L’attentato di Parigi è il pretesto per distruggere la Siria

ISIS, USA, EU, ARABIAdi James Petras – La Haine

16nov2015.- Siamo in presenza di una dichiarazione di guerra contro la Siria che utilizza il pretesto di dare battaglia all’ISIS.

Efraín Chury Iribarne: Petras, per iniziare, abbiamo gli eventi della Francia. Che elemento aggiunge questo alla situazione in Medio Oriente e particolarmente in Siria?

James Petras: La prima cosa che dobbiamo osservare è quello che è assente da questa discussione. E la grande assente è l’Arabia Saudita. Come sappiamo, sono anni, che i monarchi assolutisti dell’ Arabia Saudita financiano i terroristi in Siria, stanno finanziando i terroristi in Iraq, stanno bombardando lo Yemen, e sappiamo che loro hanno le risorse per dare fondi a tutte le attività che sta portando avanti l’ISIS e Al Nusra in Siria.

Adesso, tutti parlano dei terroristi, che hanno un passaporto siriano, un altro che è meticcio francese di origine marrochina e altri; però, da dove ricevono i soldi per affittare automobili, comprare armi, pianificare e formare i terroristi?

Di questo non si parla. Dicono che forse ottnegono fondi commettendo piccoli crimini, vendendo droghe o qualsiasi altra cosa. Però sappiamo da molte fonti che l’Arabia Saudita ha canalizzato milioni di dollari, e nessuno mette il problema sul tavolo. Hollande parla di una guerra, Israele parla della necessità di frammentare la Siria, e tutti gli altri parlano di tutto meno che della principale fonte del terrorismo. E questa è una contraddizione, perché se vogliono finirla con il terrorismo, una delle principali misure deve essere tagliargli il finanziamento.

Adesso, Washington e altri paesi dicono che cominceranno a bombardare i campi petroliferi in Siria, che servono ai terroristi per finanziare le proprie attività. Però questa è solo una fonte … Prima di prendere i campi petroliferi, loro avevano sufficienti risorse per armare 20.000 persone e questo non viene dal cielo.

Potremmo anche dire che l’Arabia Saudita aveva un forte rifiuto di quello che stava succedendo in Siria, con il governo secolare critico verso la monarchia. E a partire da questa ipotesi che l’Arabia Saudita sta dietro dei terroristi, abbiamo altre prove. Questa azione terrorista a Parigi ha vari antecedenti dichiarati apertamente, per esempio la bomaba sull’aereo russo in Egitto; abbiamo le bombe suicide a Baghdad che hanno ucciso cento persone; abbiamo le bombe a Beirut. E adesso abbiamo le azioni a Parigi. Tutto forma una catena dove i colpevoli si auto-dichiarano membri dell’ ISIS. Dove ottiene l’ISIS i fondi per montare una catena di attività di questa portata? Perché il governo di Hollande non tocca l’Arabia Saudita? Per i vantaggi di aerei, per le alleanze che hanno con l’Arabia Saudita?

Pertanto, se dichiarano una guerra contro il terrorismo, devono prendere in considerazione la principale fonte di finanziamento che è l’Arabia Saudita. E il fatto che non prendono in considerazione l’Arabia Saudita, mi puzza. Vale a dire, riceviamo notizie che il governo iracheno ha allertato alcuni giorni prima sulla preparazione di un atto terrorista a Parigi, e la polizia, le autorità, non lo hanno preso in considerazione, non hanno predisposto nessuna prevenzione. È qualcosa che dà da pensare. La faciltà con cui gli organizzatori, che non sono stati tanto precisi o sofisticati come i Francesi tentano di farci credere, hanno affittato auto a loro nome, erano facilmente identificabili, erano giovani con poca esperienza, etc. Io credo che l’ipotesi è che l’hanno permesso per approfittarsene politicamente e in cosa se ne approfittano è quello di cui dobbiamo discutere.

Che benefici politici hanno questi attentati per le autorità? Dobbiamo capire che la opinione pubblica europea – e forse quella statunitense- è esaurita per il cattivo uso di risorse statali in guerre infinite; i consensi alla politica militarista sono in caduta verticale; il sostegno alla guerra contro Siria e gli altri è finito; la presenza della Russia ha cambiato la correlazione di forze. La Francia e i paesi della NATO hanno bisogno di una grande iniezione di sostegno politico, finanziario, e più di tutto, di spaventare e mobilitare il pubblico un’altra volta in un nuovo giro di guerre e confronti in Medio Oriente.

Dunque, hanno permesso questa azione, dopo viene la repressione interna, aumentano le azioni belliche in politica estera, le mobilitazioni e la militarizzazione in Francia. Non è casuale che attuino in questa forma a partire da un’azione che ha luogo il venerdì e il sabato e la domenica già stanno lanciando un’escalation di guerre all’estero e un’escalation della militarizzazione della società francese, giustificando tutto con gli attentati.

EChI: La situazione continua a essere complicata da questa parte del mondo.

JP: Complessa nel senso che vi sono molti intrighi. Vale a dire, quello che Hollande, Obama e altri governanti dicono non è esattamente quello che sta succedendo. Loro –mi sembra – erano preparati a lanciare quest’azione, quello che accade è che non vediamo le conversazioni, le consultazioni, le montature che stanno dietro l’attentato. E questo mi pare che sia abbastanza complicato, perché sarebbe coinvolto il Ministero degli Interni, il Ministero della Difesa, le Agenzie d’Intelligence, con che progetto politico?

