America Latina: l’offensiva neo-liberista abortita

Macri-dilmadi James Petras

8dic2015.- Gli esperti e i commentatori della sinistra e della destra si pronunciano sulla ‘fine del ciclo progressista in America Latina’.

Essi citano le recenti elezioni presidenziali:

  1. in Argentina, dove è stato eletto l’estremista di destra Mauricio Macri;
  1. in Brasile, dove la Presidentessa Dilma Rousseff ha nominato un economista neo-liberista, il ‘Chicago Boy’ Joaquin Levy, come ministro delle Finanze e ha lanciato una politica regressiva di adeguamento strutturale nello stile dell’FMI, volta a ridurre le spese sociali e ad attirare speculatori finanziari;
  1. in Venezuela, dove Washington ha incanalato milioni di dollari per i partiti di estrema destra, come anche per gruppi violenti extra-parlamentari e paramilitari, per destabilizzare il governo Maduro e dove la destra della Mesa de Unidad Democratica (MUD) ha vinto le elezioni legislative del dicembre 2015, con un margine maggiore del 2:1 sul chavista Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV).

Senza dubbio, la legislazione sociale progressista ha conosciuto una battuta d’arresto virtuale, prima ancora dei recenti progressi politici dei partiti di destra, sostenuti dagli Stati Uniti con la loro agenda economica neo-liberista.

Ma la paralisi, e persino il riflusso e le sconfitte elettorali dei regimi di centro-sinistra, non significano il ritorno agli anni ‘90 neo-liberisti, un periodo di privatizzazioni, saccheggio e disastri, che avevano sprofondato milioni nella povertà, nella disoccupazione e nella marginalità.

Quali che siano i risultati delle elezioni di oggi, la memoria collettiva del disagio di massa, derivante dalle politiche di “libero mercato”, è impresso a vivo fuoco nella memoria della stragrande maggioranza della popolazione attiva.

Qualsiasi tentativo da parte dei funzionari neo-eletti di ‘disfare e invertire’ i progressi sociali degli ultimi dieci anni incontrerà: 1. la resistenza militante, se non l’aperta guerra di classe; 2. vincoli istituzionali e politici; 3. bassi prezzi delle materie prime, che limiteranno drasticamente i proventi delle esportazioni.

Un’attenta analisi delle politiche proposte dalla destra neo-liberista, la loro implementazione e il loro impatto dimostrerà il loro probabile fallimento e la rapida scomparsa di qualsiasi nuova offensiva della destra. Ciò provocherà l’aborto del ciclo neo-liberista.

L’Argentina: Il presidente Macri e Wall Street – un’eiaculazione precoce

Nei quartieri a reddito superiore di Buenos Aires, si cantava e ballava per le strade, mentre si profilavano i risultati delle elezioni presidenziali e Mauricio Macri veniva dichiarato vincitore. Wall Street, la City di Londra e i loro portavoce finanziari, il Wall Street Journal e il Financial Times, annunciavano l’arrivo di una nuova era e la fine del ‘populismo e del nazionalismo anti-investitori, come anche della disastrosa spesa sociale’, collegata agli aumenti delle pensioni, agli assegni familiari e agli stipendi, approvata dal precedente governo di centro-sinistra.

Mauricio Macri non si limita a rappresentare la plutocrazia: egli è uno dei più ricchi plutocrati in Argentina. Si è vantato non solo di un ‘rapporto carnale’ con Washington nel suo discorso di accettazione, ma ha compiaciuto il Presidente americano Obama, annunciando che avrebbe lavorato per espellere il Venezuela dal MERCOSUR, l’organizzazione di integrazione economica regionale più importante dell’America Latina.

Macri ha annunciato un gabinetto composto di economisti neo-liberisti intransigenti, ex-sostenitori della dittatura militare e persino un rabbioso rabbino di destra. Egli ha poi declinato la sua agenda politica, che era stata abilmente nascosta durante la sua campagna elettorale, quando la sua rauca retorica di ‘cambiamento’, ha parlato a tutti e a nessuno.

