Ooootra vez…

por Carola Chávez

Ooootra vez una elección, van veinte y siempre los mismo: Otra vez el CNE es tramposo. Otra vez el voto no es secreto. Otra vez las captahuellas dan miedo, no olvides que una vez tuvieron burundanga y te hacían votar por Chávez aún en contra de tu decente y pensante voluntad. Otra vez las condiciones no están dadas. Otra vez las máquinas están trucadas, otra vez ¡que vuelva el voto manual! Otra vez el ventajismo del gobierno que controla todos los medios, tal como lo denuncian todos los medios que supuestamente el gobierno controla. Otra vez “yo no firmo el compromiso electoral”. Otra vez la escotilla de la violencia abierta al no me da la gana. Otra vez el coro cantando fraude adelantado, fraude selectivo, donde gana el chavismo es trampa donde gana la oposición no. Otra vez te robarán el voto pero igual, aunque te lo roben, te invitan a votar.

Otra vez el retroceso vestido de cambio. Otra vez los mismos: los del Carmonazo, los de Sabotaje Petrolero, los de la plaza Altamira, los de la guarimba, los de ¡Viva el cáncer! los de “Y nadie se los va a devolver”, otra vez los que mandaron a descargar la arrechera y la descargaron, los de La Salida, los de las guayas degolladoras, los mismos que hace años mandaron a sus seguidores a calentar aceite para lanzarlo desde los balcones a las “hordas chavistas”. Otra vez los que llevan 16 años recorriendo el mundo para suplicar intervenciones extrajeras en nuestro país. Los que en vano hicieron lobby para que no entráramos en Mercosur. Los que llamaron a los miembros de UNASUR “países chulos”. Los mismos que suplicaban una “ayudaíta” de Bush, y hoy de Obama, Hollande y el FMI. Otra vez ellos. Otra vez lo mismo, los mismos de siempre, esta vez en una campaña sin candidatos, porque el cambio no se puede proponer con las caras de Ramos Allup y Omar Barboza, reliquias cuarto republicanas; ni con la de William -Sigatoka Negra- Dávila, ni con la de Julio Borges, por nombrar a unos poquitos de este ramillete. El cambio no se puede vender con esas mismas caras embarradas.

Entonces la idiota estrategia publicitaria -permítannos pensar por usted- de quienes creen que el resto del mundo es idiota: Cuñas sin líderes, solo una musiquita genérica pegajosa, que bien podría servir para vender Diablitos o calcetines, diciéndote dónde es que vas a poner tu dedo y apretar, aquí, aquí, una y otra vez, una y otra vez… dale aquí por el cambio y no preguntes más. Y ootra vez la tradicional cuña de la señora de barrio asegurándole a las señoras de El Cafetal que el pueblo se cansó. Otra vez el “tenemos pueblo”. Ooootra vez las cuñas grises de desesperanza y tristeza que se acabará, como por arte de magia, si los dejamos ganar.

Otra vez el Departamento de Estado “deeply concerned” por Venezuela. Otra vez lo que queda de la OEA dando patadas de ahogado, otra vez voceros Europeos y nefastos ex presidentes declarando babosadas contra nuestro país. Otra vez mil frentes abiertos, amenazantes, este, oeste, norte y sur, otra vez el silencio complaciente de los que hablan de cambio, los mismos de siempre que hoy no dan la cara.

Otra vez los grandes medios del mundo coordinaditos sacando más ollas que los caceroleros de Chacao. Esta vez, más desesperados, cosa que desdice a sus encuestas que, otra vez y desde ya, cantan la derrota chavista.

Otra vez la salivante ilusión del fin de chavismo, esta vez más contenida, porque algún asesor, de esos inteligentísmos que ellos tienen, les dijo que no nos nombraran para que no nos sintamos amenazados por quienes siempre nos amenazaron. Y en su afán de no nombrarnos, pobrecitos, empiezan a creer que que ya no existimos, así, como los carajitos pequeños que juran que si cierran los ojos las cosas desaparecen. Otra vez la ceguera, la soberbia, la torpeza.

Oootra vez las zancadillas, otra vez apostando al desgaste y el cansancio, otra vez contando los pollos antes de nacer… Otra vez y como siempre, su tragedia y su derrota es que no han entendido nada.

Cuba e Siria rafforzano i loro storici legami

da Prensa Latina

Il presidente dell’Associazione di Amicizia Cuba-Siria, Abdul Nasser al-Shafia, ha ricevuto, oggi, a Damasco, ha ricevuto l’Ambasciatore cubano Rogelio Santana, per ribadire gli storici legami di solidarietà tra i due paesi.

Al-Shafia, che è anche un membro della direzione del Comando regionale del Partito Arabo Socialista Baath, ha evidenziato i legami tra i popoli di Cuba e Siria e ha sottolineato l’esempio della isola caraibica e la sua solidarietà per la guerra di aggressione imposta al paese arabo.

