(VIDEO) Unità: l’ultimo discorso del Comandante Chávez

Qui di seguito vi proponiamo la traduzione in italiano dell’ultimo discorso del Comandante Eterno Hugo Rafael Chávez Frías dell’8 dicembre del 2012, trasmesso in diretta TV a reti unificate. 

Buonasera a tutti! Buonasera a tutte!

Mi vedo obbligato dalle circostanze, voi sapete care amiche e amici venezuelani che non è nel mio stile chiamare una trasmissione televisiva a reti unificate di sabato sera, ma, come dicevo, mi vedo obbligato dalle circostanze, Mi rivolgo a voi, popolo Venezuelano, nazione venezuelana, amiche e amici tutti, compatrioti e amici e amiche di altre latitudini.

Come voi sapete, com’è risaputo, negli ultimi tempi ci siamo impegnati non solo nelle battaglie politiche, economiche, sociali, ma anche in questa battaglia storica che ci è toccato affrontare, e grazie a Dio è toccata a noi. Ci è toccato riprendere la bandiera di Bolívar, la bandiera strappata, la bandiera umiliata. La bandiera della nostra patria, proprio questa qua: gialla, blu e rossa, con le sue otto stelle, come Bolívar stabilì ad Angostura!

La bandiera del popolo, calpestata, strappata, umiliata, per quasi tutto il XIX secolo, dopo l’epopea, e durante quasi tutto il XX secolo. È toccato a noi riprenderla! Tra la fine del XX secolo e gli inizi del XXI secolo qui è iniziata una nuova era.

Fidel mi diceva, ieri sera, mentre ci stavamo salutando a L’Avana: “Chávez, questa scintilla si è trasformata in un continente. In un fuoco sacro! È stata come una resurrezione, quella che abbiamo vissuto! Il nostro era un continente addormentato, il nostro era un popolo assopito, quasi morto! Poi è arrivato una specie di Lazzaro collettivo, che ci ha fatti risorgere. Alla fine degli anni ‘8o, degli anni ‘90, alla fine del XX secolo, qui in Venezuela è nata una Rivoluzione! Il popolo si è svegliato ed è toccato a noi, ad alcuni di noi, a molti di noi, donne, uomini, assumerci le responsabilità, essere in prima linea, diventare leader e dirigenti, per diverse ragioni, civili, militari. E sono riuscite a confluire diverse correnti, alla fine del Secolo. In Venezuela è scoppiata l’ultima Rivoluzione del XX secolo e la prima del XXI secolo. Una Rivoluzione che nessuno può negare che ha avuto un forte impatto in America Latina, nei Caraibi e anche oltre e continuerà ad avere un forte impatto.

Ebbene, oltre a tutte queste battaglie, se n’è presentata un’altra, imprevista, improvvisa per me e per tutti noi, perché io sento di essere sempre accompagnato e di non essere solo! Sento di non essere solo. Così, abbiamo iniziato ad affrontare questo problema di salute, con molta spiritualità, molta fede, molta speranza, molta dedizione, sia come individui, che come famiglia e collettività! Come una grande famiglia! Abbiamo contrastato manipolazioni! Abbiamo combattuto contro… come si chiama… ah sì… la miseria! La miseria! O meglio le miserie! “Niente di ciò che è umano è per me strano!” Disse qualcuno, la miseria! Ma soprattutto, abbiamo affrontato tutto a testa alta, con dignità. Come popolo! Come nazione! E io come individuo, come uno fra i tanti di questa grande corrente bolivariana che si è scatenata!

All’inizio dell’anno c’è stata una ricaduta, che abbiamo affrontato con successo! Senza dubbio, con gran successo! Avevo finito la cura, la radioterapia, a maggio, e alcuni giorni dopo stavo presentando la candidatura alla Presidenza della Repubblica, come sapete. Io ho insistito molto, e così è stato: ho insistito molto, lottando contro il tempo, per fare tutti gli accertamenti medici sia qui in Venezuela che a Cuba, prima di presentare la candidatura. Tutti i risultati sono stati positivi: se ci fosse stato qualche risultato negativo in quegli esami,  potete stare certi che non avrei né presentato né assunto nessuna candidatura presidenziale.

