40° del Plan Condor: globalizzazione e terrorismo di stato (1/2)

Almada

di Alex Anfruns, Martin Almada

25nov2015.- Per aver immaginato una società più giusta e solidale, l’insegnante Martin Almada è stato definito dalla dittatura Stroessner sovversivo e “terrorista intellettuale.” Come migliaia di studenti, insegnanti, intellettuali e attivisti sociali, il professore Almada è stato vittima di tortura e repressione militare da parte dell'”Operazione Condor” in Sud America. Nonostante questo, Martin Almada non ha mai rinunciato ai suoi ideali ed è stato lui che, nel 1992, ha scoperto in Paraguay gli “Archivi del Terrore”, portando alla luce le prove dell’esistenza di una vasta rete e di un sistema di repressione coordinato a livello internazionale tra le dittature militari, sostenuto dalla CIA. Per celebrare il 40° anniversario dell’entrata in vigore dell’”Operazione Condor”, il 25 novembre 1975, abbiamo parlato con il professor Almada, Premio Nobel Alternativo per la Pace, per capire il meccanismo e le responsabilità che stanno dietro questa vasta operazione di repressione.

 

Grazie per averci concesso questa intervista, signor Almada. A metà degli anni ’70, Lei ha scritto una tesi di dottorato dal titolo “Paraguay, istruzione e dipendenza.” Qual era l’argomento di questa tesi? Lo sapeva che si poteva essere perseguitati per le proprie idee?

Nella mia tesi, ho dichiarato essenzialmente due cose. La prima è che l’educazione in Paraguay ha beneficiato solo la classe dirigente e che essa era al servizio del sottosviluppo e della dipendenza. Sono stato ispirato dai lavori sulla pedagogia liberatrice di Paulo Freire, un grande insegnante brasiliano, che ha sofferto pure lui la persecuzione politica ed è stato costretto all’esilio.

La seconda è stata la denuncia di ciò che era per me la prima sorveglianza di massa nord-americana in Paraguay attraverso il Piano Camelot, che era uno spionaggio socio-politico per misurare e anticipare le cause delle rivoluzioni e delle insurrezioni. Il progetto, sviluppato da scienziati sociali presso l’Università di Washington, era sponsorizzato dal Pentagono e dalla CIA. Questo progetto aveva come tema centrale la contro-rivoluzione e la contro-insurrezione.

L’USAID (NdT: Agenzia Americana per lo Sviluppo Internazionale), ha prima cercato di applicarlo in Cile, ma nel mese di agosto del 1965, il Prof. Johan Galtung, un norvegese che lavorava per la FLACSO (Facoltà Latino-americana di Scienze sociali), ha denunciato la pericolosità dell’applicazione di questo progetto.

Tutte le università cilene lo hanno sostenuto nella sua campagna e il governo del Cile è stato costretto ad annullare la proposta dell’USAID. Successivamente, il professor Galtung è stato assunto dall’Ufficio Regionale dell’UNESCO per l’America Latina, che si trova a Santiago, ed è stato accusato dalla CIA di essere un militante “anti-americano”.

Durante questo periodo, il Paraguay era sotto la dura dittatura del generale Alfredo Stroessner, che ha mostrato il suo sostegno al progetto finanziato dall’USAID, riuscendo a farne un “successone” fino al 1970. In realtà, è riuscito ad evitare le esplosioni sociali e a garantire la “pace sociale” fino al 2 febbraio 1989, quando Washington ha deciso di sostenere il colpo di stato militare che ha deposto Alfredo Stroessner, e lo ha sostituito con il suo patrigno, lo zar della droga, Andrés Rodriguez. Quarant’anni dopo, Edoardo Snowden ha rivelato l’esistenza di programmi di monitoraggio globali istituiti dalla NSA, denunciando l’obbligo legale imposto ai servizi di tele-comunicazione di inviare la cronologia delle telefonate e delle e-mails al governo degli Stati Uniti. Il che ha costretto all’esilio anche lui.

Il mio lavoro si è limitato al caso del Paraguay, con mezzi abbastanza artigianali, ma Snowden ha utilizzato mezzi di alta tecnologia e a livello mondiale. Si è verificato che, per la mia lotta contro la dipendenza, sono stato ricevuto dal Parlamento Svedese nel 2002, dove mi è stato assegnato il Premio Nobel Alternativo; Edward Snowden ne è stato anche lui insignito, nel 2014. Non l’ha potuto ricevere di persona ma suo padre lo ha rappresentato.

