piccoli dell’opposizione, che altre organizzazioni con “nuove teorie politiche”. Proprio questo permette al KPRF, nonostante le enormi risorse finanziarie del Partito al potere, di rimanere la seconda forza politica nel Paese con una sua influenza ed una forte rappresentanza in Parlamento.

Secondo diversi sondaggi, il Presidente Putin, grazie alla sua politica estera, è il presidente più amato al mondo. Nonostante ciò, però il KPRF resta il secondo partito del Paese, ha consolidato la sua forza e ha conquistato la maggioranza in alcune città importanti della Russia, penso a Irkutsk e Novosibirsk. Quali sono le prospettive politiche del suo partito nel medio periodo? Come giudica l’operato del Governo russo in politica estera ed interna? Si può dire che il KPRF ha l’obiettivo di instaurare il Socialismo in Russia?

Certamente, possiamo affermare che noi lottiamo per realizzare il Socialismo del XXI secolo: un socialismo privo degli errori del passato, che raccoglie le migliori esperienze del Socialismo sovietico e dei paesi contemporanei, governati dai Partiti comunisti. Ecco perché lottiamo per il potere politico. E come ha notato, in alcune regioni lo facciamo con successo. Certo, in una singola regione non si può realizzare il proprio programma globale, ma si può conquistare la fiducia dei cittadini, attraverso il lavoro onesto, l’attenzione verso i bisogni del popolo. Per quel che riguarda la popolarità del presidente Putin, credo sia dovuta al fatto che oggi la sua persona rappresenti il fattore di unità del Paese intero, unità sia del Partito di governo che dei Partiti dell’opposizione contro le pressioni esterne. E il Partito comunista della Federazione Russa lo sostiene nella politica estera. Noi separiamo queste questioni: la politica estera e le battaglie di  politica interna. Il Partito comunista è un partito molto responsabile ed in questo non ci sono contraddizioni. Durante l’ultima riunione plenaria del CC del KPRF abbiamo discusso dal punto di vista di classe su quali argomenti possiamo essere d’accordo con il governo e su quali invece siamo fortemente in contrasto.

In conclusione, lei oltre ad esser un deputato della Duma è un professore universitario ed ha vissuto anche nel periodo dell’URSS, come è cambiata l’istruzione con il passaggio dal socialismo alla Russia attuale? Pensa che la Russia abbia ancora un efficace sistema educativo?

Il sistema russo è ancora buono per quanto riguarda il personale, il sistema della selezione dei talenti e la sua base scientifica e metodologica. Ma diventa sempre meno efficace, perché ha subito molte riforme, su consiglio della Banca Mondiale, che ha dato raccomandazioni non favorevoli per il futuro della Russia. Sfortunatamente, la tendenza ad americanizzare il sistema educativo non siamo stati in grado di fermarla. Secondo la mia opinione, però, non solo il popolo, ma ben presto anche il governo lo capirà: dobbiamo tornare alle basi sovietiche. Questa tendenza  già si palesa in alcune decisioni, per adesso piccole, non sistematiche. Per esempio, negli esami a “risposta multipla” siamo riusciti a far reintrodurre anche il relativo commento scritto alle risposte, da sempre molto importante per il nostro sistema educativo. Noi comunisti lotteremo per tornare ai livelli dell’istruzione sovietica, che ci ha permesso di spedire il nostro Paese e tutto il mondo per la prima volta nello spazio.
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2 commenti

  1. Stefano

     /  dicembre 23, 2016

    Sono,totalmente,d’accordo con il compagno Tarasov!!La tragica esperienza della restaurazione capitalista in Russia,ora mitigata da Putin,evidenzia i lati positivi del socialismo dell’Unione sovietica,base di una Federazione socialista di Russia,capitanata dsl partito comunista!!!

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    Rispondi
  1. Lottiamo per il socialismo del XXI secolo

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