Fortunatamente, questa Rivoluzione non dipende da un solo uomo. Abbiamo superato diverse tappe e oggi c’è una leadership collettiva, che si è diffusa dappertutto. Sono stato molto contento di poter constatare e sentire ancora una volta, in queste ore, dal mio arrivo ieri all’alba da L’Avana e durante questi ultimi dieci giorni, la forza di questa leadership collettiva. Guardate, ad esempio, la campagna per le elezioni dei governatori! I nostri leader sono in azione, così come tutti i nostri dirigenti. Uomini, donne, con un grande fervore per la patria: mi congratulo con voi! Sono sicuro che scriveremo un’altra pagina grandiosa la prossima domenica! Il 16 dicembre! Un fervore partecipativo, organizzativo! Fatto di proposte, idee, dibattiti! Un fervore organizzativo della base popolare. Fatto di partecipazione! Tutto questo non si era mai visto qui! Non si vedeva da molto tempo! Anzi, credo che negli ultimi 200 anni non era mai accaduto. Sono stato molto soddisfatto di aver visto e potuto constatare come procede la marcia, come si stanno chiudendo alcuni cerchi. No? Abbiamo fatto un grande sforzo per garantire il pagamento delle tredicesime, le tredicesime per tutti i dipendenti, lavoratori,  lavoratrici! E non solo del governo centrale, ma anche degli Stati e dei Comuni! Oltre al fervore politico, al fervore elettorale per il 16 dicembre, c’è un fervore familiare, natalizio, presente dappertutto.

Come procedono i principali progetti del Governo? La Misión Vivienda? È stata consegnata la casa numero 300.000 nello Stato Zulia. Nel campo economico, c’è stata l’entrata nel Mercosur, il vertice del Mercosur: tutto va avanti a passo spedito. Certo, l’ho sempre detto a questo tavolo. Anche il tema delle ispezioni procede molto bene! Le ispezioni, gli ispettori che servono per correggere in tempo gli errori, con decisione! Vedete, qui c’è l’Ammiraglio Carmen, la chiamano l’Ispettrice. Gli ispettori sono attivi dappertutto: mi hanno consegnato già diversi rapporti per assumere misure correttive e bisogna continuare a farlo in tutti i settori!

Beh, adesso, tornando al tema centrale, come dicevo, è iniziata la campagna elettorale. Un successo! Nei mesi di giugno, luglio, soprattutto luglio. Tutti gli eventi militari che abbiamo organizzato! Poi la campagna in giro per il paese. Poi abbiamo affrontato le inondazioni di Cumanacoa, poi la tragedia di Amuay, alla fine di agosto; poi settembre, quando abbiamo ripreso la campagna elettorale, i viaggi, l’ultima valanga di Sabaneta a Miraflores, il diluvio che ci è toccato qui, nelle sette Avenidas…l’Avenida Bolivar e altre sette Avenidas. Che si riempirono di Patria! Il Piano della Patria! I dibattiti!

Se io non ci fossi stato! Dico così perché si vocifera che tutto è stato un inganno. No! No! No! Ho affrontato questa campagna! Con tutte le mie forze! Come sempre! Accompagnato da questo popolo appassionato, facendo uno sforzo come sempre! Lo abbiamo fatto insieme! Per coronare la vittoria del 7 ottobre! La grande vittoria del 7 ottobre! A pochi giorni mi sono rifatto gli esami, lì a L’Avana, e tutto è andato bene. Anche se ho avuto qualche dolore, infiammazione, conseguenza dello sforzo della campagna e della stessa radioterapia in una zona molto sensibile. Per questo ho iniziato a prestargli molta attenzione. Ho ridotto le mie apparizioni pubbliche, per affrontare questa problematica con i medici e con i giusti trattamenti. Per diminuire l’infiammazione e i disturbi!