Macri promette di: 1. terminare i controlli sui capitali, le tasse sull’esportazione e le trattenute sulle esportazioni dell’agro-business; 2. svalutare il peso; 3. pagare oltre 1,2 miliardi di dollari di denaro pubblico argentino all’avvoltoio-speculatore di Wall Street, Paul Singer, che aveva acquistato 49 milioni di dollari del vecchio debito argentino (un utile di proporzioni astronomiche per l’acquisto di carta straccia); (4) privatizzare e de-nazionalizzare la compagnia aerea statale, la compagnia petrolifera statale e i fondi pensione; 5. firmare accordi di libero scambio con l’UE e gli USA, minando in tal modo i progetti di integrazione dell’America Latina come il MERCOSUR; 6. strappare una nota congiunta di intesa con l’Iran, per quanto riguarda l’indagine sugli attacchi terroristici, come richiesto da Israele; 7. espellere il Venezuela dal MERCOSUR.

In una parola, il multi-milionario presidente playboy pianifica una dura austerità per la classe operaia argentina e dispense abbondanti per l’élite economica.

Il giorno dopo le elezioni, gli speculatori locali e oltre-oceano hanno potenziato i titoli argentini del 40%, anticipando la bonaccia del libero mercato. George Soros e il magnate degli hedge funds Daniel Loeb, hanno ‘accumulato assets argentini’. I gestori dei fondi di investimento hanno esortato Macri ad agire rapidamente, per imporre le sue ‘riforme radicali’, prima che la famosa capacità argentina di resistenza di massa possa essere organizzata contro le sue politiche.

Gli sponsors di Macri a Wall Street e a Washington sono ben consapevoli del fatto che la chiassosa vanteria da grande business dei loro clienti deve affrontare seri ostacoli politici, perché le sue politiche provocheranno gravi difficoltà economiche.

Il Presidente Macri non ha nemmeno la maggioranza in Congresso, per approvare le sue proposte radicali. Il Congresso è controllato da una coalizione di partiti della destra e del centro-sinistra peronisti, che dovranno essere blanditi, comprati o costretti.

Il Congresso argentino esiterà a sostenere tutta la sua agenda neo-liberista. Quando il capo del governo ricorrerà a ‘decreti esecutivi’ per by-passare il Congresso, sarà contestato nei tribunali, nelle piazze e in sede legislativa. Vi sono nutriti dubbi che sarà in grado di neutralizzare tutti i suoi critici e mettere in atto il suo programma neo-liberista radicale.

Il Presidente della Banca Centrale, Alejandro Vanoli, che è stato nominato dal precedente governo di centro-sinistra della Fernández, non è probabile che sia in sintonia con la politica di Macri della borsa stretta, della svalutazione radicale e dell’austerità fiscale. Macri probabilmente cercherà un pretesto per rimuoverlo dalla carica e nominare un intimo sodale del libero mercato. Tuttavia, il danno istituzionale aumenterà il senso generale di un regime senza legge, disposto a calpestare l’ordine costituzionale per imporre il suo dogma del libero mercato.

La promessa di Macri di porre fine alla ‘tassa’ sulle agro-esportazioni diminuirà le entrate del governo, aggravando il deficit fiscale e richiedendo riduzioni più profonde della spesa sociale. Il contrasto tra guadagni più alti per l’élite dell’agro-business e gli standards di vita più bassi per i lavoratori sarà un invito a una maggiore ostilità e lotta di classe. Ancora più decisiva, la ‘strategia di esportazione’ di Macri sarà compromessa dalla scarsa domanda mondiale e dai prezzi delle esportazioni dei prodotti argentini.

La promessa di Macri di porre fine al controllo dei capitali e dei prezzi il suo primo giorno in carica provocherà un’enorme svalutazione del peso, che potrà superare il 60%. Questo si tradurrà automaticamente in gravi aumenti del prezzo dei beni di consumo e nell’aumento dei profitti per le élites legate all’esportazione, provocando proteste di massa in tutto il mondo dell’occupazione.

