Análisis de Entorno Situacional Político (7dic2015)

por Néstor Francia

Lunes 07 de diciembre de 2015

  • El día después

Lo primero es transmitir a todos los camaradas nuestra palabra de aliento y compromiso. Nosotros estamos trabajando desde muy temprano como todos los días, es lo que debemos hacer. No cejar, no parar, no dejar de impulsar la Revolución. Por otra parte, no es tiempo de lamentos, es tiempo de aguda y profunda reflexión crítica. Nosotros no queremos apresurarnos. Esta semana presentaremos una serie de análisis con nuestras reflexiones, que están (más bien siguen) en curso. Eso sí, no podemos esconder la cabeza en tierra como el avestruz. Seamos claros: nos han dado una sonora paliza, nos han derrotado contundentemente, sin atenuantes ¿Qué pasó ayer? Esa es la traducción del título de una comedia fílmica que en inglés se llama “The Hangover” (la resaca, o sea el ratón). Bien, camaradas, recuperaos del ratón. Sintonícennos mañana, más o menos a esta misma hora, por este mismo canal ¡Chávez vive, la lucha sigue!

In Venezuela passa la guerra economica

di Guglielmo Sano – radiocittafujiko.it

Oltre 100 i seggi conquistati dal MUD, poco meno della metà, invece, verranno occupati dal PSUV. Un voto “storico” riconsegna il Parlamento del paese alle opposizioni 17 anni dopo l’ascesa del chavismo. 

I risultati rilasciati dal Consiglio Elettorale Nazionale (CNE) anche se ancora incompleti devono essere comunque considerati “irreversibili”. Nella mattinata di oggi, Tibisay Lucena, presidente del CNE, congratulandosi con il popolo venezuelano per la sua “impressionante dimostrazione di civiltà” (si è recato alle urne il 74% degli aventi diritto), ha annunciato che la Mesa de Unidad Democratica (MUD) ha vinto le elezioni parlamentari. Il Partito Socialista al governo ha conquistato 46 seggi, ha precisato la Lucena, mentre il MUD ha raggiunto quota 99. Restano in ballo 22 seggi, di cui 3 sono riservati alle popolazioni indigene.

È andata anche peggio di quanto prefigurato dai sondaggi pre-elettorali: l’opposizione ha già superato agevolmente gli 84 seggi necessari per conquistare la maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale (167 seggi in totale), dunque, il MUD avrà a disposizione un ampio potere su  tutte le decisioni per cui la Costituzione prevede una votazione parlamentare. Tuttavia, l’assegnazione degli scranni rimasti decreterà quanto la maggioranza sarà “qualificata”. Infatti, con i 3/5 del Parlamento (101 seggi) si ha la possibilità di rimuovere i singoli ministri, invece, con i 2/3  è possibile, tra le altre cose, convocare un’assemblea costituente.

Su questa debacle del “blocco patriottico” aleggia lo spettro di una crisi economica senza precedenti e, soprattutto, della violenza che da un anno a questa parte si è impadronita del panorama politico. Secondo il Fondo Monetario Internazionale il PIL venezuelano si contrarrà del 10% quest’anno, mentre Bloomberg calcola che l’inflazione arriverà a toccare il 124% (la più alta al mondo). Sembra che la fortuna del modello chavista stia collassando all’unisono con quello delle quotazioni del petrolio che rappresenta il 96% delle esportazioni del paese. D’altronde è noto: “il Venezuela sconta un’eccessiva dipendenza dalle rendite petrolifere – ha fatto presente Federico La Mattina, collaboratore dell’Associazione Marx 21 – che sono state l’asse portante delle politiche sociali e di redistribuzione di cui il governo venezuelano si è fatto portavoce”.

Tuttavia, non pochi pensano che sulla situazione catastrofica in cui versa l’economia di Caracas stia pesando l’attacco lanciato da alcune potenti oligarchie. “Il Venezuela è sempre stato sotto aggressione esterna e interna più o meno latente – ha sottolineato a tal proposito La Mattina –  e non soltanto durante il golpe del 2002”. “A partire dal 2014, il Venezuela è stato vittima di vere e proprie operazioni terroristiche” ha ribadito La Mattina, riferendosi alle cosiddette “guarimbas”, letteralmente “barricate”.

