Washington sta prendendo misure estreme contro il chavismo

petrasdi James Petras – La Haine

30nov2015.- Il governo mantiene la sua forza, la sua maturità e la sua capacità di lottare. E qualsiasi siano i risultati, la lotta in Venezuela continuerà.

Efrain Chury Iribarne: Oggi partiamo con le domande del pubblico che si mette in contatto con la radio, per sentire la tua opinione. Gli Stati Uniti usano il fattore terrorismo per raggiungere obiettivi geopolitici in Medio Oriente, tra cui l’espulsione di Bashar Al Assad dal governo siriano, il che finora non è riuscito ma ha portato a un aumento del terrorismo. Domande del pubblico che ti giriamo.

JP: C’è del vero in questo. Non vi è dubbio che gli Stati Uniti, come potenza imperiale, cercano di estendere la loro influenza, il loro dominio, le loro posizioni militari, alcuni parlano anche del fattore petrolio. Oltre a ciò, nel frattempo, dobbiamo includere altri due fattori.

Primo, l’influenza di Israele ha un’enorme penetrazione nel governo degli Stati Uniti, una grande influenza a partire dalla quinta colonna sionista. Questo, molti stranieri non lo capiscono, perché i commentatori borghesi e di sinistra non vogliono discutere, per paura o vigliaccheria del fattore sionista tra le ragioni delle guerre in Medio Oriente. Ma è un fattore importante per capire quale impatto ha avuto, che influenza, nelle guerre americane e nell’ideologia della ‘lotta al terrorismo’. Persino l’autore di questo slogan di ‘guerra al terrorismo’ è un sionista, che ha scritto i discorsi del presidente (George W.) Bush nel 2003. Dobbiamo tenre in conto questo fattore.

Ora, a proposito dell’impatto della guerra, bisogna capire che la politica di Israele era contro la politica dei paesi petroliferi. Questi paesi pensavano di rovesciare il governo, circondare l’Iraq, installare un governo iracheno fantoccio che potesse funzionare, ma Israele ha voluto distruggere tutto ciò che esisteva in precedenza. Quindi è in atto uno scontro tra diversi fattori, che ha la sua influenza.

E come risultato dell’influenza di Israele, hanno distrutto l’esercito iracheno e la burocrazia civile, lasciando un paese ingovernabile, e di questo Washington aveva bisogno per dividere e conquistare i paesi sotto il suo dominio. Così, hanno cominciato a favorire le divisioni fra sciiti e sunniti; nel frattempo, hanno cominciato ad armare i vari gruppi; anche quelli che hanno formato il gruppo terroristico ISIS. In seguito, questi hanno ricevuto molto sostegno da parte degli Stati Uniti, sostegno finanziario e volontari dall’Arabia Saudita e un enorme scambio con la Turchia. Una volta che sono cominciati gli attacchi in Iraq e in Siria, hanno cominciato a canalizzare il petrolio in Turchia, come un’enorme fonte di entrate per finanziare la guerra. Hanno ricevuto molte armi direttamente e indirettamente e molti volontari dalla Turchia.

Poi, Washington aveva l’appoggio dell’Arabia Saudita, di Israele e della Turchia, un triangolo che sosteneva, in un modo o nell’altro, i terroristi. E anche se Washington ha utilizzato molte armi e speso un sacco di soldi, non è riuscita a dominare i paesi invasi come l’Afghanistan, l’Iraq, lo Yemen e ora la Siria; perché le forze che hanno sostenuto Washington non avevano legittimità, non avevano basi sociali concrete che potessero svolgere i compiti (imposti) da Washington.

Per questo motivo vi sono conflitti a un certo livello. E quando i Russi sono intervenuti per sostenere il governo di Bashar Al Assad e finirla col terrorismo, la Turchia le ha abbattuto un aereo, perché gli aerei russi attaccavano i camion che trasportavano il petrolio dalla Siria alla Turchia, un business con stime per il 2015 di miliardi di dollari a partire dal mercato turco.

Tutto sommato, potremmo dire che alla fine Washington ha avuto un mezzo successo, mezzo nel senso di a breve termine, perché ha distrutto il governo nazionalista in Iraq e ha distrutto parte della Seria con il suo intervento. Ma per il resto, si tratta di un fallimento, perché non riescono a dominare il paese e a mettere un fantoccio al governo in maniera stabile e perché non vi è nessun interesse americano in campo economico, al di là dei benefici per l’industria militare che sta vendendo più armi per la guerra.

Politicamente, ora Washington non ha alcuna possibilità di vincere contro i vari avversari che sono emersi negli ultimi tempi e anche a causa della concorrenza tra i suoi alleati -Turchia, Arabia Saudita e Israele – perché tutti vogliono imporre i loro interessi geo-politici. Ciò significa che abbiamo una situazione con un alto grado di volatilità. E Washington sta costantemente rivedendo la sua politica, sostenendo un gruppo terrorista contro un altro, il che finisce per non avere alcuna reale influenza. In questo senso, la politica americana, a medio e lungo termine, è un fallimento, perché non sono riusciti a imporre i loro interessi ma hanno distrutto alcuni governi indipendenti.