Da parte sua, il diplomatico cubano ha ribadito il sostegno politico e morale di Cuba alla Siria,  sottolineando la fermezza del suo popolo nella lotta contro il terrorismo.

Santana ha sottolineato che Cuba sostiene il diritto di difendere la propria patria per difendere la propria sovranità nazionale e risolvere i problemi interni senza interferenze esterne.

Il 25 maggio, al-Shafia ha fatto parte di una delegazione di alto livello guidata da Hilal al-Hilal, vice segretario generale di al-partito Baath, che ha visitato L’Avana, e dove ha tenuto diversi incontri con i dirigenti cubani.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Una risposta di sinistra alla minaccia terrorista: l’esempio di Cuba

cuban antiterrorismdi Katrien de Muynck e Marc Vandepitte

30nov2015.- La maggior parte della gente associa Cuba alle vetture antiche originali, alla deliziosa salsa, alle spiagge di sogno, ai sigari, ai mojitos… Rari sono quelli che sanno che il paese vive dal 1959 sotto un livello di minaccia 4. Come lo vivono i Cubani e cosa possiamo imparare dalla loro esperienza di specialisti?

Al livello 4 da 55 anni

57 anni fa, quando Fidel e i suoi vincono l’esercito e cacciano il dittatore Batista, l’1% dei Cubani più fortunati devono anche loro fare le valigie. Si ritirano nelle loro seconde case a Miami, circa 200 km dall’isola. Sono convinti che i ribelli barbuti non avranno avuto più di qualche mese e che potranno recuperare in fretta i loro privilegi. Il governo degli Stati Uniti pensa anche lui di poter presto controllare i “barbuti”. Ma appare chiaro ben presto che il nuovo governo ribelle non si lascerà fare fuori così presto. Alla fine del 1959, il presidente Eisenhower lancia un programma per minare la rivoluzione cubana.

È l’inizio di una lunga serie di attacchi terroristici contro l’isola: i vivai, i grandi magazzini, gli alberghi ed altri edifici pubblici sono l’obiettivo di attentati dinamitardi. Il 4 marzo 1960 una nave carica di armi belghe salta nel porto de L’Avana. Contro-rivoluzionari armati seminano il terrore nelle campagne con l’appoggio della copertura aerea degli Stati Uniti. Poi vengono le azioni di sabotaggio, le decine di esplosioni, le centinaia di tentativi di assassinio contro Castro. Invasioni si verificano lungo la costa da parte di commandos armati, che uccidono indiscriminatamente. Gli Stati Uniti non esitano ad usare le armi biologiche per distruggere i raccolti e si diffondono malattie come la dengue, causando centinaia di morti.

Nel mese di aprile 1961, bombardieri statunitensi colpiscono gli aeroporti cubani, per preparare un’invasione militare di 1.200 mercenari nella Baia dei Porci. L’operazione è un fallimento totale. Gli strateghi americani giungono alla conclusione che la rivoluzione può essere sconfitta solo dal massiccio impiego di truppe di terra (1). I progetti sono temporaneamente messi da parte perché Washington si sta preparando nel frattempo per la guerra in Vietnam. Nel 1976, il terrore raggiunge il suo culmine quando un aereo di linea cubano è abbattuto. Tutti i 73 passeggeri vi perdono la vita. Gli anni ’90 conoscono una nuova ondata di violenza. In quel momento, rispondendo a un inasprimento del blocco economico, Cuba sviluppa il suo settore turistico. Questa volta, gli hotels dei centri turistici, gli autobus, gli aeroporti e altre strutture per le vacanze diventano il bersaglio di una serie di attentati dinamitardi (2).

L’invasione dell’Iraq coincide con un autentico attacco di isteria da guerra negli Stati Uniti. La politica nei confronti di Cuba subisce il contraccolpo. In effetti, ci sono voci negli Stati Uniti che prevedono di invadere Cuba dopo l’Iraq (3). In Florida gruppi para-militari apertamente si allenano con armi pesanti per una futura invasione (vedi foto). (4)

I gruppi terroristici operano da Miami. Essi sono spesso istruiti e formati dalla CIA. Erano stati creati in passato dall’1% dei Cubani partiti per Miami, in collaborazione con i servizi di sicurezza americani e il finanziamento delle autorità pubbliche. Essi sono ancora oggi del tutto tollerati.

Del resto, essi non sono utilizzati solo contro Cuba. Il super-terrorista Orlando Bosch, che commette con Luis Posada Carriles il summenzionato attentato contro l’aereo di linea viene utilizzato anche nell’Operazione Condor (5). Si tratta dell’operazione della CIA che, negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, ha sostenuto tutta una serie di dittature del Sud America nella repressione e nelle pratiche di tortura contro tutto ciò che era progressista. Luis Posada Carriles è attivo soprattutto nella guerra dei Contras in Nicaragua, che ha fatto decine di migliaia di vittime innocenti. Bosch, come Posada Carriles, è protetto dalle autorità statunitensi. Posada Carriles continua a spassarsela a Miami.

