L’Europa e la Nuova ALBA latinoamericana

di Paolo Becchi – www.ilfattoquotidiano.it

Nel racconto distorto dei media mainstream, la “crisi” in Europa è ormai finita, i paesi hanno agganciato la “ripresa” e le “riforme”, anche in Grecia, hanno funzionato. Per Renzi e tutti i media a reti unificate, l’economia italiana ha cambiato marcia.

La realtà e un’altra. La partecipazione alla zona euro ha prodotto per i paesi dell’Europa meridionale – ma questo difficilmente lo leggete sui giornali – una stagnazione-recessione permanente e una trappola debito-deflazione peggiore di quella registrata negli anni ’30. Con un giovane su due che non lavora e con la necessità di reprimere i salari all’infinito per compensare i gap di competitività all’interno della trappola euro: l’Europa del sud è di fronte a un bivio storico.

Continuare su questa strada che conduce al suicidio, oppure, fare come in America Latina è stato fatto dopo la “larga noche neoliberal” dove i paesi del subcontinente americano languivano sotto il tallone di ferro dei regimi neoliberisti.

Quindi rompere la gabbia e creare una nuova alleanza basata sulla razionalità economica, la solidarietà, la cooperazione. L’Alba-Tcp (Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America – Trattato di Commercio per i Popoli) è un progetto originale, una nuova forma di integrazione regionale completamente differente da quelle già conosciute e preesistenti. Concepita come Alternativa Bolivariana per i Popoli di Nuestra America, l’alleanza si definisce come un’opzione latinoamericana che lotta per l’indipendenza e la sovranità dei popoli della regione. Un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica promossa dal Venezuela e da Cuba il 14 dicembre 2004 a cui aderiscono oggi anche BoliviaNicaragua, Ecuador, Saint Vincent e Grenadine, Antigua e Barbuda, Dominica – in alternativa al modello dominante delle aree di libero scambio figlie del processo di globalizzazione e dei principi neo-liberisti, alla base della crisi senza fine dell’Occidente. In risposta alla brutale dissoluzione sofferta in più di un decennio di egemonia neoliberista – si legge nello Statuto – si impone il rafforzamento dello Stato sulla base della partecipazione del cittadino negli affari pubblici.

Le parole inserite nello statuto dell’Alba-Tcp evidenziano la volontà di creare un’unione tra Stati che conservano intatta la propria sovranità. Un’unione che sia strumento per raggiungere uno sviluppo giusto e sostenibile, la complementarità economica e la cooperazione tra i paesi partecipanti in luogo della competizione.

E’ lampante la differenza che intercorre tra l’alleanza latinoamericana e la fallimentare Unione europea basata sul liberismo sfrenato e la competizione, dove regole e moneta unica sono state congegnate al solo scopo di favorire il modello mercantilistico tedesco.

A pochi mesi dalla sua genesi, l’Alba bolivariana ha già iniziato a dare i suoi frutti. Il Venezuela, in cambio dell’export di petrolio e di materiali da costruzione verso Cuba, può attualmente beneficiare del lavoro di 20.000 dottori cubani, i quali hanno aperto cliniche mediche nei barrios e nelle comunità rurali che non hanno mai goduto dei servizi medici – i cosiddetti Centri Diagnostici Integrali, costantemente presi d’assalto dagli uomini dell’opposizione come accaduto durante le guarimbas – mentre grazie ai programmi di alfabetizzazione “milioni di venezuelani hanno imparato a leggere e a scrivere”. Il tutto è stato finora realizzato con grande fluidità, senza passare attraverso l’intermediazione dei sistemi bancari internazionali e tralasciando gli interessi delle grandi compagnie. Ma l’isola caraibica non è l’unico partner affidabile per il Venezuela bolivariano. L’iniziativa di Chávez si è fatta largo anche nel Cono Sud, coinvolgendo i principali governi della regione nella costruzione di solidi legami di cooperazione, a cominciare dall’Argentina “che paga per gli 8 milioni di barili di greggio venezuelani importati, non in contanti o in valuta, bensì con i bovini, di cui abbonda”.

Mentre  Geoge W. Bush voleva imporre l’Alca – un trattato di libero mercato che avrebbe annullato le sovranità e libertà dei singoli popoli per i profitti delle multinazionali – questi paesi hanno saputo dire di no con un progetto di integrazione innovativo e vincente per il benessere interno e la pace delle popolazioni. Prendendo a riferimento il Venezuela la spesa sociale è più che raddoppiata: nel 1998 veniva investito l’11,3% del Pil, mentre attualmente la cifra supera il 23%. Oltre 20 milioni di persone hanno beneficiato delle cosiddette Missioni Sociali“. Attualmente 2,1 milioni di persone ricevono una pensione di vecchiaia, mentre in epoca di regime neoliberista solo in 387mila ricevevano una pensione. Altro ambito dove il Venezuela ha compiuto grandi passi avanti rispetto al passato è quello relativo alla salute pubblica. La missione “Barrio Adentro“, che garantisce assistenza primaria grazie a 8300 medici cubani e 7000 cliniche, ha permesso di salvare la vita a circa 1,4 milioni di persone. La mortalità infantile è stata drasticamente ridotta, mentre aumenta il numero di medici per abitanti: dai 18 ogni 10mila del 1998 agli attuali 58.

Quando oggi Obama vuole imporre il Ttip (l’Alca europeo) e quando il regime di Berlino, Bruxelles e Francoforte umilia quotidianamente la nostra libertà, democrazia e sovranità, bisogna ricordare quest’esperienza nel dibattito. Ci si deve interrogare sull’apologia del libero commercio e del libero mercato, come se solo questi bastassero per garantire automaticamente migliori livelli di crescita e di benessere collettivo. Senza un chiaro intervento dello Stato diretto a ridurre le disuguaglianze tra i paesi, il libero commercio tra paesi diseguali non può condurre che al rafforzamento dei più forti a discapito dei più deboli. Rafforzare l’integrazione latinoamericana richiede un’agenda economica definita per gli Stati sovrani, al di fuori dell’influenza nefasta degli organismi internazionali. L’Alba sostiene che “il commercio e gli investimenti non debbano essere fini a se stessi ma come strumenti per ottenere uno sviluppo giusto e sostenibile”.

Tutti questi paesi dell’Alba sono oggi sotto attacco dalle forze neo-liberali con guerre economiche e golpe morbidi, dimostrando coma la via intrapresa sia quella giusta. Dopo l’umiliazione della democrazia in Grecia e Portogallo, è chiaro ormai a tutti gli osservatori che da questa trappola chiamata euro da soli è difficile uscire e che la lotta contro il tiranno di Bruxelles e Francoforte sarà  molto lunga e dura. Per affrontarla nel modo appropriato bisogna unire le forze in Europa del sud. Perché non guardare come modello a chi quelle catene le ha sapute spezzare nel nome della sovranità, autodeterminazione, pace e politiche sociali. Perché non guardare a chi invece del profitto, di parametri e stupidi vincoli d’austerità ha esportato solidarietà, medici e diritti sociali?

[Con la collaborazione di Alessandro Bianchi]

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