Come Associazione Marx21 “abbiamo avuto modo di parlarne a Ravenna in occasione del Terzo Incontro Nazionale di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana direttamente con il comitatoVittime delle Guarimbas” ha proseguito l’esperto di America Latina, che “ci ha offerto una relazione diametralmente opposta a quella tossica occidentale” per cui Leopoldo Lopez, uno dei principali esponenti dell’opposizione venezuelana, è un leader democratico che affronta una dittatura ultra autoritaria. “Queste cosiddette proteste pacifiche – ha testimoniato La Mattina – sono state supportate da gruppi paramilitari in particolare nelle regioni confinanti con la Colombia hanno portato a più di 40 morti”. 

(VIDEO) Venezuela: questa volta vince la controrivoluzione

di Jacopo Venier –libera.tv

Una nuova sfida per il Venezuela

In un importante ed atteso discorso alla nazione il Presidente venezuelano Nicolás Maduro, ha riconosciuto la sconfitta alle elezioni parlamentari del 6 dicembre. I dati sino ad ora conosciuti indicano infatti che la coalizione di destra Unità Democratica ha conquistato 99 deputati mentre le forze della Rivoluzione Bolivarianane hanno ottenuti 46. Restano poi ancora 22 seggi da aggiudicare.

Maduro ha detto che non ha vinto “l’opposizione” ma “una contro-rivoluzione” e questa sconfitta “è la vittoria della guerra economica” scatenata contro il Venezuela per produrre il cambio di regime. Gli accapparramenti, l’attacco brutale contro la moneta, il calo indotto del prezzo del petrolio hanno determinato un clima diffuso di sfiducia nel progetto di paese, indipendente e socialista, che Chavez prima e Maduro poi hanno chiamato Rivoluzione Bolivariana. Il Presidente venezuelano ha poi giustamente ricordato come nel passato in America Latina si sono prodotti fenomeni analoghi come in Guatemala o in Cile dove, sotto l’influenza degli USA, le forze economiche interne hanno costruito le condizioni per il collasso di governi progressisti.

Però, proprio riconoscendo la sconfitta, Maduro ha potuto però rivendicare una delle vittorie strategiche della Rivoluzione bolivariana voluta da Chavez. Infatti, grazie alla natura democratica del processo bolivariano che ha affrontato e vinto in passato decine elezioni e referendum, anche questa volta il Venezuela ha potuto scegliere attraverso un processo elettorale pacifico. In questo modo tutte le illazioni sulla natura autoritaria del governo venezuelano vengono quindi smentite dalla stessa vittoria, riconosciuta, delle forze che si oppongono a Maduro ed alla rivoluzione bolivariana.

Il Venzuela si conferma quindi un paese dove è stato possibile in passato e quindi può essere di nuovo possibile in futuro procedere verso una economia di stampo socialista dentro un processo di consenso democratico. Anche per questo Maduro, che resta sino al 2017 legittimo presidente del Venezuela, ha confermato il proprio personale impegno massimo a continuare i progetti sociali del Paese ed ha indicato la necessità impellente di migliorare l’efficacia del Governo e del processo rivoluzionario nel dare risposte alle esigenze della popolazione.

La Costituzione venezuelana voluta da Chavez prevede un bilanciamento tra i poteri dello Stato che oggi dovranno trovare un nuovo equilibrio. Questo sarà possibile se le forze che oggi sono maggioranza in Parlamento non tenteranno una spallata, magari con l’appoggio esterno degli USA, ma accetterano di svolgere il proprio ruolo nella legalità.

Resta il dramma di un paese che ha dovuto subire una aggressione esterna ed interna che ha sfiancato la popolazione. La guerra economica fatta di serrate, penuria indotta, speculazione finanziaria e contrabbando è un nemico molto difficile da vincere per uno Stato che resta in gran parte dipendente dalla rendita petrolifera. Non a caso quindi Maduro ha indicato la priorità di dare corso ad una rivoluzione economica e produttiva che crei le condizioni di una vera indipendenza e metta il Venezuela al sicuro dalla guerra economica in corso.

Ci auguriamo che il Venezuela sia capace di reagire alla situazione che si è determinata e trovare al suo interno le forze perché una battuta d’arresto si trasformi nella occasione per affrontare con ancora più determinazione i problemi strutturali, politici ed economici, che minacciano il futuro di quel paese e non solo. Ciò che è in gioco infatti non è solo il destino del Venezuela ma tutta quella costruzione politica che ha portato negli scorsi 10 anni l’intera America Latina a liberarsi dall’oppressione esterna riconquistando sovranità e dignità.

La contro-rivoluzione al servizio degli interessi del capitalismo finanziario minaccia tutti i popoli in tutto il mondo. Oggi queste forze hanno colto un’altra vittoria ma la lotta continua.

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