25 volte Parigi

A Cuba il terrorismo non è mai lontano. Tutti gli attacchi terroristici hanno ucciso nell’insieme 3.478 persone, ovvero 25 volte il numero delle vittime degli attentati di Parigi. 2.099 sono stati feriti o mutilati o rimasti invalidi. (6).

In queste circostanze ci si potrebbe aspettare una società militarizzata, con una forte presenza di blue e cachi per le strade. Ci si potrebbe anche aspettare che le autorità proclamino regolarmente lo stato di emergenza per settimane o per mesi, o che ordinino regolarmente l’arresto dei trasporti pubblici, che vietino le gare sportive, che chiudano temporaneamente le scuole, che sospendano permanentemente le libertà, etc.

Ma questo non è assolutamente il caso. Nessun carro armato o veicolo militare per le strade, nessun cecchino o paramilitare nei pressi di edifici pubblici, anche in occasione di eventi di massa come la manifestazione annuale del 1° maggio o le visite papali. In tali occasioni, centinaia di migliaia di persone si riuniscono in un unico posto.

Non è che Cuba prenda la minaccia terroristica alla leggera o dia libero sfogo a potenziali terroristi, al contrario. Dal ’59 la lotta contro il terrorismo è la priorità assoluta del governo cubano. Le forze migliori di tutto il paese sono impegnate nella lotta contro il terrorismo. Ma l’approccio è totalmente diverso dalla “guerra al terrore”, come abbiamo conosciuta sotto Bush o come è attualmente condotta in Francia e in Belgio.

L’approccio cubano

I rivoluzionari cubani hanno pienamente capito dalla loro lotta di liberazione che gli Stati Uniti non avrebbe mai tollerato un governo progressista, per non parlare di una rivoluzione socialista, nel loro cortile. Sapevano che, dopo aver preso il potere, avrebbero lottato a lungo con l’aggressività e la sovversione provenienti da Washington. Fidel ha detto su questo, circa sei mesi prima della vittoria, durante un bombardamento su un villaggio di montagna: “Quando finisce questa guerra, un’altra mi verrà incontro, che sarà molto più lunga e grande, vale a dire la lotta contro di loro [gli USA] “(7).

La lotta contro il terrorismo e la sovversione è condotta in due modi a Cuba: appoggiandosi alla popolazione e infiltrando le reti terroristiche.

L’appoggio alla popolazione

Nel 1960, sostenuti dalla CIA, contro-rivoluzionari operavano nelle montagne al centro dell’isola. Per sradicarli, il governo non ha inviato l’esercito. Centomila volontari sono stati mobilitati con successo sul posto.

Lo stesso anno, Cuba ha sperimentato gli attentati a L’Avana e in altre città. Di nuovo, la popolazione è stata mobilitata per scongiurare il terrorismo. In ogni distretto, un CDR (8) è stato creato, un comitato che ha garantito la sicurezza del quartiere. Così, è nato un grande sistema di vigilanza collettiva. Nel corso degli anni, questi comitati di quartiere si sono occupati anche dei problemi sociali o economici dei residenti, della salute pubblica (eliminazione delle zanzare pericolose, raccolte di sangue…), dell’organizzazione delle elezioni, del riciclaggio…

Cuba si basa anche sul suo popolo per difendere il paese da una possibile invasione militare. Oggi, a fianco dell’esercito regolare, il sistema difensivo può contare su due milioni di Cubani che sono sul piede di guerra entro 48 ore. Questi volontari ricevono una formazione annuale e sanno dove andare ad armarsi, se necessario.

L’infiltrazione

Una collaborazione con Washington non è stata possibile fino ad ora. Dunque, non restava che una sola opzione ai Cubani: l’infiltrazione. Ciò è precisamente ciò che i “Cuban Five”, i Cinque di Cuba hanno fatto durante gli anni ’90. Si sono infiltrati nei gruppi terroristici più violenti in Florida, per raccogliere il massimo di informazioni ed essere in grado di contrastare gli attacchi. Sono stati in grado di evitare più di un centinaio di attacchi (9).

Questo tipo di infiltrazione è tutt’altro che scontato. I terroristi non sono dei buoni a nulla e non esitano a uccidere i rinnegati o gli infiltrati. Se sono smascherati, gli infiltrati rischiano anche lunghe pene detentive negli Stati Uniti. Così, nel 2001, i cinque agenti anti-terrorismo cubani sono stati condannati collettivamente a quattro volte l’ergastolo, più 77 anni. Ironia della sorte, questo accadeva solo pochi mesi dopo gli attentati contro il World Trade Center di New York.