Macri promette di negoziare con gli speculatori detentori del 7% del vecchio debito argentino (dagli anni saccheggio, i ‘90) che chiedono il pagamento completo con gli interessi, in particolare, i ‘fondi- avvoltoio’ guidati da Paul Singer della Elliott Capital Management di Wall Street. I pagamenti di oltre 1,3 miliardi di dollari, su di un originale acquisto di 49.000.000 $ del debito argentino, agli speculatori di Wall Street provocheranno furore tra i lavoratori argentini e i nazionalisti, che si dovranno accollare l’onere aggiunto, in sopraggiunta all’austerità e ai tagli ai servizi sociali. Inoltre, il 93% dei titolari del debito, che avevano accettato il ‘taglio finanziario’ e scontato il ​​debito al 70%, chiederanno adesso il pagamento completo, moltiplicando di dieci volte le richieste al Tesoro con conseguenze disastrose.

La svalutazione e il declino del potere d’acquisto non attireranno l’ondata di investimenti esteri’, utile a sollevare l’economia e a creare posti di lavoro e la prosperità generale che Macri aveva promesso durante la sua campagna. Il capitale straniero non creerà nuove imprese; si concentrerà sull’acquisto delle imprese pubbliche esistenti, privatizzate a prezzi stracciati. Il capitale in entrata non aumenterà le forze produttive; sposterà solo la direzione del flusso di profitti dalle casse pubbliche alle tasche private, dall’economia nazionale verso gli investitori esteri.

Il Neo-liberismo: allora e adesso

Il clima politico generale, interno ed esterno, è molto diverso oggi da quello del 1990, quando il precedente esperimento neo-liberista è stato lanciato con conseguenze così disastrose. Alla fine degli anni ‘80, l’Argentina era affetta da inflazione acuta, stagnazione e dal calo del reddito. Le organizzazioni operaie si stavano ancora riprendendo dal decennio assassino del regime militare. Inoltre, negli anni ’90, gli Stati Uniti erano al vertice del potere imperiale in America Latina. La Cina era solo all’inizio del suo ciclo di crescita dinamica. L’URSS si era disintegrata e la Russia era uno stato vassallo in difficoltà. L’America Latina era governata da una variegata collezione di cloni neo-liberisti, succubi dell’FMI.

Oggi, Macri affronta una classe operaia organizzata. I sindacati e i movimenti popolari militanti sono intatti e hanno sperimentato un decennio di conquiste sostanziali sotto un governo di centro-sinistra. L’esperienza dell’FMI rimane un ricordo velenoso per centinaia di migliaia di argentini. Centinaia di funzionari militari responsabili di crimini contro l’umanità sono stati arrestati, processati e perseguiti sotto il regime uscente. La minaccia di un colpo di stato militare, sempre presente negli anni ‘80 e ’90, è inesistente. La Cina è diventata il principale mercato per le agro-esportazioni argentine (soia). Macri, nonostante la sua dichiarata passione di servire Washington, è obbligato ad adattarsi al mercato cinese.

Qualsiasi iniziativa di uscita dal MERCOSUR, e verso il Transpacific Trade Agreement, pregiudicherà i rapporti commerciali strategici dell’Argentina con il Brasile, il Venezuela, l’Uruguay e il Paraguay. Oggi, Macri troverà un clima ostile in America Latina, riguardo la sua proposta di alleanza con gli Stati Uniti. La sua promessa di ‘espellere il Venezuela dal MERCOSUR’ è già stata respinta dai suoi membri.

In sintesi, Macri si troverà impossibilitato a replicare le politiche neo-liberiste dei ’90, per tutti i motivi di cui sopra. C’è un ulteriore fattore da prendere in considerazione: la precedente versione dell’esperimento del libero mercato ha portato alla più grave depressione economica della storia argentina, con una crescita negativa a due cifre, la disoccupazione che ha superato il 50% nei quartieri della classe lavoratrice (il 25% a livello nazionale) e la povertà e la miseria estrema in alcune province argentine che superano quelle dell’Africa sub-sahariana.

Se Macri crede di poter ricorrere precipitosamente alla ‘dura medicina’ – e di evitare l’inevitabile protesta di massa, mentre attrae un massiccio afflusso di capitali, con cui far crescere rapidamente l’economia, sta sbagliando gravemente. Dopo gli omaggi iniziali e l’assalto al mercato azionario, gli speculatori alla Soros e Loeb incasseranno i loro profitti e spariranno. Il consumo interno indebolito e il depresso mercato globale delle materie prime non attirano grosse quantità di capitale sul lungo termine.