E in tutto questo processo è sorta la raccomandazione medica di sottopormi a un trattamento iperbarico. La camera iperbarica. Motivato da questa raccomandazione, per accelerare il recupero, il 27 novembre ho chiesto l’autorizzazione all’Assemblea Nazionale,  con una lettera, per uscire dal paese ed andare a Cuba, dove mi hanno seguito in tutto questo trattamento iperbarico. Sono partito il 27 e il 28 ho iniziato il trattamento, che è durato diversi giorni. Nonostante questo, per via di altri sintomi che ho iniziato a sentite, l’equipe medica ha deciso di farmi fare altri esami. Di fare un’altro esame approfondito, e purtroppo comunico al paese, che quest’ultimo esame ha individuato la presenza, sempre nella zona colpita dal male, di altre cellule maligne… di nuovo!

Questo ci ha obbligati a rivedere la diagnosi, ad analizzare l’evoluzione del trattamento, a consultare altri esperti. Così, mi è stato detto che c’è bisogno, c’è assolutamente bisogno di sottopormi ad un nuovo intervento chirurgico. E questo intervento ci sarà nei prossimi giorni. Anzi, vi dico che i medici mi avevano raccomandato di farlo ieri! Proprio ieri! Al massimo questo fine settimana! Ma io ho detto: “Nooo! Noo!”. Davvero, io ho chiesto il permesso di allontanarmi per sottopormi al trattamento iperbarico, ma ho bisogno di andare, ho bisogno di tornare in Venezuela! Ed è per questo che sono venuto. E così siamo arrivati ieri mattina, Fidel è stato molto disponibile! Anche Raúl! Ci siamo riuniti e abbiamo valutato la situazione.

Ieri mi sono riposato un po’ ho rivisto alcuni documenti. Ho firmato anche alcune carte in sospeso: nomine di ambasciatori, risorse per il Fondo Cinese e anche un rapporto su Mercosur, sul viaggio che Rafael Ramírez e Menéndez hanno fatto per partecipare alla riunione del Mercosur. La Commissione Mista a Pechino, che ha avuto molto successo: a quella hanno partecipato Giordani, Rafael e Edmee. Anche Asdrúbal ha partecipato, giusto Asdrúbal? Cina! Eccolo là Asdrúbal. 

Eh si, questo processo delle alleanze strategiche è un altro aspetto che qui non esisteva, Venezuela nel Mercosur. Pensate! Venezuela in un’alleanza strategica con la Cina, con la Russia e con molti altri paesi del mondo! E poi l’ ALBA! La Celac! Questo è tutto quello che è successo… sono tutti i passi che, piano piano, ha prodotto questa rivoluzione che si è scatenata in America latina!

Bene, io ho deciso di venire, facendo un grande sforzo, davvero, perché i dolori sono forti, comunque con le cure, i calmanti, mi trovo in una fase preparatoria. Domani devo tornare a L’Avana. Qui ho la lettera per l’Assemblea Nazionale, per il compagno presidente Diosdado Cabello. Anzi approfitto per firmarla, affinché la sovrana Assemblea Nazionale mi autorizzi ad assentarmi dal paese, e qui viene spiegato, con l’obiettivo di sottopormi ad un nuovo intervento chirurgico.

Datemi un minuto, per favore… un secondo! Ecco fatto: l’ho firmata. Consegno la richiesta di autorizzazione, Signor Presidente, ad affrontare questa nuova battaglia! Con l’aiuto di Dio, come nelle occasioni passate, usciremo vittoriosi! Andremo avanti! Ne ho piena fiducia! E così, come già da molto tempo, rimango stretto a Cristo, a Cristo…! Sono sempre passato da un miracolo all’altro! Siamo arrivati al 4 febbraio per miracolo! Aahhh, Molero, non è stato forse un miracolo?

Dopo tanti anni, dopo tante andate e tanti ritorni! Quanti anni! Ricordo i giorni da Tenente, eravamo a Maracay, là al poligono, ci riunivamo. Tra  carri armati e soldati! E là, c’erano anche i paracadutisti! A San Jacinto, a La Placera, laggiù, andavamo a correre. Eravamo Tenenti! Tenenti, 25 anni, 26 anni.