Ero pienamente consapevole che l’ignoranza e la tortura erano il cuore della dittatura del Paraguay, e questo mi ha causato una paura paralizzante. Ma, grazie al sostegno di mia moglie, l’insegnante Celestina Pérez, sono stato in grado di contrastare il sistema infernale che stava cercando di bloccare le coscienze, di imprigionare il pensiero e di sottomettere militarmente i civili come me, che chiedevano giustizia e libertà.

 

Lei è stato direttore di scuola, carico in cui si mettono in pratica i valori della solidarietà e della cooperazione, il che l’ha portato a essere arrestato dalla polizia politica di Stroessner. La Sua detenzione è legata ai progressi dei Suoi progetti di indagine sociale? Può parlarci di questi progetti?

Il curriculum del piano educativo paraguaiano è stato sviluppato dagli esperti della Banca Inter-americana di Sviluppo (IDB), il cui unico progetto era la riproduzione del sistema socio-economico del paese. Ad esempio, le università dovevano formare dei professionisti al servizio di aziende private e non della società.

Presso l’Istituto “Juan Bautista Alberdi”, su mia iniziativa, abbiamo iniziato a mettere in discussione il sistema educativo dominante, a partire dal messaggio lanciato dalla Chiesa Cattolica di Medellín riassunto da queste parole: “L’educazione, a tutti i livelli, deve riuscire a essere creativa e deve anticipare il nuovo modello di società a cui aspiriamo in America Latina e nei Caraibi”. Tra i nostri mentori ideologici vi erano Anibal Ponce e il brasiliano Paulo Freire.

Ci siamo anche ispirati a un certo numero di documenti prodotti nel quadro della riforma dell’istruzione in Perù, attuata dal governo progressista del generale Velasco Alvarado.

Il periodo politico non era il più favorevole per un’esperienza di auto-gestione pedagogica. Basti ricordare che, nello stesso anno, il partito colorato “stronista”, per mezzo del suo organo di repressione ideologico, il Ministero della Pubblica Istruzione e del Culto, distribuiva a tutte le scuole primarie e alle scuole secondarie il famigerato “Decalogo anti-comunista”, che metteva in guardia tutti gli insegnanti contro i presunti pericoli dell’ideologia marxista.

Si deve sottolineare che la data di pubblicazione paraguaiana porta la data dell’anno e corrisponde al contenuto della pubblicazione del Ministero Argentino della Cultura e dell’Istruzione, conosciuta con il titolo “Subversión en el ambito educativo – conozcamos a nuestro enemigo” (NdT: Sovversione in ambito educativo – conosciamo il nostro nemico), distribuito da Buenos Aires nel 1977. La Delibera Ministeriale n. 538 che ordinava la sua applicazione è stata firmata dal ministro in carica, Juan José Catalán.

Secondo noi, questo accordo di tempo e di contenuto costituisce la prova che il testo / progetto era stato inviato dai funzionari di Washington ai paesi membri del Condor (Argentina, Brasile, Bolivia, Cile, Ecuador, Paraguay e Uruguay).

Tornando al dell’Istituto “Juan Bautista Alberdi”, per definire le direzioni principali del nostro lavoro educativo futuro, ci siamo riuniti per diversi giorni di riflessione in gruppi di docenti (per lo più cristiani), legati da diverse affinità ideologiche.

Influenzati anche dal messaggio di Medellín e dagli eventi del maggio 1968 in Francia, abbiamo pensato ingenuamente che avremmo potuto cambiare l’istituzione scolastica all’interno di un sistema politico repressivo e retrogrado.

Abbiamo deciso di attuare delle azioni specifiche, volte a democratizzare il nostro insegnamento. In pratica, ciò significava che la comunità educativa (studenti, insegnanti, genitori) partecipava al processo decisionale. Abbiamo creato le Commissioni de Genitori, il Centro Studenti, che ha prodotto la sua newsletter, abbiamo incoraggiato i concorsi nel campo della matematica, della fisica, della chimica, della filosofia, naturalmente dell’oratoria, della poesia, dei balli tradizionali paraguaiani e latino-americani, etc. il che ha provocato l’ira del tiranno. (…)

(Fine della prima parte del colloquio. Tradotto da Rémi Gromelle per Investig’Action)

[Traduzione dal francese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

 

 

 

 

 

 

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