Oggi è uscita fuori una dichiarazione di un importante Congressista nord-americano – che casualmente è un sionista della California- ha detto che l’obiettivo da perseguire deve essere dividere la Siria e organizzare tutta una marcia nel nord siriano sotto il controllo internazionale. Anche Israele ha dichiarato che devono prendere permanentemente le Alture del Golan. E in un’altra dichiarazione, lo stesso Congressista ha detto che bisogna anche frammentare i settori siriani dei sunniti, degli sciiti e degli altri gruppi. In altre parole, eliminare la Siria come paese e lasciare un’isola che si chiama Damasco per i siriani. Questo mi sembra che sia una delle posizioni più provocatorie.

Certamente si tratta di una guerra contro l’ISIS, però mi sembra che l’attentato è un prestesto per eliminare la Siria. È una dichiarazione non contro l’ISIS, bensì una dichiarazione di guerra contro la Siria che utilizza il pretesto di ingaggiare battaglie contro l’ISIS. E questo mi sembra molto pericoloso.

EChI: Che altri temi hai in agenda?

JP: Bene, abbiamo avuto un’importante discussione a Vienna la settimana passata, dove apparentemente la Russia e gli U.S.A., fondamentalmente, stavano discutendo una soluzione politica del conflitto in Siria. E secondo le fonti che abbiamo, che parlavano di un possibile accordo, in 6 mesi il governo siriano arriva un accordo con gli oppositori rispettabili – che non si sa chi sono – per realizzare un governo di transizione di 18 mesi e alla fine di questo anno e mezzo, si realizzeranno elezioni presidenziali e parlamentarie sotto la sopravisione delle Nazioni Unite.

È una soluzione politica e mi sembra ragionevole la possibilità, però, nel frattempo, la guerra continua. Come abbiamo sottolineato di recente, vi è un processo di escalation nella guerra, che utilizza gli attentati terroristi a Parigi per lanciare una nuova aggressione contro la Siria. Dunque, vi è un doppio discorso. Obama e Putin certamente sono d’accordo con un governo di transizione che condivida il potere, però quali poteri condivideranno? C’è il problema dell’esercito, della polizia, del bilancio, dell’economia e di chi sono i terroristi e chi gli oppositori rispettabili; e come si va a sopravvedere la guerra contro l’ISIS mentre si sta in un governo di transizione.

Vale a dire, l’accordo in generale è un passo positivo, però il problema sta nei dettagli e questo non è chiaro, perché, mentre parlano di pace e di transizioni concordate a Vienna, a Parigi stanno parlando di un’escalation della guerra, e negli U.S.A. e in Israele parlano di dividere la Siria in frammenti etnico-religiosi, debilitando il concetto di nazione. Mi sembra che questo sia qualcosa di molto grave perché la proposta è associata a un’escalation della guerra, un’altra presunta guerra contro il terrorismo.

La guerra contro il terrorismo si era esaurita fino agli eventi di Parigi, nessuno parlava più di questo, e improvvisamente, quando il popolo sta cercando soluzioni economiche, torna tutta questa merda di terrorismo, militarizzazione, grandi spese militari, a partire dagli eventi di Parigi. L’importante non è l’attentato in se stesso, è tragico, ci sono 129 morti, etc. bensì l’uso politico dell’attentato che ha enormi significati mondiali.

Dobbiamo finalmente prendere atto che i paesi occidentali hanno incoraggiato l’attentato. Ricordiamo, quando una bomba ha fatto esplodere un aereo russo, quello che i media dicevano rispetto ai 239 russi morti, due volte i morti di Parigi?

Dicevano che erano rappresaglie dei ribelli per l’intervento russo in Siria, dando risonanza alla dichiarazione dell’ISIS. Quando le bombe sono esplose a Beirut pochi giorni fa, dicevano che era una rappresaglia per la presenza degli Hezbollah in Siria. E quando bombe esplodono a Baghdad, dicono qualcosa di simile, perché dicono che gli sciiti stanno perseguendo i ribelli sunniti.
Ma ora, improvvisamente, scoprono che chi ha piantato le bombe non sono dei ribelli, ma sono dei terroristi; non parlano di rappresaglie ma di atti terroristici. Ma quelli che sono atti di terrorismo a Parigi, sono stati atti di terrorismo contro la Russia: perché prima li hanno difesi come ribelli e li dichiarano terroristi oggi?

EChI: Per chiudere, come analizzi il processo elettorale in Venezuela con l’intervento dell’OEA?

JP: Storicamente, il ruolo del Segretario generale dell’OEA è noto come ‘Segretario delle Colonie’ e sappiamo che l’OEA è sempre stato un cavallo di Troia per Washington. Sta funzionando, come al solito, che si cerca di creare una situazione caotica, squalificare il governo democraticamente eletto del presidente Maduro. Fa parte di una campagna che si intensifica ogni giorno per creare il malcontento e l’isolamento del governo Maduro.

Stanno facendo pressione su vari paesi per fare il gioco sporco, tra cui non solo paesi di destra come la Colombia, il Peru, ma stanno anche utilizzando l’Uruguay attraverso il segretario dell’OEA, l’Uruguaiano Luis Almagro, Tabaré Vazquez e altri, che sono percepiti come progressisti, ma in realtà agiscono vergognosamente, tenendo il gioco a Washington allo scopo di sostituire il governo con un governo di ultra-destra.

Testo completo in: http://www.lahaine.org/el-atentado-de-paris-es

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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