La vera questione non è (come gli esperti finanziari sostengono) se Macri ‘coglierà l’opportunità’, ma quanto tempo dopo che cercherà di imporre il suo modello di libero mercato il suo regime collasserà tra le rovine di un’economia depressa, di un’inflazione galoppante e degli scioperi generali.

Il Brasile: svolta a destra o opportunità a sinistra

I commentatori, a destra e a sinistra, citano il calo verticale del consenso alla Presidente Dilma Rousseff, da oltre il 50% a meno del 10%, come un segno del ‘declino della sinistra’. Inchieste giudiziarie hanno portato all’arresto e all’incriminazione di decine di leaders del Congresso del cosiddetto ‘Partito dei lavoratori’ (PT) per corruzione all’ingrosso, riciclaggio di denaro e traffico illecito di milioni di dollari!

I pubblici ministeri hanno arrestato decine di funzionari del PT, legislatori e alti dirigenti della gigantesca società del pubblico petrolio, la Petrobras, i direttori delle più grandi imprese di costruzione e delle banche di investimento, che sono stati complici dell’ex-Presidente PT Lula Da Silva. L’ex-leader sindacale, il presidente Lula, si era trasformato in un’icona da manifesto per Wall Street e, più recentemente, in un noto venditore ambulante di favori per le grandi imprese brasiliane.

I pubblici ministeri hanno arrestato 117 funzionari della Petrobras, la gigantesca società petrolifera dello Stato e la più grande società del Brasile. Essi hanno arrestato due dei più potenti capitalisti del Brasile: Marcelo Odebrecht, Presidente della Constructora Norberto Odebrecht e Octavio Marquez de Azevedo, della Andrade Gutierrez Corporation. Entrambi hanno contribuito alla campagna elettorale del Partito dei Lavoratori dell’ex-Presidente Lula Da Silva e dell’attuale Presidente Dilma Rousseff.

Grandi donatori aziendali, attualmente sotto indagine o incarcerati, avevano ricevuto quaranta volte il valore delle loro donazioni politiche, in termini di lucrosi contratti, dal governo del PT (un ritorno del 4.000% sugli investimenti!).

Cause penali e arresti per schemi del tipo ‘tangenti in cambio di contratti’ hanno colpito il settore finanziario, tra cui il finanziere miliardario Andre Esteves, fondatore-Presidente della BTG Pactual, un caro amico e collaboratore di Lula Da Silva.

L’intera élite della classe capitalistica e finanziaria del Brasile è stata incriminata, incarcerata o è sotto inchiesta. Il Tesoriere del PT, leaders del Senato e del Congresso, oltre a consiglieri presidenziali del Partito dei ‘Lavoratori’ sono stati arrestati e incarcerati per tangenti, riciclaggio di denaro e frode, in connessione con la Petrobras e altri scandali di corruzione aziendale.

L’inchiesta giudiziaria dimostra che il PT era diventato un partito dell’élite corporativa. I leaders e i funzionari del PT lavoravano a stretto contatto con le élites economiche per convogliare miliardi nelle casse delle grandi imprese. Invece, il cosiddetto ‘programma contro la povertà’ del PT ha donato $ 60 al mese alle famiglie povere, appena sopra il livello di sussistenza. Questo programma contro la povertà era parte di una grande macchina clientelare, progettata per assicurare voti per eleggere i funzionari corrotti, coinvolti con il grande capitale e i finanzieri!

Se anche i pubblici ministeri non sono esplicitamente anti-capitalisti, le indagini hanno portato alla luce la base corrotta del dominio capitalista. Nel corso di un anno, i pubblici ministeri brasiliani hanno condotto una ricerca più profonda e più completa sull’élite al potere e hanno determinato come governa, sfrutta e saccheggia la ricchezza del paese, rispetto a qualsiasi analisi della stragrande maggioranza degli accademici e giornalisti ‘di sinistra’ sopra i quindici anni del malgoverno del PT.