E così, è stato come un miracolo arrivare al 4 febbraio! Ed è un miracolo essere arrivato qui, al 27 novembre! E arrivare in questa casa del popolo! Sono stati un miracolo l’11 aprile, il 12 aprile, il 13 aprile! Tutto è stato un miracolo! E io resto ancora afferrato a questo miracolo! Anche adesso lo sono, nonostante tutto! Nonostante tutto debba essere pianificato per bene, tutti i dettagli di questa nuova battaglia! Certamente, tutti i processi comportano dei rischi! Chi può negarlo? In ogni operazione di questo tipo ce ne sono. Non è così? Eh… anche questo male comporta un rischio! Comporta un rischio! Questo non si può negare! Oggi noi dobbiamo essere felici, ne stavo parlando proprio ieri mattina! Forse, ne parlavo con l’Ammiraglio Molero, eravamo a Maiquetía! Abbiamo un patria, oggi! Abbiamo una patria! Il Venezuela non è lo stesso di vent’anni fa! Di quarant’anni fa!

¡No! Nooo! Nooooo! Abbiamo un popolo! Abbiamo le Forze Armate! Abbiamo l’unità nazionale! Sì, su qualcosa dobbiamo insistere in questo nuovo scenario, davanti a questa nuova battaglia! Davanti a questo nuovo ostacolo, direbbe un llanero! Bisogna rafforzare l’unità nazionale! L’unità di tutte le forze popolari! L’unità di tutte le forze rivoluzionarie! L’unità di tutte le Forze Armate! Miei cari soldati, camaradas e compagni! L’unità dell’Esercito, del mio Esercito, del mio amato Esercito! L’Esercito, la Marina, la mia amata Marina! Dico questo perché gli avversari, i nemici del paese non riposano mai e non smetteranno mai di tramare i loro intrighi con l’obiettivo di dividerci, approfittando soprattutto di circostanze come questa. E allora, qual è la nostra risposta? Unità, unità e ancora unità! Dev’essere questa la nostra divisa! La mia amata Forza Aerea, la mia amata Guardia Nazionale, le mie care Milizie! Unità, unità, unità! Il Partito Socialista Unito del Venezuela, i partiti alleati, il Grande Polo Patriottico, le correnti popolari rivoluzionarie, le correnti nazionaliste! Unità, unità, unità! Unità, diceva Bolívar! Uniamoci o l’anarchia ci divorerà: manca solo l’unità per completare l’opera della nostra rinascita!

E riguardo a ciò, perché non voglio nemmeno parlare troppo, sono quasi le dieci di notte. Riguardo a questo, come stabilito dalla Costituzione: lì c’è scritto tutto, una volta ricevuta l’autorizzazione per uscire dal paese, ci sarà il vicepresidente, compagno Nicolás Maduro, un uomo rivoluzionario fino in fondo, un uomo di grande esperienza nonostante la sua età, con grande dedizione al lavoro, grande capacità di lavorare, gestire gruppi e gestire le situazioni più difficili. L’ho visto! Lo abbiamo visto! Da quanti anni sei Ministro, Nicolás? “Sei anni e tre mesi!”. Sei anni e tre mesi… quanto tempo… quanto! In quante situazioni, in quante circostanze abbiamo visto, e io ho visto personalmente, Nicolás accompagnarmi in questo difficile compito! In tutti i diversi fronti di battaglia! È lui che resta alla Vicepresidenza esecutiva della Repubblica!