ECHI: Come analizzare la Francia? Perché Hollande dice di combattere il terrorismo, quando si trova in una situazione interna piuttosto deteriorata.

JP: Non vi è dubbio che Hollande, con le sue politiche pro-impresariali, anti-operaie e cercando di imporre una politica neo-liberista, danneggiando i lavoratori e imponendo l’austerità impopolare e favorevole alle grandi imprese, evidenzia nei sondaggi una caduta verticale. Su quelli che hanno chiamati atti terroristici, attacchi di Islamici contro la popolazione, si possono dire molte cose.

In primo luogo, che l’intelligenza francese era a conoscenza, ma non hanno preso misure preventive. La domanda è perché. In secondo luogo, la forma in cui dichiarano uno stato di guerra, una situazione di emergenza e mettono in piedi una serie di organizzazioni presuntamente mobilitando la popolazione, è stato un modo di incoraggiare il terrore, la paura e il bisogno di “unità” dietro Hollande come una tattica.

Possiamo vedere le conseguenze negative dell’utilizzo dello stato d’assedio, ora stanno reprimendo i manifestanti delle proteste contro il vertice sul clima, che si stanno realizzando a Parigi. Ci sono stati 200 imprigionati e centinaia di feriti per gli attacchi della polizia, hanno usato gas, bastoni, etc. Il che mi pare emblematico di ciò che costituisce lo stato d’assedio: reprimere l’opposizione, reprimendo le manifestazioni di piazza e facilitando l’attuazione di politiche, non solo contro i cosiddetti terroristi, ma anche contro ogni protesta contro le politiche neo-liberiste. Oggi, stanno picchiando i manifestanti contro il vertice sul clima, domani potrebbero utilizzare le stesse misure nelle altre manifestazioni contro le guerre francesi in Medio Oriente, le invasioni in Africa o l’austerità in Francia.

Possiamo dire che la Francia sta cogliendo due piccioni con una fava. In primo luogo, mobilitando la popolazione dietro il governo e, in secondo luogo, limitando i diritti democratici nel paese, facilitando il neo-liberismo. Misure neo-liberiste, che inevitabilmente causeranno conflitti, scioperi, proteste, marce. E questa politica di repressione integra le attuali politiche neo-liberiste.

ECHI: A pochi giorni dalle elezioni del Venezuela, l’intrusione dell’OSA con a capo Luis Almagro è permanente.

Washington sta prendendo tutte le misure che può prendere, le più estreme, per cercare di destabilizzare il clima politico. L’ultima è stata l’omicidio di uno degli oppositori, un leader provinciale, per il quale sta accusando il governo venezuelano di repressione e di terrorismo; ma abbiamo scoperto che sono stati coinvolti dei sicari, erano assassini prezzolati. Sono stati catturati, ma il fatto è che Washington e gli oppositori sono disposti a sacrificare anche i propri quadri, per promuovere quest’immagine del governo come terrorista e squalificarlo prima delle elezioni.

Washington ha speso più di 50 milioni di dollari in questa campagna, ha favorito tutta una serie di condizioni negative sull’economia; ha fatto un sacco di propaganda anti-governativa. Ma utilizza anche strumenti internazionali, come hai ricordato, l’OSA, usando Almagro come un cavallo di Troia per promuovere l’opposizione e screditare il governo. Accusandolo senza prove, senza alcuna seria indagine, senza tenere in conto la posizione del governo, senza denunciare l’intervento nordamericano.

Quante volte Almagro ha denunciato l’intervento americano? Nessuna. Zero. E quante volte ha denunciato e criticato il governo del Venezuela? Almeno una dozzina di volte. E, inoltre, incoraggiando Commissioni e accuse che non hanno alcun fondamento nei fatti, nessuna prova. L’Uruguay, in questo contesto, ha alcune responsabilità per i risultati che potranno derivare da questa campagna.

Non vi è dubbio che il Venezuela sfida l’impero, sfida il terrorismo, sfida l’intervento nei mercati interni. È formidabile l’opposizione ma il governo mantiene la sua forza, la sua maturità e la sua capacità di lottare e qualsiasi siano i risultati, si può dire che la lotta in Venezuela continuerà prima, durante e dopo le elezioni. Non sarà un risultato dato solo dalle pressioni esterne, ma è anche un prodotto della lotta di classe interna, della mobilitazione nazionale e popolare, che cerca di eliminare i principali ostacoli del passato, lo sfruttamento, gli omicidi, sotto i governi filo-nordamericani. C’è una memoria collettiva che non vuole ritornare al passato, nonostante le difficoltà di oggi.

 

ECHI: Quello che dici dell’Uruguay è così, perché sia ​​il ministro dell’Economia, Danilo Astori, che il Vice-Presidente Raúl Sendic (h), come la presidenza del Fronte Ampio, si sono schierati dalla parte di Almagro e dell’OSA contro il Venezuela nelle loro dichiarazioni. Su quali altri argomenti stai lavorando?