I pubblici ministeri hanno agito contro l’intera classe dei dirigenti capitalisti e dei loro partners politici nel PT, con maggiore forza e integrità dei leaders della principale centrale sindacale di sinistra (la CUT) e dei movimenti sociali (i lavoratori rurali senza terra MST). I leaders della CUT e del MST hanno garantito concessioni minori da parte del regime, ignorando i collegamenti criminali, su scala di massa e a lungo termine, tra banchieri, uomini dell’agro-business, industriali e il PT.

Mentre i leaders del MST, della CUT e dell’Unione Nazionale degli Studenti hanno dato un sostegno ‘critico’ ai Presidenti Lula e Dilma e al loro entourage di congressisti corrotti, i procuratori hanno esposto anni di frode endemica, di truffe e di tangenti, che avevano permesso ai leaders del PT di comprarsi BMW di lusso, orologi Rolex, ville di milioni di dollari in condomini di lusso e quartieri esclusivi.

Deltano Dallagnol, uno dei pubblici ministeri che conducono l’inchiesta, ha dimostrato che il PT lavora per i capitalisti ricchi e potenti, stranieri e nazionali e inganna i poveri. Le sue indagini dimostrano che il PT non è un partito di ‘centro-sinistra’ – si tratta di un gruppo di cleptocrati che lavorano per i capitalisti.

Una cosa è certa: il PT non è un partito che abbraccia diverse classi popolari; non è un’arena di lotta popolare. È un partito che serve diversi settori capitalisti, tra cui finanze, costruzioni, petrolio e le agro-imprese.

A causa della corruzione, il costo dei progetti governativi è raddoppiato e triplicato. Di conseguenza, i servizi sociali vitali sono rimasti deprivati di fondi e si sono deteriorati; la costruzione delle infra-strutture per il trasporto pubblico è stata ritardata per anni.

In sintesi, il declino e il discredito del PT non è una sconfitta per la sinistra, perché il regime del PT non è mai stato di sinistra. Al contrario, il discredito del PT è una vittoria positiva per le forze anti-capitaliste, che lottano contro la classe dominante e l’élite politica.

Conclusione

La vittoria della dura destra neo-liberista di Mauricio Macri in Argentina e la disintegrazione del PT non augurano un nuovo ciclo di destra in America Latina. Il team economico di Macri si confronterà subito con un’opposizione di massa e, al di fuori dei quartieri di classe superiore, essi non hanno alcun supporto politico di massa. Le loro politiche polarizzeranno il paese e mineranno la sua stabilità, ciò che vogliono gli investitori. Le svalutazioni brutali e la fine dei controlli sui capitali sono formule indirizzate non allo sviluppo economico, ma al provocare scioperi generali. Conflitto, stagnazione e iper-inflazione metteranno fine all’entusiasmo degli investitori locali e stranieri.

Inoltre, Macri non può abbracciare l’agenda di Washington nella sua interezza, perché il naturale partner commerciale dell’Argentina è la Cina.

Il regime di Macri è l’inizio e la fine di un ritorno al disastro neo-liberista, simile a quello che ha avuto luogo alla fine dei ’90.

Il crollo del PT, più un prodotto di procuratori coscienzosi che l’azione dei sindacati e dei movimenti sociali, apre uno spazio politico per le nuove lotte della classe operaia, libera dai vincoli di leaders e burocrati corrotti.

Anche se la destra torna al potere in Brasile, sarà contaminata dalla stessa puzza di corruzione; i suoi partners capitalisti sono in carcere o sotto inchiesta. In altre parole, la caduta del PT è solo una parte del declino e della decadenza di tutti i partiti capitalisti.

Nel corso del tempo, subito dopo il crollo della ‘Nuova Destra’, una nuova autentica sinistra potrebbe emergere, priva di corruzione e di collegamenti con le grandi imprese. La speranza è che si formi un autentico partito della classe operaia, che possa perseguire politiche socio-economiche per porre fine allo sfruttamento del lavoro, al saccheggio del tesoro pubblico e alla distruzione della foresta pluviale amazzonica. Dovrebbe essere una sinistra che sostiene l’ambiente, rispetta la natura e difende i diritti degli Afro-brasiliani, degli indigeni e delle donne.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

 

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