Quando, nel luglio 2004, durante una visita in carcere, abbiamo chiesto a Gerardo Hernández, capo dei Cinque, perché ha accettato un incarico così rischioso, ha sorriso: “Non sono affatto un’eccezione, sai”, ha risposto. “Se ci si rivolge a 10 Cubani per fare questo tipo di lavoro, nell’interesse del nostro popolo, sono sicuro che 7 di loro diranno di sì, senza esitazione. Sappiamo tutti cosa voglia dire perdere amici o parenti in un attacco”.

Dal 17 dicembre 2014, gli Stati Uniti hanno adottato misure per la ripresa delle relazioni con Cuba. I Cinque sono stati rilasciati, in questo contesto, dopo 16 anni di campagne internazionali (10). Ma fino ad ora, la destabilizzazione da parte del blocco politico ed economico degli Stati Uniti è rimasta intatta.

Un altro sguardo

Nei mass-media l’immagine di Cuba è sempre negativa. Colpire Cuba va di moda. Alcuni fatti sono amplificati, alcuni sono sistematicamente nascosti o criminalizzati. Se vi sono degli arresti amministrativi a Cuba, questa diventa rapidamente un’informazione internazionale, mentre nel nostro paese ci sono decine di tali arresti ogni anno. Viceversa, l’informazione generalmente tratta il blocco economico – il più lungo nella storia – come un dettaglio, ammesso che venga menzionato. Per darvi un’idea, in 55 anni, il costo del blocco ha raggiunto 11 volte il PNL (11). Per il Belgio, tale calcolo sarebbe pari a 400 miliardi di euro e per la Francia a 23.000 miliardi. Difficile definirlo un dettaglio.

Il peggio è che non si parla mai della minaccia terroristica permanente. Cuba è considerato un paese normale, pur vivendo da 55 anni sotto la costante minaccia terroristica. Dagli eventi di venerdì 13 Novembre ora sappiamo anche noi per la prima volta cosa significa. Una situazione come questa sconvolge un paese. Per la prima volta, possiamo essere in grado di rappresentarci cosa implica vivere in queste condizioni. Ciò ci può consentire di mostrare una maggiore comprensione nei confronti di Cuba.

Questo ci può anche incoraggiare a esigere da Washington una volta per tutte che fermi i gruppi terroristici sul proprio suolo, in particolare a Miami. Non fa mai male iniziare a spazzare via l’immondizia in casa propria.

Katrien Demuynck e Marc Vandepitte hanno scritto diverse opere su Cuba.

Note: (1) I piani venivano, com’è risaputo, da McNamara, Ministro degli Affari Esteri dell’epoca. T. Diez Acosta : Ottobre 1962, La crisi dei ‘Missili’ vista da Cuba. New York 2002, p. 86.

(2) Demuynck K. (ed.) : Il caso incredibile dei Cinque Cubani. Le prove della Commissione internazionale d’inchiesta sul Caso dei Cinque, Londra, 2014, p. 39-51.

(3) Hans Hertell, ambasciatore US nella Repubblica Dominicana e vicino a Bush, ha dichiarato subito dopo la caduta di Baghdad : “Gli eventi in Iraq sono un segnale positivo e un buon esempio per Cuba, dove il regime di Fidel Castro ha ordinato la settimana scorsa l’arresto di più di 80 cittadini solo per le loro idee”. Jeb Bush, l’attuale candidato repubblicano alla presidenza e fratello di George, ha detto più o meno nello stesso tempo: “Dopo il nostro successo in Iraq, dobbiamo guardare al prossimo passo. Dobbiamo spiegare ai nostri fratelli in America Latina e altrove che un regime che non rispetta i diritti umani non può essere tollerato”. Cf resp. El Expresso, 13 aprile 2003 e www.americas.org/news/nir/20….

(4) Sun Sentinel, 6 aprile 2003.

(5) Stella Calloni. Operazione Condor. Patto Criminale, La Havana, 2005.

(6) cf http://www.theguardian.com/us-news/…

(7) In una lettera a Celia Sánchez in Suárez Pérez E. & Caner Román A. (éd.): Da cinque palme a La Habana, La Havana 1998, p. 143.

(8) CDR : Comitato di Difesa della Rivoluzione.

(9) Sui Cinque di Cuba, vedere: http://www.cubanismo.net/cms/fr/art…

(10) cf http://cubanismo.net/cms/fr/campagn…

(11) cf http://www.elnuevodia.com/noticias/… Il PNB è quello che un paese produce in ricchezza in un anno (beni e servizi).

Fonte originale: De Wereld Morgen

Traduzione dall’olandese: Anne Meert per Investig’Action.

Fonte: Investig’Action

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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