Come è sempre stato, in contatto permanente! Ma voglio dirvi una cosa… Voglio dirvi una cosa. Anche se suonerà un po’ dura, io voglio e devo dire una cosa. Devo dirla! Se, come dice la Costituzione, com’è che dice la Costituzione? Se si dovesse verificare qualche circostanza  improvvisa, così dice la Costituzione, che dovesse inabilitarmi, ascoltatemi bene per portare avanti la Presidenza della Repubblica Bolivariana del Venezuela, anche per portare a termine i pochi giorni che restano. Quanto resta… un mese? Oggi è… Sì: manca un mese… un mese, soprattutto per assumere il nuovo periodo per il quale sono stato eletto da voi. Ripeto: se dovesse accadere qualcosa che mi inabilitasse, Nicolás Maduro, in tale circostanza, deve assumere la Presidenza, così come stabilito dalla Costituzione, e non solo il periodo che manca. Secondo la mia ferma opinione… piena come la luna piena, irrevocabile, assoluta, totale, se in tale situazione si dovessero convocare, come stabilito dalla Costituzione, nuove elezioni presidenziali,  scegliete Nicolás Maduro come presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela!

Ve lo chiedo col cuore! È uno dei leader giovani con maggiore capacità per andare avanti, nel caso in cui io non potessi. Dio sa quello che fa! Se non potessi continuare, potrebbe continuare lui, la sua mano ferma, il suo sguardo, il suo cuore di uomo del popolo, la sua bontà, la sua intelligenza, il riconoscimento internazionale che ha saputo conquistare la sua capacità di dirigere. Lui: alla Presidenza della Repubblica, per portare avanti il paese insieme al popolo, sempre subordinato agli interessi del popolo, per il destino di questa nostra patria!

Alcuni compagni mi hanno detto che non serve dirlo! Loro credono che, in queste ultime ore, non ci sia bisogno di parlare di queste cose! Ma credetemi: stanotte, avrei potuto parlare da L’Avana. Ma in questa mezz’ora ho detto tutto quello che volevo dire. E credo che la cosa più importante, quella che mi arriva dall’anima, dettata dal cuore e dalla coscienza, la cosa più importante che sono venuto a dirvi qui, facendo lo sforzo del viaggio per ripartire domani, dopo che mi è stato concesso il permesso, è proprio questa! Nicolás è la più importante! La più importante!

Noi, in qualsiasi circostanza, dobbiamo garantire la marcia della Rivoluzione Bolivariana! La marcia vittoriosa di questa Rivoluzione! Per costruire una nuova democrazia, voluta da un popolo riunito in Costituente! Per costruire la strada del Venezuela verso il socialismo, con una grande partecipazione! Una grande partecipazione! E con delle grandi libertà, dimostrate ancora una volta in questa campagna elettorale degli Stati, dove ci sono candidature di qua e di la! Libertà! Piene libertà! Con questo messaggio, che di certo non avrei mai voluto trasmettervi perché mi fa molto male vedere che questa situazione stia causando dolore a molti di voi stia causando angoscia, abbiamo costruito una sola, una sola entità, perché, come abbiamo sempre detto e diciamo anche oggi, ormai Chávez non è soltanto questo essere umano: Chávez è una collettività! Come diceva lo slogan della campagna: Chávez, cuore di popolo! E il popolo è qui nel cuore di Chávez!

E ancora di più in questi giorni di Natale, ma va bene, queste sono le circostanze della vita. Io resto ancora aggrappato a Cristo, aggrappato al mio Signore, aggrappato alla speranza, e alla fede! Spero,  questo chiedo a Dio, di darvi buone notizie nei prossimi giorni, per continuare a costruire insieme quello che adesso abbiamo già, ma che dobbiamo continuare a costruire.

Abbiamo una Patria! Abbiamo una Patria! Quanto ci è costato averla! Quanto ci è costato recuperarla! Riviverla! Rialzarci insieme a lei, tra dolori e rimpianti! Ricordiamoci quanto è costato! Quanto è costato a milioni di persone! A milioni! Non dimenticherò mai, o meglio, in questo momento mi viene in mento quella frase di Simón Bolívar, il Padre Bolívar, che durante gli ultimi giorni  della sua battaglia fisica in questo mondo, diceva a  Urdaneta, al generale Urdaneta, “Io non ho una patria per la quale continuare a sacrificarmi.”. Vedete! Lo hanno cacciato, diffamato, vessato! “I miei nemici mi hanno tolto la Patria” diceva. Oggi, grazie a Dio, Padre Bolívar, com’è diversa la situazione per tutti noi, uomini e donne! Oggi sì che abbiamo una Patria ed è la tua Patria, Bolívar!