JP: È una vera vergogna, data la tradizione del Frente Amplio in passato con il generale Seregni e altri grandi combattenti che avevano altre idee, dalla parte del popolo, dalla parte degli anti-imperialisti e non servitori del potere del nord, come fanno le attuali figure politiche che hai menzionato.

Ora, riguardo quello su cui sto lavorando, ci sono diverse cose. In primo luogo, dobbiamo riconoscere il terrorismo domestico nordamericano. Un’altra volta, un terrorista uccide e attacca, questa volta è una clinica delle donne in Colorado, con quattro morti e nove feriti. E le autorità hanno catturato l’assassino e hanno detto che non conoscono il motivo. È ridicolo, il motivo è ovvio: è anti-donna, anti-aborto, anti-contraccezione, fa parte di un’influente rete nazionale, che sta facendo questo tipo di terrorismo da anni e anni, con più di cinque dozzine di morti, tra cui medici, infermieri e pazienti.

Tutte vittime di questa rete terroristica nordamericana, che è al centro del dibattito politico tra i candidati repubblicani, i quali hanno fatto una campagna infernale contro i centri delle donne. E non è qualcosa di marginale, non è un pazzo libero, come cercano di presentarlo i media, è parte di qualcosa di strutturale.

Il Terrorismo come parte di una politica reazionaria e anti-donna, che è presente negli Stati Uniti e non ha trovato soluzione, né tra i repubblicani né tra i democratici. Il terrorismo nordamericano è parte integrante delle politiche del paese e nemmeno mette conto parlare della facilità, con cui i terroristi ottengono armi automatiche e operano apertamente.

Il secondo punto, che vorrei toccare, è più esteso, ma cercherò di essere breve. Molti parlano adesso della fine del ciclo del centro-sinistra, citando la vittoria di Mauricio Macri in Argentina, dicendo che tornerà verso la politica degli anni ’90 di Menem, la privatizzazione, il neo-liberismo.

Non credo che ci sia un nuovo ciclo della destra che sta per raggiungere l’America Latina. In primo luogo, perché le condizioni degli anni ‘90 non sono quelle di oggi. Macri affronta una classe lavoratrice intatta che ha ricevuto benefici, ha formalizzato il suo potere e quindi cercare di imitare quello che esisteva negli anni ’90 è fuorviante, perché a quel tempo, per gli effetti della dittatura e l’iperinflazione, c’era una classe operaia molto indebolita. Ora è molto diverso.

In secondo luogo, il clima in America Latina non è tollerante. Non vi sono governanti come Cardoso, Menem, Sanguinetti, etc., che promuovevano la stessa politica; vi è un quadro molto più variegato in America Latina, oggi.

In terzo luogo, gli Stati Uniti non possono essere il mercato principale per l’integrazione, possiamo dire che la Cina ha sostituito Washington. E Macri, nonostante dichiari il suo amore carnale per Washington, ha bisogno di diversificare le esportazioni e dipenderà dalla Cina. Quindi, l’abbraccio con Washington è controproducente, se si pensa agli agro-minerali come base dell’esportazione, perché è un altro paese, è un altro mondo quello di oggi.

In quarto luogo, dobbiamo riconoscere che Macri non ha il controllo del Congresso. Ci sono peronisti di tutti i tipi, molti corrotti e altri reazionari, molti ancora di più di centro-sinistra e kirchneristi, e Macri deve negoziare. Con la svalutazione, colpirà seriamente tutti i settori popolari, tra cui la base peronista. E questo incoraggerà molti altri conflitti e forse, alla fine, l’Argentina cadrà nell’iperinflazione e nella stagnazione, il che indebolirà qualsiasi governo di minoranza di Macri. Quindi, credere che la vittoria di Macri significhi automaticamente un ritorno alle politiche neo-liberiste, mi sembra sbagliato.

Infine in Brasile, si può dire che i pubblici ministeri, gli inquirenti, hanno indebolito il capitalismo più che danneggiare il Partito cosiddetto dei Lavoratori (PT). I principali imputati sono i proprietari e i gestori di grandi case di investimento, delle imprese di costruzione e dei capitalisti di tutti i tipi. Il che ha indebolito l’immagine dei capitalisti e ha coinvolto nella corruzione il PT di pseudo-sinistra, mostrando i legami tra le grandi imprese e i politici. Questo potrebbe incoraggiare una visione anti-capitalista.

Quindi, la caduta del PT non significa una sconfitta per la sinistra, perché non era un partito di sinistra, ma un partito del grande capitale, come testimoniano la corruzione, le tangenti che hanno ricevuto dai grandi capitalisti. Pertanto, non credo che ci sia un’onda destrorsa incombente, per il fatto che Macri vince e che il PT sia in caduta.

 

Tratto da La Haine

Testo completo in: http://www.lahaine.org/washington-esta-tomando-las-medidas

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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