È quella che hai iniziato a forgiare tu! A costruire insieme a milioni di uomini e donne 200 anni fa!  E anche molto tempo prima avevano iniziato a costruirla. Oggi è il Giorno di Guaicaipuro! I nostri fratelli aborigeni e la loro lotta! La loro resistenza! 500 anni di lotta! Oggi, finalmente, dopo tanto lottare, abbiamo una Patria per cui continuare a sacrificarci!
Dal mio cuore di patriota rinnovo il mio appello a tutti i patrioti del Venezuela e a tutte le patriote del Venezuela! Perché, siamo rivoluzionari, siamo socialisti, siamo umani, siamo molte cose, ma siamo soprattutto patrioti! Patrioti! E ogni volta che parlo di patrioti, mi viene in mente quella vecchia canzone che cantavano i soldati venezuelani nei carri armati, che ho imparato da giovane! La porto qui nell’anima, sapete?

Al suono di trombe guerriero, arriva il corazzato / arriva veloce / con sospettosi draghi d’acciaio / che  proteggono la patria che ci ha dato il cielo / patria, patria, amata patria / tuo è il mio cielo, tuo è il mio sole / Patria, tua è la mia vita, tua è la mia anima, tuo è il mio amore /

Patria, patria! Oggi abbiamo una patria! E succeda quel che succeda, in qualsiasi circostanza, continueremo ad avere una Patria!Una Patria perpetua, come disse Borges! Una patria per sempre! Una patria per i nostri figli! Una patria per le nostre figlie! Patria! Patria! Patria! Patrioti del Venezuela. Uomini e donne, ginocchio a terra! Unità, Unità! Unità dei Patrioti!

Non mancheranno quelli che cercheranno di approfittare di momenti difficili per mantenere l’impegno con il capitalismo con il neoliberalismo per uccidere la patria. No! Non ci riusciranno! Di fronte a queste nuove difficoltà, di qualsiasi misura esse siano, la risposta di tutti i patrioti, rivoluzionari, di tutti quelli che sentiamo la patria fino alle viscere, come direbbe Augusto Mijares, dev’essere: la patria è unità, lotta, battaglia e vittoria! Nicolás, là c’è la spada di Bolívar! Portatela qui… Eh… La spada di Bolívar! La spada del Perú! Quella che diedero a Bolívar in Perú nel 1824! Bene, su questa spada giuriamo…su questa spada noi giuriamo! Giuriamo! Giuriamo su questa bandiera! Giuriamo davanti a Dio!  Giuriamo davanti al nostro Popolo! Dobbiamo stare molto attenti e chiedo tutto il vostro appoggio… tutto l’appoggio  del Popolo e di tutte le correnti…di tutti i settori della vita nazionale, dei patrioti del Venezuela. Civili! Militari! Uomini! Donne!

In questa circostanza, abbiamo bisogno di tutto l’appoggio, innanzitutto per il Governo Rivoluzionario, per continuare nella nostra marcia verso quello che si vede all’orizzonte: la grande vittoria del 16, non è così? La vittoria del 16 dicembre, negli Stati di tutto il paese. E l’appoggio, l’unità nelle decisioni che dovremo prendere nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, nei prossimi mesi. Qualunque esse siano!

E con questo finisco. Oggi abbiamo una patria! Che nessuno lo dimentichi! Oggi abbiamo un Popolo! Che nessuno lo dimentichi! Oggi abbiamo una patria più viva che mai! Che arde in un fuoco sacro, in un fuoco sacro! Mi resta da dirvi soltanto, oltre a darvi la buonanotte, alle dieci e dieci di questo sabato sera. ¡Hasta la victoria siempre!

[Si ringrazia Doris Theis per il testo tradotto in italiano]

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  1. L’ultimo discorso del Comandante Chávez | progetto cubainformAzione

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